domenica 30 Novembre 2025
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SCA Italy oggi, una comunità che è in forte espansione: 720 iscritti totali e 478 soci paganti

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Stefania Zecchi a sinistra e Alessandra Di Dio a destra SCA Italy
Stefania Zecchi a sinistra e Alessandra Di Dio

MILANO – SCA Italy, un’Associazione complessa che si fa promotrice da anni del caffè di qualità, attraverso attività di diffusione culturale, coinvolgendo professionisti  e investendo in formazione, aggiornamento e mondo gare nazionali e internazionali.

Dietro questo organismo che respira e vive energicamente, due donne altrettanto proattive: Stefania Zecchi, Membership Coordinator SCA Italy e Alessandra Di Dio, Marketing & Communication Coordinator SCA Italy, hanno fatto un po’ il punto sullo stato dell’Associazione, con un record di iscritti e il lavoro instancabile dei volontari.

SCA Italy, Stefania Zecchi apre il dialogo

Il 2023 si sta quasi per concludere, con i campionati mondiali alle spalle: com’è stato quest’anno per SCA Italy?

“Sono ormai molti anni che faccio parte della community di SCA Italy e mi rallegra il fatto che le sinergie che siamo riusciti a creare in questi anni hanno fatto sì che l’associazione sia diventata quella che è oggi: una comunità di professionisti che non cessano mai di imparare e migliorare le loro conoscenze e competenze per poter portare ai consumatori finali il meglio.

Nel chapter attuale SCA Italy, come in quello precedente, copro il ruolo di community coordinatrice, ovvero la coordinatrice dei soci. Questo mi permette di confrontarmi e tenermi in contatto ogni giorno con appassionati e professionisti del settore iscritti e non.

Insieme ai miei colleghi coordinatori abbiamo lavorato e lavoriamo costantemente per portare avanti i nostri obiettivi come chapter e quelli dell’associazione: la diffusione della cultura del caffè specialty su tutto il territorio nazionale tramite l’organizzazione e la partecipazione agli eventi del settore, l’innovazione e la formazione costante, la valorizzazione della figura del barista tramite l’organizzazione delle selezioni dei campionati sul tutto il territorio nazionale e di conseguenza i campionati finali di caffetteria che come da tradizione si svolgono tutti gli anni a SIGEP.

La nostra mission non è semplice, ma i risultati ottenuti in questi quasi due anni sono stati ottimi. Ai mondiali di Atene e a quelli di Taiwan i nostri campioni Fabio Dotti, Daniele Ricci, Giacomo Vannelli, Stefano Nodari, Roberto Breno e Marco Poidomani ci hanno regalato grandi emozioni portando l’Italia a dei livelli molto alti.”

Siamo al record storico di soci italiani (quanti sono?): cosa sta succedendo all’interno dell’Associazione e cosa rappresenta questo traguardo?

“Ad oggi SCA Italy può ritenersi una delegazione importante del circuito SCA. I numeri nazionali attuali: 720 soci totali (intestatari dell’account e membri aggiuntivi) e 478 nominal soci paganti. Ogni giorno ricevo mail di richiesta di informazioni sulla associazione e su come entrare a far parte della nostra community.

Mi commuovo sempre quando un ricevo messaggi del tipo “Sono un nuovo socio!” oppure “Da oggi faccio parte della community!”.

Siamo arrivati a dei numeri pre-pandemia e questo vuol dire che l’associazione lavora nella direzione giusta, che l’interesse c’è e siamo noi la community che deve incrementare sempre di più questi numeri. Questo vuol dire lavoro costante non arrendersi di fronte alle difficolta che arrivano, massima comunicazione e trasparenza.

La nostra community diventa sempre più grande e di valore: l’interesse proviene dai singoli baristi fino alle grandi aziende e per noi ogni socio è importante e cerchiamo di lavorare per loro.”

Questa adesione riflette anche un maggiore coinvolgimento del consumatore finale e dei baristi?

“Il consumatore post pandemia è più attento alle abitudini di consumo e sceglie in modo sempre più consapevole di come vivere la pausa caffè. Il consumatore cerca oggi un’esperienza e il barista formato è colui che, con professionalità e passione lo accompagna in modo semplice alla scoperta di gusti e aromi eccezionali, che non fanno parte della sua quotidianità.

La gara baristi può essere vista proprio come la simulazione di un incontro tra il consumatore e il barista che, con grande professionalità e partendo dai gusti personali di chi assaggerà il suo caffè, crea connessioni raccontando il lavoro quotidiano dei protagonisti della filiera per offrire un’esperienza autentica e di eccellente qualità.”

Prima ancora degli associati, il lavoro dei volontari è una colonna portante dell’attività di SCA Italy: cosa si può già dire delle forze messe in campo per il prossimo Sigep di Rimini?

“Durante il mio mandato mi sono focalizzata molto sul lavoro dei volontari che sono di importanza vitale per svolgere tutte le attività nella nostra associazione.

Già durante il Turin Coffe Festival, Milan Coffe Festival 2022 e SIGEP 2023 mi sono mossa per creare un gruppo eterogeneo di persone volenterose e interessate alla crescita dell’associazione.

Oggi mi fa immensamente piacere sentire i nostri volontari contenti delle loro esperienze e delle competenze e conoscenze acquisite nei vari eventi che abbiamo organizzato.

Far parte della community per me personalmente è stato sempre emozionante e coinvolgente e la condivisione dei suoi valori credo sia l’obiettivo maggiore. Qui siamo una comunità in forte espansione ed evoluzione, abbiamo sempre bisogno di nuove energie positive per costruire un futuro sostenibile del caffè specialty in Italia.”

Allora parliamo dell’aspetto della comunicazione di SCA Italy, seguito con cura da Alessandra Di Dio: cosa significa coordinare e coinvolgere così tanti volontari, spesso non ancora addentro le dinamiche dell’Associazione?

“Non so come ci riesce Stefania, ma devo dire che il coordinamento dei volontari, un punto cruciale del suo mandato, è strategico oltre che impegnativo. Da parte mia credo di riuscire a coinvolgerli usando poche parole: siamo tutti volontari.

Loro lo sono così come anche noi coordinatori: questo rende la  comunicazione tra noi fluida. Coinvolgerli significa ricordarsi i motivi per i quali anche noi ci siamo candidate, cioè passione, voglia di fare e un po’ di follia.

Per ringraziarli e far capire loro che fanno parte della community, una parte del mio progetto “Dietro le quinte” che è rivolto a valorizzare le persone che contribuiscono con tempo ed energie all’associazione, è dedicato a loro.”

Come si avvicinano al mondo SCA Italy?

“Tantissimi ci guardano attraverso i social, ecco perché buona parte del mio lavoro ha valorizzato proprio questo mezzo.

Poi, una volta che ci hanno studiati e hanno capito che razza di compagnia bizzarra siamo, ci vengono a trovare agli eventi.

Lì è come se si accendesse una luce. Le persone, i caffè, le esperienze ti fanno vedere questo mondo sotto un altro aspetto, ti fanno sentire partecipe. Complice, direi.”

Qual è il canale, il punto di contatto, più seguito dai giovani e cosa li attrae di più: le gare, la formazione o le esperienze in fiera?

“Credo le esperienze in fiera, hanno davvero qualcosa di magico. Poi la voglia di capire, e quindi la formazione.

Ma tanti volontari SCA sono già molto avanti su questo punto, non pensare che volontario significhi novello del mondo del caffè. Tra i volontari ci sono competitor, titolari di caffetterie, autori di libri, AST.”

Oggi la comunicazione ha un ruolo fondamentale per far crescere SCA Italy e la comunità del caffè consapevole in Italia: com’è cambiato il vostro approccio e cosa ancora si può fare per migliorare?

“Personalmente ho cercato di rendere la comunicazione sul caffè e sull’associazione più popolare. Fuori dalla nicchia significa anche farsi guardare da professionisti esterni all’ambiente e capire come migliorare. È questo che intendevo con approccio trasversale, quando mi sono candidata, ed è questo che ho fatto.

L’infinità di cose che ancora si possono migliorare, non sto nemmeno a dirle. Una cosa che vorrei ancora cambiare è la comunicazione verso e dei competitor delle gare. Sarebbe bello dare più visibilità ai concorrenti, futuri ma anche passati.”

Ha l’occasione ora di comunicare ai potenziali prossimi volontari, in vista di Sigep: perché è importante partecipare e come iscriversi?

“FREE DRINKS l’hanno già detto? Scherzi a parte, secondo me è come quando devi partire per l’Erasmus: all’inizio hai un po’ paura, non conosci nessuno, ma poi diventa un’esperienza unica e alla fine siete tutti amici. E poi in questa storia c’è tanta cultura del caffè, per cui ne vale sempre la pena.

Per chi volesse proporsi come volontario, è sufficiente andare sul sito di SCA Italy o contattare a questo indirizzo email: community@scaitaly.coffee

Mokavit, la caffettiera di lusso da 90 euro in su: “E’ come la cintura di Louis Vitton”

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Mokavit, che dura una vita (foto concessa)
Mokavit, che dura una vita (foto concessa)

MILANO – Mokavit la caffettiera che dura una vita, fatta tutta in Italia e con un grande ritorno nei luoghi in cui tutto era nato in principio. Questa è la visione di Gianni Vittoni, che dopo tantissimi anni di esperienza sul campo nella produzione di questa macchina, ha lanciato la sua versione ideale di moka. La passione è la guida, insieme al servizio al cliente.

Il primo store in cui acquistare Mokavit sarà un outlet attaccato alla fabbrica produttiva a Ornavasso (Verbano Cusio Ossola), con uno sconto del 20% per chi arriverà a provarla direttamente sui fornelli anche a induzione. Per il resto, si potrà acquistare online sul sito e in futuro anche presso alcuni distributori che rappresentano le eccellenze del made in Italy.

Mokavit è la creatura di Gianni Vittoni, quindi partiamo con la domanda più semplice: il suo modo preferito di bere il caffè, è la moka?

“Da sempre nella nostra famiglia c’è la tradizione di bere il caffè con la moka. È un momento speciale che mi regala il tempo per riflettere e godere di un rituale che adoro ripetere ogni mattina.

La moka, con il suo processo di preparazione lento e meticoloso, aggiunge un tocco di calore e familiarità a ogni sorso, diventando un elemento essenziale della mia routine quotidiana.”

Dalla produzione di milioni di caffettiere di un noto brand italiano all’anno alla produzione di Mokavit: come siete arrivati ad innovare questo modello tradizionale di preparazione?

“Dopo 90 anni, c’era bisogno di un’innovazione, che noi abbiamo portato con il bimetallo in acciaio ferritico e alluminio. La caffettiera è in alluminio 100%, mentre l’acciaio ferritico sta nel piattello e funziona anche con l’induzione: risolto così il problema dell’iconico modello.

All’ingresso, sovrana la Mokavit (foto concessa)

Oggi siamo ancora qui, sostenuti anche da altre attività parallele che ci hanno permesso di restare fedeli al progetto. Tutto l’indotto della moka, dagli stampatori, all’assemblaggio e i tecnici, hanno 30 anni di rodaggio, che è qualcosa di eccezionale.”

Mokavit è un prodotto 100% made in Italy: cosa significa e quanto è difficile farla?

“Sicuramente oggi è una questione di costi: producendola qua in Italia, soltanto per lucidarla, ci vogliono più di 15 euro. Noi però abbiamo già l’immobile e le attrezzature pagate, e questo ci aiuta: abbiamo deciso di usufruire di una fabbrica che può produrre 20mila pezzi al giorno per realizzarne 100, ed è una scelta che non tanti avrebbero portato avanti.

Certo il nostro obiettivo per il 2024 è di raggiungere le 1000 caffettiere al giorno e speriamo di arrivarci.

Siamo nati da pochissimo e ci stiamo già muovendo bene. Attualmente siamo in trattativa con importanti brand per chiudere diversi accordi significativi. Questi contratti rappresentano un passo fondamentale per la nostra crescita, aprendo nuove prospettive e opportunità di collaborazione che consolidano la nostra posizione nel mercato.

Quanto può costarvi produrre Mokavit, con queste caratteristiche di alto livello?

“Sicuramente non possiamo usare dei canali tradizionali perché questo farebbe salire ulteriormente il prezzo. La più piccola è venduta a 90 euro e ci costa 40 euro all’incirca, con un margine del 15-20% senza includere il rivenditore.

Questa cifra così alta deriva da tutto l’insieme: il piattello sotto lo produce soltanto un’azienda in Italia, è un sandwich di 3.4 millimetri di alluminio e 0,8 di acciaio, difficile da acquistare, tornire, inserire, saldare e che ci costa circa 7-8 euro. Se si vuole produrre in Italia, le spese si alzano.”

Perché sette facce?

“Abbiamo scelto di creare una moka con sette facce perché volevamo qualcosa di unico e distintivo. Nel mercato attuale, siamo gli unici a offrire un design così particolare e innovativo.

Le sette facce della nostra moka non solo conferiscono un’estetica unica al prodotto, ma rappresentano anche la nostra ricerca di originalità e l’impegno nel fornire agli appassionati del caffè un’esperienza unica e memorabile. La nostra moka non è solo uno strumento per preparare il caffè, ma è anche un’opera d’arte funzionale che si distingue per la sua esclusività.”

Quali altre caratteristiche di alta qualità ha Mokavit che la rendono la caffettiera per la vita?

“Facciamo un passo indietro: la caffettiera nasce ad Omegna. Da qui il logo della fenice: dalle ceneri di ciò che era nel capoluogo del Cusio, rinasce nello stesso territorio.

È tutto made in Italy e noi ci puntiamo tanto, soprattutto per il mercato estero.

Il certificato a vita deriva da questa visione: la qualità alta di alluminio e acciaio fanno di Mokavit una caffetteria può durare vent’anni.

Mokavit dà il certificato di garanzia a vita: se succede qualsiasi cosa, l’azienda si prende carico di sostituzioni e malfunzionamenti. Ad esempio, l’abbiamo studiata in modo tale che non si possa mai bruciare il manico come spesso invece accade.

Le spedizioni sono gratuite in tutta Europa, proprio per incentivare le persone all’estero ad acquistare Mokavit.

Anche se l’idea è di farsi conoscere naturalmente prima in Italia, perché per essere ambasciatore del made in Italy nel mondo, bisogno esser innanzitutto rappresentativi sul proprio territorio.

Il testimonial Joe Bastianich di Mokavit (foto concessa)

Per questo abbiamo scelto un testimonial come Joe Bastianich perché rappresenta un ponte tra l’Italia e il mercato internazionale per quanto riguarda l’alta qualità da noi, come negli Usa.

Il pubblico a cui ci rivolgiamo appartiene ad una fascia alta, vogliamo trasformare Mokavit in uno status symbol, riportando in auge la tradizione anche in Italia, ricordando il suo ruolo nelle cucine rispetto alle capsule.

La nostra ambizione è quella di insegnare al mondo che il caffè si gusta e si prepara con la cara e vecchia moka. Che, ricordiamo, è anche più ecologica.”

C’è la possibilità di personalizzare la propria Mokavit: quanto costa in più e cosa è possibile modificare?

“Presto si potrà andare sul sito, e giocare con una Mokavit virtuale che è possibile modificare con le incisioni di lettere, disegni, loghi aziendali, cambiando il manico, il coperchio e realizzarlo in carbonio. Le possibilità sono tante e il costo finale viene indicato una volta conclusa la personalizzazione.

Il simulatore permette di creare la propria Mokavit.

La più piccola è da 3 tazze, la più grande è da 9. In futuro arriveremo probabilmente a quella da 16, ora è in fase di studio.”

Insieme a Mokavit avete pensato ad una miscela, la SXN1: ce ne può parlare nei dettagli e perché funziona bene con la vostra caffettiera?

“E’ una sigla indecifrabile – scherza Vittoni – composta da tre Arabica, tre sud americane e un’indiana. Abbiamo fatto delle prove con Paolo Scimone qualche giorno e poi le abbiamo fatte assaggiare in azienda: era la preferita da tutte le donne.

Abbiamo voluto farlo collaborando con un micro roaster così esperto, perché era necessario affiancare una moka di qualità con un caffè che fosse alla sua altezza. Questa miscela secondo noi è quella che si deve accompagnare con la nostra Mokavit: è acquistabile un chilo, 4 buste da 250 grammi, per 36 euro sul sito.

Certo non abbiamo guardato al nostro ritorno economico, ma ancora una volta ad un’offerta di livello. Chi l’acquista, deve notare bene la differenza tra Mokavit e una moka comune.”

Il costo non è un problema per un consumatore che è abituato a spendere una ventina di euro per altre moke?

“Non è un ostacolo, perché Mokavit è come la cintura di Louis Vitton: nessuno produce la moka in Italia perché viene a costare tantissimo. La nostra poi, con tutte queste novità, è ancora più un investimento.

Anche vendendone 100 riusciamo a sopravvivere, perché abbiamo come principale costo vivo la manodopera, ma nessun altro potrebbe fare lo stesso senza affrontare grosse spese.

Il nostro è un brand di lusso: ma se uno la prende in mano, capisce già quanto vale.”

Ci parlate del modello oro di Mokavit?

Il set Queen placcato d’oro (foto concessa)

“Ci sono due micron di oro sopra l’alluminio, una cosa molto complicata da realizzare. Per caso abbiamo trovato un’azienda che ha applicato questo trattamento. Logicamente costa tantissimo a noi come azienda.

I feedback fin qui sono stati positivi, nonostante avessimo paura di esser molto giudicati sui social proprio per la questione del prezzo elevato: qualche commento negativo è arrivato, ma niente di esagerato.”

Nella Bottega delle Delizie di Bra: “L’agricoltore, la stagionalità, la varietà, la fermentazione, al centro del nostro caffè”

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paolo panero
Dentro Bottega delle delizie (foto dal sito)
MILANO – A Bra, Paolo Panero con Bottega delle Delizie è diventato una leggenda locale: se si chiede agli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il suo nome comparirà sempre associato allo specialty coffee e alla sua attenzione al tema dell’enogastronomia di qualità.
Imprenditore visionario, serviva specialty in un luogo di provincia quando in pochissimi ne parlavano, già nel 2015.
E allora, abbiamo deciso di raccontare con lui da dove tutto è partito e a che punto si è arrivati oggi.

Panero, come si è avvicinato agli specialty?

“Arrivo dal mondo della birra artigianale, della musica e dello skate. Ho incontrato lo specialty in occasione di un viaggio a Londra, in cui ho approfondito queste mie tre passioni. Girando la città, ho conosciuto lo specialty e così oggi mi occupo di mescita e vendita di questo prodotto in modo indipendente.
Bottega delle Delizie in realtà esiste dal 1982 per la vendita di dolci e poi è stato riadattato dal 2007, per poter vendere e bere tranquillamente dallo specialty alla birra. In più, c’è anche un’area dedicata alla vendita degli skate.
Prima dell’incontro con lo specialty, non sapevo neppure che esistesse, ma dopo la vacanza rivelatrice ho sviluppato una nuova sensibilità verso la bevanda e mi sono messo in linea con il discorso di Slow Food di Bra. Poi, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (presso cui insegno) ha inciso ulteriormente nella nostra crescita ed evoluzione.”

Come ha reagito la sua famiglia e la clientela di fronte a questo suo cambiamento

“La mia famiglia mi ha subito supportato nel cambiamento. La clientela invece ha fatto più fatica: gli anziani locali non hanno digerito benissimo la metamorfosi, ne sono rimasti spiazzati.
Ma La Bottega delle Delizie ha voluto cambiare proprio target e a oggi i clienti sono per lo più i giovani. Non sentivo mia l’attività di famiglia così com’era: mi reputo un ambasciatore degli specialty e del lavoro alle origini.
L’agricoltore, la stagionalità, la varietà, la fermentazione, sono al centro del nostro caffè.
Mi servo da diverse torrefazioni in tutta la Comunità europea: per citarne soltanto due su tutte, quella di Rubens Gardelli con cui ho iniziato a collaborare nel 2015 e con cui ho stretto amicizia in questi anni. E poi con i ragazzi di La Cabra in Danimarca.
Lavoro solo con micro roasters che usano omni roast. Non possiamo decidere noi per il degustatore finale come bere il caffè (solo espresso e solo filtro): è il consumatore che sceglierà come costruire la sua esperienza e il suo approccio.
Chi entra da noi può selezionare in primis la sua singola origine e poi al massimo lo indirizzo umilmente, soprattutto se sono alle prime armi.
Mi capita di comunicare sempre in modo poco saccente o snob, ma la proposta è molto pulita: non ho bustine di zucchero e l’ho segnalato, sfruttando il motto di Estratto Brescia: “Non (si) serve zucchero”.
I caffè sono tostati chiari, singole origini, trasparenti e per le ricette uso un latte vaccino fresco intero, pastorizzato ma non omogenizzato. Per produrlo, le vacche mangiano solo fieno autoctono.
Uso poi l’avena di Minor Figures, che compro da Nicole di Staga bevande. Lavoro solo con gli amici che conosco personalmente, con cui si può chiacchierare.
Lo specialty ha una forte componente emozionale e fa molto più parte della ristorazione che di una semplice caffetteria.”

Lo specialty non è il solo prodotto particolare nlla Bottega delle Delizie

Racconta Panero: “Mi occupo infatti anche di cioccolato bean to bar e ho realizzato con l’azienda con cui collaboro, un cioccolato al caffè: 80% di cacao africano dalla foresta dell’Uganda e 3% di specialty coffee stagionale, in monorigine.
La mia proposta è less is more: ogni mese propongo due nuove single origin.
Per questo cioccolato, così come per il resto del menù, scelgo soltanto piccoli lotti. Il 3% dello specialty è un Etiopia spontaneo, cresciuto a 2.000 metri di altitudine e raccolto a gennaio 2022. Lo utilizzo per le preparazioni per la colazione, per il pranzo e la merenda, arrivando sino all’aperitivo (sono aperto fino alle 19.30-20). Nella proposta di cibo con gli specialty, il cioccolato diventa ingrediente per altre ricette.
Mi occupo anche di birra artigianale e con Sagrin, azienda in provincia di Asti a Calamandrana, da 5 anni serviamo una Imperial Staut, che ha al suo interno un 6% di uno specialty coffe sempre stagionale. “

Panero: “Lo specialty da noi è trasversale ed è sempre in evoluzione insieme al mio format. “

L’espresso curato nel minimo dettaglio (foto dal sito)

“Lo specialty è molto aromatico se estratto in espresso. Preparo solo double shot e già questo incuriosisce: inizialmente fa paura perché si pensa subito ad una dose eccessiva di caffeina. Quindi innanzitutto spiego cosa sia la caffeina, quale sia la differenza tra Arabica e Robusta, l’altitudine, le lavorazioni. Poi c’è chi non ci sta, ma va bene così.

Sono 2 euro e 50 per il doppio espresso per qualsiasi origine, perché i caffè, nel mio menù con grande sforzo, onestà, trasparenza, vengono pareggiati sul prezzo. Dato che non voglio né perderci né lucrarci, ho deciso di fare una media tra le diverse proposte, in modo che tutti possano scegliere e permettersi sia quello più economico sia quello più costoso.
Così avviciniamo i neofiti per fargli scoprire questo mondo e molti se ne sono innamorati, senza però che questo ci abbia reso arroganti: non possiamo piacere a tutti e lo sappiamo.
Inoltre, siccome il cliente che non conosce gli specialty, di vino magari ha maggiori conoscenze, spesso è facile riferirsi qui nelle Langhe a questo mondo per raccontare il caffè differente.
Ma alla fine è questo il lavoro di barista: accompagnare il consumatore nell’approccio ad una proposta molto forte. Un po’ come avviene al ristorante. Lavoro tanto con i turisti, dalla Francia, dalla Danimarca, dalla Germania. “

Panero: “Prossimo focus è un Costa Rica “

“Dal West valley terreno vulcanico a nord dell’equatore, LS28, raccolto a gennaio 2023, innesto di cultivar in Kenya nei laboratori Scott, al 28esimo tentativo, coltivato molto nel Sud America e fermentato in acqua.
E poi un peruviano, raccolto agosto 2022, fermentato in ciliegia asciutto senza utilizzo di acqua, varietà sconosciuta, mutazione di cultivar Bourbon che ancora oggi non si è scoperto se è naturale o da un innesto uscita per caso. Siamo sull’oceano, terreno vulcanico, origine fantastica per la sua biodiversità. “

Espresso o filtro? Quale va di più da voi?

“Dipende molto dal momento della giornata e della settimana: il filtro va di più di pomeriggio e nel fine settimana.
Quello è il momento in cui si concedono una pausa più prolungata e quindi di inverno, autunno e primavera va il filtro, e in estate il cold brew. Stesso discorso per il weekend, dove il protagonista è l’hand brew.
Il filtro costa 4.50, come il cold brew, mentre il flat white sta 3.50 alla pari con la sua versione alternativa all’avena. Il latte vaccino che compro mi costa allo stesso modo, perché è di altissima qualità. “

Panero, cosa ci dice del vostro brunch?

“Da me il brunch è una proposta salata, realizzata con una panetteria che si trova nella mia stessa via: Bra è davvero unica, ricca di realtà artigianali attente all’uso delle materie prime. Via Pollenzo sta diventando un fulcro, siamo una comunità.
In Bottega si fa tanta cultura su ogni campo: dai vinili allo specialty. E lo skate boarding rientra in questo contesto da una parte perché è un’altra mia passione, dall’altra perché ci sono Skateboard Cafè di Londra che lavorano già su questo abbinamento e ci sono skater che sono torrefattori di specialty. Dire specialty coffee è scegliere uno stile di vita.”

Panero quali macchine ha scelto per il suo locale?

Ho iniziato nel 2015 con una La Marzocco, GS3 a un gruppo che però ho fuso: arrivando da Londra sono rimasto influenzato da questo brand, essendo molto presente all’estero. Credevo che esistesse quasi solo quell’azienda e con gli anni sono diventati dei carissimi amici.
Partendo come una scommessa, ho iniziato con questo modello, che rappresentava un po’ un compromesso. Stessa cosa per i macinacaffè.
Poi è arrivato il giorno in cui ho dovuto fare l’upgrade, con una due gruppi. Collaborando con La Cabra mi sono fatto consigliare su un modello usato, che risultasse più economico. Loro mi hanno indirizzato prima ancora sul sistema di filtraggio acqua più corretto, in quanto cambia radicalmente il risultato finale in tazza. Sono passato all’Evepure di Pentair, stesso sistema di Mauro di Estratto e di Orsonero.
Il miglior sistema di osmosi inversa attualmente in mercato che posso gestire il totale dei solidi dissolti a seconda del caffè che sto lavorando. Poi è arrivato il momento della macchina: ho trovato usata in uno showroom Clever, una Kees Vander Westen Spirit Duet.
Particolarità: interamente fatta a mano, in un laboratorio molto piccolo, dal creatore che è particolare. Ci sono anni di attesa per poter avere un modello nuovo, sono macchine da collezione.
La mia, da listino, costa circa 25mila euro, ma l’ho pagata meno, grazie al collegamento con delle persone oneste di Orum, e trovandola usata del 2014. È raffinatissima nella sua ingegneria idraulica e la tengo nel mio locale in vetrina. Per i macinacaffè possiedo due Victoria Arduino Mythos one, e un Malkhoenig EK per i filtri.”

Qual è il futuro della Bottega delle delizie?

“Di sicuro vedo la torrefazione per questioni di esigenza. Il mio format purtroppo mi vincola a lavorare con pochi micro roasters che fanno soltanto omni. Questo è molto limitante e invece ho bisogno di avere stagionali freschi, tostati con il focus che voglio proporre. Lo spazio c’è, si trova. La media prodotta sarà rivolta principalmente al consumo della bottega stessa e per le collaborazioni che porto avanti.
Attualmente mi trovo in fase di studio: mi sto interessando molto anche al resting, con caffè riposati 6 mesi dalla tostatura, con delle varietà di Arabica come Geisha, Sidra, con fermentazioni importanti; sono ricchi molto di zucchero e con una buona tostatura possono evolvere chiusi nel loro pacchetto e fatti riposare a lungo, con un lavoro forte sull’acqua con un totale di solidi basso.
È un progetto che svilupperemo più avanti, perché per il momento siamo solo in due, più un’altra persona che però ha altri discorsi aperti e non per forza sarà sempre presente: assentarmi per tostare sarà qualcosa da valutare e dovrò acquistare la macchina.
A quel punto però potrò creare un’experience completa per il consumatore finale, che potrà anche vedere cosa sia la tostatura del caffè. Accorciamo la filiera, rendendola evidente e accessibile a tutti. Trasparenza e onestà sono l’unica strada per far capire il caffè.
Il barista, il torrefattore, gli ambasciatori come me o Francesco Sanapo, devono fare comunicazione chiara. Proprio perché sono italiano bevo caffè di qualità, senza zucchero e posso contare su di un panorama enogastronomico pazzesco. “

Futures del caffè robusta nuovamente alle stelle: sfiorati i massimi di giugno

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Il logo dell'Ice

MILANO – Futures del caffè robusta nuovamente alle stelle. A Londra, il front month (gennaio) ha guadagnato il 9,1% in tre sedute volando ieri, mercoledì 13 dicembre, a quota 2.802 dollari. Il contratto per scadenza marzo, che attrae la maggior parte delle contrattazioni, si è rivalutato, nei primi tre giorni della settimana, del 9,6% chiudendo, sempre ieri, a 2.769 dollari, non lontano dai massimi ultradecennali raggiunti nella seconda metà di giugno.

La piazza di oltreoceano non è rimasta a guardare. A New York, il contratto per scadenza marzo dell’Ice Arabica ha guadagnato, nello stesso arco temporale, il 6,5% terminando la giornata a 188,65 centesimi: il massimo da quasi 8 mesi a questa parte.

Il propellente delle due borse è, ancora una volta, l’andamento meteo in Brasile, che torna a farsi preoccupante, questa volta soprattutto per i robusta.

A fornire ulteriore spunto, la forte volatilità determinata dal livello delle scorte certificate delle due borse: basso a Londra e sempre bassissimo a New York.

In Brasile, caldo e siccità rischiano di riscuotere un pesante pedaggio sul raccolto di robusta, per il secondo anno consecutivo.

La cooperativa Cooabriel, che opera nell’Espírito Santo, massimo stato produttore della varietà meno pregiata – prevede un calo produttivo del 15-20%, rispetto alle stime iniziali.

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Ecco i consigli di Nescafé ed Elisa Motterle, esperta di etiquette, per seguire i trend di Natale

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motterle nescafé
Elisa Motterle per Nescafé (immagine concessa)

MILANO – Il Natale è ormai alle porte e anche quest’anno sarà magia, con città illuminate a festa, dolci tipici, regali da scartare e decorazioni natalizie. La stagione più incantata dell’anno travolge con i suoi preparativi grandi e piccini e quest’anno si veste dei colori della tradizione per prendersi una pausa dallo stile di vita tipicamente frenetico delle Feste.

È proprio così che suggeriscono di fare Nescafé ed Elisa Motterle: dopo anni all’insegna dell’originalità e dei colori, si torna al rosso e all’oro tradizionali per celebrare l’immaginario natalizio e riscoprire insieme l’essenza delle Feste in famiglia.

Il Natale è una festa intima, da dedicare alla famiglia in cui tradizioni vecchie e nuove ci accompagnano nella sua celebrazione. Ogni famiglia ha le sue ma alla fine, non importa quale sia il modo, ciò che conta è stare in compagnia ed assaporare la gioia di condividere un momento felice.

Per essere trendy ma soprattutto per arrivare a Natale con gioia e pronti per viverlo al meglio, ecco i consigli firmati Nescafé e dall’esperta di etiquette Elisa Motterle.

Gli inviti: quando si invita è bene stabilire una data tassativa (e anticipata!) entro la quale dare conferma. Conoscere con precisione il numero degli ospiti è indispensabile per organizzarsi al meglio e diventa fondamentale in occasioni di pranzi e cene seduti.

I regali: Per facilitarsi la vita è una buona idea creare una mega-lista nella quale tenere traccia di cosa si donato e a chi, di anno in anno. Maniacale? Un po’ ma utile per non regalare doppioni. Oltre ad aiutarci nella pianificazione del budget e degli acquisti, popolandosi nel corso degli anni diventerà un prezioso archivio di idee regalo!

Pacchetti: scegliere un tema unico permette di acquistare un solo tipo di carta e un solo tipo di nastro, semplificando gli acquisti e liberandosi dell’ansia “e se la carta non basta”. Bonus aggiuntivo? Il colpo d’occhio, quando i doni saranno radunati sotto l’albero, sarà incredibile.

Il dono e la visita dell’ultima ora: tenere sempre pronti dei regali extra “di salvataggio”. Oggetti generici, adatti a destinatari diversi, come candele profumate, scatole di cioccolatini, decori belli e originali per l’albero. E poi se qualcuno suona il campanello all’improvviso non deve mai mancare un dolce di stagione e una tazza di Nescafé per condividere un momento in pieno spirito natalizio.

Ora non resta che rilassarsi circondarsi dei propri cari e riscoprire il piacere di stare insieme. Il Natale non è Natale senza gli amici, la famiglia e una buona tazza di Nescafé.

Fipe, meno tasse sulle mance: prevista imposta agevolata del 5%

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Meno tasse sulle mance
Meno tasse sulle mance (immagine concessa)

ROMA – La legge di bilancio approvata lo scorso anno ha introdotto una nuova disciplina delle mance, cioè quelle liberalità che i clienti corrispondono a seguito di una apprezzata erogazione del servizio. Tali somme e valori corrisposti da parte della clientela rientrano nella nozione di reddito di lavoro dipendente e pertanto, prima dell’introduzione di tale disciplina, erano ricondotte alle regole generali previste per il reddito da lavoro dipendente (consolidata Cassazione sul punto) e, quindi, al pagamento dei relativi contributi e della corrispettiva tassazione IRPEF in base all’aliquota di riferimento del singolo lavoratore.

La legge di bilancio ha previsto l’introduzione di una aliquota agevolata pari al 5% con esclusivo riferimento alle mance percepite dai lavoratori delle strutture ricettive e degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.

Tale tassazione agevolata si applica ai soggetti che hanno avuto nel periodo d’imposta precedente un reddito non superiore a 50.000 euro, ivi inclusi tutti i redditi di lavoro dipendente conseguiti da attività lavorativa diversa da quella svolta nel settore turistico/alberghiero e della ristorazione.

Le mance elargite dai clienti ai lavoratori a mero titolo di liberalità, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di pagamento elettronici, costituiscono redditi di lavoro dipendente e, salva espressa rinuncia scritta del lavoratore, sono soggette, a opera del sostituto d’imposta, a una tassazione sostitutiva dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e delle addizionali regionali e comunali, con l’aliquota del 5%, entro il limite del 25 per cento del reddito percepito nell’anno per le relative prestazioni di lavoro.

Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio, tale meccanismo agevolato – che di fatto favorisce queste elargizioni – potrebbe generare, solo nella ristorazione, un ammontare complessivo di mance per un valore di circa 2 miliardi di euro l’anno corrispondenti, in media, a poco meno di 2.000 euro per ciascuno dei 980mila lavoratori del settore.

Una vera e propria mensilità aggiuntiva visto che questa somma rappresenta il 15% del totale delle retribuzioni (pari a oltre 13 miliardi di euro) percepite nel 2022 dai lavoratori, sia full time che part time, di questo comparto.

La base di calcolo cui applicare il 25 per cento è costituita dalla somma di tutti i redditi di lavoro dipendente percepiti nell’anno per le prestazioni di lavoro rese nei settori turistico-alberghiero e della ristorazione, ivi comprese le mance, anche se derivanti da rapporti di lavoro intercorsi con datori di lavoro diversi.

Un altro importante aspetto della nuova disciplina riguarda l’alleggerimento degli oneri in capo ai datori di lavoro, in particolare quelli contributivi.

Viene infatti introdotta una deroga generale molto importante e cioè che, a differenza dei redditi da lavoro dipendente “ordinari”, tali liberalità sono escluse dalla retribuzione imponibile ai fini del calcolo dei contributi di previdenza e assistenza sociale e dei premi per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali e non sono computate ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto.

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Dehors in centro a Milano: il Comune alza le tasse da gennaio 2024

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

Da gennaio 2024 ci saranno nuovi criteri del regolamento del Comune per gli spazi concessi a dehors, pubblicità ed eventi che prevedono rincari e tariffe più salate (ne abbiamo parlato qui). Ad essere maggiormente colpiti dalle nuove tariffe saranno le attività del centro. Ad esempio, un locale del centro storico che prima pagava 10.600 euro all’anno per 50 metri quadrati di spazio esterno, nel 2024 ne pagherà circa 15mila. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Simona Buscaglia pubblicato sul quotidiano Il Corriere della Sera.

I rincari per i dehors in centro a Milano

MILANO – Tariffe più salate per i pubblici esercizi con i tavoli all’esterno. Da gennaio 2024 entreranno in vigore i nuovi criteri del regolamento del Comune per gli spazi concessi a dehors, pubblicità ed eventi.

La delibera sul Canone unico patrimoniale, applicato per l’occupazione di aree pubbliche, prevede degli aumenti che non varranno per tutti allo stesso modo (non riguarderanno, ad esempio, le edicole, le attività di trasloco e i mercati scoperti): ad essere maggiormente colpiti dalle nuove tariffe saranno le attività del centro.

Per dare un’idea dei cambiamenti: un locale del centro storico che prima pagava 10.600 euro all’anno per 50 metri quadrati di spazio esterno, nel 2024 ne pagherà circa 15mila, mentre chi, in zona Certosa-Musocco prima ne pagava 5.700, ora avrà uno sconto che lo porterà a circa 3.500.

“Gli aumenti non fanno sicuramente piacere, anche se sono a mio avviso contenuti — spiega Carlo Squeri, segretario Epam — c’è stato un grosso lavoro di dialogo con il Comune che ci è venuto incontro rispetto ai numeri iniziali presentati quest’estate”.

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Il bar Groff diventa Bottega storica trentina: ufficialmente aperto dal 1954

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

La titolare del locale Roberta Trentini ha ricevuto il riconoscimento di Bottega storica trentina riservato alle attività commerciali con una storia alle spalle di più di 50 anni. Il bar Groff in Trentino apre ufficialmente nel 1954 per volere di Groff Luigi, accompagnato in questa avventura dalla moglie Annunziata Modena e dalla sorella Lina Groff. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale Il giornale del Trentino.

Il bar Groff ottiene il riconoscimento di Bottega storica trentina

MILANO – Consegnato dall’assessora allo Sviluppo economico Monica Baggia il riconoscimento di Bottega storica trentina al bar Groff, ora ufficialmente iscritto all’albo provinciale delle botteghe storiche.

Era presente la titolare del noto locale Roberta Trentini che ha ricevuto il meritato riconoscimento riservato alle attività commerciali, di pubblico esercizio e artigianali avviate da più di 50 anni. La domanda va presentata al servizio Sviluppo economico.

Era stata infatti rilasciata nel 1955 la licenza per l’apertura dell’esercizio commerciale al primo proprietario: tutta la documentazione storica sulle origini dell’attività è stata riportata su un tabellone affisso a una parete del locale che fin dal suo avvio si trova nella stessa sede, via della Madonna Bianca 114, e non ha mai cambiato nome.

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A Parigi il 1° Collagen Caffè con menù dedicato alla proteina della giovinezza

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La torre Eiffel di Parigi (immagine: Pixabay)

A Parigi è prossima l’apertura del primo Collagen Caffè francese in cui l’intero menù è basato sulla proteina caratterizzata da livelli particolarmente elevati di amminoacidi detto anche elisi della giovinezza. Il caffè al collagene sta diventando sempre più popolare. Basta citare il caso del brand Black Venus che comprende il nero di un 100% Arabica e il collagene Verisol, racchiusi in un solo prodotto (ne abbiamo parlato qui). Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Silvia Luperini per il quotidiano La Repubblica.

L’apertura del Collagen Caffè a Parigi

PARIGI – Smoothie dai colori improbabili, zuppe, gelati. A Parigi sta per aprire il primo Collagen Caffè francese, il 48 Collagen Cafè non lontano dall’Opéra (48, rue Lafayette, 9e arrondissement) ispirato ai Collagen bar asiatici. Nel menu tutto si ispira alla famosa proteina, “un elisir miracoloso e terapeutico dai molteplici benefici”.

Il profilo Instagram dedicato al locale consiglia anche di immergersi “nelle sue proprietà per ridurre i segni dell’invecchiamento, migliorare l’elasticità della pelle, idratare profondamente riducendo l’infiammazione, attenuando le macchie scure e accelerando la guarigione delle ferite”.

Da quando la bellezza è al centro dell’interesse generale come non era mai successo prima che è esplosa la vendita degli integratori con questa proteina. Google, per esempio, registra delle impennate di interesse per tutto quello che lo riguarda, come i migliori collagene da bere.

Da un paio d’anni è scoppiata la collagenemania, tutti lo vogliono, tutti lo cercano. E’ considerato un toccasana per tonificare e illuminare la pelle, migliorare la salute dell’intestino, dei capelli, delle unghie, delle ossa.

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Ferrara: inaugurato il progetto “Il futuro del caffè” per riscoprire la vendita del prodotto sfuso con Alberto Trabatti, titolare della Torrefazione Penazzi 1926

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alberto trabatti ferrara
Alberto Trabatti, titolare di Caffè Penazzi 1926 (immagine concessa)

Il 12 dicembre è stato inaugurato a Ferrara “Il futuro del caffè“, un progetto innovativo centrato sulla sostenibilità che fornisce al cittadino un’alternativa alle cialde o alle capsule, fornendogli un prodotto sempre fresco ed evitando l’acquisto di confezioni di caffè scadente o di grandi quantità con la vendita del prodotto sfuso o con vuoto.

L’evento di inaugurazione è stato tenuto nella sede della Torrefazione Penazzi 1926 con l’assessore all’Ambiente Alessandro Balboni e il titolare Alberto Trabatti. Leggiamo di seguito il comunicato pubblicato su Cronaca Comune.

Il progetto “Il futuro del caffè”

FERRARA – Martedì 12 dicembre 2023, alle 17, è stato inaugurato in via G. Bongiovanni 32 a Ferrara un nuovo modo di concepire l’espresso: “Il futuro del caffè” consiste in un importante progetto innovativo, o meglio la riscoperta dell’acquisto del prodotto sfuso.

Nella sede della Torrefazione Penazzi 1926 si terrà un evento aperto al pubblico, nel quale interverrà anche l’assessore all’Ambiente Alessandro Balboni assieme al titolare Alberto Trabatti per approfondire, in quest’epoca di sensibilizzazione verso la tutela dell’ambiente caratterizzata dal cosiddetto ‘greenwashing’, le buone abitudini che spesso purtroppo vengono ignorate, come la lotta allo spreco, agli imballaggi e alle mono-porzioni.

“Il ritorno all’economia circolare è ciò che davvero farà la differenza nel prossimo futuro – afferma l’Assessore all’Ambiente Alessandro Balboni – riabituarsi collettivamente ad acquistare locale e preferibilmente con confezioni riutilizzabili e quantità che si è certi di consumare”.

Balboni continua: “Sono felice che a Ferrara si scelga coraggiosamente di riscoprire il commercio di quartiere, virando verso un sistema che sfrutta il vuoto a rendere e che quindi non produce rifiuti da imballaggio, recuperare questa abitudine significherebbe restituire linfa sia al centro storico che alle frazioni oltre che migliorare sensibilmente la qualità della vita dei ferraresi. Un piccolo passo verso una città a chilometro zero -conclude l’assessore Balboni- una nuova Ferrara caratterizzata da mobilità sostenibile, quartieri verdi e popolati ed esempio virtuoso di tutela ambientale e qualità della vita”.

Il “Futuro del caffè” si inserisce proprio in questo contesto con un obiettivo: fornire al cittadino un’alternativa alle cialde o alle capsule, sempre più presenti nelle case degli italiani e difficili da smaltire, fornendogli un prodotto sempre fresco ed evitando l’acquisto di confezioni di caffè scadente o di grandi quantità.

Per questo si è scelto di puntare sul vuoto a rendere: significa eliminare anche il sacchetto in carta, o plastica riciclabile utilizzando contenitori in vetro che dopo la sanificazione viene rimesso in circolo nell’ economia locale, costituendo una comunità appassionata e consapevole.