lunedì 19 Gennaio 2026
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Un’analisi dei prezzi del caffè, li vede ancora in discesa

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arabica

MILANO – La varietà arabica oscilla poco sopra i minimi quadriennali. Mentre la qualità robusta è tornata ai livelli di metà dicembre. Ancora al seguito dei ribassi accusati in Vietnam, il maggior produttore mondiale di questa tipologia.

Arabica e Robusta: cosa dicono i dati

Dopo la caduta delle quotazioni del caffè arabica, che sul mercato a termine di New York è scambiato vicino ai minimi degli ultimi 4 anni, anche il caffè robusta segnala a Londra un trend discendente. Con prezzi che non erano mai stati così bassi dalla metà del dicembre scorso.

Il ribasso di Londra

Riflette quello accusato dal coloniale in Vietnam, il principale paese di provenienza per questa tipologia di caffè. Il cui uso è notevole nel caffè solubile ma anche in molte miscele usate per il tradizionale espresso all’italiana.

Le previsioni sui raccolti

Queste, normalmente subiscono un ciclo vegetativo biennale; parlano per Vietnam, India e altri produttori di quantitativi che nella prossima annata saranno molto simili a quelli ottenuti nel 2012-13.

La produzione di caffè robusta, nel mondo

Almeno secondo la Volcafé della Ed&F Man, sarà di 70 milioni di sacchi da 60 kg nel 2013-14. Con un incremento del 2,9% che si sommerà a quello del 9% già stimato per l’annata in corso.

Di questi 70 milioni di sacchi, dalle piantagioni del Vietnam dovrebbero venirne 25,5 milioni.

Fonte: Firstonline

Autogrill– Parla l’amministratore delegato Tondato: “Dal cibo ai servizi, così cambiamo”.

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Tondato

MILANO – Reinventare gli autogrill. Gianmario Tondato usa proprio quel verbo – reinventare – per spiegare quanto profonda sia la trasformazione che ritiene si debba avviare nella ristorazione autostradale.

Un cambio di rotta che poggia su pochi, ma cruciali, numeri. Autogrill è oggi il principale operatore al mondo nei servizi food e retail al viaggiatore. Raggiunti infatti i 6 miliardi di fatturato, quasi 63 mila dipendenti; 5300 punti vendita in 38 Paesi.

di LUCA UBALDESCHI*

Tondato: l’intervista

La parte retail e duty free (le vendite che valgono il 31% del fatturato) è in crescita con ottime prospettive. Mentre il settore food and beverage (pari al 69% del giro d’affari) fa buoni risultati negli aeroport. Tuttavia soffre un calo preoccupante lungo le autostrade. 

La risposta di Tondato

Ha 53 anni, da 10 amministratore delegato e artefice dell’espansione del gruppo. Per lui, si gioca su due piani: meno di un mesefa ha avviato la separazione delle attività travelretail e duty free. Questi confluiranno in una nuova società, da quelle food and beverage.

Quindi ha deciso di accelerare il rinnovamento degli Autogrill. Sia come organizzazione aziendale che come offerta ai clienti. Una mossa che potrebbe anche portare all’uscita da alcune aree di servizio in Italia, dal momento che il nostro Paese – sostiene – è prigioniero di una sorta di peccato originale.

Qual è, dottor Tondato?

«C’è un problema di sistema che provoca una grave distruzione di valore. Manca una presa di coscienza collettiva fra gli operatori, parlo dei concessionari autostradali. Di chi si occupa della ristorazione e degli operatori di carburanti.

Il punto è che non si lavora insieme a una soluzione, diversamente da quanto avviene all’estero».

Che cosa intende con «problema di sistema»?

«Che abbiamo un calo del traffico unito a una rete inefficiente. Negli ultimi tre anni le autostrade italiane hanno perso circa il 13% del traffico. Colpa della crisi, del prezzo della benzina, della concorrenza di alta velocità e voli low cost».

L’inefficienza delle rete, invece, in che consiste?

«Nell’avere troppe aree di servizio in un mercato che si contrae. Abbiamo un’area ogni circa 25 km di autostrada. Mentre la media europea è doppia».

Significa che abbandonerete alcuni Autogrill? 

«Se ci limitassimo a una valutazione economica dovrei arrivare al 30%. Il punto è che i costi continuano a salire. In Italia paghiamo affitti ai concessionari superiori al 20%. Mentre in Francia sono intorno all’8%».

Si stanno preparando le gare per il rinnovo della concessione in alcune aree di servizio. Voi ci sarete?

«Potremmo decidere di non presentarci. Se non cambia la struttura dei costi, ad esempio indicizzando gli affitti al volume del traffico. Considereremo tutti gli aspetti economici e anche le alternative di investimento all’estero».

Messa così, non suona come un ricatto?

«No, è nostra responsabilità, siamo un’azienda globale. Abbiamo ottime occasioni di crescita in India, in Turchia, ma anche negli Usa.

Qui realizziamo circa il 30% del fatturato di gruppo e oggi cresciamo del 2,5%. Ma di fronte ad altre condizioni, adeguate ai tempi di crisi, siamo pronti a rilanciare anche in Italia. Lo abbiamo appena dimostrato con Villoresi Est».

Villoresi Est è l’area sulla Milano-Laghi dove nel 1958 nacque uno dei primi Autogrill

Avete realizzato una struttura dall’architettura innovativa e con alta efficienza energetica. E’ il prototipo del nuovo modello di Autogrill?

«E’ un investimento da più di 10 milioni di euro. Lo abbiamo potuto fare perché la concessione dura trent’anni ed è su una tratta molto trafficata. Con 2 milioni di visitatori annui.

Non possiamo quindi replicarlo integralmente dappertutto. Ma contiene alcuni principi che, sì, sono parte dell’idea di Autogrill del futuro».

Quali sono questi principi?

«Per dirla con uno slogan, puntare sui servizi che mirano alla “gestione del tempo” dei clienti. Mi spiego: non diminuisce solo il traffico. Scendono anche i consumi di chi si ferma in autogrill e, per esempio, il pranzo completo e la cena sono meno frequenti.

Ecco allora che a chi viaggia devi offrire di più, dando un’ulteriore motivazione alla sosta. Mettere a disposizione spazi adeguati, la rete wireless, dei tablet; possibilità di vedere i notiziari tv.

O sistemare telecamere nel parcheggio per dare tranquillità. Insomma, vogliamo andare maggiormente incontro alle esigenze complessive del cliente. Non solo quella di bere un caffé o mangiare un panino».

Ma anche la parte alimentare è importante in questa trasformazione, vero?

«Fondamentale, frutto di un lavoro sulla qualità. Le cito un altro esempio, il Bistrot che abbiamo aperto alla Stazione Centrale di Milano.

Lavoriamo con l’Università di Pollenzo per cercare prodotti del territorio, garantiti. Prepariamo la pasta in loco e il pane con lievito madre».

Dobbiamo dire addio ai panini Fattoria o Rustichella?

«Le proposte tradizionali restano. Ma si affiancano a piatti tipici dell’area in cui ci si trova. Se lei si ferma in Autogrill a Piacenza, faccio un esempio, trova il meglio delle ricette gastronomiche locali.

Abbiamo studiato 16 giacimenti del gusto in Italia per altrettante proposte legate ai territori. Così controlli meglio i fornitori, riesci a trasmettere dei valori; a creare un rapporto diverso con il consumatore».

Locale e globale, è questa la filosofia da seguire?

«E’ anche la formula della riorganizzazione societaria. La nuova realtà di Autogrill è quella di un gruppo globale articolato su tre maxi aree. Europa, America, Resto del Mondo.

Ma con una struttura centralizzata per quanto riguarda strategie, marketing, controllo di gestione, risorse umane. Serve per ottimizzare i costi. All’impostazione generale, si affianca poi la declinazione nell’offerta al cliente legata ai diversi Paesi».

*Fonte: La Stampa

 

Morto Ugo Bistrot: addio al re del caffè stroncato da una malattia a 96 anni

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BELLUNO – Il suo nome è legato ad un marchio che – non solo a Belluno – da un secolo fa rima con caffè. Ugo Bristot se ne è andato dopo breve malattia.
Nato a Belluno il 7 luglio 1916 era il più vecchio dei tre fratelli che presero in mano il timone dell’azienda lasciata in eredità dal fondatore, quel papà Domenico che pose la prima pietra del Caffè Bristot.

di Daniela De Donà*

Nel 1919, infatti, alla fine di via Psaro aprì i battenti la torrefazione che puntava ad una miscela dall’aroma gradevole. Intenso, ma che non sapesse troppo da tostato, «alla viennese», come aveva gustato in Austria dove da ragazzo aveva lavorato nell’edilizia.

Era il 1939 quando Domenico affidò al primogenito Ugo l’incarico di procuratore della ditta, che veniva gestita, comunque, con i fratelli Mario e Aldo. Insieme portarono avanti la ricetta del successo. Che ha sempre gli stessi ingredienti: capacità, tanto lavoro e un pizzico di fortuna.

Ugo amava, col piglio del buon patriarca, la sua famiglia. La moglie Agordina

Tullia Della Lucia, mancata due anni fa, le figlie Annalisa, Fiorella e Paola.

Ma amava anche quell’acqua del Piave che scorre sotto casa, le Pale del Balcon che vedeva dal suo giardino.

Era uno che, da ex artigliere di montagna, su e giù per le montagne ci è andato fino a quando le ginocchia lo hanno permesso, che del Cai aveva la tessera, che fu uno dei fattivi promotori nella nascita del Colle del Nevegal negli anni Sessanta.

Da ragazzo – amava raccontare – arrivava a Castion in bici e poi saliva in cima, con gli sci in spalla, per tornare giù in un silenzio dimenticato.

Passione per sci e stelle alpine. E per gli zampilli dei nostri ruscelli. Tant’è che era solito portare nello zaino la classica borraccia di alluminio che regolarmente riempiva con acqua di fonte.

Gli piaceva la buona cucina della tradizione bellunese. Ma senza metter in secondo piano la musica – a cominciare dai compositori romantici – e l’arte. Ecco che Ugo Bristot non solo fu tra i soci fondatori dell’Associazione industriali di Belluno nel 1945, ma pure tra i fondatori del Circolo culturale bellunese.

E non mancava ad un concerto, che si tenesse a Belluno, ad Asolo o a Verona. Ma la passione più profonda – quasi un vizio del cuore e dell’occhio – riguardava la pittura. Da Marco Ricci a Guidi.

Un imprenditore d’altri tempi

Ugo ha girato il mondo per godersi un quadro, per partecipare ad un’asta. Un imprenditore d’altri tempi, a cui bastava un dipinto e una tazza di buon caffè – rigorosamente senza zucchero – per il buongiorno più vero. La cerimonia funebre è fissata per oggi, martedì alle 14.45 nella chiesa di Santo Stefano.

 

*Fonte: Il Gazzettino

Vending – Ivs Group, sempre attiva nella distribuzione automatica

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Ivs
Distributore automatico IVS Group

MILANO -Ivs Group è l’azienda attiva nella distribuzione automatica di bevande. Finalmente sordisce oggi sul mercato principale di Borsa Italiana.

Ivs passa al mercato Mta

Ad un anno dalla fusione con la Spac Italy1. Un’operazione che l’aveva portata ad essere quotata sul mercato di Borsa Italiana dedicato ai veicoli d’investimento, il Miv.

Creato con l´obiettivo di offrire capitali, liquidità e visibilità ai veicoli di investimento con una chiara visione strategica.
E’ quanto si apprende in un comunicato di Borsa Italiana.

“Questa operazione segna il successo della formula delle Spac – ha commentato Massimiliano Lagreca. Il responsabile large cap&investment vehicles di Borsa Italiana.

– siamo molto contenti che Ivs Group debutti sul mercato principale grazie ai risultati eccellenti raggiunti in quest´ultimo anno di permanenza sul Miv.”

La quotazione in Borsa

“Rappresenta quindi un importante strumento per potenziare la visibilità dell´azienda e ampliare il proprio business. Siamo fiduciosi su questa operazione. Prima nel suo genere in Italia, potrà così aprire la strada ad altri collocamenti con le stesse modalità di aziende desiderose di crescere”.

TECNICA – Arriva Textspresso, un sms per ordinare il caffé

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Textspresso NetKafy

MILANO – La Zipwhip, modificando una macchina per caffè espresso De Longhi, ha inventato un nuovo strumento in grado di produrre in modo intelligente un caffè. Sono 400 milioni di consumatori di caffè solo in Europa. Per un consumo di oltre è 1 miliardo di tazzine di caffè al giorno. In questo terreno fertile, approda Textspresso.

Textspresso: l’app per i consumatori del caffè

In un futuro quindi, potremo ordinare il nostro caffè comodamente seduti nella nostra scrivania con un semplice sms.

Probabilmente non vedremo mai apparire in nessun negozio la macchina per caffè espresso Textspresso di Zipwhip. Ma questo sicuramente non impedirà che altri programmatori sfruttino la stessa idea dell’impresa.

Magari usando la piattaforma per sms basata su cloud da questa sviluppata e resa disponile con codice open-source.

Di che si tratta?

La Zipwhip, modificando una macchina per caffè espresso De Longhi, ha inventato una macchina in grado di produrre in modo intelligente un caffè, al ricevimento di un determinato sms.

Esattamente gli utenti inviano un sms con il loro ordinativo al numero telefonico della macchina; la macchina invia in risposta una conferma dell’ordine e nuovamente chiama quando il caffè è pronto. Non solo, la macchina ci avvisa quando sta terminando l’acqua o il caffè.

Un risparmio di tempo

Particolarmente in uffici molto popolati dove capita spesso di fare la fila alla macchina del caffè.

Ma Textpresso è anche una bella soluzione per evitare di alzarsi a più riprese durante una riunione, per programmare la macchina e quindi ritirare il caffè.

La comunicazione tra il nostro cellulare e la macchina per caffè avviene a mezzo Wi-Fi.

Perché usare degli sms e non direttamente una app

Le motivazioni sono molteplici. Innanzitutto, non é detto tutti possiedano uno smartphone. Inoltre non è detto tutti possiedano lo stesso sistema operativo e per questo si sarebbero dovute sviluppare molte app.

A questo si aggiunga che la macchina così modificata, riconoscendo il numero del mittente, è pure in grado di conoscere i vostri gusti. Producendo per esempio la vostra bevanda preferita qualora inviate un messaggio con scritto ” solito”.

Fonte:  FocusTECH.it

Salute, l’Istituto Ramazzini di Bologna studia il dolcificante che non fa male

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MILANO – Ecco una bella conferma che anche in Italia si può fare ricerca di alto livello. L’ Europa si affida per la salute dei cittadini anche all’ istituto “Ramazzini” di Bentivoglio in provincia di Bologna per valutare la salubrità dei nuovi dolcificanti naturali che dovrebbero sostituire l’ aspartame, prodotto industriale diffusissimo, accusato dalla comunità scientifica di essere cancerogeno.

Il centro bolognese, assieme all’ università di Stoccarda e ad altri istituti europei, ha vinto il bando per la sperimentazione sui derivati della Stevia, una pianta del Paraguay che potrebbe crescere anche nel clima mediterraneo, capace di fornire un prodotto ipocalorico con la stessa capacità di “addolcire” dell’ aspartame. Per questo, oltre a veder riconosciuta la propria eccellenza scientifica, il “Ramazzini” si è aggiudicato un finanziamento di 1,4 milioni (su 2,5 complessivi) in tre anni, il tempo di durata della verifica.

Del resto il centro bolognese diretto da Morando Soffritti era già stato protagonista delle ricerche sullo stesso aspartame fin dal ‘ 97 dimostrando gli effetti cancerogeni sui topi e sui ratti. Dopo lunghe sperimentazioni su 4mila animali, nel 2010 i ricercatori bolognesi riscontrarono un incremento di leucemie e tumori delle pelvi renali sulle femmine di ratto, mentre nei maschi venne rilevato un aumento di tumori ai nervi cranici. Sempre nei maschi, ma di topo, fu provata una crescita di neoplasie maligne ai polmoni e al fegato.

Tali conclusioni vennero messe in discussione dall’ Efsa di Parma, l’agenzia europea per la sicurezza alimentare. E anche dalla omologa F.D.A. statunitense. Entrambe ordinarono un supplemento di ricerche. Nel frattempo la Commissione europea ha deciso di cominciare la verifica sui dolcificanti naturali per la salute. E l’ università di Stoccarda ha individuato come soluzione l’estratto della Stevia. Si tratta della pianta capace di fornire un prodotto con la stessa potenza dell’ aspartame, vale a dire 250 volte più addolcente dello zucchero. La verifica a Bentivoglio sarà però svolta sul prodotto trattato industrialmente. In pratica su ciò che arriverà in tavola. Per questo saranno impiegati un migliaio di ratti.

La sperimentazione sugli animali

Da giugno i ricercatori cominceranno a selezionare le dosi da somministrare. Mentre a settembre inizierà la sperimentazione vera e propria sugli animali.

Fonte: la Repubblica

Scienza – Sequenziato il genoma della varietà comune del cacao

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genoma metabolismo

MILANO – Genoma e cacao, possono convivere nella stessa frase? Ebbene sì. Di solito la ricerca e l’alimentazione vanno di pari passo. Sicuramente è così per il cioccolato, che continua ad esser esposto sotto la lente del progresso.

Genoma del cacao finalmente svelato

Una notizia importante per la scienza ma anche per tutti i golosi de mondo che così potranno contare su cacao di qualità e gusto migliore.

La novità riguarda la sequenza del genoma della pianta di cacao coltivata con maggior frequenza nel mondo.

La ricerca pubblicata sulla rivista ‘Genome Biology’

Questa ha dimostrato, utilizzando sequenze di Dna di alta qualità, che è possibile identificare marcatori genetici per la creazione di piante di cacao che rendano meglio e producano cacao dal gusto migliore.

Si tratta del genoma della varietà di cacao Matina sequenziato da Juan Motamayor della Mars Incorporated.

Il genoma in aiuto dei coltivatori

La ricerca è parte di uno sforzo globale per utilizzare tecniche di coltivazione tradizionali per sviluppare strategie genetiche che aiutino gli agricoltori a produrre cacao più saporito e durevole.

La produzione di cacao, i cui alberi sono coltivati in più di cinquanta paesi, è essenziale per la sopravvivenza di circa 45 milioni di persone nel mondo.

Gruppo Cimbali: l’ammiraglia M100 ha conquistato Tuttofood

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MILANO – In occasione di TUTTOFOOD Gruppo Cimbali ha portato M100, la sua nuova ammiraglia, per svelare al pubblico tutte le sue qualità. Messa alla prova da un barista professionista, M100 ha dimostrato di essere capace di estrarre il meglio da tutte le miscele caffè. La tecnologia HD – High Definition, di cui è dotata, può gestire e guidare il processo di estrazione in modo semplice e intuitivo.M100 non solo permette la massima flessibilità nella regolazione della temperatura di erogazione, ma regala al barista una marcia in più: la modulazione elettronica della pressione dell’acqua attraverso il settaggio del profilo ideale.

M100 trasforma la complessità in gesti semplici e immediati per il barista grazie a soluzioni quali: l’interfaccia utente che sorprende per l’estrema semplicità dei comandi touch screen, l’area di lavoro ampia e illuminata che consente un’eccellente visibilità durante il lavoro e i portafiltro dall’impugnatura inclinata ergonomica di tipo soft touch.
Oltre a espresso a regola d’arte, M100 consente al barista di offrire ai propri clienti bevande a base di latte a regola d’arte perché dotata del Turbosteam Milk4 grazie al quale è possibile ottenere quattro diverse ricette di latte in cui temperatura e livello di emulsione possono essere modificati direttamente dal barista in base alle proprie esigenze.

Anche tè e infusi sono di qualità superiore grazie a un sistema che permette di impostare, tramite software, sia la temperatura che la quantità di acqua erogata per ogni selezione.
Prodotta con materiali completamente riciclabili, M100 è ecologica perché equipaggiata con i più evoluti sistemi di risparmio energetico tra cui funzioni di stand by avanzate, rivestimento termico della caldaia e dei boiler caffè e lo Smart Boiler per un ripristino dell’acqua in caldaia ottimizzato.
M100 è disponibile nelle varianti di carrozzeria nero opaco, bianco lucido e alluminio spazzolato.

LA SCHEDA SINTETICA DEL GRUPPO CIMBALI

Attraverso i propri marchi LaCimbali, Faema, Casadio ed Hemerson, Gruppo Cimbali progetta, produce e distribuisce macchine professionali per caffè. Ma anche per bevande a base di latte, solubili e macinadosatori. Ed ha come obiettivo offrire al mercato la più ampia gamma di soluzioni per il bar e la ristorazione professionale. Coniugando tecnologia, facilità d’uso, design, elevate prestazioni e massima qualità in tazza.
Il gruppo ha sede a Binasco (Milano) e conta quattro stabilimenti di produzione, di cui due a Binasco, uno in provincia di Cremona e uno in provincia di Bergamo. L’area totale dedicata alla produzione è di 80.000 mq, dei quali 45.000 coperti.

La produzione ha superato le 40.000 macchine per caffè professionali sia tradizionali che superautomatiche. A cui vanno aggiunti macinadosatori, macchine per solubili e lavatazzine.
Il fatturato consolidato del 2012 è stato di 133 milioni di euro. Con una crescita del 2% rispetto al 2011 e del 16% rispetto al 2010.

Gruppo Cimbali esporta l’80% della propria produzione in oltre 100 Paesi. Attraverso una rete di 700 distributori e grazie alla presenza diretta con filiali e uffici di rappresentanza in 10 Paesi. Che sono UK, Francia, Germania, Spagna, Portogallo, USA, Hong Kong, Australia, Austria, Russia, oltre all’Italia. Paesi che hanno anche il compito di garantire l’assistenza tecnica pre e post-vendita in loco.

Complessivamente, i dipendenti del Gruppo sono oltre 600. Il portafoglio clienti annovera i più grandi nomi mondiali della torrefazione, dell’hotellerie, della ristorazione, catene di coffee shop, linee aeree, stazioni di servizio, convenience stores.

Paulo Mazzafera. La missione di creare una pianta deka naturale

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paulo mazzafera

MILANO – Paulo Mazzafera ha 51 anni, e ha trascorso gli ultimi trenta tra laboratori di analisi chimiche e genetiche e sterminati campi di caffè.

Paulo Mazzafera: il suo obiettivo ambizioso

Riuscire a coltivare una pianta dai chicchi naturalmente decaffeinati.
Se lo raggiungesse, non ci sarebbe più bisogno di sottoporre il caffè a lunghi e complicati processi chimici. Gli stessi che spesso oltre alla caffeina eliminano anche l’aroma.

Quello che insegue il ricercatore dell’Università statale di Campinas, in Brasile, non è solo un sogno scientifico

Solo in Italia infatti, il giro di affari del decaffeinato è di 75 milioni di euro all’anno. Quindi pari al 7 per cento del mercato totale. Nel mondo questa percentuale sale a 10.

Inoltre, potrebbe essere nettamente più alta se i produttori avessero a disposizione una pianta “deka” da coltivare e commercializzare senza costi aggiuntivi.

Il caffè contiene più di 2 mila composti chimici, fra cui la caffeina

Eliminarla, senza però incidere sugli altri elementi, non è cosa facile. Per decenni i produttori ci hanno provato a eliminarla per via chimica.

Già a partire dai primi del Novecento, quando si usava addirittura il benzene, fino ad arrivare ai giorni nostri. In cui i chicchi vengono trattati ad alta pressione con anidride carbonica e poi immersi in acqua calda per ore prima di essere tostati.

Processi lunghi, dispendiosi e che i puristi del caffè guardano con sospetto: con nessuno di questi processi si riesce a lavare via solo la caffeina, quindi si eliminano anche altre sostanze.

Ecco perché Paulo Mazzafera ha pensato di provare per via naturale

Esistono infatti alcune varietà di caffè che hanno livelli ridotti della sostanza eccitante, come la Bourbon Low Caffeine. Usata per realizzare un particolare caffè a basso tenore di caffeina.

La parola a Illy

«La nostra Bourbon», spiega Furio Suggi Liverani, direttore ricerca, innovazione e qualità di Illycaffè, «è il risultato di un lungo lavoro di selezione cominciato negli anni Novanta. Coronato da un successo.

Sebbene molto basso, tuttavia il contenuto di caffeina di questa pianta è comunque superiore allo 0,5 per cento. Quindi ancora più alto di quello 0,1 per cento che rappresenta il limite massimo da raggiungere per poter vendere un caffè come decaffeinato».

«Trovare una pianta di Coffea arabica con un contenuto così ridotto di caffeina è molto difficile. Anche se si tratta di una varietà dal contenuto ridotto rispetto all’altrettanto conosciuta Coffea Robusta», prosegue Suggi Liverani.

Tuttavia, non è impossibile

Lo stesso Mazzafera ci era riuscito già nel 2003, insieme a Maria Bernadete Silvarolla dell’Istituto Agronomico di Campinas.

I due ricercatori hanno speso quasi vent’anni di lavoro durante i quali avevano analizzato ben 3 mila piante di caffè originarie dell’Etiopia.

Quindi, avevano scoperto una varietà di Coffea arabica che presentava una quantità di caffeina 15 volte inferiore a quelle coltivate per uso commerciale.

Il segreto era un’alterazione genetica

Una che impedisce alla teobromina, una sostanza diuretica blandamente stimolante, di trasformarsi in caffeina. Purtroppo la coffea individuata dal ricercatore cresceva molto lentamente; ovvero il 30 per cento in meno rispetto alle altre piante di Carabica. In più, aveva una scarsa produttività. Non era quindi adatta a essere coltivata su larga scala.

Il fatto è che la caffeina è una sostanza molto utile alla coffea

E non solo. La adopera anche il limone. Per esempio, ha un’attività antipatogena, tiene lontani insetti e parassiti indesiderati.

Una pianta che deve fare a meno di questa sostanza deve supplire alla sua assenza. Diventando meno appetibile ai parassiti e quindi producendo sostanze meno apprezzabili sul piano del sapore e dell’aroma.

Inoltre, non sempre le piante a basso tenore di caffeina hanno la stessa capacità produttiva delle altre.

La Bourbon Low Caffeine

Questa, per esempio, non è una pianta molto grande quindi ha una produzione più bassa e una crescita meno vigorosa rispetto ad altre piante.

Ecco perché la ricerca, compresa quella di Paulo Mazzafera, si è rivolta negli ultimi anni alla manipolazione genetica. Una strada che si è dimostrata però altrettanto difficile da percorrere.

Il ricercatore brasiliano era riuscito a ottenere una pianta quasi priva di caffeina. Ma, già alla seconda generazione, i chicchi avevano perso la caratteristica tanto agognata. Infatti, avevano livelli di caffeina nella norma.

La scienza ha ancora bisogno di fare ricerca

«Per eliminare la caffeina in modo stabile», spiega ancora Suggi Liverani, «bisognerebbe modificare numerosi tratti della pianta. Un procedimento molto complicato per le tecniche attuali e anche poco conveniente economicamente».

Insomma, almeno per ora l’unico modo di produrre il deka è quello chimico. Meglio quindi concentrare risorse e ricerca per salvaguardare l’aroma e la qualità del caffè.

«Per chi produce il caffè, la caffeina è un tratto importante. Ma non è certo l’unico di interesse», conclude Suggi Liverani.

«Ci sono caratteri come la presenza di antiossidanti naturali o sostanze volatili molto importanti per l’aroma del caffè, la componente che a oggi si è dimostrata la principale per l’apprezzamento del caffè da parte dei clienti». Che il sogno di Paulo Mazzafera sia destinato a rimanere tale?

Fonte espresso.it

Fisco/1 – La Confcommercio: “Sorprende l’aumento dell’Iva sui distributori automatici”

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lucio pinetti vending confida venditalia
Lucio Pinetti Presidente Confida

MILANO – La decisione del governo di aumentare l’Iva sui prodotti venduti tramite distributori automatici peserà su «un settore che per oltre un decennio ha mantenuto i prezzi inalterati. Che si vedrà costretto invece ad aumentarli». È una scelta che «comporterà un aumento di almeno 5 centesimi sul caffè e di 10 centesimi su bevande fresche e snack». È il commento del presidente di Confida, l’ associazione italiana distributori automatici aderente a Confcommercio.

Confida e Confcommercio . Parla Lucio Pinetti

«L’aumento dell’Iva – dice – colpisce così oltre 20 milioni di italiani. Dal primo gennaio 2014 avranno l’amara sorpresa di un rincaro dei prezzi di tutti i prodotti presenti nelle macchinette».

Prodotti venduti in «fabbriche, scuole, ospedali. Sorprende come lo Stato abbia voluto colpire proprio queste fasce di consumo».