venerdì 16 Gennaio 2026
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Ricerca: ecco la macchina che riceve l’ordine via sms ma per adesso è soltanto un prototipo visibile in un video

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zipwhip

MILANO – La Zipwhip, una società di progettazione di Seattle (Usa), la città patria di tante marche del caffè e di società di software, ha messo a punto la Textespresso, una macchina da caffè robotizzata, controllabile via SMS. E sulla macchina ha messo in rete un video

Queste immagini sono già state viste da 5 milioni di persone: evidentemente la cultura del caffè suscita sempre grande interesse. Questa macchina può essere attivata a distanza tramite un Sms con scritto Coffe. La tazza viene posizionata sotto il punto d’uscita da un braccio meccanico, che la prende e alla fine la piazza su un vassoio riscaldato, per mantenere caldo il caffè.

Tra le finezze dei progettisti, che per ora non hanno intenzione di vendere la macchina, per evitare di confondere le varie tazze prenotate la macchina stampa un codice di 3 cifre con una stampante a getto d’inchiostro commestibile, direttamente sulla superficie della crema.

Per ora Textpresso resta un prototipo per dimostrare uno degli usi possibili della messaggistica cloud di Zipwhip per Android, ad uso e consumo dei soli dipendenti del quartier generale di Seattle.

Per saperne di più http://blog.zipwhip.com

L’annuncio: “La cialda di caffè in carta a standard E.S.E. si potrà smaltire insieme all’umido di casa”

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caffè cialde e capsule consorzio Ese handespresso
Il caffè in cialda è perfettamente riciclabile

MILANO – Il Consorzio E.S.E. ha annunciato e presentato ieri il percorso verso la certificazione di compostabilità della cialda di carta E.S.E., che diventerà il primo prodotto alimentare compostabile a larga diffusione. Una notizia di vasto interesse dato che sono tantissime le torrefazioni che, anche senza l’ombrello del marchio E.S.E. preparano e commercializzano caffè in cialde. E magari approfitteranno dell’occasione per avvicinarsi al Consorzio e potersi fregiare del riconoscimento che susciterà l’attenzione dei consumtori sempre più attenti ai contenuti ecologici dei prodotti anche alimentari.

E ieri i responsabili dell’operazione hanno spiegato come è stato possibile accedere alla certificazione della cialda in carta a standard E.S.E. “Non è stato semplice. Anche se nel mercato dei caffè espresso porzionati poteva sembrare quasi naturale contare sulla compostabilità della cialda in carta – ha esordito Roberto Morelli, Presidente del Consorzio E.S.E. e Direttore Progetti Global Marketing di illycaffè – ci sono voluti quasi tre anni di analisi e test per affermare la compostabilità e biodegradabilità della cialda E.S.E. – E per arrivare oggi ad annunciare la creazione di un normativa pilota che consentirà la certificazione volontaria di compostabilità della cialda di caffè in tutta Europa”.

Si è trattato di un percorso di scoperta comune: “Molti soci torrefattori del Consorzio E.S.E. che hanno sottoposto le cialde di caffè di loro produzione ai test preliminari di disintegrazione e biodegradabilità non conoscevano il lungo e complesso processo richiesto per ottenere la certificazione di compostabilità” ha confermato ieri Werner Zanardi, del Consorzio Italiano Compostatori (C.I.C.).

In generale, quando sono presenti, le certificazioni di compostabilità si riferiscono a produzioni limitate e “non-food”, quali: spazzolini da denti, pannolini, piatti e posate, shopper, contenitori e naturalmente packaging in materiale a base bio, totalmente riciclabile e rinnovabile. Ma anche se la parola “compostabile” non è ancora di uso comune tra i consumatori, in qualche caso è già utilizzata per definire prodotti, processi o iniziative che poco o nulla hanno a che vedere con la certificazione vera e propria”.

“La storia che vuole raccontare il Consorzio E.S.E. – ha proseguito Zanardi – nasce anche dall’incontro con l’unica norma di riferimento sullo smaltimento, la UNI EN 13432:200, nella quale sono contemplati e regolati solo gli imballaggi. Visto che la UNI EN 13432:2002 non considera i “manufatti compositi” (come è definibile la cialda in carta, composta da un “contenuto” che sono i 7 grammi di caffè macinato e da due fogli di carta filtro che lo raccolgono e racchiudono), il Consorzio E.S.E. ha richiesto e ottenuto la creazione di una “certificazione volontaria per il manufatto cialda di caffè in carta”.

“Prevedere nuove applicazioni delle normative, pur mantenendone inalterati i dettami, può contribuire ad anticipare le esigenze e le richieste dei mercati– ha aggiunto Luca Bardi Direttore Ispezioni e Certificazione Prodotti di Certiquality – perché sicuramente saranno sempre più diffusi i “manufatti compostabili” da smaltire, come la cialda di caffè in carta”.

Il Consorzio E.S.E. è un ambito precompetitivo internazionale (copre tutto il mondo: dall’Europa al Giappone, alle Americhe) che vede operare insieme importanti torrefattori, che si integrano con grandi produttori di macchine per espresso e produttori di cialdatrici. I soci del Consorzio sono imprese concorrenti fra loro e con differenti vocazioni, ma che hanno un obiettivo comune: quello di continuare a sviluppare un mercato che, unico in ambito alimentare, in questi anni è cresciuto a doppia cifra sia come caffè porzionato che come macchine per caffè.

“Oggi possiamo dire che lo standard E.S.E. (o i formati E.S.E. compatibili) è il caffè porzionato più diffuso al mondo. E, nella variegata offerta dei sistemi di preparazione dell’espresso, quello più naturalmente predisposto alle emergenti attese di eco-sostenibilità – ha concluso il Presidente Roberto Morelli – si tratta di un’ulteriore valore che offriamo ai consumatori, che come è sempre avvenuto per la scelta tra sistemi chiusi a capsule e il sistema aperto a cialde in carta E.S.E., sceglieranno l’opzione più affine ai loro gusti e stili di vita”.

CERTIFICAZIONE – Ecco passo dopo passo come E.S.E. sta centrando gli attestati di compostabilità e biodegradabilità con una serie di prove che sono iniziate nell’autunno del 2010

La cialda di caffè in carta a standard E.S.E. (Easy Serving Espresso) ha iniziato il processo per ottenere la certificazione di compostabilità e biodegradabilità nell’autunno del 2010. I positivi risultati dei test preliminari di disintegrazione e biodegradabilità consentono finalmente al Consorzio di approcciare il programma di certificazione di compostabilità vero e proprio.

La conclusione dell’iter è prevista per il mese di settembre 2012, quando sarà confermata la possibilità di smaltire la cialda di caffè in carta a standard E.S.E. insieme all’umido di casa. La normativa di riferimento è quella per lo smaltimento degli imballaggi: UNI EN 13432:2002.

Visto che questa norma non considera i “manufatti compositi” (come è definibile la cialda in carta, composta da un “contenuto” che sono i 7 grammi di caffè macinato e da due fogli di carta filtro che lo raccolgono e racchiudono), il Consorzio E.S.E. ha richiesto e ottenuto la creazione di una “certificazione volontaria per il manufatto cialda di caffè in carta”. La certificazione volontaria avrà inizialmente validità europea. Ma l’obiettivo è l’estensione internazionale.

Hanno seguito passo dopo passo il processo verso la certificazione di compostabilità: 1. Consorzio Italiano Compostatori (C.I.C.) – per i test preliminari di disintegrazione delle cialde 2. Stazione Sperimentale Carta Cartone e Paste per carta (SSCCP) – per i test preliminari di biodegradabilità 3. Organic Waste System (OWS) – per il ring test (ripetizione dei test incrociati) 4. Certiquality – per la creazione della normativa pilota e l’accesso alla certificazione di compostabiità. Ecco il dettaglio dei test e dei processi eseguiti.

Consorzio Italiano Compostatori (C.I.C.) per i test preliminari di disintegrazione delle cialde

Nell’estate del 2010, il Consorzio aveva finalizzato le attività previste dal “Progetto Qualità Totale”, voluto sia dai soci torrefattori sia dai produttori di macchine espresso, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei controlli di conformità dello standard di preparazione dell’espresso E.S.E.

Il Consorzio ha investito nella valorizzazione del marchio E.S.E., estendendo a tutta la value chain alcune innovazioni della certificazione E.S.E. , che ora prevedono:

– il restringimento dei parametri per la conformità dimensionale;

– la classificazione di quattro nuove tipologie di caffè (espresso, ristretto, lungo ed extralungo), da affiancare facoltativamente al logo E.S.E. per meglio definire le diverse erogazioni;

– la creazione di “Check-it-E.S.E.”, un kit composto da 2 prototipi in silicone che riproducono esattamente le cialde E.S.E. (una dima piccola e una grande) per rendere l’esecuzione dei test di conformità più precisa e standardizzata.

Il completamento “naturale” del percorso fin qui illustrato, ha portato alla decisione di effettuare una prima valutazione dell’effettiva compostabilità della cialda in carta E.S.E. e all’incontro con uno dei più importanti enti di riferimento del settore della certificazione di compostabilità; il Consorzio Italiano Compostatori (C.I.C.).

Dopo un’attenta analisi preventiva delle caratteristiche del “prodotto cialda di caffè E.S.E.”, nel periodo settembre-dicembre 2010, C.I.C. esegue i test preliminari per verificare la disintegrazione di cialde di caffè in carta, in processo di compostaggio su scala reale (full scale). I risultati dei test preliminari sono positivi: in 90 giorni le cialde di caffè E.S.E. completano il processo di disintegrazione. E la successiva analisi effettuata sulla qualità del compost, ha anch’essa esito positivo.

Per disintegrazione si intende: la frammentazione e perdita di visibilità del materiale di partenza nell’ammendante finale (vale a dire il “residuo” composto dall’insieme di terriccio iniziale utilizzato per ospitare il prodotto da disintegrare e quanto avanza del prodotto stesso al termine del processo di disintegrazione), dopo 12 settimane di processo.

In particolare e per essere più precisi, secondo la norma di riferimento per la compostabilità (UNI EN 13432:2002):

– la disintegrazione è raggiunta quando la quantità dei frammenti residui dei manufatti con dimensioni maggiori di 2 mm è al massimo pari al 10% della massa dei manufatti all’inizio del test;

– deve essere almeno del 90% ed è espressa dal valore medio delle % derivanti da tre pesate (tre repliche) ottenute con la condizione che nessuno dei tre valori superi il 12%.

Stazione Sperimentale Carta Cartone e Paste per carta (SSCCP)

Per i test preliminari di biodegradabilità Per biodegradabilità si intende: la determinazione della percentuale di mineralizzazione e della biodegradabilità di un prodotto in compost maturo. Per decretare il buon risultato del test la biodegradabilità, il processo sul prodotto deve essere indicato da una curva che indichi una media del 90%, entro un massimo di 180 giorni (due cicli da 90 giorni cad.). Il test per la determinazione della biodegradabilità di un prodotto, insieme al test di disintegrazione, consentono di determinarne la compostabilità. Durante la fase iniziale del test sulle cialde di caffè in carta E.S.E., l’andamento della curva di biodegradabilità indicava una buona performance, nella media dei parametri. Al 140° giorno (90 + 50) la curva di biodegradabilità indicava il raggiungimento dell’87% e confermava la biodegradabilità della cialda in carta a standard E.S.E..

Organic Waste System (OWS) per il ring test (ripetizione dei test incrociati)

L’esito positivo dei test preliminari sopra descritti, non hanno convinto tutti i soci torrefattori del Consorzio E.S.E., che hanno preferito effettuare verifiche e approfondimenti incrociati attraverso l’esecuzione di un ring-test. Per incrociare con certezza assoluta i risultati dei test effettuati sulla campionatura di cialde di caffè in carta E.S.E. dal Consorzio Italiano Compostatori con quelli ottenuti da Organic Waste System (OWS) in Belgio sulla stessa campionature di cialde E.S.E., sono stati ripetuti tutti i test scambiando la campionatura tra C.I.C. e OWS. L’esecuzione del ring test si è concluso con esiti positivi da parte di entrambi i certificatori.

Certiquality, per la creazione della normativa pilota e l’accesso alla certificazione di compostabilità

Come anticipato nella “Premessa”, la normativa di riferimento per lo smaltimento degli imballaggi è una sola: la UNI EN 13432:2002. Risulta che può solo considerare la carta che avvolge il caffè della cialda E.S.E. come un imballaggio (presenza di polipropilene superiore al 25%), ma non prevede la definizione di un prodotto/manufatto completo e a sé stante come la cialda di caffè E.S.E. (composta da caffè macinato e carta filtro alimentare che lo raccoglie e lo confeziona). In quest’ultimo caso il limite massimo di polipropilene ammesso dalla normativa è l’1%.

Visto che la UNI EN 13432:2002 non considera i “manufatti compositi” (v. “Premessa”), alla fine del 2011 il Consorzio E.S.E. ha formulato a C.I.C. e Certiquality la richiesta ufficiale di creare una “certificazione volontaria per il manufatto cialda di caffè in carta”, pur mantenendo inalterati tutti i dettami richiesti dall’unica norma di riferimento. Tra gli inizi di gennaio e aprile 2012, C.I.C. e Certiquality hanno lavorano alla valutazione dei requisiti del “manufatto compostabile” E.S.E. e al perfezionamento del Documento Tecnico (DT). Nel mese di aprile 2012 il Consorzio ha ottenuto il nulla osta dai due enti di certificazione coinvolti, che hanno confermato la possibilità di costruire una “normativa pilota” sullo smaltimento del “manufatto compostabile” E.S.E., ai quali appartiene la cialda di caffè in carta E.S.E., con particolare attenzione al trattamento del polietilene.

Oggi sono 118 i prodotti certificati con il marchio E.S.E., chi sono gli operatori che possono associarsi: l’elenco completo con i 13 soci attuali in attesa dei prossimi

Aderire al Consorzio costituisce una precisa scelta strategica delle aziende che vogliono prepararsi alle sfide del mercato, in particolare per quanto riguarda l’approccio con il consumatore finale. L’ammissione di nuovi soci avviene a seguito di richiesta delle aziende del settore. Una volta verificate le condizioni previste dallo Statuto e valutate le opportunita’ in relazione agli scopi del Consorzio, è il Consiglio d’Amministrazione che delibera l’ingresso del socio.

Nel 1998 quando il Consorzio si è costituito, i prodotti dei Soci a marchio E.S.E. erano rispettivamente: 16 referenze per i produttori di macchine (per un totale di 10 differenti gruppi caffè) e 9 referenze per i torrefattori (per un totale di 5 brand commerciali). Oggi sono 118 i prodotti certificati con il marchio E.S.E., tra macchine espresso e serving Possono essere soci del Consorzio: a) i torrefattori che producono e/o commercializzano serving di caffè torrefatto nello standard E.S.E.; b) le imprese che producono e/o commercializzano macchine per caffè espresso E.S.E; c) i produttori di macchine produttrici di serving E.S.E.; d) le associazioni di categoria che in modo diretto o indiretto sono interessate allo sviluppo dello standard E.S.E. con sede sia in Italia che all’estero. e) i produttori di materie prime utilizzate per la produzione di serving di caffè e macchine espresso; f) la distribuzione moderna per la commercializzazione di serving di caffè private label.

L’elenco completo con i 13 soci attuali in attesa dei prossimi
CAFES RICHARD
DE’ LONGHI
GROUPE SEB
HANDPRESSO
I.C.A.
ILLYCAFFE’ / FRANCISFRANCIS
KITCHENAID
KRAFT FOODS EUROPE
LAVAZZA
NESTLE’ PROFESSIONAL
PHILIPS-SAECO
SARA LEE SOUTHERN EUROPE
UCC (UESHIMA COFFEE CO.)

Il business del caffè si coltiva a HostMilano 2013: qui tutti i dettagli

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Host4Future
Host4Future

MILANO – È Host, al quartiere Fieramilano a Rho da venerdì 18 a martedì 22 ottobre 2013, l’appuntamento per eccellenza per gli operatori di tutto il mondo in un segmento chiave dell’Ho.Re.Ca., il caffè. Le aziende internazionali del settore scelgono Host per la sua formula unica: valorizzando le sinergie tra comparti affini, Host dà vita a un vero e proprio marketplace e innesca un circolo virtuoso tra le esigenze degli espositori e dei visitatori professionali. Anche in un momento non facile per l’economia, Host 2013 si riconferma manifestazione leader mondiale per il caffè.

In un’area dedicata si incontrerà e farà business l’intera filiera, dal prodotto verde alla lavorazione, dai macchinari ai prodotti correlati: tostatura, miscele e degustazione; produttori, importatori, macinatori e torrefattori internazionali; macchine per le diverse lavorazioni e per l’espresso; dolcificanti e bustine di zucchero; altri prodotti quali spezie e sciroppi.

Una community leader tra business e cultura

Host 2013 contribuisce in modo strategico alla crescita del comparto con una duplice leva. Da un lato la manifestazione valorizzerà l’aspetto della performance con eventi ad hoc, nel solco dell’esperienza dell’edizione 2011, dove è stato realizzato il record mondiale di caffè espressi serviti in un’ora, certificato secondo i severi standard del Guinness dei Primati: 623 tazzine complete di piattino e cucchiaino. Dall’altro, a Host 2013 ospite d’onore è la cultura del caffè, all’insegna del gusto italiano e non solo, fatta di esperienza e tecnica, di conoscenza e rispetto della natura: ricerca, controllo della qualità e attenzione alla formazione professionale degli operatori saranno protagonisti di un nutrito programma di momenti formativi e informativi.

Un settore con un grande potenziale

Ma su quali scenari si muovono gli operatori del settore? Secondo dati ICO – International Coffee Organization, nel 2011 sono stati prodotti in tutto il mondo 130 milioni 970 mila sacchi di caffè verde (pari a 7 milioni e 858 mila tonnellate) a un prezzo medio di 2,10 dollari a libbra, per un valore complessivo del mercato mondiale stimabile in 36,4 miliardi di dollari. Un mercato enorme, dove il Made in Italy è protagonista: nel 2011, sono state esportate in tutto il mondo 122 mila tonnellate di caffè torrefatto nel nostro Paese, per un valore pari a 834 milioni di euro. Secondo rilevazioni MarkUp, in Italia si consumano circa 266 mila tonnellate di caffè l’anno: circa la metà attraverso il fuori casa, in particolare il 38% per il canale Ho.Re.Ca. e il 10% con il vending (distributori automatici). Il 92,5% dei volumi totali è realizzato dal caffè macinato o in grani.

Il porzionato (cialde e capsule) occupa al momento solo il 6%, ma evidenzia tassi di crescita a due cifre, fino a +65%. Secondo recenti dati (novembre 2011) elaborati da FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi, gli italiani consumano al bar ben 7 miliardi di tazzine l’anno: mediamente, in ogni bar del Bel Paese si bevono 171 tazzine al giorno. La varietà preferita dagli italiani? È la Robusta (36,44% delle importazioni totali di caffè verde, dati 2011 del CIC – Comitato Italiano Caffè), seguita dai Brasiliani (36,29%). Quella che cresce di più, però, sono i Colombiani Dolci: sono il 4,36% dell’import totale, ma registrano un boom del +33,43%.

Host, il marketplace B-to-B

Marketplace leader del settore, Host è un momento di approfondimento B-to-B, in cui domanda e offerta si confrontano in un contesto dinamico e altamente internazionale. Il Salone Internazionale dell’Ospitalità Professionale è il più importante in Italia e tra i primissimi a livello internazionale per il mondo Ho.Re.Ca. Nel 2011 sono stati 125 mila i visitatori, tutti professionali, di cui il 34% esteri provenienti da 153 Paesi. 100 mila i mq. di superficie espositiva (superficie netta +10% rispetto al 2009) e 1.600 le aziende partecipanti (+17%), di cui 190 new entry e +21% di espositori esteri.

Host 2013 è presente anche nei social media, su Facebook e su Twitter con l’account @Host e l’hashtag #Host2013.

L’appuntamento è a fieramilano a Rho da venerdì 18 a martedì 22 ottobre 2013.

Nespresso, partner del Festival di Cannes celebra i protagonisti del cinema

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Nespresso Ethical Coffee Company Ethical Coffee Company u
Il logo Nespresso

CANNES (Francia) – Per il quinto anno consecutivo, Nespresso è partner ufficiale dell’edizione 2012 del celebre Festival di Cannes. Giunto alla 65esima edizione, il Festival, in corso fino al 27 maggio, è noto in tutto il mondo per gli ambiti riconoscimenti che attribuisce e gli straordinari talenti che attira. Le attività di Nespresso al Festival si inseriscono in un programma di eventi esclusivi sostenuti dall’azienda nei più diversi settori “creativi”, dallo sport al cinema, passando per l’alta cucina: i cosiddetti “Ultimate Event”. Nespresso ha inaugurato anche la “Plage Nespresso” – un’area esclusiva della rinomata Plage du Festival sulla Croisette destinata ai Membri del Club e ai VIP.

La “Plage”, lunga 45 m e larga 25, ospita due bar Nespresso

Un’elegante area lounge e un VIP bar all’ultimo piano con splendide viste sull’incantevole golfo della città. In grado di accogliere fino a 160 ospiti, lo spazio è la location ideale per una colazione esclusiva destinato alle star, ai media e ai Membri del Club, oltre a diventare uno dei punti di incontro più glamour del festival. Nel corso dell’evento, saranno messe a disposizione 220 macchine Nespresso che serviranno alle star e agli ospiti un numero stimato di 180.000 caffè.

Tra una proiezione e l’altra, i visitatori avranno l’opportunità di rilassarsi a La Plage

Godendosi il sole di Cannes e assaporando una perfetta tazza di caffè Grand Cru Nespresso.

Per il secondo anno consecutivo, “La Semaine de la Critique” annuncerà anche il vincitore del “Grand Prix Nespresso”, l’ambito riconoscimento che premia il miglior film d’esordio di un giovane regista. Giunta alla 50esima edizione, l’influente “Semaine” è diventata un rito di passaggio per i talenti della regia. Si deve infatti alla sua giuria internazionale la scoperta di alcuni nomi di primo piano, tra cui Ken Loach e Guillermo del Toro. A conferma dell’impegno di Nespresso verso la creatività, il 24 maggio, Nathalie Gonzalez, Direttore Marketing di Nespresso Francia, premierà uno dei cinque fortunati film provenienti da varie parti del mondo.

Locali storici d’Italia: ecco il passato glorioso sino a oggi in una guida

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Guida Locali storici
Copertina Guida locali storici 2012

MILANO – Famiglie e locali storici legati a doppio filo da cinque, sei e persino sette generazioni. Storie straordinarie, che durano da 150 a oltre 200 anni e continuano in un’epoca che cancella sempre più velocemente il proprio passato. A queste trenta famiglie e ai loro alberghi, ristoranti e caffè pasticcerie- confetterie-grapperie è dedicata la Guida Locali storici d’Italia 2012, che li riunisce e rende loro omaggio e merito nel primato dei locali “più familiari”.

Chi direbbe che da sette generazioni la famiglia Nardini conserva la splendida Grapperia Nardini di Bassano del Grappa (Vicenza), sul celebre Ponte che ispirò la canzone degli Alpini? E che la famiglia Marcucci, che accoglieva il poeta Giovanni Pascoli quando, in calesse, si dirigeva a Castelvecchio, da altrettante generazioni è al fornello del Ristorante Erasmo di Ponte a Moriano, in provincia di Lucca? E ancora sette per la famiglia Renzelli, del Gran Caffè Renzelli di Cosenza, che il 9 marzo del 1844 sentì i patrioti decidere che era il momento di avvertire i fratelli Bandiera che la città era pronta per insorgere contro i Borbone.

Tutti da scoprire anche i musei dell’ospitalità che sei generazioni di una stessa stirpe hanno saputo traghettare fino ai nostri giorni, come il Ristorante Al Capriolo di Vodo di Cadore (Belluno), antica stazione di posta ai piedi delle Dolomiti guidata dalla famiglia Gregori dal 1808; oppure l’Antica Trattoria Suban in collina a Trieste, creatura della famiglia Suban; o, ancora, la Pasticceria Pansa di Amalfi, in provincia di Salerno, dove le sfogliatelle dei Pansa conquistarono Ibsen e Wagner. Eppoi, con cinque generazioni – che sono un secolo e mezzo – l’Hotel De La Poste di Cortina d’Ampezzo, della famiglia Manaigo, con il bar più amato da Hemingway; il Caffè Grande Italia di Sirmione, dove i Pagiaro servivano da bere al Carducci quand’era commissario d’esame sul Garda; la Pasticceria Vigoni di Pavia, dei Vigoni-Magenes che inventarono la torta Paradiso; il Ristorante Osteria di Rubbiara di Nonantola, in provincia di Modena, dal 1862 regno delle ricette storiche modenesi della famiglia Pedroni; Sandri di Perugia, che ha ancora al timone la famiglia Schucani ed è una delle ultime due pasticcerie tuttora guidate dagli eredi degli oltre 100 pasticceri svizzeri che, nel 1800, scesero in Italia in cerca di fortuna e aprirono laboratori e negozi divenuti “miti”; il Ristorante Checchino dal 1887, dei Mariani inventori della coda alla vaccinara; a Palermo, la famiglia Conticello, che nel 1860 rifocillò Garibaldi e i Mille all’Antica Focacceria San Francesco.

Nove nuovi ingressi che portano a quota 236 i locali storici

Il Grande Albergo Ausonia & Hungaria del Lido di Venezia, del 1905, della famiglia Russo: magistralmente restaurato, con la facciata tutta rivestita di preziose maioliche in stile liberty, eleganti sale con parquet, affreschi e mobili originali e tre piani con tutti gli arredi, perfetti, d’inizio Novecento; frequentato all’inizio proprio dall’alta società del Regno d’Ungheria, ha ospitato Sarah Churchill, figlia dello statista inglese, Claudia Cardinale, Jerry Lewis e il principe Edoardo d’Inghilterra.

Il Ristorante Al Colombo di Venezia, del 1891, di Alessandro e Domenico Stanziani, erede della settecentesca locanda “delle tortorelle” come ricorda lo storico Elio Zorzi in “Osterie veneziane”, cenacolo di attori del vicino Teatro Vendramin e oggi Goldoni, ha messo a tavola Stravinsky, Ezra Pound e pittori veneziani come Vedova e Cherubini, le cui opere coprono le pareti accanto a Sironi, de Chirico; salette dall’atmosfera Anni Trenta, raffinati sapori di Venezia e due generazioni al timone.

Il Caffè Pasticceria Grigolon di Mondovì (Cuneo) del 1912, guidato da Barbara Grigolon, piccolo capolavoro Liberty, erede della “Liquoreria Comino” e punto di riferimento della città, fu prima sede ufficiosa della Sezione di Mondovì del Club Alpino Italiano e qui venne inventato il Rakikò, l’amaro di Mondovì; dolci della tradizione, tra paste di meliga e Monregalesi al rhum.

Il Ristorante Il Palma di Alassio (Savona), del 1910, guidato dal superchef Massimo Viglietti, terza generazione del fondatore, pioniere e simbolo del turismo della riviera di Ponente, frequentato da quel Portalupi superstite del naufragio del Titanic e dagli scrittori Primo Levi e Carlo Castellaneta, che lo citò in un romanzo per il raviolo di branzino su zucchine trombette e salsa di crostacei, conserva l’antica palazzina e i locali originali arricchiti di opere d’arte.

Il Caffè Ristorante Excelsior di Portofino (Genova), del 1924, di proprietà della società DAM, è simbolo della dolce vita affacciato sulla celebre piazzetta, rimasto essenziale con pavimenti in pietra di Gerusalemme e volte a crociera; negli anni Venti, lo frequentavano i Colonna, i Borghese, i Torlonia; Marconi, che alloggiava al Miramare di S. Margherita, veniva con il tender per un caffè; nel 1941, ha inventato il gelato “paciugo” ed è passata tutta Hollywood, con Greta Garbo, Humprey Bogart, Clark Gable, Frank Sinatra, Ingrid Bergman.

Il Ristorante Al Vèdel di Colorno (Parma), del 1780, segnalato già nelle mappe napoleoniche del Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla e nel primo censimento dell’Italia unita del 1864, è storia del gusto della bassa parmense, tra antiche ricette e prezioso “Culatello di Zibello” prodotto dalla famiglia Bergonzi da sei generazioni e sempre nella stessa casa colonica di famiglia.

L’Antico Caffè della Pace di Roma, del 1891, di proprietà della terza generazione della famiglia Serafini, tre salette-gioiello a un passo da piazza Navona, con arredi e suppellettili in una magica miscela tra barocco, impero e liberty. Il paparazzo Barillari racconta che, intorno al 1960, era ritrovo di esponenti della Scuola di Piazza del Popolo, con i pittori Schifano, Testa, Angeli e Fioroni e che, nei primi Anni Ottanta, nacque qui la Transavanguardia, con il critico Bonito Oliva e i pittori Cucchi, Clemente, Paladino.

L’Hotel Minerva di Sorrento (Napoli), 1878, proprietà Gino Acampora: quando era pensione, dal 1924 al 1932 qui andavano a fare la doccia ogni sabato lo scrittore Maksim Gor’kij e l’amico Vladislav Chodasevic, maggior poeta russo del primo Novecento, che erano ospiti a villa “Il Sorito”, sul lato opposto della strada; oggi l’albergo è un complesso di edifici del 1930 in pietra tufacea rossa, abbarbicati alla roccia sulla via per Massa Lubrense, con vista straordinaria sul Golfo di Napoli.

Il Grand Hotel Royal di Sorrento (Napoli), del 1898, della famiglia Manniello: era l’albergo della nobiltà, che arrivava da tutt’Europa, accolta dalle feste di gran gala sulla terrazza a picco sul mare e lanciata sul Golfo di Napoli; qui scendeva con la famiglia il presidente del Consiglio del Regno d’Italia Francesco Saverio Nitti; conserva la bonaria struttura ottocentesca e spazi interni con linearità novecentesca e arredati con pezzi d’epoca.

Edita dall’Associazione Locali storici d’Italia, libero sodalizio culturale nato nel 1976 e presieduto da Giuseppe Nardini di Bassano, la guida – 272 pagine bilingue italiano-inglese con una nuova veste grafica – è illustrata dal pittore Gianni Renna e diretta da Claudio Guagnini.

La Guida Locali storici viene distribuita gratuitamente dall’Associazione a chi ne fa richiesta, con il solo contributo delle spese postali ed è disponibile presso i locali associati. L’Associazione Locali storici d’Italia, editrice della Guida, è un sodalizio culturale senza scopo di lucro con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che, da 36 anni, promuove con appropriate iniziative editoriali, culturali, turistiche la valorizzazione e la tutela degli antichi locali – alberghi, ristoranti, bar, caffè, pasticcerie, confetterie – che hanno almeno 70 anni di vita e acquisito fama e rinomanza storica attraverso avvenimenti e soste di personaggi celebri. I Locali storici d’Italia sono su Internet agli indirizzi www.localistorici.it , www.localistorici.com , www.historicalplaces.com .

Sette, sei, cinque generazioni ecco chi sono le famiglie dei locali storici

Sette generazioni

Con la vetta straordinaria di sette generazioni troviamo: la Grapperia Nardini sul Ponte di Bassano del Grappa (Vicenza), che ha al timone la famiglia Nardini; la Confetteria Romanengo di Genova, famiglia Romanengo; il Ristorante Lo Stella di Portofino (Genova), famiglia Gazzolo; il Ristorante Erasmo di Ponte a Moriano (Lucca), della famiglia Marcucci; il Caffè dell’Ussero di Pisa, della famiglia Agostini Venerosi della Seta il Gran Caffè Renzelli di Cosenza, della famiglia Renzelli.

Sei generazioni

Con sei generazioni troviamo 5 locali: il Ristorante Al Capriolo di Vodo di Cadore (Belluno), della famiglia Gregori, l’Hotel Alla Posta, di Caprile-Alleghe, della famiglia Pra; l’Antica Trattoria Suban di Trieste, famiglia Suban; il Ristorante Al Vèdel di Colorno (Parma), famiglia Bergonzi la Pasticceria Pansa di Amalfi (Salerno) della famiglia Pansa.

Cinque generazioni nei locali storici

Con cinque generazioni si percorre tutt’Italia in 19 locali storici: l’Hotel Schloss Labers di Merano della famiglia Stapf-Neubert; l’Hotel Croce Bianca di Canazei (Trento) famiglia Detone; l’Hotel De La Poste di Cortina d’Ampezzo (Belluno), famiglia Manaigo; il Ristorante Birraria Ottone di Bassano del Grappa (Vicenza) famiglia Wipflinger; il Caffè Grande Italia di Sirmione (Brescia), famiglia Pagiaro; la Pasticceria Vigoni di Pavia, famiglia Vigoni-Magenes; la Trattoria detta del Bruxaboschi di Genova, famiglia Sciaccaluga; le Pasticcerie Rossignotti di Sestri Levante (Genova), della famiglia Rossignotti; la Trattoria Del Pippo da Ugo di Neirone (Genova), delle famiglie Raffetto-Corsiglia; le Pasticcerie Paolo Atti & figli di Bologna, della famiglia Atti; il Ristorante Osteria di Rubbiara di Nonantola (Modena), della famiglia Pedroni; l’Hotel Royal Victoria di Pisa, famiglia Piegaja; la Pasticceria Sandri di Perugia, famiglia Schucani; l’Hotel Palazzo Seneca e il Granaro del Monte Grotta Azzurra di Norcia (Perugia), della famiglia Bianconi; a Roma, il Ristorante Checchino dal 1887, della famiglia Mariani, e il Ristorante Massimo d’Azeglio, famiglia Bettoja; la Pasticceria Stoppani di Bari, famiglia Grass; a Palermo, l’Antica Focacceria San Francesco, famiglia Conticello, e la Casa del Brodo “dal dottore”, famiglie Catanese-Romeres. Sede: via Tarchetti, 3 – 20121 Milano – Tel. 02 653109

E-mail: info@localistorici.it ; web.

Usda: gain report prevede per il Brasile un raccolto record di 55,9 milioni di sacchi nel 2012/13

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La bandiera del Brasile

MILANO – Anche per Usda, il prossimo raccolto brasiliano sarà da record. Questo almeno il responso del rapporto semi annuale del servizio agricolo estero del minagricoltura americano, i cui dati costituiscono la base per l’elaborazione delle statistiche ufficiali del dicastero di Washington.

Secondo l’ufficio agricolo commerciale di San Paolo, che ha approvato il report redatto da uno specialista locale, la produzione 2012/13 raggiungerà il volume record di 55,9 milioni di sacchi, in crescita del 13% rispetto al dato (confermato rispetto all’ultimo report del novembre scorso) di 49,2 milioni di sacchi registrato nel 2011/12.

Per il Brasile si tratterebbe del raccolto più abbondante di sempre, superiore del 2,57% al precedente record di 54,5 milioni di sacchi del 2010/11. L’indagine sul campo alla base della stima è stata compiuta tra febbraio e aprile e ha interessato i 3 principali stati produttori del paese (Minas Gerais, Espírito Santo e San Paolo).

Ulteriori dati sono stati acquisiti attraverso le istituzioni statistiche nazionali e locali, le associazioni dei produttori, le cooperative e il commercio. Il raccolto di arabica è destinato a raggiungere i 40,2 milioni di sacchi, in crescita del 16% rispetto al 2011/12, ma inferiore del 3,8% rispetto al 2010/11. La differenza la farà dunque il raccolto di robusta (conilon), che si attesterebbe a 15,70 milioni di sacchi, in crescita dell’8,28% rispetto al 2011/12 e del 23,6% rispetto al 2010/11, grazie principalmente alle elevate aspettative produttive nell’Espírito Santo, massimo produttore brasiliano di questa varietà. L’area coltivata è stimata in 2,398 milioni di ettari, dei quali 2,13 milioni produttivi, in lieve calo (-05%) rispetto all’annata precedente.

Cresce leggermente, rispetto al 2011/12, la densità di coltivazione, che raggiunge i 2.842 arbusti/ha (+3,8%) evidenziando una concentrazione di arbusti per ettaro nettamente più elevata nelle aree in formazione (3.545 arbusti/ha) rispetto a quelle in produzione (2.754 arbusti/ha). Stando a questi dati, la resa media per ettaro raggiungerebbe il valore record di 26,34 sacchi/ha, in consistente crescita rispetto ai 22,88 sacchi/ha del 2011/12 e ai 25 sacchi/ha circa del 2010/11.

Per l’anno di mercato 2012/13, il report prevede un export di caffè in tutte le forme pari a 34 milioni di sacchi, in crescita del 12% per effetto della maggiore disponibilità di prodotto. Gli imbarchi di caffè verde e di caffè solubile sono stimati rispettivamente in 30,63 e 3,3 milioni di sacchi, con il rimanente costituito da caffè torrefatto. Gli arabica brasiliani rimangono competitivi sui mercati internazionali nonostante i maggiori costi di produzione, grazie anche al parziale svalutarsi del real nei confronti del dollaro negli ultimi mesi del 2011.

Il dato sull’export relativo al 2011/12 è stato rivisto al rialzo a 30,3 milioni di sacchi, contro i 29 milioni indicati nel report di novembre. La share del caffè verde e del solubile è stimata rispettivamente in 27,25 milioni e 3 milioni di sacchi. La minore disponibilità di caffè da altre origini ha fatto crescere la domanda di caffè brasiliani, compresi gli arabica lavati e semi lavati.

I consumi interni per l’anno di mercato 2012/13 sono stimati in 20,76 milioni di sacchi (corrispettivo caffè verde), di cui 19,58 di torrefatto e 1,18 di solubile, in crescita del 3,5% sull’anno precedente. Tali dati riflettono le cifre della più recente indagine sui consumi interni condotta dall’associazione brasiliana dell’industria del caffè (Abic). Secondo l’Abic, l’industria brasiliana ha trasformato, nell’arco del periodo novembre 2010-ottobre 2011, 19,72 milioni di sacchi di caffè verde, con un incremento dei volumi pari al 3% circa rispetto all’analogo periodo immediatamente precedente.

Il fatturato complessivo dell’industria è stimato in 7 miliardi di reais o 2,75 miliardi di euro. Il prezzo medio al dettaglio di un chilogrammo di caffè era pari, a dicembre 2011, a 13,26 reais (circa 5,2 euro al cambio attuale). Il consumo pro capite 2011 è stimato in 4,88 kg: quasi il 25% in più rispetto a 10 anni or sono. Gli stock finali 2012/13 sono previsti a 2,93 milioni di sacchi, pari a 1,14 milioni in più rispetto all’anno precedente.

Conab non ha ancora reso noti i risultati della sua stima sull’entità delle scorte del settore privato alla data del 31 marzo 2012.

Gianluigi Goi ritorna con le sue “cartoline al caffè: concerto di sibili, singulti e di sbuffi di vapore

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MILANO – Gianluigi Goi torna a occuparsi di caffè. E lo fa proponendo, attraverso ComuniCaffè, una serie di brevi interventi che l’autore definisce “cartoline”. Non si tratta di un’esperienza fine a se stessa ma l’avvio della realizzazione di un sogno nel cassetto: la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica al caffè e la realizzazione, a cura di esperti, di una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione.

Cartolina n 2- Concerto di sibili, di singulti e di sbuffi di vapore

di Gianluigi Goi

Anni Trenta del secolo scorso, nel centralissimo Corso Zanardelli, la solita Brescia industre e laboriosa si affanna a recuperare le ferite della guerra e del sottosviluppo e non può quindi indulgere (oggi come allora) più di tanto ai piaceri della conversazione. Ma è pur sempre in grado di stupire chi sappia guardarla in profondità. Basta scalfirne la scorza, a volte ruvida di “ Leonessa d’Italia” di carducciana memoria. Un piccolo esempio? Gli splendidi affreschi di Francesco Zugno (1574-1621) che impreziosiscono quell’autentico gioiello che è il Ridotto del settecentesco Teatro Grande, vera primazia fra i teatri italiani.

Le eleganti pareti, in perfetto stile veneziano come imponeva la stretta sudditanza brixiana ai voleri della Serenissima, mostrano appropriate e suadenti scene di ricevimento di pingui mercanti affacciati ad una balconata gustando tazze di caffè. A poche decine di metri dal Teatro Grande, durante il suo tour che sfociò nel libro “Viaggio in Italia” del 1953, approdò, in un locale allora in auge, lo scrittore francese Jean Giono (1895- 1970), scrittore di riconosciuta fama e valore ben noto al pubblico anche giovanile per il suo utopico e dolcissimo “ L’uomo che piantava gli alberi “, sorta di volitiva epifania per il ripristino dell’ambiente depredato.

Per tornare alle faccende caffeicole che qui ci interessano, semplicemente suggestiva e coinvolgente la sua descrizione della “ bellissima macchina del caffè espresso “ che il garzone-barista maneggia con abilità non disgiunta da teatralità. “ Il locale – osserva nelle sue note attente e compiaciute, Jean J. Giono – dove abbiamo passato la serata ha una bellissima macchina del caffè espresso. La barista è una giovane donna, assai graziosa. Quel magnifico aggeggio del caffè è un tale concerto di sibili, di singulti e di sbuffi di vapore da spaventarci in tre.

Il garzone che sparge segatura viene a ristabilire l’ordine o, più esattamente, riesce a dare al disordine un senso maggiormente profondo. Mi spiega che l’utensile non è esclusivamente destinato a distribuire getti di vapore ma, convenientemente maneggiato, è capace di produrre sette od otto qualità di caffè. Mi dà ad intendere di essere lui, in particolare, l’esperto della materia. Dal banco due donne lo prendono in parola e mi nominano giudice. Decidiamo di mettere il ragazzo alle strette e sembra che egli non chieda di meglio. Vengono allineate quattro tazze sul banco poiché, è chiaro, noi siamo quattro compari impegnati in faccende molto serie. Dopo una prima manipolazione, che a me sembra abilissima, viene fatto il pieno nelle tazze. Il ragazzo mi chiede cosa ne pensi. È un caffè eccellente, dico. Girando lo sguardo verso le damigelle, il barista trionfa. È un caffè buonissimo, dicono anche loro. E aggiungono: tutti sanno che qui viene servito il miglior caffè di Brescia.

Onde dimostrare l’assunto, ecco una seconda manipolazione. Questa, lo confesso, mi lascia alquanto sbigottito. Bisogna ad un tempo sollevare un coperchio, abbassare una leva, girare una ruota, fermare il rubinetto e dare una manata sopra la manetta. La macchina recalcitra come un cavallo da rodeo e le ragazze fanno un balzo indietro. Il barista le rassicura con un sorriso indulgente e, con una voce da capitano coraggioso, dice loro di avvicinare le tazze. Otteniamo una seconda razione e si tratta ancora di ottimo caffè. E il garzone canta vittoria …”.

*Seconda parte (continua)

*La prima parte è stata pubblicata il 27 aprile 2012.

Gianluigi Goi

Nuova Simonelli: al via il progetto Russia con l’apertura di 7 show room e 20 centri d’assistenza dal prossimo mese nelle principali città del paese

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Il logo Nuova Simonelli

BELFORTE DEL CHIENTI (Macerata) – Nuova Simonelli è in procinto di ampliare la sua presenza commerciale su tutto il territorio russo attraverso l’apertura di 7 show room e 20 centri di assistenza tecnica autorizzati nelle principali città del paese, che garantiranno una maggior presenza commerciale e tecnica in tutta la Russia.

Grazie alla collaborazione del partner locale Business Russia, è stato siglato l’accordo per il programma di apertura dei sette nuovi showroom, a partire dal prossimo giugno. Nello stesso accordo è prevista anche la creazione di centri di servizi tecnici autorizzati in venti città del territorio nazionale e capaci di garantire un servizio professionale e puntuale. Nell’ambito del progetto “Coffee entertainment” sono anche in programma una serie di eventi itineranti a livello globale e volti a diffondere la cultura del caffè con la partecipazione di baristi campioni del mondo.

È lo stile di Nuova Simonelli per offrire un appuntamento irrinunciabile ai molti giovani baristi che vogliono fare della loro passione per il caffè una professione. Il 24 giugno, in occasione dei festeggiamenti per il solstizio d’estate, Nuova Simonelli organizzerà a Mosca l’evento «Barista League» che sarà ospitato al centralissimo Moscow Cafè. Ospite d’onore, il Barista campione di latte art 2011 Chris Loukakis.

illycaffè espone Excentrique alla quinta edizione di Monumenta

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Il logo illycaffè

PARIGI – Fino al prossimo 21 giugno Daniel Buren è il protagonista della quinta edizione di Monumenta, a Parigi dal 10 maggio al 21 giugno al Gran Palais, con l’opera “Excentrique(s)” lavoro in situ. illycaffè ha collaborato alla sua realizzazione come partner del Centre National des Arts Plastiques. Lo spazio bar all’interno della navata è stato studiato come parte integrante del progetto e l’artista ha realizzato una illy Art Collection ideata per l’occasione.

illycaffè promuove ancora una volta l’arte

L’azienda contribuisce anche alla pubblicazione di “Les Ecrits, 1965-2011” edita da Flammarion, collezione che racchiude gli studi effettuati da Daniel Buren nel corso dei suoi oltre cinquanta anni di attività. Le immagini dell’opera e della collection sono disponibili a questi link: http://www.cohnwolfe.it/pressroom/gallery/daniel-buren/ (opera) http://www.cohnwolfe.it/pressroom/gallery/illy/illyartcollection-buren/ (collection) La illy art collection creata da Daniel Buren per Monumenta 2012 – quattro tazzine in edizione numerata limitata – ritrova l’elemento visivo scelto nel 1965 dall’artista, diventato poi ricorrente nelle sue opere: strisce bianche e colorate in alternanza, larghe 8,7, ispirate alla stampa di un tessuto molto impiegato in quell’epoca per confezionare tende da sole, sedie a sdraio, materassi e cuscini.

Un “outil visuel” che l’artista utilizza per ridefinire gli spazi e costringere l’occhio a creare un nuovo rapporto con il luogo e l’oggetto

Le quattro tazzine nere poggiano su piattini dal diametro sempre più ampio; la striscia nera al centro, come un racconto che si svela poco a poco, lascia spazio al bianco; poi al verde, al giallo, all’arancione e al blu che colorano il lato nascosto del piattino ridisegnando l’opera e l’ambiente di cui è parte. E’ la seconda volta che illy e Buren si incontrano. La prima è stata nel 2004 in occasione di un altro grande progetto pensato per gli spazi del Palais de Tokyo, allora l’artista applicò la propria cifra concettuale alla struttura della tazzina.

Buren al Gran Palais “Entusiasta della trasparenza e della luminosità della cupola, ma anche consapevole della sfida dettata dal magnifico scenario” Daniel Buren ha pensato per la navata del Grand Palais un’opera che mira a far riscoprire la struttura in una prospettiva totalmente inedita: il visitatore diventa attivamente partecipe alla creazione del nuovo spazio e quindi dell’opera stessa scoprendo attraverso la lente dell’outil visuel le dimensioni nascoste dello spazio, il suo potenziale invisibile, il suo passato e il suo presente. Il risultato è quello di una dimensione sospesa nello spazio e nei colori, dove ogni sensazione è amplificata e coinvolti tutti i sensi.

Daniel Buren

Nato nel 1938 nei dintorni di Parigi, Daniel Buren si diploma presso L’Ecole Nationale Supérieure des Métiers d’Art di Parigi nel 1960. Già dal 1965 adotta la striscia di 8,7 cm: l’elemento caratterizzante di tutta la sua opera che deriva da un tessuto per tendaggi molto comune in Francia e non solo. Nel 1966 è tra i fondatori del gruppo minimalista concettuale Buren, Mosset, Parmentier e Toroni. Sin dalla sua prima esposizione internazionale collettiva “Prospect 68”, a Düsseldorf, nonché a partire dalla sua esposizione personale presso la Galleria Apollinaire di Milano, sempre nel 1968, utilizza insieme architettura e pittura lavorando in situ. Nel 1986 rappresenta la Francia alla Biennale di Venezia e gli viene assegnato il “Leone d’oro” per il migliore padiglione. Le sue opere architettoniche l’hanno portato a lavorare sui supporti più diversi o direttamente sulle strutture sulle quali interviene. Le sue opere, quasi sempre monumentali, sono site-specific e vengono in seguito quasi sempre rimosse. Ne rimane testimonianza grazie alle registrazioni fotografiche o ai filmati che esegue lui stesso. Tali documenti vengono definiti “foto ricordi” e non vengono mai esposti oppure venduti. Si limitano a illustrare testi all’interno di libri o cataloghi. Questi “foto ricordi”, come il loro stesso nome suggerisce, non sostituiscono mai l’opera stessa. Daniel Buren ha creato in tutto il mondo e si dichiara cittadino del luogo in cui lavora. illy, mecenate a Parigi A Parigi hanno preso vita alcuni dei progetti artistici che hanno segnato il percorso di illy nel mondo dell’arte contemporanea. Prima ancora del progetto realizzato con Daniel Buren nel 2004, il Palais de Tokyo ha ospitato le esposizioni di Louise Bourgeois “Le jour, la nuit, le jour”- in occasione del decennale delle illy Art Collection nel 2002 – e “Nightshift” di Tobias Rehberger. Parigi ha accolto nel 2004 anche la mostra del fotografo Sebastiao Salgado dedicata all’India nell’ambito del progetto “In Principio”: una storia di persone, di paesaggi, di rapporto armonioso con la terra. Un viaggio fotografico alla ricerca delle radici della cultura del caffè.

Nel 2008 Jan Fabre ha creato mille esemplari della illy Art Collection “Art kept me out of jail (and out of museums)” in occasione dell’omonima perforamance al Louvre. L’esordio dell’attività di supporto all’arte nella capitale francese risale però al 1994 con la partecipazione alla mostra di Marino Marini “Place Vendome”.

illycaffè, le illy Art Collection, l’arte contemporanea

La filosofia che ha guidato illycaffè all’apertura di un canale di comunicazione privilegiato con il mondo dell’arte contemporanea si basa su un’interpretazione estesa del concetto di “cultura del caffè”. La bevanda che ci sveglia ogni mattina è la medesima che durante il giorno assume un altro significato: incarna il puro piacere di un rito. Lo stesso caffè che fisiologicamente ridesta i nostri sensi, si trasforma in occasione di incontro, di dialogo, di stimolo per l’intelletto.

La sua valenza è dunque fisiologica, estetica, sociale e intellettuale. Con le illy Art collection, l’azienda triestina ha perseguito questa filosofia fino a realizzare fisicamente un oggetto in grado di riassumere e reinterpretare la cultura del caffè. Così chi assapora un espresso illy in una tazzina d’artista, associa nel medesimo gesto l’aroma e il gusto della miscela a un’esperienza estetica completa, visiva e tattile, di contatto con l’arte contemporanea. La tazzina d’artista (e in seguito anche i barattoli), arricchita dal segno grafico o concettuale è il luogo dove si incontrano e infine si fondono i diversi linguaggi dell’universo illy: la scienza dell’espresso e la cultura del caffè. Un progetto che in questi primi vent’anni hanno visto coinvolti oltre oltre 70 artisti. Michelangelo Pistoletto, Marina Abramovic, Jeff Koons, Bob Rauschenberg, James Rosenquist e Julian Schnabel sono solo alcuni dei grandi maestri che hanno contribuito a questo progetto. Lo stesso Rosenquist che ha ideato nel 1996 l’attuale logo dell’azienda, a dieci anni di distanza ha decorato un’edizione limitata del barattolino di caffè con l’immagine della sua opera “Coffee Flavours Ideas”.

Come naturale conseguenza di questo approccio, illycaffè ha deciso di contribuire come parte attiva alla diffusione dell’arte contemporanea, sostenendo grandi mostre internazionali e lavorando fianco a fianco con artisti affermati ed emergenti per la creazione di nuovi progetti. Nel 1997 e nelle edizioni 2003, 2005, 2007, 2009 e 2011 l’azienda è stata partner in Italia della Biennale Arti Visive di Venezia. E’ inoltre presente alle più importanti fiere e autorevoli istituzioni d’arte internazionale: Armory Show (New York), Frieze (Londra), Arco (Madrid), Artissima (Torino), Art Forum (Berlino), SP-Arte (San Paolo), Art Rotterdam (Rotterdam).

Training center Lavazza ospita per 4 giorni, 60 studenti dell’Università di Pollenzo

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Marcello Arcangeli training center Lavazza
Marcello Arcangeli

TORINO – Si svolgerà dal 14 al 17 maggio 2012 lo stage dedicato al caffè organizzato da Lavazza per gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, la prima Università al mondo interamente dedicata al cibo e alla cultura gastronomica. Lo stage è curato dal Training Center Lavazza, la prima struttura permanente creata nel 1979 da un’azienda di caffè e dedicata alla formazione e all’innovazione di prodotto. Il Training Center Lavazza è oggi un network capillare con 50 sedi in tutto il mondo che si occupa sia di formare i professionisti del settore, diffondendo e preservando la cultura dell’autentico espresso made in Italy, sia della continua ricerca di nuove ed originali ricette a base di caffè.

Training Center Lavazza: un mondo di formazione sul caffè

Lunedì è stata dedicata a una full immersion nel mondo del caffè, per far conoscere agli studenti il vasto mondo che sta dietro una semplice tazzina di caffè: storia e diffusione del caffè nel mondo, storia del caffè in Italia, botanica e classificazione delle diverse varietà di caffè e metodi di produzione. Gli studenti dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in aula con Marcello Arcangeli, Responsabile Lavazza Espresso Based Beverages & Know How A seguire i partecipanti allo stage hanno avuto l’opportunità di prendere parte attivamente a una vera e propria lezione di cucina in cui lo Chef del Training Center farà preparare agli studenti, divisi in gruppi, 4 piatti a base di caffè (antipasto, primo, secondo e dessert). Le ricette che risulteranno da questa interessante esercitazione pratica saranno condivise tra i vari gruppi per un momento di assaggio e confronto. Ieri, secondo giorno, gli studenti hanno appreso nozioni di chimica e fisica legate al processo di tostatura, composizione chimica ed elementi di analisi sensoriale del caffè. E’ seguito un approfondimento sui sistemi di certificazione della qualità.

Gli studenti suddivisi in tre gruppi si sono cimentati in

Degustazione delle singole varietà e composizione di due blend; esercitazione pratica di preparazione del caffè e cappuccino; principali metodi di preparazione del caffè (turco, espresso, filtro, moka…) Oggi sono in programma i temi della sostenibilità legati alla produzione del caffè, con un approfondimento sul progetto ¡Tierra!, realizzato da Lavazza con le comunità produttrici dei principali Paesi produttori, dal Perù alla Colombia, ora anche in Brasile e Tanzania. Dopo una visita allo stabilimento produttivo di Settimo Torinese, seguendo l’evoluzione del caffè dall’arrivo in grani al prodotto finito attraverso tutte le fasi, gli studenti proseguiranno divisi in gruppi alternandosi alle esercitazioni pratiche. Lo stage si concluderà domani con la conoscenza del mercato del caffè: Paesi produttori, standard di qualità di Lavazza, strategie di marketing, case history aziendale di comunicazione e marketing, collaborazione di Lavazza con i massimi esponenti della ristorazione mondiale, attività di innovazione e ricerca messe in atto da Lavazza sul caffè. Per formare gli studenti che partecipano allo stage, Lavazza mette a disposizione dell’Università di Scienze Gastronomiche l’esperienza dei propri manager, responsabili delle divisioni interne più strategiche.

Lo stage si svolge negli avveniristici nuovi locali che ospitano il Training Center all’interno dell’Innovation Center Lavazza

La struttura recentemente inaugurata dall’azienda nel complesso dello stabilimento di Torino, un nuovo polo che riunisce le divisioni di Ricerca e Sviluppo, Design e Ingegneria di Macchine e Sistemi, e il Training Center. Anche quest’anno si rinnova dunque la collaborazione di Lavazza con Slow Food, ideatore e realizzatore, insieme alle regioni Piemonte ed Emilia-Romagna, del corso di studi dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, che forma i futuri dottori in Scienze della Comunicazione alimentare-gastronomica e in Gestione delle imprese di produzione e distribuzione degli alimenti. Allo stage, che rientra nel programma di studi del primo anno, partecipano quest’anno 63 studenti, di cui 22 stranieri e provenienti da ogni parte del mondo come Usa, Canada, Svizzera, Belgio, Germania, Argentina, Brasile, Ungheria, Tagikistan.

Da oltre trent’anni Lavazza si dedica alla sperimentazione sul prodotto non solo grazie al suo Training Center, ma anche attraverso collaborazioni eccellenti, come quelle con Slowfood, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, il Politecnico e l’Università di Torino, e con chef di fama internazionale, come Ferran Adrià, Carlo Cracco, Davide Oldani e Massimo Bottura. Sono nati così nuovi modi di intendere l’espresso, prodotti innovativi destinati al consumo fuori casa che hanno riscosso immediato successo di pubblico attraverso una vasta gamma di ricette sempre nuove, vere e proprie gourmandises per intenditori alla portata di tutti.

Lavazza conferma così il suo impegno nel promuovere la cultura dell’espresso a livello scientifico e specialistico, testimoniando l’attenzione che l’azienda vuole dedicare alla formazione, anche attraverso una sempre più sinergica collaborazione con il mondo accademico e dell’alta gastronomia.