lunedì 12 Gennaio 2026
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Pippo, il passerotto che plana nel bar per fare colazione con i clienti

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pippo
Un cliente volatile

MILANO– Pippo, il passerotto che fa colazione al bancone Succede ad Arezzo, tutte le mattine Il piccolo volatile è diventato un amico e un’attrazione C’è chi lo aspetta prima di ordinare cornetto e cappuccino. Sembra un racconto di Gianni Rodari, ma è una storia vera. Ne è protagonista, un socievole uccellino divenuto l’attrazione di un bar di Arezzo.

Pippo, così è stato battezzato dal proprietario del locale, è un grazioso passerotto che ha iniziato a frequentare il bar da alcuni mesi

Dapprima sostava sul marciapiede e poi, a piccoli passi, si è avvicinato sempre di più fino a salire sul bancone e a diventare un cliente abituale. Puntualmente, ogni mattina Pippo, con estrema disinvoltura, si fa largo tra gli avventori, plana sul bancone e, con assoluta naturalezza, si fa servire la colazione direttamente dalle mani del barman.

Dopo aver fatto colazione, con un battito di ali, in segno di saluto e riconoscenza, il passerotto si allontana dal locale seguito dallo stupore scolpito sui volti di chi lo vede per la prima volta. Non solo, è anche un cliente speciale perché non gli viene mai chiesto il conto e Pippo, in cambio, regala a tutti con la sua presenza una ventata di allegria e un soffio di spensieratezza, c’è perfino chi aspetta il suo arrivo per fare colazione in sua compagnia!” Fonte: repubblica.it

Migros vende nei suoi supermercati le tre bevande di Starbucks

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Migros nestlé fust

MILANO – Grande prima nei supermercati Migros. Tra pochi giorni, i punti vendita della massima insegna della gdo elvetica introdurranno nel loro assortimento, in esclusiva per la Svizzera, tre bevande a marchio Starbucks della gamma “Discoveries”: Seattle Latte, Chocolate Mocha Flavour e Caramel Macchiato Flavour.

Migros lancia tre bevande Starbucks

Saranno disponibili in tutte le grandi succursali Migros e nei negozi Migrolino al prezzo di franchi 2.30 per 220 ml. Per il momento l’offerta si limiterà a queste tre referenze: “Vogliamo innanzitutto vedere come reagirà la clientela a questi tre prodotti. Siamo comunque fiduciosi” ha spiegato la portavoce di Migros Monika Weibel.

La Cina penetra il continente africano, sfruttando il war chest

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export cinese cina olimpiadi di londra

MILANO – La Cina in Africa si espande sempre più, questo ormai è noto. Meno conosciuto è forse il come. Questo interessante articolo, pubblicato in data odierna sul Sole 24 Ore e a firma di Anna Del Freo, oltre a illustrare le tecniche di conquista del Dragone, pone l’accento sulla scarsa correttezza nei confronti dei Paesi Occidentali, come ad esempio l’Italia.

Cina sta conquistando l’Africa

Non è una metafora, è vero. E lo sta facendo da diversi anni con tutti i mezzi possibili, sotto il naso di un’Europa che non sa o non può reagire, un po’ perché deve rispettare regole che Pechino non rispetta, un po’ perché è scomodo denunciare la Cina, che rappresenta a sua volta un mercato immenso e che potrebbe per ritorsione chiuderne le porte. L’Africa, si sa, fa gola a tutti: in piena espansione economica e demografica, è anche uno scrigno di materie prime e di combustibili fossili.

Da qui l’ansia cinese di metterci le mani, utilizzando senza scrupoli il war chest, il fiume di liquidità pari a 3mila miliardi di dollari in riserve valutarie a disposizione di Pechino e spesso utilizzate come strumento di penetrazione politica e commerciale. Infatti, al di là degli strumenti più “classici” social dumping, sottovalutazione dello yuan, mancato rispetto delle norme Wto che vietano i sussidi di Stato, mancato rispetto della proprietà intellettuale, indifferenza alle norme anti-corruzione e ambientali, mancata reciprocità nell’accesso agli appalti pubblici – è la concorrenza finanziaria che oggi sta penalizzando l’Europa e le nostre imprese a tutto vantaggio del Dragone.

Come? È presto detto. La Cina non fa parte dell’Ocse e non ne rispetta le regole

La sua “assistenza finanziaria” si concretizza, in pratica, in doni e prestiti a tasso agevolato concessi ai Governi africani. Un dossier elaborato da Assafrica e Mediterraneo (l’Associazione del sistema Confindustria per lo sviluppo delle imprese italiane in Africa, Mediterraneo e Medio Oriente) denuncia questo tipo di pratica: non essendo Paese Ocse, la Cina non rispetta i cosiddetti “accordi di consensus”, che regolano sia gli aiuti pubblici allo sviluppo (Aps) con scopi umanitari e di assistenza allo sviluppo, sia il credito all’export che, invece, ha finalità commerciali.

Per l’Ocse, gli Aps devono essere slegati dalle esportazioni nazionali e di ricorso alle gare di appalto e prevedere almeno un 25% di liberalità

Ma la Cina non si comporta così: il suo programma di aiuti internazionali è gestito da un apposito dipartimento del ministero del Commercio, che gestisce i programmi del dono, i prestiti a tasso zero, i programmi per i giovani ”volontari” e di assistenza tecnica. Gli strumenti finanziari vengono erogati direttamente dalla Eximbank of China, cioè l’istituto di credito pubblico export-import, nelle modalità illustrate dal l’infografica qui sopra. Particolarmente pesante è il gioco infrastrutture contro materie prime, che va sotto il nome di “prestiti modello Angola“.

Infatti già nel 2004 l’Angola ha ricevuto un prestito di 2 miliardi di dollari dalla Cina per lo sviluppo di infrastrutture, nel campo dell’energia elettrica, delle telecomunicazioni, delle ferrovie e della rete idrica. In cambio, Pechino ottenne una fornitura di petrolio pari a 10mila barili al giorno.

Questo modello è stato ripetuto in molti Paesi del continente, dalla Nigeria al Gabon alla Guinea, per ottenere petrolio ma anche ferro, cromo, bauxite e perfino cacao. I dati disponibili sono difficili da trovare, perché si tratta di accordi che i Governi fanno in via riservata con Pechino; secondo un articolo pubblicato a fine 2011 nel sito di The beijin axis, la grande agenzia di consulenza per le imprese cinesi nel campo delle materie prime, approvvigionamenti, capitali e strategie, solo il 50% di imprese cinesi che hanno ottenuto appalti nel campo delle infrastrutture ci sono arrivate attraverso gare pubbliche, mentre il 40% ci è arrivato attraverso prestiti, concessioni e altri meccanismi in cui gioca un ruolo chiave il Governo di Pechino.

Questo modo di fare continua

È recente la notizia pubblicata dal Financial Times, secondo cui la Commissione Ue starebbe aprendo per la prima volta d’ufficio, senza cioè la denuncia di un’azienda, un’inchiesta formale sugli aiuti, considerati illegali, che il governo cinese avrebbe elargito a due gruppi come Huawei e Zte affinché offrissero i loro prodotti sottocosto a discapito dei vendors europei. Secondo l’African Development Bank report, alcune stime (che si fermano al 2009) sul volume dei “falsi” Aps erogati dalla Cina all’Africa parlano di 850 milioni di dollari nel 2007, 1,2 miliardi nel 2008, 1,4 miliardi nel 2009, in un crescendo che non si è mai fermato.

Anche l’export cinese in Africa, secondo gli ultimi dati disponibili e divulgati dalla Farnesina, non fa che crescere: nel 2005 il valore era pari a 18,7 miliardi di dollari, nel 2010 era già 60 miliardi di dollari e nei primi 9 mesi del 2011 la cifra era già arrivata a 53,3 miliardi di dollari. «La minaccia di ritorsione dichiara Giovannangelo Montecchi Palazzi, presidente del comitato scientifico di Assafrica esclude la possibilità di azione da parte di singole aziende e anche di stati di medie dimensioni come l’Italia. Le azioni difensive, sia tecno-legali che politiche, possono essere promosse soltanto da attori di peso come Usa e Ue. Ma a proposito della Ue, duole sottolineare la debolezza finora dimostrata». Posto che si possa trattare di concorrenza sleale, sorge un grande interrogativo.

Cina: ma l’Africa ne trae beneficio?

Cioè, se i Paesi africani coinvolti dagli investimenti cinesi riescono ad ottenere prodotti a prezzi inferiori e sovvenzioni per progetti che realmente portano benessere non si capisce perché limitare questa presenza asiatica. È ovvio che la Cina non è un “Babbo Natale” generoso e che si tratta di interessi economici, ma probabilmente un africano penserà che c’è una forma di convenienza reciproca.

Un rapporto paritario tra partner e non forme di falso paternalismo all’europea. Probabilmente un consumatore africano grazie al basso costo e alla varietà delle merci cinesi disponibili sul mercato, guarda con soddisfazione all’ingresso di questi prodotti, pur non rendendosi conto, tuttavia, che quest’invasione crea comunque un effetto devastante sulle deboli industrie del continente che non riescono a competere sul mercato interno proprio a causa del basso costo dei prodotti cinesi. L’articolo prosegue con i seguenti schemi:

I tre strumenti finanziari usati dalla Eximbank of China per conquistare l’Africa

CREDITI ALL’EXPORT (preferential export buyer’s credit): concessi con tassi di interesse inferiori a quelli di mercato (2-3%) denominati in dollari e finalizzati a promuovere le esportazioni cinesi; CREDITI MISTI: un pacchetto finanziario che combina assieme diversi strumenti come i crediti concessi all’impresa cinese fornitrice e prestiti a tasso agevolato sotto forma di aiuti allo sviluppo -Aps – ma fuori dalle regole Ocse; LINEE DI CREDITO COMMODITY – BACHED: prestiti a tasso di mercato per realizzare progetti infrastrutturali ripagati con l’export di materie prime da parte del Paese africano di destinazione – vietati dalle norme Ocse -.

Altri fattori che distorcono la concorrenza: Cronica sottovalutazione dello yuan; Non rispetto della proprietà intellettuale; Mancato rispetto delle norme WTO che vietano i sussidi di stato; Inesistenza di norme che sanzionino la corruzione dei pubblici funzionari all’estero; Mancata reciprocità in materia di appalti; Disponibilità a trattare con qualunque regime. Tratto da “Cina – Africa, rotta con poche regole” di Anna Del Freo su Il Sole 24 Ore di lunedì 18/06/2012 Per ulteriori approfondimenti: Ombre cinesi sull’Africa di Fulvio Beltrami http://www.ideathe.it/category/thecnologia/ Fonte: caffèAfrica

Coffee Board stima il prossimo raccolto a 5,4 milioni di sacchi nel 2012/13

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raccolto Brasile coffee board Matas de Rondônia
Matas de Rondônia

MILANO – Il raccolto indiano 2012/13 potrebbe raggiungere il livello record di 325.300 tonn (5,42 milioni di sacchi), con un incremento del 3,6% rispetto all’annata precedente. Questo il responso della stima post-fioritura diffusa, la scorsa settimana dal Coffee Board of India, unitamente alla stima finale sulla produzione 2011/12. L’ente governativo indiano ha diramato nel contempo le cifre finale relative al 2011/12, che evidenziano invece una parziale correzione al ribasso a 314.000 tonn (101.500 di arabica e 212.500 di robusta), contro una precedente previsione di 322.000 tonn.

Coffee Board, i dati

Tornando al prossimo raccolto 2012/13 si prevede un incremento produttivo sia per gli arabica che per i robusta. Il raccolto di arabica crescerà di 2.500 tonn (2,46%) raggiungendo le 104.000 tonn. Quello di robusta aumenterà di 8.800 tonn (+4,14%) a 221.300 tonn. A rendere possibile questo incremento produttivo, i migliori raccolti di Karnataka (+13.860 tonn) e aree non tradizionali (+1.460 tonn), a fronte di stime pessimistiche per il Kerala (-3.100 tonn) e il Tamil Nadu (-910 tonn). Il 72,2% del totale nazionale giungerà dal Karnataka dove la produzione è stimata in 234.860 tonn (81.585 tonn di arabica e 153.275 di robusta), in crescita del 6,27% sull’anno. Tutti e 3 i distretti miglioreranno i loro raccolti rispetto all’annata precedente.

L’incremento più consistente è atteso nel Kodagu

Dove la produzione aumenterà del 7,9% raggiungendo le 124.100 tonn, principalmente per merito dei robusta (+8.850 tonn). Le condizioni meteo sostanzialmente favorevoli, con una distribuzione abbastanza uniforme delle precipitazioni nell’arco dell’anno, hanno fornito umidità sufficiente agli arbusti. Le piogge sono giunte puntuali nel periodo delle fioritura, fatta eccezione per piccole sacche di territorio. Lo stato delle colture è risultato buono e i prezzi stabili hanno incoraggiato le cure agricole con prevedibili ricadute positive sulla produttività.

Per il distretto di Hassan è atteso un miglioramento nell’ordine delle 4.210 tonn, per un totale di 34.260 tonn cui contribuiranno sia gli arabica (+1.710 tonn) che i robusta (+2.500 tonn). Incrementi marginali infine per l’area più importante, il Chikmagalur (+575 tonn), dove la produzione crescerà esclusivamente grazie ai robusta (+750 tonn), mentre gli arabica subiranno una contenuta flessione.

Coffee board: cali produttivi rispetto ai livello del 2011/12 sono previsti invece in Kerala (-4,55%)

E Tamil Nadu (-4,96%, principalmente a causa della minor produzione nella regione di Shevroys). In forte crescita (+22,1%), infine, la produzione delle aree non tradizionali, con marcati miglioramenti attesi in Andhra Pradesh e Orissa. Il Coffee Board non ha fatto in tempo a diffondere le sue cifre che già sono arrivate le prime contestazioni. A sollevarle è stata innanzitutto l’associazione dei piantatori del Karnataka, con un comunicato diramato giovedì scorso, nel quale le previsioni governative vengono liquidate come “sovrastimate”.

Secondo l’associazione, siccità e parassiti riscuoteranno un pedaggio pesante sul raccolto, che difficilmente potrà superare le 300.000 tonn. Vengono ritenute eccessive anche le cifre sul raccolto 2011/12, che i piantatori stimano invece in 295.000 tonnellate. Scettiche anche le valutazioni delle associazioni del distretto di Wayanad (Kerala), che prevedono un raccolto di 37.000 tonn,, contro le 54.100 indicate dalla stima ufficiale. “Ancora una volta, il raccolto del Wayanad è stato sovrastimato, come accade sempre nelle cifre del Coffee Board” ha dichiarato in merito il segretario della locale associazione dei piantatori di caffè.

Intanto in Brasile, l’allarme qualità dopo le piogge delle ultime settimane

L’incertezza delle condizioni meteo, con le piogge abbondanti cadute nelle ultime settimane e il passaggio di un fronte freddo sulla coffee belt, continuano a tenere sotto pressione i mercati. Le forti precipitazioni hanno reso le piantagioni inaccessibili ai mezzi meccanici e agli addetti agricoli ritardando le operazioni di raccolta anche di svariate settimane. Vento e pioggia hanno provocato frequenti cadute delle drupe dagli alberi.

L’umidità ha creato un terreno fertile per il proliferare dei funghi, con conseguenti ripercussioni sulla qualità delle ciliegie cadute in terra. “Almeno il 20% del raccolto è condannato a essere di bassa qualità” ha dichiarato in un’intervista a un’agenzia di stampa Joaquim Ferreira Leite, direttore del settore export del gigante cooperativa Cooxupé. Valutazione condivisa nel merito dal trader statunitense Christian Wolthers (Wolthers America), reduce da una recente ricognizione nella coffee belt dove afferma di avere visto mucchi di chicchi fradici, ricoperti da una mucillagine verde-biancastra, che rischiano di produrre un caffè dal gusto aspro e riato.

“Si tratta di una situazione generalizzata nell’area di produzione degli arabica – ha dichiarato Wolthers – la qualità sarà un vero problema”. Unica consolazione, le piogge si sono diradate e la raccolta è ora in pieno corso, seppur in ritardo di un mese rispetto alle tempistiche consuete. “I produttori cercano di raccogliere e immagazzinare le maggiori quantità possibili” ha concluso il trader della Florida. Si rinsaldano intanto i differenziali sui caffè brasiliani nel mercato fisico europeo.

Secondo fonti stampa, il Brasile Mtgb (“Medium To Good Bean”) era quotato venerdì scorso 8 centesimi sotto New York a fronte dei 12 della settimana precedente. “Gli europei sono estremamente restii a comprare a questi livelli di prezzo, ma i brasiliani mantengono la linea dura a fronte delle incertezze per il prossimo raccolto” ha dichiarato un trader citato dalla stessa fonte.

RiminOsa dà appuntamento di notte con gli amanti del gelato artigianale

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nuova indagine fipe riminosa gelato
Il gelato gode di ottima salute

RIMINI – Il ´capodanno dell´estate´, la straordinaria Notte Rosa, ha esaltato il gelato artigianale. RiminOSA, gelato rosa al gusto di pesca nettarina di Romagna IGP, nel week end 6-8 luglio, è stato gustato da decina di migliaia di persone. L´iniziativa, nell´ambito della Notte Rosa, è stata promossa dalla CNA di Rimini anche con il SIGEP di Rimini Fiera. Rimini capitale mondiale del turismo e, anche, del gelato artigianale. Qui da 34 anni si tiene Sigep (oltre 122mila visitatori professionali), il salone leader nel mondo per il gelato artigianale e il dolciario. In Emilia Romagna sono concentrate le più importanti aziende di macchine per la lavorazione del gelato artigianale e quelle degli ingredienti: ed ecco svilupparsi progetti di comunicazione e format per la promozione dei consumi diffusi nel mondo.

Come il 3° Dire, fare… assaggiare!

Il gelato ti regala la città: il gelato come tramite per avvicinare i consumatori ai luoghi dell´arte e della cultura. Fino al 21 settembre le gelaterie di Rimini e Cattolica partecipanti rilasceranno benefit e buoni sconto per ingressi in luoghi culturali, artistici, storici e dello spettacolo (iniziativa promossa da CNA Rimini, Facoltà di Economia di Rimini dell´Università di Bologna e Uni.Rimini S.p.A., in collaborazione con Provincia di Rimini, Comuni di Rimini e di Cattolica, Promo Cattolica e Rimini Fiera – Sigep, con il sostegno della MEC3).

Gelato artigianale anche con funzione sociale a RiminOsa

Non ConGelateci il sorriso mette insieme da sei anni gelaterie e scuole (oltre 650 gli studenti coinvolti) per prevenire il fenomeno del bullismo. Il progetto ha vinto il Premio Sodalitas per la Responsabilità Sociale d´Impresa e confluisce a SIGEP dove i ragazzi partecipano agli eventi dedicati. Nel 2012 sono inoltre state date alle stampe favole sul gelato artigianale scritte dai bambini ( progetto realizzato da CNA e Confartigianato Rimini, con la collaborazione di Uni.Rimini, dell´Università di Bologna, della Provincia di Rimini, della Camera di Commercio, della Fondazione Carim e di Rimini Fiera – SIGEP, con il sostegno di Mo.Ca Spa e di 22 gelaterie della provincia riminese). Il rapporto fra Sigep e consumatori è sempre più stretto anche sui social network. >Il tuo gelato in un tweet´ è riservato ai follower di @sigeprimini su Twitter. Tutti i tweet sul gelato artigianale concorrono alla vincita di un week-end a Rimini per visitare Sigep e di un buono per 10 kg di gelato. A capo della giuria il grande poeta Davide Rondoni.

Chocovision è alle porte: la prima conferenza dell’evento ha presentato il programma

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cioccolato pressione alta con le bolle chocovision
Cioccolato contro la pressione alta

MILANO – Come la maggior parte delle persone, Sir Bob Geldof ha una passione per il cioccolato. Eppure, la consapevolezza delle sfide e dei vincoli che affliggono i coltivatori a monte della complessa catena di approvvigionamento gli lascia l’amaro in bocca. In occasione della prima conferenza Chocovision, il celebre musicista e attivista ha discusso le problematiche su questo fronte e le imminenti sfide che comportano per l’industria del cacao.

Chocovision risponde alle nuove tendenze di mercato

Trainata soprattutto dalla crescita della popolazione mondiale, dal rapido sviluppo dei mercati emergenti e dall’incremento dei redditi, la domanda di cacao è in costante aumento. Benché la commodity venga distribuita e impiegata in prodotti disponibili in tutto il mondo, circa il 70 per cento dell’offerta globale proviene attualmente da tre paesi produttori situati nella fascia equatoriale: Costa d’Avorio, Ghana e Indonesia.

Squilibrio tra domanda e offerta all’orizzonte

Secondo i dati del Credit Suisse, nell’ultimo decennio la domanda mondiale ha esibito un incremento medio annuo pari circa al 2,5 per cento. Il fornitore di cacao e prodotti di cioccolateria Barry Callebaut ritiene che questa spirale ascendente sia destinata a eccedere l’offerta di ben un milione di tonnellate entro il 2020. Joe Prendergast del Credit Suisse precisa: “Rapportate agli attuali livelli della domanda, le scorte di cacao sono tuttora ingenti.

Tuttavia, il rapporto tra scorte e macinazione evidenzia un trend discendente indicativo di un’effettiva flessione sul versante dell’offerta”. Piantagioni di cacao alla radice del problema Le difficoltà di fornitura interessano l’intera catena di approvvigionamento del cacao fino ai produttori di cioccolato e ai dettaglianti, ma affondano le proprie radici nel primo anello: le piantagioni. Tra i maggiori ostacoli figurano problemi strutturali quali l’invecchiamento degli alberi, i coltivatori sempre più anziani, la scarsità di investimenti, le carenze infrastrutturali e l’abbandono dei raccolti. “Le piantagioni di cacao sono inoltre costantemente messe in pericolo dalle malattie delle fave e dall’instabilità politica”, spiega Prendergast.

Durante la prima conferenza Chocovision, in occasione della quale i principali stakeholder di tutto il mondo si sono riuniti

per discutere le problematiche di fondo del settore, Sir Bob Geldof – noto per l’impegno profuso nella lotta alla povertà in Africa – ha aggiunto che un’ulteriore grave minaccia è posta dal riscaldamento globale: “Se il cambiamento climatico prosegue ai ritmi attuali, entro il 2050 sparirà metà del terreno utile per la coltivazione del cacao.” Interventi di governi e industria Benché le problematiche ambientali siano un osso duro, la soluzione risiede in gran parte nell’incremento della produttività e del reddito dei coltivatori di cacao.

Questo traguardo presuppone ingenti investimenti nell’innovazione dei sistemi di coltura, nell’educazione dei coltivatori e nell’infrastruttura agricola, nonché un aumento dei prezzi agricoli alla produzione. Grazie a una serie di programmi governativi a sostegno degli investimenti e della crescita dell’offerta, il Ghana e l’Indonesia hanno esibito una massiccia espansione dell’attività produttiva, ma il cammino da percorrere per soddisfare la domanda futura è ancora lungo. La responsabilità ricade in parte sulle grandi società e aziende produttrici. Geldof fa il punto della situazione: “Per cogliere le opportunità offerte dai mercati emergenti, l’industria deve cambiare completamente tattica, perché i consumatori non sono disposti ad acquistare un prodotto se hanno l’impressione che sia frutto di metodi poco ortodossi. Andando incontro alle esigenze dei coltivatori, le società si rendono artefici del proprio futuro. Non c’è tempo da perdere”.

La consapevolezza dei consumatori favorisce la realtà agricola

In marzo Barry Callebaut, organizzatore di Chocovision, ha lanciato un’iniziativa globale da 40 milioni di franchi svizzeri volta a migliorare ulteriormente i raccolti, la qualità e le fonti di sostentamento nei principali paesi produttori di cacao dando impulso al sistema sanitario e all’istruzione dei coltivatori. Prendergast spiega: “Questa forma di accresciuto coinvolgimento nell’intera catena di approvvigionamento del cioccolato è in gran parte attribuibile alla maggiore consapevolezza dei consumatori, ma è anche nell’interesse dei produttori assicurare l’offerta di cacao a lungo termine.

Dal momento che gli investitori globali sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali, sociali e di governance, è inevitabile e auspicabile che si compiano ulteriori passi avanti verso una produzione sostenibile e un incremento del reddito reale dei coltivatori”. Negli ultimi anni, alcuni colossi del settore hanno aderito a schemi di certificazione etica quali Fairtrade, UTZ o Rainforest Alliance per il proprio cioccolato destinato alla vendita su larga scala. Oltre a favorire la coltivazione sostenibile della commodity, queste iniziative permettono ai consumatori – in particolare agli amanti del cioccolato – di operare una scelta informata sui prodotti a base di cacao. Volatilità dei prezzi: un altro paio di maniche La volatilità dei prezzi all’offerta del cacao rappresenta un altro grande ostacolo lungo la catena di approvvigionamento.

Prendergast commenta:

“Grazie al ricco raccolto del 2011 i prezzi si sono mantenuti su livelli modesti, ma il trend discendente delle scorte rispetto all’incremento dell’attività di macinazione è destinato a mettere le ali alla volatilità. Ci vogliono parecchi anni prima che una pianta dia i primi frutti e molti altri ancora perché raggiunga la piena fruttificazione: escludo che assisteremo a una rapida reazione dell’offerta. Piuttosto, saranno sufficienti uno o due cattivi raccolti per causare un profondo shock. La situazione contingente presenta una correlazione diretta con la necessità di un modello di offerta maggiormente sostenibile”. Alla luce delle attuali dinamiche del mercato del cacao, il Credit Suisse prevede che i prezzi registreranno un andamento laterale – oltre quota USD 2000 la tonnellata – per la maggior parte della stagione agricola 2011/2012 e in seguito aumenteranno.

In un’ottica di ampio respiro, i prezzi del cacao dovrebbero presentare elevati livelli di volatilità associati a un graduale trend ascendente. Oltre ai trend della domanda e dell’offerta, nelle prossime stagioni i prezzi del cacao potrebbero risentire di fattori quali investimenti, disponibilità di scorte e costi di finanziamento, in grado di incidere sul processo decisionale economico a lungo termine degli operatori di mercato, siano essi consumatori, produttori o investitori. Prendergast conclude: “Le varie fasi del ciclo economico, l’assetto geopolitico e le condizioni meteorologiche possono esercitare un notevole influsso sui prezzi a medio termine”.

La prima conferenza Chocovision

Organizzata da Barry-Callebaut, ha visto la partecipazione di oltre 200 dirigenti di aziende di tutto il mondo attive nel settore del cacao, del cioccolato e della vendita al dettaglio, di influenti esponenti politici dei paesi produttori e di rappresentanti di ONG, tra cui Sir Bob Geldof. L’evento, svoltosi nella cittadina svizzera di Davos dal 5 al 7 giugno e ispirato al tema “Balance the Challenge: From cocoa to chocolate – strategy, sustainability and success” (“Sfide al vaglio: dal cacao al cioccolato – strategia, sostenibilità e successo”), ha dato modo agli ospiti di discutere le sfide e opportunità insite nella catena di approvvigionamento del cacao e indagare soluzioni innovative per garantire al cioccolato un brillante avvenire.

In Angola, il settore del caffè traina ispirandosi al modello vietnamita

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coffee angola

MILANO – Il comparto del caffè dell’Angola, un tempo tra i più importanti del mondo, punta al definitivo rilancio avvalendosi dell’expertise vietnamita. Il paese africano arrivò a essere, nei primi anni settanta (epoca in cui la produzione di caffè vietnamita era invece trascurabile), il quarto produttore mondiale di caffè, con un export assestato stabilmente attorno ai 4 milioni di sacchi. Ma di lì a poco scoppio un lungo e dilaniante conflitto civile, durato dal 1975 ai primi anni 2000, che distrusse totalmente questa fiorente attività agricola.

Angola, un contesto difficile

Da alcuni anni, ministero dell’agricoltura e le autorità locali hanno dato impulso alla rinascita del settore, con risultati incoraggianti, potendo contare sull’appoggio di sponsor, quali l’Ico e il Fondo comune per i prodotti di base. A scendere in campo è ora il settore privato. Thai Hoa Vietnam Group, il più importante produttore ed esportatore vietnamita di arabica, ha annunciato la costituzione di una joint-venture con un partner locale e una società di consulenza brasiliana. Le condizioni sono state messe nero su bianco in un memorandum, che i tre soci hanno sottoscritto ad Hanoi. Inizialmente verranno impiantati 6 mila ettari di caffè robusta nell’arco di 3 anni.

Thai Hoa invierà propri esperti in loco, per supervisionare l’esecuzione del progetto e fornire assistenza tecnica. Dopo questa prima fase, se i riscontri saranno positivi, la joint-venture andrà a caccia di finanziamenti, con l’obiettivo di raccogliere 250 milioni di dollari, attraverso le agenzie governative brasiliane e altre fonti finanziarie, ha spiegato Nguyen Van An, presidente di Thai Hoa.

La produzione – secondo quanto dichiarato dallo stesso Van An – potrebbe essere esportata, se vi saranno i presupposti, in Brasile, dove la domanda di materia prima dell’industria è in costante aumento, visto il ritmo sostenuto di crescita dei consumi. Vogliamo riconquistare la posizione che ci compete nel campo del caffè e di altri prodotti come il cotone – ha dichiarato l’ambasciatore angola in Vietnam Joao Manuel Bernardo, che ha presenziato alla sottoscrizione del memorandum. Recenti proiezioni del ministero dell’agricoltura stimano in 13.900 tonnellate il raccolto 2012 dell’Angola, in crescita di quasi 2.000 tonnellate rispetto all’anno precedente. Parlando in una località del distretto di Kwanza Sul, in occasione dell’apertura della campagna caffearia, il ministro Afonso Pedro Canga ha espresso l’auspicio che la produzione possa avere forte impulso negli anni a venire.

Dopo l’Angola, il Brasile

Imbarchi brasiliani in forte calo a giugno. Secondo i dati del consiglio degli esportatori di caffè (CeCafé), l’export in tutte le forme è stato il mese scorso di 1,88 milioni di sacchi, in flessione del 31,1% rispetto a giugno 2011. Il fatturato ha raggiunto i 407,78 milioni di dollari, pari al 43,3% in meno rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Nei primi 9 mesi dell’annata caffearia corrente, le esportazioni hanno raggiunto i 29,77 milioni di sacchi e hanno portato nelle casse brasiliane 7,814 miliardi di dollari, con un decremento a volume del 15%, ma un incremento a valore del 5,6%.

Tipologicamente, l’export è stato costituito per l’83,1% da caffè arabica, per il 10,9% da solubile, per il 5,8% da robusta e per lo 0,2% da prodotto torrefatto. Le principali destinazioni sono state l’Europa (55%) e il nord America (19%). “L’andamento del raccolto in corso è entro i termini previsti” ha dichiarato il direttore generale di CeCafé Guilherme Braga commentando positivamente il maggiore fatturato nonostante i volumi in calo. Aggiornamento meteo Temperature più fresche sono previste a partire da questa mattina nelle regioni del sud del Brasile, con minime a partire dai 4-5 gradi nelle aree meridionali dello stato di San Paolo e nel Paraná. Non sono attese gelate.

L’aria fredda si dirigerà a nord nella giornata di sabato raggiungendo il San Paolo settentrionale e il Minas Gerais meridionale. Anche in questo caso non sono previste gelate. Le temperature registrate ieri mattina erano di 18 gradi a Londrina (Paraná) e di 15 gradi a Pocos de Caldas (Minas Gerais sud-occidentale). Nel periodo dei 6-10 giorni sono previste temperature in ripresa, senza rischi di gelate nella coffee belt.

Easley, l’agenzia di pompe funebri con caffetteria Starbucks incorporata

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starbucks
Opportunità di lavoro anche per i baristi della zona di Roma

USA – Un’azienda di pompe funebri aprirà una caffetteria Starbucks al suo interno Il locale di Easley (South Carolina) offrirà anche cibo e collegamento Internet wi-fi gratuito. Dopo i centri commerciali, gli aeroporti e le autostrade, la prossima location Starbucks sarà un’agenzia di pompe funebri. I proprietari della Robison Funeral Home, di Easley, una piccola cittadina della Carolina del sud, hanno annunciato infatti che aggiungeranno ai propri servizi, che al momento comprendono una cappella e un forno crematorio, una caffetteria Starbucks in franchising.

Easley, pompe funebri con angolo caffè

Il cosiddetto “Coffee Corner” offrirà inoltre a coloro che prenderanno parte ai funerali, cibo e wi-fi gratuito, come tutti i punti vendita della catena di Seattle. Il proprietario Chris Robinson ha spiegato che la pompa funebre fu avviata dal suo bisnonno al posto di un negozio che serviva caffè e da allora ha sempre offerto caffè gratuito ai suoi clienti.

Secondo Robinson il servizio non sarà intrusivo, anche se sarà aperto pure a clienti esterni ai funerali

Lo Starbucks che sorgerà all’interno della pompe funebre sarà il primo a essere aperto a Easley, anche se, essendo solo uno stand, non potrà fregiarsi dell’insegna verde del colosso di Seattle.

Grosmi Caffè si rafforza all’estero vero Austria, Germania e Polonia

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grosmi caffè

PORDENONE – Grosmi Caffè da Pordenone approda con il suo torrefatto nel centro dell’Europa. Lo storico marchio friulano incrementa l’export verso Austria, Germania e Polonia (+10%) grazie ai servizi di internazionalizzazione in outsourcing, in italiano esternalizzati, di Co.Mark.

Metodo e competenza, queste sono le parole d’ordine per le aziende che vogliono affrontare con successo i mercati esteri. Se al proprio interno non si dispone di una struttura commerciale dedicata all’export, la soluzione può venire dall’outsourcing. Ne è esempio Grosmi Caffè, storica torrefazione friulana che da oltre cinquant’anni importa caffè da tutto il mondo e prepara miscele di pregio apprezzate in numerosi bar e caffetterie, a cominciare dai Caffè Point Grosmi di Sacile, dove ha sede l’azienda, Pordenone e Udine.

Grosmi Caffè viaggia in Europa

«I nostri contatti con l’estero si sono sviluppati negli ultimi dieci anni, ma in passato si limitavano alla Germania e ci arrivavano solo per conoscenza perché non avevamo all’interno una struttura commerciale dedicata all’export» spiega Ennio Francescut, uno dei due titolari. «Poi, circa un anno fa abbiamo conosciuto Co.Mark, società di servizi di temporary management in outsourcing per l’internazionalizzazione delle PMI. Il loro metodo di lavoro ci ha molto colpito e abbiamo deciso di tentare questa strada.

Si trattava di un investimento, ma contenuto, se raffrontato con i costi di fiere e altri strumenti tradizionali che fino a quel momento non avevano portato i risultati sperati».

Dopo la semina iniziale, i risultati cominciano ad essere concreti

In un anno di attività sono stati contattati oltre 300 clienti nell’Europa centrale (Austria, Germania e Polonia) e per il 2012 è prevista una crescita nell’export del 10%. «è un lavoro certosino di conquista del cliente, perché l’estero è ben rappresentato da torrefazioni italiane e, quindi, la concorrenza è forte» commenta Francescut. «Però Co.Mark sta portando avanti un lavoro incessante e metodico che porta i suoi frutti».

Gli specialisti Co.Mark sono abituati ad operare trasversalmente su diversi mercati e per diversi settori merceologici, ciò ha permesso di individuare in breve tempo nuovi potenziali clienti con le caratteristiche ricercate e di stabilire importanti contatti. «La scelta dei mercati esteri – spiega Arianna Brugnera, l’export specialist di Co.Mark alla quale è stato affidato il compito di internazionalizzare il Grosmi caffè  – si è basata sull’analisi di interscambio, cioè sul calcolo delle esportazioni e importazioni verso e da un Paese».

Germania e Austria sono risultati i mercati che più apprezzano Grosmi Caffè per aroma e prezzo proposto

«Per approcciare i mercati esteri – continua Brugnera – il canale tipicamente utilizzato è quello indiretto, in questo caso si tratta di importatori di caffè e generi alimentari italiani. Ma abbiamo utilizzato anche il canale diretto delle catene di gelaterie/caffetterie che tendono ad utilizzare un proprio marchio invece di quello del produttore di caffè».

Fonte: Il Messaggero Veneto

La Festa del caffè e dintorni, dal 14 al 16 luglio nell’ex mercato di Novoli

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NOVOLI (Lecce) – Sarà un omaggio alla bevanda più amata dagli italiani, la rassegna dedicata al caffè, che si terrà a Novoli (LE) dal 14 al 16 luglio prossimi, in occasione dei festeggiamenti in onore di Maria SS. del Pane. La manifestazione, denominata “Festa del Caffè e dintorni”, si terrà nel rinnovato ex mercato coperto del centro salentino, situato in piazza Regina Margherita, ed è stata realizzata dagli assessorati alle Attività Produttive e Cultura del Comune di Novoli, in collaborazione con l’associazione di promozione culturale ed enogastronomica “Salento Italy”.

Festa del caffè e dintorni: un’esperienza gustativa

Ad offrire alla degustazione degli esigenti palati le speciali miscele, l’azienda Lovit, che offrirà anche la possibilità di utilizzare le proprie macchine da caffè in comodato d’uso. Ma non solo caffè. All’evento novolese sarà presente infatti anche l’azienda vinicola “Verola”, di Carmiano, che metterà a disposizione il suo campionario di prodotti tipici, dalle grappe alle acquaviti, ai liquori, fino all’olio di oliva.

Durante la due giorni di festa inoltre, negli spazi dell’ex mercato coperto, varie saranno poi le attrazioni che allieteranno i visitatori. Si passerà dagli spettacoli danzanti delle scuole di ballo “Dance for you” di Campi Salentina e “S.E.V. Dance Milli Denise” di Novoli, all’esibizione musicale della scuola “Harmonium”, sempre di Novoli, diretto dalla professoressa Simontetta Miglietta Sozzo. Un tocco di classe e raffinatezza, infine, intrecciato al gusto, con la presenza dell’associazione “Donne del sud”, che presenterà alcuni abiti realizzati interamente da stiliste salentine ed ispirati ai colori ed ai sapori dei vini.

A tutti gli ospiti verrà quindi consegnata una scheda attraverso la quale si potrà scegliere l’abito più bello

Ma all’aspetto prettamente ludico ed enogastronomico verrà anche abbinato il fattore legato alla solidarietà. L’associazione “SOS Clown” di Squinzano si cimenterà in una dimostrazione di clown-terapia e raccoglierà dei fondi per l’assistenza a bambini affetti da particolari patologie. Fonte: futuratv.it