domenica 18 Gennaio 2026
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La Babele italiana del caffè – Ritratto del nostro Paese racchiuso in una tazzina

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fenomenologia del caffè

MILANO – Cosa c’è di meglio di un caffè. Anche se lo zucchero non c’è, cantava Celentano. Che la faceva semplice, come al solito, perché in Italia con la fenomenologia del caffè c’è da diventare scemi più di quanto già non siamo per altre ragioni, è un topos.

A cominciare dal semplice lungo e corto. Come nel sesso, se ne lamentano tutti: o è troppo lungo, o è troppo corto.

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Ogni italiano ha idee precise in fatto di preferenze sull’espresso

Fenomenologia del caffè: la misura è nella tazza

Tuttavia se il lungo ha il limite fisico della tazzina, la scala dei ristretti è infinita, e di conseguenza delle relative lamentele piccate: «Avevo detto ristretto!».

Il normale dell’uno è il lungo dell’altro e il ristretto dell’altro ancora. Il ristretto di Milano per un romano, è già annacquato. I poveri baristi devono fare un corso di sopravvivenza prima di mettersi dietro il bancone e non diventare dei serial killer.

A me fanno rabbia quelli che chiedono il caffè al vetro, non capisco se per vederlo da fuori, come se ci fossero dei pesci rossi, o se perché avvertano la consistenza molecolare della tazzina; o se poi se la vogliono mangiare.

C’è perfino chi lo chiede in tazza fredda

Da raffreddare sotto il rubinetto. Oppure in tazza calda, da riscaldare prima al vapore. «Ma perché?» domando a Sergio e Francesco, i miei baristi del Nik Bar di Roma, che mi vedono tutte le mattine all’alba. «Per le labbra» dicono. Hanno le labbra ipersensibili, oppure d’amianto, poverini.

Idem per il macchiato

Non bastavano il macchiato freddo e il macchiato caldo, esiste il macchiato tiepido. E lo schiumato, una specie di macchiato ma con la schiumetta del cappuccino.

Quindi può capitare di sentire un macchiato tiepido schiumato appena appena in tazza piccola di vetro calda. Come se avessero in bocca un test per verificare la prima e la seconda legge della termodinamica. Non capisco perché non vengano assunti dal Cern di Ginevra per imprigionare il bosone di Higgs sul palato.

Al bar scoppia la fenomenologia del caffè all’italiana

E comunque allora facciano le cose fino in fondo e si facciano riscaldare o raffreddare i cucchiaini. Sempre per la sensibilità dei polpastrelli. Così pure le sedie, per la sensibilità dei glutei, hai visto mai si bruciassero o congelassero le chiappe.

Attenzione. Perché, se il macchiato è in tazza grande diventa un modo per farsi un cappuccino a scrocco. Sarà per questo che a Trieste, la città di Italo Svevo, il macchiato si chiama gocciato, per farti capire di mettercene un goccio e non fare il furbo, se ne metti troppo è la goccia che fa traboccare il prezzo in un sovrapprezzo.

I maniaci della dieta ovviamente non lo zuccherano

I maniaci di Report chiedono il fruttosio. Quelli del colesterolo mettono più zucchero che caffè e ci mettono la panna. I suicidi la panna e il cacao. Poi c’è tutta la categoria dei corretti, alla grappa, alla Sambuca, al Rum.

Quello che prendo io, l’americano, non è mai visto bene, per via del pregiudizio antiamericano del barista medio. (la quintessenza dell’italiano medio).

Ti guardano tutti come se fossi Alberto Sordi in Un americano a Roma. Per farti dispetto ti servono un caffè nella tazza del cappuccino con accanto un deprimente bricchetto dell’acqua calda. Mentre tu sei lì a sognare a occhi aperti il bicchierone di polistirolo Starbucks.

Siamo un popolo di rompipalle

Non solo non ho capito la differenza tra un caffellatte e un cappuccino senza schiuma ma abbiamo inventato pure il caffè con latte e spruzzatina di cacao nel bicchierino di vetro.

Una specie di minicappuccino a percentuali invertite. Il quale però si chiama marocchino. Almeno a nord, se lo chiedi da Roma in giù ti mandano a Marrakech, Mentre, se lo chiedi a Marrakech, non sanno proprio cosa sia e giustamente ti mandano a quel paese, cioè qui.

Fonte: di Massimiliano Parente, Il Giornale

Bialetti: ricavi in calo, ma il risultato c’è. Vendite ripartite. Report trimestrale

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COCCAGLIO (Brescia) – Ricavi in «frenata», redditività in miglioramento. Ma l’utile netto c’è ed è in crescita su base annua. È la sintesi del primo trimestre 2013 – per il gruppo che fa riferimento alla Bialetti Industrie spa di Coccaglio, quotata a Piazza Affari – delineata dai conti approvati dal Cda presieduto da Francesco Ranzoni.

Nel lasso di tempo considerato – spiega una nota – il fatturato consolidato è pari a 38,3 mln di euro. Quindi in calo del 9,9% su base annua.

E’ legata soprattutto al segmento cookware e, in particolare, alla flessione in Italia per il pentolame con rivestimento interno in ceramica.

Bialetti: i dati nel dettaglio

Le vendite sono ripartite tra il settore mondo casa (54%) e mondo caffè (46%). Realizzate a livello nazionale per il 66,8%. Il risultato operativo lordo è pari a 3,8 mln di euro.

Quindi ancora in linea con quello di dodici mesi prima. Mentre il risultato operativo (2,5 mln) si confronta con i 2,1 mln precedenti.

I profitti di gruppo

Sono di 0,8 mln di euro e si raffrontano con i precedenti 0,3 mln di euro. L’indebitamento finanziario netto a fine periodo risulta di 95,3 mln di euro.

Quindi in aumento sul dicembre (85,2 mln), ma in calo se rapportato ai 95,8 mln di marzo 2012: un andamento – spiega la nota – legato alla stagionalità del business.

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Le vendite sono ripartite tra il settore mondo casa (54%) e mondo caffè (46%), realizzate a livello nazionale per il 66,8%

Come già comunicato in aprile, i dati consolidati preliminari dell’esercizio 2012

«pur confermando le buone performance del gruppo» (fatturato a 162,8 mln, -6%; ebitda a 12,7 mln, come in precedenza), appaiono «tuttavia inferiori alle aspettative del management e alle potenzialità».

Ciò a causa del perdurare della situazione di crisi del settore in cui opera la società. Di conseguenza Bialetti – come già evidenziato – non sarà in grado di rispettare i parametri finanziari previsti dagli accordi sottoscritti con il ceto bancario nel gennaio dell’anno scorso.

Il Consiglio di amministrazione

Questo resta comunque impegnato nella predisposizione di un nuovo piano industriale, per il 2013-2017 (sarà approvato con il bilancio 2012 il prossimo 28 maggio).

Inoltre, si entra in una una nuova fase di negoziazione con gli istituti di credito, finalizzata alla revisione delle intese che regolano attualmente i rapporti.

Questo con l’obiettivo di allineare la disciplina alle nuove esigenze finanziarie e industriali di Bialetti. Oltre che per ottenere il mantenimento dell’operatività sulle linee di credito a breve termine e la moratoria dei pagamenti relativi al rimborso del debito a medio lungo termine.

ICE & LIFFE – Le chiusure di ieri alle Borse di New York e di Londra

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ice -br indicatore composto prezzi ice picchiata Forti ribassi sui mercati a termine del caffè circolare Green Mountain

MILANO – Dalla borsa di New York e di Londra, arrivano i dati del report Ice e Liffe. Come si sta muovendo dunque il settore del caffè? Lo scopriamo assieme, con il commento degli analisti Hencorp. In lingua inglese, ma comprensibile, trattandosi di un’analisi di numeri facilmente comprensibile per gli addetti al settore.

Ice e Liffe: i numeri sull’Arabica

Arabica coffee futures extended losses Thursday as the technical outlook continued to deteriorate.  The contract with most of the volume for July delivery lost 70 points to settle at 139.85 cents a pound.

A breaking of the key support level at 140 for the July position accelerated the down move,   inching the losses to 2.30 cents during the session.

The volume was modest helped by 2,754 switches.  The active July-September switch finished unchanged at -2.20, after trading inside a narrow range.

The coffee market

It was influenced by a general bearish sentiment of the commodity markets. Recent inflation US data has calmed concerns of raising prices and triggered liquidation of metals and other commodities.  A strong US dollar has aslo contributed to put pressure on the markets.  In weather news, normal temperatures remained on the main growing areas of Brazil with no cold or damage weather forecasted in a near term.

Ice e Liffe: che cosa riportano ancora i dati

London: July/ Sept was more active as the discount widened out towards $20 during the opening period for Robusta. Trade associated selling provided the pressure with the origin influence shadowing the price action with levels adjusting lower with the weaker market.

No Grading so far this week for Robusta but with limited movement of stocks being reported an at least some gradings over the last 2 weeks it would be a surprise if the official Exchange stocks to be released tonight would be lower!

Export figures from Vietnam are being reported at 110,800 tonnes, but once the finale numbers are released we could be approaching 115,000.

The running total for this calendar year

It reached 588,000 tonnes which is around 17% below last season covering the same period. Stocks carried between bonded and public warehouses are still reported to be relatively high.

Lots of option business this week until today but it has drawn attention to look at exposure across the strikes. July carries over 26,000 Calls open between the 2050 and 2300 strikes against 6,666 Puts which tells its own story to the flow of activity.

In the past, such a big open position in Call options has tended to create a ceiling to price action. Over 1,000 July “Against Actuals” help boost first-half turnover which held a tight range into the session as the market work out its direction.

Prices slipped lower

In line with New York but were still hanging on to the momentum which will only be broken on levels settling the week below 2020 in July.

E’ possibile infine, scaricare  QUI il file pdf completo. Per scendere ancora più nei dettagli, con calma, nei tempi necessari ad una lettura approfondita. Il testo è in inglese, quindi necessita di sicuro di un’analisi fatta con la dovuta concentrazione.

I titoli in italiano delle notizie diffuse ieri da Comunicaffè International

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mondo del caffè

MILANO – Il made in Italy si esprime anche nell’espresso. Una bevanda ristretta che conosce molti tipi di sviluppi: dall’andamento sul mercato alle sue influenze sull’organismo. Vediamo ora i titoli delle notizie pubblicate prima su Comunicaffè International. Ora tradotte per venire incontro ai lettori italiani, sul sito tricolore.

Notizie pubblicate, fanno il giro del mondo

MADE IN ITALY – Lavazza punta al segmento premium americano

CANADA – Tim Hortons lancia l’iniziativa equosolidale Partnership Coffee

INDAGINE – Caffè indispensabile sul posto di lavoro secondo uno studio sudafricano

INTERVISTA – Brent Toevs, ceo di Marley Coffee, analizza i dati del bilancio annuale

USA – Da Snapple una nuova linea di tè in serving K-Cup adatti al sistema Keurig

Le notizie pubblicate tra fiere e macchine per espresso

TUTTOFOOD – I caffè più buoni con la macchina dei campioni

Nuova Simonelli offre ai torrefattori l’Aurelia II T3 per esaltare la qualità delle migliori miscele

CUP OF EXCELLENCE – Arriva da Naranjo il miglior caffè della Costa Rica

AMERICA CENTRALE – Nicaragua prossimo ai suoi obiettivi produttivi nonostante la roya

AMERICA CENTRALE – L’epidemia di ruggine del caffè evidenzia l’importanza della diversificazione produttiva

Gli ultimi aggiornamenti tra scienza e sostenibilità

Il mondo del caffè si muove ancora verso un futuro che sia sostenibile verso i coltivatori. Ne è di sicuro un esempio la strategia Nespresso. Ma anche le iniziative portate avanti da Rainforest Alliance.

STUDIO – I produttori aderenti alle filiere sostenibili di Nespresso beneficiano di migliori condizioni sociali ed economiche

SOSTENIBILITA’ – Rainforest Alliance annuncia i vincitori del Sustainable Standard-Setter Award 2013

AUSTRALIA – Iveco Australia è Platinum Sponsor al Mice 2013

WBC – Per la sfida mondiale Sanapo sceglie caffè con 9 giorni di tostatura

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Francesco Sanapo all'opera a Torino

MELBOURNE – Francesco Sanapo con l’amico Eddi Righi, ricordiamo secondo classificato al campionato italiano baristi di Rimini, sono alla quarta giornata di lavoro.

Sono insieme per perfezionare la preparazione di Francesco Sanapo in vista del primo appuntamento con il WBC. La selezione di venerdì 24 è la porta d’accesso da superare per proseguire verso la semifinale e la finale del 26.

Eddi Righi e Francesco Sanapo svelano i dettagli

In questa intervista, Sanapo si sofferma su un dettaglio fondamentale: la torrefazione del caffè che porterà in gara. Soprattutto, il numero di giorni esatti dopo i quali il suo caffè esprime il meglio. Ed ha scoperto che il meglio si ottiene 9 giorni dopo la tostatura.

Sanapo risponde poi ad alcune osservazioni

Commenti che gli sono giunti dall’Italia sul passaggio a sorpresa dal caffè del Costa Rica con il quale aveva vinto il campionato italiano e che aveva scelto personalmente nei luoghi di produzione.

Qualcuno ha ricordato che anche Elisa Molle

La sfidante italiana al WBC dello scorso anno, aveva scelto caffè etiope e il risultato non era andato bene. Sanapo difende la scelta di Elisa Molle e spiega come il risultato finale ad un campionato baristi dipenda da tantissimi fattori, da dettagli.

Naturalmente difende anche la sua scelta

Spiegando le caratteristiche del caffè scelto che definisce “un caffè difficile, da competizione”.
Da Francesco Sanapo la telecamera si sposta su Eddi Righi che spiega come sta allenando il campione italiano ad evitare tutti gli errori, anche i più piccoli.

Eddi Righi descrive la cultura del caffè dell’Australia

Uno stile che sta cominciando a scoprire in questi giorni. Ma i collegamenti con i satelliti non gli sono amici e ad un certo punto la conversazione cade.

Avrà modo di riprendere le sue considerazioni nei prossimi collegamenti sin da domani. Ma avrà modo di riprendere.

Il Politecnico di Milano in visista al Mumac, museo della macchina per caffè

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politecnico di milano

BINASCO (Milano) – Ieri gli studenti del corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale della Scuola del  Design del Politecnico di Milano parteciperanno a un laboratorio di approfondimento presso il Mumac; il nuovissimo museo della macchina per caffè a Binasco, situato nei pressi dello stabilimento storico del Gruppo Cimbali.

Politecnico di Milano lancia lo sguardo alla storia dell’espresso

La visita è stata inserita nel piano di studi dalla Professoressa Lisa Hockemeyer, di origini tedesche ma milanese di adozione; ricercatrice e storica dell’design. Oltre a essere specializzata in arte italiana del ‘900, curatrice di diverse collezioni d’arte e attiva da diversi anni nel settore del collezionismo.

Per gli studenti la visita al Mumac, è l’occasione migliore per vivere appieno la storia della tecnologia e del design italiano. Un settore che ha contribuito alla diffusione nel mondo della cultura del caffè e del cappuccino. Uno dei capisaldi del nostro stile di vita.

Il Mumac

Il museo conserva tra le migliori testimonianze del design italiano come la famosa macchina per caffè Pitagora dei Fratelli Castiglioni che vinse nel 1962 il “compasso d’oro”. Così come tanti altri importanti progetti firmati dai designer Ettore Sottsass Jr. e Giugiaro.

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L’interno del Mumac di Binasco alla periferia di Milano, il più grande museo al mondo dedicato alle macchine professionali per l’espresso

Al suo interno sono raccolti oltre 150 pezzi di macchine per caffè della collezione di Enrico Maltoni. La più ricca e completa a livello internazionale con i marchi più prestigiosi dell’industria italiana e 50 macchine per caffè del Gruppo Cimbali.

Il museo è stato progettato e inaugurato dal Gruppo Cimbali

Per condividere il patrimonio e l’esperienza maturata in un secolo di storia, a sostegno della diffusione del made in Italy. Molti pezzi della collezione sono rari.

Alcuni sono prototipi unici al mondo, altri sono modelli di grande successo. Sia dal punto di vista industriale, sia per la storia del design.

Il museo, inaugurato a ottobre 2012, è aperto al pubblico tutti i mercoledì dalle 10:30 alle 18:30 e il primo sabato di ogni mese dalle 10:00 alle 16:00.

È uno spazio ultramoderno frutto di un ottimo lavoro di recupero di un’area industriale dismessa del Gruppo Cimbali.

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L’interno del Mumac di Binasco alla periferia di Milano, il più grande museo al mondo dedicato alle macchine professionali per l’espresso

Farà gli onori di casa l’architetto Valerio Cometti

Coautore con l’architetto Paolo Balzanelli della progettazione del Museo e designer di molte macchine per caffè del Gruppo Cimbali.

‘Q10’ , ‘Barcode’ (2009), ‘Cimbali M24’ e ‘Cimbali M34’ (2010-11) , ‘M100’  e ‘Faema Teorema’, entrambe 2012.  Attraverso un percorso multimediale, ricco di stimoli audio-visivi, gli studenti vivranno l’esperienza dei bar dei primi del novecento in un ambiente Liberty e del ventennio, attraverseranno gli anni del boom economico italiano. Poi la nascita di un nuovo modo di vivere rappresentato dalla vita nei bar; fino al fiorire del design e della sua esplosione, con i grandi nomi degli anni sessanta e settanta.

Sorvoleranno la metamorfosi internazionale vissuta negli anni ottanta e novanta per arrivare nel nuovo millennio, con i pezzi più innovativi ad alta tecnologia.

Un viaggio unico alla scoperta di come la tecnologia italiana si è da sempre unita con il design distinguendosi in tutto il mondo.

Conab conferma la stima di gennaio: produzione 2013/14 a 48,6 milioni

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MILANO – Ha richiesto oltre un mese l’elaborazione della seconda stima Conab relativa al raccolto 2013/14. L’indagine sul campo si è svolta tra l’8 e il 26 aprile.

Ha interessato le principali aree di produzione di 7 stati brasiliani (Minas Gerais, Espírito Santo, São Paulo, Bahia, Paraná, Rondônia e Goiás), dai quali proviene il 98,6% della produzione nazionale.

Conab: i dettagli del report

Per gli stati produttori minori si è fatto riferimento alle informazioni raccolte dall’Istituto brasiliano di geografia e statistica (Ibge).

Dipendente del ministero dello sviluppo e della pianificazione economica: Con il quale Conab collabora da anni anche ai fini dell’armonizzazione delle rispettive cifre.

Fondamentale inoltre il contributo di istituzioni e organizzazioni locali, associazioni di categoria e grandi realtà cooperative.

Le stime relative all’estensione delle superfici coltivate

Sono state compiute con l’ausilio delle più moderne tecniche di telerilevamento satellitare. La produzione brasiliana è stimata in 48,59 milioni di sacchi, di cui 36,41 di arabica e 12,18 di robusta.

Il dato si colloca esattamente a metà del range di stima indicato a gennaio. Una proiezione che prevedeva un minimo di 46,98 e un massimo di 50,16 milioni di sacchi.

Se tali cifre verranno confermate si tratterà del secondo raccolto più abbondante di sempre. Questo, nonostante il ricorrere di un’annata negativa nel ciclo biennale. Inferiore di appena 2,23 milioni di sacchi (-4,4%) a quello record dell’annata trascorsa.

La variazione negativa più marcata

Riguarderà gli arabica (-5,1%, pari 1,94 milioni di sacchi in meno), mentre la flessione produttiva dei robusta (conilon) sarà inferiore ai 300mila sacchi (-2,4%)

Il Minas Gerais

Rimane il massimo stato produttore brasiliano, con circa il 52,5% della produzione del paese. Seguito dall’Espírito Santo, massimo produttore di robusta (25,9%), e dal São Paulo (8,8%).

L’area coltivata è stimata in 2.341.730 ettari, in lieve espansione (+0,54%) sull’annata precedente. Ben 1.221.040 ettari (52,66%) si trovano nel Minas Gerais.

Nell’ Espírito Santo, le colture si estandono su poco meno di mezzo milione di ettari. Di cui 311mila di caffè robusta.

Di seguito, il riepilogo della stima e il raffronto con la produzione registrata nell’annata 2012/13.

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Il Minas Gerais

Questo produrrà 25,496 milioni di sacchi (di cui 25,212 milioni di caffè arabica), pari a una flessione del 5,4% sull’annata precedente. Rimane elevata la produttività, che si attesterà a 24,62 sacchi/ha, contro i 25,5 circa del 2012/13.

Il regime irregolare delle precipitazioni e lo stress idrico causato dalla siccità

Ha interessato alcune regioni tra dicembre e febbraio, hanno avuto un impatto relativo. Grazie alle cure assidue e agli investimenti in input.

La fioritura è stata eccellente come pure lo svolgimento delle fasi successive del ciclo vegetativo.

La produzione del Cerrado Mineiro

Subirà la flessione più marcata (-21,5%). Gli indici di produttività, pur calando del 28% rimarranno i più elevati del paese (28,88 sacchi/ettaro).

Per effetto dell’inversione del ciclo biennale, la Zona da Mata segnerà invece un incremento produttivo del 26,2%, cui contribuirà la maggiore della produttività per ettaro (+24,4%);

ma anche l’espansione delle aree coltivate (+1,5%). L’indagine sul campo ha evidenziato una crescita significativa dei raccolti in tutti i comuni visitati dagli specialisti di Conab, a conferma di un’alternanza annuale discorde rispetto a buona parte del resto dello stato.

Il Sul de Minas

Produrrà 12,108 milioni di sacchi, con un calo del 12,2% sull’annata precedente. L’impatto del ciclo negativo è stato attutito dai buoni risultati ottenuti nella Serra da Mantiqueira e nel Centro-Oeste.

Nonché dalle favorevoli condizioni climatiche. Timori soltanto per le aree a maggiore altitudine. Dove la siccità di dicembre si è fatta sentire maggiormente.

Nelle regioni di Norte de Minas, Jequitinhonha e Mucuri

Le precipitazioni regolari occorse nel mese di novembre hanno minimizzato il deficit idrico tipico di questa regione consentendo una buona fioritura.

Le prime 2 settimane di dicembre sono state caratterizzate da siccità; le piogge hanno fatto capolino appena nell’ultima decade, ma sono state deboli e a carattere sparso.

La siccità è tornata a farsi sentire a febbraio

Influendo negativamente sullo sviluppo dei frutti nati dalla seconda fioritura. L’impatto complessivo è stato comunque limitato e il calo produttivo si preannuncia contenuto (-4,1%).

Il report osserva come il norte de Minas veda il coesistere di realtà molto diverse. Con aree a coltura tradizionale contraddistinte da bassi rendimenti, cui fanno riscontro piantagioni gestite con criteri modernissimi, che presentano indici di produttività molto elevati.

Complessivamente, la qualità del raccolto del Minas Gerais si presenta buona. Inoltre, ovrebbe rimanere tale se il clima sarà propizio anche nel periodo della raccolta.

Conab sottolinea come desti preoccupazione la scarsità di manodopera in alcuni comuni

Soprattutto nelle aree montane, che potrebbe contribuire a ritardare le operazioni di raccolta.

Si teme inoltre che il calo dei prezzi possa impattare negativamente sulle cure agricole nelle prossime annate scoraggiando inoltre gli investimenti.

La produzione dell’Espírito Santo si preannuncia in lieve crescita (+0,6%). Grazie al maggiore raccolto di arabica (+19,3%) cui farà riscontro un calo del 4,7% del raccolto di robusta.

La produttività media dello stato sarà di 27,77 sacchi/ettaro (19,57 sacchi per gli arabica e 32,68 per i robusta).

Il Programma “Renovar Café Arábica”

Assieme agli investimenti compiuti per rilanciare questa varietà, attraverso il rinnovo degli arbusti e la razionalizzazione delle pratiche agricole, cominciano a dare i primi frutti.

La produzione di robusta ha risentito invece delle piogge intense che hanno interessato il nord del paese durante la fioritura. A cavallo dell’anno è subentrato un periodo di siccità. Lo stesso che ha condizionato, a sua volta, la formazione e lo sviluppo delle drupe.

Il raccolto di conilon sarà comunque soddisfacente. Anche se inferiore al potenziale del comparto.

Lo stato di São Paulo

Produce esclusivamente arabica, sarà quello che risentirà maggiormente della ciclicità negativa: il calo della produzione sarà del 20,2%, con la produttività che scenderà a 25,33 sacchi/ettaro, contro i 30,59 del 2012/13.

L’espansione della coltura è stata in parte rallentata dal calo recente dei prezzi, che ha scoraggiato nuovi investimenti.

In flessione (-11,1%) anche la produzione dello stato di Bahia. Questa risentirà, in particolare, della lunga siccità che ha interessato la regione di Planalto, nel 2012 e, con minore intensità, nel 2013.

Variazioni positive si segnalano infine in Paraná (+8,2% sull’annata precedente) e in Rondônia (+13,9%) dove la produttività media rimane tuttavia molto bassa (meno di 13 sacchi/ettaro).

 

Nel 2012 boom dei distributori automatici: erogati prodotti per 6 miliardi: l’espresso ne vale 4,5

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MILANO – La crisi occupazionale degli ultimi anni e una minore propensione agli acquisti nei consumi fuori casa solo in parte hanno toccato il vending, ovvero il settore dei distributori automatici. Anzi, tra il 2009 e il 2012, secondo uno studio di Confida (Associazione Italiana Distribuzione Automatica) condotto da Demoskopea, gli italiani che scelgono i distributori automatici sono aumentati di circa 1 milione, raggiungendo la soglia di 23 milioni di utilizzatori, di cui oltre 10 milioni abituali.

Secondo uno studio di settore di Confida curato da Accenture, emerge che il parco macchine installato nel 2012 è di circa 2.400.000 distributori automatici di cui oltre 1.600.000 riguarda le piccole macchine per ufficio funzionanti a capsule e cialde, mentre la restante parte è riferita ai grandi distributori automatici di bevande calde, fredde e prodotti solidi preconfezionati.

Oltre 6 miliardi i prodotti erogati in un anno, ma due da soli coprono oltre l’80% delle erogazioni: il caffè espresso (circa 4,5 miliardi) e l’acqua (circa 700 milioni di bottiglie da 0,5 litri). Centinaia le referenze di bevande, succhi e snack offerti dal settore, nella quasi totalità prodotti di marca o di tradizione del territorio, che però coprono meno del 20% del fatturato. Un servizio quindi che nonostante la grande leva dei due prodotti trainanti, investe in assortimento e logistica per offrire la più completa pausa agli utenti.

Nonostante la predominanza dei consumi nei luoghi di lavoro, in netta crescita l’offerta nei luoghi commerciali (centri commerciali e negozi), nei luoghi di attesa e in quelli di svago. Sempre più per ragioni di scelta e non più per necessità. Tra tutte, dominante la «voglia di un caffè» (nel 48% dei casi la motivazione che spinge al consumo al distributore automatico) seguita, a grande distanza, dalla «voglia di saziare velocemente fame e sete» (23%).

Un’offerta sempre più di qualità ha determinato uno spostamento dei prezzi al consumo, nell’ultimo anno, che ha consentito al comparto delle imprese di gestione di distributori automatici di chiudere con un calo di fatturato pari allo 0,78% a fronte di una diminuzione delle consumazioni che è risultata del -2,74%.

«Il 2012 si chiude in sostanziale tenuta – dichiara Lucio Pinetti, Presidente di Confida – anche se il quadro è complesso da definire. Da un lato l’aumento di consumatori che sempre di più scelgono la distribuzione automatica per le proprie esigenze di consumo, dall’altro la crisi occupazionale, che sottrae utenza dai luoghi tradizionali dove opera il vending. Da un lato la trasmigrazione dei consumi verso il nostro canale per effetto di un favorevole equilibrio qualità/prezzo, dall’altro la crisi degli acquisti che diminuisce la capacità di spesa. Certo è – continua Pinetti – che i numeri del vending chiaramente esprimono il positivo ruolo del nostro comparto, specialmente in questi anni difficili”.

“Vale la pena ricordare – ha proseguito Pinetti – che nonostante i pesanti aumenti dei costi che negli ultimi anni hanno subito le nostre imprese, i prezzi al consumo di poco si sono spostati dai tempi in cui il caffè alla macchinetta si pagava in lire. Difficile il momento per il comparto manufatturiero della filiera, in particolare per i produttori di distributori automatici, sistemi di pagamento e accessori, che invece non riescono a uscire dalla stagnazione.

E’ necessaria una decisa ripresa degli investimenti, anche nel nostro settore. I distributori automatici di oggi sono uno straordinario esempio di tecnologia e innovazione. In grado di operare con i più moderni sistemi di pagamento ed offrire una moltitudine di servizi complementari. Prima tra tutte la connessione alla rete. Ma la qualità ha un prezzo – conclude Pinetti -. E non possiamo pretendere che al regime di prezzi attuale si possano coprire i maggiori costi dell’integrazione e dell’innovazione.»

La crisi occupazionale degli ultimi anni e una minore propensione agli acquisti nei consumi fuori casa solo in parte hanno toccato il vending. Anzi, tra il 2009 e il 2012, secondo uno studio di Confida (Associazione Italiana Distribuzione Automatica) condotto da Demoskopea, gli italiani che scelgono i distributori automatici sono aumentati di circa 1 milione; raggiungendo la soglia di 23 milioni di utilizzatori, di cui oltre 10 milioni abituali.

Secondo un altro studio di settore di Confida curato da Accenture, emerge che il parco macchine installato nel 2012 è di circa 2.400.000 distributori automatici. Di cui oltre 1.600.000 riguarda le piccole macchine per ufficio funzionanti a capsule e cialde; mentre la restante parte è riferita ai grandi distributori automatici di bevande calde, fredde e prodotti solidi preconfezionati. Oltre 6 miliardi i prodotti erogati in un anno, ma due da soli coprono oltre l’80% delle erogazioni. Il caffè espresso (circa 4,5 miliardi) e l’acqua (circa 700 milioni di bottiglie da 0,5 litri).

Centinaia le referenze di bevande, succhi e snack offerti dal settore. Nella quasi totalità prodotti di marca o di tradizione del territorio, che però coprono meno del 20% del fatturato. Un servizio quindi che nonostante la grande leva dei due prodotti trainanti, investe in assortimento e logistica per offrire la più completa pausa agli utenti.

Secondo un’indagine di Confida attraverso la piattaforma «Leanus», si evidenzia una piena coerenza tra le rilevazioni delle ricerche di mercato e le dichiarazioni di fatturati e prezzi che emergono dai bilanci. Significativo il dato relativo all’incidenza delle imposte sui ricavi a carico delle imprese della distribuzione automatica. Nel 2011 in media il 2,2%, rispetto alla media delle imprese del commercio (1%) e alla media nazionale (1,6%).

Questi dati attestano l’efficacia per il comparto degli studi di settore fiscali. Che sono un prezioso orientamento per il corretto comportamento e un controllo mirato in materia tributaria. Sul piano della trasparenza fiscale è un dato oggettivo il debito strutturale dello Stato nei confronti del Settore della Distribuzione Automatica. Causato dall’attuale limite dei crediti Iva compensabili, ampiamente superati.

Si stima che ad oggi giacciano nelle casse dello Stato, in attesa di essere rimborsati alle imprese del Vending, circa 100 milioni di Euro. La cui indisponibilità per le imprese non incide solo nell’equilibrio tributario; ma ha ripercussioni dirette anche sulle dinamiche economiche delle aziende. Solo per fare due esempi: crisi di liquidità e rallentamento degli investimenti.

Un settore trasparente e con i conti in regola

«Un Settore trasparente e con i conti in regola – afferma Lucio Pinetti -. Che, non solo contribuisce più di molti altri comparti economici al pagamento delle imposte; ma che vede proprio lo Stato tra i suoi più grandi debitori».

Molte le aspettative rispetto all’evoluzione dei distributori automatici. I consumatori sono più attenti rispetto a ciò che acquistano e vogliono essere sempre più informati. In questa direzione si prevede un ampio spazio per i distributori di nuova generazione con display interattivi e touch screen. Nei quali poter indicare molte più informazioni rispetto a quelle oggi disponibili relativamente ai prodotti offerti; quali le caratteristiche nutrizionali (importanti per il 74,6% dei consumatori intervistati da Demoskopea). Ma anche la marca della miscela di caffè (81,1%) e modalità e tempistiche della manutenzione delle attrezzature. Come la data di inserimento del prodotto (84,2%).

Sicuro l’impiego dei distributori automatici come attività complementare nel mondo della distribuzione; organizzata e tradizionale. Di prodotti alimentari e non, dai distributori di creme solari e infradito in spiaggia a quelli di pesto alla genovese artigianale nei porticcioli liguri. E solo per fare degli esempi concreti e già presenti sul mercato.

«Il mondo delle idee appartiene al Vending. Se esiste un prodotto – conclude Lucio Pinetti – esiste sicuramente un distributore automatico per poterlo vendere».

Thematic study trip on coffee – Unisg di Pollenzo, al Training center lavazza

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Thematic study trip on coffee

TORINO – Sono 73 gli studenti dal mondo concludono oggi lo stage per apprendere i segreti del caffè dall’esperienza ultracentenaria di Lavazza. Un vero e proprio Thematic study trip on coffee.

Finisce infatti questa sera viaggio didattico tematico sul caffè organizzato da Lavazza per gli studenti dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima Università al mondo interamente dedicata al cibo e alla cultura gastronomica.

Thematic study trip on coffee: 4 giorni formativi

Il programma è curato dal Training Center Lavazza. La prima struttura permanente creata nel 1979 da un’azienda di caffè. Dedicata alla formazione e all’innovazione di prodotto.

Il Training Center Lavazza è oggi un network capillare

Con oltre 50 sedi in tutto il mondo: Con lo scopo sia di formare i professionisti del settore, diffondendo e preservando la cultura dell’autentico espresso made in Italy; sia della continua ricerca di nuove ed originali ricette a base di caffè.

Il primo dei quattro giorni formativi

Sarà dedicato a una full immersion nel mondo del caffè, per far conoscere agli studenti il vasto mondo che sta dietro una semplice tazzina.

Partendo dalla storia e presentazione di Lavazza, il leader del caffè, la storia e diffusione del caffè nel mondo; storia del caffè in Italia; botanica e classificazione delle diverse varietà di caffè e metodi di produzione.

Seguirà una sezione di programma dedicata al mercato del caffè e in particolare alla Borsa del Caffè. A conclusione della prima giornata, un approfondimento sul ciclo produttivo fase dopo fase.

Nel secondo giorno Thematic study trip on coffee

Gli studenti apprenderanno nozioni di chimica e fisica legate al processo di tostatura, composizione chimica ed elementi di analisi sensoriale del caffè.

Seguirà poi un’introduzione sui metodi e modi di degustazione del caffè fino ad una sessione di esercizi di degustazione olfattiva e di gusto.

Nel pomeriggio gli studenti, divisi in 3 gruppi, si cimenteranno

Diverse sono le discipline. La degustazione delle singole varietà e composizione di due blend; esercitazione pratica di preparazione del caffè e cappuccino; principali metodi di preparazione del caffè (turco, espresso, filtro, moka…). I gruppi turneranno nei 3 giorni in modo da permettere loro di vivere ognuno le tre diverse esperienze pratiche.

Il terzo giorno

Questo sarà invece dedicato ai temi della sostenibilità legati alla produzione del caffè, con un approfondimento sul progetto ¡Tierra!; realizzato da Lavazza con le comunità produttrici dei principali Paesi produttori, dal Perù alla Colombia, ora anche in Brasile e Tanzania.

Thematic study trip on coffee si concluderà con un approfondimento sulla Top Gastronomy

Con il racconto della case history Lavazza, che da anni collabora con i più grandi chef internazionali per la creazione di nuove creazioni di gusto a base di caffè.

Dopo una lezione sul tema marketing e caffè, gli studenti verranno accompagnati per una visita allo stabilimento produttivo di Torino. Seguendo l’evoluzione del caffè dall’arrivo in grani al prodotto finito attraverso tutte le fasi.

Per formare gli studenti di Pollenzo Lavazza mette a disposizione l’esperienza dei propri manager, responsabili delle divisioni interne più strategiche.

Il nono anno consecutivo

Si rinnova, dunque, la collaborazione di Lavazza con Slow Food, ideatore e realizzatore dell’Università di Pollenzo, che forma i futuri gastronomi.

Al viaggio didattico, che rientra nel programma di studi del primo anno, parteciperanno 73 studenti. Di cui 22 stranieri provenienti da Messico, USA, Kenya, Uganda, Turchia, Puerto Rico, Germania, Paesi Bassi, Svizzera, Spagna, Norvegia, Austria.

Da oltre trent’anni Lavazza si dedica alla sperimentazione sul prodotto non solo grazie al suo Training Center. Ma anche attraverso collaborazioni eccellenti, come quelle con Slowfood, l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo; il Politecnico e l’Università di Torino, e con chef di fama internazionale, come Ferran Adrià; Carlo Cracco, Davide Oldani, Massimo Bottura e Antonino Cannavacciuolo.

Sono nati così nuovi modi di intendere l’espresso

Prodotti innovativi destinati al consumo fuori casa che hanno riscosso immediato successo di pubblico attraverso una vasta gamma di ricette sempre nuove, vere e proprie gourmandises per intenditori alla portata di tutti.

Lavazza conferma così il suo impegno nel promuovere la cultura dell’espresso a livello scientifico e specialistico. Testimoniando l’attenzione che l’azienda vuole dedicare alla formazione. Anche attraverso una sempre più sinergica collaborazione con il mondo accademico e dell’alta gastronomia.

Nei luoghi della produzione: la Ruta del Cafè in Perù, viaggio sugli altipiani

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Perù luogh coltivazione di caffè
Perù, coltivazione di caffè

LIMA – È uno dei principali prodotti agricoli esportati dal Perù. Il caffè arabica coinvolge una produzione annuale di circa 3,2 milioni di sacchi da 46 kg in grado di generare sostentamento a oltre 150.000 famiglie! In grado, anche, di ispirare molti viaggiatori di oggi per un viaggio stimolante che ruota proprio attorno a questa amata bevanda.

Si chiama Ruta del Cafè e, al di fuori di qualsiasi guida turistica o circuito classico, investe le provincie di Chanchamayo e di Satipo per scoprire le zone di produzione del caffè in Perù coinvolgendo anche comunità agricole romanticamente adagiate sugli altipiani andini.

Quando ancora la produzione del caffè era riservata al consumo locale, le principali zone produttrici erano collocate nella selva nord-orientale del Perù, in particolare nelle regioni di Moyobamba e Jaén.

Nella vallata di Chancamayo, ubicata nel dipartimento di Junín, il caffè veniva coltivato insieme ad altri prodotti fino al 1850, anno in cui la produzione di caffè prendeva il sopravvento tanto che a partire dal 1930 la vallata si consolidava come “zona cafetalera”.

Oggi nel dipartimento di Junín si produce circa il 34% dell’intera produzione del Perù. Inoltre qui si possono raggiungere le principali piantagioni del caffè organico del paese. Percorrendo una strada completamente asfaltata, circondata da paesaggi dove regna una natura incontaminata e un’incredibile varietà di flora e fauna.

Durante il viaggio si visita il centro di produzione Brasil fondato da Giuseppe Signori nel 1877. Che è uno dei più visitati della zona con un’architettura risalente al XIX secolo. Qui, oltre alle piantagioni di caffè, si possono avvistare numerose coltivazioni di limoni, banane, ananas e yuca. Che è una radice commestibile originaria dell’America del sud.

Non molto distante sorge l’azienda Monterrico, edificata nel 1875 dalla famiglia italiana Tremolada dove le piantagioni di caffè sono particolarmente estese e dove sorge una pittoresca casona risalente ad oltre 100 anni fa.

In questo luogo si ha modo di conoscere le diverse varietà del caffè Arabica prodotte in Perù secondo metodi che vengono tramandati dai contadini di generazione in generazione, come la bourbon, la rossa, l’azzurra e il café redondo.

Sposandosi nella provincia di Oxapampa si può soggiornare in edifici gestiti da locali. E prendere parte alle diverse fasi di lavorazione del caffè a Villa Rica. Che è una località situata nel cuore della selva di Pasco. Quella zona dove a fine luglio si svolge il Festival del Caffè.

Il caffè qui coltivato ha ottenuto la denominazione di origine lo scorso 27 agosto. Non a caso lo stesso giorno in cui si festeggia la Giornata del Caffè peruviano. Questa denominazione è la quinta ottenuta dal Perù dal 1997 dopo il pisco. Cioè il mais bianco gigante di Cusco, le ceramiche di Chulucanas e il fagiolo bianco di Ica.

La coltivazione senza uso di fertilizzanti

In questa zona, inoltre, si può venire in contatto con i nativi yanesha di Nagazú. Che infatti è una popolazione particolarmente dedita all’agricoltura e alla coltivazione del caffè senza uso di fertilizzanti chimici. E nel totale rispetto dell’ambiente circostante. Molto interessante dal punto di vista naturalistico, il territorio di Villa Rica. Perché offre circuiti per escursioni e attrattive ambientali come, ad esempio, la laguna Oconal e la cascata El León.