venerdì 02 Gennaio 2026
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E a Milano il re del ghiaccio che rifornisce i bar è egiziano

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uomo ghiaccio milano
Hani El Mallah l'uomo che rifornisce di ghiaccio i bar milanese

MILANO – Quel che non gli manca è spirito d’osservazione e fantasia. Hani El Mallah, egiziano 56enne di cui 31 vissuti in Italia, è infatti «Ice man», che è poi il nome che ha dato alla sua azienda. Che rifornisce di ghiaccio tutti i bar di Milano.

Hani produce ghiaccio: attività che ha avviato nel 1990. Oggi viene premiato con il RiconoscimentoIsmu 2012, in occasione della Rapporto Immigrazione (vedi lanci precedenti), «per essere riuscito a realizzare i suoi sogni e ad affermarsi in un Paese straniero attraverso un’idea imprenditoriale unica per originalità» si legge nella motivazione.

Laureato in economia al Cairo, si trasferisce a Milano, dove trova lavoro come operaio al mercato ittico. Ed è qui che gli viene l’idea di diventare il primo fabbricante di ghiaccio a Milano.

Oggi produce 28 tonnellate di ghiaccio al giorno e rifornisce pescherie, alberghi, ristoranti, bar, imprese di catering, ospedali e supermercati.

ALIMENTAZIONE – Il cacao calma la tosse. “La teobromina per risolere la raucedine”

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cacao teobromina

MILANO – Una tavoletta di cioccolato fondente per curare la tosse? Sembra una scusa da golosi per ingozzarsi di cacao, invece è l’indicazione che arriva da un serissimo studio inglese (ancora in corso).

Secondo le prime indiscrezioni, la ricerca che sta coinvolgendo circa 300 pazienti in 13 ospedali britannici sembrerebbe confermare le potenzialità

anti-tosse della teobromina, una componente naturale del cacao.

Basterebbe infatti assumere due volte al giorno per due settimane capsule a base di questa sostanza per ridurre i sintomi nel 60% dei pazienti, sia per la tosse passeggera sia per quella cronica.

Senza gli effetti collaterali della principale sostanza usata al momento contro la tosse, la codeina.

Gli amanti del cacao però devono rassegnarsi: praline e cioccolate calde non sono previste nella cura. Per raggiungere la quantità necessaria di teobromina, bisognerebbe infatti mangiare una tavoletta di fondente al giorno: decisamente troppo.

Per combattere la tosse, si aumenterebbe il rischio di obesità. Va detto inoltre che la teobromina non è una terapia definitiva per la tosse: i sintomi, una volta sospesa l’assunzione delle capsule, tornerebbero a farsi sentire.

LAVAZZA – Giovedì a Milano il colosso di Torino svela le cifre del bilancio 2012, primi dati veri sull’andamento non annunci o sensazioni sulle vendite nei vari canali, dato che Lavazza li presidia tutti, dal Vending ai bar

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L'amministratore delegato della Lavazza Antonio Baravalle
L'amministratore delegato della Lavazza Antonio Baravalle

MILANO – Casa Lavazza. Giovedì all’ora di pranzo – in via Tommaso Grossi 1, l’indirizzo dell’unico Hotel 7 stelle in Italia, l’Hyatt Park Milano – si sapranno i primi dati certi sull’andamento del caffè in Italia.

Dalle ore 13 Antonio Baravalle, amministratore delegato della Lavazza Spa, terrà una conferenza stampa; sulle previsioni per i risultati 2012 e i piani di sviluppo della multinazionale torinese. Che è il secondo torrefattore in Italia per fatturato, alle spalle di Segafredo Zanetti. L’osservatorio che fornirà Lavazza è molto particolare.

Per le dimensioni del colosso di Via Novara e per la particolare diversificazione data al proprio business. Dalla forte spinta data al Vending alle capsule a Modo Mio. A agli accordi transoceanici con GMCR negli Usa.

Ma, per la prima volta, saranno disponibili dati reali, non profezie o sensazioni sull’andamento del comparto.

 

ICO REPORT – Prezzi in caduta libera a novembre (-7,3%)

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Ico
Ico Novembre 2012

MILANO – Prezzi in picchiata a novembre. Secondo le statistiche del Monthly Coffee Market Report, diffuso nel primo pomeriggio di ieri, la media dell’indicatore Ico ha subito, il mese scorso, un arretramento del 7,3% precipitando a 136,35 centesimi per libbra.

Si tratta del valore più basso da maggio 2010, ossia dal mese che precedette l’inizio del possente ciclo rialzista, che ha portato l’indicatore al massimo ultra trentennale di 231,24 centesimi nell’aprile 2011.

In calo generalizzato tutte le voci. Colombiani dolci, altri dolci e brasiliani naturali sono in flessione rispettivamente del 6,2%, del 7,7% e dell’8%.

La variazione negativa più contenuta è quella dei robusta (-6,5%), mentre New York e Londra perdono nell’ordine l’8,6% e il 7,7%.

Il valore dell’indicatore composto risulta inferiore del 29,6% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso e del 35,2% rispetto alla media dell’intero 2011.

È interessante osservare come l’indicatore dei robusta risulti invece pressoché invariato rispetto a 12 mesi prima (+0,4%) e quello del Liffe si sia addirittura marginalmente apprezzato.

E il dato più indicativo è proprio quello del differenziale New York-Londra (media della seconda e terza posizione), che nel giro di 12 mesi passa da 149,47 a 68,40 centesimi, risultando più che dimezzato (-54,24%).

Al di là del consueto corredo di numeri e statistiche sull’andamento di prezzi e differenziali, il dato saliente del mese è costituito dalla prima previsione dettagliata sulla produzione mondiale nell’annata caffearia 2012/13, che viene stimata in poco meno di 146 milioni di sacchi.

Si tratta – è bene premetterlo – di una stima preliminare, che subirà inevitabili aggiustamenti e correzioni, anche consistenti, nei mesi a venire, mano a mano che l’andamento delle campagne caffearie dei singoli paesi si delineerà più chiaramente.

A titolo di raffronto possiamo ricordare, ad esempio, che l’attuale stima (sostanzialmente definitiva) sulla produzione mondiale 2011/12 è superiore di circa 6 milioni di sacchi a quella preliminare che venne fatta nel dicembre del 2011.

Ma andiamo ad analizzare brevemente le previsioni del report.

La produzione mondiale è stimata provvisoriamente nel volume record di 145,964 milioni di sacchi: circa 11,3 milioni di sacchi in più (+8,4%) rispetto alla produzione dell’annata precedente, a sua volta senza precedenti, di 134,621 milioni di sacchi.

Sul risultato incide, in primo luogo, l’abbondantissimo raccolto brasiliano, ma incrementi produttivi si riscontrano, in realtà, un po’ in tutte le regioni geografiche.

A cominciare dall’Africa, dove la produzione risale a 16,785 milioni di sacchi (+13,4%). L’unico paese destinato a subire una parziale battuta d’arresto è la Costa d’Avorio, reduce comunque da un’annata 2011/12 in forte ripresa (quasi un milione di sacchi in più rispetto al 2010/11).

Per quanto riguarda tutti gli altri principali produttori, le variazioni sono precedute dal segno più. Etiopia e Uganda vedranno crescere i loro raccolti rispettivamente a 6,6 e 3 milioni di sacchi. Incrementi spettacolari sono attesi in Tanzania (+71,7%) e Camerun (+53,1%).

In Asia & Oceania si prevede un raccolto in crescita del 3,6% cui dovrebbe contribuire, in primis, una robusta ripresa produttiva in Indonesia e il consolidarsi del trend di crescita dell’India.

Il raccolto del Vietnam, ancorché in consistente flessione (-8,6%), sarà comunque il secondo più abbondante di sempre.

Messico & America centrale supereranno la soglia dei 20 milioni di sacchi, con una produzione in crescita in quasi tutti i paesi. Faranno eccezione l’Honduras – in calo (-9,6%) rispetto al raccolto record dell’anno scorso, ma pur sempre nettamente al di sopra delle medie storiche– e il Nicaragua.

Il raccolto brasiliano, ma anche la parziale ripresa produttiva prevista in Colombia, faranno volare la produzione del sud America a 66,41 milioni di sacchi (+12,8%).

Unica nota negativa, il trascurabile calo produttivo dell’Ecuador e quello, più consistente, del Perù, in fisiologica flessione dopo il raccolto record dell’annata trascorsa.

Tirando le somme possiamo trarre questi prime indicazioni.

Dopo il calo registrato nel 2011/12, la produzione mondiale di arabica tornerà a crescere sfiorando i 90 milioni di sacchi (+10,6%).

La produzione di robusta crescerà per il secondo anno consecutivo attestandosi attorno ai 56 milioni di sacchi (+5,1%).

Colombiani dolci, brasiliani naturali e robusta segneranno consistenti incrementi produttivi, mentre la produzione degli altri dolci resterà sostanzialmente invariata sull’anno precedente.

In termini percentuali si incrementerà la share di brasiliani naturali e colombiani dolci, mentre si ridurrà il contributo degli altri dolci e dei robusta.

Dati Fedecafé Rimane da vedere comunque se la ripresa produttiva della Colombia sarà all’altezza delle aspettative. I dati mensili di Fedecafé, diffusi nella giornata di ieri, non sono del tutto incoraggianti.

La produzione ha subito infatti a novembre un calo del 9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso fermandosi a 770mila sacchi.

L’export è in flessione del 5% a 733.000 sacchi.

Produzione ed export dall’inizio dell’anno solare continuano a essere inferiori a quelli del 2011.

Nel periodo gennaio-novembre 2012, infatti, la produzione è stata pari ad appena 6.840.000 (-3%) e le esportazioni a 6.378.000 (-7%).

Sui dati di novembre – sottolinea la Federazione – ha inciso la decisione dei produttori di procrastinare le vendite in attesa di un aumento del prezzo interno e dei sussidi, che sono stati triplicati a fine mese dal governo.

Nei primi 11 mesi dell’anno sono stati rinnovati ulteriori 110mila ettari circa di piantagioni, in massima parte con varietà resistenti alla ruggine del caffè. “Con tali risultati – afferma ancora Fedecafé – il 2012 si conferma come l’anno in cui si è consolidata la trasformazione della struttura produttiva della caffeicoltura colombiana”.

Export in crescita

Torniamo al report Ico, per ricordare che l’export mondiale è stato a ottobre di 8,9 milioni di sacchi (+17,3%), per un totale, dall’inizio dell’anno, di 92,2 milioni di sacchi.

Ciò costituisce un incremento del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2011 cui hanno contribuito soprattutto le esportazioni di robusta. In particolare quelle del Vietnam, che hanno segnato un impennata dal 46,2%.

Divergenti i trend segnati dalle scorte certificate di Ice e Liffe: le prime sono ai massimi da marzo 2010; le seconde ai minimi degli ultimi 5 anni.

Le scorte totali dei paesi importatori sono stimate, a settembre 2012, in calo di quali 2 milioni e mezzo rispetto allo stesso mese del 2011.

Concludiamo ricordando che Conab pubblicherà il 20 dicembre la quarta stima (presumibilmente definitiva) sul raccolto 2012/13, che non dovrebbe discostarsi di molto dalla precedente.

Nella stessa occasione – secondo quanto riferito dai media brasiliani – potrebbe essere diffusa anche una prima proiezione sul raccolto 2013/14.

È attesa invece per venerdì la pubblicazione della seconda circolare Usda sui mercati e il commercio del caffè, con le stime ufficiali del ministero americano.

Per leggere subito l’originale con tutte le tabelle

http://www.comunicaffe.com/files/coffee_market_report_november_2012.pdf

I caffè aromatizzati più strani e originali. Negli USA le provano tutte per aumentare le vendite di Natale

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caffè aromatizzati

MILANO – Le aziende d’Oltreoceano se le inventano di tutte per convincere quei pochi americani a cui il caffè proprio non piace, almeno nel suo aroma naturale. E la fantasia, anche la più azzardata, non manca affatto: chi più ne ha, più ne metta… Non rimarrebbe che assaggiare qualcuna di queste stranezze.

Come si fa a convincere chi non beve il caffè?

Deve essere stata questa la domanda che si sono fatte certe aziende, e il risultato è stato quello di creare miscele aromatizzate con quei sapori più comuni nelle scelte della gente.

Ai puristi, questa potrebbe sembrare un’idea assurda, ma così non è stato per il marketing di molte aziende.

La risposta del mercato non si conosce ancora, ma tra qualche anno quella che oggi appare come un azzardo, potrebbe rilevarsi la chiave di successo per conquistare quel mercato estraneo completamente al caffè.

E allora quale migliore idea di prendersi la dose quotidiana di energia con un caffè che sa poco di caffè?

Aromatizzandolo con la cannella. Oppure vaniglia e caramello. Questa deve essere stata la risposta degli esperti di Starbucks.

E perché non aggiungere il cognac al sapore del caffè?

Lo si può acquistare direttamente su questo sito (CLICCA QUI), dove promettono una miscela perfettamente bilanciata tra aroma del caffè e quello del cognac. 

 

A qualcuno è venuta l’idea di mischiare il caffè con il jalapeño, peperoncino messicano da cucina, e aggiungerci, come se non bastasse, della noce di cocco. Del resto, anche il cioccolato è stato combinato con grande successo con diversi ingredienti, apparentemente estranei al cacao.

La differenza è proprio nel considerare sempre caffè il rito della tazzina di caffè con quella che potrebbe sembrare una bevanda come tante, ma servita sempre in una tazzina da espresso.

 

Per convincerci della bontà di una caffè aromatizzato alle banane di Panama, questo sito (CLICCA QUI) ci parla prima del banana split, dolce a base di banana con tutte le aggiunte classiche. E, se per loro quel dolce è così di successo, perché non dovrebbe esserlo un caffè alla banana?

Su Amazon si trova in vendita il Christmas Cookies Flavored Coffee (CLICCA QUI), un caffè al gusto di biscotti natalizi. Se volete ordinarlo, in questo momento è addirittura esaurito (del resto siamo sotto Natale…). Ma non preoccupatevi, Amazon vi avviserà subito della disponibilità.

Se non volete azzardare così troppo coi sapori, qui vendono (CLICCA QUIil caffè alla vaniglia e nocciole, e qui quello al pistacchio (CLICCA QUI). Ammettiamolo, questi due sono interessanti.

Ma se l’azzardo è il vostro mestiere, allora dovete assaggiare il caffè alla pancetta, vera regina della dieta di ogni americano, in vendita su Amazon (CLICCA QUI). Però, ci dovete raccontare subito il risultato di tanta curiosità !

E se il caffè corretto è il vostro appuntamento quotidiano, allora potrebbe interessarvi una miscela preparata con il Brandy delle Highlands scozzesi. Lo potete acquistare qui (CLICCA QUI). 

Figuriamoci se poteva mancare il caffè alla Cola, giammai ! Eccolo in vendita qui (CLICCA QUI

Dopo la pancetta e la cola, un vero caffè americano non può dimenticarsi della birra (CLICCA QUI). 

A parte gli azzardi e i sorrisi divertiti, dobbiamo ammettere che la curiosità di assaggiare qualcuno, o forse tutti, di questi caffè aromatizzati alla “pazza” è diventata tanta.

Se per caso vi capitasse di essere in America o di ordinarlo, dateci la vostra opinione.

I tagli mordono: a Londra Est si andrà a scuola al bar. E Scotland Yard pensa di aprire uffici nelle caffetteria

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Londra

LONDRA – Andare a scuola al pub. È quanto rischiano certi bambini residenti nel quartiere londinese di Barking, a est della capitale britannica. I tagli imposti dal governo sarebbero infatti così severi da obbligare il municipio a considerare piani di emergenza per ospitare gli alunni delle elementari.

Le classi sono ormai piene zeppe e i posti non bastano più.

«La situazione è per noi disperata», ha detto al Daily Mirror il vice leader del municipio di Barking e Daghenham Rocky Gill.

«La decisione del governo di tagliare il programma di edilizia scolastica è incredibilmente miope; avrebbe creato posti di lavoro, specie per i giovani, e dato una mano alla ripresa».   

Barking, per far fronte ai suoi obblighi nei confronti della scolarizzazione pubblica, ha dunque deciso di considerare ogni possibilità e prevedere classi d’emergenza. Ecco allora l’ipotesi dei pub ma anche dei tribunali in disuso o dei negozi chiusi per colpa della crisi.

L’idea non resta però confinata nei municipi dell’East London. Scotland Yard sta valutando l’ipotesi di aprire dei «punti di accesso» al pubblico in chiese, bar o stadi come parte integrante della sua strategia per risparmiare denaro pubblico.

Le denunzie, insomma, non si faranno più in commissariato ma, forse, tra un cappuccino e un caffè. Un piano giudicato «ridicolo» da molti deputati. «Rivolgersi alla polizia è spesso l’ultima cosa che le persone vogliono fare», ha tuonato David Lammy del Labour. «Si tratta di un servizio pubblico importante e c’è bisogno di luoghi appropriati».

CRISI /2 – Starbucks regala caffè a chi compra termos

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starbucks crisi
Thermos per la crisi da Starbucks

MILANO – Per la crisi i negozi americani moltiplicano gli incentivi per gli acquisti di Natale. E tra questi, accanto a cioccolatini e sconti sui prodotti, ci sono anche auto Fiat in regalo: autore di questa ricca promozione è la catena Banana Republic, controllata da Gap, che ne ha messe in palio sei pur di attirare consumatori. Le Fiat potranno essere vinte il 12 dicembre, a coronamento di dodici giornate di offerte sempre diverse che il gruppo ha battezzato «12 giorni di gioia».

I regali per la crisi comprendono anche biglietti per il cinema e cosmetici.

Banana Republic non è un caso isolato. Starbucks ha a sua volta lanciato una campagna da dodici giorni in dicembre; vendendo cinquemila speciali carte regalo metalliche a 450 dollari l’una. E offrendo caffè gratuito a chi compra un termos da 30 dollari.

Dietro le promozioni straordinarie per la crisi c’è però una grande preoccupazione. Il timore che la stagione di  Natale, che genera la maggior parte dei profitti annuali dei retailer, deluda. A causa dell’incertezza economica.

Imprese: ogni giorno a Roma ne nascono 1 cinese, 2 a Milano, dove i bar cinesi sono più dei ristoranti

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imprese cinesi
imprese cinesi

MILANO – Nascono ogni giorno, nel 2012, due imprese cinesi a Milano ed una a Roma. Il dato è fornito dalla Camera di Commercio di Milano, che basa la ricerca sui dati del registro imprese ed Istat degli anni 2012, 2011 e 2002. Le imprese cinesi in Italia, in media più giovani (49%) e femminili (44%) delle altre imprese individuali italiane (26% e 26%), sono 41mila, cioè l’11% delle imprese straniere. Le imprese cinesi, specializzate nel commercio al dettaglio, sono cresciute del 232% dal 2002.

I residenti cinesi in Italia sono 210mila, quindi uno su cinque è imprenditore. Napoli è la città in cui in dieci anni la comunità imprenditoriale cinese è cresciuta di più (+692% contro una media nazionale del 232%), Milano quella con il maggior numero di imprenditori (circa 2.800 imprese, il 7% del totale nazionale).

A Milano i bar cinesi sono più dei ristoranti cinesi (17,5% e 9,6%) e il 15% delle imprese è un parrucchiere o un centro massaggi. Però a Milano la crescita decennale della comunità cinese è inferiore alla media nazionale.

A Milano l’imprenditoria cinese si concentra nella parte nord della città: intorno a Chinatown e nella zona 9, con nuove zone di espansione nelle zone 2 e 3, tra i quartieri di stazione Centrale e Città studi.

Tra le vie la più popolata è via Paolo Sarpi. Chiamata Paolo da molti degli immigrati di Wenzhou, città del Zhejiang, nella Cina sudorientale. Con oltre 100 imprese cinesi è il 4% del totale cittadino.

A Roma gli imprenditori cinesi sono abbastanza diffusi sul territorio. Anche se il 17,4% si concentra nella zona compresa tra stazione Termini, piazza Vittorio Emanuele e la Basilica di Santa Maria Maggiore.

Tra le maggiori concentrazioni per via spicca anche la Casilina. Che da sola concentra il 3% delle oltre 2.300 aziende cinesi presenti in città.

A Napoli oltre il 60% delle società ha sede in via Argine e nella zona di vico Duchesca.

Dopo il Kopi Luwak arriva il Black Ivory Coffee, prodotto con le feci degli elefanti tailandesi

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goi Kopy Luwak cacca elefante
Il caffè dalla cacca dell'elefante

MILANO – In principio era il Kopi Luwak, l’ormai celebre caffè ottenuto con la qualificata collaborazione dallo zibetto delle palme comune o Musang (nome scientifico Paradoxurus hermaphroditus), una sorta di gatto-scoiattolo che vive nelle foreste asiatiche. Il simpatico animaletto ha una dieta onnivora, che comprende anche le bacche del caffè di cui è ghiotto e che sceglie con cura selezionando soltanto quelle migliori e più mature.

La parte interna della bacca di caffè non viene digerita, ma gli enzimi digestivi dello zibetto intaccano la parte esterna, eliminando le proteine che conferiscono il sapore amaro.

Il chicco che viene restituito dalle feci presenta così un profilo organolettico unico, con un aroma molto diverso da quello del caffè ottenuto direttamente dai frutti raccolti sulla pianta.

Il marketing ha fatto il resto trasformando questo prodotto stravagante in un squisitezza per gourmet e rendendolo il caffè più caro del mondo.

Tanto che dalla raccolta spontanea si è passati alla produzione intensiva, con relative polemiche sulla sfruttamento degli animali.

Con il tempo i tentativi di imitazione o emulazione (anche chimica attraverso biofermentazione in laboratorioì) si sono moltiplicati coinvolgendo anche altre specie di animali.

Nessuno poteva però immaginare che dall’agile zibetto si potesse arrivare all’imponente elefante asiatico.

L’idea è venuta a Blake Dinkin un uomo d’affari canadese, che ha investito nel progetto 300 mila dollari e arruolato alla causa una ventina di elefanti nella regione del triangolo d’oro della Birmania.

Come nel caso del Kopi Luwak, anche per il Black Ivory Coffee – questo il nome della nuova delizia – si procede alla raccolta manuale e al lavaggio dei chicchi evacuati con le feci.

La lentezza del processo digestivo (tra le 15 e le 30 ore) e la combinazione con gli altri alimenti della dieta vegetariana dell’elefante (canna da zucchero, banane, ecc) conferiscono ai chicchi una personalità organolettica ancora più spiccata e peculiare.

Ma qual è per l’appunto, il gusto del Black Ivory Coffee?

I pochi fortunati che hanno avuto modo di assaggiarlo descrivono una tazza con le seguenti caratteristiche: “cioccolato al latte, noce fresca, terroso con note di speziato e lampone”.

Per il momento la prelibatezza è in vendita nei soli alberghi della catena Anantara Hotels. Del nord della Tailandia, delle Maldive e di Abu Dhabi. Al prezzo – non propriamente promozionale – di 1.100 dollari al chilogrammo.

A giustificarlo, gli alti costi di produzione e l’estrema dispendiosità del procedimento. Ci vogliono sino a 33 kg di ciliegie per ottenere un kg di prodotto finito.

Dinkin è convito di poter fare del suo Black Ivory Coffee una nuova icona della gastronomia mondiale.

Tiene inoltre a sottolineare che il prodotto viene ottenuto nel pieno rispetto degli animali. E degli standard ecosostenibili.

Una percentuale delle vendite va a favore della Golden Triangle Asian Elephant Foundation. E i redditi generati dalla nuova attività stanno producendo ricadute positive sul territorio.

E i volumi di produzione?

Un primo quantitativo di prova di una settantina di chilogrammi piazzato con successo. Dunkin punta a moltiplicare per 6 la produzione del suo avorio nero negli anni a venire.

Il Kopi Luwak fa scuola anche in Perù, dove alcuni produttori utilizzano il coati, una specie di procione.

“Questo animale mangia tantissimi tipi di frutti, per cui si possono apprezzare nel caffè note di papaya e bacche dell’Amazzonia” ha spiegato in un’intervista José Jorge Durand, titolare di Chanchamayo Highland Coffee.

La cooperativa Cecovasa, nel sud del paese, ha avviato una produzione analoga da alcuni anni.

“Mi piace sempre scherzare per tenere alto il morale. E una volta ho fatto una battuta dicendo che gli indonesiani vendono gli escrementi di animale come il caffè più costoso del mondo. Lo ha spiegato il responsabile marketing della cooperativa Miguel Paz. E uno degli associati mi ha preso alla lettera dicendo: posso riuscirci anch’io”.

Lo scorso anno Cecovasa ha commercializzato un centinaio di chilogrammi del caffè di coati. Principalmente verso il Giappone e il Regno Unito, a una media di 30 dollari al chilogrammo.

Ma il prezzo finale di vendita è 4 volte superiore e su alcuni siti di e-commerce supera addirittura i 500 dollari.

CODACONS DENUNCIA – “L’espresso a 1,10 euro a Roma”. In un bar di Viale Europa, «alla faccia della crisi»

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codacons
Il logo di Codacons

MILANO – Un euro e 10 centesimi per una tazzina di caffè espresso. Accade a Roma, in un bar di Viale Europa all’Eur. A denunciarlo è il Codacons che parla di ‘livelli record’, soprattutto visto che non si tratta di un caffè in piazza San Marco a Venezia o in via Condotti a Roma, ma di un bar di quartiere  Codacons, dopo aver ricevuto le segnalazioni degli utenti circa il costo record dell’espresso, ha mandato i propri ispettori a verificare di persona.

«Mentre le famiglie sono in forte crisi e dovranno ridurre anche le spese natalizie. I prezzi continuano a crescere, raggiungendo come in questo caso livelli preoccupanti – afferma il presidente Carlo Rienzi . Ci chiediamo a questo punto cosa faccia l’assessore alla Tutela dei consumatori della Regione Lazio, Teodoro Buontempo, di fronte ad una delle tante dimostrazioni di come il commercio aiuti la crisi: servendoci un caffè… salatissimo».