martedì 13 Gennaio 2026
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GRUPPO TRIVENETO TORREFATTORI CAFFE’

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consiglio direttivo

Consiglio direttivo eletto dall’assemblea elettiva del  26/02/2013. Sarà valido dal 15/09/2013 al 14/09/2016. Come da Statuto i consiglieri sono eletti tra i soci ordinari (Triveneto) in ragione di due per le province dove siano iscritte più di 5 aziende. Uno per le province dove siano iscritte da 1 a 5 aziende.

Consiglio direttivo. Presidente: Giorgio Caballini di Sassoferrato

Vice Presidente: Sergio Goppion

Vice Presidente: Massimiliano Fabian

Consiglieri:

Gerard Laner   (Provincia Belluno e Bolzano)

Francesca Cattaruzzi (Provincia Gorizia)

Mario Fabris (Provincia Padova e Rovigo

Marco Fabris (Provincia Padova e Rovigo)

Martino Merlin (Provincia Trento)

Marco Bazzara (Provincia Trieste)

Marino Petronio (Provincia Trieste)

Alessandro Bianchin (Provincia Treviso)

Lara Caballini (Provincia Treviso)

Roberto Grion (Provincia Udine)

Levi Morenos (Provincia Venezia)

Federico Pellini (provincia Verona)

Giacomo Zanandrea (Provincia Vicenza)

Paolo Oselladore (Provincia Vicenza)

Presidente Revisore dei Conti:

Fabrizio Polojaz

Revisori:

Martino Merlin

Silvia Goppion

Il “Fuori Casa” s’incontra domani

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fuori casa italiani post-lockdown away from home
I consumi fuori casa nel futuro

Imperdibile appuntamento per il comparto dei “Consumi Fuori Casa” per domani, con un focus speciale sul settore vending. Organizzato dall’ente Fiera di Milano, il Forum avrà luogo a Cernobbio, in provincia di Como, e vedrà l’intervento di relatori provenienti da specifici settori del comparto.

Fuori casa: un fenomeno da analizzare

Oltre all’obbligatoria presenza del presidente di Confida, Lucio Pinetti,  che illustrerà ai partecipanti i risultati di un importante studio di Demoskopea. Dal titolo “Ricerca quantitativa sulle abitudini ed aspettative del consumatore”.

Il Forum contempla l’intervento di Mauro Lamparelli, in rappresentanza della società di analisi e consulenza TradeLab, che  approfondirà il ruolo del vending nell’ambito dei consumi “fuori casa” con particolare attenzione alle opportunità offerte da canali di vendita quali i take away, i punti vendita di prossimità, i negozi automatici.

Interverranno, inoltre,  Debora Malaponti della catena di negozi automatici Free Shop

Poi Gianfranco Avolio, titolare della compagnia di gestione PagMatic specializzata in chioschi automatici; e ancora Filippo Fabbri, direttore marketing e acquisti di Gruppo Argenta. Che parlerà invece dell’esperienza dei convenience store realizzati in collaborazione con ENI. Per tutte le info relative all’evento.

Fonte: VendingTv

“Il caffè è più buono se il bar è senza slot”

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slot

Parte da Pavia la battaglia contro le macchinette mangia soldi. Quelle legali e quelle illegali, quelle che stanno rovinando milioni di italiane e italiani, donne, anziani e ragazzi in testa.  Nel giugno dello scorso anno nel centro di Pavia sfilarono 400 persone, vescovo Giovanni Giudici in testa, per la prima manifestazione “no slot”. Promossa, in particolare da Simone Feder, psicologo e animatore sociale alla comunità di recupero Casa del Giovane; poi da una serie di associazioni locali, con in testa Libera. Pavia è la capitale italiana del gioco d’azzardo.

Slot machine, una piaga per la popolazione

Una macchinetta mangia soldi ogni 136 abitanti, tremila euro spesi ogni anno dai suoi 548mila abitanti, bambini compresi.

L’ultima iniziativa contro le macchinette è di due informatici trentenni, Mauro Vanetti e Pietro Pace, che mercoledì scorso hanno lanciato il sito www.senzaslot.it con l’idea di fare una mappa dei bar, pavesi, lombardi, italiani, dove le macchinette non ci sono.

“Vogliamo avere un approccio radicale, non siamo in contrapposizione ai manifesti cattolico-buonisti, vogliamo dare voce a chi ha deciso di non mettere le slot nei bar – spiega Pietro Pace -. Non volgiamo boicottare nessuno.

Ma visto che il target di queste macchinette è la povera gente, noi vogliamo schierarci da questa parte”.

Ora Feder chiede al consiglio regionale lombardo che uscirà dalle urne una legge: “Bisogna dare la possibilità ai sindaci di porre un freno alla piaga del gioco d’azzardo. E’ un problema etico morale e culturale, poi diventa sanitario.

E riguarda tutti, perché schiavizza le famiglie. Ora sta drammaticamente crescendo il gioco d’azzardo on line. Lo scorso anno sono stati spesi 15 miliardi, quest’anno saranno almeno 18?

Giorgio Tiraboschi è il referente di Libera Pavia: “Non basta indignarsi per il gioco d’azzardo. Pavia ha il primato della spesa e in questa provincia operava il clan Valle, che attraverso il ricatto, obbligava gli usurati ad aprire bar e installare slot machine che rendevano 30mila euro al giorno. Non basta essere indignati”.

Da Pavia, un tempo regno longobardo, ora una Las Vegas triste e nebbiosa, parte una campagna per fermare il gioco d’azzardo. E anche noi giornalisti dobbiamo interrogarci sul nostro ruolo, perché questa battaglia di civiltà, sia una battaglia di tutti.

Contro chi abusa delle debolezze di chi è in difficoltà, contro chi abusa della credulità popolare, come recita (ancora?) il codice penale.

Fonte e per saperne di più.

Il caffè diventa afrodisiaco. La trovata pubblicitaria di un impresa italiana solleva molti dubbi sulla correttezza del messaggio

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sensual caffè

Sui prodigi del caffè si è sempre parlato molto. Anche l’Efsa ha approvato alcuni claim salutistici che associano il consumo della bevanda ricca di caffeina alla veglia e alla concentrazione mentale. Nessuno però ha mai riconosciuto che “na tazzulella ‘e cafè” abbia pure velleità afrodisiache, come invece si dice nel sito di Sensual Caffè.

Sensual Caffè ™, prodotto da GVM Innovative Essences, Teramo

Viene presentato come  un “rivoluzionario prodotto brevettato con erbe salutari tonificanti ed eccitanti spezie orientali”; oltre che un “rivoluzionario caffè naturale contenente solo caffè tostato di prima qualità, erbe tonificanti e spezie stimolanti integrali. Per offrire agli amanti della vita gusto intenso e relazioni sensuali”.

Il messaggio non brilla per chiarezza

Ricordiamo anzitutto che la disciplina dei cosiddetti nutrition & health claims (i claim nutrizionali e salutistici, Regolamento (CE) n. 1924/06) si applica anche ai marchi commerciali. I quali, quando affermano, sottintendono o suggeriscono un legame tra il consumo di un alimento e un beneficio per la salute, devono essere sostenuti da un’indicazione nutrizionale o salutistica conforme alle regole europee.

Sulla base della norma c’è da chiedersi quali sarebbero  le indicazioni salutistiche che giustificano l’utilizzo del marchio Sensual Caffè™?

Il testo non dice perché Sensual caffè™ debba essere “la bevanda preferita durante i tempi migliori, quando vogliamo offrirci qualcosa in più, ogni volta che ci piacerebbe stare in relax con il nostro partner per ore calde e sensuali”.

Continuiamo a leggere: “Contiene solo caffè gourmet tostato e piante vegetali micronizzate e biodisponibili, tutte riconosciute dalla comunità scientifica per le loro proprietà tonificanti, benefiche e salutari”.

Ma perché mai queste piante sarebbero “biodisponibili”?

Che cosa avrebbero di speciale?

Quali sarebbero i riconoscimenti della comunità scientifica?

E quali le “proprietà tonificanti, benefiche e salutari”?

Proviamo a cercare spiegazioni sul sito, senza successo.  Restiamo in attesa di sapere per quanto tempo questa situazione verrà tollerata dalle Autorità preposte alla tutela dei diritti dei consumatori.

                                                                                                  Dario Dongo

Fonte: Il fatto alimentare

LE AZIENDE INFORMANO

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Nespresso Ethical Coffee Company Ethical Coffee Company u
Il logo Nespresso

Losanna/Paudex – Grazie agli ottimi risultati ottenuti nel 2012, Nespresso ha registrato un’incisiva crescita a due cifre. L’azienda ha consolidato la propria posizione sui mercati europei maturi e ampliato la presenza in quelli di importanza strategica, delle regioni Asia Pacifico e Americhe.

L’occhio costantemente rivolto alla qualità del caffè e alla vasta gamma di servizi personalizzati riservata ai clienti; ill forte orientamento all’innovazione, sono i fattori che hanno maggiormente contribuito alla crescita globale dell’azienda.

2012 è stato contraddistinto

Dal lancio di cinque nuovi Grand Cru Limited Edition e due macchine innovative, nonché dall’ulteriore presentazione di nuovi servizi ideati per migliorare l’esperienza dei Membri del Club.

“L’eccezionale esperienza di Nespresso, combina caffè di qualità superiore, macchine innovative e relazioni personalizzate con i clienti. Continua a suscitare l’entusiasmo degli amanti del caffè in tutto il modo”, ha affermato Richard Girardot; CEO di Nestlé Nespresso SA.

“La capacità di garantire un prodotto di qualità in ogni singolo passaggio, dalla ciliegia alla tazzina, riuscire a stupire e deliziare i nostri clienti con eccezionali momenti di piacere. Così da instaurare un dialogo privilegiato con i Membri del Club; sono le caratteristiche che ci consentono di confermare costantemente il nostro successo”.

Espansione geografica strategica per rafforzare la presenza sui mercati storici

La strategia aziendale di espansione geografica selettiva continua a dare i suoi frutti, con una quota delle vendite provenienti dalle aree esterne ai mercati europei storici triplicata negli ultimi cinque anni.

Grazie all’ingresso nei mercati finlandese e taiwanese, i prodotti Nespresso sono ora disponibili in circa 60 paesi in tutto il mondo. Nel 2012, sono state aperte 52 nuove boutique che hanno contribuito a rafforzare la già comprovata strategia aziendale di vendita diretta al cliente.

Attualmente, la rete commerciale globale di Nespresso conta oltre 300 punti vendita in 199 città di 48 diversi paesi

Con 31 boutique situate nella zona AMS (America) e 68 nella zona AOA (Asia-Oceania-Africa). Proprio come negli anni precedenti, anche nel 2013 la rete di boutique Nespresso continuerà a espandersi. Offrendo nuovi servizi innovativi ai Membri del Club.

“La nostra crescita è solida e la riconoscibilità del marchio Nespresso aumenta di pari passo con il trend positivo del settore del caffè porzionato. Questo segmento di mercato ha un potenziale considerevole e ci troviamo nella posizione ideale per sfruttarne tutti i vantaggi.” Così ha affermato il sig. Girardot.”

I mercati maturi e in via di sviluppo presentano opportunità differenti e siamo certi di disporre dell’offerta di prodotti e dell’approccio strategico più adeguati per garantire un futuro in crescita”.

Qualità, innovazione e servizi per la fidelizzazione dei clienti

Nel 2012, gli esperti di caffè Nespresso hanno viaggiato in tutto il mondo alla ricerca dei caffè più esclusivi e hanno saputo creare miscele originali per i nostri consumatori e Membri del Club.

Il modello di business aziendale unico nel suo genere ha sempre garantito una gestione rigorosa della qualità del caffè, dalla piantagione alla tazzina. Consentendo a Nespresso di fornire servizi innovativi e offrire quel caffè di massima qualità che ha reso il nostro marchio così famoso.

I nuovi Grand Cru proposti

Sono stati Naora, una Limited Edition ispirata all’enologia che ha saputo sfruttare il know-how relativo alla “raccolta tardiva”; Crealto, un caffè con tostatura prolungata, ispirato all’alta gastronomia e Hawaii Kona Special Reserve. Un Grand Cru esclusivo prodotto utilizzando uno dei caffè più pregiati e rari al mondo.

L’azienda ha poi arricchito ulteriormente la propria gamma di macchine lanciando Maestria e U. In grado di unire tecnologia all’avanguardia, design e semplicità per offrire ai consumatori la migliore qualità in tazzina con l’utilizzo delle capsule originali Nespresso.

Nel 2012 sono stati introdotti in diversi mercati una serie di servizi ideati su misura per il consumatore

Tra cui i pick-up point presso le boutique e Recycling at Home. Queste iniziative hanno contribuito a migliorare ulteriormente l’esperienza dei Membri del Club e consolidare il rapporto diretto con il consumatore.

Il 2012 ha inoltre visto l’espansione del settore business-to-business grazie alle innovazioni, allo sviluppo di nuovi servizi per il cliente e alle partnership strategiche con strutture alberghiere e ristoranti rinomati. Favorendo una crescita a due cifre delle vendite.

Raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità

Con Ecolaboration™, Nespresso si schiera a favore di sostenibilità e valorizzazione, rafforzando le iniziative ecologiche in tutte le attività relative all’azienda. A un passo dal decimo anniversario del programma AAA Sustainable Quality™, ben due terzi dei caffè verdi Nespresso provengono da oltre 52’000 coltivatori iscritti al programma.

Sostenibilità e assistenza clienti sono aspetti fondamentali per Nespresso Svizzera

Per far fronte alle esigenze sempre maggiori dei clienti svizzeri, nel 2012 Nespresso Svizzera ha attuato nuove iniziative. Per consentire ai propri clienti di usufruire del servizio completo del caffè a domicilio, dall’ordine fino al riciclaggio.

Nell’ultimo anno, grazie all’introduzione delle nuove e intuitive applicazioni mobili Nespresso per smartphone e tablet. Il numero di ordini effettuato tramite questo canale è più che raddoppiato.

Servizio ai clienti, innovazione e sostenibilità sono anche protagonisti dell’iniziativa svizzera “Nespresso Recycling at Home”

Un servizio di ritiro e riciclaggio delle capsule Nespresso usate, che l’azienda ha introdotto in collaborazione con la Posta Svizzera, partner logistico in tutto il paese.

In Svizzera il sistema di riciclaggio Nespresso è presente già da 20 anni. Ad oggi copre già più di tre quarti dei clienti Nespresso, che possono trovare uno dei 2.600 punti di raccolta capsule a meno di due chilometri da casa. Dallo scorso anno il nuovo servizio “Recycling at Home” permette di effettuare il riciclaggio delle capsule comodamente da casa.

Basi solide per il successo futuro

Il 2013 sarà un anno ricco di innovazioni nella gamma di caffè Nespresso, con l’introduzione di nuovi Grand Cru. Per definire ulteriormente la categoria e fornire nuove esperienze sensoriali a Membri del Club e consumatori.

L’azienda ha annunciato la realizzazione di un terzo centro produttivo a Romont, Svizzera

Questo investimento da 300 milioni di CHF segue il termine dei lavori di ampliamento del centro di distribuzione e produzione di Avenches, nella seconda metà del 2012.

Nel mese di novembre 2012, l’azienda ha annunciato che Jean-Marc Duvoisin, attualmente Deputy Executive Vice President Human Resources di Nestlé SA, a partire dal 1 marzo 2013 sostituirà Richard Girardot nel ruolo di CEO di Nestlé Nespresso SA. Garantendo così la continuità strategica del business. Richard Girardot, dopo aver guidato l’azienda in un periodo di crescita senza precedenti, lascia il suo ruolo per dirigere l’attività di Nestlé in Francia.

La conoscenza approfondita dell’azienda, l’esperienza internazionale e le comprovate doti di leadership, rendono il sig. Duvoisin il candidato ideale per guidare l’espansione, l’innovazione e lo sviluppo internazionale dell’azienda in un ambiente sempre più competitivo.

Per maggiori informazioni, visitare il sito Web aziendale di Nestlé Nespresso.

Nuova Simonelli ricorda l’incontro con Papa Joseph Ratzinger

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Ratzinger papi e caffè
Papa Benedetto XVI

Alla vigilia della conclusione del pontificato di Sua Santità Benedetto XVI, Nuova Simonelli rivolge a Papa Joseph Ratzinger un saluto. Nel ricordo dell’incontro avvenuto il 17 maggio 2006 in Vaticano con una delegazione aziendale invitata all’udienza generale

Belforte del Chienti – Il 17 maggio 2006 Nuova Simonelli ebbe l’onore di partecipare con una propria delegazione, guidata dal presidente Nando Ottavi, all’udienza generale di Sua Santità Benedetto XVI. Potendo in quell’occasione incontrare brevemente il Santo Padre.

Durante l’udienza generale in Vaticano, infatti, Papa Joseph Ratzinger omaggiò di un suo personale saluto la delegazione presente quel giorno in Piazza San Pietro; intrattenendosi brevemente con il presidente Ottavi ed i soci amministratori di Nuova Simonelli. Sandro Feliziani e Graziano Boldrini.

Nell’occasione Nuova Simonelli fece dono al Papa del “numero zero” della Venus Century

Macchina per caffè espresso realizzata in edizione limitata a soli 100 esemplari in occasione del centenario del marchio Victoria Arduino, acquisito alcuni anni prima.

L’idea di fare omaggio al Papa del primo esemplare di quella macchina che è un simbolo della storia del caffè espresso italiano – ricorda oggi Nando Ottavi – era nata diversi Nella foto. Un momento dell’udienza generale in Piazza San Pietro il 17 maggio 2006 mesi prima. Leggendo su un importante quotidiano italiano le cronache del viaggio di Benedetto XVI nella sua Germania. In occasione della Giornata della Gioventù del 2005.

Il cronista riferiva che in quei giorni a Colonia il Santo Padre a tavola aveva consumato un menù di sole specialità tedesche. Senza rinunciare però ad un italianissimo “caffè preparato con una macchina per espresso appositamente noleggiata”.

Durante la sua lunga permanenza a Roma come cardinale

Papa Ratzinger aveva dunque imparato ad apprezzare il caffè espresso secondo la tradizione italiana e così la nostra direzione aziendale – ricorda ancora il presidente di Nuova Simonelli –  ritenne opportuno far conoscere al Santo Padre. Attraverso la riedizione di una macchina centenaria, la storia dell’espresso e dell’industria italiana delle macchine per caffè.

Sulla macchina Venus Century, esposta nell’occasione in Piazza San Pietro, oltre all’indicazione “limited edition n. 000” fu apposta una targa in acciaio con impressa la seguente dedica: “A Sua Santità Benedetto XVI il nostro affetto e la nostra simpatia nel segno del buon caffè italiano. Nuova Simonelli”.

Messaggio che in quest’occasione l’azienda rinnova a Papa Joseph Ratzinger.

LA FIPE RIBADISCE – Wi-Fi libero nei pubblici esercizi. “Gli esercenti non devono più identificare i fruitori”

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wi-fi

MILANO – Oggetto del contendere è il rischio di condanna dell’esercente che non identifica i fruitori del wi-fi. Inoltre, non registra la loro navigazione per reati eventualmente commessi con tali mezzi  dai clienti.

La risposta del Garante ribadisce che dal 2011 è venuta meno l’obbligatorietà da parte degli esercenti di monitorare e archiviare i dati relativi alla navigazione in Internet degli avventori.

Wi-fi: un problema o una risorsa?

Inoltre in tema di reati non è previsto alcun tipo di responsabilità oggettiva e ciò è confermato anche dall’assenza di qualsiasi condanna per tali fatti.

Se l’esercente ritiene, comunque, di intercettare  i clienti che si collegano, deve richiedere loro il consenso esplicito al trattamento dei dati. In assenza del quale rischia una sicura  sanzione amministrativa  nella misura compresa fra seimila e 36 mila euro.

Gli esercenti che ancora dispongono di strumenti per il monitoraggio e l’archiviazione dei dati

Possono quindi, in questo momento di crisi, risparmiare su questi costi, come d’altro canto avviene in altri paesi dell’ Europa.

«È assurdo – fa notare il presidente Fipe, Lino Stoppani – che dopo il parere dell’Authority vi siano ancora dei dubbi interpretativi sulla liberalizzazione del sistema wi-fi che va verso la realizzazione delle smart city».

Un caffè nero e bollente può ricaricare il cellulare. One Puck trasferisce via Usb, con un cavetto l’energia alla batteria del telefonino

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one puck

Il caffè del mattino può darti la carica per affrontare la giornata. Una bevanda fredda può rigenerarti dopo un duro lavoro. Entrambi possono ricaricare il tuo cellulare. One Puck è un disco poco più grande di un sottobicchiere: ricava energia dal caldo o dal freddo e la trasferisce via Usb, con un cavetto, alla batteria del telefonino.

Il sistema segue lo stesso principio del motore di Stirling del 1816, cioè sfrutta la differenza di temperatura tra il punto più caldo e quello più freddo per innescare e garantire il funzionamento.

E così un tazza di tè caldo, un cappuccino bollente o una candela, appoggiati sul lato giusto del dispositivo (quello rosso), azionano le turbine all’interno del disco e generano elettricità.

Lo stesso fanno le bevande refrigerate e il ghiaccio, se appoggiati invece sul lato azzurro.

5 WATT DI POTENZA – Secondo l’azienda che ha realizzato ilprimo prototipo funzionante, la Epipfany Labs, una tazza di caffè americano in una fredda giornata d’inverno può essere sufficiente, tra un sorso e l’altro, a caricare per intero la batteria del proprio smartphone.

One Puck è infatti progettato per produrre 5 watt di potenza massima, la stessa di un caricatore standard per smartphone.

                                                                                             Cristina Pellecchia

Fonte: corriere.it

http://www.corriere.it/ambiente/13_febbraio_25/caffe-bollente-ricarica-cellulare_2788b122-7f28-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

IN RUSSIA – Shokoladnitsa batte Starbucks nella guerra fredda del cappuccino. E ora parte all’assalto dell’occidente

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caffetterie
Un'insegna della catena russa Shokoladnitsa

Di Nicola Lombardozzi* MOSCA – Dicono che ogni tanto torni in gran segreto sulla piazza Oktjabrskaja, a sedersi come un anonimo cliente a uno dei tavolini che guardano la statua di Lenin. Un caffè americano, una fetta di torta e qualche rublo di mancia alla cameriera che non sa di servire il titolare di un piccolo impero in grande espansione. Nessuno del resto se ne accorgerebbe mai. Aleksandr Kolobov è uno dei miliardari più discreti e modesti che la Russia abbia mai avuto. Bassino, faccia tonda, aria dimessa; idiosincrasia congenita per macchine fotografiche e telecamere,; disgusto dichiarato per ogni forma di vita mondana.

Kolobov the self made man russo

A 34 anni gestisce quasi duemila caffetterie sparse tra lo sterminato territorio russo e i paesi dell’ex Unione Sovietica. Ha dato filo da torcere agli americani di Starbucks arrivati da queste parti sicuri di fare sfracelli. Inoltre, continua a elaborare programmi sempre più ambiziosi: raddoppiare nel 2013 il numero di locali e prepararsi alla grande invasione dei mercati occidentali cominciando da Polonia, Repubbliche Baltiche, Bulgaria, per sbarcare prima o poi sempre più a Ovest.

Segnatevi dunque questo marchio: “Shokoladnitsa”

Che vuol dire “Cioccolattaia”. Già segna le strade e le abitudini di tutta la Russia da Mosca a Vladivostock da quando ha cominciato ad agire in grande nel 2000.

L’intuizione di Kolobov, allora poco più che un ragazzino, è stata semplice e immediatamente redditizia: è vero che la Russia è la terra del tè nero dove il samovar è un simbolo nazionale dalle mille valenze letterarie, ma il caffè ha comunque un suo fascino tutto da sfruttare legato all’inconfessabile voglia di emulare l’Occidente e anche alla sua presunta maggiore adattabilità ai ritmi rapidi e concitati della vita moderna.

Come tutte le storie dei ricchi della Russia di oggi, tutto comincia anche in questo caso con i giorni convulsi della fine dell’Urss quando gran parte delle proprietà dello Stato vengono vendute a prezzi incredibilmente bassi a chi ha messo da parte chissà come dei risparmi in una fase storica in cui non era ufficialmente consentito.

E’ il momento in cui nascono i cosiddetti oligarchi dai patrimoni senza limite. E anche degli imprenditori medi. Galina e Grigorij, genitori di Aleksandr, cuochi e ristoratori di mestiere, riescono a metter su un ristorante di cucina messicana e ad associarlo alla catena internazionale “Pancho Villa”.

Assetati di novità, i russi che avevano scoperto Mc Donald’s solo negli ultimi anni di Gorbaciov, accorrono in massa. I Kolobov non diventano straricchi ma cominciano a passarsela molto bene.

E uno dei primi segni del loro benessere è mandare Aleksandr a studiare all’estero, alla London School of Economics. Il ragazzo impara tante cose ma soprattutto assiste a un fenomeno che in quegli anni fa parlare molto i giornali inglesi: la rivoluzione del caffè.

Il boom delle caffetterie proprio nella patria del tè delle cinque. Quando torna a Mosca, esperto di economia ma digiuno di arte della cucina, è difficile trovargli un posto nell’azienda di famiglia che intanto si è allargata prendendosi il franchising per la Russia dei ristoranti “Hard rock Cafe”.

Il colpo di fortuna è la messa in vendita da parte del comune di Mosca di un ultimo residuo del socialismo reale, appunto la “Cioccolattaia” di piazza Oktjabrskaja.

Locale di Stato assolutamente atipico per l’Unione Sovietica. Specializzato in cioccolata calda, torte fatte in casa e blinì (le crepes russe) al cacao e noci.

Chi era giovane negli anni 70 ricorda ancora le lunghe code per arrivare al banco o sedersi a un tavolo. Ne valeva la pena, dicono, perché a differenza di tutti i locali dell’epoca, abbagliati dai neon e arredati con il gusto rozzo e pragmatico delle mense aziendali, era un posto accogliente dove incontrare gli amici, fare due chiacchiere, passarsi in segreto un disco proibito dei Beatles.

Dopo il primo bacio, dicevano i moscoviti dell’epoca, una ragazza puoi portarla ovunque, ma la prima volta deve essere assolutamente da “Shokoladnitsa”.

Su tutte queste sensazioni Kolobov fonda la sua creatura.

Acquista il locale ormai in disuso e ne fa un prototipo per il suo progetto.

Quadri alle pareti, tavolini rotondi in ferro battuto e finto marmo, citazioni letterarie ovunque dai menù alle toilette, prezzi abbordabili ma non troppo bassi, destinati insomma a quella classe media che sta per nascere dalle macerie dell’Urss.

Personale arruolato con il metodo dei Fast food americani: pagati benino (in media cento euro a settimana) e liberi di fare part time o di lavorare, assentarsi e rientrare al lavoro. Perfetto per studenti o giovani in cerca di un’altra più remunerativa occupazione.

Il successo è immediato e i locali si aprono uno dietro l’altro.

Poco importa se il finanziere Timur Khajrutdinov ha la stessa idea e lancia la catena rivale “Coffee House”.

Il mercato è immenso, c’è posto per tutti.

Ogni nuovo locale appena aperto rientra delle spese in un massimo di sei mesi.

E quando nel 2006 arriva in Russia la temutissima corazzata Starbucks, Shokolanidtsa è pronta. “Loro – racconta Kolobov – vivono solo del caffè che rappresenta l’80 percento del loro fatturato. Noi siamo un’altra cosa”.

Per marcare la differenza ha realizzato dei laboratori di cucina e pasticceria che riforniscono i vari locali. Ce ne sono a Mosca, San Pietroburgo, Kiev.

E riforniscono i locali aperti fino in Azerbaijan, Kazakhstan e Armenia.

Preparano dolci, primi piatti, antipasti, che si presentano molto meglio dei piatti scongelati e cellophanati dei concorrenti americani.

E che ribadiscono la filosofia di fondo: “Shokoladnitsa” è un luogo di aggregazione, un estensione della case mediamente piccole e sovraffollate di Russia, dove si può studiare, festeggiare, fare incontri.

E discutere di politica se è vero che le caffetterie di Mosca sono diventate i quartier generali della strisciante opposizione di piazza degli ultimi mesi.

Ma su questo Kolobov preferisce glissare.

Di qualunque cosa si parli ai tavoli, il modulo va benissimo. E la cartina d’Europa si prepara a ricevere altre bandierine marchiate “Shokoladnitsa”.

*Fonte: La repubblica

ASTE DESERTE – Il caffè? In Brebemi non è servito. Per ora niente bar sulla futura autostrada Brescia-Milano

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brebemi
Il traccia della Brebemi

MILANO – Chi viaggerà sull’autostrada Brebemi potrà fermarsi in un’area di servizio a bere un caffè, mangiare un panino o fare rifornimento? La risposta potrebbe sembrare scontata.

Soprattutto perché il progetto dell’autostrada prevede espressamente la costruzione, sui suoi 62,1 km di tracciato, di ben quattro aree di servizio. Due a Caravaggio, denominate Caravaggio Nord e Caravaggio Sud. (perché si trovano su i due lati dell’autostrada); due a Chiari denominate Chiari Nord e Chiari Sud, nel Bresciano.

Brebemi sul servizio nei bar

Un dubbio, però, al momento c’è, per un fatto che è stato accolto con un po’ di sorpresa: le quattro gare europee indette da Brebemi. Per individuare i subconcessionari a cui affidare per le due aree di Caravaggio il «servizio di bar-ristorazione e vendita di alimentari» – cosiddetto «food» -. Come si legge sul bando, e il «servizio di distribuzione di prodotti carbolubrificanti» – detto «oil» -, non hanno riscosso grande successo.

Anzi: per tre delle quattro gare per Caravaggio, infatti, non è pervenuta alcuna offerta

La quarta, quella per il servizio «food» di Caravaggio Sud, ne ha ricevuto sola una, di cui però al momento non si conoscono i contenuti. Ora Brebemi sta aspettando da Cal (Concessioni autostrade lombarde). La società da cui ha avuto la concessione a realizzare e gestire l’autostrada, dovrebbe autorizzare l’indire tre nuove gare per l’affidamento dei servizi.

Ci si aspettava, infatti, che realizzare aree di servizio su una autostrada percorsa da un traffico giornaliero calcolato in 40 mila veicoli (con punte, a pieno di regime, di 60 mila), i principali operatori del settore della ristorazione sulle autostrade e della distribuzione di carburanti avrebbero sgomitato. Invece, non è andata così.

Secondo il direttore della società, Duilio Allegrini

La causa è da attribuire alla difficile situazione economica del Paese e non al poco interesse. «Numerosi operatori si sono fatti avanti – spiega –, soprattutto per quanto riguarda il servizio di distribuzione di prodotti oil. Si sono però dichiarati disponibili a presentare offerte solo più avanti. Nel periodo in cui sono rimaste aperte le gare (luglio-settembre 2012, ndr) non c’erano per loro le condizioni economiche favorevoli per farlo».

Ma c’è il rischio che, quando si viaggerà sulla Brebemi, non ci si possa fermare a bere un caffè, mangiare un panino oppure fare rifornimento?

Escluso, secondo Allegrini: «Abbiamo ancora più di un anno prima dell’entrata in esercizio dell’autostrada. Entro quel termine saranno individuati operatori privati per l’assegnazione di tutti i servizi previsti nelle aree di servizio».

È probabile che, proprio per invogliare la presentazione di offerte, nelle prossime gare verranno previste condizioni più vantaggiose per i subconcessionari.

Maggiori dettagli al riguardo però si avranno solo quando Cal (di cui proprio ieri era prevista la riunione del consiglio di amministrazione) avrà dato il via alla pubblicazione dei nuovi bandi di gara per le aree di servizio di Caravaggio. Dopodiché toccherà anche a quelle di Chiari.

Tutte quante avranno le stesse peculiarità: la più curiosa è che nelle zone di ristoro dovranno essere previsti degli spazi con vetrine espositive o dispositivi audiovideo per la promozione delle ricchezze naturalistiche, storiche e architettoniche del territorio.

E poi anche spazi per l’esposizione e vendita di prodotti alimentari tipici locali.

Fonte: eco di Bergamo