giovedì 15 Gennaio 2026
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Colombia, i dati di marzo confermano una parziale ripresa produttiva

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MILANO – Produzione ed export in parziale ripresa nel primo trimestre 2013. È la considerazione di fondo che emerge dal report mensile della Federazione nazionale dei produttori di caffè della Colombia (Fedecafé) diffuso venerdì scorso. A marzo la produzione è stata di 617.000 sacchi, in crescita del 7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso, anche se in calo dell’1,28% rispetto ai 625.000 registrati a febbraio 2013.

Colombia: nei primi 3 mesi dell’anno solare corrente sono stati raccolti complessivamente 2.119.000 sacchi

Con un incremento del 26% rispetto al minimo storico di 1.682.000 sacchi di cui al pari periodo del 2012. Positivo anche il raffronto sugli ultimi 12 mesi (aprile 2012-marzo 2013), con una produzione di 8.181.000 sacchi, contro i 7.040.000 sacchi dei 12 mesi precedenti (+16%). La migliorata situazione produttiva si riflette sull’export, che cresce a marzo del 12% risalendo a 678.000 sacchi.

Nell’arco del primo trimestre, gli imbarchi sono cresciuti del 25% sul pari periodo 2012 raggiungendo quota 2.140.000 sacchi

Negli ultimi 12 mesi, infine, le esportazioni sono cresciute dell’8%, per un totale di 7.603.000, a fronte dei 7.017.000 sacchi dei 12 mesi precedenti. Fedecafé sottolinea nel rapporto che tali risultati positivi sono stati realizzati nonostante i flussi commerciali siano stati condizionati dall’agitazione delle organizzazioni di base dei produttori e dall’attesa per l’annuncio delle nuove misure del governo a sostegno del settore.

Caffè Vergnano: l’alleanza con Eataly porta a nuove aperture all’estero e in Italia

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Logo Caffè Vergnano coca-cola
Il logo di Caffè Vergnano

MILANO – rima di Natale prossimo sbarcherà a Istanbul, a Chicago, in Giappone e in due città italiane: Bari e Milano. Caffè Vergnano in alleanza con Eataly, la catena di ristoranti di Oscar Farinetti, va alla conquista di nuovi mercati esteri e punta a espandersi persino in Italia. Con altri partner a breve inaugurerà un coffee shop a Monaco di Baviera, uno a Doha, capitale del Qatar, due in Arabia Saudita, tre a Torino tra fine aprile e settembre, e in autunno sarà la volta di Chioggia e di Biella.

In tutto, sono 15 gli shop a marchio Caffè Vergnano che si aggiungeranno entro questo 2013 ai 57 già esistenti

«Nei prossimi anni vorremmo infine creare una rete di negozi anche in Cina dove siamo alla ricerca di una partnership», spiega Carolina Vergnano, 32 anni, figlia dell’amministratore delegato Franco, e oggi responsabile dello sviluppo capsule per l’azienda di famiglia. Il nuovo volto di casa Vergnano — azienda che ha chiuso il 2012 con ricavi per 68 milioni (+14 per cento rispetto all’anno prima) — parla del piano di sviluppo di una delle più antiche torrefazioni del nostro paese, 131 anni di storia, davanti allo sguardo del fondatore del gruppo ritratto in un quadro appeso alla parete della moderna sala riunioni a Santena, provincia di Torino.

E’ qui che si trovano il quartier generale e gli stabilimenti dove si producono il caffè macinato, il chilo in grani, e dal 2011 anche le capsule (in un nuovo impianto costato 10 milioni di euro). In tutto 13.500 metri quadri di spazio e 22 linee automatizzate. Ed è qui che si sta lavorando a un nuovo prodotto: «Nuove capsule, ma questa volta senza caffè — afferma Vergnano — vogliamo dare la possibilità ai consumatori di sfruttare le nostre macchinette per ottenere altre bevande: quali per adesso è top secret». A Santena si investe nonostante la crisi. Anche se, in perfetto stile sabaudo, ci si muove un passo per volta. E soprattutto non si sente la necessità di ricorrere a quotazioni in Borsa. Il risultato è che, malgrado il calo generale dei consumi che ha colpito il mercato italiano, i fatturati sono in costante crescita da anni. Anzi la società piemontese realizza proprio nel nostro Paese la maggior parte del suo giro d’affari (l’estero vale appena il 23 per cento dei ricavi). Il prezzo generale del caffè tostato venduto ai consumatori in questi anni è salito. Ma i risultati di Vergnano sono in parte dovuti anche alla capacità di innovare, e quindi alle capsule di caffè, quelle create qualche anno fa — che da sole valgono 9,4 milioni di euro sul fatturato — e sono utilizzabili su macchine da caffè di diverse marche, a partire dalla Nespresso. Il nuovo prodotto regala margini di guadagno alti e ha fatto montare su tutte le furie il colosso svizzero di proprietà della Nestlè, arrivato a dar battaglia legale, contestando agli italiani la violazione di tre brevetti. Ma Davide ha battuto Golia. E Vergnano, lo ha decretato un tribunale, ha avuto ragione. Tanto che qualche settimana fa è stata emessa un’ordinanza che intima a Nespresso di non denigrare le capsule italiane. «Sono passati due anni da quando abbiamo lanciato la linea Èspresso1882 — racconta la manager — e il progetto è risultato vincente. L’innovazione nel prodotto è stata la chiave per affrontare la crisi. Il mercato delle cialde e del macinato, ha subito una forte battuta di arresto, anche se ricopre l’80 per cento del mercato del caffè totale. In questi anni circa 200 torrefazioni hanno chiuso i battenti nel nostro Paese». Vergnano oggi ha l’1,5 per cento circa del mercato nazionale (secondo i dati di Distribuzione moderna) e i suoi prodotti seguono vari canali. Quello che dà più soddisfazioni è la grande distribuzione organizzata che pesa sul fatturato per 22,6 milioni di euro (tra capsule e macinato), 18,7 milioni arrivano dal settore Horeca (bar, hotel ), 15 dall’export, 5,6 dal private label (ovvero la produzione per conto e con marchio del distributore), 6,1 milioni da altri canali come vending e Coffee Shop.

Germania e Francia sono tra i primi mercati

Solo sul mercato tedesco sono distribuiti in 4mila supermercati appartenenti a catene come il gruppo Rewe di cui fanno parte le insegne Billa e Penny o del gruppo Saturn. L’azienda adesso guarda con interesse al business delle macchinette del caffè: a dicembre ne ha lanciata una nuova, la Trè, tutta Made in Italy, e ha aperto un sito di ecommerce. Stefania Aoi Fonte: Repubblica Per saperne di più: http://www.repubblica.it/economia/affari-e-finanza/2013/04/08/news/vergnano_lalleanza_con_eataly_porta_nuove_aperture-56167440/

Ico Marzo 2013: stabili i prezzi del caffè con l’indicatore composto invariato  

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jab
Jab Holdings si lancia per conquistare il settore del caffè

MILANO – Prezzi stabili a marzo, con l’indicatore composto virtualmente invariato sul mese precedente e l’arbitraggio arabica/robusta che si restringe ulteriormente toccando i minimi da marzo 2009. Dopo la forte caduta registrata nell’arco dell’intero 2012, si osserva, da alcuni mesi a questa parte, un qualche consolidamento. Così, in apertura, il report mensile Ico diffuso ieri pomeriggio dalla sede londinese dell’organizzazione.

Prezzi stabili: i dettagli del report

In primo piano nel documento gli aggiornamenti sull’emergenza roya in America centrale, con i dati più recenti forniti dai paesi membri e dalle organizzazioni regionali. Il primo bilancio così tracciato è decisamente sconfortante. Il punto Oltre 555mila ettari infestati su un totale di poco più di un milione. Quasi 450mila posti di lavoro a rischio, con una perdita stimata sin d’ora in 2,264 milioni di sacchi corrispondente a mancati introiti per circa 550 milioni di dollari.

Questa la valutazione preliminare dei danni arrecati quest’anno dall’epidemia di ruggine del caffè scoppiata in America centrale secondo Promecafé, l’organismo regionale costituito dalle autorità di 7 paesi dell’area (Costa Rica, El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras, Panama, Repubblica Dominicana), nonché da due prestigiosi istituti di ricerca (il francese Cirad e il costaricano Catie). E le conseguenze per il 2013/14 si preannunciano ancora più gravi, con un impatto potenzialmente devastante sul tessuto socio-economico e la vita rurale di queste nazioni.

L’attuale epidemia è da considerarsi una delle peggiori di sempre

Come è possibile vedere nella tabella 1 del report, che riproduciamo qui sotto per comodità, la malattia ha colpito il 53% dell’ettaraggio complessivo dell’area in esame. Tre paesi hanno già dichiarato lo stato di emergenza fitosanitaria. Il primo in ordine di tempo (già a gennaio) è stato la Costa Rica, dove l’epidemia si è estesa al 64% delle superfici coltivate a caffè. Le perdite di raccolto sono stimate per quest’anno in 74mila sacchi da 60 kg (su una produzione di circa 1,6 milioni di sacchi), ma potrebbero più che triplicare nel 2013/14 attestandosi a 190-230mila sacchi. Il governo ha sottoposto al parlamento un piano di assistenza ai produttori da 40 milioni di dollari. Il Guatemala dichiarato l’emergenza in febbraio, a fronte di una situazione gravissima. Le stime iniziali parlano di 190mila ettari (pari al 69,4% delle superficie coltivate) colpiti dalla piaga, che potrebbe arrecare perdite al comparto per 537mila sacchi su un raccolto di 3,5 milioni di sacchi.

Misure speciali sono state introdotte anche in Honduras dove l’infezione è estesa al 25% delle superfici coltivate e rischia di far perdere, fin da quest’anno, sino a 843mila sacchi su una produzione stimata inizialmente in 5,4 milioni di sacchi. Fattori concomitanti Data la gravità della situazione – si legge nel report – ci si è chiesti se la virulenza del fenomeno fitopatologico sia da attribuire a una qualche mutazione nel ceppo del fungo della ruggine, che lo avrebbe reso più aggressivo e resistente ai trattamenti. Un interrogativo simile si è posto a suo tempo anche in Colombia, dove un analogo proliferare della malattia (la roya ha infestato a inizio decennio sino al 50% delle piantagioni colombiane) ha contribuito a far piombare il settore nella più grave crisi produttiva degli ultimi decenni. Approfondite analisi svolte dal Centro di ricerca sulla ruggine del caffè (Centro de Investigação das Ferrugens do Cafeeiro) – istituzione operante dal 1956 presso l’Instituto de Investigação Científica Tropical (Cifc) di Lisbona – hanno escluso tale ipotesi dimostrando come l’estensione e l’impatto dell’epidemia siano dipesi invece dal ricorrere concomitante di particolari condizioni agronomiche e ambientali. In particolare, gli elevati livelli delle precipitazioni, la minor insolazione dovuta alla copertura nuvolosa e il ridursi delle escursioni giornaliere di temperatura uniti alle conseguenze del minor uso di fertilizzanti (a causa degli alti costi) e alla diminuita capacità di assorbimento dell’acqua da parte del suolo.

È probabile – afferma ancora il report – che lo scenario che ci troviamo ad affrontare attualmente in America centrale sia simile a quello sopra descritto

Non siamo in grado di stabilire se le anomalie climatiche siano connesse, in qualche modo, a un fenomeno di riscaldamento globale indotto dalle attività umane. “È invece innegabile che l’effetto cumulativo di cambiamenti incrementali può portare al superamento di soglie critiche oltre le quali le conseguenze si fanno molto più gravi”. Per fronteggiare la situazione, i ministri dell’agricoltura dei paesi centro americani hanno approvato a marzo un Piano di azione regionale proposto da Promecafé, che prevede una gamma di misure a breve, medio e lungo termine, da attuarsi in concorso e collaborazione con vari organismi internazionali. L’Ico ha espresso il suo appoggio agli sforzi in atto con l’approvazione delle Risoluzione 451 avvenuta durante il più recente Consiglio internazionale del caffè. Nonostante le preoccupanti notizie provenienti dall’area latinoamericana, l’Ico mantiene sostanzialmente invariata la sua previsione sulla produzione mondiale per l’annata in corso stimata in 144,6 milioni di sacchi, pari al 6,4% in più rispetto al 2011/12.

“I danni causati dalla ruggine del caffè in America centrale – si legge ancora nel rapporto – sono stati compensati dall’aumentata produzione in altri paesi, quali il Brasile, l’Indonesia e l’Etiopia”. Anche questo mese, il report non dettaglia la previsione con i dati per i singoli paesi. Consumi in crescita I consumi continuano intanto a crescere a ritmo sostenuto e hanno raggiunto, a fine 2012, quota 142 milioni di sacchi, contro i 139 milioni del 2011, i 136,9 del 2010 e i 132,3 del 2009. Complessivamente, il tasso di crescita medio degli ultimi 4 anni solari è stato del 2,4%. Il contributo più consistente continua ad arrivare dai mercati emergenti e dai paesi produttori, a fronte di una crescita modesta (+0,5%) nei paesi consumatori tradizionali, che hanno risentito sia della maturità dei consumi che delle conseguenze della crisi economica.

Stevia, dolcificante naturale. Ma non esagerare. Vietato ai bambini con meno di tre anni

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stevia
Foglie di stevia rebaudiana

MILANO – Tra i dolcificanti, sta prendendo sempre più piede la stevia. Un edulcorante naturale con un “potere addolcente” fino a 300 volte superiore a quello dello zucchero.

Stevia: meglio fare attenzione

Attenzione però: anche se naturale, la stevia rimane pur sempre un additivo. È quindi meglio non esagerare. Il suo consumo ormai, sta aumentando sempre di più.

A differenza di altri dolcificanti come l’aspartame e la saccarina, infatti, la stevia è un edulcorante naturale di origine vegetale.

Ha un “potere addolcente” fino a 300 volte superiore a quello dello zucchero da cucina. Con il vantaggio di avere zero calorie.

In Europa la sua commercializzazione è stata autorizzata nel 2011

Dopo che l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha stabilito che la stevia non è né cancerogena né tossica.

La si può trovare negli scaffali dei supermercati tra i dolcificanti da tavola o nella lista degli ingredienti di alimenti light. Indicata con la sigla E 960.

Anche se naturale, la stevia rimane pur sempre un additivo

Valgono quindi le stesse raccomandazioni date dall’Inran (l’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione) per tutti gli altri edulcoranti: non darli ai bambini sotto i tre anni e non usarli durante la gravidanza e l’allattamento.

Limitare il consumo di questi prodotti è importante anche per gli adulti. Non è detto, infatti, che un alimento sia più sano solo perché è dolcificato con un ingrediente diverso dallo zucchero.

 

Fonte: Altroconsumo

A lezioni di tè: e c’è anche l’innovativo strumento, il tè siphon

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cerimonia tè Kasia Vermaire tea time tuocha
Un'usanza affascinante diffusa soprattutto in Marocco

PIANO DI SORRENTO (Napoli) – Due incontri per imparare a conoscere ed apprezzare il tè. L’iniziativa si svolge a Piano di Sorrento nella Penisola Sorrentina ed è realizzata dall’Amministrazione Comunale in collaborazione con l’Associazione Cuochi Penisola Sorrentina, l’Associazione Bere Consapevole P.S. e Piano Guitar Festival. Ospite il tea taster Giustino Catalano. Con una nuova maniera di preparare la bevanda: il tè siphon.

Tè siphon: una novità nella cerimonia

Il primo appuntamento si tiene mercoledì 10 aprile alle ore 17.15 e protagonista è “Il Tè alla russa”. Si tratta di un viaggio del tè dalla Cina alla Russia degli Zar e il Samovar strumento innovativo ai tempi di Pietro il Grande. Sono tre diversi i tè da bere alla modalità russa, accompagnati da racconti, spiegazioni e degustazione. A seguire: “Il tè ingrediente di cucina innovativa”.

Il secondo incontro è programmato per venerdì 19 aprile, sempre alle17,15: “Dal Samovar al Tea Siphon”. Con la caduta dell’Unione Sovietica tutto ciò che era antico, tradizionale e tipico è stato messo da parte. Ma da poco si fa strada uno strumento innovativo: il Tea Siphon. Un antico strumento francese dell’ottocento torna in uso ma per il tè. Un tè degustato semplice e con due diverse aromatizzazioni in due sequenze differenti. A seguire: “Il tè ingrediente di cucina innovativa”. Ingresso a prenotazioni fino a esaurimento posti: Tel. 081 5344454 081 5344454 mail: settore3@comune.pianodisorrento.na.it

A Genova, per la crisi chiude la storica torrefazione Mottes

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Piazza de Ferrari a Genova

GENOVA – Un’altra saracinesca abbassata, un altro negozio storico di Genova che getta la spugna: la torrefazione Mottes di via del Campo, tappa obbligata per gli amanti del caffè, ha chiuso. o annuncia un cartello di cessata attività in cui il proprietario Albino ringrazia e saluta gli affezionati clienti. Un brutto colpo per il commercio, per chi ancora resiste alla crisi e all’invasione dei negozi cinesi.

Torrefazione Mottes abbassa le serrande

Poco distante è ancora aperta, ma non si sa ancora per quanto, la storica libreria Assolibro di via San Luca: «la sua chiusura sarebbe un colpo al cuore per questa zona – spiega Alessandro Cavo, presidente dei giovani imprenditori Ascom e titolare del bar omonimo poco distante – Attirava un sacco di gente che altrimenti non sarebbe arrivata sino a qui. Ma io di natura sono ottimista, sennò non continuerei a investire su via San Luca, e mi sono mosso per aiutarli a cercare un’altra sede poco distante». Fonte: il Secolo XIX

A Siena, il Gruppo La Cascina prende in gestione i bar Nannini

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SIENA – Villa dell’Ombrellino Srl, marchio della ristorazione commerciale e del banqueting del Gruppo La Cascina, ha preso in affitto la gestione degli storici bar Nannini di Siena, il Conca d’Oro, il Nannini Toselli e il Nannini Massetana, tutti facenti capo alla famiglia della cantante Gianna e dell’ex pilota di F1 Alessandro. La famiglia Nannini rimane proprietaria dei locali e mantiene alcune forniture tra cui quella del caffè tramite l’omonimo marchio. Nei tre bar Nannini aumenterà anche l’occupazione, salendo a 25 dipendenti (quattro i nuovi assunti).

La Cascina approda in Toscana

Il prossimo 10 aprile presentazione ufficiale dell’accordo a Siena al bar Conca d’oro di via Banchi di Sopra in un evento con personaggi che hanno fatto la storia dei locali Nannini. Con questa operazione il gruppo La Cascina – leader in Italia per la ristorazione collettiva e commerciale, con oltre 34 milioni di pasti serviti in un anno, ricavi consolidati per ristorazione e servizi diversi di oltre 222,3 milioni di euro, e 5400 dipendenti – espande le sue attività in Toscana e nel Centro Italia.

Zicaffè punta alla formazione e alla cultura del caffè in Italia e all’estero

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Zicaffè

MARSALA (Trapani) –  L’azienda Zicaffè ha lanciato una serie di Coffee Masterclass sul caffè espresso, proponendo un’offerta formativa legata al mondo dell’assaggio del caffè espresso e dei suoi vari metodi di preparazione. Anche in Slovacchia è partita la prima Coffee Masterclass organizzata per promuovere e migliorare le competenze dei collaboratori/distributori dell’azienda, al fine di mantenere l’eccellenza qualitativa che parte dall’erogazione dell’espresso in tazza.

Zicaffè: i corsi sono stati strutturati sia con una parte teorica sul caffè espresso

Che con una parte pratica di assaggio sulle varie preparazioni del caffè: ristretto, macchiato, il cappuccino. Il caffè-latte, il caffè americano e infine una piccola parte finale in cui sono stati anche presentati i nuovi modi per creare caffè aromatizzati. Zicaffè lancia una proposta formativa qualificata e approfondita per rispondere alle esigenze del mercato e per soddisfare le aspettative dei professionisti del caffè. Inoltre sono stati presentati i prodotti Zitop della nuova linea Ziextra, adatti per sfiziose preparazioni a base di caffè espresso. Sorprendenti abbinamenti e preparazioni di bevande a base di caffè che ampliano l’offerta dei vari bar e propongono così un modo per differenziarsi dalla concorrenza. Per informazioni: www.zicaffe.com ; www.facebook.com/zicaffe1929

Forti incrementi per il segmento del caffè porzionato in Germania

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futuro sostenibile dkv
I chicci di caffè

MILANO – Dati solidi per il mercato della Germania. Secondo una nota dell’Associazione tedesca del caffè (Dkv), i consumi pro capite si sono attestati nel 2012 a 149 litri superando nettamente quelli di acqua minerale e birra. Complessivamente, i consumi di caffè torrefatto sono stati di 402mila tonn e quelli di solubile di 12.800 tonn. Dati questi che fanno della Germania il terzo consumatore mondiale alle spalle degli Usa e del Brasile.

Dkv: i dati

“La Germania rimane un paese di bevitori di caffè” ha dichiarato Holger Preibisch, direttore esecutivo dell’associazione, che ha sede ad Amburgo, aggiungendo che i tedeschi attribuiscono sempre più importanza alla praticità e alla velocità dei metodi di preparazione, come alla freschezza e alla qualità dei chicchi. La riprova nelle statistiche, che evidenziano una crescita nel 12% del segmento del macinato fresco in grani e ulteriori progressi per quanto riguarda le vendite di caffè porzionato. Il segmento in maggiore crescita è quello delle capsule (+16%), che ha raggiunto le 10mila tonn. Si incrementano inoltre i consumi di caffè in cialde (+2,6%), che arrivano a 31.800 tonn. Cresce inoltre il solubile (+1,2%), i cui consumi raggiungono le 12.800 tonn, grazie al buon andamento delle vendite nel segmento dei preparati istantanei “Xin1”, che hanno raggiunto le 3mila tonn, con un incremento del 25% sull’anno precedente. Bene anche vendite di prodotti certificati (sostenibili ed equosolidali), che costituiscono il 4% del mercato. Il tradizionale caffè filtro continua a prevalere nei consumi domestici e nei luoghi di lavoro, con 294.100 tonn di caffè riconducibili a questa modalità di preparazione, ma la sua quota sul totale è in calo a favore dei sistemi per il caffè porzionato e delle macchine superautomatiche.

Brasile: export di marzo in netta ripresa (+11,2%) secondo i dati Cecafé Cresce la quota a valore dei caffè differenziati (+15,8%) In calo le esportazioni verso l’Italia (-3,2%) e il Belgio (-1,99%)

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MILANO – Secondo i dati preliminari diffusi la scorsa settimana dal Consiglio degli esportatori di caffè del Brasile (Cecafé), l’export di caffè in tutte le forme del primo produttore mondiale ha segnato il mese scorso un +11,2%, risultando pari a 2.513.434 sacchi, contro i 2.260.939 registrati a marzo 2012. La voce più importante è costituita dall’export di caffè verde, che è risultato pari a 2.225.147 sacchi, di cui 2.167.127 di arabica (+12,6%) e 58.020 di robusta (-27%). Le esportazioni di caffè trasformato raggiungono un totale di 288.287 sacchi (+12,2%), di cui 286.067 di solubile (+13,4%) e 2.220 di torrefatto (-52,7%). Ai maggiori volumi fa riscontro un calo a valore del 17,6% a 466,057 milioni di dollari, contro i 565,387 milioni dello stesso mese di un anno fa. Il prezzo medio per sacco è stato di 185,43 dollari contro i circa 250 dollari dello stesso mese del 2012, pari a un calo del 25,8%.

Brasile: il volume complessivo dell’export nel primo trimestre 2013 risulta pari a 7.271.023 sacchi

In crescita del 9,8% rispetto ai 6.624.352 sacchi dello stesso periodo 2012. Il dato a valore segna una flessione del 18,8% fermandosi a 1,402 miliardi di dollari contro gli 1,727 miliardi dei primi 3 mesi dell’anno solare 2012. L’export di caffè verde raggiunge quota 6.488.271 sacchi (+9,5%), di cui 6.354.203 di arabica (+10,4%) e 134.068 di robusta (-21%). Le esportazioni di caffè trasformato salgono a 782.752 sacchi (+11,6%), di cui 777.924 di solubile (+12,9%) e 4.828 di torrefatto (-60,1%). In termini disaggregati, l’export di arabica costituisce l’87,4% del totale, quello di solubile il 10,7% e quello di robusta l’1,8%.

Trascurabile l’apporto del caffè torrefatto

La quota riconducibile ai cd. “caffè differenziati” è stimata nell’ordine del 15,8% del totale a volume (pari a 1.145.305, di cui 1.123.945 di arabica e 21.360 di robusta), per una partecipazione complessiva a valore (arabica+robusta) del 19,8%. La parte più consistente dell’export (81,38%) ha preso la strada dei paesi importatori tradizionali , verso i quali sono stati esportati 5.427.361 sacchi di caffè arabica (+10,3%), 117.833 di robusta (-14,3%), 367.197 di solubile (+7,3%) e 4.744 sacchi di caffè tostato (-58,2%), per un totale di 5.917.135 sacchi (+9,4%).

Cresce del 25,3% l’export del Brasile verso i paesi importatori emergenti

Che raggiunge i 943.745 sacchi, di cui 667.557 di arabica (+25,9%), 5.570 di robusta (+6,3%), 270.612 di solubile (+24,3%). In calo l’export verso i paesi produttori e gli altri mercati, pari rispettivamente a 125.633 sacchi (-9,6%) e a 284.510 sacchi (-11,4%). Rispetto alle grandi aree geografiche, l’Europa ha assorbito il 52% delle esportazioni a volume, l’Asia il 23%, l’America del nord il 21% e l’America del sud il 2% (Africa e Oceania si ripartiscono, più o meno alla pari, il rimanente 2%). Guardando ai singoli paesi, gli Usa rimangono il più importante mercato di destinazione con un totale di 1.397.313 sacchi (+11,57%) seguiti a breve distanza dalla Germania, con 1.302.877 sacchi (+2,48%). Con un rilevantissimo incremento delle importazioni (+65,78%), il Giappone si colloca al terzo posto 799.828 sacchi scavalcando l’Italia (-3,2%) e il Belgio (-1,99%), che si fermano rispettivamente a 654.417 e 474.799 sacchi.

La parte più consistente degli imbarchi è avvenuta via i porti di Santos (81%) e Rio de Janeiro (14,2%)

Tra luglio 2012 e marzo 2013, l’export totale è stato di 22.952.887 sacchi, per un fatturato di 4,647 miliardi, in calo rispettivamente del 3,4% a volume e del 28% a valore rispetto al pari periodo precedente. Al calo delle esportazioni di caffè verde, che sono state di 20.294.928 sacchi (-4,6%), fa riscontro un incremento delle vendite dall’estero di caffè solubile (+7,4%). “Sulla scorta dei risultati osservati nel primo trimestre dell’anno in corso ci attendiamo un incremento dell’export del 6-7% nell’arco dell’anno solare 2013 – ha dichiarato il direttore generale di Cecafé Guilherme Braga – I prezzi, quasi costantemente in calo nell’arco degli ultimi 24 mesi, stanno dando anch’essi dei segnali di recupero”.