venerdì 16 Gennaio 2026
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Cacao fa perdere peso: le buone notizie dall’Università di Detroit

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cacao

NEW YORK – Il dottor Malek dell’Università di Detroit, ha condotto uno studio molto interessante dal quale si evincerebbe che l’assunzione di cacao fa dimagrire almeno quanto andare ad allenarsi. E’ come andare in palestra. Infatti dalla ricerca, è emerso che l’assunzione di cioccolato fondente – a livello cellulare – è paragonabile allo sforzo e all’allenamento fisico. I ricercatori si sono concentrati sui mitocondri, piccole centrali delle cellule che generano energia, e hanno scoperto che un ingrediente del cioccolato, chiamato epicatechina, stimola una identica risposta muscolare come se si fosse svolta un’attività fisica vigorosa.

Cacao buono per la dieta

A darne notizia è “Mente in Forma”, la newsletter del centro Noesis ( http://www.centronoesis.it ). «L’esercizio aerobico, come correre o andare in bici, aumenta il numero di mitocondri nelle cellule dei muscoli» ha dichiarato Malek, «il nostro studio dimostra che l’epicatechina del cacao porta alla stessa risposta, in particolare nel cuore e nei muscoli». La ricercatrice Lily Stojanovska della Victoria University di Melbourne, nel suo libro «La dieta della cioccolata: come mangiare cioccolata e sentirsi bene» afferma che il cacao ricco diteobromina «è in grado di incrementare la stimolazione muscolare, dilatare i vasi sanguigni e diminuire la pressione, abbassare i livelli di colesterolo nel sangue, ridurre l’incidenza di ictus e malattie cardiovascolari e ridurre il senso della fame».

In Giappone addirittura si sta perfino ipotizzando di utilizzare il cacao come cura contro l’obesità

Secondo Naoko Matsuia, ricercatore della Morinaga Co. (Kanagawa) «l’azione anti-obesità legata all’assunzione di cioccolato, deriva dalla sua capacità di inibire una serie di geni che controllano la trasformazione del cibo in grasso e di attivarne altri che permettono di bruciare i grassi già esistenti». La ricerca è stata condotta su topi ipernutriti: nonostante mangiassero molti grassi è bastato aggiungere del cacao alla loro dieta per far sì che, dopo 3 settimane, fossero più magri e con pannicoli adiposi più sottili. Non solo, avevano anche concentrazioni più basse di trigliceridi nel sangue.

In sostanza il cacao attiva il metabolismo che permette appunto di bruciare i grassi. Altri ricercatori ancora, hanno scoperto che il consumo di flavonoidi, presenti nel cacao, possono essere di beneficio alle persone affette da diabete di tipo 2.

Il consumo quotidiano di una bevanda ricca di flavonoidi ha un impatto positivo sulle disfunzioni dei vasi sanguigni associate al diabete (Journal of the american college of cardiology)

«In conclusione – afferma Vincenzo Barretta, psichiatra e psicoterapeuta del centro Noesis, specializzato in terapie e riabilitazioni dalle dipendente patologiche – non dimentichiamoci che il cioccolato è anche un antidepressivo. Già nel ’700, ai tempi di Mozart veniva sorseggiato per il suo piacevole gusto ma non solo, era anche apprezzato (solo nell’800 si scoprì come realizzarlo in forma solida), per le sue proprietà stimolanti sull’intelletto ed euforizzanti.

Oggi è appurato che la teobromina ha un effetto sulla sintesi della serotonina, meno potente ma simile a quello di molti farmaci prescritti per depressione e disturbi dell’umore. Gli effetti positivi si possono constatare utilizzando 2 o 3 quadretti al giorno, ma solo di cioccolato fondente al 75%, a queste dosi è quasi medicinale. Dunque poterlo mangiare ci fa sentire bene e ci predispone al buon umore». Fonte: mente informa

Uganda, export di maggio in flessione secondo Ucda mentre in Indonesia procede bene il raccolto

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Uganda vinci italia russia museveni
La bandiera dell'Uganda

MILANO – L’export dell’Uganda subirà a maggio un probabile calo del 27% dovuto ai ritardi nelle operazioni di raccolto causate dal protrarsi delle piogge in alcune regioni di produzione.

Lo afferma un recente report di Ucda (Uganda Coffee Development Authority) dal quale emerge che le esportazioni del paese africano potrebbero registrare nel corso di questo mese la loro secondo peggiore performance stagionale risultando pari a 180.000 sacchi circa, contro i 247.460 di maggio 2011, seppur in ripresa rispetto ai 141.220 di aprile. Nel periodo ottobre 2011 – aprile 2012, l’export dell’Uganda ha raggiunto un volume di 1,34 milioni di sacchi, per un valore di 196,45 milioni di dollari, superiore di poco al volume di 1,32 milioni registrato nel pari periodo 2010/11, a fronte di un valore di 176,11 milioni di dollari. Nell’arco dell’intero 2010/11, le esportazioni ugandesi sono state di 3,15 milioni di sacchi, per un valore di 448,89 milioni di dollari.

In Indonesia si intensificano le operazioni di raccolto

Le operazioni di raccolto in Indonesia giungeranno al culmine tra giugno e agosto, secondo Volcafe, che ha osservato la settimana trascorsa un picco degli imbarchi dai porti del paese asiatico. Il trader svizzero rileva che i compratori di caffè indonesiano a scadenza giugno e luglio hanno pagato premi nell’ordine dei 70 dollari a tonnellata rispetto alle quotazioni Liffe, contro i 90 della settimana precedente.

Secondo una stima diffusa 2 mesi fa dall’istituto indonesiano di ricerca sul caffè e il cacao (Iccri), la produzione di caffè dell’Indonesia dovrebbe attestarsi quest’anno tra i 10 e gli 11 milioni di sacchi, in crescita dai 7-8 milioni dell’anno precedente, grazie alle migliori condizioni climatiche occorse nel periodo delle fioritura.

Brasile, Lavazza e Illy nella sfida tra i marchi internazionali per portare consumo dell’espresso nelle case brasiliane di Gil Manigrassi

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Brasile mercati somar colombia Comexim
La bandiera del Brasile

SAN PAOLO (Brasile) – Dopo aver presentato i “caffé speciali” nei migliori bar e caffetterie del paese, i produttori stranieri stanno adesso puntando sul consumo casalingo per mantenere il ritmo di crescita dei loro prodotti nel Brasile.

Federico di Franco, direttore dell’ italiana Illy in Brasile, dice: “Il consumo del caffé espresso, comincia dai bar-caffé e ristoranti, poi il consumatore cerca come poter avere lo stesso prodotto in casa”. Lo stesso è già accaduto in altri mercati.

I dati, secondo le stime valutate dall’Abic (Associação Brasileira das Industrias de Café), indicano che alla fine dell’anno in 450mila case brasiliane, avevano una macchina per preparare il caffè espresso. “Ma con le molte iniziative già avviate e all’orizzonte questo numero deve crescere ancora e molto” ha detto Nathan direttore della stessa Abic. Vediamo come stanno procedendo al loro sviluppo i diversi marchi Illy – Dopo aver aperto la sua prima caffetteria nel 2011, è alla vigilia di altre due inaugurazioni e prevede di ampliare gradualmente i suoi punti di degustazione e vendita.

LAVAZZA – Anche se non ci sono conferme dovrebbe inaugurare presto la nuova fabbrica brasiliana, per andare alla conquista del mercato casa, specialità Lavazza in diversi mercati. Questo è quello che ci si aspetta da parte del suo nuovo direttore in Brasile Cesare Noseda.

NESPRESSO – Con le sue dieci buotique-bar, concentrati a San Paolo e Rio, sta incentivando proprio il consumo casalingo. Per poter diffondere le sue 16 varietà di miscele in capsula d’alluminio, ha aperto anche negozi temporanei in altri Stati. Per esempio nel mese in corso una buotique è aperta per 15 giorni a Porto Alegre. L´obiettivo è che il consumatore finale possa provare il caffè, che, come la macchina, potrà poi essere comprata poi sia per telefono, sia via Internet.

STARBUCKS – Ha accelerato i suoi tempi per la sua espansione, dopo aver inaugurato sei basi nei primi quattro mesi di quest’anno. Solo in questo mese, aprirà quattro caffetterie, dove sarà possibile anche comprare caffè da preparare in casa. In merito Abgail de Oliveira, presidente dell’Abcs (Associação Brasileira Cafè in Cialda) ha detto: “Adesso, tutti quanti si stanno svegliando e, soprattutto vedendo che il Brasile è il nuovo Paese su cui poter contare per l´espansione nel mercato del caffè, specialmente per il ramo casa”.

I dati vanno tutti i questa direzione. Oggi il mercato casa vale soltanto il 2/3% sul totale del caffè consumato. Così molte ditte estere che non avevano mai pensato di puntare sul Brasile stanno ora facendo rapidamente marcia indietro per tentare di recuperare il mercato perduto. Tuttavia, come ha precisato ancora de Oliveira: “Anche le ditte locali non stanno scherzando, e si stanno attrezzando contro gli importatori, visto che, chi gioca in casa… ha mezza partita vinta”.

Gil Manigrassi

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Bialetti, fatturato in calo, risultato netto ancora ok grazie all’andamento della vendita delle capsule: +67%

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bialetti
Bialetti punta all'estero

MILANO – Ricavi in calo, indebitamento finanziario in leggera ripresa, risultato netto bene nel primo trimestre 2012 di Bialetti Industrie. Il gruppo di Coccaglio (Brescia), attivo nella produzione e commercializzazione di prodotti rivolti all’houseware e per la preparazione del caffè, è quotato in Borsa.

Nel periodo considerato – così come emerge dall’analisi dai dati approvati dal Consiglio di amministrazione da presieduto dal bresciano Francesco Ranzoni – i ricavi netti consolidati sono pari a 42,5 milioni di euro, in calo del 18% su marzo dell’anno scorso: ripartiti tra mondo Casa (57,7%) e mondo Caffè (42,3%), sono realizzati in Italia per il 71,1%, negli altri Paesi d’Europa per il 23,1%, in Nord America per l’1,8% e per il 4% nel resto del mondo.

Il calo di fatturato – spiega una nota – è ascrivibile alla crisi complessiva del mercato interno, a operazioni cosiddette di «loyalty» effettuate nel 2011 e non ripetibili, oltre a una contrazione dei volumi negli Usa. Trend positivo, invece, per Bialetti Store (attiva nel business al dettaglio e presente nei principali outlet e centri commerciali nazionali) con un +16%. Anche la vendita delle capsule di caffè a marchio Bialetti, a sistema chiuso, è in crescita (+67% su base annua).

Il risultato operativo lordo si attesta a 3,8 mln (era di 5,6 mln), il risultato operativo a 2,1 milioni (euro 1,9 milioni prima): depurato delle componenti straordinarie e/o non ricorrenti è pari a 2,5 mln (1,9 milioni a marzo 2011). L’utile netto di periodo del gruppo ammonta a 0,3 milioni di euro, sostanzialmente in linea con quello precedente.

L’indebitamento finanziario netto, pari a 95,8 milioni, risulta in aumento dai 90,4 milioni dello scorso dicembre: tale variazione – si legge nella nota – è principalmente ascrivibile all’utilizzo dei finanziamenti ottenuti in seguito alla sottoscrizione (il 19 gennaio 2012) da parte di Bialetti Industrie spa e della controllata Bialetti Store srl, con le principali banche finanziatrici, dell’accordo di risanamento del debito.

A fronte di questa situazione, in attesa dell’assemblea (prevista per il mese prossimo) e che sarà chiamata anche a deliberare in tema di capitale (in base a quanto previsto dall’articolo 2446 del Codice Civile), Bialetti ribadisce gli sforzi per il rilancio. Ricorda il percorso di ristrutturazione e, più in generale, «le azioni di contenimento dei costi, rafforzare nel 2012, il tutto finalizzato a consentire il sostanziale rispetto degli obiettivi economici e finanziari» del piano industriale.

I maestri della caffetteria: Andrea Lattuada all’Università dei sapori di Perugia il prossimo 5 giugno

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Andrea lattuada ok
Andrea Lattuada

PERUGIA – Dopo lo specialista di Latte Art Luigi Lupi che ha aperto la serie, il prossimo 5 giugno toccherà ad Andrea Lattuada, coordinatore Scae in Italia, essere il protagonista presso l’Università dei Sapori, del secondo incontro con I Maestri della Caffetteria, un’occasione unica per apprendere direttamente dai professionisti del settore i segreti della caffetteria. Lattuada, che è stato anche Campione Italiano Baristi Caffetteria nel 2003 e 9° classificato al World Barista Championship (WBC) nello stesso anno, che terrà un corso dal titolo “Latte Art e Drink a base di espresso”, ha rilasciato un’intervista agli organizzatori.

Quali sono i segreti per diventare un campione?

“Di segreti non ce ne sono; sicuramente bisogna prima di tutto avere l’interesse verso la materia caffè che nasce dalla passione per questo fantastico prodotto della natura poi bisogna impossessarsi delle tecniche di preparazione ed infine allenarsi tanto”.

Come vengono percepiti fuori dall’Italia l’espresso e il cappuccino?

“Sicuramente non come in Italia. Non esiste il bevi e fuggi che si vede normalmente nei nostri bar. L’espresso e soprattutto il cappuccino sono bevande da meditazione: 30 /40 minuti seduti magari leggendo o consultando internet è il tempo necessario per sorseggiare; ecco motivato in parte anche il costo, ben più del doppio di quanto si spenda in Italia”.

Che consigli può dare a chi si cimenta per la prima volta nella realizzazione di cappuccini decorati?

“Innanzitutto cimentarsi nella realizzazione di cappuccini decorati vuol dire avere già una tecnica base consolidata; l’improvvisazione è un qualcosa che contraddistingue parecchio i baristi italiani ma che in questo caso non serve a molto: la latte art è una tecnica precisa che si avvale di regole precise. Serve infine il talento che non è alla portata di tutti. Il mio consiglio è quello di fare dei corsi di formazione specifici e poi magari cimentarsi in competizioni nazionali dove si può vedere il livello di altri baristi: questo è un ottimo modo per migliorarsi”.

Per chi volesse aprire un proprio coffee shop all’estero, su quali paesi consiglieresti di puntare?

“Far east – Singapore, Korea del Sud, Bali”.

 

Marchi la sentenza, Ferrero vince: «Di Kinder ce n’è una». Sconfitta per Kindertraum, brand di un imprenditore tedesco

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Kinder Ferrero
marchi Kinder Ferrero

MILANO – Kinder non si tocca. Il marchio deve restare unico e non può avere simili, nemmeno in settori diversi da quello del mercato alimentare. A dare ragione alla Ferrero, è stata la Corte di giustizia Ue del Lussemburgo, che ha ribadito l’impossibilità di registrare un marchio molto simile a quello della linea di prodotti dell’azienda italiana.

No a marchi simili

“Il nome Kinder distingue un’intera famiglia di prodotti della Ferrero e quindi non è possibile registrare in Europa un marchio simile come ‘Kindertraum’ perché potrebbe generare confusione nel pubblico” hanno ribadito i giudici. Il contenzioso, che andava avanti da qualche anno, ha visto il colosso dolciario contrapporsi a un signore tedesco impegnato a produrre una linea di cartoleria. La diatriba è approdata davanti ai giudici europei dopo essere già stata esaminata dallo Uami, l’ufficio per l’armonizzazione nel mercato unico di marchi, disegni e modelli.

Già due decisioni contrarie

A tale ufficio si era rivolto infatti qualche anno fa il signor Harald Wohlfahrt, per registrare il marchio denominativo ‘Kindertraum’ (che significa ‘sogno dei bambini’) destinato a prodotti di cartoleria (cartoncini, prodotti da cartoleria, decorazioni natalizie). Cogliendo l’opportunità offerta dalle regole della normale procedura di registrazione di un marchio, la Ferrero però si era opposta. Il marchio Kinder, così ben identificabile, non può essere confuso con nessun altro prodotto, anche non mangereccio. Nel 2009 l’Uami aveva dato ragione al gruppo italiano, giudizio ribadito nel 2010 dalla commissione per i ricorsi della stessa Uami.

Il ricorso perso alla Corte europea

Il signor Wohlfahrt ha però insistito nel voler utilizzare a tutti i costi il marchio ‘Kindertraum’ nei suoi quaderni e decorazioni. Ha così deciso di presentare ricorso al Tribunale Ue per chiedere l’annullamento della decisione dell’Uami sostenendo la non sussistenza del rischio di confusione tra i due marchi.

Il pronunciamento dei giudici comunitari è ora definitivo: stabilisce che il marchio Kinder non ha carattere descrittivo, bensì distintivo per il pubblico italiano, e proprio questo specifico carattere «impedisce la registrazione di marchi simili».

Pubblici esercizi: l’Imu costerà minimo 188 milioni lo rivela un calcolo realizzato dal Centro studi della Fipe

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Lo stato dei pubblici esercizi è allarmante

MILANO – L’introduzione dell’IMU peserà nelle casse di bar e ristoranti per almeno 188 milioni di euro se l’aliquota applicata agli immobili ad uso commerciale sarà quella minima del 7,6%. Rispetto all’ICI si registreranno incrementi medi di oltre il 90% pari in valore assoluto a 630 euro per impresa.

Si tratta di dati diffusi dalla Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, e che rischiano di pesare su una situazione già delicata con un sempre più deciso saldo negativo tra aperture e chiusure di nuovi locali. Nel calcolo sono stati ricompresi anche gli effetti dell’IMU sui canoni di locazione in considerazione della ragionevole ipotesi che i proprietari cercheranno di recuperare la maggiorazione d’imposta in fase di rinnovo via via che i contratti andranno in scadenza.

Si tratta, dunque, di un impatto che si concretizzerà in più annualità, mentre per il 2012 la stima è di almeno 56 milioni di euro di maggiori imposte. Ma le cose potrebbero andare ben peggio se i comuni utilizzassero il bonus del 3% che la legge consente come, peraltro, stanno già facendo alcune grandi città. In questo caso l’impatto salirebbe a 342 milioni di euro con una maggiorazione del 170% corrispondente ad un esborso aggiuntivo di 1.200 euro ad impresa.

Mistero svelato: Zanetti Group/Segafredo Zanetti ha comprato l’Hotel Villa Cipriani di Asolo (Treviso)

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Hotel Villa Cipriani
Segafredo Zanotti

MILANO – Il Fondo Est Capital lo aveva rilevato nel 2008, insieme ai veneziani Excelsior e Des Bains, per la cifra record complessiva di 150 milioni di euro dagli americani della Starwood. Da venerdì l’Hotel Villa Cipriani di Asolo in provincia di Treviso è passato nelle mani di una immobiliare di proprietà della Zanetti Group noto per il caffè Segafredo Zanetti.

Il famoso palazzo, sede dell’omonimo hotel, era stato venduto “a un investitore privato” come recitava un comunicato diffuso giovedì sera da “EstCapital Sgr” che gestisce il Fondo RealVenice, fino alla scorsa settimana proprietario del palazzo costruito in epoca palladiana, per tutelare l’anonimato dell’acquirente. E in effetti le prime notizie rimbalzate dal Veneto indicavano l’hotel come acquistato da un privato. Ma il mistero è durato poco ed il nome del Segafredo Group è venuto a galla.

Il fondo controllato da Gianfranco Mossetto e Federico Tosato ha venduto il pezzo più piccolo del suo tris di miti dall’hotelleria internazionale, per una cifra che i bene informati indicano in circa 10 milioni di euro, a una società immobiliare legata alla Segafredo Zanetti. Per questo importo la Zanetti Group oltre allo storico hotel, celebre per essere stato negli anni il buen retiro di regine, artisti e personaggi dello spettacolo, ha acquisito due fabbricati minori, quasi adiacenti.

Un investimento proiettato sul futuro alberghiero della struttura perché, come ha spiegato nel fine settimana l’amministrazione comunale di Asolo, “l’eventuale vendita comprende anche l’ampliamento che abbiamo concesso alla struttura, compresa la riconversione dell’immobile dell’ex caserma dei vigili del fuoco dove si possono ricavare garage ed appartamenti”.

Tuttavia alcuni operatori del settore hanno subito fatto notare anche il valore storico dell’immobile, perché altrimenti in zona palazzi del genere ma mano famosi, hanno quotazioni inferiori. E Villa Cipriani, proprio per la sua fama internazionale, ha avuto mercato e non certo per l’attività alberghiera. Villa Cipriani – soltanto 31 camere, con prezzi sino a 750 euro la doppia, sono tutte arredate con mobili in stile, i bagni hanno l’arredamento arricchito da mattonelle di Vietri dipinte a Mano – è uno degli hotel più conosciuti d’Italia e del mondo anche per la stupenda vista sulle colline circostanti.

L’immobile cinquecentesco dell’hotel, costruito in epoca palladiana, subì notevoli interventi nel XIX secolo, quando il poeta inglese Robert Browning lo acquistò conferendogli l’aspetto di una nobile dimora toscana ma conferendogli anche un carattere tipico delle antiche ville di campagna britanniche. Dopo essere stata adibita per anni a residenza estiva di campagna, diventò locanda sotto la proprietà della famiglia Galanti.

La vera svolta verso l’attuale destinazione d’uso arrivò agli inizi degli anni ’60, con la famiglia inglese dei Guinness, che incaricarono della gestione Giuseppe Cipriani, fondatore dell’Harry’s Bar di Venezia, e che trasformò la locanda in villa che da quel momento assunse il nome di Villa Cipriani.

L’albergo si sviluppa su tre piani fuori terra, per una superficie di circa duemila metri quadrati circondato da un un parco privato di circa due ettari. Negli Anni Sessanta vi soggiornarono a lungo Marcello Mastroianni e Faye Dunaway, che giravano con Vittorio De Sica. L’albergo piaceva molto all’Avvocato Gianni Agnelli. Nel 1987 vi soggiornò anche la Regina madre d’Inghilterra, venuta a trovare l’amica Freya Stark. E più tardi la regina Beatrice d’Olanda e diversi principi europei. Abituato a una clientela internazionale, l’albergo ha contribuito non poco all’allure che circonda Asolo.

Philips, con caffè e altro protagonista della Main Kitchen della Milano Food Week da domani a domenica 27 maggio

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MILANO – Philips protagonista da domani a domenica 27 della Main Kitchen della Food Week con una selezione di elettrodomestici da cucina incredibilmente semplici da usare, in grado di offrire le migliori performance culinarie e con le macchine da caffè Philips Saeco che offrono un perfetto espresso o cappuccino grazie alla macinazione istantanea dei chicchi di caffè.

Gli elettrodomestici Philips sorprenderanno tutti i food lovers nei momenti di happening e negli showcooking che animeranno la Main Kitchen nel corso di questa settimana all’insegna del gusto. Sia i cuochi per diletto sia i veri professionisti gourmet potranno fare affidamento su alleati fidati nella realizzazione di qualsiasi ricetta con la massima semplicità e con la garanzia di risultati sorprendenti.

Sotto i riflettori della Main Kitchen ci sarà l’innovativa AirFryer, la friggitrice che consente di friggere le patatine con l’80% di grassi in meno, la centrifuga Avance Collection White per estrarre da frutta e verdura anche l’ultima goccia di succo, il frullatore a immersione ultramaneggevole Avance Collection. E ancora: il robot da cucina Viva Collection multifunzione per tritare, impastare, sminuzzare, affettare e grattugiare e lo sbattitore HR1574 dotato di fruste, ganci e accessorio frullatore ad immersione in metallo.

I piccoli elettrodomestici Philips sono a prova di grande chef. Ambasciatore di marca per i piccoli elettrodomestici da cucina Philips è, infatti, il cuoco “POP” Davide Oldani che ha trovato in essi gli strumenti ideali per realizzare le sue ricette. La filosofia “POP” di Davide si sposa perfettamente con i valori di semplicità, funzionalità e accessibilità del marchio Philips. La cucina di Davide, dagli accostamenti insoliti e di grande effetto, è comunque alla portata di tutti.

Una filosofia che ben sposa la promessa “sense & simplicity”di Philips anche nei piccoli elettrodomestici:accessibili, funzionali e facili da utilizzare,sempre con risultati perfetti con il minimo sforzo e il minimo ingombro sui piani di lavoro. Per tutti coloro che non rinunciano al gusto di un caffè o cappuccino preparato a regola d’arte saranno presenti alla Main Kitchen della Milano Food Week anche Philips Saeco Intelia One Touch Cappuccino e Intelia Class Metal, le macchine automatiche da caffè certificate dal “Centro Studi Assaggiatori – Italian Tasters”, per preparare in un solo tocco un cremoso cappuccino o un espresso perfetto.

Colombia, produzione in ripresa ad aprile ma gli obiettivi produttivi rimangono lontani, secondo Licht

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La bandiera della Colombia

MILANO – Timidi segnali di ripresa produttiva giungono dalla Colombia, dove sono stati raccolti il mese scorso, stando ai dati di Fedecafé, 580 mila sacchi di caffè, contro i 523 mila di aprile 2011 e i 576 mila di marzo 2012. Si tratta del dato più elevato dall’inizio dell’anno solare ed è la prima volta, da marzo 2011, che la produzione mensile segna un incremento sull’anno.

“Ci attendiamo, nei restanti mesi dell’anno, il confermarsi di questa inversione di tendenza– ha dichiarato in una nota il direttore generale di Fedecafé Luis Genaro Muñoz Ortega – Va ricordato che, mai prima d’ora, il paese aveva rinnovato 300 mila ettari di piantagioni in soli tre anni, di cui ben 117 mila nella sola annata trascorsa. La Colombia si sta avviando verso la ripresa produttiva al riparo (grazie al rinnovo con nuove varietà più resistenti, ndr.) dalla perdurante variabilità climatica”.

La situazione rimane comunque fortemente deficitaria. Tra gennaio e aprile di quest’anno sono stati prodotti 2.262.000 sacchi, contro 2.974.000 nei primi 4 mesi del 2011. La produzione negli ultimi 12 mesi (maggio 2011 – aprile 2012) è stata di appena 7.097.000, a fronte dei 9.458.000 raccolti nei 12 mesi immediatamente precedenti. In forte flessione anche l’export sceso il mese trascorso a 495.000 sacchi, contro i 580.000 sacchi imbarcati nell’aprile 2011.

Nei primi 4 mesi del 2012, le esportazioni sono state di soli 2,2 milioni di sacchi, contro i 3 milioni circa dell’analogo periodo dell’anno passato. Negli ultimi 12 mesi sono stati esportati 6.931.000 sacchi: oltre 1,5 milioni di sacchi in meno rispetto ai 8.529.000 del pari periodo immediatamente precedente. Pessimismo sull’andamento della produzione nell’annata in corso è stato espresso nei giorni scorsi dall’autorevole analista tedesco FO Licht, secondo il quale il raccolto 2012 potrebbe subire un calo anche del 30% rispetto al 2011.

“Le continue precipitazioni causate dal fenomeno La Niña appaiono destinate a ripercuotersi sul raccolto mitaca – si legge nell’ultimo rapporto diffuso da Licht – allontanando l’obiettivo dei 7,8 milioni di sacchi delineato per quest’anno da Fedecafé”.

“La produzione complessiva potrebbe scendere addirittura a 7-7,2 milioni di sacchi”, afferma l’analista di Ratzeburg citando non meglio precisate fonti locali.