mercoledì 14 Gennaio 2026
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Èspresso 1882: Vergnano e Nespresso continuano la battaglia brevetti

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Èspresso 1882 estratto sentenza Vergnano Nespresso
L'estratto sentenza Vergnano Nespresso

TORINO – Italia batte Svizzera 2 a 0. Perché anche dall’appello è uscita una sentenza positiva per Caffè Vergnano, azienda piemontese di caffè, nella causa intentata dalla multinazionale svizzera Nestlè. Il Tribunale di Torino non ha accolto le richieste della Nestlè di inibire a Caffè Vergnano qualsiasi attività di produzione, commercializzazione e promozione delle capsule Espresso1882. Soddisfatta la reazione di Carolina Vergnano: “La decisione del Tribunale è assolutamente soddisfacente per la nostra azienda, conferma come Caffè Vergnano abbia sempre operato nel rispetto della legalità. Ora ulteriore nuovo impulso alla linea Èspresso 1882. Nessuna reazione, per ora, da parte di Nespresso.

Èspresso 1882 VS Nespresso: continua la battaglia di brevetti

Tuttavia non è detta l’ultima parola perché manca un ultimo passaggio definitivo perché la Nestlè ha già citato Vergnano in una causa di merito, ma non in un procedimento d’urgenza, quindi con tempi tecnici più lunghi e Vergnano nel frattempo potrà continuare la vendita delle proprie capsule.

Da notare che questa seconda sentenza positiva potrebbe ora spingere altre aziende italiane a seguire la strada aperta da Vergnano e pochi altri. D’altronde, come scritto in precedenza, se la decisione dei giudici apre le porte ad un nuovo mercato e alla liberalizzazione del porzionato, c’era già molti precedenti nel campo dei ricambi, a cominciare da quelli per auto alle alla cartucce compatibili delle stampanti. Inoltre, come sostenuto da molti addetti ai lavori, tesi ripresa dalla difesa, il brevetto Nespresso è la macchina più la capsula, non la sola capsula.

La vicenda

Nel febbraio 2012 Nestlé aveva avviato un procedimento d’urgenza contro Caffè Vergnano, prendendo posizione duramente contro l’azienda fondata da Domenico Vergnano nel 1882. La multinazionale svizzera lamentava la violazione di tre suoi brevetti del Sistema Nespresso – il sistema di macchine e capsule per il caffè espresso – nonché la presunta contraffazione dei propri marchi Nespresso da parte di Caffè Vergnano, e infine l’uso illegittimo da parte della stessa del marchio Nespresso, in quanto sulle confezioni di capsule per caffè espresso dell’azienda piemontese veniva precisato che le capsule Caffè Vergnano – commercializzate con il marchio Èspresso 1882 – erano “compatibili con le macchine Nespresso”.

Nestlè chiedeva di inibire a Caffè Vergnano qualsiasi attività di produzione, commercializzazione e promozione delle capsule Èspresso1882, bloccare anche ogni uso del semplice marchio Èspresso – in quanto a loro avviso fonte di potenziale confusione – nonché del marchio Nespresso, che Caffè Vergnano citava esclusivamente per spiegare al pubblico la compatibilità delle sue capsule. La multinazionale svizzera chiedeva anche al Giudice di autorizzare il sequestro di tutte le capsule per caffè espresso di Caffè Vergnano, delle loro confezioni e di ogni materiale pubblicitario a esse relative, ordinando il ritiro immediato dal commercio di tutti i prodotti della linea Èspresso 1882.

La difesa “Il tribunale ha stabilito che non c’è contraffazione – ha detto l’avvocato Fabrizio Jacobacci, specialista di brevetti che ha difeso Vergnano – perché i brevetti di Nestlé non hanno ad oggetto una capsula, ma piuttosto un sistema nel quale è ricompresa anche una capsula. Peraltro le capsule Vergnano sono tecnicamente diverse da quelle della Nespresso, con un proprio brevetto, ma compatibili con le macchine Nespresso.

In sintesi la Vergnano ha le proprie macchine del caffè con le proprie capsule che però sono compatibili anche con quelle della Nespresso”. “E’ un precedente importante – ha aggiunto l’avvocato Jacobacci – perché insegna come sia possibile, per chi si arma di buona volontà ed è disposto a investire in ricerca e sviluppo, progettare e produrre capsule economiche, commerciabili e funzionanti”.

Un precedente importante che però manca di un ultimo passaggio definitivo visto che la multinazionale Nestlè ha già citato Vergnano in una causa di merito, e non in un procedimento d’urgenza, con tempi tecnici più lunghi quindi “la Vergnano nel frattempo potrà commercializzare le proprie capsule ma – conclude Jacobacci – siamo fiduciosi che l’esito della causa di merito sarà lo stesso, anche perché il motivo del contendere è il medesimo”.

La sentenza Con la seconda sentenza il tribunale di Torino ha confermato – oltre alla piena legittimità della commercializzazione delle capsule Caffè Vergnano – la peculiarità del marchio Èspresso 1882 e anche la legittimità dello slogan pubblicitario “L’alternativa c’E’: E’ italiano, E’ buono, E’ al supermercato, E’ sotto casa”, con il quale il torrefattore piemontese aveva reso noto il prodotto presso i propri clienti.

Unica modifica a carico dell’azienda italiana, già sancita dalla prima sentenza, è la disposizione di sostituire la dicitura

“compatibile con le macchine Nespresso” con la più completa dicitura “capsule compatibili con le macchine Citiz, Lattissima, Pixie ed Essenza, di produzione Nespresso”, ma Caffè Vergnano aveva già provveduto nelle scorse settimane a rettificare tutte le confezioni della linea Èspresso1882 presso i punti vendita in cui il prodotto è in commercio.

“Avremmo preferito evitare di trovarci coinvolti in una vertenza giudiziaria, non avviata da noi – ha detto ancora Carolina Vergnano per conto dell’azienda produttrice di caffè – perché non ci è mai appartenuto uno spirito aggressivo di definizione delle controversie. Come abbiamo sempre sostenuto, Caffè Vergnano ha mantenuto un atteggiamento corretto e rispettoso delle leggi, che caratterizza tradizionalmente l’operato della nostra azienda, tanto che il Tribunale ha confermato che le campagne pubblicitarie di Èspresso 1882 si sono limitate ad esaltare tutta una serie di caratteristiche oggettive e positive delle nostre capsule per caffè espresso, in modo persuasivo ma senza in alcun modo screditare la concorrente Nestlè. Ora potremo continuare a commercializzare le nostre capsule con ancora maggiore legittimità dopo questa sentenza, espandendo ulteriormente la nostra presenza nelle case degli italiani”.

Tè, bevanda del benessere e anche nuova tendenza di consumo

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Tè nero fermentato Pu-ehr pregiatissimo e raffinato
Te nero fermentato Pu-ehr pregiatissimo, costoso e raffinato

MILANO – Da millenni fa parte della vita quotidiana di interi popoli. Insieme al caffè, è la bevanda calda più bevuta al mondo. È il tè, apprezzato per il suo gusto quanto per le proprietà salutari: per fare un pieno di energia naturale dopo il fitness in palestra? Una tazza di tè nero, grazie alla sua teina a rapido assorbimento. Contrastare i radicali liberi, gli ossidanti o il colesterolo? Niente di meglio del tè verde, ricco di flavonoidi. E, per il massimo gusto con il massimo relax, provare il tè bancha giapponese, per natura povero di caffeina.

Tè: mille sfumature per un settore ricco di potenzialità di business

Che farà nel 2013 il suo grande debutto in Host, il marketplace B2B leader in Italia e tra i primi al mondo nell’Ho.Re.Ca, da venerdì 18 a martedì 22 ottobre 2013 al quartiere fieramilano a Rho (Milano). Un’area dedicata risponderà alle più aggiornate richieste dei mercati internazionali, arricchendo con un’importante tessera il mosaico del concept Host: visione complessiva del settore con la capacità di valorizzarne i singoli segmenti e i loro punti di contatto.

Saranno presenti le aziende che producono tè, macchine per la lavorazione, attrezzature e forniture per la somministrazione, aromi e sciroppi

Oltre che una sana abitudine, in molti paesi il tè è tendenza di lifestyle. In particolare in Italia. Secondo una ricerca di Euromonitor International, gli italiani sono consumatori di tè “evoluti”: ricercano le varietà più particolari e sono molto attenti alle proprietà naturali. La penetrazione ha superato il 60% della popolazione totale e, grazie alla pluralità dei player presenti, nessuno dei quali in posizione dominante, la patria del caffè espresso rappresenta oggi una concreta opportunità di business per gli Operatori internazionali del tè.

L’Europa in generale si conferma come la regione globale più importante in valore, guidata da mercati quali Germania e, naturalmente, Gran Bretagna

E se i classici più British, come il Darjeeling o l’English Breakfast, sono apprezzatissimi in tutto il continente, oggi è il momento di varietà più ricercate. Il China Gunpowder piace per le sue foglie verdi arrotolate a mano, ricche di oli aromatici. Il Formosa Oolong è richiesto per il lieve retrogusto di noci, più forte dei tè verdi, ma più delicato dei neri. Il Lapsang Souchong è il preferito di chi ama i sapori forti, con le sue sfumature di pino e l’affumicatura con legno di melo.

E poi le miscele: l’Earl Grey con il bergamotto, il Moroccan Mint con la menta o il Jasmine con il gelsomino. Fa bene alla salute, il tè, ma fa anche bene alla natura: la sua filiera è all’avanguardia nel proporre un modello economico sostenibile con iniziative come l’Ethical Tea Partnership, un’alleanza non commerciale tra top player del tè, impegnati nello sviluppo di un’industria del tè socialmente equa e ecologicamente sostenibile, a favore dei lavoratori del tè. Un business internazionale già proiettato verso il futuro, dunque, che vede protagonista l’horeca. nei suoi diversi canali: dalle Tea House ai bar, dalle pasticcerie e i ristoranti fino a hotel, resort e spa. Secondo una ricerca di Global Industry Analysts, il mercato mondiale delle bevande calde (caffè e tè) raggiungerà entro il 2015 un volume pari a 10,57 milioni di tonnellate e un valore di 69,77 miliardi di dollari. Di questi, circa 20 derivano dal tè, che è cresciuto in media del 13% nel periodo 2006-2010 (dati American Exporter).

 

Gianluigi Goi racconta nella sua cartolina, il caso della ditta Fago

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MILANO – Gianluigi Goi ritorna con le sue “Cartoline” al caffè. Un sogno nel cassetto all’insegna dell’espresso italiano la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica per una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione Gianluigi Goi torna ad occuparsi di caffè. E lo fa proponendo, attraverso Comunicaffè, una serie di brevi interventi che l’autore definisce “cartoline”. Non si tratta di un’esperienza fine a se stessa ma l’avvio della realizzazione di un sogno nel cassetto: la stesura di una lettura teatralizzata con parole, versi e musica al caffè e la realizzazione, a cura di esperti, di una mostra di pittura che valorizzi il caffè soprattutto come elemento di socializzazione

Cartolina numero 4 – Seppur in anni grami anche eleganza e bon ton vestivano i succedanei del caffè Il caso della ditta FAGO di Biumo Inferiore (Varese)

di Gianluigi Goi

Con buona probabilità , si deve al grande botanico vicentino Prospero Alpini (1553 – 1617), gloria di Marostica, ben noto ai lettori, la scoperta delle virtù terapeutiche della radice tostata della Cicoria. Ancora oggi utilizzata su base industriale per la preparazione, in purezza o in aggiunta ad altri componenti quale l’orzo, di svariati succedanei del caffè. Anche in Italia, negli anni lontani ma non preistorici del Secondo dopoguerra, il consumo dei succedanei del caffè – causa la scarsità del caffè propriamente detto o del costo troppo elevato per l’economia esausta dell’Italietta dei primi anni Cinquanta del Novecento – raggiunse Il matrimonio della massaia nella pubblicità Fago livelli molto elevati.

Diversi gli stabilimenti produttivi, per lo più di proprietà svizzera o olandese, dislocati nel nostro Paese

Fra questi la “ Fabbrica Surrogati Caffè Fago “, attiva dal 1909 a Biumo Inferiore, nei pressi di Varese. L’opificio, per le sue caratteristiche archeo-industriali è stato censito dalla Regione nell’elenco dei “ Monumenti storico-industriali della Lombardia”. E proprio della Fago – ai tempi un marchio di grande notorietà anche in virtù di una “reclame”, come usava dire allora, di notevole impatto e diffusione – ci sembra gradevole riproporre alcune immagini che danno il senso di un’epoca e di uno stile di vita privato e collettivo definitivamente passati. “Lieta massaia“ – e già il titolo connota la considerazione alla base del sentire dell’epoca:lei, la Sposa, di bianco vestita e con l’ammaliante vitino da vespa, è la regina della casa: lui, un moretto aitante ed elegante, sfoggia un bianco turbante incastonato non dalla classica spilla ma da una tazzina che si vuole corroborante e salutare – è il titolo di un grazioso libretto omaggio per l’appunto della FAGO, Fabbrica surrogati di caffè – Varese, di cui proponiamo un’immagine ben più esaustiva – crediamo – delle nostre parole.

Bella ed efficace, in particolare, a nostro parere, la raffigurazione del marito/padre ( e di seguito anche del figlioletto) disegnato con il tronco a forma di chicco di caffè; più scontata, invece, la raffigurazione della moglie/madre a forma di scatola sulla quale campeggia la scritta “Perla “, sottinteso perla di moglie e di madre ma, anche e soprattutto ai fini pubblicitari, come “la Perla “, la miscela superiore della ditta.

Concludiamo queste brevi note con un piccolo ricordo dovuto alla penna di Marino Marini, bresciano

Straordinario collezionista di libri di gastronomia e riconosciuto cultore della materia a testimoniare l’importanza dei succedanei del caffè sul finire degli Anni Quaranta e nel decennio successivo, fino all’inizio del famoso “boom economico” dei primissimi anni Sessanta. “Giunti al caffè – sottolinea il Marini, rimembrando ricordi anche personali e non solo libreschi o per sentito dire – descriviamo il procedimento che si usava nell’ultimo dopoguerra: in un pentolino (nello specifico in provincia di Brescia n.d.r.) si metteva un po’ di caffè d’orzo (ma fatto anche con la cicoria, le ghiande, la bardana) un po’ di miscela Leone (semi di varia natura), un pezzetto di Fago (una mistura semidura misteriosa) e, se c’era, un po’ di caffè “buono”. Al primo bollire si spegneva, si lasciava depositare e si versava nelle tazzine.

In tempi più recenti, di domenica (ma solo in quel giorno) veniva arricchito con un pezzettino di burro “ (la versione bassaiola nel senso di pianura irrigua dedita all’allevamento lattiero, della panna tanto gradita ai consumatori mitteleuropei n.d.r). *Quarta parte (continua) *Le parti precedenti sono state pubblicate il 27 aprile, 17 e 24 maggio 2012.

Gianluigi Goi

Varese: caffè presto più caro, ma c’è chi resta fermo a 80 centesimi

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prezzo cremona rincaro il caffè al bar del tuo cuore varese
Ancora la questione del costo del caffè

VARESE – Caffè in aumento. La tazzina consumata al bar potrebbe arrivare a costare 1,20 euro, a partire da settembre. Ma non è colpa della materia prima. Nella prossima riunione provinciale, gli esercenti varesini potrebbero decidere di aumentare il prezzo della tazzina di caffè. Un ulteriore incremento che si aggiunge a quelli degli ultimi anni, che ha portato il caffè a costare progressivamente da 80 centesimi ad 1 euro, fino a toccare 1,10 in alcuni bar cittadini. E dopo l’estate potrebbe arrivare fino a 1,20 euro.

Varese: cosa succede dentro i bar

«Comunque non per il momento – assicura Antonella Zambelli di Fipe – Innanzitutto il prezzo del caffè è libero e le associazioni di categoria, per quanto riguarda la nostra provincia, non lo hanno mai imposto. I bar possono decidere in autonomia che prezzi adottare e per Varese sono fermi quasi tutti all’euro, 10 centesimi in più o in meno. Nell’ultima riunione tra l’altro – aggiunge – non si è parlato di un aumento del costo della tazzina. Ci aggiorneremo a settembre».

Si perché effettivamente i costi per i baristi sono aumentati. Indipendentemente dal prezzo del chicco

Ancora da Varese: «Che negli ultimi anni è forse l’unica cosa che non ha subito incrementi – continua – Al contrario sono aumentati una serie di variabili che hanno fatto aumentare il prezzo del prodotto alla consegna». Il carburante, per esempio, gli spedizionieri e proprio in questi giorni anche il costo del latte ha subito un’impennata. «Che può sembrare una stupidata, ma incide anche sul cappuccino e sul caffè macchiato, che di solito non si fa pagare più dell’espresso».

A meno che non si metta mano alla qualità dei prodotti anche a Varese

«Il caffè che costa meno di un euro non può essere decoroso – sottolinea – Chi riesce a mantenere i prezzi troppo bassi è perché magari sceglie prodotti più a buon mercato, ma ne va della qualità. Le miscele di un certo livello costano. Come ha un costo diverso comprare il latte a lunga conservazione al supermercato. Piuttosto che servire quello fresco». Insomma le variabili che potrebbero portare il costo della tazzina di caffè a lievitare sono innumerevoli.

E anche i baristi cittadini potrebbero essere tentati dal farlo. Il Codacons intanto avverte: «Guai alle intese tra esercenti per fare cartello sul prezzo del caffè». Un aumento che sarebbe «assolutamente ingiustificato e rappresenterebbe un enorme danno per i consumatori – spiega il Codacons – Considerato il momento di crisi attuale e l’elevato consumo di caffè espresso da parte degli italiani». L’associazione ricorda infatti come ogni anno, in Italia, vengano consumate 3,4 miliardi di tazzine di caffè. Un incremento dei listini di 0,20 euro comporrebbe una maggiore spesa annua per i cittadini pari a 680 milioni di euro. Il problema fortunatamente non riguarda ancora i nostri bar. Ma al ritorno in ufficio, dopo le vacanze estive, anche i varesini potrebbero trovare i listini ritoccati. Ma il caffè a 80 centesimi è possibile. E’ quello a chilometro zero del «te Capì» di via San Martino.

E’ forse l’unico bar rimasto a Varese a non aver ceduto alla tentazione di aumentare il prezzo della tazzina di caffè

Eppure i titolari mettono la mano sul fuoco sulla qualità del prodotto. E’ il chicco «El Miguel», che arriva da una torrefazione di Luino. Un prodotto locale che, tolte le spese di trasporto, ha mantenuto un prezzo accettabile. Anche una volta servito al bancone. E così, seduti ai tavolini o in piedi al banco, in via San Martino è ancora possibile fare la pausa caffè ad 80 centesimi. «La nostra è stata una scelta precisa – spiega massimo Lucarelli del «Te Capì» – Abbiamo voluto mantenere un prezzo accettabile della tazzina di caffè, anche abbassando il nostro guadagno.

E abbiamo puntato alla valorizzazione dei prodotti locali, scegliendo il caffè di Luino». Una torrefazione artigianale «molto attenta alla qualità del prodotto – continua – e che piace tanto anche ai nostri clienti». Se non per la qualità, sicuramente per il prezzo. «Non è vero – insiste – I varesini sono molto esigenti quando si tratta di caffè. Piuttosto si è disposti a spendere qualche centesimo in più, ma la tazzina deve esser di qualità. Il caffè se non è buono è imbevibile, non c’è niente da fare». Il trucco sta quindi tutto nell’aver azzerato i costi del trasporto. Una variabile che incide tantissimo sul costo della tazzina e che, con tutta probabilità, porterà gli altri bar a rivedere di nuovo le tariffe. Naturalmente al rialzo. «Non da noi – assicura – Non abbiamo in programma rincari»

A Sanremo tazzina del caffè a 1,20 euro? Baristi tentati

Un gruppo di esercenti avrebbe già preso in seria considerazione la possibilità, che potrebbe scattare a luglio. Caffè a 1,20: è la tentazione dei baristi sanremesi per far fronte all’aumento di spese e tasse che stanno mettendo a dura prova gli esercizi pubblici. Un gruppo di esercenti avrebbe già preso in seria considerazione la possibilità, che potrebbe iniziare da luglio. Al momento la situazione è di attesa, si aspetta di capire chi farà il primo passo. Se la tazzina dovesse aumentare a 1 euro e 20 centesimi, il cappuccino inevitabilmente potrebbe passare a 1,50.

Pellini Espresso Selection: novità per moka in 4 bustine monodose

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Pellini
Il logo Pellini

MILANO – Pellini Caffè ha lanciato sul mercato una novità per moka: Pellini Espresso Selection. Si tratta di 4 miscele racchiuse in bustine monodose. L’innovazione permette di offrire al consumatore un caffè sempre fresco.

Pellini investe ancora sulla moka

Un opportunità in più per il gran numero di utilizzatori della moka: almeno una caffettiera è presente nel 98% delle famiglie italiane, ma è molto diffusa anche all’estero. Pellini propone quattro miscele definite N8 Amabile, N58 Equilibrato, N72 Energico, N0,1 Decaffeinato. La bustina monodose di Espresso Selection è su misura per la moka da 3 tazze e per quella da 1.

Ottavi, presidente Nuova Simonelli e ora leader Confindustria Marche

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caffè italiano ottavi nuova simonelli

ANCONA – Nando Ottavi è il nuovo presidente di Confindustria Marche. L’assemblea degli imprenditori marchigiani ha confermato il passaggio di testimone tra Paolo Andreani, espressione del territorio pesarese alla scadenza dei tre anni di mandato, e il numero uno della territoriale maceratese, nonché presidente e ad della Nuova Simonelli di Belforte del Chienti, azienda leader nelle macchine da caffé espresso.

Ottavi, 66 anni, unico candidato di Confindustria Macerata ha alle spalle un lungo curriculum non solo come imprenditore ma anche come politico

Qualità che gli viene riconosciuta come strategica nella fase assai critica di rapporti industriali e istituzionali innescata dalla crisi. Consigliere comunale prima e sindaco poi di Cessapalombo (Macerata) tra il 1995 e il 2004, presidente della comunità del Parco nazionale dei Monti Sibillini e della Comunità montana di San Ginesio Monti Azzurri, il nuovo leader della Confindustria dovrà raccogliere il testimone di Andreani cercando di mettere a sistema le diverse espressioni economiche delle Marche, artigiani inclusi.

E rinsaldare i rapporti con le istituzioni – a partire dalla Regione, con cui le dinamiche non sempre sono state fluide negli ultimi anni – e le banche, fondamentali nel faticoso processo di internazionalizzazione delle Pmi.

Il cioccolato di Modica, entra nell’elenco dei prodotti certificati Ue

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Il cioccolato di Modica Igp
Il cioccolato di Modica Igp

MILANO – “Si è chiusa finalmente la vicenda, a lungo aperta, del Pacchetto Qualità e un prodotto di eccellenza siciliano come il cioccolato di Modica, entra a pieno titolo nell’elenco dei prodotti certificati Ue. Presto potrà diventare il primo cioccolato europeo Igp”. Lo annuncia l’assessore regionale alle Risorse agricole e alimentari della Sicilia, Francesco Aiello.

Modica, il cioccolato finalmente riconosciuto

“Il cioccolato modicano – aggiunge il direttore del consorzio di tutela Nino Scivoletto – vanta una sua specificità per il legame con il territorio e una sua storia”. Complimentandosi con Scivoletto e tutti gli amministratori della città di Modica (Ragusa) per il traguardo raggiunto, l’assessore annuncia un ulteriore riconoscimento: “Di notevole portata per l’economia agroalimentare siciliana anche la norma che consente, per i prodotti Dop e Igp, l’introduzione dei ‘marchi d’areá – spiega -. Permetterà di poter indicare nelle etichette, oltre al Paese, anche la Regione di origine delle produzioni renderá possibile l’istituzione di un marchio Prodotto di Sicilia.

Che coinvolgerà, non solo i marchi regionali esistenti, ma l’intera produzione agricola, chiamata a rappresentare la forza di una ordinata commercializzazione e le doti qualitative e salutistiche, in un quadro definitivo di certezze certificabili e rintracciabili”. “Inoltre – continua Aiello – i nostri produttori saranno tutelati dalla norma del pacchetto che obbliga uno Stato membro a intervenire qualora sul territorio nazionale sia violata la Dop o la Igp di un altro Stato membro”.

L’accordo raggiunto sul Pacchetto qualità tra Europarlamento e Consiglio europeo

Prevede la certificazione europea di un elenco di prodotti, tra cui il cioccolato. Il documento avvia la tanto attesa fase di regolamentazione dei prodotti Dop, Igp e Stg targati Ue con un potenziamento dei controlli contro la contraffazione: ogni Stato membro è autorizzato ad individuare l’autorità competente con requisiti di oggettività, imparzialità e personale qualificato.

Ginseng: che cosa c’è dentro una delle bevande più ordinate al bar

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Una tazzina di caffè

MILANO – Dagli inizi del 2000 in Italia si sta lentamente diffondendo una nuova moda: la bevanda al ginseng. Ben lontana dal superare la cara tazzina di caffè, in molti bar e ristoranti si sono diffuse macchine adatte a preparare questa nuova bevanda. Ma cos’è il ginseng e quali sono le sue proprietà?

Ginseng, la radice della pianta Panax

Termine latino che deriva dal greco e che significa “rimedio a tutti i mali” (la famigerata panacea), la parola ginseng viene dalla lontana Cina e significa “radice dell’uomo”, anche per la forma antropomorfa della radice stessa. Usato da millenni nella medicina cinese, il ginseng veniva usato principalmente per combattere l’invecchiamento, i disturbi gastrointestinali e come rivitalizzante e afrodisiaco. La pianta si sviluppa principalmente nell’Asia orientale (Cina, Corea e Vietnam) e quella più comune è la varietà vietnamita. Altre varietà crescono in Siberia e nel Nord America.

Le sue proprietà benefiche sono dovute a vari componenti che risultano dagli estratti delle radici

Tra questi, i più importanti sono i ginsenosidi o saponine, i principi attivi dai quali derivano le proprietà benefiche della radice. Buono è anche il contenuto in vitamine, di olio essenziale e di polisaccaridi. Vari studi e ricerche hanno permesso di considerare il ginseng come rimedio per curare l’insonnia, il diabete di tipo II, l’ipotensione, la gastrite, lo stress e l’affaticamento. Tradizionalmente il ginseng è considerato come droga adattogena o tonica, in quanto tende a migliorare le capacità mentali e fisiche e potenzia le difese immunitarie.

Il ginseng, infatti, tende ad influenzare l’asse ipofisi-ipotalamo

Aumentando il rilascio dell’ormone ACTH che induce la liberazione di cortisolo, l’ormone che migliora la risposta dell’organismo agli stress psicofisici e che stimola le funzionalità del sistema nervoso centrale. Alcuni esperimenti, hanno dimostrato come l’assunzione di ginseng abbia migliorato le capacità aritmetiche e logiche, alleviando la stanchezza. L’assunzione di ginseng è consigliata fino a 2 gr al giorno: un uso eccessivo può comportare tachicardia, irritabilità, ipertensione, insonnia, disturbi gastrointestinali e cefalea, soprattutto se il ginseng viene associato ad altre sostanze neurostimolanti. In commercio il caffè al ginseng si trova principalmente solubile, da sciogliere in acqua calda.

Al bar, particolari macchine, non molto dissimili da quelle per l’espresso, permettono di avere una bevanda molto gustosa:

Zuccherata e con un retrogusto di caramello o nocciola. Se siamo a dieta, meglio prepararlo a casa, piuttosto che berlo al bar. I preparati per la bevanda al ginseng venduti dalla grande distribuzione sono infatti a basso contenuto di zucchero e soprattutto non vengono preparati con la panna, usata invece nelle preparazioni al bar. Servito in tazza piccola o grande, il caffè al ginseng si è diffuso soprattutto grazie all’attenzione dei consumatori verso cibi e bevande salutari e per la curiosità verso nuovi tipi di cucina, soprattutto quella orientale. Per chi non ama particolarmente il caffè, in commercio si trova anche il tè al ginseng: un infuso a base di tè nero e pezzi di radice di ginseng, ottimo da sorseggiare nelle giornate fredde.

Mokà arriva una nuova caffetteria del Gruppo Cremonini a Milano Bovisa

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Vincenzo Cremonini, 54 anni, amministratore delegato del gruppo

MODENA – Il Gruppo Cremonini, attraverso la controllata Chef Express S.p.A., ha vinto la gara per la gestione del nuovo spazio di ristorazione all’interno della stazione di Milano Bovisa Politecnico di Ferrovienord, società del Gruppo FNM, importante snodo di traffico pendolare e studentesco, dove si registra ogni anno un flusso di circa 7,5 milioni di viaggiatori. Assieme al bar caffetteria a marchio Mokà, l’offerta di ristorazione comprende il bancone per la pizza al trancio “Rossosapore”, il brand lanciato nel 2005 da Gruppo Sebeto (Rossopomodoro).

Mokà: la concessione ha la durata di otto anni, rinnovabili per altri otto

L’apertura del nuovo spazio di ristorazione si inserisce nel piano di valorizzazione delle stazioni di Ferrovienord, che sta interessando anche la stazione di Milano Bovisa Politecnico, dove è in corso un intervento di riqualificazione architettonica e funzionale, che consentirà a breve di offrire a cittadini, viaggiatori e studenti universitari una maggiore gamma di servizi e più qualificati.

Il nuovo spazio è stato completamente ristrutturato, con una superficie commerciale di oltre 230 mq e un dehor esterno

Sotto la copertura della stazione, di 50 mq, per un totale di 95 sedute. Il locale sarà aperto tutti i giorni e vi lavoreranno a regime una decina di persone. Il bar è caratterizzato dall’immagine coordinata “Mokà”, il concetto di caffetteria premium price sviluppato da Cremonini: locali moderni ed eleganti, in cui il protagonista assoluto è il caffè, con una vasta scelta di prodotti, dalla caffetteria alla pasticceria, dalla gastronomia al reparto snack dolci e salati, e i classici prodotti take-away (tramezzini, merendine, macedonie, yogurt, succhi e bevande).

GreenTree Cafè vince per la seconda volta il titolo Caffè dell’anno

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BRATISLAVA (Slovacchia) – Il titolo di Caffè dell’anno 2012 a Bratislava va per la seconda volta consecutiva al GreenTree Caffè, questa volta al locale del centro commerciale Polus City Centre, su via Vajnorska. Nella sesta edizione del concorso Kaviaren Mesta, che si tiene con il patrocinio del Sindaco della capitale Milan Ftacnik, è dunque ancora un locale GreenTree a difendere il titolo e sbaragliare la concorrenza degli altri 15 bar nominati, con 3191 voti sui 10mila totali, portandosi a casa la targa con il chicco di caffè in bronzo. Il titolo rivela le preferenze dei clienti, ma anche di esperti in materia di caffè e di operatori del settore.

GreenTree, rete nata nel 2009 da un’idea dell’italiano Vittorio Ventura

Che lo scorso anno conquistò il titolo con il locale su Obchodna ulica, si conferma dunque leader in città. Tra i pallini del marchio GreenTree vi sono la passione per il buon caffè, ma anche l’amore per i prodotti bio e un servizio amichevole che fidelizza la clientela. Al secondo posto, con 3060 voti, si è piazzato il McCafé di Eurovea, mentre al terzo gradino del podio si è classificata la caffetteria Julius Meinl del centro commerciale su Kamenne Namestie con “appena” 902 voti. I criteri di valutazione del concorso erano il gusto del caffè, l’atmosfera del locale, l’aspetto e il comportamento del personale di servizio, la pulizia, la temperatura delle bevande servite, il tipo di stoviglie di servizio e la proposta di un cookie o un dessert con il caffè.

Dei 2.500 caffè cittadini, gli esperti ne hanno selezionati 100, che sono stati poi votati dal pubblico, sul posto o via internet

Secondo Denisa Priadkova, organizzatrice del concorso – ideato per promuovere il caffè di qualità e la sua preparazione indirizzando la gente a bere un prodotto di qualità – il segno che a vincere siano sempre più spesso catene è un’indicazione della metropolizzazione della capitale Bratislava. L’offrire un caffè di qualità «sempre e ovunque» in diversi locali distribuiti nella città, dice, fa sì che la gente ci si abitui e ritorni. La Priadkova cita anche la pulizia del locale come una caratteristica che la clientela valuta positivamente, «più di quanto potrebbero pensare i proprietari dei caffè».

Il personale, poi, fa una grande differenza, secondo il vincitore, Vittorio Ventura, GreenTree:

servono «persone che possono creare l’atmosfera giusta per far sentire i clienti come a casa». Loro si aspettano sempre «qualcuno che faccia loro un sorriso», evidenzia Ventura. Secondo la Priadkova, i caffè slovacchi dovrebbero migliorare soprattutto la qualità del caffè servito. Non tanto la marca del prodotto, «ma la professionalità del barista». È su questo punto che la Slovacchia «ha il maggiore punto debole». I baristi spesso cambiano locale e perciò anche macchina del caffè, ma questa «è sensibile come un’amante, ha bisogno di cure continue», ha detto. Quest’anno la competizione si è svolta per la prima volta anche a Kosice, dove sono stati coinvolti sette locali. «I cittadini di Kosice hanno votato in modo diverso da Bratislava. A Bratislava hanno votato per il locale dove si sentono a proprio agio, mentre i cittadini di Kosice hanno scelto dove si fa del buon caffè», ha detto la Priadkova. fonte: buongiornoslovacchia.sk