domenica 11 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 3951

Autogrill guarda a Istanbul e Dubai, in Italia teatro di risse tra clienti

0
Il logo Autogrill

MILANO – Il gruppo Autogrill, che fa capo alla famiglia Benetton, quella dei maglioni, attraverso la divisione HMSHost International, si sviluppa in nuovi mercati nel settore della ristorazione con l’ingresso negli aeroporti internazionali di Istanbul e Dubai.

Si tratta dell’ennesima concessione nell’aeroporto turco prevede la gestione di 13 locali che, si stima, genereranno ricavi complessivi per oltre 100 milioni di euro nel periodo 2012-2022. Quattro invece i punti vendita nello scalo degli Emirati Arabi, dai quali ci si attende ricavi totali per circa 25 milioni di euro, nei cinque anni di durata del contratto. Presente in oltre mille aeroporti di Stati Uniti, Canada, Europa, Asia e Oceania, HMSHost opera nei primi 20 scali del Nord America per traffico passeggeri.

Autogrill fa notizia, la rissa: Motivo? Stabilire chi avesse la precedenza

Intanto scena da farr-west per un caffè nel bar dell’Autogrill dell’area di servizio autostradale di San Zenone dove quattro italiani hanno litigato con ferocia tra loro per un espresso. Pugni, sberle e calci in punti sensibili per stabilire chi avesse il diritto di prenderlo per primo.

Sono dovuti intervenire gli uomini della Polizia Stradale di Guardamiglio per riportare la calma

Nessuno si è fatto male in maniera seria, soltanto qualche ammaccatura e dolori, ecchimosi guaribili per i quattro litiganti che

U: la nuova macchina Nespresso arriva in Italia a settembre

0
Nespresso Ethical Coffee Company Ethical Coffee Company u
Il logo Nespresso

MILANO – Sta per arrivare Nespresso U, la nuova macchina definita dai maghi elvetici del marketing “design”, un “concentrato di 25 anni di innovazioni e ricerca”: debutterà in Italia a settembre. Semplice, intuitiva e funzionale come tutte le macchinette a capsule/cialde, U si inserisce nel filone del brevetto Nespresso (macchina+capsula). Abbinata a quale chip ricorda la lunghezza del caffè preferito dal proprietario, piccolina sta dappertutto e non sfigura grazie ad una cura dei dettagli, quasi impercettibili. Le principali novità: un′interfaccia tattile che memorizza la lunghezza preferita del caffè, la possibilità di inserirla in ogni spazio della casa e un prezzo competitivo.

U, elimina la necessità di impostare ogni volta il livello di caffè preferito manualmente, grazie a tre impostazioni preprogrammate: ristretto, espresso e lungo

In più, grazie alle forme morbide e arrotondate e alla struttura flessibile, è progettata per adattarsi a tutti gli ambienti. Con U la semplicità impone un nuovo standard di funzionalità e design, poiché il suo aspetto minimalista e fortemente contemporaneo, elegante ma al contempo caldo, è in grado di sposarsi perfettamente con qualsiasi spazio abitativo o tipologia di arredo.

Prima nella sua categoria

Presenta, infatti, un serbatoio dell′acqua arrotondato che – grazie a un sistema di magneti – scorre attorno al corpo principale, per variare la forma complessiva della macchina e la sua modularità. U si completa inoltre con un elegante supporto per tazze e tazzine in grado di adattarsi ad ogni tipo di consumo, dai long drink al caffè corto, per assecondare ogni stato d′animo e rito del caffè. Disponibile in quattro colori moderni – Pure Cream, Pure Black, Pure Grey e Pure Orange – U presenta linee arrotondate ed essenziali, superfici piacevoli al tatto e finiture eleganti come il marchio Nespresso in rilievo sui lati.

Le forme di U e le sue varie sfumature consentono così a tutti di esprimere il loro personale stile e giocare con un elemento di arredamento distintivo per rendere ancora più personali i loro spazi domestici, senza per questo rinunciare alla migliore esperienza del caffè. L′involucro minimalista ed elegante di U racchiude la tecnologia Nespresso più avanzata. Il riscaldamento della macchina avviene in soli 25 secondi mentre l′erogazione del caffè si avvia automaticamente nello stesso istante in cui si inserisce la capsula Nespresso e si chiude lo sportellino di inserimento. Il meccanismo automatico crea, inoltre, il processo ideale di estrazione del gusto e dell′aroma del caffè, fornendo un risultato in tazza perfetto. L′espulsione automatica della capsula e l′immediata chiusura dei condotti al termine dell′erogazione, con l’eliminazione di qualunque gocciolamento residuo, la rendono, inoltre, una delle macchine più pulite in commercio.

U, infine, osserva i principi di eco compatibilità

La macchina possiede infatti un profilo energetico ottimale per la sua categoria, mentre la sua struttura è composta per il 30% da materiali riciclati (che non entrano mai in contatto con gli alimenti). Dopo 9 minuti di inattività, U si spegne automaticamente riducendo ulteriormente i consumi. Per scoprire la novità con un video “della casa” http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pQ3s2RLdZi0&noredirect=1

Nespresso in Svizzera avvia il fondo Recycling at Home

0
posta svizzera
La Posta svizzera

MILANO – La parola magica per proseguire la marcia trionfale in tutto il mondo, Italia compresa nonostante una dose di 5 grammi contro i 7-7,5 della ricetta ideale stilata per primo da Ernesto Illy, sembra diventata riciclaggio. Da questa settimana tutti i clienti Nespresso, ma soltanto in Svizzera, riceveranno capsule usate quando il postino (nella foto sopra) porterà il nuovo ordine.

Nespresso nuova iniziativa in Svizzera

Il fondo denominato “Recycling at Home” costerà un franco. Per ordinare il caffè, il cliente deve indicare che vuole riciclare le sue capsule. Egli riceve una borsa speciale per mettere il prodotto utilizzato, alluminio sporco di caffè usato. Questa novità, che anche uno strumento di marketing, è già stata sperimentata nei cantoni di Zurigo, Basilea Città, Basilea Campagna e del Vallese, il sistema completo di 2600 punti di raccolta in vigore in Svizzera.

Per ordinare il caffè, il cliente deve indicare che vuole riciclare le sue capsule

Egli riceve una borsa speciale per mettere il prodotto utilizzato. Quando si effettua un ordine arriva, chiede il recupero delle capsule. Poi Nespresso invia un messaggio SMS o un email per ricordargli di depositare il sacchetto nel suo cartone di latte in modo che il fattore può assumere

illycaffè, fatturato 2011 sui 342 milioni: +12,1%, utile netto 8,6 milioni

0
Andrea Illy carbon free partner sachs illycaffè rigenerazione del capitale naturale Rhône Capital
Andrea Illy, presidente di illycaffè S.p.A.

MILANO -illycaffè ha chiuso il 2011 con un fatturato consolidato di 342 milioni di euro: +12,1% rispetto al dato 2011. L’Ebitda, gli utili prima delle tasse, è stato di 45,6 milioni, mentre l’utile netto ha segnato 8,6 milioni. L’Italia – secondo una nota diffusa ieri dopo l’assemblea ordinaria degli azionisti, si è confermata il principale mercato e mostra un incremento del 12,3%, superiore a quello medio.

Il peso complessivo delle vendite fuori dall’Italia è stato del 56%, indice della continua espansione sui mercati esteri. L’azienda triestina ha confermato il dato generale di una delicata concomitanza di calo dei consumi dovuti alla crisi economica e aumenti della materia prima che ha imposto anche a illy politiche di grande equilibrio nella riduzione dei costi e incremento dei prezzi senza che questo abbia fatto rinunciare agli investimenti per la crescita futura.

illycaffè, i maggiori ambiti di investimento sono stati:

La sostenibilità con il conseguimento della certificazione DNV Responsible Supply Chain Process, l’ulteriore aumento della qualità, l’ampliamento della gamma di prodotti, la comunicazione a supporto della marca (con il nuovo posizionamento live Happilly), la formazione (con il lancio del Master in Scienze ed Economia del caffè, l’apertura di nuove sedi dell’Università del Caffè e il suo record assoluto di partecipanti – 21.000), lo sviluppo dei mercati internazionali. “Siamo soddisfatti dei risultati economici del 2011”.

E’ il commento di Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di illycaffè. “Grazie alla strategia di lungo periodo messa in atto nell’ultimo quinquennio l’azienda ha saputo affrontare un anno particolarmente difficile con vitalità. Abbiamo aperto la filiale in Cina dopo quella in Brasile l’anno precedente. Abbiamo rafforzato la gamma ad alto contenuto di servizio nel canale Casa e Horeca, con il sistema Iperespresso, nel canale Ufficio e nel Ready To Drink. Abbiamo studiato nuove formule di distribuzione selettiva.”

Nell’anno in corso illycaffè prevede di continuare il proprio percorso di crescita puntando gli investimenti sui nuovi mercati e sull’incremento delle occasioni di contatto diretto con il consumatore attraverso la piena realizzazione della strategia retail e attraverso un ruolo sempre più importante delle piattaforme digitali, strumento di vendita ma soprattutto di coinvolgimento del consumatore nella vita della marca.

Luciano Teichner si spegne in Brasile all’età di 90 anni, lasciando cari e amici

0
Teichner
Luciano Teichner

MILANO – Teichner è scomparso all’età di novant’anni. È morto in Brasile, dove si era trasferito circa trent’anni fa, dopo aver concluso la sua attività in Italia. È stato un uomo che nel bene o nel male ha fatto parlare di sè. Andrea Ciravegna titolare della Caffè Verde srl di ha scritto un ricordo umanissimo che condividiamo e diffondiamo. Perché Teichner era sì conosciuto da tantissimi addetti ai lavori ma, magari qualcuno tra i più giovani, non avevano avuto il modo di apprezzare la sua unamità ed una competenza che aveva pochi rivali nel nostro mondo.

Teichner si spegne in età avanzata

Alla famiglia le sentite condoglianze della direzione, della redazione e di tutti i collaboratori di Comunicaffè e di Comunicaffe International.

È morto il carissimo amico Luciano, poliedrico uomo del caffè: aveva 90 anni. I più anziani tra di noi lo ricorderanno di sicuro. Voglio ricordarlo a chi non ebbe la fortuna di conoscerlo nel pieno della sua attività. Uomo intelligente, furbo, poliedrico ed anche generoso. Aveva mille idee e cercava di metterle tutte in pratica con una costanza ed una professionalità che hanno soltanto i migliori, anche se poi non tutte, per i motivi più diversi, non sempre andavano poi a buon fine.

Da circa 30 anni era completamente uscito dalla filiera/mondo del caffè e si era definitivamente trasferito in Brasile

Ma nel corso degli Anni Sessanta e per tutti i Settanta era al culmine della sua potenza: prestanza fisica e commerci. Ricordo ancora benissimo l’insofferenza del dottor Pericle Lavazza per la concorrenza che Luciano aveva iniziato a fare in campo nazionale grazie all’aiuto della famosa “Legge di Assisi ” che gli permise di aprire un nuovo stabilimento a Cecchina (Roma) ed spandersi su tutto il territorio nazionale. Tutto quello che accadde dopo è noto agli “over sixty”.

In questa occasione mi piace ricordarlo però ai suoi albori…, nell’immediato dopoguerra, quando con il fratello, disgraziatamente scomparso in età giovanile in mare durante una battuta di pesca subacquea, girava per la capitale con una favovolosa Moto Guzzi 500 specialissima: era attrezzata di sidecar e Luciano la utilizzava – all’epoca la logistica non andava ancora di moda – per incontrare i clienti e consegnare immediatamente i sacchi di caffè crudo alle piccole torrefazioni che in quegli anni erano, pensate un po’, soltanto sulla piazza di Roma, più di cinquecento. Ciao Luciano, riposa in pace. Era uno di noi. Amava, ha sempre amato con tutte le sue forze il caffè!

Andrea Ciravegna

La tisaniera napoletana è sul mercato: ecco l’invenzione

0
tisaniera napoletana infusiera
Tisaniera napoletana

MILANO – Per ora è soltanto un prototipo in acciaio inossidabile che ci ha segnalato l’inventore: Fabio Pancrazi. Si tratta di un particolare filtro (brevetto n. 1371124 del 01 marzo 2010, filtro per infusi e decotti con caffettiera napoletana) permette di preparare e servire una tazza di infuso o decotto usando solo l’elegante caffettiera napoletana inox da sei tazzine (senza ricorrere a tegamini, coperchi e colini). Il funzionamento del “filtro per infusi e decotti con caffettiera napoletana” è semplice, le erbe in taglio tisana vengono messe nel cestello posto ad una estremità del filtro tubolare: per ottenere un infuso, si inserisce l’intero filtro nel bollitore della caffettiera napoletana in modo che le erbe rimangano in alto, cioè non immerse nell’acqua, si porta quindi ad ebollizione, si toglie dal fuoco, si capovolge l’infusiera/decottiera e l’acqua a bollore coprirà le erbe, si attende il tempo di infusione e si serve versando con il bricco.

Infusiera: come funziona

L’uso di questo utensile, in modalità infuso, è più facile e più comodo di una caffettiera/infusiera/teiera a presso-filtro (non occorre un altro recipiente per l’acqua bollita!) ed inoltre è perfetto per preparare un caffè d’orzo. Per un decotto il filtro verrà posizionato al contrario e cioè in modo che le erbe rimangano immerse nell’acqua durante la bollitura a fuoco lento per il tempo desiderato, quindi si capovolge per servire. Questa infusiera/decottiera non è ancora in commercio.

Potrebbero produrla tre aziende italiane, la Ilsa di Collegno, la Stella di Ferrara e la Martinazzi di Omegna, costruendo semplicemente il filtro da aggiungere alla loro caffettiera napoletana inox. La Tisaniera Napoletana si ispira ad un modo di fare il caffè molto diffuso nel Nord Europa ed in America. È ideale per preparare e servire orzo, thè e tisane (sfuse o in cialda) perché esegue una vera infusione (o decozione) per il tempo desiderato e senza ricorrere a tegamini, coperchi, colini o altri recipienti. Vi consigliamo di lavare accuratamente il filtro per togliere ogni residuo sapore di caffè o di usare un’infusiera napoletana come caffettiera ed una come infusiera/decottiera.

Istruzioni per l’uso dell’infusiera

Mettere il caffè macinato non troppo fine o le erbe in taglio tisana nel cestello a vite posto ad un’estremità del filtro tubolare. Per ottenere un infuso inserire l’intero filtro nel bollitore della Tisaniera Napoletana in modo che il cestello rimanga in alto, cioè non immerso nell’acqua. Portare ad ebollizione, togliere dal fuoco e capovolgere: l’acqua a bollore coprirà il contenuto del cestello. Attendere il tempo di infusione e servire versando con il bricco.

Per un decotto

Posizionare il filtro al contrario e cioè in modo che il cestello a vite rimanga immerso nell’acqua durante la bollitura a fuoco lento per il tempo necessario, quindi capovolgere per servire. MODALITÀ DECOTTO Per la pulizia Lavate le vari parti della Tisaniera Napoletana sotto l’acqua corrente ed asciugate con cura. Vi consigliamo di non utilizzare detergenti per non alterare l’aroma delle preparazioni. Per saperne di più: http://www.herba.it/tisaniera_napoletana.htm Info: Fabio Pancrazi tel. 3401684179

Per il Guardian, i coffee shop battono i pub in Inghilterra

0
costa coffee shop
Costa coffee shop

MILANO – Un sondaggio Nespresso definisce il caffè uno status symbol. Secondo il Guardian, i coffee shop prosperano mentre tantissimi pub chiudono a causa della crisi. Se la regina avesse mai voglia di fare una capatina fuori dai palazzi reali per andarsi a sorseggiare un flat white o un caramel cappuccino – osservava 2 settimane fa nel Guardian Rupert Neate – non avrebbe che l’imbarazzo della scelta.

Soltanto nel breve tratto di strada che separa Buckingham Palace dalla stazione di Victoria, infatti, ci sono ben 21 caffetterie. Il fenomeno non riguarda soltanto i paraggi della residenza reale.

Coffee shop sono sempre più una presenza costante nelle vie eleganti della capitale, come nelle arterie di tutto il paese

Il record va a Holloway Road, nel nord di Londra, con 24 locali, che sopravanza di poco Gloucester Road, a Bristol, con 22 esercizi (dati Local Data Company). Le caffetterie a marchio in Uk sono in tutto 5 mila e hanno servito l’anno scorso 2 miliardi di caffè. Se aggiungiamo circa 5.500 caffetterie indipendenti e circa 5 mila corner creati all’interno di negozi, pub, aree di servizio autostradali ecc., arriviamo a un totale di oltre 15 mila locali dove è servito l’espresso. E il loro numero – a detta degli esperti – è destinato ad aumentare ancora.

Secondo il noto analista Allegra Strategies, tra pochi anni ci saranno non meno di 7 mila caffetterie a marchio e un totale di quasi 18 mila locali calcolando anche i pubblici esercizi indipendenti e non specializzati. Tanto che i coffee shop di nuova apertura compensano ampiamente i pub in chiusura a causa della crisi. “E dire che – osserva il direttore esecutivo di Allegra Jeffrey Young – quando uscì il nostro primo report, nel ’99, consideravamo allora il mercato già saturo, con appena 700 caffetterie”.

I padri della “coffee revolution” made in Uk sono – secondo il Guardian – i fratelli italiani Sergio e Bruno Costa, che aprirono il loro primo bar in Vauxhall Bridge Road (anche in questo caso, non lontano da Buckingham Palace) nel 1971. Costa Coffee conta oggi in terra britannica 1.500 locali, per un totale di 450.000 di tazzine servite quotidianamente. E secondo Andy Harrison – ceo di Whitbread (il colosso dell’ospitalità che ha rilevato Costa nel 1995), il numero potrebbe salire a 2 mila nel giro di pochi anni. Prova ne sia che i progetti a breve prevedono 350 nuove aperture entro marzo 2013, con la creazione di 3.500 nuovi posti di lavoro.

Oro colato, in tempi economicamente depressi

Molte delle nuove caffetterie sorgeranno a un tiro di schioppo da altri locali della stessa insegna già esistenti e operanti. “La gente non ha voglia di fare tanta strada per un caffè – spiega ancora Harrison – in una via molto trafficata di una grande città, ad esempio, possiamo aprire tranquillamente due locali a distanza di poche centinaia di metri l’uno dall’altro. E poi un altro in un centro commerciale e un altro ancora all’interno di una stazione”. Va meno bene a Starbucks, che ha intrapreso quest’anno un radicale make-up volto a rendere la sua immagine più “British”. Oltre a ritoccare il logo, la catena americana, in ossequio ai gusti locali, ha raddoppiato la forza dell’espresso e delle altre bevande e personalizzato il servizio.

La clientela sembra gradire, visto che le vendite settimanali sono aumentate del 9% da quando questi cambiamenti sono stati introdotti. Come si spiega il perdurante boom delle caffetterie anche in grami tempi di recessione? Secondo Harrison, il merito è della popolarizzazione dell’espresso, che ha trasformato la pausa per il caffè al bar in un’abitudine quotidiana anche per i sudditi di sua maestà britannica. Popolarizzazione che va però di pari passo con una sempre maggiore consapevolezza del consumatore, molto attento oggi anche alla provenienza del caffè e al modo in cui viene lavorato, torrefatto e macinato. Un trend di consumo che fa la fortuna delle piccole torrefazioni artigianali.

Come Monmouth Coffee, vicino al London Bridge, vera mecca per gli amanti dei caffè speciali. Il sabato mattina, il locale viene letteralmente preso d’assalto da una folla di coffee lovers disposti a rimanere in coda anche per più di un’ora, pur di poter assaggiare e acquistare miscele e monorigine selezionati. Ma come osserva lo stesso Neate, la rivoluzione maggiore riguarda il barista, figura professionale sempre più qualificata e stimata.

“È come quando i cuochi hanno smesso di chiamarsi cooks e hanno cominciato a chiamarsi chefs – conclude l’articolo citando le parole di Jeffrey Young – la parola cook, ormai, non viene più nemmeno usata. Una volta, i baristi si occupavano di tutto: dalle pulizie alla tenuta della cassa. Ora possono dedicarsi a tempo pieno alla preparazione del caffè. Una carriera nel campo della caffetteria è oggi un’opportunità concreta.

Coffee shop come le enoteche

Questo la considerazione saliente che emerge da una recente indagine commissionata da Nespresso Uk, i cui risultati sono stati diffusi alla vigilia dell’inaugurazione nuovo flagship store, che apre i battenti in questi giorni in Regent Street, nel cuore del West End londinese. Dalle risposte, un prima considerazione importante. Quasi la metà degli intervistati (45%) considera il caffè una bevanda di maggior prestigio rispetto al tè (appena 1 su 10 ritiene il tè superiore al caffè).

Il caffè è la bevanda per eccellenza in situazioni conviviali: oltre il 60% dei britannici preferisce ordinare un espresso piuttosto che un tè quando incontra gli amici in un locale. E quasi un terzo di coloro che bevono caffè abitualmente sostiene di non poter fare più a meno di questa bevanda. Anche a casa, l’inglese medio cerca di riprodurre la miglior esperienza possibile di consumo. Al rito domestico del tè si sostituisce il rito del caffè. Ben il 52% degli interpellati dichiara infatti di dedicare una cura maggiore alla preparazione del caffè che non a quella del tè. E di prestare inoltre un’attenzione superiore alla scelta del prodotto al momento dell’acquisto.

Secondo il professor Charles Spence, docente di psicologia sperimentale a Oxford, l’esplosione della cultura del caffè, tanto a livello domestico quanto nelle caffetterie alla moda, è simile a quella avvenuta nella cultura del bere, dove si è passati dal consumo di un tempo di vini come il Lambrusco o lo Chablis, alla sofisticata cultura enologica attuale. Sorprendentemente, la fascia di età che dimostra una maggiore conoscenza della bevanda è quella dei giovanissimi: un quarto degli intervistati di età compresa tra i 18 e i 24 anni di età afferma, ad esempio, di conoscere meglio il caffè che il vino. E ancora, un terzo di essi dichiara di essere in grado, ad esempio, di abbinare correttamente i vari tipi di caffè. Un’ulteriore connotazione importante riguarda il prestigio sociale delle bevanda. Oltre i tre quarti (77%) dei senior manager facenti parte del campione sostiene di preferire il caffè al tè durante i meeting con i colleghi o i clienti. E gli intervistati che si autodefiniscono “ambiziosi” hanno un consumo di caffè una volta e mezza superiore rispetto alla media. Quasi i quattro quinti delle persone ad alto reddito – si legge ancora nell’indagine – considerano il caffè come indispensabile alla loro produttività. Da osservare infine che i top manager dimostrano una propensione maggiore per le bevande più forti (espresso e cappuccino), sebbene il cappuccino si confermi, trasversalmente alle classi sociali, la bevanda preferita dai britannici

Biotecnologia per risollevare il settore caffè: la decisione del governo cubano

0
Coffee Please è il documentario sul caffè
Chcchi di caffè torrefatto

MILANO – Il governo cubano punta sulla biotecnologia per risollevare le sorti del settore del caffè, la cui produzione è pari oggi a meno di un decimo di quella dei primi anni sessanta, il periodo di massimo fulgore per questa attività. A tale fine è stato varato un progetto di ricerca che coinvolge tre istituzioni scientifiche nazionali, grazie al quale sono stati compiuti progressi significativi nello sviluppo di nuove varietà con maggiore rendimento e resistenza alle malattie e alle avversità. I nuovi ibridi sono stati ottenuti incrociando varietà locali con cultivar provenienti dall’Africa. Secondo i ricercatori ciò consentirà non soltanto di accrescere la produttività, ma anche di preservare il materiale genetico delle specie dell’isola.

Biotecnologia, nel futuro del chicco cubano

Il passo ulteriore sarà ora costituito dall’impianto di circa 3 mila esemplari delle nuove specie in una stazione agricola sperimentale, prima della diffusione su larga scala. Rimane da vedere, tuttavia, se queste varietà migliorate riusciranno a invertire il declino dell’industria del caffè cubana, che ha registrato nel 2009 fa il peggior raccolto della sua storia moderna: appena 5.500 tonnellate. Nello stesso anno, il governo ha dovuto spendere 50 milioni di dollari per importare 18 mila tonnellate di caffè, necessarie a far fronte alla domanda interna.

“Un lusso” ha dichiarato il leader cubano Raul Castro, che il paese “non si può permettere”. “La produzione di caffè è un problema strategico per Cuba” ha affermato il vice ministro dell’agricoltura Ramon Frometa prendendo la parola alla I Conferenza internazionale sul caffè e il cacao che si è svolta a La Havana lo scorso giugno. Tra le cause del declino ci sono “la mancanza di stanziamenti e risorse, nonché scelte e pratiche sbagliate, che hanno scoraggiato i produttori” ha dichiarato il titolare del dicastero Gustavo Rodriguez Rollero. I

piani attuali puntano a rilanciare il settore del caffè, che, negli auspici del governo, dovrebbe diventare, un giorno, una voce significativa dell’export dell’isola. La nuova strategia di sviluppo prevede una riforma del sistema dei prezzi pagati ai produttori e una riorganizzazione delle piantagioni. L’obiettivo delle autorità è quello di far risalire la produzione a 20 mila tonnellate entro il 2015 e di stabilizzare in seguito i raccolti attorno alle 28-30 mila tonnellate.

In Colombia cala la partecipazione del caffè al prodotto interno lordo il agricolo del Paese

Le difficoltà attraversate negli ultimi anni dal settore caffeario della Colombia sono visibili anche nelle cifre relative al pil. Secondo uno studio elaborato dal massimo organismo di categoria, la Società degli agricoltori della Colombia (Sac), la partecipazione comparto del caffè al pil agricolo è passata dal 9,1% nel 2000 al 5,6% nel 2011, tanto da venire sopravanzata da frutticoltura e floricoltura.

Secondo le conclusioni dello studio, il ridimensionarsi del settore caffeario è dovuto a una serie di ragioni più volte ribadite dalla Federazione nazionale dei produttori di caffè della Colombia. Tra queste, il programma di rinnovo colturale in atto, che sta sottraendo temporaneamente alla produzione centinaia di migliaia di ettari. A incidere sono stati inoltre l’andamento climatico anomalo degli ultimi anni e la proliferazione della ruggine del caffè (roya). “Nonostante il forte calo produttivo, la caffeicoltura mantiene la sua importanza sociale ed economica – ha dichiarato il direttore esecutivo di Fedecafé Luis Genaro Muñoz – da essa dipendono 563 mila produttori e, comprendendo nel calcolo i familiari, 2,8 milioni di persone, pari al 25% della popolazione rurale del paese. Il caffè ha portato l’anno scorso entrate per 5 mila miliardi di peso, che hanno rivitalizzato le economie locali e generato una maggiore capacità di consumo”. Muñoz ha sottolineato che anche la floricoltura, al pari del caffè, ha risentito negli ultimi 3 anni, oltre che del clima, dell’andamento al rialzo della valuta colombiana. “La produzione è in recupero – ha osservato in merito– ma il vero problema della caffeicoltura, come di tutti i settori agricoli, è stata soprattutto la rivalutazione del peso”. Le difficoltà dei produttori sono state riconosciute anche dal ministro dell’agricoltura Juan Camilo Restrepo, che ha però sottolineato il forte impegno del governo a favore del comparto del caffè, cui è destinato il 40% del credito erogato dal Banco Agrario. Parlando delle difficoltà del proprio settore, il direttore promozione dell’associazione colombiana degli esportatori di fiori (Asocolflores) Jairo Cadavid ha spiegato che esse sono state affrontate dagli operatori innanzitutto attraverso la diversificazione dei mercati, grazie alla quale la Colombia esporta oggi in 88 paesi di tutto il mondo, tra cui Russia, Giappone e Australia. “La Colombia esporta più di 1.600 varietà di fiori – ha spiegato Cadavid – e la vendita di composizioni floreali, in particolar modo negli Stati Uniti e in Inghilterra, genera un valore aggiunto unico e differenziato rispetto ai paesi nostri concorrenti”.

Ucda: l’autorità ugandese sviluppa strategie per aumentare la domanda di caffè

0
icam uganda ucda

MILANO – Sviluppare strategie commerciali e di comunicazione per incrementare la domanda nazionale di caffè. Questa una delle nuove priorità delineate dalla Uganda Coffee Development Authority (Ucda), l’ente governativo di coordinamento del settore del caffè del paese dell’Africa orientale. L’obiettivo è stato ribadito in occasione di una recente convention svoltasi a Kampala.

Ucda, il responsabile Edmund Kananura ha constatato come appena il 2% della produzione nazionale venga avviato al consumo interno

Sottolineando che la scarsa diffusione della bevanda è dovuta anche ai pregiudizi diffusi sulla nocività del caffè per la salute. Per questo, Ucda ha deciso di avviare una campagna di informazione e promozione volta a diffondere notizie corrette sulla bevanda e i suoi benefici. Parallelamente, l’Autorità promuoverà seminari di aggiornamento per torrefattori e baristi. Sono allo studio anche attività di formazione a favore degli addetti dell’industria. Ulteriori interventi riguarderanno l’eliminazione dal mercato dei prodotti sotto standard, attraverso l’applicazione più stringente delle normative igienico-sanitarie e antisofisticazione.

Vi sono poi le iniziative promosse per accrescere la popolarità dell’espresso. Tra queste merita una nota speciale lo Uganda National Barista Championship, valido per il Wbc e l’Abc (African Barista Challenge). La quinta edizione del Unbc ha vissuto le sue battute decisive nel dicembre scorso al Paradise Grill, Sheraton Hotel di Kampala.

Qui si è svolta la finale che ha visto in gara 6 baristi top selezionati tra i 20 concorrenti che hanno dato vita alle semifinali. A imporsi è stato Roberts Mbabazi, classificatosi poi 47° al Wbc di Vienna. Tutto il mondo del caffè ugandese si prepara intanto alla decima edizione African Fine Coffee Conference & Exhibition, la grande vetrina dei caffè di qualità dell’Africa organizzata sotto l’egida dell’Afca (African Fine Coffees Association). La rassegna porterà a Kampala oltre 1.500 delegati provenienti dal continente e dal resto del mondo.

Nestlé contribuirà al rilancio del caffè ad Haiti

Ci sarà anche Nestlé tra i partner dell’iniziativa multilaterale di sviluppo che si propone di rilanciare l’industria del caffè di Haiti contribuendo a migliorare le condizioni di oltre 10 mila piccoli produttori della nazione caraibica. Promosso dal Fondo Multilaterale d’Investimento (Fomin) della Banca Interamericana di Sviluppo (Idb), in collaborazione con l’Agenzia Francese di Sviluppo (Afd), il progetto avrà un budget di circa 3,5 milioni di dollari. Il caffè era la principale voce dell’export agricolo haitiano sino a una ventina di anni fa, quando il settore ha iniziato a subire un forte declino, che ha fatto precipitare le esportazioni dai 191 mila sacchi nel 1990 ad appena 16 mila sacchi nel 2009.

A determinare questa involuzione una serie di fattori regionali e internazionali aggravati dall’assenza cronica di investimenti in campo agricolo. Il programma del Fomin si concentrerà sui produttori delle aree del nord, del centro, del sud est e del Grand’Anse, che presentano il potenziale per produrre caffè di alta qualità. Attingerà anche a risorse stanziate da altri programmi di sviluppo rurale finanziati dall’Idb, compresi quelli per il trasferimento di tecnologie agricole e per la mitigazione dei disastri naturali.

Scopo principale del programma sarà aiutare i produttori haitiani a utilizzare metodi maggiormente sostenibili per migliorare la quantità e la qualità del caffè che producono

Il progetto punta ad accrescere e allargare le competenze dei produttori nella coltivazione, raccolta e prima lavorazione del caffè, come pure a migliorare la gestione delle aziende, attraverso la pianificazione commerciale, il marketing, le certificazioni. Verrà inoltre favorito il cooperativismo incentivando i gruppi di acquisto, il noleggio in comune di macchinari e la produzione di caffè tostato. L’impegno della multinazionale svizzera sarà di 300 mila dollari su 3 anni. Nestlé collaborerà con l’Istituto nazionale del caffè di Haiti (Incah) fornendo sementi e materiale di propagazione e parteciperà alle attività di trasmissione di competenze con altri partner del progetto, tra cui il governo colombiano e dominicano.

Lavorerà inoltre assieme all’Incah e al ministero dell’agricoltura haitiano nella realizzazione di manuali e guide pratiche scritti nella lingua locale. Contribuirà infine a migliorare la sicurezza alimentare delle famiglie fornendo sementi e assistenza tecnica ai contadini allo scopo di accrescere il rendimento delle colture per l’autoconsumo piantate nei cosiddetti “orti creoli”.

Ex gestore di Torino, arrestato: 22 mln di fatture false

0
locali sotto sequestro bari polizia mafia nestlé
La polizia in azione

TORINO – È stato arrestato dalla Guardia di Finanza del capoluogo piemontese per frode fiscale ed emissione di fatture false per operazioni inesistenti. È un ex barista torinese, accusato di aver evaso l’Iva su 22 milioni di false fatture.

22 milioni di evasione sull’iva

L’uomo aveva avviato una attività di importazione di prodotti informatici, ma la cessione di questi ultimi è risultata completamente inventata. Le manette sono scattate dopo una verifica fiscale condotta dall’Agenzia delle Entrate e grazie all’incrocio dei dati delle Amministrazioni finanziarie dei singoli paesi Europei riguardanti le cessioni intracomunitarie di prodotti informatici.