giovedì 15 Gennaio 2026
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Bull and Bear Steakhouse sconta i cocktail se Wall Street cala

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Bull and Bear Steakhouse

NEW YORK – Se le Borse chiudono in perdita, l’affare migliore è quello di andarci a bere sopra. Non solo per dimenticare, in caso di investimenti copiosi, ma anche perché si è certi – almeno una volta – di risparmiare sulla bevuta. Grazie all’idea di uno dei cocktail bar più quotati della Grande Mela infatti, ogni sera i prezzi delle bevande scendono a seconda di quanto sono scesi gli indici borsistici. Mentre restano invariati, se le cose nella giornata finanziaria sono andate piuttosto bene. C’è sempre un buon motivo per un aperitivo, dunque? Secondo i proprietari del Bull and Bear Steakhouse pare proprio di sì.

Bull and Bear Steakhouse: com’è il locale

È uno dei più eleganti e meglio frequentati bar e ristoranti di Manhattan, a cui si accede direttamente dalla lobby dell’hotel Waldorf-Astoria, struttura alberghiera storica di Park Avenue, dove affluiscono copiosi i personaggi del jet set e i grandi della finanza. Non a caso, il suo bar (ma il locale serve dalla colazione alla cena, e i suoi menu sono pluripremiati dalle riviste e guide del fine dining, spesso osannati dai critici americani) ha deciso di promuovere i suoi cocktail dando un’occhiata proprio agli andamenti degli affari dei suoi clienti.

Il listino

Ogni giorno, all’ora dell’aperitivo, vengono serviti i cocktail più famosi: vi si gustano immancabili i Manhattan, Caipirinha di ogni tipo, i classici Martini e affini. I prezzi, che a listino sarebbero normalmente salati, tra i 14 e i 18 dollari per un drink, cambiano però a seconda della chiusura della Borsa di New York. Gli indici sono scesi? E di quanti punti? Per ogni punto con il meno davanti, il prezzo del conto al bar scende di un dollaro, permettendo ai clienti di bere a tariffe più convenienti senza rinunciare al lusso del locale.

I responsabili della Bull and Bear Steakhouse hanno ovviamente pensato a soddisfare le esigenze dei clienti facoltosi

Che da sempre gravitano intorno ai suoi sgabelli, gli stessi che probabilmente non faranno molto conto a quel dollaro in meno pagato a fine serata. Ma l’operazione nasce, in tempo di crisi, anche per conquistare qualche nuovo fan, e svecchiare l’immagine del bar: intanto si potrà controllare l’andamento dei titoli direttamente su uno schermo esposto sul bancone, di modo che anche i meno esperti possano sapere a che sconto vanno incontro, e poi la detrazione in caso di crisi avverrà unicamente nei confronti di quei clienti che dimostreranno di essere follower del locale su Twitter o di aver messo un “mi piace” sulla sua pagina Facebook.

In Costa Rica apre il primo locale della catena Starbucks

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Starbucks
Starbucks

MILANO – Starbucks riafferma il suo impegno in America latina con lo sbarco in Costa Rica e l’apertura del primo centro di assistenza per i produttori colombiani. L’inaugurazione del primo locale costaricano, in collaborazione con il partner locale Corporación de Franquicias Americanas (Cfa), è avvenuta ieri a San José, nel quartiere di Escazu.

“Lo sviluppo al di fuori degli Usa è essenziale per il futuro della compagnia e l’America latina continua ad avere un ruolo chiave – ha dichiarato Cliff Burrows, presidente di Starbucks Americas – compriamo la maggior parte del caffè verde in America latina e siamo impegnati non soltanto a espandere la nostra presenza commerciale, ma anche a rafforzare i nostri legami con i produttori, le loro famiglie e le comunità”.

Costa Rica apre alla catena

“La Costa Rica produce alcuni tra i migliori caffè del mondo e rimane un’area chiave per la nostra azienda – ha aggiunto Pablo Arizmendi-Kalb, vice presidente e direttore generale di Starbucks Latin America – Starbucks ha iniziato a comprare caffè verde in Costa Rica sin da 1971, anno della sua fondazione, e dal 2004 gestisce in questo paese un centro di assistenza per i produttori situato a San José.  Siamo fieri di portare la Starbucks experience ai consumatori di questo mercato”.

Starbucks si accinge intanto ad aprire il suo primo centro di assistenza sud americano in Colombia

A Manizales (Caldas), che si aggiunge a quelli già aperti San José e a Kigali (Ruanda), nonché a quelli di imminente apertura a Mbeya (Tanzania) e nello Yunnan, in Cina. Grazie anche alla collaborazione con la federazione colombiana dei produttori di caffè, Starbucks punta a migliorare le vite dei produttori e delle loro famiglie, ridurre l’impatto ambientale e realizzare interventi di cui beneficerà l’intera economia locale.

“Siamo convinti che il nostro successo a lungo termine sia strettamente connesso al successo di migliaia di produttori che coltivano il nostro caffè in tutto il mondo – ha dichiarato Peter Gibbons, vice presidente esecutivo di Starbucks Global Supply Chain Operations – la nostra assistenza ai produttori comprende gli strumenti, le informazioni e i capitali necessari per far progredire i metodi di produzione e aumentare la longevità delle piantagioni”.

La crescita prosegue intanto nell’intera America latina oltre la Costa Rica

In Brasile, Starbucks ha recentemente assunto la piena proprietà del business e punta ad aprire centinaia di locali nei prossimi anni. Rafforzati inoltre i legami con Altea, partner di Starbucks in Argentina, Cile e Messico. I piani di espansione prevedono 300 nuovi locali in Argentina e Messico di qui al 2015. Starbucks conta attualmente 560 locali in America latina per un totale di oltre 8 mila dipendenti e collaboratori.

Vancheri: “A volte mi vergogno di essere un torrefattore Italiano”

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Salvo Vancheri
Salvo Vancheri con i sacchi di caffè nel magazzino della sua torrefazione di Caltanissetta in Sicilia

MILANO – Condividiamo con i lettori l’intervento del torrefattore Salvatore Vancheri, a commento dell’intervista di Enrico Meschini: “Il calo della qualità dell’espresso italiano? Il problema è la serietà e la professionalità dei torrefattori”

di Salvatore Vancheri

Vancheri: come sta l’espresso oggi in Italia?

Mi riferisco all’intervista al Signor Enrico Meschini pubblicata su Comunicaffè nei giorni scorsi. Alla vostra domanda “Come vede l’attuale situazione del caffè espresso in Italia e all’estero?” Meschini risponde dicendo che il calo di qualità dell’espresso Italiano, è in relazione al prezzo crescente delle Arabiche.

Trovo questa risposta molto evasiva, e priva di fondamento , per i seguenti motivi: 1) anche se il prezzo delle Arabiche è raddoppiato, la marginalità che si ha sul prezzo di vendita del prodotto finito non giustifica un calo di qualità, anche perché contemporaneamente si sono alzati i listini di vendita. 2) L’ Italia è una penisola lunga 2.000 km, e la caratteristica che fa il nostro paese unico al mondo è che ogni regione, ogni comune ha le sue tradizioni radicate nella società e cultura, in poche parole a me da buon siciliano non piace il caffè biondo con poco crema che viene servito in Friuli, come al friulano non piace la tazza cremosa e scura servita in Sicilia.

Ma questo non significa che il caffè migliore sia quello siciliano o quello friulano sono due modi diversi di produrre e presentare il caffè

D’altronde non ci sono trattati in cui è scritto che la miscela per l’espresso si deve comporre solo con le Arabiche o solo con le Robuste. Il caffè è come il vino: è espressione e cultura del luogo di produzione. Il vero problema, è inutile che ce lo nascondiamo o facciamo gli ipocriti, è la serietà e la professionalità dei torrefattori, come spesso ho scritto proprio su Comunicaffè.

A che serve se io, Vancheri, da piccolo artigiano mi faccio in quattro per comporre una signora miscela di caffè

Se sul mercato abbiamo dei colleghi che operano in modo illegale e scorretto, fidelizzando i clienti bar con finanziamenti illeciti o con alchimie legali o commerciali come sconti anticipati, o anticipi su fatture, tutte pratiche fuori ogni regola,. Siamo fuori dalla leale concorrenza e spesso ai limiti del legalità sia penale che finanziaria. Ed è normale che quando uno di questi colleghi ha fidelizzato il cliente, mettendogli il cappio al collo, gli vende tutta la monezza che vuole.

Per quando riguarda l’estero, a volte mi vergogno di essere un torrefattore Italiano

Ho visto vendere all’estero delle qualità di prodotto che sembrava più mangime per galline che caffè, a prezzi al di sotto delle quotazioni di mercato. Per questo abbiamo un serio problema di serietà e credibilità. Il nostro è un settore che non riesce a fare sistema, e le varie associazioni di torrefattori sono sorde o complici di tale stato di cose. A questo proposito ancora oggi, a distanza di ben 6 mesi, attendo che l’amico Antonio Quarta, Presidente dell’Associazione Italiana torrefattori risponda a quei semplici quesiti che io scrissi su Comuni Caffè: di indicare a tutti i colleghi, quali erano gli articoli di legge della Repubblica Italiana che autorizzavano le torrefazioni a comportarsi come delle banche, e se l’associazione italiana torrefattori condivideva questo modo di fare la fidelizzazione dei clienti.

Chiedevo anche se intende iniziare una campagna di moralizzazione del settore cacciando dalla propria associazione tutte quelle aziende che fidelizzano i clienti con queste pratiche poco ortodosse. Presidente Quarta lei mi indicò come omertoso, soltanto perché, per motivi personali, usavo uno pseudonimo. Ma il non aver dato le risposte che tantissimi operatori del settore attendono da tutto questo tempo a cosa è dovuto? Sono certo che, data la sua importante posizione, Presidente eletto dai torrefattori, non potrà ignorare ancora un così fondamentale quesito. Salvatore Vancheri

Nestlé con Nespresso ancora nella bufera delle cause sulle capsule

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Novità nel mondo Nestlé

TORINO – Oggi il tribunale di Torino esamina la sentenza emessa il18 maggio scorso dopo la denuncia presentata da Nespresso contro Caffè Vergnano. Nella prima decisione Nespresso aveva avuto soddisfazione sulla citazione dei nomi delle macchine che usano le cialde svizzere e l’uso del marchio. Tuttavia i giudici non avevano inibito la vendita delle capsule biodegradabili prodotte alle porte di Torino. Vedremo come andrà. Intanto sull’ultimo numero del CorrierEconomia, supplemento economico del lunedì con il Corriere della sera, è uscito un articolo di Roberta Scagliarini che riassume la situazione giudiziaria in Europa che vede contrapposta la società del gruppo Nestlé: in palio c’è un mercato che vale 5 miliardi di euro.

Nestlé però continua a spingere su Nespresso

Qualcuno scherzosamente l’ ha definita la «George Clooney connection» perché, grazie allo spot, l’ attore americano è diventato il simbolo del caffè Nespresso. Ma è un paradiso quello messo in scena dalla Nestlé nello spot che rischia di perdersi. La ragione è che la multinazionale svizzera si trova ad affrontare la scadenza, dopo due decenni, di decine di brevetti depositati in tutto il mondo per difendere le sue cialde per il caffè espresso. «Possediamo un ampio portafoglio di brevetti sul Sistema Nespresso – spiega Nestlé – e, in quanto risultato di innovazione continua, ogni anno ne vengono depositati di nuovi. Per questa ragione, mentre alcuni dei nostri brevetti scadranno nel 2012, la maggior parte di essi rimarranno validi».

Nestlé sta già combattendo in diversi tribunali europei con un team di legali per difendere il suo prezioso sistema

Se dovesse perdere l’ esclusiva qualunque produttore di caffè potrebbe mettere sul mercato capsule compatibili con le sue raffinate macchinette a un prezzo inferiore. In altri termini, potrebbe entrare senza fatica in un mercato da 6 miliardi di dollari (4,8 miliardi di euro al cambio di settimana scorsa), creato in gran parte proprio dal marketing di Nespresso.

Mercato

Il brand Nespresso vale 3,3 miliardi di dollari di ricavi (2,6 miliardi di euro) e da solo vende più caffè di Lavazza e di Starbucks, ed è quello che cresce di più (25% l’ anno) della collezione Nestlé. La battaglia per la spartizione della torta di Nespresso è iniziata in Francia alla scadenza del primo brevetto, quando la multinazionale Sara Lee e la neonata Ethical Coffee hanno messo sul mercato cialde compatibili a metà prezzo. Con l’ aggravante che la Ethical Coffee era stata fondata in Svizzera proprio da un ex capo della Nespresso, Jean-Paul Gaillard.

Nestlé ha reagito immediatamente con una causa legale contro i due competitor ma non è riuscita a circoscrivere la vicenda alla sola Francia

Le aziende e i brand che hanno attaccato le cialde Nespresso sono aumentate e con esse le cause per fermarle. In Svizzera c’ è la Denner della Migros, la principale catena di distribuzione al dettaglio, in Spagna Marcilla, in Olanda e Belgio Douwe Egberts, un altro brand del circuito Sara Lee. «Abbiamo intentato cause legali per violazione della proprietà intellettuale nei confronti di concorrenti in Belgio, Francia, Germania, Olanda, Sudafrica, Spagna e Svizzera – precisa Nestlé -. In Italia l’ unico procedimento in essere è quello nei confronti di Vergnano».

Ma in Italia tutti i grandi gruppi dell’ espresso, a cominciare da Lavazza, stanno guardando con interesse all’ esito della battaglia legale contro le imitazioni per decidere se aggredire a loro volta il mercato Nespresso

«La nostra innovazione è il risultato di 25 anni di ricerca e sviluppo – ribatte Nestlé -. La salvaguardia della proprietà intellettuale è una componente fondamentale della nostra strategia di business e ogni parte di essa per noi è importante e deve essere difesa». Tecnologie All’ ultima assemblea di bilancio il Ceo Nestlé, Paul Bulcke, aveva annunciato che il gruppo ha vinto una causa importante all’ Ufficio brevetti europeo concernente la tecnologia delle sue macchine.

Al procedimento europeo intentato da più aziende ha partecipato anche Caffè Vergnano

«per solidarietà al comparto – spiega l’ azienda piemontese – in nome di un mercato più libero e più accessibile a tutto vantaggio degli utenti finali». Nonostante la sconfitta in quella sede, «Caffè Vergnano continua a produrre comunque le proprie capsule – prosegue l’ azienda – perché quella sentenza non causa nessun problema al prodotto, alla continuità del business e ai piani industriali e commerciali dell’ azienda».

Ma lo scorso 18 maggio dal Tribunale di Torino è arrivata sull’ azienda piemontese una ingiunzione preliminare. «Siamo lieti che il tribunale abbia riconosciuto che l’ azienda ha adottato metodi di concorrenza sleale e abbia proibito alla stessa di violare il nostro marchio – commenta Nestlé -. La società dovrà modificare il proprio packaging e interrompere qualsivoglia pubblicità o comunicazione». Si tratta solo di una sentenza preliminare che non determina le decisioni future del tribunale. Ma Nestlé ha già deciso «di chiedere alla Corte d’ appello di esaminare l’ istanza relativamente ai brevetti Nespresso». Secondo alcuni osservatori anglosassoni la battaglia contro la pirateria della multinazionale è legittima ma limita la libertà di scelta dei consumatori. Fonte: corriere.it

Napoli rivede le regole per occupare il suolo pubblico dai locali

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caffè napoletano napoli
Napoli

NAPOLI – Dal Golfo qualche idea per il resto dell’Italia. Dopo polemiche e sequestri il consiglio comunale vara le nuove norme. L’intento è di fare tutto più in fretta e di evitare lungaggini burocratiche. Via libera dal Consiglio comunale di Napoli al nuovo regolamento per l’occupazione di suolo pubblico davanti a bar e ristoranti.

“Il testo approvato è frutto della collaborazione di uffici, Giunta, Commissioni consiliari e dell’intero Consiglio comunale – sottolineano l’assessore allo Sviluppo, Marco Esposito, e il presidente della commissione attività produttive Antonio Crocetta – a dimostrazione di come su un tema sentito in città ci sia stato un lavoro di squadra.

Napoli: suolo pubblico a nuove condizioni

Va sottolineato che quello approvato è il primo regolamento in materia, visto che finora la disciplina si limitava alle linee d’indirizzo elaborate dalla precedente amministrazione e mai votate dal consiglio comunale”. Il regolamento approvato ieri, che va a modificare anche quello della Cosap, prevede diverse novità. A partire dal pagamento della Cosap che non è più limitato alla tariffa giornaliera e a quella annuale, formula che, viene fatto notare, in passato creava situazioni illogiche perché un’occupazione di 12 giorni costava quanto quella annuale e una di 120 giorni costava quanto dieci anni.

La nuova tempistica di occupazione prevede la tariffa giornaliera, quadrimestrale, semestrale e annuale, con la regola che in nessun caso l’occupazione giornaliera può superare la tariffa quadrimestrale. La città sarà divisa in tre zone: Centro Antico (quartieri Avvocata, Montecalvario, Mercato, Pendino, Porto, San Giuseppe e San Lorenzo); Panoramica (Chiaia, Posillipo, San Ferdinando, Vomero, Arenella e Bagnoli); Urbana (tutti gli altri quartieri).

In ogni zona ci saranno specifiche opportunità di arredo urbano

In tutta la città è prevista la possibilità di richiedere la concessione di suolo pubblico semplificata, di durata quadrimestrale, con arredi limitati a sedie, tavolini e ombrelloni. Per tale pratica, è necessario, entro dieci giorni un parere degli uffici competenti. Sono possibili anche forme di arredo più complesse, comprese le pedane e i gazebo. La coperture laterali sono consentite nel periodo ottobre-aprile. Le modifiche al regolamento Cosap consentiranno anche la possibilità per la Giunta di ridurre fino all’azzeramento il canone di occupazione di suolo pubblico in caso di manifestazioni e spettacoli con forte richiamo turistico e quindi ricaduta economica positiva per la città

Expo Vending Sud: appuntamento per il settore a Catania dal 30 novembre

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Expo Vending Sud Centro fieristico Le Ciminiere
Centro fieristico Le Ciminiere

CATANIA – La quarta edizione dell’Expo Vending Sud si svolgerà a Catania dal 30 novembre al 2 dicembre presso il Centro fieristico “Le ciminiere”. Il salone specializzato per il settore vending in questa edizione 2012, vuole dare risalto oltre che all’importante comparto della distribuzione automatica e categorie merceologiche attinenti, anche e soprattutto all’industria del caffè espresso ( torrefattori, confezionatori, rivenditori ) e alle aziende italiane che operano nel settore dell’imbottigliamento e della distribuzione delle acque minerali (imbottigliatori e distributori di acqua in “boccioni” e in bottiglia, fabbricanti di prodotti ed apparecchiature relative ).

Expo Vending sud, ha registrato nelle edizioni precedenti un significativo incremento di visitatori

Tutti operatori del settore, provenienti in gran parte dalla Sicilia, dalla Calabria ma anche dalle varie regioni di Italia. Un appuntamento, quindi, ormai noto e atteso da quanti desiderano aggiornare e rinnovare le proprie dotazioni al fine di offrire ai vecchi e nuovi clienti: macchine, prodotti e servizi sempre più moderni ed efficienti.

Partecipare ad Expo Vending Sud significa entrare in contatto con un gran numero di aziende già ben avviate ma, soprattutto, avere modo di proporsi a quanti desiderano intraprendere oggi questa nuova attività. La segreteria organizzativa propone anche spazi espositivi in modalità pre-allestita, così da consentire all’espositore di giungere in fiera ed esporre i propri prodotti con la massima agevolezza. Difatti è disponibile, come per le scorse edizioni il servizio, a titolo gratuito, per il ricevimento in fiera e riconsegna della merce a mezzo corriere.

Il Centro fieristico Le Ciminiere

Gode di un ampio spiazzale antistante che consente al visitatore di trovare agevolmente posto per la propria auto; tuttavia, prevedendo un arrivo ancora più significativo di operatori, è stata prevista una ulteriore area a parcheggio nei piani sottostanti il Centro. Prenotare sin d’ora la propria partecipazione consente di godere degli sconti e omaggi previsti e poter scegliere in pianta la posizione più favorevole. Info sul sito; marketing@expovendingsud.it

Costa Coffee: vendite pari a 226,7 milioni di sterline (+24,7%)

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costa coffee
Costa Coffee

MILANO – Costa Coffee si conferma l’asset più performante di Whitbread. La riprova nei risultati diffusi martedì relativi al primo trimestre dell’esercizio in corso. Il gigante britannico ha chiuso le 13 settimane al 31 maggio con un incremento complessivo delle vendite del 13,9% e del 4,5% like-for-like, superiore alle previsioni degli analisti. Sempre a parità di perimetro, Costa Coffee registra i risultati più brillanti, con una crescita dell’8,4%, che offusca il risultato, pur buono, di Premier Inn (+4,3%), a sua volta in ripresa dopo il rallentamento di inizio anno.

Costa Coffee: vendite sono pari a 226,7 milioni di sterline (+24,7%)

Di cui 123,9 milioni conseguiti in Uk (+21,5%). Costa Enterprise (comprendente i distributori automatici Costa Express) ha realizzato vendite per 50,6 milioni di sterline (+29,9%). Nell’arco delle 13 settimane considerate sono stati aperti 35 nuovi locali in Uk. Internazionalmente, le vendite segnano una crescita del 25,8% a 52,2 milioni di sterline, con un incremento del 13,2% in area Emei (Europa, medio oriente e India) e del 131,1% per Costa Asia. Ben 22 dei 35 locali di nuova apertura sono stati inaugurati in Cina dove le insegne del gruppo raggiungono le 186 unità. Per l’intero esercizio è prevista l’apertura di 350 caffetterie e un migliaio di punti vendita Costa Express.

Costa Coffee rimane la “star dello show” ha commentato l’analista di Shore Capital Phil Johnson

Numero uno in Uk, Costa punta a diventare il numero 2 mondiale alle spalle di Starbucks con 3.500 locali e 1,3 miliardi di sterline di fatturato entro il 2016. “I nostri piani di crescita sono corroborati dai buoni risultati a bilancio” ha dichiarato il ceo Andy Harrison confermando gli obiettivi di esercizio che prevedono la creazione di 3.500 nuovi posti di lavoro nel Regno Unito.

“Nel secondo trimestre, il confronto con i risultati dell’esercizio trascorso sarà più impegnativo visti i risultati rilevanti conseguiti l’anno scorso e l’impatto incerto degli importanti eventi sportivi in programma questa estate” (olimpiadi e paraolimpiadi, ndr.). Ancora smentite infine alle voci di un possibile spin off di Costa da Whitbread. “Siamo focalizzati al 100% sulla crescita di Costa – ha dichiarato in merito Harrison secondo il quale il contesto economico continuerà a essere caratterizzato, anche nei 12 mesi a venire, da una situazione di sostanziale stagnazione.

Ma i britannici preferiscono il tè

Le caffetterie sono ormai parte integrante del paesaggio urbano britannico, ma per cominciare la giornata con una marcia in più i sudditi di sua maestà britannica continuano a prediligere la tradizionale tazza tè. Lo attesta un sondaggio realizzato da Travelodge su un campione di 5 mila adulti.

Dai risultati emerge che il 53% degli intervistati a colazione preferisce il tè contro appena un terzo che opta per il caffè. Un piacere quello del tè che non viene meno con le nuove generazioni. Ben un terzo degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 24 anni ha dichiarato infatti di considerare il tè una bevanda corroborante e rinfrancante. Appena il 15% del campione afferma di bere il tè con il latte, mentre quasi la metà rinuncia allo zucchero.

Nei metodi di preparazione prevale la praticità e la rapidità: soltanto il 16% dei britannici usa la teiera quotidianamente e solo un consumatore su 10 lascia il filtro nella tazzina per i rituali 3 minuti, mentre oltre il 40% degli adulti limita l’infusione a meno di un minuto. La pausa per il tè rimane popolare negli ambienti di lavoro. Le ore canoniche sono le 10 del mattino e le 3 del pomeriggio.

Caffettiera ipertecnologica o classica: ancora tutti la amano

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l'aforisma caffettiere

MILANO – C’ è quella pensata per i fuochi a induzione, sempre più di moda, ci sono quelle speciali per il cappuccino, l’orzo e la crema di caffè. Ci sono quelle elettriche, con la musica e di ultradesign (guardare, ma non toccare). Hanno molti nomi: Zera, Brikka, Dama, Twist, Zazà, Vulcano. Ma l’ultima, inventata dalla signora Patrizia Tringolo di Gravellona, imprenditrice, moglie di un artigiano dell’alluminio, deve essere ancora battezzata. C’ è quella pensata per i fuochi a induzione, sempre più di moda, ci sono quelle speciali per il cappuccino, l’orzo e la crema di caffè. Già, perché le caffettiere, quasi cenerentole nella folla «glam» di macchinette per l’espresso casalingo, raccomandatissime da star come George Clooney per Nepresso o Julia Roberts (vista nello spot Lavazza), sono ancora molto amate (le usano il 67 per cento degli italiani) e si difendono dall’avanzata travolgente delle cialde che hanno conquistato il 3,4 per cento del mercato e continuano a crescere.

Caffettiere del futuro: come si comporta il mercato

Delle invenzioni italiane, è la più italiana di tutte (non si offendano i Ferragamo che hanno brevettato il tacco a spillo) tanto da meritare, nella versione «cappucciniera», la copertina del volume «150 (anni di) invenzioni italiane» di Vittorio Marchis, Codice Edizioni. Bialetti ha seminato 270 milioni di caffettiere in tutto il mondo e in ogni casa italiana ce ne sono almeno due. Non mancano le mutazioni genetiche: in laboratorio è nata Miss Moka Evolution, l’ibrido che va a cialde.

Consumiamo 5,77 chili di caffè a testa, 37 a famiglia in un anno, tanti, anche se siamo solo al settimo posto, dopo le nazioni del nord Europa (Finlandia, Danimarca e Olanda).

Non ci svegliamo senza un caffè (succede al 57 per cento) e perché sia buono bisogna conoscere alcuni piccoli segreti

Acqua povera di calcare, filtro riempito senza pressare la polvere, fuoco lento, coperchio alzato appena le prime gocce escono fuori, e guai a lasciare la moka sul fornello acceso. Eduardo De Filippo sosteneva, in «Questi fantasmi» che le donne non sanno fare il caffè. Lui usava la «napoletana», ma forse non sapeva che ne bevono più degli uomini (1,7 tazze contro 1,5) e sono più curiose.

Si innamorano delle forme, inseguono le caffettiere viste in un film

La ricerca di quella che appare in una scena di «Immaturi» (acciaio/alluminio e ceramica bianca a righe gialle) quando Raoul Bova e Luisa Ranieri fanno colazione, è diventata un tormentone. In tempi come nostri, di nostalgica immersione nel vintage, di ritorno al passato, potremmo fare a meno di una moka?

Andrea Moretto, appassionato collezionista (è arrivato a quattrocento) ne ama particolarmente una degli Anni 60, «un piacere per la vista e per il gusto», e assicura che «una caffettiera in alluminio darà un risultato differente da una in acciaio o ceramica, rame, ottone nichelato o argento rodiato».

C’è l’approccio pragmatico-ecosostenibile: «In un espresso ci sono solo tre sorsi, sai che soddisfazione, mentre dalla caffettiera puoi riempire la tazzina almeno tre volte di fila. Ah, e ricordate: i fondi di caffè possono essere riciclati in una dozzina di modi», ricorda Mariella Dipaola su Uomoplanetario.org. C’è l’approccio romantico tradizionale: «Il dolce gorgogliare del caffè che sale è la musica più bella, subito dopo Mozart», dic e Frances Mayes, autrice del vagabondaggio sentimentale di «Sotto il sole del Mediterraneo» (le macchinette non hanno un suono così poetico, non ancora).

Bialetti in rosso: necessario aumento di capitale massimo di 15mln

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Och-Ziff bialetti

MILANO – La crisi non risparmia neanche le macchine del caffè Bialetti. L’assemblea del gruppo che ha la sede a Coccaglio in provincia di Brescia ha deliberato ieri di ripianare le perdite e di rafforzare il patrimonio con un aumento di capitale per un massimo di 15 milioni di euro.

Bialetti deve rinascere

I soci hanno così dato il via libera alla copertura delle perdite emergenti dalla situazione patrimoniale (quasi 21 milioni di euro) attraverso l’utilizzo delle riserve disponibili (7,7 mln) e la riduzione del capitale sociale da 18,7 a 5,5 milioni. Inoltre, è stata varata una ricapitalizzazione, le cui risorse saranno apportate in gran parte dal socio di controllo, Bialetti Holding, che sosterrà l’operazione per oltre 9 milioni di euro.

La prossima riunione del Cda, spiega una nota, servirà quindi a determinare le condizioni dell’aumento

In funzione, tra l’altro, delle condizioni di mercato, dell’andamento delle quotazioni in Borsa e finanziarie del gruppo. Il Cda valuterà inoltre la possibilità di applicare uno sconto al prezzo teorico ex diritto. L’aumento è atteso entro la fine del 2012.

Elisa Molle dopo il mondiale: “In Italia nella caffetteria, siamo obsoleti”

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elisa molle
Elisa Molle

MILANO – Il Wbc si è concluso a Vienna e non ha dato soddisfazioni a tutti allo stesso modo: una cosa normale all’interno di una competizione, che però lascia l’amaro in bocca ad alcuni concorrenti che non sono riusciti a dare il massimo come ci si sarebbe potuti aspettare dopo i mesi di allenamento. Raccontiamo la delusione di Elisa Molle dopo il mondiale.

Elisa Molle: “Ma perché dovrebbe vincere un italiano”

di Elisa Molle

Per tutto il viaggio di ritorno da Vienna verso casa mi ha accompagnata un senso di vuoto e delusione… due anni di lavoro per quei 15 minuti di gara in un attimo non c’erano più… erano finiti il sogno, la gioia, la paura, la possibilità. Eheh… non è mica facile riformulare gli obiettivi improvvisamente!

Non mi rimprovero molto… anzi, non mi rimprovero nulla.. e non per arroganza. Conoscevo l’importanza del mondiale e so di essermi impegnata al 100% delle mie possibilità e di quelle dell’associazione Acib… è stato un pensiero che non mi ha mai abbandonata… neanche per un giorno… ho lavorato sodo con le mie consapevolezze e con i miei limiti, evidentemente non è bastato.

Grazie a questo mondiale e alla sua preparazione, mi trovo ad essere un’altra persona e una professionista e lo dico pensando agli ultimi tre anni della mia vita passati tra lavoro, famiglia, sogni, ambizioni .. valigia sul letto e tripli salti mortali!!! Ero lì… comunque ero al WBC di Vienna … e lo meritavo… e voglio dirlo! Cosa non è andato? Cosa non è andato… mah… ho presentato un progetto che non è piaciuto e, credo, neanche capito dalla giuria, lo stesso progetto che mi aveva premiata come campione italiano!!! Credevo e credo nell’innovazione del mio progetto… e lo porterei ancora per altri 10 mondiali… fino a farglielo capire!!! Ma per ora il risultato è questo… discutibile e “crudele”. C’è però un PERCHÉ che mi sono chiesta in questi giorni. E la domanda non è perché L’Italia non ce la fa…. Ma è “Perché dovrebbe farcela”???

La domanda è perché dovrebbe vincere un italiano? È davvero in Italia che si può bere il miglior espresso del mondo? Obiettivamente la mia risposta è NO

Obiettivamente penso che ci culliamo sulla nostra paternità dell’espresso ma lasciamo ad altri l’evoluzione, il cambiamento, lo studio e la rivoluzione. Lasciamo ad altri la crescita qualitativa, professionale ed economica. Come se nel nostro paese continuassimo a produrre solo automobili a carburatore lasciando ad altri il perfezionamento e l’evoluzione del multijet !!! Ecco…. Questo accade in Italia nella caffetteria… siamo obsoleti. La colpa? Io non la darei ai torrefattori…. Sarebbe ora di finirla. Loro ci propongono il loro contratto e noi (baristi) lo accettiamo. Accettiamo…. Certo accettiamo perché non conosciamo… accettiamo perché ignoriamo… ignoriamo perché il nostro lavoro non richiede qualifiche. .. o meglio, non è “Etichettato”…

Non ha particolari riconoscimenti, non è valutato e premiato, non c’è stimolo di crescita professionale perché si fa in attesa di “trovare di meglio”, lo facciamo per pagarci le spese universitarie ( con tutto il mio rispetto e ammirazione per chi studia e lavora..)… lo facciamo perché è “semplice”… Non siamo qualificati perché la legislatura italiana non lo richiede… anzi gli studi di settore ci impongono prezzi e quantità. Si parla di cartello se la tazza sale sopra l’euro e siamo chiamati a giustificare una dose superiore ai 7gr… e intanto ci incantiamo davanti alle tette di una sexy barista….che fa la sexy barista in attesa di diventare velina!

La conclusione

Cari colleghi, è che non può rappresentare il mondo un popolo che ancora dorme… un popolo che “non conviene” … Noi siamo ancora pochi…. Siamo ancora pochi ad amare questo mestiere… ma possiamo insegnarlo ad altri… Cosa farò ora? Tranquilli …. Ho già in mente altre diavolerie! Un grazie a tutti di cuore, grazie ad Acib, a Sigep, a Water +More, a gruppo Cimbali, a Nuova Simonelli a Pulicaff e a tutti gli altri sponsor Acib. Grazie a chi crede in quello che facciamo, grazie ai ragazzi che erano a Vienna… e a quelli lontani. Grazie ad Eddy Righi, Fabio Menichelli, Carlo Grenci, Francesco Sanapo, Andrea Lattuada, Mariano Semino, Marcello Vitellone, Luca Ventriglia, Alfonso Nero e al Press…e grazie a Valentina…! Elisa molle