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Agricoltura ed emergenza climatica: per la Fao è prioritario riconvertire al bio

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Il settore del caffè è fortemente impegnato sul fronte della sostenibilità

MILANO – Secondo un rapporto della Fao, incrementare le superfici agricole coltivate a bio è una priorità. Almeno se vogliamo preservare gli equilibri climatici, l’ecosistema e la biodiversità. Il caffè è stato tra i primi settori a muoversi con decisione sul terreno della sostenibilità. E ha assunto in questo campo un ruolo guida promuovendo numerosi progetti pilota. I quali sono stati d’esempio per gli altri comparti agricoli.

L’emergenza climatica è un tema particolarmente sensibile per il caffè

Poiché il climate change mette sin d’ora a rischio il futuro della coltura in tutta la fascia tropicale.

Ma è l’intero paradigma produttivo tradizionale del settore agricolo a essere rimesso oggi in discussione. Così come spiega Simone Santi in  questo interessante approfondimento per Lifegate. Di cui vi proponiamo i passaggi più importanti.

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JULIUS MEINL

Il modello agricolo del ‘900 è finito

Perché non ha consentito accesso al cibo per tutti e reddito adeguato per gli agricoltori e perché ha distrutto la fauna. Ormai a dirlo è anche la Fao. L’organizzazione che della rivoluzione verde è stata grande sostenitrice. Questo senza dubbio significa che è proprio arrivato il momento di puntare sull’agroecologia.

Passare dal 15,4 per cento di superficie coltivata a bio in Italia a fine 2017 al 40 per cento di campi biologici entro il 2027

Ovvero a conclusione del periodo di programmazione della nuova Politica agricola comune (Pac). E’ questo la sfida che pone il rapporto Cambia la terra 2018. “Così l’agricoltura convenzionale inquina l’economia (oltre che il pianeta)” .

Il rapporto evidenza come oggi oltre il 97 per cento degli incentivi pubblici europei venga destinato in Italia a sostenere forme di agricoltura dannose per l’ecosistema e la salute umana, mentre meno del 3 per cento delle risorse pubbliche vada a sostenere il ruolo di difesa ambientale e sanitaria svolto dagli agricoltori bio che invece pagano costi di prevenzione dalle contaminazioni accidentali, costi amministrativi e burocratici più alti per produrre in maniera pulita: la richiesta è dunque quella di quantomeno riequilibrare gli sforzi, nell’ottica appunto del criterio del chi non inquina, non paghi.

Tre proposte per un nuovo paradigma

Sono tre, nel concreto, le proposte lanciate dal comitato Cambia la terra, composto da FederBio, Legambiente, Associazione medici per l’ambiente, Lega italiana protezione uccelli e Wwf, nell’ambito del rapporto, e da mettere in pratica a livello politico.

  • Il primo, spiega Maria Grazia Mammuccini dell’Ufficio di presidenza FederBio, è “scegliere l’agricoltura che dà più risultati sul piano ambientale dandosi un obiettivo concreto” che è appunto “il 40 per cento di produzione bio allo scadere della prossima Pac”.
  • Il secondo è “cominciare a vietare il glifosato, nonostante il rinnovo della Ue all’autorizzazione per i prossimi cinque anni, perlomeno, nelle aree protette dalle direttive europee, dai siti Natura2000 e rimuoverlo dai piani di sviluppo rurale”.
  • Il terzo è “agire sul Piano d’azione nazionale sui pesticidi, chiedendo di ribaltare l’onere: le misure di prevenzione devono essere a carico di chi usa pesticidi, secondo il principio di chi inquina paga, in particolare esigendo il rispetto delle distanze di sicurezza dei campi con pesticidi chimici da quelli bio”.

Verso il declino delle coltivazioni intensive

Tutto ciò per invertire un processo agricolo che fin qui ha generato l’11 per cento dei gas serra che stanno alzando la febbre del pianeta, e che ha contribuito a provocare gli attuali livelli di disboscamento e deforestazione.

La stessa Fao inoltre stima che quasi metà delle terre oggi coltivate intensivamente andranno perse entro il 2050 mentre quelle coltivate con il biologico manterranno stabili i livelli di produttività perché più fertili e con più elevata biodiversità.

A livello governativo, è aperto in questa fase il confronto sull’aggiornamento del Pan pesticidi e sull’aggiornamento della nuova Pac 2021-2027: proprio per questo, spiega il rapporto, “è il momento di fare scelte chiare per ridurre drasticamente l’uso di pesticidi e diffondere l’agricoltura biologica”.

In Italia la Pac del 2013-2020 ha destinato 963 milioni di euro all’agricoltura biologica contro i 41,5 miliardi destini a quella convenzionale.

Simone Santi