venerdì 02 Gennaio 2026
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Cavalli apre boutique con caffetteria all’italiana a New Delhi:“Il futuro è qui in India non più in Cina”

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Cavalli boutique
Cavalli Boiutique

NEW DELHI – Lo stilista italiano Roberto Cavalli è sbarcato in India per annunciare l’apertura di un negozio ed un caffè a New Delhi a cui si aggiungerà presto una simile iniziativa a Mumbai, capitale industriale del paese In una conferenza organizzata nello shopping center Emporio, il più lussuoso della capitale indiana, un Cavalli in vena ha prima divagato sulla «bellezza femminile e sull’amore» e poi spiegato che «molti quando vengono in Asia puntano sulla Cina. Ma sbagliano, perché io vedo il futuro qui, in India. La vostra cultura, i vostri colori – ha sottolineato rivolgendosi ai giornalisti locali – sono fonte della mia ispirazione».

Illustrando i principi del suo lavoro, lo stilista ha ricordato le sue origini artistiche. «Quando dipingevo – ha osservato – sapevo già di essere contro il minimalismo ed ho imparato ad apprezzare i colori e ciò che si definisce ‘animal print’. E ora nel campo della moda sono sempre più convinto che i concetti di minimalismo e donna siano agli estremi opposti».

«Sono orgoglioso di integrarmi nella New Delhi del futuro – ha proseguito – e spero di poter contribuire alla bellezza locale con i miei vestiti ed i miei oggetti». «Ho una passione per i sari, per quelli antichi, per i preziosi ricami», ha proseguito, aggiungendo che «forse il loro stile non è Cavalli, ma gusto, colori e ricami sono speciali ed attraenti».

Cavalli ha portato tutta la sua gamma in India

Proponendo anche alcuni capi dedicati specificamente alla clientela locale. Mentre il nuovo caffè fa parte della serie aperta in varie città. Ed è legato allo spirito del Cavalli Caffè Giacosa del 1815, in Via Tornabuoni a Firenze.

Commentando questa nuova iniziativa, l’amministratore delegato di Cavalli Group, Gianluca Brozzetti, ha detto che «stiamo concentrandoci su una forte espansione su scala mondiale.

Solo nel 2012 abbiamo aperto 62 nuovi negozi. Che propongono tutte le marche (Roberto Cavalli, Just Cavalli, Class e Roberto Cavalli Junior)».

La percentuale italiana del fatturato, ha sottolineato, è del 15-18%. Mentre il resto riguarda Europa Ovest ed Est e Medio Oriente.

«Dopo un rafforzamento realizzato negli Stati Uniti con l’apertura della filiale di New York – ha concluso –; adesso stiamo puntando su Asia-Pacifico, con l’ingresso in India e Giappone».

Il più strano dei suoi locali Starbucks si trova in Giappone: ecco come è fatto

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DAZAIFU (Giappone) – I locali della famosa catena americana di ristorazione Starbucks sono sparsi in tutto il mondo, con uno stile fotocopiato un po’ ovunque. Ma fa eccezione quello inaugurato a Dazaifu, nella Prefettura di Fukuoka. Gli architetti hanno dovuto progettare un locale Starbucks che rispettasse il contesto paesaggistico caratterizzato dal vicino tempio scintoista di Dazaifu Tenmangu. Il risultato è il locale più originale dell’intera catena Starbucks, con uno stile che richiama gli alberi di una foresta.

L’antico tempio Dazaifu Tenmagu è formato da un complesso di diverse strutture costruite tutte in legno, immerse in un parco fra alberi secolari, stagni e cortili caratteristici di quell’epoca. Un complesso che non poteva essere disturbato dalla linea troppo moderna di un bar Starbucks.

Ecco la scelta di un progetto che fosse in completa armonia con l’antico tempio religioso, progettato quasi per accompagnare la meditazione del visitatore anche durante la pausa caffè.

I componenti in legno sono stati disposti su un telaio in una posizione che ricorda gli alberi e i rami di una foresta. Tutti i materiali sono “moderni”, ovvero riciclabili, smontabili e rimontabili altrove. Il risultato è sicuramente ad effetto, forse troppo accattivante per gustarsi un caffè senza suggestive distrazioni.

Sicuramente, se non fosse presente il logo Starbucks, i passanti non si accorgerebbero di trovarsi in un locale della famosa catena americana e, come sempre accade, a qualcuno non è piaciuto così tanto il progetto troppo originale scelto dagli architetti: l’effetto, per i critici, è quello di un cantiere aperto e incompiuto.

A completare il locale c’è un giardino interno con alberi di prugne. Per i giapponesi, del resto,  gli alberi in fiore sono una vera passione, da gustarsi con un buon caffè.

Fonte: dailymail

La ricetta: ecco il tortino di pane e cioccolato

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Tortino
Ecco il,tortino

MILANO – Cominciamo dalle dosi classicamente per 4 persone.

1 kg di pane raffermo
200 gr di zucchero
100 gr di burro
gr 100 di gocce di cioccolato
100 gr di farina 00
N.4 uova
N. 4 pere kaiser
1/2 bicchiere di sambuca al caffe’
1 litro di latte

Mettere a bagno il pane raffermo con un litro di latte (parzialmente scremato a lunga conservazione) per almeno 24 ore.
Montare in un contenitore, di acciaio o vetro, le uova con lo zucchero, aggiungere il burro ammorbidito e continuare a lavorare fino ad ottenere un composto soffice e spumoso.

Incorporare la farina lentamente dall’alto verso il basso aiutandovi con una frusta da pasticceria. In seguito, aggiungere le gocce di cioccolato, le pere tagliate a pezzetti grossi e, infine, la sambuca al caffe’. Strizzate bene il pane preparato il giorno precedente e incorporatelo nel vostro impasto delicatamente.
Imburrate la teglia, metteteci il vostro composto e infornate a 160 gradi per circa 40 minuti.

Completate il piatto con un po’ di fantasia.

chef Francesco Spelta
maestro di cucina
www.anticadimoradivalregina.com

Starbucks pagherà 20 mln sterline di tasse in più dopo polemiche gigante caffè cede a fisco inglese

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davos starbucks
L'insegna di Starbucks

LONDRA – Il gigante del caffè ha ceduto: Starbucks ha comunicato ieri mattina che pagherà più tasse in Gran Bretagna, dopo le aspre polemiche sul limitato contributo al fisco da parte del colosso americano che pure nel Regno Unito ha una presenza massiccia e un’attività molto fruttuosa.  Kris Engskov, direttore generale di Starbucks UK, ha annunciato oggi che la società »pagherà una quantità significativa di tasse per il 2013 e il 2014, a prescindere dal livello di profitto in questo periodo«. Il contributo aggiuntivo al fisco britannico, per questi due anni, sarà di circa 20 milioni di sterline.

“Sappiamo di non essere perfetti”, ha precisato Engskov, sottolineando tuttavia che le polemiche sulla vicenda hanno »colto l’azienda di sorpresa”.

La decisione annunciata oggi, ha quindi spiegato, e; volta a ristabilire un rapporto di fiducia con i clienti. “Dall’inizio della nostra attività commerciale qui – ha detto – abbiamo sempre agito nell’ambito della legge”.

Starbucks: entro il 2017 aprirà 3.000 caffetterie nelle Americhe, nuovi sforzi in Italia ma non sul mercato italiano

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Starbucks
Una cup di Strarbucks

MILANO – Entro il 2017, Starbucks aprirà 1.500 nuove caffetterie negli Usa, che diventano oltre 3.000 se si considera anche l’America Centrale e il Sud America. Ad annunciare il piano d’espansione è stato il presidente e amministratore delegato della catena di caffetterie, Howard Schultz: «già nel 2014 avremo oltre 20.000 punti di vendita in sei continenti». 

Secondo il gruppo, la Cina diventerà il suo secondo principale mercato entro il 2014 soppiantando così il Canada.

Annunciati nuovi sforzi economici anche sul mercato dell’Europa Occidentale. Nessun riferimento all’Italia, dove le caffetterie con la sirena a due code (il logo di Starbucks ispirato al romanzo «Moby Dick») non sono presenti.

Come anticipato lo scorso 14 novembre, il gruppo ha ribadito l’intenzione di guadagnare una posizione da leader nel mercato globale di té e tisane, stimato in 40 miliardi di dollari.

Per centrare l’obiettivo verrà acquisita a fine anno Teavana, azienda nata in Georgia ed operante negli Stati Uniti, Canada e Messico. Starbucks affiancherà il brand al suo marchio Tazo.

Tra le altre novità, potenziate le piattaforme dei social network e si introdurrà un sistema di pagamenti via smartphone.

Salute, il consumo moderato di caffè riduce il rischio di diabete

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MILANO – Bere da tre a quattro tazze di caffè al giorno potrebbe ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Lo afferma un rapporto pubblicato dall’ Institute for Scientific Information on Coffee e presentato al World Congress on Prevention of Diabetes and Its Complications che si è tenuto a Madrid

Il rapporto presenta alcune ricerche precedenti secondo cui un consumo moderato è associato a un abbassamento del rischio del 25%, mentre altri studi hanno evidenziato una risposta dose dipendente secondo cui ogni tazzaaddizionale riduce il rischio relativo del 7-8%.

 «Ci sono diverse teorie sul possibile meccanismo per questo effetto – scrivono gli autori -. Secondo alcuni la caffeina stimola il metabolismo e aumenta il consumo di energia. Mentre altri pensano che alcuni componenti del caffè influenzino il bilancio del glucosio nel corpo.

Alcune teorie invece suggeriscono che il caffè contenga sostanze che possono aumentare la sensibilità all’insulina attraverso meccanismi diversi, ad esempio modulando le infiammazioni».

Il sindaco di Newark per una settimana mangia come un povero. Alla fine scopre che il caffè è un cibo per i soli ricchi. E si lamenta: “Con pochi soldi puoi bere troppo poco caffè”

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NEWARK (Stati Uniti) – Una settimana di pasti usando esclusivamente i ‘food stamps’, i buoni alimentari per i poveri: il sindaco di Newark Cory Booker ha sfidato un elettore che lo segue su Twitter a provare sulla propria pelle la vita nel welfare state. Booker, un democratico, ha lanciato l’insolito esperimento, dopo che Twitwit, uno dell’oltre milione di persone che lo seguono sul sito di microblogging, aveva criticato gli americani «parassiti» che vivono alle spese della pubblica assistenza.

La sfida, in corso questa settimana, ha già messo il sindaco in difficoltà: «Quando hai pochi soldi devi pensare molto più attentamente a quello che compri», ha commentato rammaricandosi di avere acquistato troppo poco caffè.

Booker, che è vegetariano, si è limitato a una dieta di fagioli e verdure. Utilizzando il massimo consentito per una persona destinataria del Supplemental Nutrition Assistance Program. In New Jersey il tetto di spesa mensile è di 133,26 dollari, poco più di quattro dollari al giorno.

Booker, un nero incluso tra i potenziali leader del dopo Barack Obama, è un astro nascente del partito democratico. E potenziale rivale del repubblicano Chris Christie alle prossime elezioni per governatore.

Il suo obiettivo è di mettere sotto gli occhi degli americani. le difficoltà di chi vive nei ghetti delle grandi città che spesso sono «veri e propri deserti alimentari».

Il terzo nero sindaco di Newark, una metropoli in cui i suoi due predecessori sono finiti sotto inchiesta per corruzione, Booker ha 43 anni. E viene da una famiglia middle class.

Studi a Stanford e a Oxford, in aprile si è improvvisato pompiere e ha salvato una donna da un edificio in fiamme.

Denunciate Ryanair e Vueling all’Antitrust. Biglietti aerei online più cari usando le carte di credito

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altroconsumo aereo

MILANO – È una cattiva abitudine nota, sanzionata dall’Antitrust nel giugno scorso, perché illegale, ma che stenta a sparire da parte di Ryanair e Vueling, per questo oggi di nuovo segnalate all’Antitrust da Altroconsumo: far pagare un sovrapprezzo a chi salda con carta di credito l’acquisto online di biglietti aerei.

 La pratica era diffusa; dopo la multa sei mesi fa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato Altroconsumo ha voluto verificare se l’impegno preso da sette delle maggiori compagnie aeree di adeguarsi alla legge, entro il 30 novembre 2012 e altre entro il 1 dicembre 2012 sia stato rispettato.

Cinque compagnie sono risultate in regola con le richieste dell’Antitrust: Air Italy; Alitalia; Blue Panorama; Easyjet; Wizzair.

Ryanair e Vueling continuano ad applicare un sovrapprezzo, realizzando così una pratica commerciale scorretta in barba al decreto legislativo 11/2010 che ha recepito in Italia la Direttiva europea sui servizi di pagamento.

Altroconsumo le ha segnalate oggi all’Antitrust, chiedendo che l’Autorità intervenga immediatamente.

La normativa parla chiaro: i consumatori non possono essere penalizzati, pagando un prezzo più caro perché adottano un sistema di pagamento particolare.

L’offerta del prezzo finale al consumatore deve essere uguale per tutti; è possibile l’opposto: prevedere uno sconto rispetto al prezzo pubblicizzato quando il consumatore utilizzi una certa carta di pagamento.

Questi i risultati dello screening di Altroconsumo sulle sette compagnie aeree, da cui è scaturita la denuncia.

AirItaly

La compagnia si è adeguata. Adesso, fin dall’inizio della procedura d’acquisto, viene pubblicizzato il prezzo completo.

Alitalia

La compagnia si è adeguata. Ora il prezzo pubblicizzato è quello completo, include tutte le spese e, al momento del pagamento, non c’è nessuna spesa aggiuntiva quando si indica la propria carta di credito.

BluePanorama

Anche la Blue Panorama si è adeguata al provvedimento dell’Antitrust.

Easyjet

Anche in questo caso il prezzo pubblicizzato è ora quello completo. La compagnia, però, riconosce (e lo può fare, secondo la legge) uno sconto del 2,5% a chi paga con carta di debito (Visa o Maestro).

Ryanair

La compagnia low cost irlandese non rispetta ancora le regole e la pratica scorretta continua. A chi paga i biglietti con carta di credito, infatti, viene imposta una commissione pari al 2% del totale da pagare.

In particolare viene applicata per carte Visa, Mastercard, Ryanair Visa e Mastercard. Questa non è richiesta per i pagamenti con Mastercard Prepagata, Ryanair Cash Passport, Visa Electron, Visa Connect e Visa Debit.

Vueling

La low cost spagnola continua ad applicare la pratica scorretta. Fa pagare spese aggiuntive diverse a seconda del tipo di carta utilizzata per il pagamento.

I possessori di American Express e Diners Club dovranno pagare 13 euro, 11 euro per carte di credito Mastercard e Visa, pagano 7,50 euro le carte di debito Mastercard e Visa Electron.

Gli unici a non pagare nessuna commissione sono i possessori della carta Vueling Visa: peccato che non sia distribuita in Italia.

Wizzair

La compagnia ora rispetta le regole. Le spese di 12 euro che vengono sommate al prezzo del biglietto vengono indicate sin dall’inizio e non sono legate al pagamento con carta.

Crisi: il quadro dell’Unioncamere sulle aziende in affanno, “Più dura per i piccoli e c’è Una strage di bar: in Italia chiude il 7%”

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Unioncamere crisi
Il logo Unincamere

MILANO – Si allarga, con la crisi, la forbice tra supermercati e piccoli negozi. Mentre i primi, in 4 casi su 10, prevedono di aumentare le vendite nell’ultimo trimestre dell’anno rispetto al trimestre precedente, confidando nelle vendite natalizie, i piccoli sono convinti che nemmeno il consueto scambio di regali porterà benefici al settore. È quanto emerge dalla periodica indagine congiunturale effettuata dal Centro studi di Unioncamere.

Le attese sono ancora negative anche per le imprese industriali, a causa di una contrazione ulteriore delle vendite in Italia solo in parte bilanciata dalla sostanziale tenuta dell’export.

Nel mercato domestico e nella evidente contrazione dei consumi continuano infatti ad annidarsi le maggiori criticità per le nostre imprese, soprattutto per quelle di più piccole dimensioni (come nel caso della filiera turistica, dove per la fine dell’anno non sono attesi miglioramenti), tanto da far emergere una situazione di disagio che potrebbe ulteriormente colpire le regioni economicamente più fragili del Paese, sottolinea Unioncamere.

Le imprese industriali, prosegue Unioncamere, prevedono per la fine del 2012 un ulteriore peggioramento del contesto. Per quasi tutti gli indicatori monitorati resta ancora negativo il saldo fra la quota di imprese con attese di crescita e quella relativa a una ulteriore flessione.

Tuttavia, la quota degli ottimisti prende in alcuni casi a risalire, specialmente per gli ordinativi esteri, dove emerge un saldo positivo (4,8 punti) sia per le piccole, ma di entità più attenuata (2,1), che per le medio-grandi (6,3) imprese.

Non riacquista il terreno positivo, invece, l’outlook in termini di produzione e fatturato, anche se i rispettivi saldi (-11,2 e -9,5) sembrano segnalare una contrazione inferiore rispetto ai trimestri precedenti.

Le prospettive peggiori in termini di produzione e fatturato vengono espresse dal sistema moda, dal comparto metallurgico e da quello del legno-arredo. Più attenuate ma pur sempre negative le attese per la meccanica, le altre industrie (comprendenti alcuni settori del made in Italy, come la gioielleria e la lavorazione di minerali non metalliferi) e il comparto chimico-farmaceutico.

L’alimentare e l’elettronica sono i settori in cui emerge più chiaramente l’ottimismo per le vendite del periodo natalizio (rispettivamente, +6,3 e +7,2 punti il fatturato), a fronte di un rallentamento della produzione, per la quale si esprimono aspettative sostanzialmente neutre.

Entrambi i settori, poi, attendono di ricevere un contributo rilevante anche dagli ordinativi esteri (+16,5 e 22,7 i saldi).

La sfiducia maggiore sul versante della produzione

Emerge nelle regioni settentrionali, con saldi peggiori della media nazionale. Invece, in termini di fatturato è il Sud e Isole ad aspettarsi un andamento particolarmente negativo delle vendite, seguito dal Nord Est.

Le regioni del Centro esprimono l’outlook migliore, sebbene negativo, rispetto a entrambi gli indicatori (-7,5 punti). Nel Centro, Sud e Isole e Nord Ovest si evidenziano previsioni in cui prevalgono le aspettative di aumento degli ordinativi esteri.

Il Nord Est è invece caratterizzato da un sostanziale equilibrio tra ottimisti e pessimisti in entrambe le classi dimensionali.

I risultati a consuntivo del III trimestre 2012 mostrano ancora pesantemente i segni della crisi del tessuto manifatturiero. Su base tendenziale la produzione flette del 6,9%.

Solo il portafoglio ordini esteri limita il calo allo 0,3% (nel confronto con il III trimestre 2011). E la diversa capacità di stimolo tra domanda interna e estera spiega anche la differenza tra l’andamento del fatturato totale (-6,8%) e quello estero (-0,5%).

Tutti i settori e tutti i territori condividono i ridimensionamenti degli indicatori monitorati

Le uniche eccezioni, di segno solo lievemente positivo, sono sperimentate dalle performance dell’export in alcuni settori del made in Italy. Come l’alimentare, il sistema moda e il legno-arredo, e nella chimica. E, tra i territori, dal Nord Est.

Per quanto riguarda il commercio, l’avvicinarsi della fine dell’anno non risolleva complessivamente le prospettive delle imprese commerciali. Questo rispetto al III trimestre (-11,9 punti il gap tra ottimisti e pessimisti). Ma ripropone un differenziale tra le previsioni degli operatori con più di 20 dipendenti e quelli più piccoli (rispettivamente, +31,1 e -28,6 punti).

La distanza nelle prospettive tra le classi dimensionali è particolarmente profonda tra i dettaglianti no-food e la Gdo; per quest’ultima, in particolare, le attese per le vendite legate alle festività sono decisamente positive. Con oltre la metà delle imprese che punta a realizzare aumenti.

Differenziate le previsioni su scala territoriale: il Nord esprime previsioni migliori della media nazionale (-4,7 Nord Ovest e -9,5 Nord Est), mentre al Centro-Sud le prospettive si mantengono peggiori (-15,5 Centro e -16,9 Sud e Isole).

Il consuntivo del III trimestre 2012 su base tendenziale per il commercio è in drastico calo: le vendite perdono l’8,3%. I dettaglianti di prodotti non alimentari subiscono un ridimensionamento del fatturato di oltre il 10%, mentre la Gdo riesce a contenerlo nell’ordine dell’1,5%.

A fronte di una maggioranza di operatori che puntano sulla stabilità dei risultati per il IV trimestre rispetto al III, emerge uno squilibrio a favore dei pessimisti di 12,1 punti, frutto di un sentiment negativo per la generalità delle imprese.

I settori che si attendono criticità più pesanti sono la filiera del turismo (-52,4) e i servizi alle persone (-17,7), mentre Ict e servizi avanzati vedono prevalere le attese di aumento.

I giudizi sul trimestre finale del 2012 sono particolarmente negativi per il Sud e Isole. Nelle regioni del Centro, invece, le previsioni hanno un tono meno fosco.

In linea con la media nazionale le regioni del Nord.

Il consuntivo del III trimestre 2012 per gli ‘altri servizì evidenzia un calo del volume di affari su base tendenziale del 4,8%, frutto di differenze tra piccoli (-5,6%) e medio-grandi (-3,4%) operatori più contenute rispetto a quanto emerge per il commercio.

Tuttavia il segno negativo accomuna tutti i settori e tutte le classi dimensionali, con perdite vicine al 7% per la filiera turistica e le mense e servizi bar, mentre i cali sono meno marcati della media nei servizi avanzati (-3,0%), nella logistica (-3,3%), nell’Ict (-4,5%) e nei servizi alle persone (-4,6%), conclude Unioncamere.

Fca, con una caffetteria nelle filiali in India Torino conta di introdurre così il marchio Jeep

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TORINO – Fca, l’ex Fiat Group Automobiles India Private Limited (FGAIPL) ha annunciato ieri una serie di iniziative intese a rafforzare la sua posizione sul mercato indiano. Queste iniziative includono il lancio ufficiale del marchio Jeep® in India. Nei prossimi anni l’azienda lancerà nove modelli nuovi o fortemente rinnovati dei marchi Fiat e Jeep, incluse la Jeep Wrangler e la Jeep Grand Cherokee che saranno importate verso la fine del 2013.

I veicoli Jeep saranno venduti attraverso una rete di concessionari Jeep che si baserà sul servizio di assistenza e ricambi offerto dalla rete di concessionari Fiat. L’azienda espanderà la produzione interna per includere la nuova Fiat Linea e la nuova Fiat Punto.

«La nostra visione per l’India ruoterà attorno ad una strategia da attuare in tre direzioni» afferma Mike Manley, Chief Operating Officer per l’Asia e Presidente e CEO Jeep Brand.

«Primo, l’introduzione di nuovi veicoli che includeranno presto il leggendario marchio Jeep. Secondo, l’espansione della nostra rete di concessionari indipendenti. E, terzo, importanti iniziative di marketing. Che continueranno a migliorare la nostra presenza e la percezione del marchio sul mercato».

Mike Manley si è recato a Mumbai per incontrare i concessionari e annunciare i dettagli dei nuovi piani relativi a questo mercato. Che includono l’espansione della rete di distribuzione. Passando dagli attuali concessionari condivisi con TATA FIAT. Ai circa 120 concessionari indipendenti previsti nel 2013.

Parte dei concessionari Fiat-Chrysler saranno dotati di un Fiat Caffè. Che offrirà ai clienti l’opportunità di conoscere il patrimonio FIAT. E anche di mostrare innovazioni tecnologiche a livello mondiale del Gruppo Fiat.