Le bevande vegetali stanno acquisendo sempre più popolarità in tutto il globo. Anche nei bar del Bel Paese i gestori hanno imparato ad avere la loro piccola scorta di bevanda vegetale per far fronte alla grande richiesta comune. La bevanda vegetale al gusto d’avena, in particolare, è largamente apprezzato dai consumatori.
Tuttavia, non sempre il consumo delle bevande vegetali è preferibile all’alternativa del latte vaccino.
Secondo Jessie Inchauspé, biochimica ed esperta degli effetti dell’alimentazione sulla salute, le bevande vegetali all’avena potrebbero portare ad un picco glicemico e ad un innalzamento dei livello dello zucchero del sangue. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Maria Goldbach per Vogue Italia.
Il pericolo delle bevande vegetali all’avena
MILANO – Dal momento in cui ho assaggiato il latte di avena per la prima volta, non sono più stata capace di immaginare il mio caffè senza. Non perché non tolleri il latte vaccino o perché segua una dieta vegana, ma semplicemente perché, per quanto mi riguarda, ha un buon sapore.
E non sono la sola a pensarla così, come dimostra la crescente presenza, sugli scaffali dei supermercati, di qualità di latte a base vegetale.
È ormai possibile scegliere, infatti, nell’ambito di una ricca proposta di latte di soia, di cocco, di mandorla, di nocciola, anche se la maggior parte di queste alternative al latte “animale” è a base di avena.
Per molti, inclusa la sottoscritta, il latte di avena è un must nel caffè mattutino. Mi correggo: nel mio caso, lo era.
Parliamo di glicemia
Sì, lo era. Infatti, mi accingo a infliggere un duro colpo a tutti coloro che, come me, amano il latte di avena. Sappiate che, assumendolo la mattina prima di andare al lavoro, potreste rendere un pessimo servigio a voi stessi.
O meglio, alla vostra glicemia. La misurazione di quest’ultima, ovvero della concentrazione di glucosio nel sangue, a lungo considerata rilevante solo nel caso delle persone affette da diabete, è ormai una pratica estremamente diffusa, a prescindere dalla presenza di patologie.
E a ragione, perché uno squilibrio del livello di zucchero nel sangue può essere la causa di attacchi di fame, scarsa energia e stanchezza, acne, sonno insufficiente e nebbia cognitiva. Come la “Dea del Glucosio”, al secolo Jessie Inchauspé, biochimica ed esperta degli effetti dell’alimentazione sulla salute, ribadisce costantemente su Instagram, offrendo ai suoi circa tre milioni di follower consigli quotidiani per mantenere stabile il livello di zucchero nel sangue.
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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)
MILANO – Celsius, uno degli energy drink più in voga, ha registrato un forte aumento di popolarità negli ultimi anni grazie alla sua potente carica di caffeina, al marchio incentrato sul fitness e ai suoi vari gusti come lime, anguria e frutti di bosco. Ma come si confronta Celsius, il nuovo arrivato nell’Olimpo degli energy drink, con il caffè, la fonte di caffeina simbolo dell’immaginario collettivo?
L’energy drink Celsius contro il caffè: benefici e differenze
Uno dei punti cardine per stabilire un paragone è, ovviamente, il contenuto di caffeina. Le versioni originali e dolcificate con stevia di Celsius contengono 200 milligrammi di caffeina per lattina.
Celsius Heat, promosso come un modo per aumentare il tasso metabolico del corpo, ne contiene 300 milligrammi, mentre Celsius BCAA (una bevanda orientata al recupero) ne include solo 100 milligrammi.
Per orientarsi, la Red Bull contiene 107 milligrammi di caffeina nella sua lattina da 12 once, delle stesse dimensioni offerte da Celsius.
D’altro canto, il contenuto di caffeina nel caffè può variare leggermente in base alle diverse intensità della preparazione, agli stili di preparazione e alla quantità servita.
Generalmente, si stima che otto once (0.23 litri) di caffè normale contengano poco meno di 100 milligrammi di caffeina, mentre un normale espresso ne contiene 63 milligrammi.
In sintesi, ciò significa che bisognerebbe bere circa due tazze da otto once di caffè (o tre e mezzo di espressi) per ottenere la stessa carica di caffeina di una singola lattina di Celsius originale.
Tuttavia, ci sono altri fattori che differenziano le due bevande oltre al loro contenuto di caffeina. Celsius è senza dubbio la scelta più complessa, con ingredienti aggiunti come taurina, guaranà ed estratto di tè verde che, secondo l’azienda, favoriscono la perdita di peso e le prestazioni fisiche. Ma il caffè è famoso per le sue sostanze benefiche, come antiossidanti naturali, vitamine del gruppo B e potassio (ne abbiamo parlato qui).
Anche le calorie giocano un ruolo importante. Mentre il caffè nero non zuccherato contiene pochissime calorie, queste possono aumentare rapidamente una volta che si comincia ad aggiungere latte, panna o zucchero.
Al contrario, Celsius offre una vasta varietà di gusti, la maggior parte dei quali contiene solo 10-15 calorie per lattina.
Alcune osservazioni suggeriscono che il consumo di tè, in particolare di tè verde e nero, sia associato in modo causale a un minor rischio di ictus a livello dei piccoli vasi: probabilmente attraverso meccanismi che vanno oltre la regolazione della pressione sanguigna, riferibili invece a effetti favorevoli diretti sulla funzione endoteliale vascolare e sulla riduzione dello stress ossidativo. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Nutrition Foundation of Italy.
I benefici del tè sulla salute
MILANO – Gli eventi cerebrovascolari acuti costituiscono un importante problema sanitario a livello globale; gli elevati tassi di mortalità e disabilità associati comportano anche elevati costi sociali oltre che economici.
Negli ultimi anni numerose ricerche focalizzate sulla relazione tra dieta e rischio di questi eventi hanno messo in luce il ruolo favorevole per la salute vascolare di alcuni gruppi di composti minori biologicamente attivi, come i polifenoli e i flavonoidi, e degli alimenti e delle bevande che li contengono.
È il caso del tè, una bevanda molto diffusa nel regno Unito, già oggetto di studi che hanno messo in relazione la sua assunzione abituale con la riduzione del rischio di ictus, senza però consentire di definire la causalità della relazione stessa.
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MILANO – Il Natale è alle porte ed è ora di pensare ai regali da scambiarsi in famiglia e con gli amici. Se il caffè è una passione che si ha in comune con i propri cari, oppure è un interesse da coltivare, ci sono alcune idee che vi vogliamo suggerire. Per questo abbiamo anche chiesto ad alcuni nomi noti nella community italiana, qualche suggerimento in più per allargare il campo di scelta.
Si parte innanzitutto da uno dei metodi favoriti da tutti gli italiani: la moka. Se si desidera continuare la tradizione, dandogli un tocco in più di modernità, le prime proposte che vengono in mente sono legate alle ultime novità portate sul settore: parliamo innanzitutto di Aladina, la moka pop di Lavazza con la firma dell’architetto Cino Zucchi.
La moka Aladina di Lavazza (immagine concessa)
La sua sagoma a clessidra, la forma richiama quella della classica tazzina rovesciata, e il manico a doppio anello soft touch la rendono un modello iconico, in acciaio inox: disponibile sino a 4 tazzine, sul sito e-commerce Lavazza a 130 euro.
Pump my moka (foto concessa)
E sempre per restare in tema, già da Host e poi fresca di The Milan Coffee Festival, la caffettiera modificata: Pump My Moka (di cui abbiamo parlato nei dettagli qui) è sicuramente un modo di riscrivere la storia di questa macchina domestica. Un ottimo pensiero per chi ha bisogno di avere tra le mani uno strumento innovativo, dotata di una pompa esterna e striscia termometrica per stabilire i gradi esatti ai quali si desidera effettuare l’estrazione. In questo modo si può anche estrarre, per esempio, caffè freddo perchè la salita dell’acqua non dipende dalla pressione e, quindi, dalla temperatura.
Se poi si vuole proseguire su questo modello tanto amato, la proposta 100% made in Italy è acquistabile e garantita per tutta la vita: il suo nome è Mokavit, e rappresenta la caffettiera italiana come un tempo, con materiali di alta qualità prima di tutto e una produzione completamente italiana: dai 90 euro in su, si può trovare sul sito.
Per tutti coloro che non vogliono rinunciare alle cialde, scelta ecologica per eccellenza se anche l’incarto è in carta riciclabile 100%, c’è l’opzione perfetta: l’ibrido tra i due metodi di estrazione è MokaCiao, proposta da Caffè Borbone e prima caffettiera che supporta appunto il sistema a cialde. Consente un’erogazione molto rapida – sono sufficienti 3 minuti – pratica – da una sola cialda si possono servire da uno a tre caffè – e sostenibile – la cialda è compostabile e smaltibile nell’umido, mentre il suo involucro nella carta.
La MokaCiao di Caffè Borbone (foto concessa)
Sul sito a questo link è disponibile la versione base ( una MokaCiao con 15 cialde miscela blu in omaggio) a €19,90.
Marco Pizzinato alias Pizzicoffee affronta il tema Natale
Cosa si comprerebbe ad un barista che ha già assaggiato molti specialty per stupirlo, ad un consumatore abituato alla moka e infine ad uno che si vuole preparare la colazione natalizia con il V60?
“Sicuramente nel primo caso, la risposta è in un caffè con lavorazione particolari: un fruitore di specialty, nell’ultimo periodo abituato a bere prodotti di qualità, cerca un quid in più. Per Natale quindi, consiglierei qualcosa a long fermentation, anaerobic, alternative uscite in Italia soltanto negli ultimi mesi. Come conquistare un esperto? Con dei flavor particolari.
Chi invece usa la moka, potrebbe cominciare a sperimentare qualcosa di insolito come il Papa Nuova Guinea di Nordic Roasting. Ma se c’è interesse a sperimentare con un metodo alternativo, il consiglio è facile: l’Hoop di Ceado è ideale per chi vuole passare dalla moka di casa ad un filtro, perché si tratta di metodo di brewing è più facile da gestire.
Hoop coffee brewer (foto concessa)
Basta una macinatura impostata correttamente e il consumatore finale può godersi una tazza molto diversa dal solito che valorizza lo specialty.
Infine, a chi invece vuole cimentarsi con il V60, consiglierei di investire su un grinder: più si ha uno strumento adeguato e manuale di top quality, più si ha un risultato eccellente in tazza. Per completare l’esperienza, suggerisco per questo metodo, di assaggiare un Colombia di Banibeans.”
Alla domanda, qual è il regalo secondo lei più adatto a chi vuole approfondire il mondo caffè, ci pensa Alice Mirabilia
“Ci sono tante belle cose che si possono regalare per chi è curioso di conoscere questo mondo. Si può iniziare con un libro come quello di Gianlidia Tonoli “Profumo di caffè“ che dà molte informazioni sotto forma di racconto ed è anche un bel ricettario.
Scegliendo invece delle attrezzature, io preparerei un buon kit con moka competizione e macinino, eventualmente abbinati ad un caffè classico come Brasile o Perù o a una box degustazione di caffè differenti, per dare un tocco personale si può aggiungere un biglietto con le istruzioni per la moka perfetta, magari scritto a mano.
Uno dei pacchetti natalizi di Mirabilia (foto concessa)
Un’altra buona idea può essere un workshop di introduzione dal caffè e magari un quadernino per tenere traccia dei caffè degustati. Il caffè è sempre un buon tema per un regalo, ci sono tante possibilità con costi diversi ma sempre alla portata di tutte le tasche.”
Cosa non può mancare sotto l’albero di Natale di un home barista? Risponde Dario Ciarlantini
Che di recente ha assunto il ruolo di recensore di macchine super automatiche per uso domestico da un punto di vista professionale.
“La prima cosa che metterei nella lista dei regali è il macinino manuale. Quest’anno sono usciti diversi strumenti di questo genere di livello più professionale: mi viene in mente il Pietro, il Baby dell’Eureka, il Z1.
Per orientarsi sull’acquisto, si deve innanzitutto puntare sulle macine professionali che devono essere in acciaio, perché consentono stabilità e consistenza.
Insomma, puntare sull’economicità del prodotto non garantisce una buona resa, anzi: restare su una fascia di prezzo attorno ai 30 euro, avrà quasi sicuramente come conseguenza un’inclinazione dell’asse con un risultato finale non all’altezza delle attese.
Fate attenzione:tutti gli ingranaggi devono essere in metallo e non in plastica. Per quanto riguarda il grande dilemma di “macine in ceramica sì o macine in ceramica no”: sul manuale avrei il timore di usare questo materiale, in quanto più fragile e più soggetto a potenziali rotture.
Se invece il discorso è avere “un caffè come al bar”, e si punta più alla corposità di una tazzina come quella preparata fuori casa, sceglierei una superautomatica specifica: attualmente, tra quelle che ho provato, la categoria che ricade nella fascia sui 500 euro, non restituisce la densità desiderata.
La superautomatica comunque è un passo avanti rispetto alla capsula dal punto di vista del gusto e dell’aromaticità di base, perché gestisce l’acidità e l’amaro e garantisce una certa costanza e una facilità di uso.
Una cosa da tenere in considerazione: capire bene quel modello come si pulisce più facilmente.
Ce ne sono alcuni che permettono di fare un lavaggio automatico e quelli sono i modelli sono da preferire senza esitazione.”
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)
Da Lavazza a illycaffè fino ad arrivare a Julius Meinl, i produttori registrano sempre più richieste anche nella grande distribuzione per gli specialty coffee: miscele selezionate, con punteggio oltre 85, realizzate per gusti e palati fini. Secondo i dati rilasciati dal World Coffee Portal nel report Project Café Europe 2022, il mercato europeo è cresciuto del 3,2% negli ultimi 12 mesi, per raggiungere 40.675 punti vendita e prevede di superare i 40.890 punti nei prossimi 12 mesi.
Dal punto di vista della produzione di specialty coffee in Italia la Lombardia è al primo posto, contando circa 20 aziende, tra torrefazioni e realtà che tostano il caffè, presenti sul territorio. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Maria Teresa Manuelli per Il Sole 24 Ore.
L’aumento di popolarità del caffè specialty in Europa
MILANO – Per gli italiani, si sa, il caffè è una cosa seria, un piacere che va gustato ad altissimi livelli. “I clienti non più soddisfatti di gustare un caffè mediocre, decidono di evolversi e, così come per il cibo, virano sul gourmet, che rappresenta la massima espressione del prodotto, che si tratti di birra, olio o caffè”, spiega Fabio Sipione, judge coordinator (coordinatore dei giudici di gara n.d.r.) di Sca Italy, l’associazione di categoria che si impegna a supportare tutta la filiera del caffè.
Da questa esigenza si sta diffondendo in tutto il mondo, e anche da noi, il consumo di specialty coffee, ovvero caffè di altissimo profilo, accuratamente selezionato, frutto di una produzione realizzata in particolari condizioni di cura climatiche e ambientali, che gli conferiscono un gusto e un aroma unici. Una tendenza che ha contagiato consumatori e aziende.
Secondo i dati rilasciati dal World Coffee Portal nel report Project Café Europe 2022, il mercato europeo è cresciuto del 3,2% negli ultimi 12 mesi, per raggiungere 40.675 punti vendita e prevede di superare i 40.890 punti nei prossimi 12 mesi.
Dal punto di vista della produzione in Italia la Lombardia sembra essere al primo posto, contando circa 20 aziende, tra torrefazioni e realtà che tostano il caffè, presenti sul territorio.
“Lo specialty è apprezzato moltissimo da alcuni nostri clienti – afferma Andrea Postolache, global marketing product director & head of marketing Italy di Julius Meinl – e notiamo un trend crescente, ma i volumi non sono ancora particolarmente rilevanti. All’estero, invece, viene venduto molto di più rispetto all’Italia, soprattutto in Cina o negli Emirati Arabi, mentre in Europa a trainarne il consumo sono la Germania, la Romania e la Repubblica Ceca”.
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Una vista panoramica del complesso de l'Accademia del caffè espresso di Fiesole: un'investimento di circa 6 milioni da parte de La Marzocco (foto concessa)
L’Accademia del caffè espresso, il centro culturale fondato da La Marzocco, che riunisce oggi al suo interno il museo aziendale, l’archivio storico, una piantagione di caffè indoor, laboratori di ricerca e formazione e le Officine Fratelli Bambi, ha aperto le sue porte dando il benvenuto ad alcuni ospiti, tra cui Tanya Nanetti, senior online correspondent di Barista Magazine Online, per una visita guidata. Riportiamo di seguito la prima parte del suo articolo tradotto dall’inglese in cui illustra la sua visita all’Accademia del caffè espresso.
L’Accademia del caffè espresso all’interno della vecchia fabbrica de La Marzocco
FIRENZE – “All’ingresso della struttura, Gioele, parte del team di ospitalità La Marzocco, mi ha accolto e mi ha accompagnato attraverso la sala principale fino ad arrivare al main bar per aspettare gli altri ospiti dell’accademia. (L’esperienza è prenotabile in anticipo). Ed ecco che ho provato il mio primo caffè della giornata: un dolcissimo Colombia lavato, tostato in casa.
Durante l’attesa, mi sono guardata intorno per dare un’occhiata a cosa avrebbe riservato la visita. La sala è enorme, con una grande biblioteca (contenente ogni libro sul caffè immaginabile); una lussureggiante piantagione di caffè al coperto; il bar; e una cucina professionale nel retro, dove gli chef stavano già cucinando le prelibatezze per il pranzo del giorno.
A lato, alcuni ampi ambienti ospitano i laboratori dell’Accademia. Le lezioni individuali coprono tutto, dal caffè verde e la torrefazione alla formazione sensoriale e all’estrazione. Dopo l’arrivo degli ospiti è giunto finalmente il momento di iniziare il tour”.
Lo storico bar dell’espresso
“Gioele ci ha condotto nell’area espositiva, dove ho capito che c’è molto altro da esplorare all’Accademia, a cominciare dalla prima sala, che ospita uno storico bar italiano.
Il fulcro del locale è un bellissimo bancone bar originale della La Marzocco (che ha prodotto anche banconi, sedie e altri mobili da bar dagli anni ’60 agli anni ’80).
Questa era un tempo utilizzata in un piccolo bar di Pistoia e ospita una La Marzocco GS1 originale del 1973. Gioele è passato dietro il bancone e ha preparato una classica miscela di robusta al 60%, amara e scura, e ci ha suggerito di provarla con lo zucchero.
Per quanto scioccante possa essere per coloro che sono abituati a un profilo aromatico diverso, questa esperienza con il caffè ha uno scopo specifico.
Permette ai visitatori (soprattutto ai turisti italiani) di vivere una classica esperienza della vecchia scuola. Il caffè era abbinato ad un cantuccio fatto in casa, un delizioso dolce della tradizione toscana”.
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MILANO – Export brasiliano di robusta da record a novembre: le statistiche mensili di Cecafé sono testimoni di una significativa ripresa delle esportazioni del Brasile, che si riavvicinano ai volumi registrati nel 2020. Ma il driver principale rimane la varietà meno pregiata, che vede lievitare i suoi imbarchi di quasi 8 volte.
L’export di caffè in tutte le forme è stato pari, in novembre, a 4.328.910 sacchi: una crescita del 15,4% rispetto allo stesso mese del 2022. I volumi di verde ammontano a 4.097.547 sacchi: il 18,2% in più rispetto all’anno scorso.
Sorprendentemente però i quantitativi di arabica sono in calo del 3,4% e si fermano a 3.241.668 sacchi, nonostante un raccolto che quest’anno è nettamente più abbondante.
Vola invece l’export di robusta, che raggiunge il dato, senza precedenti, di 855.879 sacchi: addirittura il 677,9% in più rispetto a un anno fa.
Segnano il passo anche le vendite di caffè trasformato (-18,6%), che ammontano a 231.363 sacchi, in massima parte di solubile.
L’export in tutte le forme dei primi 11 mesi 2023 rimane inferiore a quello del pari periodo 2022 (-3,2%) e supera di poco i 35 milioni di sacchi.
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Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italmobiliare
Nella lista dei manager più pagati in Italia svetta al primo posto Mike Manley con 51,18 milioni di euro al lordo delle tasse ricevute da Stellantis, il noto costruttore automobilistico franco italiano. Al secondo posto arriva Fulvio Montipò, l’imprenditore-manager della Interpump che ha ricevuto 49,12 milioni. Il Cavaliere del Lavoro Carlo Pesenti, amministratore delegato e dirigente di Italmobiliare, principale azionista di Caffè Borbone con una quota di partecipazione al 60%, occupa la posizione numero 15 della classifica con 9,4 milioni. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Daniela Polizzi per il quotidiano Il Corriere della Sera.
La lista dei manager più pagati in Italia
MILANO – Un anno da incorniciare, per molti manager e per tanti imprenditori di Piazza Affari che hanno fatto crescere le società che guidano. Sul podio c’è Mike Manley che, con 51,18 milioni di euro al lordo delle tasse ricevuti da Stellantis, è il più pagato tra i top manager al vertice delle società quotate in Borsa nel 2022.
Manley è un caso a sé perché la cifra che ha incassato contiene un indennizzo per la mancata conferma al vertice del gruppo dopo la fusione tra Fca, che ha lasciato nel 2021, e Psa. Al secondo posto del “pay watch”, la graduatoria dei compensi elaborata dal Sole 24 Ore a partire dai documenti pubblicati dalle società quotate, spunta Fulvio Montipò, l’imprenditore-manager della Interpump che ha ricevuto 49,12 milioni.
Carlo Pesenti, ad e dg di Italmobiliare occupa la posizione numero 15 con 9,4 milioni. I dirigenti occupano la maggior parte della top 20.
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La copertina del libro di Gianlidia Tonoli, Profumo di Caffè (foto dal sito della casa editrice)
MILANO – Gianlidia Tonoli firma Profumo di Caffè, titolo pubblicato da Guido Tommasi editore e contenitore di fotografie aromatiche, ricordi autobiografici, ricette e miti da sfatare intorno all’amata bevanda. L’atmosfera trasmessa anche dai colori usati per l’edizione, è calorosa, intima.
Nel libro, sono evidenti le influenze delle due anime professionali di Tonoli: la sua esperienza di stylist e interior relooker, si esprime bene nella composizione delle immagini, mentre il suo essere sommelier dell’espresso si coglie pagina per pagina in ogni aspetto della sua vita.
Tonoli racconta il suo caffè nelle sue tante sfaccettature
Come spesso accade, anche la storia di Tonoli con questo mondo inizia tra le mura domestiche, a casa dei nonni. Odori, sapori, dolci, riportano indietro nel tempo alle origini di questo rito che collega l’immaginario di tanti italiani.
Si scopre presto anche che questo universo è ben conosciuto dall’autrice, che lo ha scoperto dal punto di vista del barista, mestiere che ha svolto per qualche anno nel bar di famiglia e che le ha dato modo di avere una visione trasversale della tazzina e di come questa venga avvicinata dai frequentatori dei bar.
Il tempo sembra essere una prerogativa per bere il caffè, ed è così che Tonoli consiglia (o consiglierebbe) a tutti quelli che sono di passaggio al bancone, di degustarlo. Attenzione alla sovra o alla sotto estrazione: le immagini nel libro indicano chiaramente come individuarli e magari, starne alla larga.
Questa sua attenzione al lavoro del barista si riflette anche in alcune dritte rivolte proprio a questi operatori: focus sul corretto uso della macchina per espresso, con tanto di flussaggio dell’acqua tra un’erogazione e l’altra.
Si parla anche dell’aggiungere un pochino di zucchero al caffè, nonostante ormai in tanti siano convinti che da puristi non si debba fare, in quanto esaltatore di sapidità.
Concetti come Arabica e Robusta vengono elegantemente spiegati tra le righe, mai risultato troppo didattici sebbene si parli molecole e complessità aromatica.
Anche le schede iniziali in cui si affrontano argomenti più lontani da quelli conosciuti dal consumatore finale, come la raccolta e la lavorazione del crudo, scorrono piacevolmente senza appesantire la lettura generale.
E’ quasi un viaggio che avvicina il lettore a realtà distanti, di cui spesso si ignora persino l’esistenza. Alle origini, dove ancora non è avvenuta la trasformazione.
Non si parla solo di espresso, altra nota di freschezza per un libro italiano
Infatti Tonoli racconta delle sue preferenze anche quando si tratta del caffè filtro. Ed ecco che fanno la loro apparizione la Chemex, l’Aeropress e, per non scostarsi mai troppo dalla tradizione, trova spazio anche la cuccumella napoletana.
In breve il libro è già arrivato verso le conclusioni e qui, come un cerchio che si chiude perfettamente, si riprende la discussione sul cibo: dal dolcetto della nonna, cominciano le pagine dedicate a diverse realizzazioni con il caffè come ingrediente sia nei piatti salati che in quelli dolci.
A stupire, per dare giusto un assaggio delle alternative condivise da Tonoli, la besciamella con il caffè.
Il libro è acquistabile anche online al costo di 25 euro.
Il segreto per preparare un caffè espresso più intenso sta nel macinare i chicchi con la giusta umidità: questo permette di ridurre le cariche elettrostatiche che si generano a causa della frizione, proprio come avviene nel magma durante le eruzioni vulcaniche. Approfondiamo l’argomento con la lettura della prima parte dell’articolo pubblicato sul portale dell’Ansa.
Come preparare un espresso più intenso: il segreto dalle eruzioni vulcaniche
MILANO – Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Matter da un’insolita collaborazione tra chimici e geologi dell’Università dell’Oregon, negli Stati Uniti.
“Durante l’eruzione – spiega il primo autore dello studio e vulcanologo Joshua Méndez Harper – il magma si rompe in tante piccole particelle che poi escono dal vulcano in un grande pennacchio e, durante l’intero processo, quelle particelle si sfregano l’una contro l’altra e si caricano fino a produrre dei fulmini. Grosso modo è la stessa cosa che accade durante la macinazione del caffè, quando si prendono i chicchi e si riducono in polvere fine”.
I ricercatori hanno misurato l’elettricità statica prodotta macinando diversi tipi di chicchi di caffè, tostati in maniera industriale o casalinga, che variavano in base a fattori come il paese d’origine, il metodo di lavorazione (naturale o decaffeinato), il colore della tostatura e il contenuto di umidità. Hanno così scoperto che viene prodotta meno elettricità quando il caffè ha un contenuto di umidità interna più elevato e quando viene macinato in modo più grossolano.
La tostatura chiara produce meno carica, mentre le tostature più scure producono una carica complessiva maggiore.
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