giovedì 15 Gennaio 2026
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COLONIA – Per la quarta volta Eu’Vend assegna il premio per l’innovazione “Vending Star”

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futuro del vending Il logo euvend & coffeena
Il logo euvend & coffeena

MILANO – Per la quarta volta Eu’Vend assegna il premio per l’innovazione “Vending Star”. La Koelnmesse, è lapromotrice. Assieme all’Associazione tedesca della distribuzione automatica (sigla BDV), come ente patrocinatore di Eu’Vend.

Unite, hanno lanciato nel 2007 questo concorso per l’innovazione; con l’obiettivo di accelerare l’elaborazione di idee innovative nel campo della distribuzione automatica. Stimolando così ulteriormente lo sviluppo del mercato del vending.

Una giuria costituita da esperti internazionali sceglierà le quattro migliori candidature per categoria

Nominandole per la “Vending Star”. Il vincitore sarà premiato allo Eu’Vend con la Vending Star 2013. Mentre i candidati nominati potranno presentarsi gratuitamente nell’area dedicata “Vending Innovations”, allestita nell’ambito della la fiera.

Le aziende interessate a partecipare possono candidarsi ancora fino al 24 maggio. Il salone Eu’Vend si tiene congiuntamente con la fiera del caffè coffeena a Colonia dal 19 al 21 settembre 2013.

Motivo e obiettivo del concorso

Innanzitutto, ottimizzare i servizi basati sulla distribuzione automatica. Stimolando in tal modo tutti i protagonisti del mercato specializzati nel vending.

Poi, ampliare le possibilità e i settori di applicazione dei distributori automatici e, di conseguenza, i servizi che possono offrire.

Le prestazioni verranno valutate suddivise in quattro categorie:

1.       Dotazioni tecniche (distributori per la vendita, sistemi di pagamento, periferiche di supporto per distributori automatici e sistemi di pagamento incorporati).

2.       Mezzi ausiliari per ottimizzare il funzionamento dei distributori automatici (ad es. lettori, mezzi di trasporto, soluzioni IT, materiale pubblicitario; rivestimenti, bicchieri su misura per distributor; mezzi per ottimizzare le procedure di riempimento o di pulizia degli apparecchi).

3.       Concetti (nuove idee per il vending).

4.       Prodotti innovativi (prodotti adatti all’erogazione o preparazione mediante distributori automatici).

Il concorso è aperto ad aziende e persone fisiche.

La scelta sarà ispirata sostanzialmente ai seguenti criteri di valutazione:

•        grado di funzionalità

•        livello di ergonomia (per le dotazioni tecniche e i mezzi ausiliari)

•        potenzialità innovative rispetto a distributori, mezzi ausiliari, idee

         e prodotti esistenti.

La “Vending Star” verrà assegnata durante la “Eu’Vend & coffeena Night”, il 20 settembre 2013. I candidati nominati presenteranno i loro lavori allo Eu’Vend, nel padiglione 9, nell’ambito della rassegna speciale “Le innovazioni del vending”.

Le informazioni sulle condizioni di partecipazione al concorso possono essere richieste alla Koelnmesse (euvend@koelnmesse.de) e all’Associazione tedesca della distribuzione automatica (info@bdv-vending.de).

Inoltre, è possibile scaricare le informazioni dal sito di Eu’Vend

(www.euvend-coffeena.com) e della BDV (www.bdv-vending.de).

Per saperne di più:

www.euvend-coffeena.com

Ferrero, per la Nutella solo 100% olio di palma certificato Rspo

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Nutella produzione Nutella, la crema spalmabile più famosa
Nutella, la crema spalmabile più famosa e meno cara

MILANO – Usare olio di palma non certificato può costare caro al produttore. Così il gruppo Ferrero, minacciato lo scorso autunno in Francia di una tassa del 300% sulla Nutella, ha assicurato di utilizzare per questo prodotto solo olio di palma sostenibile “certificato al 100%” sponsorizzato dal Rspo, l’Authority che regola i produttori di questa materia prima.

La stessa società ha precisato che questa misura, oltre al complesso francese di Villers-Ecalles (vicino Rouen), interessa altri due suoi siti produttivi: quello in Italia e quello in Germania.

Ferrero ha ricordato che la certificazione Rspo è su “tutte le forniture di olio di palma in tutto il mondo” a partire dal 2014.

Da ricordare che in novembre i senatori francesi hanno tentato, invano, di votare l’applicazione di una sovrattassa sulla Nutella motivandola con il pericolo che rappresenta l’olio di palma per la salute e l’ambiente.

Ferrero: per la Nutella solo 100% olio di palma certificato Rspo

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MILANO – Usare olio di palma non certificato può costare caro al produttore. Così il gruppo Ferrero, minacciato lo scorso autunno in Francia di una tassa del 300% sulla Nutella, ha assicurato di utilizzare per questo prodotto solo olio di palma sostenibile “certificato al 100%” sponsorizzato dal Rspo, l’Authority che regola i produttori di questa materia prima.

Rspo ha precisato che questa misura, oltre al complesso francese di Villers-Ecalles (vicino Rouen), interessa altri due suoi siti produttivi

Quello in Italia e quello in Germania. Ferrero ha ricordato che la certificazione Rspo è su “tutte le forniture di olio di palma in tutto il mondo” a partire dal 2014. Da ricordare che in novembre i senatori francesi hanno tentato, invano, di votare l’applicazione di una sovrattassa sulla Nutella motivandola con il pericolo che rappresenta l’olio di palma per la salute e l’ambiente.

ICO 03/2016: prezzi stabili con l’indicatore invariato su febbraio

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MILANO – Prezzi stabili a marzo, con l’indicatore composto virtualmente invariato sul mese precedente e l’arbitraggio arabica/robusta che si restringe ulteriormente toccando i minimi da marzo 2009.

Dopo la forte caduta registrata nell’arco dell’intero 2012, si osserva, da alcuni mesi a questa parte, un qualche consolidamento.

Così, in apertura, il report mensile Ico diffuso ieri pomeriggio dalla sede londinese dell’organizzazione.

In primo piano nel documento gli aggiornamenti sull’emergenza roya in America centrale, con i dati più recenti forniti dai paesi membri e dalle organizzazioni regionali. Il primo bilancio così tracciato è decisamente sconfortante.

Il punto Oltre 555mila ettari infestati su un totale di poco più di un milione. Quasi 450mila posti di lavoro a rischio, con una perdita stimata sin d’ora in2,264 milioni di sacchi corrispondente a mancati introiti per circa 550 milioni di dollari.

Questa la valutazione preliminare dei danni arrecati quest’anno dall’epidemia di ruggine del caffè scoppiata in America centrale secondo Promecafé, l’organismo regionale costituito dalle autorità di 7 paesi dell’area (Costa Rica, El Salvador, Giamaica, Guatemala, Honduras, Panama, Repubblica Dominicana), nonché da due prestigiosi istituti di ricerca (il francese Cirad e il costaricano Catie).

E le conseguenze per il 2013/14 si preannunciano ancora più gravi, con un impatto potenzialmente devastante sul tessuto socio-economico e la vita rurale di queste nazioni.

L’attuale epidemia è da considerarsi una delle peggiori di sempre. Come è possibile vedere nella tabella 1 del report, che riproduciamo qui sotto per comodità, la malattia ha colpito il 53% dell’ettaraggio complessivo dell’area in esame.

Tre paesi hanno già dichiarato lo stato di emergenza fitosanitaria.

Il primo in ordine di tempo (già a gennaio) è stato la Costa Rica, dove l’epidemia si è estesa al 64% delle superfici coltivate a caffè.

Le perdite di raccolto sono stimate per quest’anno in 74mila sacchi da 60 kg (su una produzione di circa 1,6 milioni di sacchi), ma potrebbero più che triplicare nel 2013/14 attestandosi a 190-230mila sacchi.

Il governo ha sottoposto al parlamento un piano di assistenza ai produttori da 40 milioni di dollari.

Il Guatemala dichiarato l’emergenza in febbraio, a fronte di una situazione gravissima.

Le stime iniziali parlano di 190mila ettari (pari al 69,4% delle superficie coltivate) colpiti dalla piaga, che potrebbe arrecare perdite al comparto per537mila sacchi su un raccolto di 3,5 milioni di sacchi.

Misure speciali sono state introdotte anche in Honduras dove l’infezione è estesa al 25% delle superfici coltivate e rischia di far perdere, fin da quest’anno, sino a 843mila sacchi su una produzione stimata inizialmente in 5,4 milioni di sacchi.

Fattori concomitanti Data la gravità della situazione – si legge nel report – ci si è chiesti se la virulenza del fenomeno fitopatologico sia da attribuire a una qualche mutazione nel ceppo del fungo della ruggine, che lo avrebbe reso più aggressivo e resistente ai trattamenti.

Un interrogativo simile si è posto a suo tempo anche in Colombia, dove un analogo proliferare della malattia (la roya ha infestato a inizio decennio sino al 50% delle piantagioni colombiane) ha contribuito a far piombare il settore nella più grave crisi produttiva degli ultimi decenni.

Approfondite analisi svolte dal Centro di ricerca sulla ruggine del caffè

(Centro de Investigação das Ferrugens do Cafeeiro) – istituzione operante dal 1956 presso l’Instituto de Investigação Científica Tropical (Cifc) di Lisbona – hanno escluso tale ipotesi dimostrando come l’estensione e l’impatto dell’epidemia siano dipesi invece dal ricorrere concomitante di particolari condizioni agronomiche e ambientali.

In particolare, gli elevati livelli delle precipitazioni, la minor insolazionedovuta alla copertura nuvolosa e il ridursi delle escursioni giornaliere di temperatura uniti alle conseguenze del minor uso di fertilizzanti (a causa degli alti costi) e alla diminuita capacità di assorbimento dell’acqua da parte del suolo.

È probabile – afferma ancora il report – che lo scenario che ci troviamo ad affrontare attualmente in America centrale sia simile a quello sopra descritto.

Non siamo in grado di stabilire se le anomalie climatiche siano connesse, in qualche modo, a un fenomeno di riscaldamento globale indotto dalle attività umane.

“È invece innegabile che l’effetto cumulativo di cambiamenti incrementali può portare al superamento di soglie critiche oltre le quali le conseguenze si fanno molto più gravi”.

Per fronteggiare la situazione, i ministri dell’agricoltura dei paesi centro americani hanno approvato a marzo un Piano di azione regionale proposto da Promecafé, che prevede una gamma di misure a breve, medio e lungo termine, da attuarsi in concorso e collaborazione con vari organismi internazionali.

L’Ico ha espresso il suo appoggio agli sforzi in atto con l’approvazione delleRisoluzione 451 avvenuta durante il più recente Consiglio internazionale del caffè.

Nonostante le preoccupanti notizie provenienti dall’area latinoamericana, l’Ico mantiene sostanzialmente invariata la sua previsione sulla produzione mondiale per l’annata in corso stimata in 144,6 milioni di sacchi, pari al 6,4% in più rispetto al 2011/12.

“I danni causati dalla ruggine del caffè in America centrale – si legge ancora nel rapporto – sono stati compensati dall’aumentata produzione in altri paesi, quali il Brasile, l’Indonesia e l’Etiopia”.

Anche questo mese, il report non dettaglia la previsione con i dati per i singoli paesi.

 

Consumi in crescita

consumi continuano intanto a crescere a ritmo sostenuto e hanno raggiunto, a fine 2012, quota 142 milioni di sacchi, contro i 139 milioni del 2011, i 136,9 del 2010 e i 132,3 del 2009.

Complessivamente, il tasso di crescita medio degli ultimi 4 anni solari è stato del 2,4%.

Il contributo più consistente continua ad arrivare dai mercati emergenti e dai paesi produttori, a fronte di una crescita modesta (+0,5%) nei paesi consumatori tradizionali, che hanno risentito sia della maturità dei consumi che delle conseguenze della crisi economica.

 

Per leggere subito l’originale con tutte le tabelle :
http://www.comunicaffe.com/files/coffee_market_report_march_2013.pdf

Caffè Vergnano: l’alleanza con Eataly porta nuove aperture

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MILANO – Prima di Natale prossimo sbarcherà a Istanbul, a Chicago, in Giappone e in due città italiane: Bari e Milano. Caffè Vergnano in alleanza con Eataly, la catena di ristoranti di Oscar Farinetti, va alla conquista di nuovi mercati esteri e punta a espandersi persino in Italia.

Con altri partner a breve inaugurerà un coffee shop a Monaco di Baviera, uno a Doha, capitale del Qatar, due in Arabia Saudita, tre a Torino tra fine aprile e settembre, e in autunno sarà la volta di Chioggia e di Biella. In tutto, sono 15 gli shop a marchio Vergnano che si aggiungeranno entro questo 2013 ai 57 già esistenti.

«Nei prossimi anni vorremmo infine creare una rete di negozi anche in Cina dove siamo alla ricerca di una partnership», spiega Carolina Vergnano, 32 anni, figlia dell’amministratore delegato Franco, e oggi responsabile dello sviluppo capsule per l’azienda di famiglia.

Il nuovo volto di casa Vergnano — azienda che ha chiuso il 2012 con ricavi per 68 milioni (+14 per cento rispetto all’anno prima) — parla del piano di sviluppo di una delle più antiche torrefazioni del nostro paese, 131 anni di storia, davanti allo sguardo del fondatore del gruppo ritratto in un quadro appeso alla parete della moderna sala riunioni a Santena, provincia di Torino.

E’ qui che si trovano il quartier generale e gli stabilimenti dove si producono il caffè macinato, il chilo in grani, e dal 2011 anche le capsule (in un nuovo impianto costato 10 milioni di euro).

In tutto 13.500 metri quadri di spazio e 22 linee automatizzate.

Ed è qui che si sta lavorando a un nuovo prodotto: «Nuove capsule, ma questa volta senza caffè — afferma Vergnano — vogliamo dare la possibilità ai consumatori di sfruttare le nostre macchinette per ottenere altre bevande: quali per adesso è top secret».

A Santena si investe nonostante la crisi. Anche se, in perfetto stile sabaudo, ci si muove un passo per volta. E soprattutto non si sente la necessità di ricorrere a quotazioni in Borsa.

Il risultato è che, malgrado il calo generale dei consumi che ha colpito il mercato italiano, i fatturati sono in costante crescita da anni. Anzi la società piemontese realizza proprio nel nostro Paese la maggior parte del suo giro d’affari (l’estero vale appena il 23 per cento dei ricavi).

Il prezzo generale del caffè tostato venduto ai consumatori in questi anni è salito. Ma i risultati di Vergnano sono in parte dovuti anche alla capacità di innovare, e quindi alle capsule di caffè, quelle create qualche anno fa — che da sole valgono 9,4 milioni di euro sul fatturato — e sono utilizzabili su macchine da caffè di diverse marche, a partire dalla Nespresso.

Il nuovo prodotto regala margini di guadagno alti e ha fatto montare su tutte le furie il colosso svizzero di proprietà della Nestlè, arrivato a dar battaglia legale, contestando agli italiani la violazione di tre brevetti.

Ma Davide ha battuto Golia. E Vergnano, lo ha decretato un tribunale, ha avuto ragione. Tanto che qualche settimana fa è stata emessa un’ordinanza che intima a Nespresso di non denigrare le capsule italiane.

«Sono passati due anni da quando abbiamo lanciato la linea Èspresso1882 — racconta la manager — e il progetto è risultato vincente.

L’innovazione nel prodotto è stata la chiave per affrontare la crisi.

Il mercato delle cialde e del macinato, ha subito una forte battuta di arresto, anche se ricopre l’80 per cento del mercato del caffè totale. In questi anni circa 200 torrefazioni hanno chiuso i battenti nel nostro Paese».

Vergnano oggi ha l’1,5 per cento circa del mercato nazionale (secondo i dati di Distribuzione moderna) e i suoi prodotti seguono vari canali.

Quello che dà più soddisfazioni è la grande distribuzione organizzata che pesa sul fatturato per 22,6 milioni di euro (tra capsule e macinato), 18,7 milioni arrivano dal settore Horeca (bar, hotel ), 15 dall’export, 5,6 dal private label (ovvero la produzione per conto e con marchio del distributore), 6,1 milioni da altri canali come vending e Coffee Shop.

Germania e Francia sono tra i primi mercati.

Solo sul mercato tedesco sono distribuiti in 4mila supermercati appartenenti a catene come il gruppo Rewe di cui fanno parte le insegne Billa e Penny o del gruppo Saturn.

L’azienda adesso guarda con interesse al business delle macchinette del caffè: a dicembre ne ha lanciata una nuova, la Trè, tutta Made in Italy, e ha aperto un sito di ecommerce.

                                                                                Stefania Aoi

 

COLOMBIA – Dati di marzo confermano una parziale ripresa produttiva

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dichiarazione
Un contadino in una piantagione colombiana

MILANO – Produzione ed export colombiano in parziale ripresa nel primo trimestre 2013.

È la considerazione di fondo che emerge dal report mensile della Federazione nazionale dei produttori di caffè della Colombia (Fedecafé) diffuso venerdì scorso.

Export colombiano e produzione: i dettagli

A marzo la produzione è stata di 617.000 sacchi. Quindi in crescita del 7% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso; anche se in calo dell’1,28% rispetto ai 625.000 registrati a febbraio 2013.

Nei primi 3 mesi dell’anno solare corrente

Sono stati raccolti complessivamente 2.119.000 sacchi, con un incremento del 26% rispetto al minimo storico di 1.682.000 sacchi di cui al pari periodo del 2012.

Positivo anche il raffronto sugli ultimi 12 mesi (aprile 2012-marzo 2013), con una produzione di 8.181.000 sacchi, contro i 7.040.000 sacchi dei 12 mesi precedenti (+16%).

La migliorata situazione produttiva si riflette sull’export colombiano

Questo infatti è un dato che cresce a marzo del 12% risalendo a 678.000 sacchi.

Nell’arco del primo trimestre, gli imbarchi sono cresciuti del 25% sul pari periodo 2012 raggiungendo quota 2.140.000 sacchi.

Negli ultimi 12 mesi, infine, le esportazioni sono cresciute dell’8%, per un totale di 7.603.000, a fronte dei 7.017.000 sacchi dei 12 mesi precedenti.

Fedecafé sottolinea nel rapporto che tali risultati positivi sono stati realizzati nonostante i flussi commerciali siano stati condizionati dall’agitazione delle organizzazioni di base dei produttori e dall’attesa per l’annuncio delle nuove misure del governo a sostegno del settore.

Il barman dei Guinness pronto a conquistare il settimo record. Il 20 Ettore Diana farà il caffè con la caffettiera più grande del mondo

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Ettore Diana
Ettore Diana

VERONA – Riposarsi sugli allori non fa per Ettore Diana, che dopo aver «firmato» il sesto Guinness dei primati in settembre con lo spritz più grande del mondo (aveva già all’attivo il cocktail, il tè, il cappuccino, la tisana e il caffè) ed essere diventato il miglior barman del pianeta in ottobre, vincendo il titolo ai Campionati mondiali di Pechino, ora si rimette in pista.

Sabato 20 tenterà di aggiudicarsi il settimo Guinness, questa volta facendo un caffè gigantesco con la moka più grande del mondo.

A cimentarsi con lui nell’impresa saranno anche i due artigiani friulani che hanno realizzato la mokona dopo 400 ore di lavoro: Santo Toffoli e Pietro Zanelli, grandi appassionati di caffè.

Nella macchinona in acciaio inox, alta 102 centimetri, con una caldaia di 49 litri, saranno versati 40 litri d’acqua e tre chili e mezzo di caffè macinato.

Sotto sarà acceso un fuoco da campeggio e poi bisognerà attendere il tradizionale fischio, che in questo caso, data la mole, sarà più simile a un fischio da treno che da moka.

Basti pensare che i fori del filtro della «macchinetta» sono la bellezza di 12.124. Uno speciale congegno, costruito per l’occasione, permetterà poi di inclinare la moka per servire il caffè a chiunque desidererà assaggiarlo.

«Per portare ad ebollizione l’acqua abbiamo calcolato che serviranno 40 minuti», spiega con entusiasmo Ettore Diana, sottolineando come anche questo Guinness sarà trasformato in uno spettacolo a sfondo benefico.

«Tenteremo di aggiudicarci il record nel bocciodromo di San Giovanni Lupatoto. Perché qui nascerà il nuovo centro diurno della cooperativa sociale “La Ginestra”. Che ospiterà trenta persone».

Gli eventi collaterali

Nel giorno del Guinness, alle 10 il sindaco Federico Vantini con l’ex sindaco Fabrizio Zerman, e l’aiuto di tre ragazzi della “Ginestra” poseranno la prima pietra dell’edificio. Saranno presenti anche dirigenti dell’Ulss e industriali vicini alla onlus.

Poi alle 10.30 si comincerà con il Guinness a sfondo benefico.

«Una gara di solidarietà a 360 gradi, visto che sono «entrati in campo» anche l’azienda di torrerefazione Chicco d’Oro che ha fornito gratuitamente il caffè. La Becks, come pure Ricola e Top Moka. Tutti insieme per aiutare la onlus.

«Chi assaggerà il nostro caffè potrà fare un’offerta libera per il centro diurno. Ma chi farà offerte superiori ai 15 euro riceverà in cambio tante cose. Una moka, un pacco di caffè, due birra e due barattoli di tisana», spiega Diana. Invitando tutti a partecipare all’evento che sarà accompagnato dalla musica e dalla voce di Jona che farà pianobar gratuitamente durante tutta la giornata.

Felice dell’iniziativa Amabile Dal Sasso, presidente della cooperativa sociale La Ginestra onlus: «L’idea del Guinness a scopo benefico è molto bella. Diana è una persona speciale, generosa, speriamo che sia una bella festa per tutti».

Mille le tazze che saranno servite. «Speriamo che tanti abbiano voglia di bere un buon caffè», si augura Diana. Che ricorda come con lo spritz più grande del mondo realizzato a Isola della Scala fosse riuscito a mettere insieme, grazie alla generosità delle persone arrivate, tremila euro per la Casa del Cedro. Che è un centro assistenziale per anziani e disabili del paese che ospita la Scintilla e la Piccola Fraternità.

A Vinitaly il cocktail del mondole

«Ora speriamo di battere anche quel record». Diana sarà presente pure al Vinitaly, al padiglione numero sette, nello stand della Mavi Drink, dove preparerà il cocktail con cui ha vinto il Mondiale e altri due cocktail inediti.

 

Fonte: L’Arena

 

PSICOLOGIA – Aprassia Ideativa, quando la moka diventa un problema

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report digestione caffè
La digestione migliorata dal caffè

MILANO – Un argomento complesso, tra psicologia e neuropsichiatria quello che riguarda l’ aprassia ideativa.

Indubbiamente interessante però, perché svela come anche una semplice macchinetta per il caffè può servire ad indagare il cervello.

Nell’ambito dei disturbi del movimento, un disturbo complesso e che ha occupato in un primo periodo di tempo una posizione secondaria nello studio della categoria dei disturbi aprassici, è l’aprassia ideativa.

Aprassia ideativa: di che si tratta

Si intende quindi l’incapacità della persona ad eseguire un gesto su richiesta. (ad esempio: l’esaminatore che chiede alla persona di riprodurre il gesto del “ciao”). Benché non siano presenti difetti di moto, di senso e di coordinazione che ne giustifichino il suo fallimento; o perché sono assenti in assoluto o perché non interessano l’arto  esaminato (De Renzi, 1980).

Possono persistere difficoltà  sia per i movimenti che riguardano gesti simbolici e sia verso oggetti inanimati (De Renzi e coll. 1980). Inoltre, una delle varie forma di aprassia è appunto quella ideativa.

Aprassia ideativa, descritta per la prima volta da Pick

Le persone che soffrono di aprassia ideativa commettono errori grossolani nell’utilizzazione di oggetti. Previo mantenimento delle capacità di riconoscimento; (ad esempio, usare forbici come cucchiaio, portare il fornello della pipa alla bocca).

Un esempio famoso viene fornito da De Renzi e Lucchelli (1988)

Riportano le difficoltà di una paziente nella preparazione del caffè. “Alla paziente vennero presentati una caffettiera, una scatola chiusa di caffè macinato, una caraffa di acqua e un cucchiaio con l’invito a preparare la macchinetta.

La paziente solleva il coperchio della macchinetta e tenta ripetutamente di versare la polvere del caffè nella sua parte superiore: Senza aver rimosso il coperchio della scatola di caffè.

Alla fine apre la scatola e versa la polvere direttamente nella parte superiore della macchinetta senza usare il cucchiaio. Svita la parte superiore della macchinetta e versa l’acqua prima sulla tavola e poi nel filtro. Poi, guarda a lungo perplessa le due parti della macchinetta; le riavvita, dopo aver aggiunto altra acqua nel filtro”.

Questa descrizione rende bene l’idea di come il paziente, appunto, manchi dell’idea o dell’ insight nel senso più lato del termine del fare il caffè. Per cui la relativa sequenza dei movimenti ne risulta inficiata.

In un primo momento si credeva che ci fosse una esclusività di questo disturbo nell’ambito di processi di degenerazione cerebrale (demenza) o in stati post-epilettici. Ma fu lo stesso Pick ( 1906) a rilevare la non sola matrice degenerativa o post-epilettica.

Da un punto di vista neurofisiologico

Le aree cerebrali interessate (tenendo a mente gli studi che certificano una dominanza dell’emisfero sinistro sulla produzione, monitoraggio e coordinazione degli engrammi motori) sembra siano, prestando fede al circuito di Liepman, la giunzione parietooccipitale, anche se successivi studi hanno rilevato anche il coinvolgimento di altre aree (ad esempio l’area supplementare motoria etc.).

L’interesse personale per questo tipo di disturbo del movimento nasce dal suo essere trattato, come accennato sopra, disturbo di “serie B” o come un “epifenomeno” dell’aprassia ideomotoria (Liepman, 1900).

La mia idea, dettata dagli studi in letteratura e debitrice dell’ottica della complessità della teoria dei sistemi, è che si tratti di due forme diverse di uno stesso processo, dove per processo intendo in questo caso, quel meccanismo coordinato da molteplici fattori che consente il raggiungimento di un obiettivo (in questo caso sistemare i vari pezzi in modo tale da poter preparare il caffè).

Quindi, tornando al discorso squisitamente neuropsicologico, l’aprassia ideativa e quella ideomotoria rappresenterebbero due disturbi che vanno a minare due aspetti di un processo complesso quale quello della pianificazione e riproduzione vuoi di un gesto appena visto (aprassia ideomotoria) vuoi di una sequenza di movimenti di cui manca la visione d’insieme (aprassia ideativa).

Uno stimolo, anche ai fini riabilitativi, potrebbe essere quello di provare a vedere il processo (in questo caso tutti i passaggi per delimitare un movimento previa conoscenza dell’idea) a 360 gradi e non concentrarsi esclusivamente solo su una punteggiatura fornita dai soli aspetti interattivi (riproduzione dei gesti o imitazione di questi).

Fonte: State of mind

SALUTE – Creato cioccolato che fa bene come la frutta

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cioccolato
Il cioccolato perfetto: ecco lo studio

MILANO – Presto si potrà dire: «Un cioccolatino al giorno leva il medico di torno». È in arrivo infatti un cioccolato senza grassi che ha gli stessi effetti benefici della frutta.

È l’innovazione presentata in anteprima al 245esimo meeting nazionale dell’American Chemical Society dal suo creatore Stefan A. F. Bon dell’Università di Warwick.

Cioccolato senza grassi uguale al frutto

La ricetta riduce del cinquanta per cento i grassi del cioccolato tradizionale e aggiunge succo di frutta e vitamina C. Il prodotto è in forma di microbolle che aiutano a mantenere il cioccolato vellutato e denso, pronto a sciogliersi in bocca.

Tutta opera di un approccio chimico che permette di mantenere intatte le caratteristiche gustose del cioccolato senza l’eccessivo apporto calorico ma con l’aggiunta dei fattori benefici della frutta.

Al grasso si sostituiscono goccioline di frutta a base acquosa o, in alternativa, di cola dietetica capace di ridurre anche il contenuto globale di zuccheri.

La tecnica funziona con tutti i tipi di cioccolato: fondente, bianco e al latte

Il cioccolato senza grassi infuso alla frutta può essere realizzato in diverse varietà: alla mela, all’arancia, al mirtillo.

Il barman dei Guinness pronto a conquistare il settimo record

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ettore diana

VERONA – Riposarsi sugli allori non fa per Ettore Diana, che dopo aver «firmato» il sesto Guinness dei primati in settembre con lo spritz più grande del mondo (aveva già all’attivo il cocktail, il tè, il cappuccino, la tisana e il caffè) ed essere diventato il miglior barman del pianeta in ottobre, vincendo il titolo ai Campionati mondiali di Pechino, ora si rimette in pista. Sabato 20 tenterà di aggiudicarsi il settimo Guinness, questa volta facendo un caffè gigantesco con la moka più grande del mondo.

A cimentarsi con Ettore Diana nell’impresa saranno anche i due artigiani friulani che hanno realizzato la mokona dopo 400 ore di lavoro

Santo Toffoli e Pietro Zanelli, grandi appassionati di caffè. Nella macchinona in acciaio inox, alta 102 centimetri, con una caldaia di 49 litri, saranno versati 40 litri d’acqua e tre chili e mezzo di caffè macinato. Sotto sarà acceso un fuoco da campeggio e poi bisognerà attendere il tradizionale fischio, che in questo caso, data la mole, sarà più simile a un fischio da treno che da moka. Basti pensare che i fori del filtro della «macchinetta» sono la bellezza di 12.124. Uno speciale congegno, costruito per l’occasione, permetterà poi di inclinare la moka per servire il caffè a chiunque desidererà assaggiarlo. «Per portare ad ebollizione l’acqua abbiamo calcolato che serviranno 40 minuti», spiega con entusiasmo Ettore Diana, sottolineando come anche questo Guinness sarà trasformato in uno spettacolo a sfondo benefico. «Tenteremo di aggiudicarci il record nel bocciodromo di San Giovanni Lupatoto perché qui nascerà il nuovo centro diurno della cooperativa sociale “La Ginestra” che ospiterà trenta persone».

Nel giorno del Guinness, alle 10 il sindaco Federico Vantini con l’ex sindaco Fabrizio Zerman, e l’aiuto di tre ragazzi della “Ginestra” poseranno la prima pietra dell’edificio

Saranno presenti anche dirigenti dell’Ulss e industriali vicini alla onlus. Poi alle 10.30 si comincerà con il Guinness a sfondo benefico. «Una gara di solidarietà a 360 gradi, visto che sono «entrati in campo» anche l’azienda di torrerefazione Chicco d’Oro che ha fornito gratuitamente il caffè, la Becks, come pure Ricola e Top Moka. Tutti insieme per aiutare la onlus. «Chi assaggerà il nostro caffè potrà fare un’offerta libera per il centro diurno, ma chi farà offerte superiori ai 15 euro riceverà in cambio una moka, un pacco di caffè, due birra e due barattoli di tisana», spiega Diana, invitando tutti a partecipare all’evento che sarà accompagnato dalla musica e dalla voce di Jona che farà pianobar gratuitamente durante tutta la giornata.

Felice dell’iniziativa di Ettore Diana Amabile Dal Sasso, presidente della cooperativa sociale La Ginestra onlus

«L’idea del Guinness a scopo benefico è molto bella. Diana è una persona speciale, generosa, speriamo che sia una bella festa per tutti». Mille le tazze che saranno servite. «Speriamo che tanti abbiano voglia di bere un buon caffè», si augura Diana che ricorda come con lo spritz più grande del mondo realizzato a Isola della Scala fosse riuscito a mettere insieme, grazie alla generosità delle persone arrivate, tremila euro per la Casa del Cedro, centro assistenziale per anziani e disabili del paese che ospita la Scintilla e la Piccola Fraternità. «Ora speriamo di battere anche quel record». Diana sarà presente pure al Vinitaly, al padiglione numero sette, nello stand della Mavi Drink, dove preparerà il cocktail con cui ha vinto il Mondiale e altri due cocktail inediti. Fonte: L’Arena