lunedì 12 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 3953

Cortado: le capsule della nuova linea Nescafé Dolce Gusto

0
Conad Cortado: la confezione da 16 capsule compatibili Nescafé Dolce Gusto
Conad Cortado: la confezione da 16 capsule compatibili Nescafé Dolce Gusto

MILANO – Novità in casa Nestlé. Nescafé Dolce Gusto presenta Cortado, bevanda in capsula monodose ispirata alla popolare preparazione spagnola dove l’intensità, l’energia e l’aroma dell’espresso incontrano la morbida cremosità e golosità del latte. Un piacere pronto in pochi secondi, grazie al sistema multibeverage Nescafé Dolce Gusto.

Cortado arricchisce ulteriormente la già variegata gamma di capsule Nescafé Dolce Gusto

Con le quali è possibile preparare, ben cinque tipi di caffè espresso (Espresso, Espresso Ristretto, Espresso Intenso, Espresso Decaffeinato) e una ricca serie di bevande calde e fredde, come ad esempio Caramel Latte Macchiato, Cappuccino, Mocha, Chococino, Nestea e Nesquik.

Le capsule Nescafé Dolce Gusto Cortado sono disponibili in confezioni da 16 pezzi in Esselunga e sul sito www.dolce-gusto.it al prezzo consigliato di € 5,69. Inoltre, in esclusiva sul sito, c’è l’opportunità di acquistare le capsule Cortado Decaffeinato.

Starbucks investe 170mln di dollari per nuovo stabilimento Usa

0
starbucks
Il logo di Starbucks

MILANO – Starbucks ha dato il via venerdì ai lavori per la costruzione della sua prima fabbrica per la produzione di caffè solubile. Una scelta – quella di realizzare un proprio stabilimento sul suolo americano – che dovrebbe portare – nelle intenzioni del colosso di Seattle – consistenti economie in termini di costi di distribuzione e favorire l’innovazione. Lo stabilimento sorgerà ad Augusta, nella Georgia, e costerà 172 milioni di dollari. L’inaugurazione è prevista per gennaio 2014.

Starbucks: la struttura impiegherà 140 addetti

Circa il 75% della forza lavoro sarà costituito da personale qualificato, comprendente responsabili tecnici, addetti alla manutenzione degli impianti, addetti alla produzione e al confezionamento. Il rimanente 25% sarà composto da personale direttivo e amministrativo.

“Gli Usa rimangono il nostro principale mercato di consumo – ha dichiarato il responsabile del ramo produttivo di Starbucks Peter Gibbons – aprire una fabbrica qui ci consentirà economie significative in termini di costi di magazzino e ci garantirà maggiore flessibilità sia sul piano produttivo che su quello dell’innovazione”. Oltre al solubile Via, lo stabilimento produrrà la base caffè per il Frappuccino e per altre bevande ready-to-drink a marchio Starbucks, prodotte attualmente in Svizzera e Colombia.

In termini di costi sarebbe stata più conveniente la delocalizzazione all’estero

Ma il risparmio sui costi di trasporto e la miglior qualità faranno tornare i conti rendendo remunerativo l’insediamento in patria. “Abbiamo studiato a lungo le criticità a livello di supply chain e siamo giunti alla conclusione che questa soluzione è quella economicamente più conveniente per la società” ha dichiarato ancora Gibbons. Nonostante il buon andamento delle vendite, Starbucks risente al pari di tutte le multinazionali delle pressioni economiche globali. Il mese scorso, la società ha dichiarato di trovarsi di fronte a “difficoltà maggiori del previsto in Europa”, in ragione dell’attuale incertezza economica.

Gimoka sceglie il corriere Artoni per distribuire in Italia e all’estero

0
gimoka artoni
Nuovo distributore scelto da Gimoka

MILANO – La Gimoka di Andalo Valtellino (Sondrio) ha affidato ad Artoni la distribuzione dei prodotti a livello nazionale ed europeo (in particolare verso Spagna e Germania). Il corriere emiliano si è aggiudicato la commessa mettendo sul tappeto l’esperienza maturata in anni di collaborazione con le maggiori catene di distribuzione. In particolare, la capacità di fornire tutte le informazioni necessarie alla corretta tracciabilità delle spedizioni e di rispettare con precisione le tempistiche di consegna della merce, sia sulla base delle indicazioni fornite da Gimoka in fase di comunicazione dell’ordine sia concordandole direttamente coi destinatari in funzione delle loro esigenze logistiche.

Gimoka Srl è un’industria di torrefazione con sede ad Andalo Valtellino

In provincia di Sondrio. Fondata nel 1982, vanta una lunga tradizione nel mercato del caffè in Italia: oggi è una dinamica e solida azienda, che si avvale di impianti all’avanguardia. Divenuta leader nel canale della distribuzione automatica, presenzia da tempo anche nel canale Horeca. Dal 2006 è entrata gradualmente nella Grande Distribuzione Organizzata rivolgendosi direttamente al consumatore finale.

Palazzo Sisto: chiuso il bar per sempre, arrivano le vending machines

0
palazzo sisto savona
Palazzo Sisto a Savona

SAVONA – Bei tempi quando a Palazzo Sisto c’era la buvette. Quando si poteva prendere un caffè, tra una pratica e l’altra, fermarsi qualche minuto dal lavoro senza uscire dal municipio. E senza avere l’obbligo di timbrare il cartellino, adempimento necessario per i dipendenti che varcano l’uscio del Comune. Dall’altro ieri ciò non è più possibile: il bar dell’atrio è chiuso, e non sarà più riaperto.

Palazzo Sisto: il bar chiuso per sempre

L’amministrazione cittadina lo ha deciso con un “ripensamento in corso d’opera”, quando già era stata conclusa la gara per l’assegnazione del servizio. Ci si è resi conto che quegli spazi, entrando nel palazzo sulla destra, raggiungibili senza dover fare scale, sono la sede ideale per l’Ufficio relazioni con il pubblico, servizio di cui il Comune deve, entro breve tempo, dotarsi per legge.

C’è poi anche una necessità di spazi, a palazzo Sisto, per i faldoni dell’archivio corrente, e anche in questo caso uno degli ambienti dell’ex sede del bar può essere la soluzione. Così, in questi giorni, nell’ufficio della segreteria generale del comune, si sta predisponendo una “determina di revoca” dell’assegnazione della gara che già era stata conclusa. L’aggiudicazione non c’è stata, e nemmeno la stipula della convenzione, e quindi non ci saranno problemi dal punto di vista di dover risarcire la ditta (una cooperativa di Ceriale) che, viste le offerte, era favorita tra quelle in gara.

La notizia della chiusura della buvette di palazzo Sisto ha colto tutti di sorpresa, in municipio, dove lavorano circa 500 dipendenti

Molti hanno espresso la loro contrarietà alla decisione: un servizio con personale, dove si poteva bere qualcosa oppure fare uno spuntino per la pausa pranzo, dava prestigio e confort agli impiegati. Tutti concordi, questi ultimi, nell’affermare che il servizio svolto dalla cooperativa che ha gestito la buvette, la Coedis di Albisola, è sempre stato impeccabile.

E difficilmente sarà adeguatamente sostituito da erogatori automatici di bevande, caffè o tramezzini

Per i tre dipendenti della cooperativa che svolgevano il servizio dietro il bancone si profila il reimpiego in altre attività che la Coedis ha in appalto in zona, mentre per i lavoratori pubblici, adesso, cambieranno le abitudini. Già. Perché se prima la pausa caffè rientrava nel normale orario di lavoro, lasciando al buon senso del dipendente la decisione di non approfittarsene, ora – e fino a che non saranno posizionati erogatori automatici, probabilmente anche dopo – lo spuntino dovrà necessariamente essere fatto fuori.

Ed anche uscire in corso Italia per recarsi al bar più vicino al municipio (quello che ha sede negli stessi locali del palazzo comunale) consiste in un comportamento che obbliga il lavoratore pubblico a certificare la sua uscita, timbrando l’apposito cartellino personale, e poi a ritimbrare al suo rientro. Quest’obbligo è basato sulla normativa contro gli infortuni, e sul funzionamento della copertura assicurativa per i dipendenti. I minuti dell’ assenza dal posto di lavoro, come prevede il contratto collettivo, sono conteggiati e formano un monte ore che, alla fine dell’anno, deve essere ”smaltito” dietro la scrivania.

Kabushikigaisha Lemongas Fukuoka è il nuovo socio di Grom

0
unilever grom Kabushikigaisha Lemongas Fukuoka
Grom non piace come ci si aspettava negli Stati Uniti

MILANO – Dopo l’ingresso del gruppo Illy (5%), avvenuto l’anno scorso, Grom apre adesso a un nuovo socio: la giapponese Kabushikigaisha Lemongas Fukuoka. Il partner nipponico garantirà i capitali freschi necessari per ribilanciare l’esposizione debitoria (14 milioni, di cui 9,8 nei confronti delle banche, a fronte di un patrimonio di 2 milioni) e avviare l’espansione internazionale.

Questa in sintesi la fase-2 del piano di crescita della catena di gelaterie fondata da Federico Grom e Guido Martinetti (uno dei giovani imprenditori italiani sondati informalmente da Silvio Berlusconi per il Pdl del futuro), che ha completato una ricapitalizzazione da 2,5 milioni interamente sottoscritta dall’alleato giapponese, che si è così assicurato il 4,52% della società, valorizzata complessivamente 52,5 milioni.

Kabushikigaisha Lemongas Fukuoka con Grom

L’ingresso del nuovo socio in Gromart, la spa che controlla le 50 gelaterie in Italia e 10 all’estero (tra New York, Tokyo, Parigi, Osaka e Malibù), permetterà ai due fondatori di pianificare le nuove aperture nei mercati già presidiati (Stati Uniti e Giappone) ma, soprattutto, di definire le strategie per lo sbarco in altri Paesi ritenuti strategici, quali il Brasile, la Corea del Sud e il Sud Africa.

Nel video di Franco Bazzara il ritratto del collezionista Lucio Del Piccolo

0
del piccolo caffettiere
Lucio Del Piccolo

MILANO – Franco Bazzara, torrefattore e scrittore intervista il collezionista di macchine caffè Del Piccolo: famoso per la passione per la caffettiera italiana per eccellenza, la moka, per la quale ha indirizzato la sua vita. A casa sua certo, non manca il caffè (anche se i modelli sono più che altro dei pezzi intoccabili da collezione). Un vero e proprio tradizionalista nel cuore.

Del Piccolo in un video

Franco Bazzara, torrefattore e scrittore triestino, intervista Lucio del Piccolo, collezionista ed esperto di macchinette da caffè. Per vedere l’intervista (parte I) basta cliccare su questo link:

Vergnano lancia la sfida al colosso Nespresso sul mercato capsule

0
enrico vergnano

MILANO – Esattamente un anno fa il blogger Matteo Franceschini aveva diffuso questo commento sul sfida Vergnano-Nespresso che ha precorso i tempi: un vero mago. Ve la proponiamo. Si chiama semplicemente Espresso, anzi “Èspresso” per l’esattezza. Con quell’accento che appare allo stesso tempo sia un vezzo che l’irridente simbolo della scaltrezza italica. È l’ultima invenzione di casa Vergnano, premiata ditta di torrefazione piemontese che conta poche candeline in meno dell’Unità d’Italia ed è ancora saldamene in mano ai nipoti del patriarca Domenico.

Vergnano sfida Nespresso

Da qualche anno il mercato del caffè casalingo ha cercato di spingere i consumatori dalla cara vecchia moka, verso le più pratiche, pulite e “gustose” cialde per macchine espresso automatiche. Il colosso che indirizza il mercato è uno dei mille rami di Nestlè, una multinazionale del chicco raccontata dalla candida faccina di George Clooney e dai suoi improbabili scambi di favori con un angelico John Malkovich.

Un “club” quello di Nespresso in cui persino in Paradiso rimpiangono di non potervi entrare. E così è sempre stato per i clienti Nespresso: servizi di altissimo livello, attenzioni degne di un hotel di prima categoria, indagini di soddisfazione telefoniche, commessi in abito da sera e maniglie in oro massiccio in tutte le loro “boutiques” (perchè “negozio” suona plebeo). Un caffè offerto ogni volta che varchi le loro porte. Certo, a patto che tu abbia comprato qualche scatola di capsule, qualche tazzina di design o almeno un sacchetto di biscotti della nonna da 48 euro l’etto. Questo il prezzo per far parte di un’elite di qualche decina di milioni di clienti in tutto il mondo. Ti senti coccolato, non c’è che dire, ad essere un cliente Nespresso. Anche troppo.

Se per caso devi comprare delle capsule e non sei appena uscito dal parrucchiere, ti senti un po’ a disagio ad entrare in negozio. Eppure questo è l’unico sistema di interagire con l’universo Nespresso. Per pochi il giusto lusso, per molti altri un eccesso di attenzioni che pur lusingando il cliente, in realtà gli complicano la vita. Questo l’hanno capito altre aziende che negli anni si sono lanciate nella produzione di capsule e macchine da caffè espresso per il mercato consumer: il vero punto di vantaggio che si poteva avere rispetto a Nespresso era agire sulla distribuzione.

Maggior disponibilità, maggior facilità di accesso e – possibilmente – maggior economicità.

Tutte le altre marche di capsule da caffè (Lavazza in testa) hanno individuato nella GDO il canale di diffusione più efficace per il loro prodotto. Insomma, se non posso competere con il lusso, tanto vale puntare sull’accessibilità. Alla Vergnano di Santena, alle porte di Torino, devono aver pensato che come sempre, il giusto sta nel mezzo. Alle persone non dispiace l’idea di possedere uno status-symbol come le macchine da caffè Nespresso, ma chiunque non sia nella classifica annuale di Forbes, si è reso conto che l’intera gestione dei propri caffè mattutini è piuttosto complessa e costosa. E quando finisci le preziose capsulette in alluminio, devi trovare il tempo di andare dal parrucchiere e poi alla boutique per comprarne di nuove.

Oppure ordinarle sul web e aspettare i tempi postali, a patto che tu abbia una carta di credito o ulteriore tempo da perdere in banca o alla posta… E poi, domanda che in questi tempi di green-revolution capita sempre più spesso: le capsulette in alluminio, dove le devo buttare? Come le differenzio? In nessun modo: ti tocca buttarle nell’indifferenziato irrecuperabile perchè in Italia Nespresso non fa il servizio di ritiro delle capsule vuote a scopo riciclo. Altrove invece (in Francia e in Svizzera li ho visti personalmente) sono meglio attrezzati.

A tutti questi piccoli inconvenienti, sopportati con fastidio dai membri dell’esclusivo club, cerca di mettere una toppa il nuovo prodotto di Vergnano

Capsule di caffè italiano di qualità, in materiale biodegradabile, in vendita al supermercato… ma soprattutto, le prime in Italia compatibili con le macchine da caffè Nespresso. Et voilà. Ecco l’uovo di Colombo: non inventarsi una nuova macchina, una nuova capsula, un nuovo sistema di distribuzione (come ha fatto Lavazza con “A modo mio“)… ma andare a fregarsi il mercato altrui puntando alla soluzione dei loro difetti. Per adesso sono quattro le varietà di caffè, di gusto e intensità differenti, proposte nelle capsule di Vergnano: Intenso, Cramoso, Arabica e l’immancabile Dec. Il caffè è racchiuso in capsule di “materiale plastico biodegradabile” semitrasparenti, confezionate singolarmente in bustine sigillate e perfettamente compatibili con la forma delle tradizionali capsule metalliche Nespresso.

Sulla questione ambientale, a dire il vero Vergnano gioca un po’ sul termine biodegradabile

Perchè in effetti la capsula non è (ancora?) riciclabile. Nè nella plastica nè nell’umido. Però, pure andando smaltita nell’indifferenziato, ha il pregio non indifferente di degradarsi completamente in poco più di due anni. Contro il millennio che servirebbe alla plastica tradizionale. Non vi dico i metalli. Ovviamente la compatibilità della forma non le rende identiche a quelle “originali” per problemi di brevetto. Così alla Vergnano si sono inventati quel tanto di modifiche al modello che (sperano) li tenga lontani da cause milionarie per violazione di proprietà industriali. Dal punto di vista dell’utente, devo dire che vedere il caffè attraverso la capsula e sentirne il profumo attraverso le parti aperte è piacevole.

Dopo aver incontrato il nuovo prodotto sulla mia strada in un grande supermercato, incuriosito, ho provato le due varietà intermedie in una macchina Krups e il risultato è davvero degno di nota: la qualità del caffè è indubbia e il gusto pieno e autenticamente “italiano” (difficile da descrivere, è da provare). Ho messo nel carrello una scatola da 10 capsule, sulla quale non era riportato il prezzo. Alla cassa ho scoperto l’ultima sorpresa. Costa dai 30 ai 70 centesimi in meno dell’equivalente Nespresso. E allora ne ho presa una seconda scatola. Questa storia o finisce in tribunale o in un grande business per una piccola drogheria aperta nel 1882 a Chieri e che oggi, da azienda leader del caffè, ha una fionda ben armata contro il Golia dell’alimentare globale.

Caffè in ghiaccio: ecco una ricetta della bevanda tradizionale leccese

0
caffè ghiaccio quarta
Caffè in ghiaccio originale, una specialità di Lecce

LECCE – Per i leccesi è un rito, lo bevono in ogni momento della giornata accompagnandolo alla colazione, all’aperitivo o allo snack pomeridiano, rinfrescandosi così, dalle afose giornate estive. La bevanda è stata inventata negli anni cinquanta da Antonio Quarta, pittore e proprietario di un piccolo bar leccese che successivamente fondò La Quarta caffè torrefazione. Oggi vi proponiamo una variante molto profumata.

Caffè con ghiaccio da ripetere a casa

Ingredienti per una persona: • una tazzina di caffè espresso (o caffè forte fatto con la moka) • 3 cucchiai li latte di mandorla • 5 cubetti di ghiaccio • Procedimento: In un bicchiere versare il latte di mandorla, io ho utilizzato “linfa di mandorla di Alda” perché il suo sapore è intenso ma non molto dolce. In alternativa potete utilizzare un latte di mandorla di un’altra azienda, magari diminuite un pochino la dose perché sarà sicuramente più zuccherato.

Successivamente versate i cubetti di ghiaccio ed il caffè caldo, con un cucchiaino miscelate i liquidi e gustate

Per chi non amasse il latte di mandorla, potete omettere il primo passaggio, dovete però, zuccherare a vostro piacimento il caffè che andrete a versare caldissimo sul giaccio. Provatela e fateci sapere se vi piace o se piace ai vostri clienti.

I caffè de La Spezia salati per un guasto alla rete idrica nei quartieri

0
La Spezia

LA SPEZIA – Caffè salato a la Spezia. E questa volta i rincari degli esercenti non c’entrano. La causa è un guasto alla rete idrica. È successo lo scorso fine settimana nei quartieri di Muggiano e Ruffino, dove una trentina di utenze di Acam acque hanno ricevuto, per qualche ora, acqua con una salinità superiore alla norma. E siccome l’acqua salata è quella del mare, che non è sottoposta a controlli di potabilità, oltre al disgusto per il caffè salato, gli sfortunati che ne hanno bevuto si domandano ora se ci siano rischi per la salute.

La Spezia beve caffè salato per un guasto

“Abbiamo inviato la documentazione alla Asl – spiega il dirigente di Acam acque Fabrizio Fincato – e al momento non ci è stato comunicato di alcun rischio per la popolazione. D’altronde si è trattato di un di acqua di mare diluita con tantissimi metri cubi di acqua della nostra rete. Nella notte abbiamo proceduto a svuotare gli impianti, a lavarli introducendo la nostra acqua, abbiamo eseguito la disinfezione con il cloro. Ora è tutto rientrato”.

Ma come ha fatto l’acqua di mare ad entrare nell’impianto Acam acque?

“Di sicuro non è entrata per una falla nelle nostre tubazioni. Non è mai accaduta una cosa simile, anche perché la pressione della nostra rete è superiore a quella che si riscontra ad una profondità di tre o quattro metri, che è quella dei tubi che passano nei pressi della costa. Potrebbe soltanto uscire acqua dolce in mare, non entrata acqua salata nei tubi. Solo lunedì mattina avremo delle certezze, ma riteniamo che possa essere accaduto a causa di un inconveniente durante le operazioni di collaudo di un impianto antincendio collegato al mare”.

In pratica si tratta di un impianto, probabilmente dello stabilimento Fincantieri, che dispone di serbatoi di acqua dolce, ma che è anche connesso al mare, nel caso in cui l’incendio sia particolarmente vasto e il liquido della rete non sia sufficiente. Il collaudo potrebbe aver introdotto acqua di mare nel sistema antincendio e una pressione troppo elevata potrebbe averla spinta nella rete Acam.

Roma: secondo Fipe ad Agosto due locali su tre staranno aperti

0
città nostra roma caffè propaganda
Il Colosseo di Roma

ROMA – Sarà un agosto di lavoro per i pubblici esercenti italiani. Secondo una stima di Fipe-Confcommercio, due esercizi su tre rimarranno aperti nel mese delle vacanze per eccellenza. La garanzia di buoni standard di servizio è confermata sia per i residenti che restano in città nel cuore dell’estate, sia per i turisti che visiteranno città d’arte, località balneari, montane e lacuali.

Roma non chiude d’estate

I piani di aperture minime garantite predisposti dalle amministrazioni locali sono uno sbiadito ricordo del passato: oggi solo nel 14% dei comuni capoluogo è previsto un provvedimento che va in questa direzione. Fonte: Fipe