venerdì 29 Agosto 2025
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Cupper presenta gli infusi a freddo bio per l’estate

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cupper
L’infuso a freddo con menta e limone (immagine concessa)

MILANO – Cupper presenta gli infusi a freddo bio per un’estate di freschezza. Si comincia con l’infuso a freddo con menta e limone: la freschezza della menta si unisce al gusto vivace del limone per un twist di sapori brioso e dissetante. Senza zuccheri aggiunti e 100% naturale, l’infuso freddo BIO con menta & limone è l’ideale per una idratazione piacevole e dissetante da avere sempre con sé in casa o per l’on-the-go.

Curiosità: oltre ad essere conosciuta per i suoi benefici naturali, la menta è una pianta ricchissima di storia.

Per tanti popoli, con quello arabo, greco, romano e indiano è stata ad esempio, simbolo di ospitalità, amicizia e amore. Una vera star, che ha ispirato artisti e scrittori tra cui Virgilio, Ovidio, Shakespeare, Keats e Wilde, che l’hanno citata nelle loro opere.

Ingredienti Infuso Biologico

Menta piperita* (39%), ibisco bianco*, citronella*, radice di liquirizia*, scorza di lime*(7%), cicoria*, scorza di limone*(3%), aroma naturale di lime (3%), aroma naturale di limone* (1%), aroma naturale di menta piperita (1%), verbena odorosa*.

(*)Ingredienti da agricoltura biologica

Nota: contiene liquirizia, evitare il consumo eccessivo in caso di ipertensione.

Prezzo consigliato al pubblico: € 2,85€

Infuso a freddo con limone, zenzero e curcuma

L’estate è una stagione inebriante in cui i colori, i sapori e i profumi si intensificano e i sensi si amplificano come nell’infuso freddo BIO limone, zenzero e curcuma ideato da Cupper per una idratazione all’insegna del gusto.

Infuso a freddo con limone, zenzero e curcuma (immagine concessa)

Limone, zenzero e curcuma sono i tre ingredienti scelti da Cupper per questo blend dal sapore intenso e piccante e dalle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e dissetanti, senza zuccheri aggiunti e 100% naturale.

Curiosità: lo zenzero è una famosa radice orientale conosciuta già 5000 anni fa e considerata prodigiosa per le innumerevoli proprietà benefiche per il corpo. Confucio pensava che schiarisse la mente tanto che alla fine di ogni pasto ne consumava un pezzetto.

Ingredienti infuso biologico

Radice di zenzero*(38%), citronella*, ibisco bianco*, curcuma* (5%), scorza di limone*(5%), aroma naturale di limone*(5%), aroma naturale di zenzero (3%), aroma naturale di lime.

(*)Ingredienti da agricoltura biologica

Prezzo consigliato al pubblico: € 2,85€

Infuso a freddo con ribes nero e echinacea

Idratarsi è un must per il proprio benessere specialmente nelle calde e assolate giornate d’estate; con l’infuso freddo BIO con Ribes Nero e Echinacea, l’idratazione diventa gustosa e un momento di piacevole refrigerio.

Infuso a freddo con ribes nero e echinacea (immagine concessa)

Il sapore del Ribes nero che combina affascinanti sapori fruttati e leggermente aciduli viene esaltato da quello agrodolce dell’Echinacea per un blend dissetante e delizioso senza zuccheri aggiunti e 100% naturale.

Curiosità: il ribes rosso e nero ha quattro volte più vitamina C delle arance e il doppio degli antiossidanti dei mirtilli, viene considerato il principe degli antinfiammatori naturali.

Ingredienti Infuso Biologico

Ibisco*, radice di liquirizia*, cannella*, barbabietola rossa*, echinacea purpurea* (5%), aroma naturale di ribes nero (5%), ribes nero*(2%), sambuco*.

(*)Ingredienti da agricoltura biologica

Nota: contiene liquirizia, evitare il consumo eccessivo in caso di ipertensione.
Prezzo consigliato al pubblico: € 2,85€

Preparazione

Per preparare la tisana fredda perfetta, basta infondere il filtro in 500ml di acqua fresca per 8 minuti e gustarla entro 8 ore.

Informazioni sul prodotto (distribuzione)

Gli infusi a freddo biologici Cupper sono disponibili da aprile a settembre nei migliori supermercati, nei negozi biologici e online su Amazon.it.

Packaging

  • Confezione in cartone riciclabile
  • Filtri non sbiancati

Caratteristiche

  • BIO
  • 100% naturale

La scheda sintetica di Cupper

Cupper nasce nel 1984 dal desiderio di una coppia inglese di unire il proprio amore per il ad un approccio etico nell’approvvigionamento delle materie prime e ad una produzione naturale. Oggi tutti i prodotti Cupper sono certificati Bio.

Fedele alla sua vocazione etica, Cupper è il primo marchio di tè Fairtrade del mondo che, ad oggi, opera a livello internazionale in oltre 50 paesi con 150 referenze.

Con la sua partnership con Fairtrade, che dura da quasi tre decenni, Cupper sostiene oltre 114.000 produttori e le loro famiglie in tutto il mondo. Una scelta fairtrade fatta da Cupper per garantire ai produttori un trattamento economicamente equo e che ha permesso importanti investimenti in infrastrutture per lo sviluppo locale.

Anche le scelte che riguardano il packaging sono all’insegna della sostenibilità, con confezioni riciclabili, e per sigillare le bustine si utilizza materiale completamente plastic-free e OGM-free.

Davide Spinelli interviene sulla collaborazione tra SCA e CQI, e sul CVA commenta: “Ecco perché lo trovo migliore di altri sistemi”

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Davide Spinelli
Davide Spinelli beve il suo caffè @lucarinaldi

MILANO – Dopo la recente partnership annunciata da SCA e CQI rispetto all’unione dell’offerta formativa proposta da queste due Organizzazioni, diversi addetti ai lavori si sono pronunciati in merito alla questione: da Alberto Polojac a Cosimo Libardo, da Alessandro Galtieri e Davide Cobelli, ora è il turno dell’opinione del trainer, consulente e Q grader Davide Spinelli che a sua volta ha fatto le sue riflessioni collegando questa novità anche ad un altro cambio di paradigma per tutto il settore: l’applicazione del nuovo Coffee Vale Assessment (CVA).

Di Davide Spinelli.

“Mi piacerebbe innanzitutto parlare di 2 punti in merito all’adozione e agli effetti che avrà il nuovo sistema di valutazione e assaggio, il Coffee Value Assessment (CVA), partendo però dal recente annuncio condiviso da SCA-CQI.

Come tutti ormai sappiamo, il 25 Aprile è stata pubblicata la notizia che il QE del CQI verrà incluso nel programma della associazione SCA. Per tanti, dal lato SCA, una “notizia bomba”, per altri, da quello CQI, una notizia “bomba in faccia”.

Molti hanno gridato al complotto, sicuramente in tanti non hanno gradito la mancanza di comunicazione. Una cosa è certa: per gli addetti ai lavori questo cambiamento ha portato a quasi un anno di futuro incerto.

In che senso?

È necessario aprire una parentesi più ampia per spiegarmi meglio. Per diventare istruttore CQI per Arabica si dev’essere prima dei Q grader, poi superare la prima calibrazione/rinnovo dopo 3 anni, infine iscriversi per diventare assistente (per cui si deve superare altre due fasi): totale di tempo impiegato, circa un anno.

Si deve poi partecipare a un CoP (community of practice), come assistenti o come istruttori già qualificati (per esserlo, era necessario aver totalizzato almeno 2 assistenze all’interno di corsi Q grader e poi aver tenuto un proprio corso in presenza di un esaminatore).

Prima di arrivare al CoP, in genere passano dai 6 ai 12 mesi. Date le premesse, immaginate cosa significa tutto questo per chi avrebbe dovuto partecipare al prossimo CoP in Giappone di novembre, per chi dall’altra parte lo stava organizzando, per chi aveva già pianificato un anno di corsi facendo combaciare altri lavori ed eventuali vacanze.

Ora, né chi ha interessi economici (istruttori, laboratori, eccetera) né studenti, futuri assistenti, sanno cosa fare. Certo, la vita va avanti, nessuno muore, però indispone al quanto.

Ricordiamoci anche però che i Paesi consumatori hanno la capacità di rialzarsi maggiore rispetto ad uno produttore. Non pensate ad un’attività con sede a Milano, ma ad un piccolo coltivatore, ad una cooperativa che ha investito le poche risorse a disposizione per costruirsi un laboratorio. E adesso?

Sembra quasi un contro senso se pensiamo che il CQI ha sempre avuto una risonanza differente nei Paesi produttori. Oggi non aver notizie proprio da parte di questa organizzazione da un giorno all’altro, spaventa.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale

Il mio primo CVA come trainer è stato a febbraio del 2024, in Thailandia e poi ne ho tenuto un altro in Bolivia, Ecuador. In Guatemala mi hanno chiesto semplicemente di spiegare i motivi e il funzionamento del CVA, stessa cosa la seconda volta che sono stato in Thailandia. Ovunque, le persone volevano prima di tutto capire, non seguire i corsi.
Ogni volta, le domande son state sempre le stesse.

La prima è “perchè?”
La seconda è “perchè dovrei usare uno o l’altro?”
Oltre alle solite domande tipo “che ne sarà di me e della mia licenza”.

Per cui, al netto di tutti questi dubbi, vorrei aggiungere uno spunto di riflessione: la linea di comunicazione tenuta da SCA e dal CQI, fu vera gloria?
Ai posteri l’ardua sentenza.

Per quanto riguarda il secondo punto, ovvero il confronto tra CVA e altre formule di assaggio.

In questo anno e mezzo ho usato entrambe le schede, più quelle proposte da altre associazioni, ho usato e creato protocolli di valutazione io stesso per aziende private e ovviamente anche per caffè filtro ed espresso. Le ho usate con contadini, produttori, esportatori, importatori, tostatori e consumatori finali. Insomma, mi son messo a usare il CVA e a confrontarlo.

Mi sono spesso chiesto il perchè usare una o l’altra? Perchè dire che una sia meglio dell’altra?

Proviamo a ragionare sui metodi proposti e sull’analisi sensoriale.

Usare una nuova scheda. La prima domanda che ci poniamo davanti a un cambiamento è sicuramente “perché?”

Siamo abituati a fare una cosa per così tanto tempo che alla fine non pensiamo se un cambiamento possa servire o esser utile.

Nulla rimane immutato, soprattutto in questo ultimo secolo dove l’evoluzione delle informazioni, delle percezioni è sempre più rapida.

Dobbiamo analizzare e trasmettere dati a una quantità e velocità sempre maggiori.
In contrasto per complessità abbiamo la cupping form del 2004 con 3 tipi di scale sullo stesso modulo, e più moduli sulla stessa pagina sottoponendo il valutatore a un rischio di Halo Effect. Questo, con le tempistiche serrate, è sempre stato il punto debole di questo sistema e lo abbiamo sempre saputo.

In più, una calibrazione continua dei giudici a livello internazionale è sempre stata molto difficile da effettuare e da verificare. I giudizi son sempre legati all’uso, alla varietà di caffè, alla frequenza e alla cultura di chi giudica, quindi la forbice di punteggio e di valore è sempre stata più ampia del dovuto.

All’opposto il CVA, riprendendo gli studi di scale edonistiche (oggi affettive), il sistema CATA (Check-All-That-Apply) e RATA (Rate-All-That-Apply) invita i partecipanti a fare una selezione da una lista di tutti gli attributi che ritengono descrivano il prodotto. Semplice e veloce. Anche gli assaggiatori meno esperti riescono a calibrarsi quasi indipendentemente in un panel.

Questo grazie a 2 punti chiave molto utili.
1) Nel CVA devi scriverti il proposito del test che farai. La cosa divertente è che per tanti assaggiatori era scontato.
2) hai da fare un solo tipo di valutazione per volta. Anche se si utilizza un sistema CATA, nella sua scheda trovi le intensità, valutate in una scala 0-15.

Il CVA rende tutto più semplice, soprattutto sull’aspetto legato alla vendita, elimina il concetto di punti. In più ci obbliga a scrivere il perchè lo stiamo facendo e a strutturare lo story telling. Il CVA aiuta il barista, che ieri voleva esser un Q grader, che voleva parlare di acido fosforico e malico, a parlare più semplice. In più puoi utilizzarla con espresso, con filtro, con la Robusta.

Quindi il CVA è la soluzione a tutto?

No, non ancora, perchè ci saranno sempre dei propositi che richiederanno altri tipi di test.
Ricordiamoci che lo scopo ideale della cupping form del 2004, non è sapere il punteggio e il prezzo, ma aiutare il contadino a interpretare il proprio caffè, a capirne il potenziale, eventuali difetti e pregi e come migliorarlo.

E poi, sì, il CVA può limitare pregiudizi e influenze esterne, ma se state in piantagione, in mezzo ai contadini che ti fissano ad ogni sorso, o impari ad esser imparziale o ti verrà da piangere a ogni sorso.

Insomma, il mio invito è quello di ragionare con la vostra testa, decidere cosa volete fare, come e cosa volete assaggiare, vendere, comprare.
Seguite la vostra testa, seguite il vostro gusto.

Prendendo spunto da diverse ricerche come:

• SCA – Understanding and Evolving the SCA Coffee Value Assessment System
• SCA – How Do Cuppers Cup?
• SCA – From Value to Values
• Stellenbosch University: Institute for Wine Biotechnology, Department of Viticulture and Oenology
• Davide Giacalone University of Southern Denmark: Questionari Check-All-That-Apply (CATA): aspetti metodologici ed esempi applicativi nell’ambito della sensory & consumer science
• Sensory Evaluation Practices – Herbert Stone, Joel L. Sidel 3rd ed.

Di Davide Spinelli

World of Coffee Geneva al via domani, con numerosi eventi e i mondiali di caffetteria

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world of coffee ginevra
Il logo di World of Coffee Ginevra

MILANO – World of Coffee sbarca a Ginevra: l’evento targato Sca andrà in scena da domani, giovedì 26 giugno 2025, a sabato 28, al quartiere fieristico del Palexpo. Una location di prestigio in una città e in un paese al centro dei traffici mondiali del caffè. Si calcola infatti che i crudisti elvetici contino per circa il 70% del commercio mondiale di caffè verde, con una mezza dozzina di leader globali aventi la loro sede centrale proprio nella nazione alpina.

Senza dimenticare il ruolo dell’industria svizzera nel comparto delle macchine espresso superautomatiche.

Dopo il successo di World of Coffee Dubai, Specialty Coffee Expo (Houston, Usa) e World of Coffee Jakarta, la kermesse svizzera si prepara ad accogliere 13 mila visitatori professionali da tutto il mondo, attivi lungo l’intera filiera del caffè: dalla produzione, al commercio, la trasformazione e il consumo.

Di pari passo con la parte espositiva della manifestazione è in programma un ricchissimo programma di eventi collaterali, con convegni, presentazioni, sessioni pratiche, appuntamenti di networking, premi e, last but not least, le finali mondiali di 4 competizioni del circuito Wce (World Coffee Events).

Novità assoluta di quest’anno, la CEO Roundtable, un panel di discussione, della durata di 75 minuti, moderato da Krisztina Szalai, segretaria generale dell’influente Scta (Associazione svizzera dei negozianti in caffè), e dal ceo di Sca Yannis Apostolopoulos.

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Evoca ridefinisce l’esperienza del caffè a Vending Show 2025, 25-27/06

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Evoca Group al Vending Show 2025 (immagine concessa)

VALBREMBO (Bergamo) – In occasione di Vending Show 2025, Evoca riafferma la sua missione: offrire “A great coffee for everyone, everywhere”. Produttore leader di distributori automatici e macchine da caffè professionali, Evoca presenterà un nuovo approccio alla sua offerta, incentrato sui tre marchi emblematici: Gaggia, Necta e Saeco.

Ognuno reinventando l’esperienza del caffè offrendo soluzioni innovative e sostenibili, adatte a tutti i tipi di locali: luoghi di lavoro (uffici, spazi di coworking, fabbriche), corner caffè, luoghi pubblici e semipubblici, oltre a hotel, ristoranti e bar.

Necta, leader mondiale nella produzione di distributori automatici, inaugura un nuovo capitolo a Vending Show presentando ufficialmente le sue nuove gamme: Barista, dedicata alle bevande calde, e Gusto, per prodotti snack & food.

Con un design innovativo, questa nuova generazione incarna l’audace evoluzione di Necta, rimanendo fedele al suo dna: performance, affidabilità e durabilità.

Tra le innovazioni, le Barista 500 & 600 Pro Touch illustrano perfettamente quest’ ambizione, offrendo una qualità di caffè eccezionale, un’esperienza utente ottimizzata grazie a uno schermo touch da 21,5’’ e un design eco-responsabile (96% riciclabile, classe energetica A+, e riduzione fino all’ 8% dell’impronta di carbonio).

Il logo Evoca Group

Simbolo del know-how dell’espresso italiano, Gaggia si prepara a lanciare una nuova generazione di macchine da caffè super-automatiche. Il primo modello, G300 Krea, è disponibile in due configurazioni per soddisfare sia le esigenze del settore Horeca che degli spazi in azienda.

Il modello G100 offre una qualità in tazza eccezionale in un formato compatto e versatile.

In anteprima, Gaggia presenta anche GS MasterBrew, progettata per locali a elevata affluenza: un modello corner completo (ricette caffè, acqua naturale e frizzante), più volte premiato per il suo design.

Saeco metterà in luce Aurora, la nuova macchina automatica compatta plug & play, che produce bevande di qualità a base di caffè in grani e varianti al latte. Si integra perfettamente a piccoli spazi di lavoro.

Evoca Group sarà presente allo stand Evoca E8 – Pad. 2.2 – dal 25 al 27 giugno 2025.

La scheda sintetica di Evoca Group

Evoca Group è un produttore leader a livello mondiale di macchine da caffè professionali e distributori automatici per il consumo fuori casa, con una storia nel settore di oltre 100 anni.  Grazie al suo ampio portafoglio di marchi, è in grado di offrire una gamma completa di prodotti agli oltre 10.000 clienti del Gruppo, servendo i consumatori in hotel, ristoranti, uffici, spazi pubblici e molto altro.

Amigos Caffè e Ricambi Gardosi tra gli sponsor del Trieste Coffee Experts

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Arianna Mingardi, amministratore di Amigos Caffè (immagine concessa)

TRIESTE – Andrea Bazzara annuncia l’ingresso di altri due importanti partner strategici a sostegno dell’ottava edizione del Trieste Coffee Experts: “Siamo lieti di annunciare due nuove sinergie di spessore, che accrescono il livello del Trieste Coffee Experts: Amigos Caffè, storica torrefazione artigianale la cui presidente è anche massima rappresentate dell’Associazione Caffè Trieste, che costituisce la più longeva associazione nazionale di caffè, parteciperà come Official Sponsor della manifestazione e Ricambi Gardosi, storica azienda italiana con sede a Zola Predosa (Bologna), attiva dal 1958 e specializzata nella fornitura di accessori e ricambi per macchine da caffè professionali, che sosterrà l’evento in qualità di supporter.”

Trieste Coffee Experts: Amigos Caffè e Ricambi Gardosi a sostegno della manifestazione

Due importanti realtà della filiera caffeicola italiana metteranno quindi a disposizione energie e competenze, in un’edizione che sarà incentrata sui Megatrends, i fattori e le dinamiche che stanno alimentando il cambiamento dell’intero settore.

Amigos Caffè nasce a Trieste nel 1980 grazie all’iniziativa di Severino Mingardi e di sua moglie Maria Sincovich.

Oggi l’azienda, guidata con passione dalla figlia Arianna Mingardi, dal marito Claudio Pribetic insieme agli altri eredi, rappresenta un brillante esempio di impresa caffeicola a conduzione familiare, capace di attraversare con successo più generazioni.

Tra i riconoscimenti ottenuti sotto questa gestione spicca la miscela di punta Il Mingardi S, premiata con 3 stelle al Bellavita Awards 2020 e 2 stelle al Superior Taste Award 2020. Insieme alla selezione 7 Origini 100% Arabica, la miscela ha ricevuto nuovamente 2 stelle al Superior Taste Award 2021: una conferma dell’eccellenza che contraddistingue il marchio.

Così Arianna Mingardi, amministratore di Amigos Caffè, ha voluto commentare la partnership con Bazzara: “La partecipazione di Amigos Caffè al Trieste Coffee Experts crediamo sia il segno concreto della volontà di collaborare e costruire assieme il futuro di questo settore. Un modo soprattutto per ampliare il dialogo con molti attori della filiera, specie in un momento in cui il settore ha bisogno di compattezza e visione condivisa, per affrontare insieme le difficoltà che sono evidenti a tutti — addetti ai lavori e non”.

Mingardi aggiunge: “Bazzara, con le novità introdotte quest’anno — gli Stati Generali del Caffè e il Think Tank dei torrefattori, che per la prima volta saranno coinvolti attivamente nell’evento — dimostra concretamente quanto sia giusto puntare sul dialogo e sulla condivisione di idee, come elementi fondanti per costruire, insieme, il futuro del settore. Proprio per questa ragione, come Amigos Caffè abbiamo reputato importante Fare Rete in maniera attiva a questa ottava edizione del Trieste Coffee Experts”.

Ricambi Gardosi è un’azienda italiana fondata nel 1958, impegnata nel settore dei ricambi per macchine da caffè professionali, OCS e vending. Nata dall’intuizione di Giancarlo Gardosi, è oggi guidata da Massimiliano Gardosi, il quale ha consolidato la presenza internazionale del marchio, esportando in oltre 60 Paesi nei cinque continenti.

Massimiliano Gardosi, ceo di Ricambi Gardosi (immagine concessa)

Proprio Massimiliano Gardosi, ceo di Ricambi Gardosi, ha voluto condividere alcuni pensieri in merito alla partecipazione alla manifestazione triestina — in programma il 6 e 7 dicembre presso gli spazi dell’Hotel Savoia Excelsior Palace:

“Siamo entusiasti di rinnovare, in qualità di Supporter dell’evento, la nostra presenza anche in questa edizione del Trieste Coffee Experts. Un appuntamento importante che, attraverso giornate di dialogo aperto e confronto costruttivo, riunisce alcuni tra gli esponenti più significativi del nostro settore. Quest’anno, con l’apertura al mondo dei torrefattori e l’ampliamento dell’evento attraverso nuove piattaforme come gli Stati Generali del Caffè, i Bazzara hanno voluto trasformare questa occasione in un momento davvero rilevante, che siamo felici di sostenere e condividere.”

Imperator e Bloom Coffee School presentano il corso per storyteller del caffè

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Alberto Polojac al lavoro (immagine concessa)

TRIESTE – Nel cuore della trasformazione che sta vivendo il mondo della ristorazione, c’è un’urgenza che non si può più ignorare: formare professionisti consapevoli, competenti, capaci di dare dignità al prodotto raccontandone la storia. Non basta più saper servire un buon caffè. È necessario comprenderlo, rispettarlo, e soprattutto raccontarlo.

È con questa visione che Imperator – azienda triestina specializzata nella selezione e commercializzazione di caffè verde – e Bloom Coffee School – il suo centro di formazione dedicato al caffè – hanno avviato una collaborazione con l’Istituto professionale Galdus di Milano, per portare nei percorsi scolastici un nuovo modello educativo: il caffè come cultura e narrazione, non solo come prodotto.

La proposta formativa (immagine concessa)

“Abbiamo bisogno di operatori che siano soprattutto narratori, di baristi che siano anche esploratori sensoriali, di professionisti che sappiano riconoscere, raccontare e valorizzare il lavoro dei produttori, dei torrefattori, dei formatori” – dichiara Alberto Polojac, responsabile qualità Imperator e direttore di Bloom Coffee School. “Con Galdus stiamo costruendo un percorso che unisce tecnica e racconto, operatività e conoscenza. Un primo passo per una figura che mancava: lo storyteller del caffè.”

Un nuovo approccio alla formazione

“Il caffè è un pilastro fondamentale della nostra cultura e del nostro sistema economico, eppure nelle scuole alberghiere viene spesso relegato a materia secondaria”, spiega Alberto Polojac. “È fondamentale che gli istituti comprendano l’importanza di valorizzare la conoscenza della materia prima di insegnare il servizio. Solo chi conosce davvero il caffè può servirlo con competenza.” Il programma di formazione, sviluppato seguendo gli standard internazionali SCA (Specialty Coffee Association) per i moduli base e intermedio, si concentra sul caffè verde e abbraccia tutte le fasi della filiera con un approccio meticoloso e approfondito. L’iniziativa rappresenta un impegno concreto per rivedere e valorizzare la materia dalla base, offrendo agli studenti competenze specialistiche immediatamente spendibili nel mercato del lavoro.

Durante il corso, l’ultimo concluso a metà giugno, si sono affrontati i temi della selezione delle materie prime, della conoscenza approfondita delle diverse tipologie di piante di caffè, delle tecniche estrattive alternative e tradizionali, dei processi di analisi sensoriale e tostatura professionale, sostenibilità, tracciabilità EUDR, ma anche elementi di marketing strategico e digitale per sostenere la comunicazione a tutto tondo.

Educare i professionisti per educare i consumatori

Quando chi serve il caffè è in grado di raccontarlo, anche il cliente finale viene accompagnato verso una nuova consapevolezza: non più solo una pausa veloce o un gesto di routine, ma un momento di relazione, gusto e cultura.

Grazie a figure professionali formate in modo completo, il consumatore impara a riconoscere la qualità, a chiedere trasparenza, a scegliere con più attenzione cosa bere e dove bere. La formazione, così, non resta chiusa tra le mura del settore: diventa seme di una cultura condivisa, che restituisce valore all’intera filiera e crea un pubblico più esigente, informato e rispettoso.

Oltre la tazzina da un euro

“Restituire dignità al caffè significa andare oltre la tazzina da un euro, diventata ormai anacronista rispetto alla realtà che stiamo vivendo” – prosegue Polojac – “Significa investire nelle persone che lo servono ogni giorno, aiutandole a diventare interpreti di una tradizione secolare in continua evoluzione.” Un’analisi approfondita andrebbe anche svolta sull’impatto economico del caffè nella ristorazione.

“Il caffè rappresenta uno dei margini di profitto più significativi per bar, ristoranti e hotel”, evidenzia Polojac. “Formare professionisti competenti significa dare al settore gli strumenti per massimizzare questo potenziale economico.”

Polo del Gusto: Cherry Bank supporta la holding con 7 milioni

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Il logo di Polo del Gusto

PADOVA – Cherry Bank, banca specializzata nei segmenti retail, corporate e wealth management, e attiva negli NPL, nelle special situations e nei crediti fiscali, ha perfezionato un’operazione di finanziamento strategica a favore di Polo del Gusto S.r.l., holding fondata e presieduta da Riccardo Illy, che si distingue nel settore del food & beverage per l’eccellenza qualitativa dei suoi prodotti e per l’impegno verso la sostenibilità ambientale.

L’operazione, concepita per sostenere i piani di espansione e innovazione di Polo del Gusto S.r.l, consiste in un mutuo SACE Growth da 7 milioni di euro con una durata complessiva di 6 anni.

Questo strumento finanziario è stato tarato per supportare il gruppo nei suoi ambiziosi progetti di crescita, focalizzandosi sullo sviluppo e l’introduzione sul mercato di prodotti che eccellono a livello qualitativo e dal punto di vista della sostenibilità ambientale.

Con questo finanziamento, Cherry Bank emerge ancora una volta come partner finanziario proattivo per le eccellenze industriali italiane, supportando le aziende che combinano l’eccellenza produttiva e l’innovazione con un forte orientamento alla sostenibilità, contribuendo in maniera significativa al rafforzamento e alla modernizzazione di un comparto strategico per l’economia nazionale e per la competitività del Made in Italy a livello globale.

“L’operazione conferma il nostro impegno a sostenere le imprese nei loro percorsi di crescita con forme finanziarie su misura. Nel caso specifico ha richiesto un’attenta analisi finanziaria ed economica, sia della holding sia delle sue società controllate, al fine di trovare la soluzione più aderente alle specifiche necessità aziendali. In particolare, con il gruppo Polo del Gusto Srl abbiamo affinità su valori aziendali come il legame con il territorio, l’attenzione per l’ambiente e una forte determinazione per una crescita sostenibile”, ha dichiarato Vincenzo Galileo, head of corporate banking di Cherry Bank.

“Siamo oggi una Holding composta da quattro Società Benefit, dedicate a qualità, innovazione e sostenibilità. In Cherry Bank abbiamo trovato un partner autorevole in un momento di forte crescita in particolare per Domori, Pintaudi e Dammann Frères con conseguente impegno di risorse dettato, oltre che dagli investimenti nei nuovi siti produttivi, anche dalle dinamiche dei mercati delle materie prime” ha dichiarato Angelo Manca, direttore generale del Polo del Gusto.

La scheda sintetica di Cherry Bank

Cherry Bank S.p.A. è un polo bancario full-service guidato dal banchiere-imprenditore Giovanni Bossi, CEO e principale azionista della Banca. L’Istituto è organizzato in due principali aree: Relationship Bank e Corporate & Investment Banking. La Relationship Bank opera attraverso una rete territoriale con modelli di servizio personalizzati verso privati, famiglie e imprese ed è composta dalle quattro Business Unit: Corporate Bank, Retail Bank, Wealth Management e Factoring.

La Corporate & Investment Banking si focalizza sul supporto alle imprese in tutte le fasi di vita economica. Ne fanno parte le Business Unit: Finanza Strutturata, Special Situations, Green Evolution Advisory, Alternative Investments. In aggiunta e trasversale alle due aree vi è anche l’area NPL sia per gli investimenti che per la gestione. Cherry Bank conta su circa 600 persone, con una presenza in 6 regioni d’Italia, organizzata in filiali e hub territoriali oltre alla sede di Padova.

La scheda sintetica del Polo del Gusto S.r.l.

Polo del Gusto è la holding fondata e presieduta da Riccardo Illy che riunisce marchi d’eccellenza nel settore Food & Beverage. L’azienda incarna una visione che coniuga tradizione familiare, innovazione imprenditoriale e sviluppo sostenibile. Il Polo del Gusto seleziona e fa crescere realtà che condividono i quattro pilastri della “Qualità Dirompente”: prodotti unici, materie prime superiori, processi produttivi all’avanguardia e un impegno costante per la sostenibilità.

Ne fanno oggi parte: Achillea Bio (Paesana, Cuneo), Domori (None, Torino), Dammann Frères (Francia), Pintaudi (Trieste).

Per maggiori informazioni basta cliccare qui.

Hausbrandt ottiene la certificazione Fairtrade per il caffè in grani Bio 100% Arabica

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Hausbrandt Caffè Bio 100% Arabica Fairtrade_visual
Hausbrandt Caffè Bio 100% Arabica Fairtrade_visual

TREVISO – Hausbrandt annuncia un’importante evoluzione nel proprio percorso di sostenibilità: con ottenimento della certificazione Fairtrade il caffè in grani Hausbrandt Bio 100% Arabica diventa Fairtrade. Questo traguardo sottolinea l’impegno dell’azienda non solo nell’adozione di materie e processi produttivi ecocompatibili, ma anche nella promozione di una cultura aziendale che favorisca il rispetto e l’armonia tra persone, lavoro e natura.

La possibilità di scegliere un caffè che tuteli la biodiversità e le risorse naturali è oggi una realtà con Hausbrandt Bio 100% Arabica Fairtrade.

Le preziose bacche che compongono questo caffè tostato in grani provengono da coltivazioni di caffè, gestite nel pieno rispetto dell’ambiente e in conformità con i rigorosi processi di lavorazione delle materie prime di origine biologica. Il risultato è un caffè dall’aroma dolce, dal gusto morbido e un retrogusto intenso, per un’esperienza di degustazione autentica.

Hausbrandt si affida a una coltivazione che rispetta i tempi della natura, ottenendo un caffè unico nel suo genere.

Bio 100% Arabica rappresenta un’innovazione di prodotto e un chiaro desiderio di offrire proposte che rispettino l’ambiente di origine, incarnando una scelta etica destinata a soddisfare i consumatori più esigenti.

Oltre alla già consolidata certificazione biologico, che garantisce il rispetto della natura e la conformità ai processi di lavorazione delle materie prime di origine biologica, l’ottenimento della certificazione Fairtrade nel 2025 rafforza ulteriormente l’impegno di Hausbrandt.

Quest’ultima apporta molteplici vantaggi lungo tutta la filiera: per i consumatori l’acquisto di un caffè biologico e Fairtrade consente di sostenere una filiera più etica ed ecologica, con la certezza che il prodotto non solo rispetta l’ambiente, ma anche le persone che lo producono.

Per i coltivatori di caffè Fairtrade significa un lavoro più dignitoso e un supporto nell’affrontare le sfide poste dal cambiamento climatico, assicurando un prezzo minimo garantito che li protegge dalle fluttuazioni del mercato internazionale. Per l’ambiente, la coltivazione biologica contribuisce a ridurre l’inquinamento del suolo e dell’acqua, promuovendo al contempo pratiche agricole sostenibili.

Accogliere la visione di Fairtrade significa condividere principi fondamentali di sostenibilità, per un mondo più equo e in grado di guardare al futuro con maggiore consapevolezza.

Profilo sensoriale distintivo

Hausbrandt Bio 100% Arabica Fairtrade si distingue per il suo aroma dolce e il retrogusto intenso. Al palato rivela una piacevole acidità che richiama l’arancia, armoniosamente bilanciata da eleganti e delicate note di pesca, accompagnate da un caratteristico sentore di mandorla, percepibile anche all’olfatto.

È un caffè di grande personalità, concepito per chi ricerca la finezza sensoriale di un’eccellenza e l’esperienza autentica di un prodotto proveniente da coltivazioni sostenibili.

Hausbrandt si impegna a trasformare con rispetto ciò che la natura offre, selezionando il miglior caffè con cura appassionata e attenzione consapevole, riconoscendo nell’etica del lavoro un valore imprenditoriale di primaria importanza.

Hausbrandt Bio 100% Arabica Fairtrade è un prodotto destinato al settore horeca.

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Italian Exhibition Group presenta la serie podcast X-FUTURE

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Da sinistra il blogger Michele Mengoli e Maurizio Ermeti, presidente Ieg (immagine concessa)

RIMINI È on air sul canale YouTube del Gruppo la prima serie di X-FUTURE, i video podcast progettati da Italian Exhibition Group (Ieg) che, con anche la partecipazione di autorevoli voci esterne, affronteranno tematiche centrali per il mondo fieristico – congressuale.

Quattro le puntate – la prima on line e programmate con frequenza settimanale ogni lunedì – per quattro diversi temi.

Il presidente di IEG, Maurizio Ermeti, con un approccio a tutto tondo sulle fiere, incontra il caporedattore dell’economia del Corriere della Sera, Nicola Saldutti.

La seconda puntata della serie affronterà i temi della quotazione in Borsa della SpA: Corrado Peraboni, ad di IEG, dialogherà con Paolo Coletti, ricercatore di finanza computazionale all’Università di Bolzano e seguitissimo youtuber con 152mila iscritti al suo “Educati e finanziati”, che tocca fino alle 260 mila visualizzazioni a puntata.

L’ad di IEG Asia, Ilaria Cicero, nella terza puntata accompagnerà i follower tra le fiere del food, e non solo, che il Gruppo organizza a Singapore; con lei Tiziana Stefanelli, avvocato e noto volto televisivo grazie alla vittoria di MasterChef Italia e che da 7 anni vive nella Città del Leone dove promuove l’eccellenza italiana con iniziative di “diplomazia gastronomica”.

A chiudere la serie, Roberto Bondioli, ad di Prostand Srl, la società di Exhibition Solution di IEG, che si concentrerà sull’intreccio tra architettura temporanea e soluzioni ecocompatibili con Vincenzo Palermo, direttore dell’Istituto per la Sintesi Organica e la Fotoreattività del CNR – Consiglio Nazionale delle Ricerche e con Francesca Tinti, ricercatrice ISOF – CNR.

Filo conduttore dei quattro appuntamenti il volto di Michele Mengoli. Già giornalista per Il Sole 24 Ore e QN, è il direttore dell’edizione italiana di Watch Insanity, leader nel mondo per l’alta orologeria; saggista economico e storico per Piemme, quattro libri per Baldini+Castoldi a doppia firma con Alberto Forchielli, viene considerato l’antesignano dei blogger: il suo OBLOG Appunti volanti di vita terrena fu ideato già vent’anni fa. È anche l’advisor delle nostre VO VINTAGE e VO’CLOCK PRIVÈ.

Nel solco dell’innovazione “pura” anche la produzione di X-FUTURE, affidata a BlackSheep Strategy fondata dall’iconico e visionario Pier Luigi De Donno. Il claim dell’agenzia “Trasformiamo la tua storia in cinema” attraversa una lunga serie di progetti come partner di SKY, Mondadori, Rai e Prime Video.

Dalle prime quattro puntate di X-FUTURE vengono ricavati estratti verticali (una decina per ogni episodio) per un’ulteriore estensione social del progetto su Linkedin, Instagram, X e Facebook.

Gelato: Marino Niola, professore di antropologia, spiega le origini del dolce

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Una varietà di gelati (immagine: Pixabay)

Marino Niola, professore di antropologia all’Università degli Studi di Napoli Suor Orsola Benincasa, spiega le origini del gelato, raccontando la storia da Alessandro Magno fino ad arrivare alla corte dei Medici. Leggiamo di seguito un estratto dell’intervista condotta da La Repubblica.

La storia del gelato

Per cucinare fu sufficiente che l’uomo rubasse il fuoco agli dèi. Marino Niola spiega che per inventare il gelato, invece, ci sono volute le raffinatezze di civiltà capaci di strappare alla natura il segreto della neve. Come quelle del lontano Oriente che per prime trasformarono i candidi fiocchi in creme gelate.

Dal Levante il know how delle neviere si diffuse nel Mediterraneo. Alessandro Magno faceva scavare buche per conservare la neve e mescolarla con frutta e spezie e miele. Mentre i sofisticati gourmets della Roma imperiale facevano follie per i dessert ghiacciati.
Durante il Medioevo furono gli arabi a tenere in vita la cultura del freddo portando in Sicilia e sulla costiera amalfitana sorbetti e gelati da mille e una notte.

L’antenato del gelato di ora ha un nome e cognome. È Bernardo Buontalenti architetto e ingegnere alla corte Medici, che nel Cinquecento realizza una macchina in grado di gelare latte, zabaione, vino e frutta dandogli una consistenza cremosa.

Per guardare l’intervista completa basta cliccare qui