domenica 30 Novembre 2025
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Giuso presente in Fiera come sponsor della Pastry Arena con i nuovi prodotti

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Lo stand Giuso (immagine concessa)

RIMINI – Giuso è portatrice di un’artigianalità unica, dove la qualità si trasforma in un’esperienza da gustare appieno. Ogni prodotto Giuso è il frutto dell’impegno instancabile delle persone dell’azienda che con la loro passione, la cura e uno studio costante dei nuovi processi produttivi, uniscono con sapienza tradizione e innovazione, continuando a evolvere l’idea di alta qualità del brand.

Giuso al Sigep

Al 45° Sigep, Giuso è protagonista anche nella pasticceria, non solo con i prodotti novità presenti nello stand 188 – padiglione C7, ma anche come silver sponsor della Pastry Arena (Padiglione B5) dove l’eccellenza della pasticceria si sfiderà in un serrato calendario di competizioni di rilevanza nazionale e internazionale per valorizzare i talenti dell´arte più dolce.

La juniores Pastry World Cup, che andrà in scena il 22 e 23 gennaio, è una manifestazione a squadre unica al mondo che si rivolge ai giovani talenti under 23, mentre i Campionati italiani di pasticceria (20 – 21 gennaio) sono dedicati ai più promettenti talenti del Paese.

Nell’ultima giornata di Fiera, il 24 gennaio, andrà in scena Sigep Giovani, un’iniziativa rivolta alle scuole provenienti da tutta Italia, per promuove la formazione e lo scambio culturale tra studenti e professionisti dell´intera penisola e delle principali isole.

Oltre a fare il tifo per tutti i partecipanti, in qualità di silver sponsor l’azienda avrà il piacere di partecipare alle premiazioni e di omaggiare i vincitori con una fornitura di prodotti per la pasticceria a marchio Giuso.

In contemporanea, per i cinque giorni di fiera, sullo stand è possibile vedere e assaggiare le novità 2024:

Linea Spirituals “Frutta semicandita dall’anima alcolica”, una linea di frutta semicandita altamente innovativa caratterizzata, oltre che dalla consueta elevata qualità della materia prima selezionata, dalla aromatizzazione con vero liquore.ù

Una peculiarità che conferisce alla frutta un sapore e un profumo unici e inconfondibili, rendendola ingrediente prezioso per ricette inedite ed originali, perfetta per essere utilizzata sia in pasticceria che in realizzazioni di alta cioccolateria.

Frolla Magic è una frolla in pasta pronta all’uso senza glutine che piace davvero a tutti! Ideale per preparare basi per torte di pasticceria classica e moderna, può essere utilizzata sia per dolci a temperatura positiva che negativa e le applicazioni sono davvero tantissime e tutte super golose

In ambito di canditi per lievitati natalizi, Giuso ad oggi può vantare una delle proposte in gamma più ampie del settore, sia per tipologia che per formati, nonché per qualità e ricercatezza.

Un esempio su tutti è la Linea Amordifrutta dove l’ultimo nato è Amordifrutta misto agrumi e uvetta per panettone, una composizione di frutta semicandita già dosata composta da uvetta, scorzone di arancia e scorzone di cedro con una nota di vaniglia per creare panettoni artigianali premium per fragranza, consistenza e naturalità.

Un prodotto richiestissimo dal mercato dei grandi lievitati, che ogni anno riscontra un trend di crescita costante, e che unisce tradizione, ricercatezza e costanza produttiva ad una elevata qualità degli ingredienti utilizzati.

Pasta Grandi lievitati

Giuso è il preparato in pasta capace di replicare il gusto base di ogni preparazione di pasticceria in gelateria. Grazie ad ingredienti sapientemente miscelati: burro, uova, farina, zucchero e pezzi di una peculiare preparazione dolciaria artigianale sbriciolata per conferire oltre al sapore una texture unica.

Una pasta per realizzare gelati al gusto di specialità artigianali che uniscono tradizione e italianità: da gelato panettone e gelato pandoro tiramisù, per un tocco glamour alle vetrine natalizie, al gelato colomba, per conferire un tocco di inaspettata modernità al più classico dei dolci pasquali.

Infine, è perfetta per esplorare nuovi orizzonti di dolcezza nelle proposte da colazione come, ad esempio, con il goloso gelato croissant. Un prodotto assolutamente innovativo, nato dalla passione di Giuso per la costante ricerca di nuovi processi produttivi, che farà lievitare la creatività di ogni gelatiere.

Lievicreme Strega, frutto della collaborazione tra Giuso e Strega Alberti, è il tocco di classe per realizzare un panettone che saprà stupire e conquistare gli amanti di tanta bontà tutta italiana.

Una nuova referenza per la pasticceria ideata per arricchire ogni creazione, tradizionale o moderna, con lo stesso sapore rotondo e intenso, la piacevole nota alcolica e lo stesso giallo brillante del celebre liquore, presente al 30%.

Dalla texture cremosa e facile da lavorare, è l’ingrediente perfetto per stregare i panettoni con ineguagliabile bontà.

Le novità di Giuso nel dettaglio

Giuso ama coniugare tradizione e innovazione, per dare vita a gelati dal gusto unico e realizzare la bontà più autentica arricchendo la vetrina con prodotti che sappiano assecondare gli ultimi trend di consumo, nel segno di una spiccata eccellenza.

Al Sigep di Rimini, Giuso presenta le novità 2024, tanti nuovi prodotti di gelateria che traggono ispirazione dalla tradizione italiana così come da quella più internazionale.

Un delizioso déjà-vu è protagonista nella vetrina del gelato dei ricordi. Le nuove ricette, ispirate dai gelati e dagli snack che hanno fatto la storia, sono pronte a stupire di nuovo: uno dei gusti più amati nell’infanzia rivive nel nuovo Kit Pralinato all’Amarena, apoteosi di frutta e croccantezza.

Un gelato che mette insieme la bontà del fondente e la dolcezza dell’amarena con una granella di amaretti, nocciole e meringhe.

L’iconico e sempre apprezzato gelato al whisky torna a ingolosire grazie al Kit conetto al whisky, ricco di uvetta e pregiate note alcoliche, dal sapore che unisce le intense note del Variegato Uvetta al whisky, con la golosità della copertura conetto, un variegato al gusto di cioccolato fondente con granella di cialda di cono.

Tradizione e italianità sono il leit motiv della pregiata linea che celebra gli intramontabili gusti delle tradizioni, ampliandosi con nuove ricette nate per esaltare i più autentici sapori italiani. Tra queste, una delle più famose è di certo la torta della nonna che torna in auge in una veste nuova e cremosa.

Una ricetta fatta da pochi e semplici ingredienti, nata dall’incontro della frolla con la dolcezza della crema pasticcera, resa ancora più irresistibile da una cascata di pinoli. Giuso ha racchiuso tutti questi ingredienti in Kit Torta della nonna: la bontà di un tempo per un piacere senza tempo.

Il gianduja è da sempre un’icona della tradizione gelatiera e da oggi, grazie alla nuova Pasta gianduja amara premium, sarà ancora più pregiato.

Un’inedita ricetta nata dal perfetto equilibrio tra il cacao più raffinato e la qualità delle migliori nocciole, ideale per realizzare l’intramontabile gianduia classico, ma anche da usare come cremino.

La nuova Pasta bacio premium aggiungerà un tocco di piacere in più alla vetrina di ogni gelateria grazie alla croccantezza delle nocciole tostate intere e al sapore pregiato della pasta di nocciola e cacao.

Per sorprendere la clientela il segreto sarà Nocciola grantostata, una pasta dal gusto intenso e deciso composta dalle migliori nocciole tostate, che le donano un intenso colore marrone e una bontà inconfondibile.

Preziosa alla vista e al palato è invece pasta pistacchio grantostato, una nuova forma del gusto realizzata con pistacchi selezionati e tostati per un piacere dolce e leggermente salato allo stesso tempo.

Ingredienti sapientemente miscelati per ricordare il gusto di burro, uova, farina e zucchero: Pasta Grandi Lievitati è infine il preparato in pasta capace di replicare il gusto base di ogni preparazione di pasticceria in gelateria.

Perfetta per realizzare gelati al gusto di specialità artigianali come panettone, colomba, dolci da colazione, brioches e molto altro.

Dopo il grande successo del Kit Crostata – gelato all’albicocca, che ha permesso di trasformare l’amatissima torta all’albicocca in un accattivante e squisito gelato, Giuso amplia il prelibato mondo delle crostate per stimolare ancora di più la fantasia del gelatiere.

Scegliendo il Variegato gusto frolla, perfetto per aromatizzare il gelato e decorarlo con le tipiche strisce della crostata, l’artigiano avrà la possibilità di dare vita a tutti i gusti che ha sempre sognato, creando degli abbinamenti unici e indimenticabili sia con l’ausilio degli straordinari Variegati Amordifrutta, che con le golosissime creme Nerelle. Un kit studiato per conquistare i clienti con originali e prelibate crostate da servire in vaschetta!

Novità in arrivo anche nel mondo dei Variegati amordifrutta. Amordifrutta Albicocca, composto al 45% di frutta, è una nuova proposta con la quale realizzare abbinamenti unici o ricreare il sapore della più classica delle crostate. Una fresca dolcezza, composta per il 40% da ribes, mirtilli, fragoline di bosco e lamponi è Amordifrutta frutti di bosco, perfetto per impreziosire ogni creazione.

Mentre la bontà si fa ‘in spicchi’ con il nuovo variegato Amordifrutta pesca a spicchi, realizzato con il 45% di croccanti e saporiti spicchi di pesca, ideale per esaltare il gusto di ogni gelato e riempire di colore la vetrina.

Per far assaporare gli autentici sapori della terra di Sicilia il segreto è il nuovo variegato Amordifrutta mandarino di ciaculli arricchito con il 47% di cubetti di mandarino tardivo di Ciaculli semicandito, per dare un tocco agrumato e fresco ad ogni creazione.

Dopo questo viaggio in Italia, Giuso intraprende un nuovo itinerario nei gusti e nelle tradizioni del mondo con Kit Torta Foresta Nera, che reinterpreta in chiave gelato la famosa torta tedesca a base di amarena e cioccolato.

Una straordinaria ricetta che unisce le migliori amarene aromatizzate al Kirsch con la dolcezza del gusto del cioccolato fondente e la bontà del pan di spagna al cacao gluten free.

Pensato per i più piccoli, ecco il Kit Duetto che promette doppio gusto e doppio piacere. Una dolce novità fatta da due paste frutta ad alto dosaggio, in cui la freschezza della fragola e della banana incontrano la genuinità del formaggio fresco, dando vita ad un mix di golosità a cui nessun bambino saprà resistere.

Dopo il successo del Kit Ricotta Stregata, lo storico Liquore Strega torna a far parlare di sé con l’esclusiva Pasta Strega, per realizzare la crema dal tipico colore giallo brillante, e il Variegato Brivido Strega, con torroncini croccanti ricoperti di salsa al cacao. Entrambi all’autentico e inconfondibile sapore del rinomato liquore, per conferire un brivido di piacere ad ogni creazione.

Infine, novità anche nel mondo delle Basi dove Giuso presenta Base Complet 200 “F” con grassi vegetali, ricca di ingredienti ben bilanciati, che conferiscono al gelato una struttura solida e compatta anche con sviluppo a freddo; Base Vegan Lifestyle, la migliore risposta ai trend di consumo per fornire alle gelaterie più evolute un prodotto privo sia di qualsiasi fonte di origine animale sia di zuccheri aggiunti, preservando al tempo stesso la qualità e il gusto del buon gelato artigianale e Base Briogel 100 S.A. “F” con grassi animali e senza aromi, per conferire al gelato una struttura asciutta e compatta anche con sviluppo a freddo.

Fiera di Rimini: conclusa la prima giornata della Gelato World Cup 2024

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La prima giornata della Gelato World Cup (@Foto Max di Mattia Serratore)

RIMINI – Conclusa la prima giornata della Gelato World Cup, il campionato del mondo dedicato alla gelateria organizzato da Gelato e Cultura e Italian Exhibition Group. Vaschetta decorata, torta gelato, scultura di ghiaccio: ecco tre delle prove che costituiscono questo mondiale, alla sua decima edizione, e che sono state al centro della giornata di oggi.

Sigep: la conclusione della prima giornata della Gelato World Cup

Sergio Dondoli, commissario di gara: “È iniziata con la vaschetta gelato come da tradizione: è la parte che può sembrare ‘meno impegnativa’ da un punto di vista di costruzione, ma in realtà non è per niente facile, complici le varie guarnizioni, la fantasia e l’alta qualità del gelato”:

Dondoli continua: “Caratteristiche imprescindibili, sempre rispettando i temi prefissati. Nel frattempo sono state presentate alcune sculture di ghiaccio scolpite con grande maestria. Non da ultimo, la torta gelato, tra le parti più complesse, perché entrambe le figure in squadra – gelatiere e pasticcere – devono rispettare tempi precisi, per la degustazione e per il taglio: oggi abbiamo potuto osservare dei capolavori, nonostante le difficoltà tecniche.”

E per questo anniversario, la gara porta con sé diverse novità: regole ancora più certe e precise, una giuria internazionale che valuta il gusto e quella dei team manager che si occupa dell’aspetto artistico. Due i presidenti di giuria, quattro i commissari di gara.

E proprio riguardo la giuria, per questa edizione arriva l’inedita partnership tra Gelato World Cup e la World Association of Chefs’ Societies (Worldchefs): la giuria internazionale sarà composta proprio da cinque loro membri, precisamente il presidente Carlo Sauber (Lussemburgo), Ljubica Komlenic (Italia/Serbia), Gilles Renusson (USA, Francia), Ann Brown (Scozia), Brendan Hill (Australia).

Ricordiamo le squadre in gara: Argentina, Brasile, Cina, Corea del Sud, Germania, Italia, Perù, Singapore, Taipei cinese, Ungheria e Messico, quest’ultimo in sostituzione dell’Austria, ritiratasi.

La competizione prosegue domani con monoporzione in vetro, scultura di ghiaccio, mistery box e gelato gastronomico, in attesa della finale che sarà lunedì 22 gennaio.
Ricordiamo anche che è possibile seguire la gara in streaming attraverso l’app disponibile al sito sigep.it.

La Gelato World Cup è resa possibile dal sostegno di Anselmi, Babbi, Electrolux e Valrhona come platinum sponsor, Adamance e Carpigiani in veste di golden sponsor.

Silver sponsor sono Caffè Camardo e Medac; sponsor tecnici IFI, Frascheri, Paperlynen, Sara Creazioni, Sosa.

Mistery sponsor, ossia i protagonisti delle mistery box di una delle prove di gara, saranno Anselmi, Babbi, Caffè Camardo, Frascheri, Norohy e Valrhona.

Gelato World Cup: storia e prossima edizione

Torna nel 2024 la Gelato World Cup, alla sua decima edizione: un evento organizzato da Gelato e Cultura e Italian Exhibition Group a cadenza biennale che, dal 2003, coinvolge i professionisti di gelateria, pasticceria, cioccolateria e scultura di ghiaccio provenienti da tutto il mondo offrendo un’occasione unica di confronto e stimolo professionale.

Grazie alla vastissima visibilità mediatica, dà risonanza internazionale alle nuove tendenze nel settore della gelateria artigianale.

Il concorso è organizzato e gestito con serietà, professionalità ed equità verso le Nazioni concorrenti e può vantare la partecipazione di un Comitato Mondiale d’Onore, rappresentato dai due presidenti di giuria.

Sede storica e partner della GWC è Sigep – The dolce world expo, il salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianali e caffè organizzato da Italian Exhibition Group presso il quartiere fieristico di Rimini.

Ecco il programma di oggi tra talk, eventi e contest

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L'inaugurazione del Sigep sabato 20 gennaio (immagine concessa)

RIMINI – La 45° edizione di Sigep ha preso ufficialmente il via con la cerimonia d’apertura, durante la quale sono intervenuti il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e il presidente di Italian Exhibition Group Maurizio Ermeti.

Particolarmente sentito il momento di commemorazione del presidente Lorenzo Cagnoni, scomparso lo scorso settembre, a cui è stata intitolata la Cupola-Hall Sud del quartiere, in ricordo del suo instancabile e prezioso impegno in favore della crescita e dell’affermazione delle manifestazioni fieristiche di Italian Exhibition Group.

Il programma di Sigep continua domenica 21 gennaio con eventi, appuntamenti, talk e contest d’eccezione.

Gli eventi della seconda giornata

Gelato Arena – Padiglione A5

09:30 – 17:30 | Gelato World Cup, a cura di Sigep e Gelato e Cultura, in collaborazione con World Association of Chefs’ Societies e Conpait.

Vision Plaza – Hall Sud

  • 11:30 – 12:00 | I consumi fuori casa in Europa. Opportunità e prospettive future, a cura di Circana.
  • 12:15 – 13:15 | Arte Bianca e dintorni, a cura di AIBI – Associazione Italiana Bakery Ingredients.
  • 13:30 – 14:00 | Comunicare l’eccellenza delle materie prime e praticare la sostenibilità, a cura di Dolcesalato.
  • 14:30 – 15:45 | Differenti visioni, grandi idee, a cura del maestro Iginio Massari.
  • 15:50 – 17:00 | Vetrina reale versus vetrina virtuale, a cura di Apei – Ambasciatori pasticceri dell’eccellenza italiana.

Pastry Arena – padiglione B5

09:30 – 16:00 | Campionato italiano di pasticceria seniores, a cura di Sigep, in collaborazione con Conpait. Premiazione a seguire.

Gelato Lab – padiglione A7

09:30 – 16:00 | Europe & Middle East Challenge, a cura di Gelato Festival World Masters. Premiazione a seguire.

Coffee Arena – Padiglione D1

10:45 – 16:30 | Finale CIBC – Campionato italiano baristi caffetteria, a cura di Sigep in collaborazione con Sca Italy e World Coffee Championships. Premiazione a seguire.

Bakery Arena – Padiglione D7

  • 09:30 – 17:00 | Concorso Young Ideas, in collaborazione con Richemont Club Italy.
  • 10:15 – 10:45 | Richemont International: i Presidenti presentano i pani del mondo, a cura di Richemont Club Italy.

Sala Neri 1- Hall Sud

11:00 – 13:00 | Farine: tra verità e mistificazioni. Contrastare le notizie ingannevoli attraverso la conoscenza scientifica, a cura di Italmopa.

Per leggere il programma completo basta cliccare qui

A Rimini oggi la cerimonia di apertura: presenti come espositori oltre 1200 brand

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Maurizio Ermeti, il presidente di Italian exhibition group (immagine concessa)

RIMINI – Al via il 20 gennaio alla fiera di Rimini la 45° edizione di Sigep – The World Dolce Expo, la manifestazione di riferimento per il mondo del foodservice dolce, legato alle filiere artigianali di gelato, pasticceria, panificazione, caffè e cioccolato, organizzata da Italian Exhibition Group (IEG).

“In fiera – annuncia il presidente di Ieg, Maurizio Ermeti – oltre 1200 brand espositori disposti nei 28 padiglioni che occupano i 129mila metri quadrati del quartiere espositivo riminese, per un appuntamento di business unico, non a caso nato e cresciuto in una terra vocata all’innovazione e all’internazionalità”.

Cerimonia di apertura e intitolazione della cupola al presidente Lorenzo Cagnoni

Alla cerimonia d’apertura della 45ª edizione di Sigep, prevista per sabato 20 alle 11.30 alla Vision Plaza – Hall Sud, interverranno il vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio, il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, il sindaco di Rimini Jamil Sadegholvaad e il presidente di Italian Exhibition Group Maurizio Ermeti.

Nel corso della cerimonia avrà luogo un importante momento di commemorazione, con l’intitolazione della Cupola-Hall Sud al Presidente Lorenzo Cagnoni, scomparso a settembre scorso.

Il mondo del dolciario artigianale in scena al Sigep

Le filiere di gelato, pasticceria, panificazione, cioccolato e caffè saranno rappresentate a tutto tondo. Numerose le innovazioni del settore tra i padiglioni, accompagnate dalle ultime tendenze di consumo, le novità dal prodotto al packaging fino alle tecnologie legate a macchinari e impianti. Ampio spazio alle tematiche di sostenibilità, cultura del prodotto e innovazione digitale.

Concorsi internazionali, workshop e demo si avvicenderanno nelle 5 Arene: gelato, pastry, choco, bakery e coffee.

A queste si aggiungono la Gelato Lab dove quest’anno si terrà la tappa del Gelato Festival World Masters 2025 e il nuovissimo Innovation District, che riunisce l’Area Start-up, la Vision Plaza e il Premio Innovazione.

Negli spazi dedicati agli eventi, promossi da associazioni di settore e media partner, un ricco palinsesto con più di 100 talk che coinvolgeranno 200 relatori, 50 dei quali internazionali, con la partecipazione di voci autorevoli del settore e i grandi maestri internazionali del dolce. Si aggiungono inoltre 1000 eventi organizzati dagli espositori.

Un Sigep sempre più internazionale

Sigep si fregia di un importante incoming estero reso possibile grazie alla collaborazione con il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Agenzia Ice.

Saranno presenti in fiera 500 top buyer provenienti da 84 Paesi. Tra questi: Turchia, Emirati Arabi, Iraq, India, Uzbekistan, Georgia, Filippine, Tailandia, Indonesia, Cina, Spagna, Romania, Portogallo, Stati Uniti, Canada, Perù, Brasile, Messico, Egitto, Algeria, Tunisia. In un rinnovato spazio funzionale alla visita, i padiglioni di Italian Exhibition Group sono pronti a ospitare tutte le business community del foodservice dolce.

Con il supporto digitale dell’App TEO – The Eating Out Hub, sarà possibile organizzare la propria visita, spuntare gli eventi di interesse e inviare richieste di appuntamento agli espositori.

La crescita del foodservice dolce: l’artigianale che piace

Nonostante l’aumento dei costi delle materie prime, l’industria del fuoricasa dolce è in crescita. Per quanto riguarda il gelato, nel 2023 in Italia il fatturato è cresciuto dell’11% rispetto al 2022 sfiorando i 3 miliardi di euro tra gelaterie, pasticcerie e bar con gelato e un aumento degli acquisti di prodotto artigianale.

Bene anche il settore di macchinari e arredamento per gelateria, che ha visto nel 2023 un giro d’affari di circa 650 milioni di euro, di cui 350 milioni di euro relativi alle vendite alle gelaterie artigianali.

Ottimo andamento anche per i dolci delle festività: nel 2023 il panettone artigianale ha superato in valore quello industriale: la domanda del prodotto artigianale, in un mercato da 30mila tonnellate e 270 milioni di euro, rappresenta il 58% del valore del comparto. Il caffè mantiene inalterato il primato di bevanda più amata in Italia, dove si consumano ogni giorno oltre 95 milioni di tazzine.

Il settore del pane si mostra stabile con un consumo medio annuo pro-capite di 41 kg, mentre cresce l’attenzione verso i prodotti realizzati con farine biologiche. La pasticceria cresce con 11,4 miliardi di prodotti serviti e un aumento dei consumi del fuoricasa del +12% nel 2023.

Eddy Righi sperimenta il caffè maturato per tre anni: “Perché un crudo pagato tantissimo, l’anno dopo viene declassato?”

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Eddy Righi mentre lavora con passione (foto concessa)
Eddy Righi mentre lavora con passione (foto concessa)

MILANO – Eddy Righi è un professionista che si muove dietro al bancone e dietro alla tazzina, da tantissimi anni e ora è pronto a sperimentare direttamente con la materia prima: così ha portato avanti una ricerca partita nel 2019, sul caffè specialty invecchiato, portato anche in competizione per la categoria brewers.

Righi, prima di lei anche Nespresso e Starbucks, per dire due nomi più noti, hanno messo sul mercato questo tipo di caffè: lei perché ha deciso di concentrarsi su questo genere di verde, quando è vero che la discussione attorno ad esso è controversa?

“Esatto. Se posso: “il concetto che un caffè specialty, un quarto d’ora dopo la tostatura sia vecchio, ha stancato”, in termini di sostenibilità di un progetto, sia esso micro o macro
torrefazione, è sacrosanto.

Io però faccio farei anche un discorso differente: dobbiamo fare i conti con un mercato come quello italiano, in cui il cliente appassionato di specialty non è particolarmente comune.

Sono tanti anni che ne parliamo, ma salvo alcune città come Milano, Firenze e Roma, di caffetterie specialty che investono solo su questa bevanda, ce ne sono davvero poche.

In effetti è così anche nel resto del mondo: mi viene in mente, Tokyo, dove le caffetterie che fanno soltanto specialty, sono principalmente di 25 metri quadri e aperte poche ore al giorno.

Parliamo di situazioni con pochissimi posti a sedere, dei menù che cambiano in continuazione e un servizio individualizzato con prezzi altissimi.

Proprio in una di queste ho conosciuto un torrefattore di 102 anni, nel 2018, che proponeva una carta di caffè con evidenziata la loro età. Ho sviluppato questa idea nel tempo acquistando un caffè nel 2019, che ho lasciato in una cella a 16 gradi costanti per 3 anni, perché si presentava come un verde con grossi limiti in termini di flavor e aroma, sembrava sovra fermentato, quasi difettato.

Viene spontaneo chiedersi ancora prima il perché l’ho acquistato, pagando 1900 per dieci chili per un Panama Geisha della Finca Artman, lupolo microlot durante le 20 ore di fermentazioni anaerobica: presentava dei flavor forti di birra, che poi nel tempo andavano svanendo, lasciando la parte citrica buona del caffè.

Ho deciso di svilupparlo, perché il caffè mi ricordava quello portato dal campione giapponese al mondiale brewers del 2016 al quale ho partecipato a Dublino… che infatti era un Panama Geisha.

Se ci riflettiamo, il processo stesso di maturazione del cibo nasce per la conservazione ed è piuttosto antico: attraverso lo studio di questo fenomeno si è coperto che molti prodotti acquistano valore. Mi viene in mente su tutti, il vino.

Parliamo più che altro di maturazione quindi, non di invecchiamento. E ho scoperto che questo funzionava anche con il mio caffè: migliorava anno dopo anno, mantenendo la water activity pressoché invariata così come le altre qualità in termini fisiche invariate.

Era conservato all’interno di una cella frigorifero. Ho scelto di collaborare con Paolo Scimone che l’ha preservato a queste condizioni specifiche.

Quando l’ho ritenuto pronto all’assaggio, ho pensato di portarlo in competizione.

Il caffè aveva certo degli spigoli, aveva ancora note della birra Stout, di una session Ipa. Il luppolo si sente ancora, ma è qualcosa di unico. A dimostrazione della qualità di questo lotto, Gardelli ne ha venduto a prezzi altissimi, proprio perché è molto raro che però non rientra negli standard di ciò che si cerca nelle competizioni brewers cup.

Ho voluto però portare avanti un discorso preciso: chi vende specialty in Italia fa fatica a venderlo, ha sempre qualcosa che rimane nel magazzino.

Eddy Righi mentre lavora con passione (foto concessa)

Anche con Pascucci, abbiamo delle rimanenze dopo uno, due, tre anni. E allora io provo a porre una domanda: chi definisce che questi caffè, se conservati bene, sottovuoto, ad una determinata temperatura, non hanno le caratteristiche del caffè fresco?

Perché un crudo pagato tantissimo, l’anno dopo va declassato, deprezzato, solo perché è passato del tempo?

In alcuni cibi addirittura si alza il valore in base al passaggio degli anni. Se parliamo di sostenibilità del prodotto che parte alla radice della filiera ma deve arrivare al consumatore, allora non si dovrebbe depotenziare il lavoro di un produttore perché ho acquistato un lotto di caffè che non sono riuscito a venderlo prima dell’anno solare.

Nel mio caso, il caffè è migliorato, non peggiorato. È diventato anzi più godibile: due-tre anni fa, era impossibile finirne una tazza. Oggi invece, chiunque lo beva, lo trova rotondo, piacevole. Certo era rischioso da portare in gara, ma l’ho voluto fare lo stesso.

Iniziamo a ragionare sul fatto che nei magazzini c’è tanto specialty buono che non può essere svenduto. Nel resto del mondo avviene addirittura il contrario. Prima o poi si vedranno sempre di più dei progetti di aging.

Esistono dei caffè ormai con le fermentazioni, che escono dal parametro della tazza clean, sweet, uniform e hanno bisogno di tempo per poter evolvere. Allo stesso modo in cui anche i raccolti freschissimi non sono apprezzati per la miscela in espresso.

Il tempo se utilizzato bene, è una grande risorsa che abbiamo a disposizione. Non si può pensare che nel giro di pochi mesi dalla sua raccolta non debba più esser apprezzato come all’inizio. “

Come ci ha lavorato sopra?

Righi: “Come ho detto, il verde è rimasto dentro una cella a 16 gradi dal 2019 al 2023. Ogni 4-5 mesi facevo delle prove di tostatura e lo assaggiavo: pian piano sentivo che gli spigoli che c’erano inizialmente, si arrotondavano, mentre emergeva sempre più un’acidità fosforica che si trova molto raramente nei caffè, anche nelle linee guide Sca è considerata tra le più rare.

Il criterio da seguire con rigore è una conservazione meticolosa all’umidità a 60%.

Il limite di quanto si possa far invecchiare, si scopre soltanto all’assaggio: fintanto che si tiene a quei parametri controllati, il profilo va provato in continuazione per capire quando si arriva al punto di non ritorno. Sono convinto che aspettando ulteriormente avrei trovato un profilo meno esplosivo.

Con lo stesso caffè poi ho creato un blend, aggiungendo un 20% di monorigine del Burundi freschissimo, raccolto questo giugno per Pascucci, ottenendo maggiore complessità e rotondità.

Abbiamo visto che provando a servire in altre caffetterie Pascucci non di Milano, dove invece molti sono vicini allo spirito nord europeo, abbiamo ricevuto dei complimenti sui primi test che abbiamo svolto servendo dei caffè del 2017, del 2018: la loro brillantezza si è arrotondata nel tempo, in modo da risultare meno traumatico per il cliente.

Anche il trend della brewers cup ora va verso la miscelazione, proprio per realizzare delle tazze nuove che con la singola origine non si avvertirebbero.”

E costa di più? (viene in mente il caffè The Munch giapponese, invecchiato per 22 anni e venduto a 820 euro a tazza)

“In Italia alzare il prezzo della tazza è complesso. Dipende però molto da come viene spiegato il progetto.

Se non viene raccontato bene il prodotto, si rischia di passare il concetto sbagliato del “pago di più un caffè che però è vecchio”. Ancora una volta è l’operatore che aggiunge il valore alla bevanda, con uno storytelling meticoloso. È come il vino: alcuni caffè sono adattissimi all’invecchiamento, altri non lo sono.

Le ultra fermentazioni anaerobiche, che ora vanno molto di moda, secondo me, avrebbero modo di acquistare maggior valore e non di perderlo.

Così arrivano più dolcemente al palato del cliente che vuole avvicinarsi allo specialty.

In Asia, è un concetto già sdoganato e così può avvenire in Europa, dove solitamente non viene fatto invecchiare perché si acquistano quantità veramente minime per evitare di doverlo buttare.

Invece potrebbe avere un senso comprare uno specialty di grande valore che però è molto distante dai gusti del consumatore finale, e lasciarlo invecchiare con tutte le accortezze del caso, per poi proporlo in una forma più congeniale, così da avere una maggiore sicurezza di non sprecare prodotto.

Si acquista il caffè con una prospettiva diversa da quella di gettare lo specialty dopo sei mesi perché vecchio.

Diventa un investimento di qualche anno, al fine di aggiungere valore a un prodotto.”

Righi, il suo progetto andrà avanti?

Abbiamo il magazzino pieno di questi caffè: dal 2013 lavoriamo con la Cup of Excellence e acquistiamo lotti che poi fatichiamo a vendere nella nostra caffetteria che fa grandi volumi con la miscela più classica.

Bisogna studiare bene come potrebbero comportarsi: cerchiamo di capire come hanno reagito e come lo stesso caffè che ho portato in gara possa arrivare al cliente. Ci sono pochi chili rimasti che potrebbero essere usati per altre discipline, non brewers o barista, ma magari in coffee in good spirits.

Per sottoporli all’invecchiamento, bisogna da valutare soprattutto quali sono le varietà botaniche, l’altitudine, sono le prime cose da valutare ancora prima della processazione.

Se ho un caffè denso, con tante componenti organiche, una varietà botanica nativa che si potrebbe prestare di più all’invecchiamento, potrebbe migliorare dopo qualche anno rispetto ad un lavato fresco e una varietà botanica creata in laboratorio come il Castillo che perderebbe le sue proprietà organiche in pochissimo tempo. Ci sono pochissime ricerche in campo scientifico e io ho voluto provare a portare uno spunto nelle competizioni.”

Fabio Verona: “Il caffè italiano è il peggiore del mondo? Si dovrebbe educare il barista con articoli formativi”

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Fabio Verona master coffee grinder personale horeca
Fabio Verona

Secondo un recente articolo apparso sul Gambero Rosso e firmato da Anna Muzio, il caffè italiano sarebbe il peggiore del mondo: amaro, sgradevole e frutto di una tostatura troppo scura che non permette al palato del consumatore di percepire gli aromi del contenuto della tazzina. L’articolo aggiunge che la crema spessa è dovuta, la maggior parte delle volte, da una miscela di Robusta di bassa qualità.

L’articolo si fa forza con l’opinione di alcune voci del panorama caffeicolo. Andrej Godina, ad esempio concorda sul fatto che la maggior parte dei bar italiani offre un caffè mediocre con grandi difetti della materia prima all’origine.

Qui di seguito Fabio Verona, head of training and fairs di Caffè Costadoro, esprime la sua opinione al riguardo, analizzando lo stato economico e sociale del settore dei bar in Italia.

Il caffè e i bar in Italia: dove migliorare

di Fabio Verona

MILANO – “Che l’articolo apparso sul Gambero Rosso sito specializzato relativo alla qualità dell’espresso e del caffè in generale in Italia sia stato scritto per destare attenzione è palese. Per altro, quanto descritto dai miei colleghi trainer corrisponde ad una parte di verità, e sono argomenti che io stesso utilizzo durante i miei corsi.

Probabilmente si poteva evitare di partire da qualche aspetto negativo per denigrare tutto un comparto economico-sociale fondamentale nel nostro paese, o quantomeno essere meno tranchant.

Per altro, essendo io dipendente di una media/grande torrefazione con il ruolo di formatore, mi ritrovo ad affrontare quotidianamente situazioni difficili, dove il mio ruolo diventa quasi quello di consulente del barista. Il quale, sovente, viene nella nostra academy per il corso di formazione che offriamo ai nostri clienti, non ancora ben deciso su quale miscela scegliere.

E la difficoltà non è certo quella del saperlo consigliare, ma soprattutto quella di far comprendere quanto la differenza di pochi euro al chilogrammo possano davvero cambiare i suoi risultati in termini di vendite, e di conseguenza di utile a fine mese.

È molto evidente come, a quasi due anni dal termine della pandemia, la crisi sia ancora presente. Questo dato innegabile ha portato molti soggetti a affrontare situazioni che nel 2019 non erano nemmeno immaginabili.

Allo stesso tempo, se il lavoro svolto fino a quella data aveva portato dei miglioramenti in tutto il comparto in termini di qualità e servizio, oggi ci ritroviamo a dover quasi ricominciare da zero, con timori (comprensibili) e nuove difficoltà, fosse anche solo quella di reperire del personale “stabile”.

Ma non solo, in quanto oggi, per aprire un bar, non servono particolari requisiti e nemmeno grandi investimenti economici, molte persone che si sono ritrovate senza un lavoro dopo il Covid hanno intrapreso questo tipo di attività.

Non sta a me giudicare se sia giusto o sbagliato dare supporto a chi fa questa scelta, ma di certo so che non è corretto fare di tutta l’erba un fascio.

Ci sono aziende con contratti di somministrazione e comodato chiari e senza vincoli, così come ce ne sono con contratti capestro e penali vergognose, questo perché non esiste una vera e propria regolamentazione nel settore, e purtroppo come sempre l’ignoranza è la peggior nemica.

Sapendo quali sono i costi da sostenere per la fornitura delle varie attrezzature, ormai un vincolo difficile da estirpare dalla mentalità del barista, sono certo che i torrefattori che vogliono lavorare su onestà, trasparenza e qualità sarebbero i primi a volere che il barman acquistasse i macchinari, potendo godere di un prezzo inferiore del caffè al chilogramm e lasciando che ci si possa concentrare solo sulla scelta della miscela e sulla formazione, ma ad oggi siamo appena al 2% dei nostri clienti che ha accettato questa formula, sebbene con incentivi all’acquisto dilazionato e con sconti che egli stesso, senza l’intermediazione dell’azienda, non avrebbe potuto ottenere”.

Invece di sparare a zero sul caffè italiano, rischiando anche di compromettere un mercato estero importante, focalizziamo i nostri sforzi in positivo.

Quindi educhiamo il cliente con articoli formativi, aiutiamo il barista ad elaborare un business plan adeguato, spieghiamogli  come migliorare la performace e diamogli informazioni tecniche per essere più preparato nella scelta delle attrezzature.

Allora sono certo che poco a poco torneremo ad avere un prodotto migliore.

Io sono da sempre un promotore della conoscenza, ho scritto un semplice manuale per aiutare baristi e clienti a comprendere l’importanza ed il piacere di questo lavoro (Professione Barista, edito da Tecniche Nuove) e svolgo corsi per lo più gratuiti presso la nostra torrefazione anche per gli associati Epat, come credo facciano anche molti altri miei colleghi.

Invito quindi i baristi in primis ad informarsi, a chiedere come poter partecipare, a seguire fiere ed eventi, assaggiare tanti caffè differenti (possibilmente senza zucchero, per percepirne più facilmente pregi e difetti), educando il proprio palato.
E una volta educati, fare proseliti, portando la cultura del caffè ai clienti, che è la parte più difficile, ma la si può fare solo se si ha una buona base formativa e tanta volontà.

Non credo sia solo una mia percezione, ma anche quando si riesce a creare un barista competente, il quale prepara un espresso ben fatto e con attrezzature adeguate e ben mantenute ma non sufficientemente convinto ad utilizzare un prodotto di qualità, sovente, dopo pochi mesi, avviene l’immancabile richiesta del passaggio ad un caffè più intenso, forte, e corposo perché la clientela non apprezza il gusto più delicato e talvolta più fruttato degli arabiche lavate e tostate in modo corretto.

E qui viene fuori il grande dubbio del torrefattore (tanto più grande quanto più ha investito nel cliente): accontento il barista fornendo un prodotto che seppur realizzato con materie prime buone porterà sicuramente un espresso con caratteristiche diverse rispetto agli standard qualitativi precedenti ma continuo a servirlo.

Oppure: insisto sulla prerogativa della qualità, offrendo ulteriore supporto anche di marketing, tecnico e formativo.

Oppure, infine rinuncio e lascio che il mio cliente (che con molta fatica ho conquistato) vada in cerca per un altro torrefattore che non si farà scrupoli a portarmelo via?

Ricordiamo che ogni azienda, piccola o grande che sia, ha dei conti economici da far tornare e, spesso, è responsabile di molte famiglie, e non sempre è possibile scegliere bianco o nero.

Con questa ultima domanda vi saluto, e vi aspetto al Sigep allo stand di Costadoro (B1-200) per assaggiare differenti espressi, di qualità, per differenti palati. Ma non parlatemi di comodati o finanziamenti!

Mauro Cipolla sull’articolo che critica il caffè in Italia: “C’è molto da migliorare ma si rischia di creare conflitti e disuguaglianze”

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mauro cipolla espresso italiano
Mauro Cipolla

Mauro Cipolla, il titolare di Orlandi Passion, professionista ben noto agli addetti ai lavori per la sua esperienza e conoscenza della materia, espone il suo punto di vista sul recente articolo pubblicato da una nota testata giornalistica di settore, secondo cui il caffè italiano sarebbe il peggiore del mondo.

Cipolla, grazie alla sua vasta competenza sul mondo dell’espresso e dello specialty, espone la sua opinione al riguardo. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

Il caffè e i bar in Italia

di Mauro Cipolla

MILANO – “Recentemente mi è stato pubblicamente chiesto il mio parere su un articolo di una nota testata giornalistica di settore. Risponderò certamente ai diversi punti indicati in modo tecnico e basandomi sulla storicità.

Mi preme anzitutto sottolineare che non tutti i torrefattori e non tutti i baristi si comportano in modo tanto viscido, come descritto nel pezzo, ma solo, relativamente, a quella porzione di torrefattori e commercianti che dovrebbero sentirsi chiamati in causa.

Perché è questa che credo fortemente sia ciò di cui non scrive l’autrice dell’articolo: e cioè, solamente di una porzione di professionisti di una realtà ben più ampia e spesso anche ben più moralmente integra, in una sua buona parte composta non dalle grandi industrie torrefattrici, bensì da tanti piccoli artigiani che fanno della propria onestà e della propria etica il loro credo professionale e umano”.

Cipolla aggiunge: “Il mio parere in merito all’articolo è lungo e articolato perché ritengo che il tema giornalistico investigativo intrapreso dall’autrice sia utile ma certamente non completo e non equilibrato tra le diverse parti.

Visto che il caffè espresso (di questo si parla, e non invece di caffè filtro o di caffè espressi ibridi con radici derivanti dalle convinzione del gusto dei filtri) è la mia vita sin dal 1981 divisa su tre continenti iniziando prima con la botanica e le piantagioni, passando alla torrefazione artigianale, alle caffetterie e non ai bar, fino a creare i primi caffè espresso in tema “caffè e food paring e people pairing” specificatamente per la ristorazione e per le caffetterie: credo dunque di poter anch’io affiancare le altre voci autorevoli sulla tematica in questione.

Sono sempre stato a difesa dei caffè speciali espressi italiani di una volta, e non di ciò che poi sono in molti casi divenuti negli anni proprio a causa dei finanziamenti”.

Cipolla continua: “Oggi il mondo dei caffè specialty è diverso. Non posso fare a meno di notare come mediante le fiere e l’informazione che proviene dai libri e simili, non stia contribuendo con nulla di concretamente nuovo”

Cipolla: “Tanto marketing e tanto storytelling confuso nei tecnicismi che si perdono in linguaggi, tendenze e mode esterofile oltreoceano note da decenni.

Tanta vendita di materiale, presumibilmente informativo, senza però fornire alcuna effettiva novità. D’altra parte, invece, non noto alcuna difesa del caffè italiano eccelso di una volta.

Gianni Cocco a sinistra con Mauro Cipolla (foto concessa)

Di recente, ho invece apprezzato molto un libro scritto da un grande professionista, anche lui non menzionato nell’articolo in questione e il quale avrebbe invece una voce di rilievo da aggiungere al coro di professionisti. Il suddetto libro tratta il tema del caffè eccelso come risultato in tazza, e non di questa o di quella associazione.

I migliori insegnamenti li ho avuti però non acquistando libri, spesso in un modo o l’altro di parte, bensì relazionandomi con le persone, degustando i loro caffè, e mettendoci a confronto in modo onesto e leale su diversi principi.

Da un punto di vista concettuale, da sempre amo la filosofia dello specialty proprio perché alla sua origine non era elitaria e snob, e non era neppure molto distante dalla linea di pensiero che alcuni dei migliori torrefattori artigianali italiani avevano negli anni ’70 in merito ai loro caffè in tazza.

Mi sembra che oggi molti dei nuovi professionisti e imprenditori del settore utilizzino le medesime macchine torrefattrici di caffè, moduli, sistemi e procedure, e anche gli stessi caffè crudi e fornitori.

Non è di certo questa una colpa e posso ravvederne i motivi. Sono certo che ci voglia tempo per capire cosa significa essere un artigiano dinamico e per trovare la propria anima. Nella personale speranza che lungo il proprio cammino i più preferiscano sempre l’artigianalità piuttosto che tentare di esistere professionalmente parlando a cavallo tra il mondo artigianale e l’industria, in modo più unidimensionale e standardizzato”.

Il caffè di qualità e lo specialty

Cipolla aggiunge: “Dietro richieste, avvenute nel tempo, da parte di alcuni di questi nuovi professionisti del settore, mi sono trovato nella posizione di non poter vendere loro il nostro caffè perché non avevo e non ho il bollino specialty.

Nonostante ciò, non mi interessa averlo. Posso anche utilizzare i caffè specialty, o meglio questi possono far parte della mia ricetta sposandosi però con altre miscele sempre eccelse i quali tuttavia non sono declinati come tali, ma ciò rende il nostro caffè difficilmente vendibile nel mondo dello specialty dal momento che non rientra totalmente nei parametri utilizzati per la vendita.

Ciò però, di certo non toglie che il mio pensiero sugli specialty sia positivo. D’altronde ho avuto la possibilità di essere tra i primi al mondo, sin dai primi anni ’80, ad indagare il mondo degli specialty con il fondatore della Specialty coffee association Ted Lingle e con l’ideatrice della descrizione specialty coffee, la grandissima Earna Knutsen. Ma questo non significa che esistano solamente gli specialty tra le eccellenze.

Certo è, che se facciamo un confronto tra gli specialty e i caffè scadenti dei torrefattori finanziatori indicati dall’autrice dell’articolo, è ovvio che i primi sono di un altro livello.

Penso che sarebbe più giusto un confronto diverso fatto fra caffè di serie A i quali, seppur differenti tra loro, sono comunque tutti sullo stesso piano anche se non tutti necessariamente declinati come specialty.

In quest’equazione, a mio avviso, mancherebbero però alcuni caffè industriali, che anche se non artigianali e quindi molto diversi da questi ultimi, fanno pur sempre parte della cosiddetta serie A seppur, per l’appunto, nella sua componente industriale”.

Cipolla riflette: “L’articolo non racconta delle moltissime persone oneste, trasparenti e competenti come so essere innumerevoli torrefattori colleghi, baristi, addetti al lavoro, i quali vista la stesura del pezzo, in questo caso purtroppo non ricadono né nel mondo dello Specialty né in quello dei disonesti, e dunque né nella lista dei buoni della situazione né in quella dei cattivi. Eppure, in gran numero esistono”

Cipolla aggiunge: “Queste persone lavorano duramente e seriamente, da sempre, anche nel denunciare esattamente ciò che la giornalista in questione ha, giustamente additato, nel suo articolo.

Lo stesso trattamento l’articolo lo ha riservato al caffè italiano, quello eccelso senza difetti, quello che lascia parlare in tazza e non per appartenenza.

L’articolo ha descritto il caffè partenopeo che investe in formazione da decenni di una grande industria che ha creato l’Accademia in Italia del caffè nella metà anni ’90, tra l’altro in una regione italiana molto complessa in merito al caffè e ai suoi liberi mercati, ma secondo l’autrice, l’azienda in questione non vende principalmente in Italia bensì all’estero.

Non sarebbe più bello difendere le nostre radici italiane, e sforzarci principalmente di vendere in Italia mantenendo le radici del nostro made in Italy di una volta?

Ben so quanto è difficile vendere in Italia a confronto con l’estero. Vendere altrove coinvolge un discorso molto diverso dall’essere artigiani del caffè localmente, e coinvolge dunque una struttura più industriale anche solo per la tutela della freschezza del caffè tostato con i tempi della logistica dell’estero.

Non è controproducente parlare di caffè eccelsi e poi inviarli nei container in giro per il mondo facendoli arrivare alla clientela sì con il marchio made n Italy ma con un caffè tostato mesi e mesi prima, piuttosto che tostare in loco in piccIoli lotti e in modo artigianale?

Di quell’Italia che lavora sul fresco, su suolo italiano e per l’Italia, al di fuori del mondo Specialty, non si è parlato.

Eppure ve ne sono diversi di torrefattori artigianali che ripropongono quei meravigliosi caffè oggi difficili da trovare, ma che continuano ad esistere”.

Cipolla: “Ritengo, non senza dispiacere, che questo articolo rischi di creare delle disuguaglianze e degli inutili conflitti tra diversi professionisti di un medesimo settore i quali lavorano bene ma diversamente”

Cipolla continua: “Ecco la parola chiave è diversamente. C’è un mondo simile ma diverso, e cioè il mondo dei caffè speciali che hanno lavorazioni molto simili se non identiche a molti specialty coffee ma non sono declinati come tali, e i quali mantengono la loro unicità e la capacità di non essere omologati.

Se si parla poi di finanziamenti, anche qui ci sarebbe da raccontare tutta la storia, e cioè che quest’ultimi, sotto varie vesti, esistono anche per quei prodotti di brand eccelsi.

Questi esistono in un sistema di sponsorizzazione di finanziamento diverso da quello descritto dall’articolo, e cioè spesso tramite e per accordi presi tra le parti in modo discreto.

Denuncio queste assurde situazioni da decenni, in molte conferenze e interviste, avendo ricevuto minacce anche molto pesanti. Ma, senza sorpresa, la macchina non si ferma.

Sono d’accordo su quanto scritto in merito alla materia prima: è un dato di fatto che quest’ultima venga venduta a 30 euro al kg ma ne vale 8-12 al kg e il resto va al sistema.

Il sistema in questione coinvolge tutti. Torrefattori, imprenditori titolari dei bar e consumatori. Questi ultimi vogliono spendere poco, e così troppo spesso, inevitabilmente, non pongono la giusta attenzione alla qualità del prodotto (ho presentato la prima tesi di Caffè, gusto e salute con il Dottor Mauro Mario Mariani presente in RAI dal 29 maggio 2008, sedici anni, come nutrizionista).

Cipolla: “Mi trovo in accordo anche con quanto scritto riguardo la tostatura troppo scura utilizzata per coprire i difetti, così come le macchine del caffè sono settate con temperature altissime per bruciare la miscela e nasconderne altri difetti”

Venendo agli specialty, le loro lavorazioni e procedure, già molto diverse dai caffè commerciali, sono oggi forse fin troppo spinte per arrivare a gusti e aromi atti per le bevande a filtro e non per l’espresso.

Ho però sempre difeso il caffè espresso italiano, non in origine singola ma in miscela, poiché non è vero che tutte le miscele sono peggiori delle single origin nel caffè espresso: spesso il caffè risulta più completo in miscela e soprattutto variandola giornalmente si mantiene una costanza nel gusto del caffè proprio perché la natura cambia costantemente e dunque ad ogni macchinata tostata. La miscela è l’espresso, storicamente, ma ovviamente tutto dipende da cosa si utilizza in quest’ultime.

Poi c’è la questione dei caffè speciali senza il bollino specialty.  Questi caffè speciali seguono procedure molto simili o in alcune situazioni identiche agli specialty, quindi sono eccelsi ma da molti professionisti non vengono presi in considerazione perché non fanno parte del loro sistema, sebbene eccelso, e più in generale non rientrano perfettamente nel mondo degli specialty.

Dovremmo quindi stare attenti a non cadere nel parlare di qualità eccelsa ma escludendo a prescindere i prodotti eccelsi come i caffè speciali che non sono considerati come specialty.

In merito a quest’ultimi posso solo aggiungere che sulle procedure agricole e sui processi di lavorazione non c’è nulla da dire: sono assolutamente eccelse.

Ci sarebbe invece tanto da dire sulle fermentazioni anaerobiche controllate, oggi tanto in voga per alcuni, le quali lavorazioni tolgono personalità ai diversi lotti e appiattiscono un po’ tutto, in modo molto simile ai vini troppo lavorati dall’uomo e sulla metodologia del sistema di dare i punteggi Sca sul gusto, i quali denuncio da anni, e che solo recentemente sono stati rivisti ma, a mio modesto avviso non abbastanza per rendere il tutto più adeguato

Inoltre, gli specialty, negli aromi, gusti e struttura, sono nati in fattoria come processi e lavorazioni per i caffè e filtro e non per l’espresso.

Quest’ultimo segue infatti tutt’altro profilo di estrazione del caffè per termica, tempistiche, rapporti caffè-acqua, macinatura ecc. In sintesi, molti di quelli che utilizzano specialty per espresso hanno anche modificato pesantemente la scelta di materia prima intesa come flavor, gusto e aromi.

La tostatura (troppo leggera e chiara per fare uscire il terroir della materia prima) spesso risulta troppo acidula e astringente per il mercato italiano nel caffè espresso. Si sta ora studiando se la tostatura così chiara (non sviluppando abbastanza la parte molecolare delle catene aromatiche) possa forse essere poco digeribile.

Infine, ci sarebbe da dire che il gusto specialty, ad oggi in Italia, rimane spesso difficile da far comprendere, che quelli radicati in questo bel culto, spesso parlano di condivisone e apertura ma di fatto escludono molti che lavorano diversamente bene, e puntano su un gusto e su un sistema di estrazione nel caffè espresso che al momento è ancora per quei pochi, non piace, e che spesso esclude a priori il gusto italiano eccelso di una volta perché da loro non conosciuto e perché difficile da trovare

Immaginate: un bravissimo barista Specialty campione barista che ha lavorato nelle nostre caffetterie ha utilizzato le procedure Sca nelle estrazioni con La Marzocco e, spesso, ricevevamo lamentele sul gusto dallo stesso estratto nei nostri caffè, quando con altri che seguivano le procedure delle estrazioni italiane invece non avevamo.

In Italia, temo, non piaccia purtroppo neanche il prezzo degli specialty: qui i motivi sono da trovare volgendosi alla figura del consumatore.

L’ultimo problema di noi italiani, forse alla pari del prezzo, è che non conosciamo la filiera del caffè perché non abbiamo le piantagioni di caffè in Italia, ma siamo al contempo abbastanza presuntuosi facendoci forti della nostra storia nell’espresso.

Oggi anche la formazione nel caffè è diventata un grande business, e lo specialty, ormai, è purtroppo venduto e proposto anche da molte grandissime aziende e Spa, e di certo non solo dai piccoli artigiani.

Negli USA, dove lo Specialty è nato, abbiamo molti esempi di piccoli torrefattori specialty che hanno iniziato a divulgare questa meravigliosa filosofia agli inizi, e i quali sono poi cresciuti nei fatturati.

Ad un tratto, molte di queste aziende hanno venduto le loro caffetterie, i loro brand o torrefazioni ai grandi gruppi industriali che oggi utilizzano lo specialty.

Sentendo le storie dei loro acquirenti, l’esperienza in tazza è davvero rimasta la stessa così com’era stata pensata in origine? La risposta è assolutamente no. È rimasto solo il brand specialty ma con un’esperienza totalmente diversa.

Quanto specialty vero, quello vero inteso come davvero eccelso, esiste in natura sotto forma di materia prima per servire queste grandi industrie?”

Cipolla sottolinea: “Ci tengo infine a dire che non potrei mai avere nulla da dire in merito alla testata giornalistica in questione, con la quale ho avuto modo di collaborare in più occasioni; ad esempio quando ho avuto il piacere di essere stato da loro inserito in una lista dei migliori torrefattori artigianali in Italia, e in diverse altre graditissime e speciali circostanze”.

Cina: i consumi di caffè superano ormai i 3 milioni di sacchi, produzione a 2 milioni

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bar cinesi cina
La bandiera della Repubblica popolare cinese

MILANO – La Cina come il Giappone e la Corea del sud. Il paese del tè si sta convertendo al caffè e la portata di questa rivoluzione culturale è ormai visibile, a occhio nudo, anche nelle statistiche. Va premesso che i consumi rimangono bassissimi e che l’infuso di Camellia sinensis rimane, di gran lunga, la bevanda preferita nel paese del dragone.

Ma anche un dato pro capite risibile, in un paese con una popolazione di oltre 1,4 miliardi di abitanti, porta a cifre aggregate di tutto rispetto, ormai significative anche su scala globale.

Una riprova arriva dalle statistiche Cecafé sull’export brasiliano del 2023. Le esportazioni verso la Cina sono passate infatti da poco meno di 400 mila sacchi, nel 2022, a quasi un milione e mezzo nel 2023, con un incremento di oltre il 270%.

E intanto, l’associazione degli esportatori brasiliani ha in progetto importanti collaborazioni con Luckin Coffee, la catena di caffetterie cinese ormai prossima a tagliare il traguardo degli 11 mila locali, di cui oltre 5 mila aperti soltanto l’anno scorso.

Ma quanto caffè bevono i cinesi? Secondo le statistiche Ico, i consumi in Cina sono cresciuti del 15%, nell’annata caffearia 2022/23, superando i 3 milioni di sacchi

Un dato sempre molto basso, se rapportato alla popolazione, ma già sufficiente per trasformare in un mercato significativo, anche in termini di volumi, quello che era, sino a non molti anni fa, un puntino minuscolo sulla carta geografica del caffè.

Anche sul piano produttivo, la Cina è ormai un’origine importante. Nello Yunnan, provincia dalla quale proviene il 95% della produzione cinese, le coltivazioni di caffè raggiungono un totale di 84.600 ettari, per un raccolto che ha superato, l’anno scorso, le 114 mila tonnellate o 1,9 milioni di sacchi.

Ed è un segno dei tempi, rimanendo sempre nello Yunnan, che la città di Pu’er, tradizionalmente famosa per il tè (il suo paesaggio culturale delle antiche foreste di tè è diventato da poco patrimonio dell’Unesco), sia oggi anche la capitale del caffè della Cina.

Tanto da costituire la sede ideale per l’International Coffee Expo, manifestazione vetrina del caffè cinese, la cui più recente edizione ha visto la partecipazione, dal 5 al 7 gennaio, di oltre 200 espositori della filiera, soprattutto locali.

In mostra il meglio della produzione cinese: grandi aziende, ma pure produttori più piccoli, alcuni dei quali tostano in proprio il caffè e propongono anche pacchetti agrituristici, che riscuotono un crescente successo.

Merito delle autorità locali, che hanno lavorato per inserire e integrare la filiera del caffè nell’offerta turistica dello Yunnan, con itinerari a tema, visite in piantagione, corsi sul cupping e sulla preparazione della bevanda.

La fiera ha dediato ampio spazio alla tecnologia e alle applicazioni dell’ormai onnipresente intelligenza artificiale

A cominciare dai robot baristi progettati da China Mobile, che servivano il caffè ai visitatori.

Grazie alle connessioni 5G e all’IoT, questi dispositivi intelligenti sono in grado di valutare autonomamente tutti i parametri della preparazione del caffè, dalla macinatura all’estrazione, alla pulizia della machina sfruttando le competenze acquisite e sviluppate attraverso l’intelligenza artificiale.

Secondo China Mobile, queste macchine sono in grado di servire un caffè che non ha nulla da invidiare a quello preparato dai migliori baristi in carne e ossa. Un’affermazione che ha fatto e farà discutere.

Va detto, comunque, che molte delle nuove tecnologie esposte alla manifestazione stanno recitando un ruolo fondamentale nell’elevare gli standard della filiera caffeicola dello Yunnan.

L’introduzione di macchinari e tecniche all’avanguardia ha razionalizzato, in particolare, la lavorazione post raccolta migliorandone la qualità e la sostenibilità ecologica. E favorendo lo sviluppo di produzioni di alta qualità e specialty, sempre più apprezzate dall’industria.

Nespresso: Ethical Coffee Company la accusa per il fallimento e chiede quasi 300 mln

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nespresso Eric Favre capsule
Logo Nespresso

Il presentatore radiofonico e televisivo francese, Jacques Essebag, sta guidando un gruppo di investitori in una battaglia legale contro Nespresso per il fallimento della Ethical Coffee Company, prima società a sfidare il colosso con le capsule compatibili con le macchinette Nespresso. L’azienda richiede a Nespresso una somma di 280 milioni di franchi svizzeri (298 milioni di euro). Leggiamo di seguito parte dell’articolo di Valentina Iorio per il quotidiano Il Corriere della Sera.

Ethical Coffee Company contro Nespresso

MILANO – La richiesta dei danni ammonta a 280 milioni di franchi svizzeri (298 milioni di euro). A confermarlo all’Afp è l’avvocato di Essebag. Il produttore e presentatore televisivo aveva investito 8 milioni di euro tra il 2009 e il 2010 in Ecc in cambio di una partecipazione del 5% nella società.

La guerra delle cialde

A fare causa a Nespresso sono undici creditori di Ecc, società fondata nel 2008 da Jean-Paul Gaillard, ex ad di Nespresso, con l’obiettivo di commercializzare capsule biodegradabili, più economiche e compatibili con le macchine da caffé del colosso del gruppo Nestlé.

Nel 2011, Ecc aveva lanciato le sue cialde in Svizzera ma sono rimaste in commercio solo per poco: Nespresso ha subito intrapreso una battaglia legale contro il proprio ex-top manager, a seguito della quale a Ecc è stato vietato di vendere le sue cialde sul mercato svizzero per tre anni, dal 2011 al 2014.

Il fallimento di Ecc

Nel 2014 gli avvocati di Ecc sono riusciti a far revocare il divieto di commercializzazione delle capsule, ma nel frattempo altri concorrenti si sono affacciati sul mercato. Ed Ecc non è più riuscita a stare al passo, tanto da aver dovuto cessare l’attività nel 2017 e dichiarare fallimento nel 2018.

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Rhea presente al Sigep con le aree umanitarie per Nzatu e Medici senza frontiere

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La macchina Monolite per Medici senza frontiere (immagine concessa)

MILANO – Rhea torna al Sigep di Rimini cogliendo l’opportunità di promuovere la cultura della solidarietà e della sostenibilità ambientale e sociale. Lo stand, oltre a presentare le macchine da caffè dell’azienda e ad ospitare la seconda edizione della competizione tra microroaster, avrà due aree dedicate a Medici senza frontiere (Msf), organizzazione umanitaria internazionale, e Nzatu, Impact Company che opera nell’Africa subsahariana, per raccontare il loro impegno per le persone e per l’ambiente.

Rhea Group al Sigep tra qualità e responsabilità sociale

In occasione di Sigep, Rhea presenterà Monolite per Msf, una nuova versione della macchina concept dell’azienda che interpreta il tema della sostenibilità sociale, realizzata da Rhea per raccontare, attraverso la potenza delle immagini, il lavoro degli operatori di Msf, che portano ogni giorno soccorso sanitario ed assistenza dove il diritto alla cura non è garantito. Monolite diventa così un potente strumento per comunicare e veicolare un messaggio di solidarietà.

La seconda realtà presente presso lo stand di Rhea è Nzatu.com, che, in collaborazione con la ONG Global Conservation Corps (GCC), offre formazione e sostegno alle piccole famiglie di agricoltori impegnate nella produzione di miele e di caffè in grani oltre ad occuparsi della protezione del wildlife e biodiversita nell’Africa subsahariana.

Grazie alle competenze acquisite, piccoli coltivatori possono incrementare la propria capacità produttiva e di reddito, cruciale per lo sviluppo economico e sociale di quest’area. Rhea supporta l’iniziativa di formazione di futuri nuovi operatori del mondo del caffè, fornendo una macchina superautomatica dotata di un carrello modulare, che ne permette la mobilità all’interno delle diverse comunità in cui operano Nzatu e GCC.

“Crediamo molto che l’unione sinergica delle persone sia un importante motore di sviluppo e abbiamo pensato che in un momento di crisi sul piano sociale e ambientale come quello che stiamo vivendo, ha senso portare anche in una fiera di successo come Sigep un messaggio di solidarietà, offrendo al contempo visibilità a chi come MSF e Nzatu è quotidianamente impegnato a supportare i più vulnerabili” Spiega Andrea Pozzolini, ceo di Rhea.

Competizione caffè specialty 2024

Presso lo stand dell’azienda si svolgerà la seconda edizione della competizione Design for All, organizzata in collaborazione con Andrea Lattuada, co-titolare di 9bar, che anche quest’anno vedrà protagonisti 9 microroaster.

Nei primi tre giorni di fiera, i visitatori potranno degustare a rotazione i caffè specialty estratti con la superautomatica rhTT1 di Rhea. Martedì 23, una giuria composta dagli stessi torrefattori e da un giudice SCA, decreterà il vincitore della seconda edizione della competizione Rhea per gli specialty.

“La competizione vuole dare visibilità ai torrefattori e, allo stesso tempo, dimostrare la capacità delle nostre superautomatiche di essere uno strumento ideale anche per estrarre i caffè specialty, garantendo la replicabilità del risultato, sia in termini di caratteristiche che di qualità in tazza” commenta Andrea Pozzolini.

La scheda sintetica di Medici senza frontiere

Medici Senza Frontiere (Msf) è un’organizzazione medico-umanitaria internazionale indipendente che fornisce assistenza medica alle popolazioni colpite da conflitti, epidemie, disastri o dall’esclusione dall’assistenza sanitaria. Le équipe sono composte da decine di migliaia di professionisti sanitari, personale logistico e amministrativo, la maggior parte dei quali assunti localmente.

Le azioni di Msf sono guidate dall’etica medica e dai principi di imparzialità, indipendenza e neutralità. Msf è stata fondata nel 1971 a Parigi da un gruppo di giornalisti e medici. Oggi, è un movimento mondiale di quasi 68.000 persone e ha progetti in più di 70 Paesi, tra cui Ucraina, Afghanistan, Yemen, Gaza e in molte emergenze dimenticate.

La scheda sintetica di Nzatu

Nzatu (“nostro” nella lingua dello Zambia) è una Società di impatto, creata in Zambia dalle sorelle Gwen e Denise Jones, che promuove in Africa l’agricoltura rigenerativa in armonia con la natura, con l’obiettivo di raggiungere tre impatti importanti: Impatto sociale nelle migliaia di piccole comunità di agricoltori, per creare un economia sostenibile e di lunga durata, collegando le comunità ai mercati internazionali; protezione del “ Wildlife” e biodiversità lavorando a stretto contatto con esperte Organizzazioni per la Conservazione; mitigazione del cambiamento climatico attraverso “intercropping” e forestazione.

La scheda sintetica di Rhea Vendors Group

Rhea Vendors Group, fondata da Aldo Doglioni Majer nel 1960, è tra i più importanti produttori al mondo di macchine da caffè. Da oltre sessant’anni, Rhea si contraddistingue per la forte impronta internazionale, design di altissimo livello, tecnologia all’avanguardia ed eccellenza del made in Italy. Con headquarters e produzione in provincia di Varese e filiali in 9 paesi esteri, Rhea ha il vanto di diffondere la cultura del caffè in 100 Paesi di tutto il mondo.

Da player del mondo del vending a precursore nell’utilizzo della distribuzione automatica nei settori del new retail, hotellerie e out of home, Rhea conferma la propria vocazione a interpretare e anticipare un mercato in continua evoluzione. Le nuove proposte di Rhea rivoluzionano il concetto dell’ospitalità, in contesti sia business che residenziali, con una proposta di valore per accrescere l’esperienza della pausa caffè.