mercoledì 14 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 3967

Caffè Terzi ospita un workshop fotografico di due giornate

0
caffè terzi
Manuel e Elena bevono il caffè nella loro caffetteria

BOLOGNA – Continuano gli appuntamenti foto-culinari di Piccolo Formato. Venerdì è la volta della colazione con Matteo Montanari e Christian Di Giandomenico, il giorno dopo della degustazione condotta da Manuel Terzi. L’appuntamento che si svolge nell’arco di due giorni è un workshop fotografico dedicato alla fotografia analogica che vede come protagonista il caffè, utilizzato per lo sviluppo della pellicola.

Caffè Terzi fotogenico

Il laboratorio di ripresa pratica è dedicato ai ritratti e still-life che verranno realizzati utilizzando come set fotografico il bar Camera a Sud e lo spazio estivo antistante. Il pomeriggio stesso si sviluppano nella camera oscura di Piccolo Formato le pellicole così ottenute, utilizzando una soluzione a base di caffè idrosolubile, vitamina c e carbonato di sodio.

La mattina successiva è fissato l’appuntamento per la colazione

Un viaggio tra gli aromi di alcune varietà di caffè condotta da Manuel Terzi – Caffè Terzi. Cappuccino e brioches per una colazione Zen dedicata alla meditazione sul gusto. Alla colazione segue il secondo momento in camera oscura per ottenere la stampa delle pellicole sviluppate e proseguire con i viraggi, riutilizzando la stessa soluzione al caffè. Info: Giacomo → 333-3528838 Lucia → 339-4402863

Carubelli:“Ecco perché la pulizia fa bene alla macchina per espresso”

0
Gianfranco Carubelli
Gianfranco Carubelli

MILANO – Una tirata d’orecchi a tutti gli operatori meno attenti da parte del presidente Asachimichi, Gianfranco Carubelli, Ovviamente, ancora una volta (ma non si smetterà mai di ripeterlo abbastanza) il focus cade sulla pulizia delle attrezzature. Perché il caffè, per essere buono, deve anche passare per strumenti igienizzati. Sembra banale, ma non lo è affatto.

Carubelli:“Ecco perché la pulizia fa bene alla macchina per espresso e alla qualità in tazza”

Organizziamo numerosi corsi sulla pulizia della macchina e del macinacaffè presso scuole, aziende e torrefazioni. Spesso, al nostro arrivo, ci sentiamo dire che “puliremo sul pulito”: la macchina è stata correttamente trattata, dunque non conterrà alcun residuo di sporco. Eppure, non di rado, quando mostriamo l’utilizzo dei nostri prodotti, l’acqua che fuoriesce dalla macchina è la prima testimone di lavaggi mal fatti o solo “pensati” o, peggio, realizzati solo con acqua calda, che non rimuove certo oli e grassi.

Non aiuta a far chiarezza la letteratura sul mondo del caffè e delle sue attrezzature, che spesso alla voce pulizia si mostra vaga o invita a non effettuare troppi lavaggi con gli appositi detergenti ai quali viene imputato di corrodere tubazioni, doccette, filtri e portafiltri, dunque di rilasciare un sapore di metallo nelle prime erogazioni. Possiamo dire che tutte le miscele sono una schifezza?

“Dipende dalla miscela”, mi verrà risposto

Riceverei lo stesso invito a soffermarmi sulla qualità e le differenze tra le apparecchiature qualora affermassi che tutte le macchine per espresso funzionano male. Con la stessa determinazione posso affermare che non tutti i detergenti sono uguali e che (al pari di macchine e miscele) vanno scelti con attenzione, considerando a fondo le loro caratteristiche.

Divieto di sosta per la parte lipidica I lipidi (oli e grassi) costituiscono una parte importante del caffè tostato, sono infatti i principali costituenti della crema sulla superficie dell’espresso, tuttavia si ossidano facilmente, provocando un odore e un gusto sgradevoli che si ritrovano nel prodotto erogato. Lo possono causare un caffè vecchio o conservato male, chicchi che hanno sostato a lungo in una tramoggia sporca o che hanno subtìto la macinatura tra macine non pulite o, ancora, polvere di caffè rimasta per molto tempo nel dosatore.

Carubelli: ma anche la macchina espresso può fare la sua parte

Già con la preparazione del primo espresso, infatti, la frazione lipidica inizia a depositare una patina di grassi sulle parti interne e del gruppo erogatore (doccetta, filtro e portafiltro), che in breve diventa nera e si carbonizza. Questa presenza si farà vedere attraverso il filo di sabbia nera rimasto sul fondo della tazzina vuota, che per lo più si attribuisce a una perdita di macinato, ed invece è il risultato della frantumazione di quella pellicola nera che si secca per effetto del calore, che in quella zona raggiunge i 90-95°C e si distacca.

Il risultato è un espresso dal gusto amaro persistente, tipico di bruciato, al quale si unisce quello di rancido, causato dall’ossidazione dei grassi, che si forma in tempi brevi: 12-18 ore. La tensione che fa resistenza Ogni giorno è importante pulire a fondo la macchina, con appositi prodotti. Quando una pentola è unta – si sa – a poco serve passarla sotto l’acqua calda: è necessaria l’azione di un detergente per rimuoverla. Nella sua composizione si trovano i tensioattivi, che hanno il compito di cambiare la tensione superficiale dei liquidi con i quali vengono a contatto, dunque intaccano la patina oleosa e permettono all’acqua di penetrare ripulendo la superficie.

Inoltre mantengono lo sporco in sospensione nella soluzione di lavaggio evitando che si depositi nuovamente sulle superfici. Esistono vari tipi di tensioattivi, con diversa capacità pulente e aggressività. Un prodotto ben formulato deve ripulire le parti con le quali entra in contatto senza rovinare le superfici, che, se non trattate con i giusti prodotti, una volta deterse possono rilasciare nelle prime tazze di espresso uno sgradevole sapore di metallo.

C’è chi pensa di cavarsela usando l’aceto o il succo di limone

Che tuttavia hanno una forte acidità e, lavaggio dopo lavaggio, corrodono le parti con le quali entrano in contatto che, a causa di ciò, devono essere sostituite più frequentemente. Prassi quotidiana Per migliorare o, meglio, per mantenere alta la qualità dell’espresso erogato basta seguire poche regole. Se la pulizia a fine giornata può risultare “pesante”, soprattutto se eseguita da un personale che vuole lasciare il locale rapidamente, si può programmare in altri momenti, ad esempio il pomeriggio, quando si ha una minore affluenza di clientela.

Un ciclo completo di pulizia richiede solo pochi minuti. Le regole da seguire sono semplici:

Togliere il portafiltro e con un pennello morbido eliminare la polvere di caffè che si è accumulata sulla guarnizione e sul bordo del gruppo erogatore (non erogare acqua durante questa operazione). La doccetta è composta di due parti: quella a vista, facile da pulire e quella superiore, interna al gruppo, dove la spazzola non arriva. Anche questa si sporca perché a fine erogazione la macchina effettua automaticamente la depressurizzazione del gruppo per mezzo di un’elettrovalvola.

L’importante è intervenire con detergenti che, diversamente dai normali sgrassanti in commercio, eliminano con rapidità, efficacia e senza lasciare residui le particelle di caffè e grasso che ostruiscono la doccetta interna e tutti i passaggi dell’acqua e che, trasportando queste impurità, impedirebbero il lavoro dell’elettrovalvola di scarico. Fondamentale è scegliere i prodotti giusti. Da parte nostra, con pulyCAFF offriamo un detergente efficace che da oltre 50 anni aiuta in tutto il mondo i più grandi esperti e professionisti dell’espresso.

Dal 2001, inoltre, Asachimici ha voluto rendere ancora più sicuro il prodotto (meglio: i suoi prodotti), testandolo e certificandolo presso la NSF International, il cui protocollo P152 garantisce che, durante il lavaggio, non si ha alcun rilascio di particelle dei metalli di cui è ricoperto il gruppo erogatore. A tutto vantaggio della salute della macchina, che richiede minori interventi di riparazione, ma soprattutto del più grande collaboratore e datore di lavoro di ogni locale: il cliente. Gianfranco Carubelli info: www.pulycaff.com

Lavazza oltre i confini nazionali, punta al mercato dedito al tè

0
lavazza

TORINO – Se si volesse fare per gioco la domanda: «È meglio il tè o il caffè?», forse le risposte sarebbero di quelle che «dividono» in due il mondo. E in questa ipotetica quanto improbabile sfida ci vuole del coraggio, quanto meno per attaccare le consuetudini e invadere il territorio principe del tè. Ma Lavazza ci riprova e, per il secondo anno, è il «caffè ufficiale» al torneo di tennis più seguito, anche per chi di racchette non se ne intende: Wimbledon, che ieri ha aperto i campi d’erba alle star del tennis.

Lavazza, l’obiettivo dell’azienda torinese

E’ di servire oltre un milione di tazzine di caffè (raggiunto già nella passate edizione) dall’espresso autentico all’italiana a ricette esclusive studiate proprio per Wimbledon, agli oltre mezzo milione di appassionati che seguiranno il torneo. Così Lavazza si ritrova a gestire il più grande bar del mondo: se tutti i punti di somministrazione (sessanta) riuscissero ad aggregarsi.

Alle macchine oltre seicento baristi formati direttamente dal Training Center, la più grande scuola per la diffusione della cultura dell’espresso. Non c’è da stupirsi se Lavazza entra nei confini della patria del tè dove è presente fin dal 1989 (anche se con una consociata) e oggi è leader di mercato in Gran Bretagna nel roast & ground (caffè espresso premium).

Quest’anno lancerà anche una edizione limitata della macchina espresso casa «A Modo Mio Favola»

E durante il torneo, vestirà con i colori di Wimbledon le vetrine di alcune tra le più storiche caffetterie di Torino, in una sorta di «gemellaggio»: Caffè San Carlo, Talmone, Caffè Torino, ovviamente il Caffè San Tommaso, la storica bottega da cui a fine Ottocento cominciò la storia di Lavazza, e i coffe shop monomarca Expression.

Starbucks si butta nel business del tè in Cina con Tazo

0
starbucks cina tazo
Starbucks non molla in Cina

MILANO – La più grande catena di caffetterie al mondo si appresta a dedicarsi al business del tè, che verrà venduto con il marchio Tazo. Da punto di riferimento per gli amanti del caffè a centro specializzato per gli amanti del tè, Starbucks prepara la propria rivoluzione. La catena di Seattle famosa in tutto il mondo per le varietà di caffè offerte ai suoi utenti, infatti, sta per aprire il suo primo negozio dedicato unicamente al the, che verrà venduto con il marchio Tazo.

Tazo il brand prescelto apripista

Secondo quanto riportato da un quotidiano statunitense, Starbucks ha scelto proprio Seattle per il primo store, che verrà inaugurato in autunno all’interno del centro commerciale University Village. Nel locale saranno disponibili oltre 80 varietà di tè, offerte in versione calda o fredda. Non solo, verrà realizzato anche un angolo dedicato appositamente alla miscelazione dove i clienti potranno creare la propria infusione preferita unendo diversi gusti di tè.

“Vogliamo soddisfare le aspettative sul the, allo stesso modo in cui abbiamo fatto con il caffè”, ha spiegato Charlie Cain, vice presidente di Tazo, marchio che Starbucks ha acquistato nel 1999 per una cifra vicina agli 8,1 milioni di dollari. Attualmente Starbucks ha più di 17.000 punti vendita nel mondo e Howard Schultz, il suo amministratore delegato, ha chiuso l’ultimo bilancio annuale con entrate per 8,04 miliardi di dollari, con un aumento percentuale del 6,3%.

BOS ice tea: il distributore che viene pagato con gli hashtag

0
bos ice tea
Nuova idea per pagare ai distributori

MILANO – La macchinetta installata a Città del Capo da BOS ice tea ha molto per far parlare di se: per comprare una bevanda non inserisci monetine come nei normali distributori automatici, bensì pubblichi un tweet, con l’hashtag indicato dall’azienda e geolocalizzato dove è posizionata la macchinetta (per verificare ti trovi in quel punto). Per ora è un esperimento, si prevede infatti che resti attiva solo per qualche giorno.

BOS ice tea: il video

Rancilio mette in mostra il talento marketing degli studenti

0
Officina Rancilio
Officina Rancilio

VILLASTANZA DI PARABIAGO (Milano) – Il mondo del marketing torna a premiare l’istituto di grafica “Olga Fiorini” a Busto Arsizio. Il riconoscimento arriva stavolta dalla Rancilio, il colosso mondiale delle macchine per caffè. Azienda che espone nel proprio museo in via Galeazzi a Parabiago i prodotti pubblicitari realizzati per l’azienda dagli studenti del quarto anno. Insomma, una soddisfazione doppia per gli studenti dell’istituto bustese.

Rancilio fa da ponte tra scuola e lavoro

Grazie all’attività di alternanza fra scuola e lavoro, gli alunni della scuola bustocca si sono infatti cimentati nella creazione del prototipo di uno stand fieristico e di un annesso coordinato di manifesti: il risultato è stato molto apprezzato da Roberto e Giorgio Rancilio, i titolari dello storico gruppo, intervenuti alla presentazione della mostra, nell’ambito di uno degli eventi culturali promossi dalla società nel proprio spazio espositivo, dove si può ammirare anche la collezione d’epoca di macchine del caffè.

Macchine le cui caratteristiche sono state descritte da Francesca D’Angelo, nuova responsabile del museo, aperto ogni giorno dalle 9 alle 13, nel corso della serata che ha visto l’azienda milanese illustrare le proprie eccellenze al Rotary club Ticino, rappresentato dal presidente Piero Bagolini.

L’iniziativa ha dunque permesso di dare spazio anche al progetto che ha coinvolto gli studenti della scuola di grafica

Quella della Rancilio è stata una proposta alla quale «i ragazzi hanno risposto con entusiasmo, impegnandosi tutti i pomeriggi per due mesi», ha sottolineato Alessandra Caprioli, l’insegnante che ha svolto il ruolo di tutor, affiancata dalla collega Sara Castiglioni, docente di progettazione grafica, e dalla coordinatrice di classe, Silvia Turconi.

Berton: le sue stelle non brillano più per Trussardi che lo caccia

0
andrea berton
Andrea Berton

MILANO – I presentimenti dicevano fosse ormai questione di tempo. Trussardi e Andrea Berton non sono più un binomio. E’ insomma un divorzio quello tra la maison del levriero e il grande stilista del gusto che ha portato in pochissimi anni (dal 2005) il ristorante Trussardi alla Scala a tre cappelli (ossia all’eccellenza) per la Guida L’Espresso, due stelle Michelin, “duetti” importanti con protagonisti della cucina internazionale e massimi riconoscimenti dalle maggiori guide gastronomiche italiane e non. Come pure aveva portato il Café Trussardi al top della classifica dei caffè italiani stilata dal Gambero Rosso.

Berton lascia la caffetteria de La Scala

Gli estimatori di quel perfetto intreccio di atmosfera e cucina che Berton e la sua squadra avevano saputo creare nel locale milanese forse non saranno contenti, ma così stanno le cose. Lo ha detto chiaramente Berton in un comunicato in cui peraltro ha tenuto a sottolineare che la decisione è stata unilaterale. E non sua. Divorzio quindi, non consensuale, come lo chef friulano spiega in poche ma forti parole: “È una decisione unilaterale da parte della proprietà, che non condivido né nella forma né nelle motivazioni addotte.

Per questo motivo da ora in poi saranno esclusivamente i miei legali ad occuparsene”. I sette anni passati nel gruppo, sono definiti nel comunicato un periodo intenso ed entusiasmante: “La crescita delle presenze e di fatturato, sia del Ristorante che del Cafè, anche e soprattutto negli ultimi anni di crisi internazionale, è emblematica di un successo sorprendente”, scrive Berton che ringrazia la sua squadra, “primo ingrediente indispensabile per la buona riuscita di ogni piatto”. Da tempo in rete si parlava del fatto che la maison fosse alla ricerca di un altra conduzione in cucina. Adesso non ci sono più dubbi. Anche se ancora non c’è il nome del suo successore. Nè ancora sappiamo dove approderà Berton.

Fonte: l’espresso.it

Caffè molecolare: allo Strälvè gli alchimisti lo servono da dietro al bancone

0
caffè molecolare
I due alchimisti

PARMA – Che succede se il barista diventa artista di laboratorio? Semplice: nascono «perle di caffè», il caffè molecolare. Morbide e dal cuore caldo e avvolgente. Succede allo Strälvè che non è soltanto un bar del quartiere Lubiana*, dove Giacomo Dall’Aglio e Massimo Delle Donne si guadagnano a pieno titolo la fama di «alchimisti del bancone». Per la prima volta a Parma la cucina molecolare viene riadattata per la caffetteria: da oggi il caffè, non solo si sorseggia, ma si assapora (perla dopo perla) possibilmente «in un nido di panna montata aromatizzata alla rosa».

Caffè molecolare: una ricetta costata mesi di fatiche, prove e confronti a tutto spiano per la coppia di baristi particolarmente apprezzata dal popolo di via Emilia Est

«Capriccio»: questo il nome del nuovo «caffè solido» che sta spopolando tra gli avventori del locale. Torrefazione, gastronomia, bar, teatro di mostre e incontri a sfondo culturale: difficile «etichettare» lo Strälvè «e ancor più ”imbrigliare” la mente dei suoi titolari, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo – sorride Dall’Aglio con un pizzico di soddisfazione –. Pur credendo nel valore delle tradizioni e nelle prelibatezze di casa nostra, non vogliamo fermarci. Il desiderio è quello di proporre ai nostri clienti prodotti innovativi, eccellenti e di ottima qualità».

I fantasisti del bancone, così li chiamano, sempre a caccia di nuovi traguardi, hanno guadagnato una lunga serie di premi e riconoscimenti

«Ma la parola d’ordine è stupire sempre chi ci viene a trovare», rimarcano. Nuovo e, ovviamente, gustoso: il Capriccio nasce a gennaio: «o meglio, a inizio anno abbiamo avuto l’idea, la voglia di portare una ventata d’aria nel mondo ormai immobilizzato della caffetteria», aggiungono. Caffè in tazza, shakerato, freddo, gelato: «ma mai solido». Ed ora eccolo qua: il caffè molecolare sono pronte in due, forse tre minuti. Il «guscio» è gelatinoso e si scioglie in bocca, il cuore è liquido.

Cinque perle per un caffè molecolare in tazza, ma non basta:

«E’ proprio diverso il modo di gustarlo – spiegano i titolari del bar -: il Capriccio può diventare dessert, pranzo o merenda. Uno sfizio che non ha orari, da gustare in compagnia o in solitaria». Dopo mesi di «test» giornalieri il ringraziamento è d’obbligo: «E va soprattutto alle nostre compagne, – spiega Dall’Aglio – le prime clienti, esperte, spesso cavie e sempre fonte d’ispirazione». «Non a caso il capriccio è un termine che evoca la natura femminile» scherza un habitué del locale.

Già, non a caso.

Fonte: la Gazzetta di Parma *Lo storico quartiere Lubiana di Parma è il popoloso della città Il Quartiere Lubiana si affaccia sulla Via Emilia, una delle più importanti vie d’accesso e straordinario mezzo di comunicazione che porta con sé la storia fino dall’epoca romana. Il Quartiere è il più popoloso della città con i suoi oltre ventiquattromila abitanti. Al suo interno convivono varie realtà, con problemi e situazioni diversificate. La zona urbana si presenta con insediamenti abitativi e residenziali ad alta intensità demografica, che si sono succeduti negli anni, mentre la zona rurale comprende quattro frazioni: Coloreto, Marore, Martorano eSan Prospero.

Quarta chiarisce come presidente di Asso, i dubbi di Vancheri

0
antonio quarta caffè
Antonio Quarta amministratore unico della Quarta Caffè di Lecce

Antonio Quarta presidente dell’Asso torrefattori risponde alla lettera di Salvo Vancheri: “È l’iscrizione all’Associazione italiana Torrefattori che consente di avere a disposizione gli studi e le inchieste e quindi di ottenere tutte le risposte alle domande poste E nelle assemblee dell’Ait tutti gli iscritti possono portare le loro proposte per trovare il sostegno dei colleghi”.

Quarta scrive

Caro Vancheri,

dopo quella tua lettera precedente ti chiamai al telefono e tra noi ci fu una lunga conversazione nella quale chiarii tutti i tuoi dubbi. E soprattutto ti invitai ad iscriverti all’Associazione Italiana Torrefattori, adesione che, sottolineai e ricordo, costa meno di un macinino del caffè. Ma tu, e sono passati sei mesi, non ti sei ancora associato. Perché scrivo questo. Perché soltanto i soci sono a conoscenza e possono disporre di tutti gli studi e le inchieste in corso da parte dell’associazione anche sulle questioni che sollevi e quindi hanno la possibilità di avere tutte le risposte. In particolare l’Associazione ha sempre sostenuto l’adozione e l’uso del Contratto europeo che, anche sui punti sollevati, è chiarissimo.

E su questo punto – dopo il varo della Legge 62 approvata lo scorso 18 maggio in merito al Testo unico bancario che regola anche l’attività dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizie – è in corso un inteso dibattito all’interno delle aziende del settore alimentare in Italia, al quale sta partecipando attivamente l’Associazione torrefattori perché la legge riguarda la gran parte delle finanziarie collegate alle aziende del caffè. Proprio per questo l’Associazione aspetta a braccia aperte tutti i torrefattori non ancora iscritti.

Quarta continua

Perché il momento è difficile, siamo alla vigilia di tante novità e serve il contributo concreto e di idee di tutti. Aggiungo e ricordo che l’Associazione ha una segreteria alla quale possono rivolgersi tutti gli iscritti per risolvere i loro problemi specifici ed essere aggiornati su tutto quanto stiamo facendo. Soltanto iscrivendoti all’associazione, caro Vancheri, potrai intervenire alle assemblee, portare le tue proposte e trovare il sostegno dei colleghi.

L’Associazione è aperta alle idee e ai contributi di tutti gli addetti ai lavori ed aspetta energie nuove, idee innovative

E per gli iscritti c’è anche posto nei consigli direttivi. Antonio Quarta Associazione Italiana Torrefattori Corso Venezia 49 – 20121 Milano E-mail info@a-i-torrefattori.it Telefono 027750232 – fax: 027750381

Diabete di tipo 2: non solo il caffè, ma anche il tè aiuta contro la patologia

0
Autoanalisi indice glicemico
Quando bere il caffè per avere il miglior effetto?

MILANO – Secondo il Centro studi dell’alimentazione italiano, il ruolo protettivo del tè nei confronti del rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 è ormai ben noto. Meno chiara tuttavia è la relazione tra i livelli di assunzione di tè ed i benefici per la salute. Dall’analisi di appositi questionari per la rilevazione dei consumi alimentari, compilati da più di 29.000 soggetti reclutati per lo studio EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), 12.403 dei quali con diagnosi di diabete di tipo 2, è emerso che i consumi di tè sono notevolmente diversificati negli 8 Paesi europei considerati. Infatti, nonostante il 64% della popolazione europea dichiari di consumare tè, la mediana dei livelli di assunzione varia da 0 tazze al giorno in Spagna a 4 tazze al giorno nel Regno Unito.

Diabete di tipo 2: cosa dice la ricerca

Il consumo di tè è risultato comunque associato ad una ridotta probabilità di diabete di tipo 2. In particolare per i consumatori di tè il rischio è ridotto rispetto ai non consumatori, ed espresso come Hazard Ratio (HR) è pari a 0,84 e 0,93 per consumi rispettivamente di 4 o più tazze al giorno e da 1 a meno di 4 tazze al giorno.

I risultati di questo studio dimostrano quindi l’esistenza di un’associazione inversa e lineare tra il consumo regolare di tè, a partire da una tazza al giorno, e l’incidenza di diabete di tipo 2 nella popolazione europea.