sabato 24 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 4065

Il calciatore Antonio Di Natale lancia la linea Caffè Totò

0
caffè totò
Il logo Caffè Totò

UDINE – La chicca l’ha scoperta La Gazzetta dello Sport. Ed è una notizia davvero curiosa. Guardando la classifica dei cannonieri e la posizione della sua Udinese in classifica, non si può certo dire che Di Natale sia alla frutta, ma nonostante ciò l’attaccante bianconero si è concesso… il caffè! Non ci riferiamo alla classica tazzina trangugiata in un bar del Friuli ma del “Caffè Totò”, marchio prodotto a Sorrento e lanciato dallo stesso attaccante napoletano.

Di Natale lancia la linea Caffè Totò

Il Di Natale imprenditore agisce ben coadiuvato da 3 soci, che garantiscono che la miscela venga distribuita in Austria, Serbia e Slovacchia, ma lui stesso diventa una garanzia della qualità del prodotto, dato che è un gran consumatore di espresso: Totò si fa le sue belle 7-8 tazzulelle al giorno! Un piacere al quale non può rinunciare e, come diceva una celebre pubblicità, se non è buono, che piacere è?!

L’unico rischio potrebbe essere rappresentato dallo slogan pubblicitario “Il caffè Di Natale” presupporrebbe che lo si possa bere solo in occasione delle feste di fine anno! Ma non è così: la tazzina di Totò la si può assaporare tranquillamente tutto l’anno: è un aroma pregiato, esattamente come i suoi goal.

Fipe: il 10% delle caffetterie, circa 11.000, è passato a imprenditori arrivati dall’estero

0
Fipe -Confcommercio buoni pasto inflazione donne ristorazione
Il logo Fipe

MILANO – Gli italiani si fanno da parte e 11.000 caffetterie, più del 10 per cento del totale è passato a imprenditori che sono arrivati dall’estero. Così, secondo il centro studi della Federazione Fipe, ad un abbandono pari allo 0,3% da parte degli imprenditori italiani, registrato in tutti i settori nel 2010 sul 2009, corrisponde l’ingresso del 4,5% di imprenditori stranieri. Un ricambio che conferma un andamento ancora più marcato, nel periodo che va dal 2005 al 2009, nel quale il 2,1% di attività lasciate libere dagli italiani sono state occupate dal 28,5% di stranieri.

I lavoratori stranieri nel settore dei pubblici esercizi: l’indagine Fipe

Il centro studi della Federazione italiana pubblici esercizi ha elaborato dati raccolti dalle Eurisko nel 2007 e li ha presentati alla nascita dell’Associazione Internazionale Imprenditori Stranieri (Aiis), riunitasi per la prima volta a Rimini Fiera.

Secondo la Fipe, almeno il 10% di tutti i lavoratori stranieri presenti in Italia (1,6 milioni) è impiegato nel settore dei pubblici esercizi, soprattutto come dipendenti, anche se una buona parte ha occupato anche qui l’area manageriale. In quest’ultimo caso, fra alberghi e pubblici esercizi, si registra una presenza di stranieri dell’8,6% per un totale di 54.437 imprenditori, di cui 24.987 donne.

Quello del ricettivo è il settore più basso verso il quale guardano gli stranieri “ai vertici del comando” che risultano attratti molto di più dal commercio (29,5%), dalle costruzioni (22,2%) e dall’industria manifatturiera (10,1%). Analizzando, però, il settore dei servizi nel suo complesso, dove rientrano anche i pubblici esercizi, non può sfuggire che è proprio qui che si registra la percentuale più alta (35,2%) di imprenditori stranieri. Le nuove etnie dell’imprenditoria in Italia sono concentrate nella fascia di età fra i 30 e 49 anni.

Lavazza, Coffee Design: seminario del caffè del futuro puntato sulla sperimentazione

0
IVS Lavazza Group logo convendum yak emilia coffee
Il logo di Lavazza Group

TORINO – Si è svolto nei giorni scorsi Coffee Design, organizzato da Lavazza con il Politecnico del capoluogo piemontese. Anche questo Il workshop è una iniziativa inserita nel programma di accordo di partnership quinquennale per l’attività di ricerca e sviluppo siglato tra Lavazza e Politecnico il 19 gennaio 2009.

Il seminario Coffee Design con Lavazza

Il seminario aveva l’obiettivo di trasmettere agli studenti del corso di Laurea in Disegno Industriale e Graphic & Virtual Design l’esperienza di Lavazza nella sperimentazione sul caffè, affinché possano indagare visioni possibili e future su questa bevanda provando ad innescare ambiti di ricerca innovativi sul caffè, sulle abitudini di consumo e sulla comunicazione legata a questo prodotto.

Gli studenti hanno lavorato allo sviluppo di nuove idee e progetti sul mondo del caffè, più precisamente su Design e Food-Design: oggetti legati alla preparazione e al consumo del caffè, modalità e concetti innovativi che permettono al caffè di esprimersi in maniera nuova.

Il contributo fondamentale alla realizzazione del seminario è stato dato dal Training Center Lavazza di Torino, una struttura dedicata che da oltre 30 anni si impegna nella formazione e aggiornamento per i professionisti del settore, oltre che alla ricerca e sviluppo di nuovi prodotti e sempre migliore qualità.

Lavazza è stata la prima azienda del caffè a creare nel 1979 un’istituzione dedicata alla formazione, una vera e propria scuola dell’espresso che oggi è ormai una rete con 43 sedi nei 5 continenti finalizzate alla diffusione a livello mondiale della cultura dell’autentico espresso all’italiana.

Il seminario, che è durato una settimana, si è svolto presso la sede della facoltà del corso di studi in Disegno Industriale del Politecnico di Torino (Corso Francia 366) e presso il nuovo Innovation Center Lavazza, la struttura recentemente inaugurata per riunire tre Direzioni: Ricerca e Sviluppo, Design e Ingegneria di Macchine e Sistemi. Questo centro per l’innovazione ospita anche le aule e i laboratori all’avanguardia del Training Center, il centro di formazione e diffusione della cultura dell’espresso italiano nel mondo.

Marcello Arcangeli, Responsabile dello sviluppo nuovi prodotti e dei Training Center Lavazza, è stato il tutor ed ha avuto una parte attiva nella preparazione culturale degli studenti, offrendo occasioni di esperienze aderenti alla loro formazione culturale ma atipiche e legate al mondo del cibo e delle bevande.

Arcangeli ha messo a disposizione degli studenti l’expertise e la competenza in materia di caffè, di design e food design dell’azienda torinese, offrendo nuovi stimoli e suggerendo nuovi percorsi nell’ambito del workshop “Coffee Design”.

Con questa iniziativa, Lavazza ha confermato l’impegno nel promuovere la cultura dell’espresso a livello internazionale, testimoniando l’attenzione che l’azienda vuole dedicare alla formazione, anche attraverso una sempre più sinergica collaborazione con il mondo accademico e, in particolare, con le eccellenze del suo territorio di origine, a cui l’Azienda resta fortemente e sempre più legata, in perfetta sintonia con le sue dimensioni di grande gruppo internazionale.

Green Mountain, socia Lavazza al 7%, stringe un accordo con Starbucks

0
Green Coffee Mountain logo
Il logo Green Coffee Mountain Roasters

BURLINGTON (USA) – La partecipata americana Green Mountain, di cui è socia la Lavazza al 7%, ha stretto un’intesa con Starbucks, prima catena americana di caffetterie, e l’accordo apre al gruppo italiano le porte del promettente mercato Usa del caffè espresso. Per il gruppo italiano guidato da Gaetano Mele, scrive MF, l’accordo non solo ha avuto un impatto finanziario immediato, dato il forte aumento del valore della sua quota in Green Mountain, ma ne avrà uno anche in prospettiva.

Le macchine Keurig (prodotte dalla stessa Green Mountain) non offrono al momento alcun prodotto per la categoria del caffè espresso e sono in molti a credere che su questo stia lavorando Lavazza. Almeno in teoria una cialda Lavazza per le macchine Keurig potrebbe diventare anche il punto di entrata nella catena Starbucks, che oggi offre l’espresso nei propri punti vendita ma senza un particolare marchio, e non ha avuto una genesi facile.

Green Mountain stringe accordo con Starbucks

C’è un interessante dato statistico, continua l’articolo: l’80% dei clienti di Starbucks non ha in casa una macchina da caffè istantaneo, e Keurig controlla l’80% del mercato americano con le sue macchine. Il segmento delle cialde monodose è peraltro quello in maggior crescita nel mercato mondiale del caffè e lo scorso anno Green Mountain ha venduto 2,9 miliardi di cialde da usare con la Keurig, il 75% in più dell’anno precedente.

L’accordo commerciale annunciato ieri prima dell’apertura dei mercati, ha fatto guadagnare il 40% alle azioni di Green Mountain in mattinata. Intanto la rivale di Starbucks, Peet’s Coffee & Tea, esclusa da quest’accordo, ha visto il titolo perdere ieri mattina il 13%.

Il Politecnico di Torino studia i sistemi per rendere possibile il riciclo delle capsule di caffè usate

0
capsule caffè brumen esselunga riciclo politecnico compostabili austria pack-ital bioplastiche
Capsule di caffè (immagine: Pixabay)

TORINO – Sarà il Politecnico di Torino ad occuparsi dei sistemi di recupero o di riciclo delle capsule di caffè usate. E’ il primo risultato dell’incontro che si è svolto all’Innovation Center della Lavazza a Torino dove si erano dati appuntamento i rappresentanti del Comune di toscano di Capannori (Lucca) assieme al Centro di ricerca rifiuti zero, l’Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari, settore del caffè) e il Politecnico di Torino per valutare possibili sistemi di recupero e riciclo delle capsule di caffè.

Il Politecnico di Torino per il riciclo delle capsule di caffè usate

L’incontro era il risultato dell’analisi diffusa nelle scorse settimane attraverso una lettera aperta indirizzata anche alla Lavazza per focalizzare l’attenzione di tutti i soggetti coinvolti sulla difficoltà di smaltimento delle capsule del caffè usa e getta non biodegradabili che attualmente finiscono nel rifiuto indifferenziato.

Alla riunione di Torino hanno partecipato l’assessore all’ambiente del Comune di Capannori, Alessio Ciacci, il responsabile del centro rifiuti zero dello stesso comune, Rossano Ercolini, insieme a due ricercatori che avevano collaborato alla stesura della lettera aperta. Allo stesso tavolo erano presenti anche Valerio Bordoni direttore dell’Aiipa e Gianni Forni responsabile settore caffè della stessa organizzazione che fa capo alla Confindustria.

Per individuare una possibile svolta sullo smaltimento era stato invitato Giovanni Camino del dipartimento scienze dei materiali e ingegneria chimica del Politecnico di Torino che ha chiesto tempo per individuare una strada percorribile allo smaltimento delle capsule del caffè usate.

Caffè e tè migliorano le prestazioni del cervello

0
Il caffè contro il diabete salute ricerche caffeina parkinson cancro alzheimer studio cerebrale genetica sonno fegato reflusso sintetico pressione intestino multimorbilità

MILANO – Recenti ricerche hanno ribadito che chi ha bisogno di concentrazione e di prestazioni cerebrali al massimo può bere tè o caffè. Da queste due bevande arriva la carica giusta. Almeno è quello che è emerso durante recenti ricerche italiane e internazionali, la tradizionale bevanda potrebbe garantire enormi potenzialità benefiche per il cervello.

Caffè e tè: i benefici

Prendersi una pausa e godersi a piccoli sorsi tutto l’aroma intenso del tè può rivelarsi la scelta più azzeccata, per assicurare al cervello l’energia giusta.

Infatti, una sperimentazione recente, pubblicata sulle pagine della rivista scientifica Nutritional Neuroscience, ha sottolineato nuovamente tutte le caratteristiche positive del tè, esaltandone virtù e potenzialità inaspettate, soprattutto per quanto riguarda le attività cognitive e le performance cerebrali.

Spazza via la stanchezza e la conseguente mancanza di lucidità mentale, che rischia di minare il rendimento intellettuale e professionale, e dona al cervello un ritrovato vigore, garantisce una vera e propria ricarica di energia. Ecco quanto è emerso dagli esperimenti realizzati dagli esperti, che hanno coinvolto 44 giovani volontari, sottoponendoli a una serie di test ed esercizi per valutare, misurare e monitorare le loro performance cerebrali.

Assegnati gli esercizi e una serie di compiti ben precisi, durante la loro esecuzione a un gruppo di partecipanti è stato somministrato, dopo 20 e 70 minuti, il tè e agli altri una bevanda placebo.

Analizzando i risultati ottenuti, l’effetto del tè sulle performance cerebrali è stato evidente: i giovani che hanno bevuto il tè hanno ottenuto punteggi maggiori, sia in termini di vigilanza sia di concentrazione.

Il merito? Tutto o quasi di due sostanze, contenute nel tè, un aminoacido, la L-teanina, e la caffeina. Che è presente in percentuale anche maggiore nel caffè: quindi tutti questi benefici si posso allargare anche all’espresso.

Rancilio presenta Classe 7, la nuova macchina da caffè professionaleversatile ed essenziale

0

MILANO – Novità in casa Rancilio. È arrivata Classe 7, una macchina per caffè professionale versatile ed essenziale, realizzata con materiali resistenti, come alluminio e acciaio, che la rendono robusta ed affidabile. Dotata di un sistema di illuminazione ergonomico nella zona lavoro per agevolare il lavoro del barista, Classe 7 è equipaggiata con copriguppi cromati e tutti gli accessori identificativi della gamma Rancilio.

Rancilio presenta Classe 7

Classe 7 è disponibile nella versione automatica e semiautomatica a 2 e 3 gruppi e Compact. La versione automatica può essere configurata anche “Tall”, ideale per catene e coffee shops che erogano bevande in bicchieri di grande formato. Classe 7 sarà disponibile più avanti anche nella versione a leva da 1 a 4 gruppi.

Optional su classe 7 è l’ultimo nato dei sistemi latte di casa Rancilio: YouSteam. Una lancia vapore manuale a due funzioni: la prima per scaldare il latte; la seconda per scaldare e montare il latte.

YouSteam è una lancia estremamente facile da utilizzare che garantisce una crema latte costantemente perfetta per un cappuccino realizzato a regola d’arte.

Starbucks vince in appello contro Kraft Foods: libera di commercializzare i propri prodotti nel grocery

0
starbucks
Il logo di Starbucks

MILANO – Starbucks vince anche il secondo round della vertenza giudiziaria che la oppone a Kraft Foods in merito alla risoluzione dell’accordo di distribuzione dei suoi prodotti nel grocery sottoscritto nel 1998. La corte d’appello del secondo circuito di New York ha confermato infatti venerdì il giudizio di primo grado, reso un mese fa dalla corte distrettuale di New York, reiterando il diniego alla richiesta di Kraft di un’ingiunzione preliminare volta a impedire al colosso americano di assumere il controllo diretto della distribuzione del caffè torrefatto confezionato con i propri marchi prima della conclusione dell’arbitrato tra le parti relativo al risarcimento dovuto da Starbucks a Kraft.

La vittoria di Starbucks

“Siamo giunti alla conclusione che Kraft non abbia portato argomenti sufficienti a dimostrare la presenza di un rischio effettivo e imminente di danno, che non sia compensabile con indennizzo monetario” hanno dichiarato i componenti del collegio giudicante nel provvedimento approvato dopo ore di udienza, durante le quali sono stati sentiti i rappresentanti di entrambe le parti.

“L’istanza di primo grado non ha fatto abuso del suo potere discrezionale – ha dichiarato ancora la giuria – abbiamo preso in considerazione gli ulteriori argomenti proposti da Kraft trovandoli non rilevanti”.

“Pur amareggiati dall’esito del ricorso, rispettiamo la decisione della corte d’appello” ha dichiarato in un comunicato Marc Firestone, vice presidente di Kraft Foods.

L’antefatto

Tutto è iniziato ad agosto quando il gigante di Seattle ha richiesto a Kraft lo scioglimento del contratto di distribuzione sottoscritto nel 1998 e rinnovato nel 2004.

Starbucks offriva 750 milioni di dollari in cambio della rescissione della partnership, ma Kraft rifiutava opponendo la clausola contrattuale che prevede. in caso di recesso. il pagamento dell’equo valore di mercato maggiorato di un premio del 35%.

Secondo stime degli analisti, il solo fair market value si attesterebbe ben al di sopra del miliardo di dollari.

A inizio ottobre Starbucks compiva un nuovo passo indirizzando una lettera a Kraft in cui la accusava di violazione delle pattuizioni contrattuali.

In particolare, di non avere fatto abbastanza per il marketing dei prodotti a marchio Starbucks, di non avere condiviso di importanti informazioni e di avere fatto slealmente concorrenza a Starbucks nella gamma di mercato “superpremium” con le referenze Yuban.

Kraft difendeva, a sua volta, in una lettera, gli sforzi compiuti a favore di Starbucks citando i risultati sulle vendite del caffè di Starbucks, passate dai 50 milioni di dollari del 1998 ai 500 attuali, con una distribuzione in 40 mila punti vendita di tutto il paese (conto i 4 mila del 1998), oltre che in vari Paesi europei.

Il 4 novembre Starbucks annunciava pubblicamente l’intenzione di recedere dal contratto con Kraft, con decorrenza 1° marzo 2011, dando avvio così alla guerra legale tra i due giganti.

L’evoluzione del processo

La compagnia di Northfield, Illinois, annunciava il ricorso all’arbitrato, ma Starbucks non tornava sui suoi passi.

La vertenza si estendeva anche alle cialde Tassimo. Starbucks annunciava infatti anche la fine delle forniture dei dischi Tassimo per il caffè e il tè. Kraft asseriva in sede legale che la piattaforma Tassimo era stata l’unica a offrire i serving a marchio Starbucks e che la partnership aveva dato forte impulso alle vendite.

Accusava infine Starbucks di avere in cantiere una macchina destinata a entrare in competizione diretta con il sistema Tassimo. Lamentava inoltre che la perdita del marchio Starbucks avrebbe sminuito la sua posizione in Gdo mettendo a rischio, sotto molte insegne, il suo status di “category captain” (produttore o distributore scelto dal dettagliante per fornire consigli su come esporre o promuovere una categoria di prodotti).

Il 1° dicembre Starbucks annunciava a sua volta di essere al lavoro con un nuovo partner – Acosta Sales and Marketing – nella predisposizione di una nuova strategia commerciale nel canale grocery.

Leader di settore in nord America, Acosta, che ha sede a Jacksonville (Florida), e conta 65 sedi tra Usa e Canada, si è già occupato con successo della commercializzazione del caffè solubile Starbucks Via. Acosta aiuterà Starbucks a sviluppare le vendite e le strategie di esposizione del caffè confezionato con i suoi marchi e della linea di tè Tazo Tea.

Il giudizio

Il giudice di primo grado ha respinto – come già detto – la richiesta di Kraft di congelare il recesso di Starbucks sino alla pronuncia dell’arbitrato previsto nei mesi a venire. Il giudizio è stato confermato in appello.

La sentenza non riguarda però il contenzioso principale tra le parti, quello relativo alla risoluzione del contratto di distribuzione. La vertenza dunque prosegue e dovrebbe sfociare, nei mesi a venire, in un arbitrato, che potrebbe dare ragione a Kraft e condannare Starbucks a un risarcimento miliardario.

Svezia: trovata elevata quantità di piombo nell’acqua dei distributori automatici di caffè

0
svezia
La bandiera della Svezia

Sono stati trovati nell’acqua del caffè dei distributori automatici di caffè in Svezia livelli di piombo fino a dieci volte superiori ai livelli raccomandati. L’esposizione prolungata o ingestione di piombo può causare danni al sistema nervoso. Leggiamo di seguito l’articolo pubblicato sul portale The Local.

Piombo e caffè in Svezia

STOCCOLMA – Livelli di piombo fino a dieci volte superiori ai livelli raccomandati sono stati trovati nell’acqua dei distributori automatici di caffè in Svezia. Le misurazioni sono state effettuate su macchine da caffè installate a Stoccolma, Institute of Environmental Medicine (IMM) presso il Karolinska Institutet e su quelle che si trovano in una società di costruzioni oltre alla Sveriges Television, la televisione nazionale.

Il piombo è risultato essere rilasciato da componenti in ottone nelle macchine da caffè, ed è stato misurato fino a 150 microgrammi per litro d’acqua.

Secondo la National Food Administration svedese ( Livsmedelsverket ), il limite superiore dei livelli accettabili di piombo nell’acqua potabile è di 10 microgrammi per litro.

L’esposizione prolungata o ingestione di piombo può causare danni al sistema nervoso, così come il sangue e disordini cerebrali. L’esposizione al piombo può anche causare problemi di sviluppo per i bambini non nati e portare ad aborti spontanei.

Dopo il test, l’Imm ha emesso un avviso a tutti i luoghi di lavoro svedese per controllare i livelli di piombo in acqua si trovano in loro caffè distributori automatici. I dati fuori legge sono stati trovati su un modello di distributore automatico di caffè, l’Arena 4010, prodotto dall’olandese De Jong Duca e piazzati in centinaia di luoghi di lavoro dalla società svedese Café Bar di Norrköping.

I controlli sui livelli di piombo

La società ha affittato 1500 Arena 4.010 macchine per il caffè in tutto il paese, corrispondente a circa l’1 per cento dei 95.000 a 100.000 distributori automatici in Svezia, secondo Benny Petersson da vendingföreningen Svenska, titolare di un’altra azienda specializzata, il quale ha precisato che “i controlli sono stati effettuati con la massima serietà, ma anche che non tutte le macchine controllate hanno mostrato livelli di piombo fuori legge”.

“E’ un risultato impressionante e non accettabile, anche se la misurazione fuori legge è emersa in un solo controllo” ha detto Jan Sjögren, responsabile della divisione di controllo dell’agenzia nazionale. Ed ha raccomandato che tutte le società che affittano o distribuiscono distributori automatici di caffè in Svezia verifichino che l’acqua che esce dalle macchine non abbiano livelli di piombo fuori legge.

“Ci sono tutti i motivi per continuare i controlli. Siamo una nazione di bevitori di caffè e non è accettabile che per questo ci tocchi ingerire piombo”, ha concluso.

I giornali svedesi hanno scritto di livelli di piombo eccessivi nell’acqua proveniente da macchine da caffè. I livelli segnalati sono al di sopra dei consueti requisiti per le imprese bere acqua.

De Jong Duke ha scoperto che sono coinvolti in questa vicenda i modelli bean2cup, in quanto contengono componenti in ottone. Altri modelli non sono interessati in quanto non hanno componenti che contengono ottone a contatto con l’acqua, ingredienti o caffè.

La reazione: De Jong Duke spiega le sue ragioni

“I risultati dei vari test effettuati in Svezia presentano risultati molto differenti. E, nonostante la nostra richiesta, non ci sono stati forniti i dettagli delle analisi, il tipo di prove e la metodologia usata. Questo solleva interrogativi e preoccupazioni circa questi test e siamo in grado di verificarne la pertinenza e l’affidabilità.

Tutte le macchine prodotte da De Jong Duke sono costruite secondo le norme vigenti, i regolamenti e linee guida, tra cui quelli europei che fanno riferimento al regolamento UE 1935/2004, 178/2002 e 852/2004. Inoltre non siamo a conoscenza di problemi altrove.

In seguito alle indagini in Svezia abbiamo subito provato diverse nostre macchine secondo le procedure consigliate dalla NSF. I risultati sono sempre stati uniformi ed hanno dimostrato livelli di piombo al di sotto delle raccomandazioni delle linee guida dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) per l’acqua e le bevande.

Continueremo a monitorare la situazione, ma al momento non hanno individuato la ragione di preoccupazione grave per quanto riguarda l’apparecchiatura.

Per tutti i clienti che desiderino livelli di piombo inferiori a quelli di legge disponiamo di componenti adatti.”

A Bologna la fiera al cioccolato: all’ex Gam tre giorni con sfilate a tema

0
bologna cioccolato dick gamberini caffè
La città di Bologna (immagine: Pixabay)

BOLOGNA – Creatività, glamour, dolcezze, gioia, piacevolezze. A tanto si accosta la parola cioccolato. E con buona pace degli psicologi che si affrettano a spiegare le irresistibili voglie di questo alimento (ricordi d’infanzia, bisogno d’affetto e via elencando), ben più utili a placare i nostri sensi di colpa a ogni debolezza sono forse alcune frasi celebri. Tra le migliori, quella di Madame de Sevigné che consigliava di prendere “della cioccolata, perché le compagnie più cattive sembrino buone”.

La fiera al cioccolato di Bologna

A noi piace pensare che il cioccolato è buono e basta. Ed è per questo che vi consigliamo di andare col cuore leggero alla prima edizione di Salon du chocolat di Bologna, ospitata  nell’ex Gam — Galleria d’arte moderna di piazza della Costituzione (con Confcommercio e Ascom bolognese come sostegno).

L’uso del francese qui non è un vezzo, perché questo evento ospitato nei 5000 metri quadri affollati dai migliori maestri cioccolatieri che daranno vita a vere e proprie magie visive e gustative, è parte di un progetto internazionale che lega Bologna ad altri 11 saloni nel mondo.

“Abbiamo deciso di portare l’iniziativa a Bologna perché sei mesi fa siamo venuti qui per la prima volta e ce ne siamo innamorati, così dopo il Giappone e New York eccoci qua”, spiega con voce suadente la creatrice di Salon du Chocolat, Sylvie Douce (quando si dice che il nome è un destino).

15 anni fa a Parigi lei e il suo compagno François Jeantet (lei curatrice di eventi, lui architetto, uniti nel nome del cioccolato) erano dei pionieri. Oggi non fanno che girare il mondo con i loro saloni.

Ma qual è il filo rosso di questa kermesse? “Le idee chiave — spiega Anna Taddonio Serio, direttrice Salon Du Chocolat di Bologna – sono la qualità, il legame artistico e culturale, l’essere vicino al cuore della città e l’aspetto didattico”.

Il cioccolato come protagonista

Cosa vedremo? Innanzi tutto stasera, per l’inaugurazione, il cioccolato salirà in passerella (ex Gam 20.30, ingresso a inviti). La creatività dei cioccolatieri italiani si sposerà alla moda made in Italy e 17 top model vestiranno abiti firmati arricchiti di addobbi, appunto, al cioccolato. Con abbinamenti ad hoc.

E un po’ choc. Ad esempio, Venchi ed Elena Mirò faranno indossare borse a forma di gianduiotto contro l’eccessiva magrezza, per La Molina con John Malkovich in versione stilista una tennista avrà una racchetta di cioccolato, per Majani e Parah vedremo un intimo in stile burlesque, De Bondt e Cecilia Iacobelli hanno pensato a un cioccolatino da scartare. E da domani, una miriade di iniziative invaderà l’ex Gam.

Lo spazio ChocoChef offrirà dimostrazioni e ricette dolci e salate. Quello ChocoKitchen metterà alla prova le famiglie, seguite da rinomati chef, mentre il ChocoLand accoglierà i bambini per simpatici laboratori. Per non dire dello spazio Wine, Fumoir e Beauty, a ricordare tutte le possibili declinazioni del cioccolato.

Spazio anche per la solidarietà, con l’associazione Panificatori Bolognesi che realizzano raviole e tortellini di cioccolato attraverso un lavoro d’equipe tra sfogline, maestri cioccolatieri e addetti alla vendita, e vere opere d’arte.

Come le Due Torri in scala il cui incasso andrà a favore di Fanep e Piccoli Grandi Cuori.

Per saperne di più cliccare qui.