domenica 30 Novembre 2025
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Merenda al cioccolato: la pausa di gusto da Armani/Bamboo Bar

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merenda al cioccolato
Merenda al cioccolato (immagine concessa)

MILANO – C’è una novità nel pomeriggio di Armani/Bamboo Bar. Si chiama Merenda al cioccolato ed è la nuova formula per una piacevole pausa, al settimo piano di Armani Hotel Milano. Per tre giorni a settimana, il martedì, il mercoledì e il giovedì, dalle ore 15.00 alle ore 17.00, il menu del locale lascia spazio a tre diversi tipi di cioccolata calda in tazza abbinata a quattro mini dessert.

La Merenda al cioccolato di Armani/Bamboo bar

Gli ospiti potranno scegliere tra una gamma di cioccolate in tazza dagli aromi diversi, dal più forte al più delicato, per un viaggio sensoriale alla scoperta dei sapori dei paesi produttori.

Abinao 85% aromatizzato al lampone è una cioccolata dalla nota amara molto decisa, quasi primitiva, data dall’alto contenuto di cacao, quello africano. Nasce abbinando i profili aromatici di cacao tipici del Togo, della Costa d’Avorio e del Ghana.

Per chi invece predilige note più equilibrate, la scelta cade su Guanaja 70%, in omaggio alle prime fave di cacao ricevute da Cristoforo Colombo quando, il 30 luglio 1502, approdò sull’isola di Guanaja, nel mar dei Caraibi.

Le note del grué di cacao amaro, la forza e l’acidità di Guanaja si combinano per dare vita a un blend complesso di sentori di cacao tipici di Trinidad, Repubblica Dominicana, Giamaica, Ghana, Costa d’Avorio e Madagascar.

Infine Jivara 40% cioccolato al latte con un autentico gusto di cacao. Anche in questo caso Jivara nasce da un assemblaggio di cacao dell’Ecuador e del Ghana che regala un gusto cremoso e dolce con note finali di vaniglia.

Ogni cioccolata è accompagnata da panna montata e tre topping: granella di pistacchio, granella di mandorle e peperoncino in fiocchi disidratato.

Armani/Bamboo Bar è aperto dalla domenica al mercoledì dalle 11.00 alle 24.00. Il giovedì, il venerdì e il sabato dalle 11.00 alle 01.00.

Il moderato consumo di cioccolato con il colesterolo alto aiuta il cuore: lo studio

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La produzione di cioccolato (Pixabay License)

Il cioccolato, in particolare quello fondente, è noto per i suoi potenziali benefici per la salute. Contiene antiossidanti chiamati flavonoidi che possono aiutare a migliorare la salute del cuore. Tuttavia, è fondamentale fare attenzione alle porzioni e alla scelta del tipo di cioccolato. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicata sul portale cefalunews.

La relazione tra cioccolato e colesterolo alto

MILANO – La relazione tra il cioccolato e il colesterolo alto è oggetto di studio scientifico. Mentre il cacao contiene pochissimo colesterolo, alcuni tipi di cioccolato possono essere ricchi di grassi saturi e zuccheri.

Gli studi suggeriscono che il consumo moderato di cioccolato fondente può essere associato a una riduzione del colesterolo LDL (noto come “colesterolo cattivo”) e un miglioramento della salute del cuore. Tuttavia, è fondamentale fare attenzione alle porzioni e alla scelta del tipo di cioccolato.

La chiave per mangiare cioccolato con il colesterolo alto è la moderazione. Si consiglia di consumare cioccolato fondente, che contiene meno zuccheri e più cacao rispetto al cioccolato al latte o al cioccolato bianco.

Una porzione ragionevole è di circa 30-40 grammi al giorno. Inoltre, è importante considerare il contenuto calorico complessivo della dieta e adattare le porzioni di cioccolato di conseguenza. Mangiare il cioccolato con frutta secca o noci può aumentare i benefici per la salute.

In conclusione il consumo di cioccolato con il colesterolo alto include dei potenziali benefici per la salute cardiovascolare e nel miglioramento del benessere emotivo. Tuttavia, i contro possono essere rappresentati dagli zuccheri e dai grassi presenti in alcuni tipi di cioccolato, che possono avere un impatto negativo sulla salute se consumati in eccesso.

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SCA Specialty association, Kim Elena Ionescu sul nuovo Coffee Value Assessment: “Vi spiego il perché è necessario cambiare classificazione e degustazione”

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Kim Elena Ionescu (foto concessa)
Kim Elena Ionescu (foto concessa)

MILANO – Il recente protocollo introdotto da SCA è una novità che ha scosso un po’ tutto il settore, perché ha riscritto come e perché si svolgono la classificazione e la degustazione. Per comprenderne bene i meccanismi, è necessaria una chiara attività di comunicazione che possa spiegare i punti essenziali di questo Coffee Value Assessment. Ne abbiamo parlato con Kim Elena Ionescu, Chief Sustainability and Knowledge Development Officer SCA.

L’intervista in lingua inglese, disponibile a questo link.

Come avete impostato lo studio triennale che ha portato all’evoluzione del Coffee Value Assessment?

“Il processo di evoluzione è iniziato con una valutazione del formulario del 2004 utilizzando un duplice approccio: in primo luogo, la SCA ha rivisto la letteratura scientifica pubblicata negli anni precedenti, soprattutto nel campo delle scienze sensoriali, e da questa analisi è nata la pubblicazione del Sensory and Cupping Handbook nel 2021.

Allo stesso tempo, abbiamo condotto un sondaggio tra gli utenti del formulario del 2004 per conoscerne la percezione dei suoi punti di forza e di quelli che invece desideravano fossero migliorati e abbiamo pubblicato un documento che riassume questi risultati nel 2022.

Le conclusioni tratte da questi due studi hanno fornito le basi della ricerca svolta in collaborazione tra SCA e World Coffee Research, che ha utilizzato una scheda con nuove caratteristiche nel 2021 ed ha organizzato una serie di degustazioni pilota con delle bozze del modulo di valutazione – che alla fine è stato diviso in due parti, una descrittiva e una affettiva – nel 2022.

A quel punto, eravamo pronti a scrivere e a progettare una prima stesura del protocollo e le versioni beta delle valutazioni descrittive e affettive, che abbiamo condiviso con il settore nell’aprile del 2023″.

In base a quali criteri avete selezionato i 1.600 cup tasters a cui avete sottoposto il questionario?

“SCA ha inviato un sondaggio online a tutta la nostra rete globale attraverso una newsletter via e-mail e i canali social: questo è uno dei motivi per cui siamo riusciti a ottenere un numero così elevato di risposte.

Oltre a questa operazione, abbiamo tenuto una serie di interviste semi-strutturate con un numero più ristretto (circa 30) di cuppers professionisti e istruttori esperti di cupping provenienti da un mix di Paesi produttori e consumatori in Europa, Asia, Africa e Americhe, per scavare più a fondo nella loro percezione del protocollo.”

Quali sono state le ragioni per cui è stato necessario riformulare il Coffee Value Assessment?

“Potrei scrivere (o parlare) per un giorno intero su questo argomento, ma farò del mio meglio per essere concisa. Il Coffee Value Assessment si è evoluto dal protocollo di cupping del 2004, ed è stato necessario aggiornarlo per tre motivi:

– Il protocollo di cupping è uno standard e come tale dovrebbe essere rivisto periodicamente, idealmente più spesso di una volta ogni due decenni.

– L’industria degli specialty è molto più ampia e diversificata di quanto non fosse nel 2004, e i nostri strumenti dovrebbero riflettere questa diversità e rispecchiare la realtà del presente (e del futuro).

– Affinché lo specialty sia un’attività fiorente, equa e sostenibile per l’intera catena del valore, l’industria ha bisogno di un modo per catalogare e premiare gli attributi estrinseci (informazioni su un caffè che non sono definite dal profilo della tazza o dal punteggio)”.

Su quali basi avete diviso il Coffee Value Assessment in 4 tipi di valutazione e riassegnato la scala dei valori?

“La scienza sensoriale raccomanda di dividere i diversi tipi di test, ed è per questo che abbiamo scisso le parti descrittive e affettive del cupping – che erano messe insieme nel modulo del 2004 – in due valutazioni separate.

La valutazione fisica (ancora in fase di sviluppo) è un aggiornamento del Green Grading Form, mentre quella estrinseca è aggiuntiva e da eseguire prima o dopo la coppettazione. Questa consente al cup taster di registrare informazioni preziose sul caffè che in precedenza sarebbero state raccolte nella sezione “note” del modulo, o non sarebbero state registrate affatto”.

Qual è la tipologia principale che determina la qualità del caffè nel cupping: quella descrittiva, quella affettiva o quella estrinseca?

“La qualità è determinata dalla preferenza, o da quanto un caffè “si adatta” a una particolare specifica, che è soggettiva e catturata dalla scheda affettiva”.

Quando saranno pronte anche le schede fisiche?

“Abbiamo in programma di avviare un progetto di ricerca (o più di uno) nel 2024 per contribuire a rispondere alle domande sul caffè verde che devono essere affrontate prima che il SCA possa redigere uno standard per una nuova valutazione fisica. A seconda di come andrà, avremo una versione beta nel 2024 o 2025 e nel frattempo i cup tasters potranno continuare a fare riferimento ai Green Grading Principles della SCA come guida”.

Qual è il grande passo avanti rappresentato dal Coffee Value Assessment così riscritto, come cambierà il settore?

“Ancora una volta, potrei scrivere a lungo su questo argomento, ma un riassunto del “grande passo” includerebbe quanto segue:

Separare la valutazione descrittiva e quella affettiva in due attività da svolgere in modo indipendente, accettare il fatto che i punteggi sono il riflesso dell’opinione di un cup taster e/o della sua conoscenza di un particolare mercato, e quindi soggettivi, e registrare gli attributi estrinseci, o informativi, che sono fondamentali per assegnare valore a un caffè e che non sono stati esplicitamente riconosciuti in precedenza”.

Ma allora con questo nuovo protocollo, come è possibile dare ancora una definizione di specialty una volta abolita la soglia di punteggio?

“La soglia di punteggio di 80 punti non è mai stata applicata e nemmeno monitorata, quindi nella pratica era priva di significato.

Inoltre, cosa frustrante per i venditori, non c’è mai stato un accordo sul valore di un punteggio di 80 punti (o di 85 o 90), e la maggior parte degli acquirenti si aspetta ancora di poter scegliere e valutare un caffè da soli, anche se sanno che è stato raccolto e valutato da un cup taster accreditato che rappresenta il venditore.

Basare la definizione di specialty sulla presenza di attributi distintivi, che sono registrati nelle schede di valutazione e possono essere misurati (il caffè è floreale o no? è certificato come biologico o no?) e indicizzare tali attributi rispetto ai prezzi che i caffè ottengono sul mercato, ci permetterà di determinare quali fattori rappresentano un valore aggiuntivo, non solo punteggi più alti”.

I coltivatori sono soddisfatti di questo nuovo modo di valutare il verde? Dato che il sistema di punteggio li ha potenzialmente aiutati a chiedere un prezzo più alto per la materia prima?

“I coltivatori sono un gruppo eterogeneo, ma i produttori (e i rappresentanti dei produttori) che hanno partecipato ai nostri cuppings pilota nel 2022 e ai corsi di Coffee Value Assessment for Cuppers nel 2023 hanno espresso un unanime apprezzamento per la valutazione descrittiva, che garantisce una valutazione più dettagliata degli attributi gustativi di un caffè rispetto al modulo del 2004, e ottimismo nel richiamare la soggettività del punteggio.

Quando si tratta di usare i punteggi per negoziare, come ho notato sopra, gli acquirenti si aspettano di assaggiare i caffè da soli e di usare i loro punteggi per determinare il valore del caffè, quindi dire a un acquirente che un caffè ha ottenuto un punteggio di 86 non è mai stato uno strumento di negoziazione affidabile per la maggior parte dei produttori”.

Con questa valutazione del valore del caffè cambia qualcosa per il consumatore finale, o rimane escluso dalle dinamiche che determinano la qualità del caffè che poi berrà?

“Secondo le risposte al nostro sondaggio tra gli utenti, il modulo di cupping del 2004 non era un modo efficace di comunicare ai consumatori e, sebbene le valutazioni beta del 2023 non siano state progettate pensando ai consumatori – il nostro obiettivo è sempre stato la valutazione del caffè verde per facilitare le attività di acquisto e vendita -, riteniamo che sia la valutazione descrittiva che quella affettiva siano più adatte ai consumatori rispetto al modulo del 2004.

L’elenco di descrittori da spuntare sul modulo descrittivo fornisce una guida per gli assaggiatori inesperti, mentre la scala edonica a nove punti del modulo affettivo è uno strumento comunemente usato nella ricerca sui consumatori, quindi molti lo conosceranno.

Facendo un passo indietro rispetto all’atto del cupping e guardando al ruolo del consumatore in generale, il Coffee Value Assessment riconosce e celebra il fatto che mercati diversi danno valore ad attributi diversi, a testimonianza della diversità dei bevitori di caffè speciali e delle loro idee sulla qualità”.

Il fatto che questa modalità di classificazione sia diversa da quella adottata dalla CQI e dalla Cup of Excellence non continua a creare confusione sulla specialità nel mercato?

“I cup tasters professionisti che lavorano nelle catene di approvvigionamento del caffè interagiscono probabilmente con più moduli di cupping che differiscono dal modulo SCA del 2004 – in effetti, la competizione Cup of Excellence non utilizza il modulo SCA(A) dal 2001 – e molti torrefattori, commercianti e organizzazioni di produttori hanno modificato il modulo standard del settore per soddisfare le loro esigenze.

Il ruolo del SCA non è quello di imporre l’uso dei nostri metodi, ma piuttosto di assicurarsi che gli standard e gli strumenti che creiamo servano all’industria del presente e del futuro, cosa che possiamo fare solo se siamo in grado di rivederli”.

Ci sono già diverse critiche e preoccupazioni sul C.V.A.: cosa ne pensa, SCA ne terrà conto?

“Non sono d’accordo sul fatto che la C.V.A. abbassi la soglia per lo specialty, perché questa era (e continua ad essere) concettuale, non pratica.

In termini pratici, non c’è consenso sul fatto che un caffè che ottiene 81 punti riceva automaticamente una certa quantità di valore aggiuntivo che un caffè con 79 punti non riceve, per il solo fatto di aver superato la soglia degli 80 punti.

Un acquirente potrebbe fare questa scelta da solo – lo speriamo – ma anche in questo caso, la sua decisione sul punteggio e sul valore del caffè non determina automaticamente il punteggio o il valore dello stesso caffè da parte di un altro acquirente.

E se il punteggio viene assegnato da una persona diversa da una delle parti coinvolte nella relazione d’acquisto, si tratta di un’opinione: un dato che può essere interessante e utile, ma che in ultima analisi non determina il valore del caffè sul mercato, che è quello per cui è stata progettata la coppettazione (e che è il fulcro del Coffee Value Assessment).”

Cimbali Group partner dei prossimi Campionati italiani barista al Sigep

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LaCimbali M200 cimbali
LaCimbali M200 (immagine concessa)

RIMINI – Sca Italy annuncia i nomi delle aziende che si sono aggiudicate il bando biennale 2024/2025 e la presenza sul palco a Sigep nei prossimi Campionati italiani come partner ufficiali per le attrezzature della gara Barista. Per quanto riguarda la macchina espresso sarà Cimbali Group ad affiancare Sca Italy nei prossimi due Campionati italiani barista.

Cimbali Group si riconferma anche per questo biennio e metterà a disposizione dei concorrenti  LaCimbali M200 che sarà protagonista del prossimo campionato italiano Baristi.

Per Sca Italy collaborerà con Cimbali Group, azienda storica, che ha contribuito a disegnare la storia del caffè e continua farlo grazie alle sue macchine professionali in grado di anticipare le esigenze del mercato: prodotti innovativi per funzionalità e design, capaci di dare ad ogni barista lo strumento perfetto per esprimere il proprio talento.

Soddisfatti di questo successo sono anche i responsabili dell’azienda che, con il bando, si aggiudica una vetrina prestigiosa per promuovere le proprie macchine, tutte realizzate per offrire il massimo delle prestazioni e del risultato, anche ai baristi più esperti, che trattano un prodotto complesso e pregiato come il caffè specialty e hanno dunque bisogno di una tecnologia che lo esalti al meglio.

“Siamo lieti di poter rinnovare il nostro impegno a sostegno delle finali dei Campionati italiani barista per il biennio 2023/2024 e confermarci partner al fianco di Sca e dei migliori professionisti della community”, afferma Claudio Torresan, sales director Italy di Cimbali Group.

Torresan aggiunge: “In occasione della prossima edizione di Sigep prevista a gennaio 2024, abbiamo scelto di mettere a disposizione dei finalisti del Campionato la macchina LaCimbali M200 GT1, una macchina che unisce una performance di massima qualità per un caffè impeccabile ad un design ergonomico ed intelligente pensato per i baristi del futuro”.

Torresan continua: “Questa macchina consente il controllo preciso della temperatura di ciascun gruppo, assicurando stabilità e flessibilità e si conferma ideale come la macchina perfetta per questo tipo di iniziativa. Questo evento è un’opportunità unica per collaborare con i migliori professionisti della community e per rafforzare ulteriormente la nostra collaborazione con Sca Italy.”

Sca Italy esprime sincero apprezzamento e riconoscenza verso tutte le aziende che hanno partecipato ai bandi con generosità ed entusiasmo e non hanno fatto mancare il loro supporto nei confronti dell’associazione e di tutta la community.

Conab: produzione del Brasile a 55,1 milioni, crescono gli arabica (+18,9%), giù i robusta (-11,2%) causa il clima

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Conab produzione Brasile
Il logo di Conab

MILANO – Nel suo quarto report per il 2023, che integra e corregge i dati raccolti nelle tre precedenti indagini sul campo, Conab fornisce una stima finale per il raccolto brasiliano di quest’anno (2023/24) di 55,1 milioni di sacchi: circa 711 mila sacchi in più rispetto al dato indicato a settembre.

Rivista al rialzo di circa il 2% la stima sulla produzione di arabica, pari ora a 38,9 milioni, mentre il dato sui robusta subisce una lievissima correzione al ribasso, a 16,17 milioni di sacchi.

Si tratta del terzo raccolto più abbondante di sempre. La produzione è complessivamente in crescita dell’8,2%, per effetto di un balzo in avanti 6,3% della produttività, che sale a 29,4 sacchi/ha (anche in questo caso, un dato inferiore soltanto a quello del 2018 e del 2020), e di un’espansione delle aree produttive dell’1,8%.

La produzione di arabica è in crescita del 18,9% rispetto al 2022/23, nonostante il ricorrere di un’annata negativa nel ciclo biennale di questa varietà.

In ulteriore ripresa dall’annus horribilis 2021/22, segnato dal gelo e dalla siccità.

La produttività risale a 26,2 sacchi/ha, mentre l’area in produzione cresce del 2,3%.

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Trieste Coffee Experts, il racconto dei partecipanti: “Parterre di grande spessore”

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trieste coffee experts
I partecipanti al Trieste Coffee Experts (immagine concessa)

TRIESTE – Innovazione in chiave green, momenti conviviali e di riflessione che fanno ben sperare per il futuro: sono trascorse appena due settimane dalla conclusione dal Trieste Coffee Experts, l’evento firmato Bazzara a cui l’intero team si dedica da anni con dedizione e con lo scopo di “fare rete” nel comparto, da sempre focus del gruppo: unire le forze e favorire lo scambio di conoscenze ed esperienze per incrementare le reciproche professionalità.

Il video qui di seguito racconta e mostra un piccolo riassunto delle due interessanti giornate in modo da catturare l’essenza di un evento complesso fatto di energia, passione e competenza grazie a grandi nomi, interventi memorabili e momenti di connessione.

Ecco alcune recensioni dei protagonisti presenti all’evento:

“Siete artefici di un’occasione unica di networking di alto livello. È stato per me e per l’azienda che rappresento un vero privilegio poter essere presenti ed essere di sostegno a TCE, divenuto anno dopo anno un preciso punto di riferimento per il settore” – Enrico Metti, Brita.

“L’evento è stato bello e piacevole, ricco di spunti di riflessione e condotto con ottima professionalità, con relatori di livello assoluto. Spicca come sempre l’ottima capacità comunicativa e audiovisiva” – Massimiliano Fabian, Demus.

“Ho trovato organizzazione e professionalità di alto livello, nonché un parterre di grande spessore”. Massimo Renda, Caffè Borbone.

“L’organizzazione è stata davvero impeccabile, dimostrazione dell’impegno del Team Bazzara a far crescere l’evento come momento unico di aggregazione del settore!” – Carlo Barbi, Clubhouse.

“Un appuntamento che si rinnova periodicamente con ricchi contenuti e che mantiene la sua peculiarità fatta di condivisione, confronto e grande passione. Un plauso anche per l’impeccabile organizzazione che è un altro segno distintivo della grande professionalità che caratterizza da sempre la Famiglia Bazzara” – Carlo Ciamarra, Nuova Simonelli.

“Ogni volta mi sento come a casa! Un grandissimo ringraziamento per la generosità e opportunità di avermi avuto come sponsor di questo magnifico evento. Devo dire che quest’anno avete toccato l’apice, complimenti sinceri a tutto il team che ha saputo organizzare prima, dopo e durante in modo impeccabile” – Luigi Morello, M25 Consulting.

“Ascoltare le prospettive di alcuni tra i più importanti professionisti della filiera del caffè offre spunti di riflessione di rilievo” – Simone Celli, Il caffè espresso italiano blog.

Così commenta soddisfatto Andrea Bazzara, sales manager e organizzatore dell’evento: “Ogni anno questa meravigliosa manifestazione cresce, ma quest’anno ha superato ogni aspettativa raddoppiando le giornate fuori sede, il numero di sostenitori e il pubblico presente.”

In entrambe le giornate, le presentazioni sono state introdotte da un saluto istituzionale di Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia; Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste; Antonio Paoletti, presidente Camera di Commercio Venezia Giulia; Zeno D’Agostino, presidente ADSP Mare Adriatico Orientale.

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Da sinistra: Antonio Paoletti, presidente Camera di Commercio Venezia Giulia, Fabio Scoccimarro, assessore regionale alla difesa dell’ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Massimiliano Fedriga, presidente della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia (al centro), Roberto Dipiazza, sindaco di Trieste e Zeno D’Agostino, presidente ADSP Mare Adriatico Orientale

Sul palco si sono poi alternati 26 relatori di fronte ad un’ottantina di spettatori in sala e a un nutritissimo pubblico che ha seguito l’evento da casa con grande entusiasmo e soddisfazione.

Durante il summit sono stati inoltre consegnati dei riconoscimenti: il premio “coffee personality of the year 2023”, indetto da Bazzara, a Massimiliano Fabian di Demus ed ex Presidente ICO, ed una copia del prezioso “Dante Guarneriano” omaggiata alla Consigliera dell’Ambasciata di Costa Rica in Italia, Tamara Gomez Marin, per il Presidente della Repubblica del Costa Rica.

Il summit ha riunito nel capoluogo giuliano i maggiori protagonisti del caffè italiano. Si tratta senza dubbio dell’evento più atteso dalla torrefazione e che, quest’anno, nelle giornate del 25 e 26 novembre, è stato trasmesso integralmente in streaming per la prima volta.

Anche per questa VI edizione i maggiori esperti del settore hanno potuto esprimere e cogliere l’occasione di confrontarsi e riflettere sui temi di maggiore attualità e centralità per l’intera filiera: innovazione e sostenibilità.

Un grande successo, quasi inaspettato dalla famiglia Bazzara, che si riassume nella profonda gratitudine degli organizzatori e dei presenti, nel piacere del dialogo costruttivo grazie alla presenza di importanti relatori e i numerosi media partner che hanno supportato la manifestazione.

Franco Bazzara, molto soddisfatto del successo dell’evento, dichiara: “siamo orgogliosi e felici del brillante risultato che anche questa edizione ha riscosso in quella che viene considerata la città del caffè, Trieste. Abbiamo avuto il piacere di riunire in città importanti ospiti e riflettere sul futuro del comparto insieme, perché è insieme che si crea, ed è dalla profonda sinergia che nascono le migliori idee.”

Prosegue Marco Bazzara, quality manager e Academy Director, “E’ proprio questo l’obiettivo del Trieste Coffee Experts, un progetto a cui noi Bazzara teniamo molto e su cui lavoriamo tanto, un avvenimento importante per la città perché raccoglie i più importanti personaggi del mondo caffeicolo italiano e internazionale. Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno preso parte a questa avventura straordinaria, contribuendo con il loro entusiasmo e conoscenza”.

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Gli sponsor di Bazzara (immagine concessa)

La famiglia Bazzara guarda al futuro con la determinazione di continuare a promuovere la cultura del caffè di alta qualità, sostenibile e innovativa.

“La partecipazione numerosa e autorevole di figure di spicco del nostro settore, unite alla condivisione di casi studio reali con la platea e gli appassionati in streaming, rappresenta un motivo di profondo orgoglio” – prosegue Mauro Bazzara -. Un’esperienza che va oltre il semplice evento: è stata una condivisione di idee, una crescita professionale e umana che ci lascia con il cuore pieno. Crediamo che questa edizione del Trieste Coffee Experts abbia apportato un contributo significativo nel consolidare la reputazione di Trieste come la Capitale del caffè”.

Cristina Scocchia, illycaffè: “Ecco i segreti che ci hanno portato al successo”

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cristina scocchia illycaffè
Cristina Scocchia (immagine concessa)

Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè, ha spiegato come l’azienda si differenzi dalle altre e di come la sua filosofia è basata sul vedere il caffè non solo come un semplice prodotto ma come un insieme di aspetti che culminano nell’esperienza gustativa. Nell’intervista rilasciata a TGCom24, Scocchia parla anche delle qualità che un buon manager dovrebbe avere, focalizzando la sua vision su alcuni principi valoriali come la sostenibilità. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale fai.informazione.

Il successo di illycaffè secondo Cristina Scocchia

MILANO – Secondo Cristina Scocchia, una delle ragioni del successo di illycaffè è connessa alla filosofia di andare oltre al caffè come semplice prodotto e concentrarsi anche su tutti gli aspetti che precedono l’esperienza gustativa.

Illycaffè è una società conosciuta e apprezzata in tutto il mondo per l’alta qualità e il gusto vellutato del suo caffè, un blend composto da nove tipi di pura Arabica che soddisfa milioni di persone ogni giorno.

Tuttavia, questo aspetto è solo una delle proposte del Gruppo, che è celebre anche per le macchine per la preparazione del caffè e le pregevoli collezioni, tra cui le Illy Art Collection realizzate in collaborazioni con grandi artisti contemporanei.

A tal proposito, Cristina Scocchia ha affermato: “Le Illy Art Collection rendono concreta l’idea di bellezza di illy poiché chi assapora un espresso illy in una tazzina d’artista associa, nel medesimo gesto, l’aroma e il gusto del blend a un’esperienza estetica completa, visiva e tattile, di contatto con l’arte contemporanea”.

Anche negli Store Illy la bontà del caffè si unisce alla ricercatezza dell’arredamento, ispirata alle eccellenze del design italiano.

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Manpower Group mancanza di personale nell’horeca: “Si guarda agli stipendi e alla possibilità di crescita”

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Il futuro del lavoro nel settore horeca (immagine concessa)

MILANO – La mancanza di personale nel settore horeca è un problema che attanaglia sempre di più le imprese della ristorazione. Si nota, in particolare, uno scarso interesse per la generazione Z verso il mondo dell’hospitality dovuta, a volte, ad un’offerta che non prevede un equilibrio vita-lavoro ben bilanciato e stipendi che non sempre corrispondono all’impegno per le mansioni svolte. Spesso, però, non si considerano le molteplici opportunità che il campo della ristorazione può donare ai più giovani.

Per fare il punto su questo tema, ManPower Group, leader mondiale nelle soluzioni di staffing e flessibilità, ha organizzato una RoundTable per fare luce sul mondo del lavoro nell’horeca dal punto di vista dei più giovani.

Sono intervenuti all’evento Manpower: Anna Gionfriddo, amministratore delegato di ManPowerGroup Italia, Chiara Nasi, amministratore delegato Cirfood, Christian Biasioni, amministratore delegato di Chef Express, l’associazione Apci – Associazione professionale cuochi italiani, Andrea Sinigaglia, direttore di Alma scuola internazionale di cucina italiana, Marco Ranocchia, fondatore di Planet One, servizio di formazione mixology e consulenza e Dario Ceccato, consulente del lavoro e founder di Ceccato Tormen & Partners. A moderare il dibattito Stefano Pregel, vertical leader horeca Manpower.

Il RoundTable horeca di ManPower Group: la generazione Z e il mondo dell’hospitality

Il talk ha avuto inizio con un sondaggio a distanza per i giovani nell’horeca con una semplice domanda: quali sono gli aspetti più importanti da considerare nel luogo di lavoro? Le risposte sono state diverse: dalla notorietà del brand, ai turni di lavoro fino ad arrivare alla prospettiva di crescita all’interno dell’azienda in questione. La risposta più votata è stata quella relativa allo stipendio.

Anna Gionfriddo, amministratore delegato di ManPowerGroup Italia, prende la parola: “I giovani hanno le idee chiare. Non mi stupisce che oggi i due aspetti più importanti del sondaggio siano rappresentati dallo stipendio e dalla prospettiva della crescita in azienda.

La generazione Z fra 3 anni rappresenterà il 30% della forza lavoro. È importante dare una risposta su queste aspettative. In questo momento in Italia siamo ai tassi più alti di occupazione nel mondo del lavoro. Questi dati positivi evidenziano che l’occupazione giovanile e femminile stanno migliorando: su questi elementi si possono e si devono costruire delle risposte rispetto a questi trend”.

Gionfriddo continua: “C’è purtroppo una grande distanza tra le opportunità di lavoro che il mercato offre e le effettive disponibilità a ricoprire questi ruoli. Manca infatti una grossa fetta che rappresenta il 75% di mancanza di forze lavoro: nel settore horeca quel numero sale al 79%”.

Più di due milioni di persone in Italia hanno dato le dimissioni spontanee nel 2022. Il posto fisso non è più importante come una volta. Con queste difficoltà come è possibile trovare una soluzione?

Gionfriddo risponde: “Nei primi 3 mesi del 2024 il mercato del lavoro italiano prevede delle opportunità di crescita tra entrate e uscite del 13% in più rispetto ai primi mesi del 2023. Nell’horeca le previsioni salgono al 23%. Il settore horeca registra sempre più opportunità di inserimento. Il fenomeno della great resignation (grandi dimissioni) è una realtà, ma le sempre più crescenti opportunità di lavoro sapranno compensare questo trend”.

Nonostante le prospettive ottimistiche è innegabile notare una mancanza di interesse della generazione Z per la ristorazione. I dati parlano chiaro: ci sono 5000 ragazzi in meno iscritti negli istituti alberghieri

Chiara Nasi, amministratore delegato Cirfood, riflette: “Sicuramente l’horeca è un settore capace di dare grandi opportunità. Noi imprese dobbiamo essere capaci di stimolare i giovani che entrano in azienda e farli crescere con dinamicità. La generazione Z è abituata a vivere in un ambiente in cui la versatilità è un must: di conseguenza non esiste più un ruolo per la vita ma è importante formare i ragazzi in più mansioni. Oggi abbiamo fame di cambiare. Questo settore va però raccontato“.

Nasi continua: “Bisogna invogliare i giovani a formarsi professionalmente per poi entrare nel mondo del lavoro horeca. Forse le imprese trascurano l’aspetto del racconto che è sempre più fondamentale. La ristorazione, anche quella collettiva, necessita di un maggiore storytelling”.

Nasi aggiunge: “Chi ha passione per la cucina, l’alimentazione e il settore in generale, trova terreno molto fertile in questo campo. Stiamo cercando di mettere in evidenza la parola alimentazione: un bene primario che deve essere garantito a tutti. Già questo è motivo di orgoglio per lavorare. È importante la crescita e lo stipendio ma ci sono anche molti altri elementi importanti da considerare come lo storytelling, il welfare e il benessere dei dipendenti. Si deve essere autentici nel racconto della professione e nel resto della vita lavorativa”.

Lavorare nella ristorazione in Italia è stata spesso associato dai giovani come lavoro di ripiego per poi passare ad altre professioni. Ciò lo dimostra anche la grande popolarità dei contratti part-time. È possibile far cambiare idea e ricostruire l’immagine della professione dell’ospitalità?

Christian Biasioni, amministratore delegato di Chef Express, rivela il suo punto di vista: “Molto spesso i giovani si avvicinano a questo campo per un lavoro stagionale e poi passare ad altro. C’è da dire che questo settore è in forte crescita. Abbiamo subito due anni e mezzo di Covid che ci hanno penalizzato ma ci stiamo riprendendo. Il trend di chi mangia fuori casa aumenta del 4% ogni anno. Chi inizia a lavorare in questo mercato ha sicuramente un futuro di crescita”.

“La ristorazione a catena occupa circa l’8% del mercato in Italia. Negli altri Paesi europei si parla del 30-40%. Ciò significa che è un mercato destinato a crescere e che darà sempre più lavoro in cui la passione è essenziale. Nel sondaggio, molti hanno evidenziato l’importanza dello stipendio”.

“Si tratta di una decisione dettata sicuramente dalle esigenze e dal momento. Lavorare nella ristorazione per lo stipendio denota una visione di brevissimo periodo e non è un driver necessariamente forte per andare avanti in questo settore: non perché non si guadagna abbastanza ma perché non è sufficiente per proseguire il percorso. Se si ha come obiettivo principale lo stipendio allora bisogna scegliere un campo diverso come la moda o lo spettacolo”.

Biasione aggiunge: “Puntare sulla prospettiva di crescita invece è un’ottima scelta. Questo settore permette di viaggiare, avere esperienze con grande dinamismo ed avere continui stimoli. Nei prossimi anni verrà posta maggiori enfasi sui rapporti digitali con i clienti creando ancor più opportunità. Le nostre aziende saranno completamente giovani”.

Manpower Group: l’importanza della formazione

Il RoundTable Manpower si sposta con il collegamento di Alma scuola internazionale di cucina italiana a Colorno, provincia di Parma, nella food valley dichiarata perimetro d’eccellenza dall’Unesco.

Andrea Sinigaglia, direttore della scuola, si unisce al dibattito soffermandosi sull’aspetto della formazione: “Più giriamo l’Italia e il mondo e più vediamo i nostri diplomati realizzati e grati di aver investito in una formazione nell’horeca. Non servono autocelebrazioni: i testimoni dei propri successi sono i nostri alunni. La realizzazione di una persona che sa un mestiere al servizio degli altri che porta bontà, gusto e orgoglio del made in Italy è il motore che avvia la carriera”.

Sinigaglia aggiunge: “Il 45% degli studenti di Alma proviene dall’istituto alberghiero. Il 55% proviene invece da un liceo o da un percorso di studi universitario non particolarmente soddisfacente. Questo denota una rottura di cliché e un desiderio di espressività. Il 20% dei nostri studenti è internazionale. Abbiamo aperto una nostra sede in Tailandia a Bangkok. C’è una maggiore attenzione per l’aspetto estero a cui Alma porrà sempre più attenzione”.

Si passa poi alla scuola alberghiera Gioberti di Roma con Claudio Matrecano, professore di cucina della scuola. Più del 60% degli studenti che arrivano alla scuola e concludono il biennio vengono poi occupati nel settore e non prendono altre strade. Matrecano afferma: “Una parte degli studenti decide di diventare subito professionisti del settore e altri continuano ad approfondire questo mondo con percorsi di alta formazione. Nei nostri corsi viene data particolare enfasi alla comunicazione, al lavoro di squadra, alla gestione della pressione e dei tempi”.

Sonia Re, direttore generale Apci – Associazione professionale cuochi italiani, si unisce al dibattito: “Le scuole sono il nostro cuore. Con Manpower andremo a coinvolgere le scuole alberghiere d’Italia e cercare di dare più visibilità al settore raccontando ai ragazzi questa professione. Si tratta di un progetto ambizioso per cercare di risolvere un problema sempre più attuale: la mancanza di personale”.

E, tra i temi della ricerca di dipendenti, spicca la figura sempre più crescente della people company, una definizione che rispecchia i valori della generazione Z

Anna Gionfriddo fa luce sul significato del termine: “People company significa mettere le persone al centro dell’azienda con le proprie aspirazioni, ambizioni e caratteristiche. C’è di più: il termine definisce anche un piano di sviluppo per le diverse storie professionali e le differenti generazioni. Trasmettere e condividere i valori di un’azienda è fondamentale ed è ciò che fa scegliere una professione rispetto ad un’altra”.

Chiara Nasi aggiunge: “Abbiamo investito molto nella ricerca con i nostri centri di innovazione. Abbiamo spazi dedicati ai giovani e al co-working e alla formazione. La ricerca e l’innovazione sono strategiche in qualsiasi settore: anche nella ristorazione. È molto importante seguire i trend ed essere sempre più adeguati alle esigenze di consumo dei nostri clienti per poi avere un impatto effettivo sul loro benessere e sull’economia”.

È importante notare che la formazione e l’integrazione delle risorse partono dalle aziende stesse e l’aspetto delle risorse umane è sempre più curato anche nell’horeca.

Marco Ranocchia, fondatore di Planet One, servizio di formazione mixology e consulenza, riflette su questo tema al RoundTable Manpower: “La formazione è fondamentale per poi crescere all’interno delle aziende. La chiave di volta per il futuro è  sempre verso questo aspetto: anche attraverso la stessa azienda per cui i dipendenti lavorano. Per le realtà in questo settore è necessario saper integrare al meglio le persone che vogliono crescere con loro”.

Christian Biasioni conclude il RoundTable Manpower con un consiglio per i giovani lavoratori: “Tra fare bene le cose e farle male il tempo e le energie è lo stesso: qualsiasi cosa facciate metteteci passione. Solo mettendoci del proprio si possono ottenere risultati tangibili”.

Francesca Surano, Umami Area Honduras: “Occasione unica per i professionisti e non solo di scoprire il caffè”

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francesca surano caffè
Francesca Surano versa un caffè specialty (immagine concessa)

MILANO – Francesca Surano è la fondatrice di Hortensya, società di consulenza per il settore della ristorazione, insieme alla collega Giada Talpo (ne abbiamo parlato qui). Francesca ha servito specialty coffee estratti con metodi a filtro e in espresso sin dal 2009, comunicando costantemente con la clientela al fine di educarla al riconoscimento dei difetti e delle qualità distintive della bevanda.

Dal 2014 sono cominciate le esperienze di vita e di lavoro con il team di Umami Area, capeggiato da Andrej Godina, grazie ai campus formativi in Honduras. In questo articolo, Francesca Surano approfondisce le sue esperienze con Umami Area, raccontando la storia e l’evoluzione del progetto del campus formativo. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

Il campus formativo Umami Area Honduras

di Francesca Surano

“La prima volta che mi recai in Honduras è stato nel novembre del 2015. Con il team di Umami Area organizzammo il primo campus formativo destinato a tutti coloro che desideravano visitare una piantagione di caffè. Tutto ciò che di bello è seguito era inaspettato.

In quegli anni svolgevamo i corsi di formazione professionale sul caffè in Italia nella scuola di Scandicci (FI) nella località di Poggio Arioso, all’interno di un antico casale ristrutturato e adeguato ad ospitare corsi Sca, allestito di tutta l’attrezzatura necessaria e della strumentazione all’avanguardia concessa dalle aziende leader del settore, nostri partners.

Il campus formativo Umami (immagine concessa)

Umami Area era composta da un team vincente grazie al quale questo casale si è trasformato in un luogo di alta formazione qualificante, un luogo di incontro di persone di ogni nazionalità con le quali condividere una esperienza di crescita professionale e personale e che ha coinvolto molti degli operatori di settore che oggi svolgono ruoli importanti nella filiera del caffè in Italia o nel resto del mondo.

Io ero parte del team ma ho sempre preferito lavorare dietro le quinte, occupandomi di tutto ciò che serve per realizzare le idee visionarie del team.

Il villaggio di Las Capucas

Tra queste, i viaggi nei Paesi di origine del caffè, primo tra tutti quello organizzato in Honduras nel villaggio di Las Capucas, dove abbiamo trovato terreno fertile per portare in piantagione di caffè la formazione di Umami Area.

Scoprire quel luogo mi ha fatto vivere emozioni che avevo dimenticato, un tuffo nel passato del nostro Paese, quando ancora il tempo scorreva lentamente, le famiglie vivevano di agricoltura prive di confort e privilegi e i valori della famiglia e l’attaccamento alla terra erano radicati nel dna di molti.

Anche noi vedevamo migrare i nostri cari alla ricerca di condizioni di vita migliori, di un salario che veniva spedito alla famiglia per il suo sostentamento e per l’accesso allo studio dei numerosi figli, i quali erano soliti aiutare i genitori in campo non per sfruttamento ma perché questo permetteva di sfamare le bocche di tutti.

Coffee Camp Honduras (immagine concessa)

Non sono solita pensare che “si stava meglio quando si stava peggio” per nostalgia del passato, piuttosto trarne insegnamento e visualizzare le infinite ragioni per ritenermi fortunata.

Questo è accaduto a me la prima volta che mi recai in Honduras, è accaduto ogni volta che mi sono recata negli anni successivi in molti Paesi di produzione di caffè e accade ogni volta in cui torno in quei luoghi.

Posso confermare inoltre che emozioni come queste le vedo negli occhi delle persone che partecipano al Campus formativo, che continuiamo a organizzare almeno due volte l’anno.

Il progetto Umami Area Honduras

Il 2017 è l’anno del progetto Umami Area Honduras nato dalla volontà di 37 soci di provenienza internazionale, desiderosi di scoprire se una produzione di caffè di qualità può essere sostenibile da un punto di vista imprenditoriale, finanziario, sociale, ambientale, con il coinvolgimento della comunità locale.

È stato recuperato un terreno incolto nel Parco Naturale del Celaque con l’obiettivo di produrre caffè con pratiche agricole naturali favorendo l’economia circolare nel territorio e oggi siamo fieri di produrre un caffè che è accessibile al consumatore e pulito da difetti sensoriali.

In Finca Rio Colorado sono impegnate due famiglie e grazie al loro lavoro è stato possibile il rimboschimento delle foreste, la gestione degli apiari, la tutela dei due preziosi corsi d’acqua che scorrono nella piantagione, uno dei quali è il fiume Colorado.

Finca Rio Colorado è un’iniziativa di ampio respiro che promuove progetti di utilità sociale nel villaggio di Las Capucas, come la creazione di una biblioteca virtuale per bambini e adolescenti, il sostegno alla clinica locale e, non ultima, la gestione di una scuola specializzata nella formazione dei produttori di caffè.

francesca surano
Francesca Surano al lavoro (immagine concessa)

Con Andrej Godina ogni anno ci rechiamo in loco in novembre e in febbraio per sostenere la comunità e seguire la coltivazione al fianco dei coltivatori. Quattro anni fa abbiamo fortemente voluto sperimentare la semina di alcune varietà di piante di caffè tra cui Geisha e oggi conduciamo esperimenti di processamento con fermentazioni spontanee che mirano a migliorare la qualità sensoriale della tazza.

Dal 2022 Finca Rio Colorado ha ricevuto la certificazione da parte di “Slow Food Coffee Coalition” e dal prossimo 2024 sarà possibile produrre una piccola quantità di cioccolato prodotto con il nostro cacao da destinare alla vendita.

Tre anni fa ho fortemente voluto sperimentare la semina di alcune varietà di piante di cacao col fine di preservare l’ambiente con la biodiversificazione. Francisco Villeda detto Panchito, responsabile della gestione della piantagione, ha lavorato molto per avviare questa piccola piantagione che conta oggi solo 320 piante.

Nella primavera del 2023 io e Panchito abbiamo raccolto per la prima volta una piccola quantità di cacao che ha permesso di processare le fave e di sperimentare la trasformazione in cioccolato col fine di verificarne la qualità del prodotto e le fasi di lavorazione.

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Francisco Villeda detto Panchito (immagine concessa)

Le fasi dalla tostatura al temperaggio sono state svolte con l’impianto bean-to-bar di cioccolatieri miei amici quali Federico Dutto e Luca Palmerini, assieme ai quali ho potuto sperimentare differenti tostature e processi di trasformazione fino a raggiungere un ottimo risultato con solo due ingredienti: fave di cacao e zucchero di canna.

La degustazione del cioccolato è l’ultimo passo di questo affascinante viaggio: assaporare questo cioccolato artigianale, prodotto con cura e dedizione, è un’esperienza unica e mi ha permesso di comprendere come migliorare i processi di fermentazione e essiccatura dopo il prossimo raccolto 2024, anticipando un prodotto di qualità fine, che si spera possa contribuire alla sostenibilità del progetto Umami Area Honduras.

La prossima raccolta delle fave di cacao inizierà proprio in coincidenza del prossimo Honduras Coffee Camp, evento organizzato in collaborazione con la cooperativa di produttori Cocafcal di Las Capucas. I giorni di campus prevedono lo svolgimento di molteplici attività altamente professionalizzanti che si svolgono in un ambiente familiare e informale.

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La produzione di cioccolato (immagine concessa)

Lo studente ha l’opportunità di partecipare a un laboratorio permanente di formazione con appassionati, esperti di caffè e ovviamente con i suoi produttori. Può assistere, praticare e apprendere tutte le fasi di produzione di caffè arabica di qualità guidati da me e Andrej, il quale svolge inoltre il ruolo di trainer nei corsi che seguono i moduli e il programma del Coffee Skills Program Sca.

Tali corsi si svolgono all’interno della scuola di formazione di Las Capucas, dotata di aule completamente accessoriate che abbiamo allestito negli anni e che ospita durante anche corsi di formazione per persone del luogo.

Non mancano i momenti ludici, le cene conviviali, le escursioni, il trekking nel Parco Nazionale del Celaque, la visita delle caffetterie Specialty della cittadina Santa Rosa de Copan e tanto altro.

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Uno dei viaggi in Honduras di Francesca Surano con Andrej Godina (immagine concessa)

Una full immersion di attività che ogni giorno arricchiscono la cultura ma anche l’anima. Condividere tutto questo con chi produce dona la possibilità di apprezzare la materia prima che lavoriamo in Italia come non abbiamo mai fatto e regala momenti di vita che restano fermi nei nostri ricordi e che cambiano la prospettiva in cui siamo soliti svolgere questa professione.

Durante questa il Campus i partecipanti hanno la possibilità di assistere all’evento “Te van a conoscer compa” organizzato dalla cooperativa Cafetelera di Las Capucas, la quale presenta tutti i migliori caffè di ultimo raccolto attraverso sessioni cupping, degustazioni, competizioni ed eventi correlati.

È un’occasione unica per professionisti di settore e non solo di assaggiare caffè appena raccolti, di acquistare in esclusiva i migliori lotti, di conoscere dal vivo i loro produttori e visitare le loro piantagioni. Coloro i quali possono concedersi dell’ulteriore tempo libero, colgono l’opportunità della loro presenza in Honduras per viaggiare nel Paese e visitare la cittadina di Copan Ruinas che conserva un importante e bellissimo sito Maya.

Il prossimo Umami Coffee Camp in Honduras si svolgerà dal 4 al 10 marzo e come sempre mi occuperò di accogliere email di richiesta di informazioni, di organizzare le attività e di coordinare il team di collaboratori honduregni che ormai da anni sono per noi preziose risorse e cari amici.

Pronta a condividere questa esperienza ancora una volta e di svolgere nel mio piccolo l’importante compito di diffondere cultura nella filiera e di stimolare consapevolezza nel consumo di caffè di qualità”.

I video di Umami Coffee Camp Honduras

 

 

La biografia di Francesca Surano

Salentina di origini e tornata di recente nella terra natia, Francesca svolge attività di formazione e consulenza sul caffè per operatori del settore e per consumatori, produce caffè sostenibile in centro-America grazie al lavoro di squadra di Umami Area Honduras.

Dopo oltre 15 anni di esperienza nel mondo del caffè, l’evoluzione personale ha nutrito la passione per tutti i prodotti agricoli e per il “naturale”, continuando poi ad evolversi nel tempo grazie alle contaminazioni ricevute quali lo studio, i legami costruiti, i viaggi.

Appassionata di cucina, cioccolato e vino naturale, ha ideato di recente il progetto santa domenica, che vende caffè Specialty e generi alimentari buoni, giusti e di filiera corta. Seleziona direttamente da chi produce in base alla genuinità, la qualità sensoriale, la tracciabilità del prodotto.

Trasforma le materie prime nel rispetto delle tradizioni in modo artigianale, avvalendosi di tecnologia all’avanguardia e competenza. Confeziona con cura e attenzione alla sostenibilità. Vende con spedizioni on-line o consegna diretta nel Salento. Promuove il consumo consapevole di cibo e bevande.

E-commerce: cresce l’interesse per il caffè tra i consumatori digitali

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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

Quasi un terzo delle ricerche online settore food & beverage è legato a champagne, prosecchi e spumanti, in netta crescita nel periodo prenatalizio. Tuttavia, la nuova indagine del portale idealo riporta una crescita sostanziale delle ricerche legate al caffè con una percentuale totale del 23%.

Ma in classifica compaiono per la prima volta anche energy drink, soft drink e tè, sintomo che l’intero comparto si sta ormai aprendo al mondo e-commerce. Leggiamo di seguito l’indagine di idealo.

E-commerce: il caffè sempre più presente negli acquisti online

MILANO  – Il mercato del food & beverage in Italia è in continua ascesa e vale oltre 200 miliardi di euro, occupando circa 2 milioni di persone[1]. Nel mondo e-commerce tale crescita è iniziata in anni più recenti ma continua a macinare ottimi risultati. idealo – portale internazionale leader in Europa nella comparazione prezzi – ha voluto indagare sul tema, per comprendere se l’interesse online nei confronti del mondo beverage sia cresciuto anche nel 2023 e in quali segmenti di mercato.

In dettaglio, se lo scorso anno sul portale italiano di idealo il 97% delle intenzioni di acquisto legate al solo mondo beverage era relativo al mondo degli alcolici e solo il 3% alle bevande analcoliche[2]; quest’anno il comparto ha registrato una crescita importante anche per le bevande non alcoliche, che hanno rappresentato oltre il 6% del totale[3].

Dunque, seppur la fetta più ampia delle ricerche online in bangiare & bere resti appannaggio di champagne, prosecchi e spumanti (29%), seguono a ruota le ricerche di caffè (23%). Terzo posto del podio per i liquori (9%), seguiti da whisky (8%), vini (7%), gin (7%) e rum (5%). Ma in classifica compaiono per la prima volta anche energy drink, soft drink e tè, sintomo che l’intero comparto si stia ormai aprendo al mondo e-commerce[4].

Con l’approssimarsi delle festività, crescono ulteriormente le ricerche relative ai superalcolici: +50% per i gin nella prima settimana di dicembre rispetto all’ultima di novembre. E dati altrettanto positivi per i whisky (+34%), i liquori (+21%) e champagne e prosecchi (+14%)[5].

La recente crescita dell’interesse online nei confronti del mondo beverage potrebbe essere anche stata favorita da un tasso di inflazione minore rispetto ad altri settori merceologici. Infatti – ad eccezione delle birre che in media hanno fatto registrare un aumento di costi superiore al 48% – la vodka è costata in media il 7% in meno, rum, liquori e spumanti hanno mantenuto i propri prezzi costanti, mentre succhi di frutta, caffè, gin e whisky hanno segnato aumenti di prezzo tra l’1% e il 4%[6].

Al contempo, anche i risparmi per chi decida di acquistare online sono sempre più consistenti: nell’ultimo anno chi ha acquistato sui canali digitali gli energy drink e i succhi di frutta ha risparmiato fino al 26%, per prosecchi, champagne e spumanti fino al 24% e per il caffè fino al 16%[7].

Discorso a sé stante quello dell’olio che inizia ad essere oggetto di comparazione prezzi dato il forte aumento di prezzi a cui è sottoposto. Basti pensare che, quest’anno, un litro di olio extravergine d’oliva è arrivato a costare online quasi il 20% in più rispetto all’anno precedente[8].

“La crescente attenzione verso il settore delle bevande online riflette un interesse in aumento per l’intero comparto beverage in Italia – ha commentato Antonio Pilello, responsabile della comunicazione di idealo per l’Italia – Grazie all’inflazione più contenuta, ai risparmi possibili grazie alla comparazione prezzi e ad un’ampia gamma di offerte, il settore sta vivendo una fase di crescita, con trend particolarmente positivi anche per il mercato delle bevande analcoliche.”

La scheda sintetica di idealo

idealo è un comparatore prezzi internazionale con un totale di oltre 350 milioni di offerte da circa 50.000 negozi online. L’azienda viene fondata a Berlino nel 2000 e da allora è cresciuta costantemente. Dal 2006 entra a far parte del gruppo editoriale Axel Springer SE (editore anche di Bild Zeitung).

Attualmente è presente in Germania, Austria, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, con sei portali nazionali. Nel corso dei suoi primi 23 anni di attività ha ricevuto eccellenti recensioni e ha vinto numerosi test condotti da enti autorevoli e indipendenti impegnati nella tutela dei consumatori.

Nel 2014 ha ottenuto dall’ente di certificazione tedesco TÜV Saarland il marchio di “comparatore certificato” per la qualità delle informazioni reperibili sul portale e le misure a protezione dei dati degli utenti. idealo mette a disposizione dei propri utenti centinaia di test sui prodotti e opinioni di altri utenti, non limitandosi ad offrire un servizio di comparazione per individuare i prezzi più convenienti, ma ponendosi anche come una guida autorevole e imparziale allo shopping online con schede tecniche, filtri di ricerca avanzati e recensioni di esperti.

Circa 1000 persone provenienti da oltre 60 nazioni lavorano nella sede di Berlino. idealo è una partecipazione di maggioranza di Axel Springer SE.

Note

[1] Fonte: https://www.foodaffairs.it/2023/11/03/il-food-beverage-in-italia-e-un-mercato-che-vale-oltre-200-miliardi-di-euro-e-occupa-2-milioni-di-persone-prospettive-di-mercato-per-il-2024/ 

[2] idealo ha analizzato le intenzioni di acquisto sul proprio portale italiano, in particolare quelle per le Bevande. Periodo: da marzo 2022 a febbraio 2023. In dettaglio: alcolici (96,7% delle intenzioni di acquisto), bevande analcoliche (3,1%).

[3] idealo ha analizzato le intenzioni di acquisto sul proprio portale italiano, in particolare quelle per le bevande. Periodo: dal 1° gennaio 2023 al 13 dicembre 2023. In dettaglio: alcolici (93,7% delle intenzioni di acquisto), bevande analcoliche (6,3%).

[4] idealo ha analizzato le ricerche online sul proprio portale italiano, in particolare quelle relative alla macrocategoria Mangiare & Bere. Periodo: da dicembre 2022 a novembre 2023. In dettaglio: champagne, spumante & prosecco (28,9% delle ricerche in Mangiare & Bere), capsule caffè (23,2%), liquore (8,9%), whisky (8,4%), vino (6,9%), gin (6,8%), rum (5,2%), liquori e acquaviti (3,0%), caffè (2,0%), vodka (1,5%), cognac, armagnac & brandy (1,4%), energy drink (1,2%), pasta (0,6%), ingredienti da forno (0,3%), cioccolato (0,3%), altro (softdrink, dolci e cioccolatini, spezie e condimenti, tè, creme da spalmare, pasticceria, olio, prodotti lattiero-caseari, cereali, salsa, birra, sciroppo, pasti pronti, spuntini, aceto, cereali e legumi, cacao e cioccolato da bere, riso, succo di frutta, pesce e frutti di mare) (1,3%).

[5] idealo ha analizzato le ricerche online sul proprio portale italiano, in particolare quelle relative alla macrocategoria Mangiare & Bere. Periodo: dal 4 al 10 dicembre 2023, messo a confronto con i sette giorni precedenti. In dettaglio, per le top-categorie: gin (+49,5%), whisky (+34,0%), liquore (+21,3%), vino (+15,9%), champagne, spumante & prosecco (+13,9%), liquori e acquaviti (+12,3%), rum (+11,1%), cognac, armagnac & brandy (-6,4%), caffè (-11,0%), capsule caffè (-25,0%).

[6] idealo ha analizzato i prezzi medi mensili sul proprio portale italiano, in particolare quelli relativi alla macrocategoria Mangiare & Bere. Periodo: da dicembre 2022 a novembre 2023. In dettaglio, il risparmio massimo medio nell’arco di un anno per le top-categorie: energy drink (-26,2%), champagne, spumante & prosecco (-23,5%), cognac, armagnac & brandy (-20,5%), ingredienti per la cottura (-18,9%), pasta (-17,9%), whisky (-16,5%), capsule caffè (-16,3%), alcolici e acquaviti (-11,8%), vodka (-8,9%), vino (-7,1%), caffè (-7,1%), rum (-6,3%), gin (-3,5%), liquore (-1,8%).

[7] idealo ha analizzato i prezzi medi mensili sul proprio portale italiano, in particolare quelli relativi alla macrocategoria Mangiare & Bere. Periodo: da dicembre 2022 a novembre 2023. In dettaglio, il risparmio massimo medio nell’arco di un anno per le top-categorie: energy drink (-26,2%), champagne, spumante & prosecco (-23,5%), cognac, armagnac & brandy (-20,5%), ingredienti per la cottura (-18,9%), pasta (-17,9%), whisky (-16,5%), capsule caffè (-16,3%), alcolici e acquaviti (-11,8%), vodka (-8,9%), vino (-7,1%), caffè (-7,1%), rum (-6,3%), gin (-3,5%), liquore (-1,8%).

[8] idealo ha analizzato i prezzi giornalieri sul proprio portale italiano, in particolare quelli relativi all’olio di oliva extravergine (1 litro). Periodo: 11 dicembre 2023, messo a confronto con il 12 dicembre 2022. In dettaglio, il prezzo medio per i top-20 prodotti è pari al +19,4% rispetto a un anno fa.