venerdì 29 Agosto 2025
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Lamborghini: condannato il cugino Fabio per violazione dei diritti del marchio, Tonino trionfa

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Tonino Lamborghini
Tonino Lamborghini

Il Tribunale civile di Bologna ha condannato Fabio Lamborghini, in realtà Gianmarco Fabio Lamborghini, e la manager della sua società, per violazione dei diritti del marchio e di concorrenza sleale confusoria. La pena? L’imposizione del pagamento di mille euro per ogni eventuale singola violazione futura, più circa 15 mila euro di spese legali. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Vincenzo Brunelli per Il Corriere della Sera.

La condanna di Fabio Lamborghini

MILANO – Si accreditava in giro per il mondo come erede di Ferruccio Lamborghini, il fondatore della mitica casa automobilistica italiana, promuovendo diverse iniziative e partecipando a vari eventi di alto livello, ma ora non potrà più farlo. O meglio, non come erede della famiglia Lamborghini.

Il Tribunale civile di Bologna, a sei anni di distanza dall’inizio della causa, ha condannato Fabio Lamborghini (in realtà Gianmarco Fabio Lamborghini) e la manager della sua società al rispetto di alcune disposizioni, ritenendoli responsabili di violazione dei diritti del marchio e di concorrenza sleale confusoria, imponendo il pagamento di mille euro per ogni eventuale singola violazione futura, più circa 15 mila di spese legali, come riporta Il Corriere della Sera.

Così hanno deciso i giudici della sezione specializzata in materia di Imprese Antonio Costanzo, Vittorio Serra e Roberta Dioguardi al termine del processo civile di primo grado.

La causa legale tra i cugini Lamborghini

A dare il via alla causa era stato Tonino Lamborghini, assistito dai legali Sandro Corona e Federico Ghini, figlio ed erede ufficiale di Ferruccio, e padre della cantante Elettra, di Lucrezia, Flaminia, Ginevra e Ferruccio jr, che sono gli unici eredi Lamborghini esistenti.

Tonino aveva denunciato il cugino in quanto titolare della sua società. L’azione legale era cominciata perché Fabio Lamborghini, figlio di un fratello di Ferruccio, aveva iniziato alcune pratiche ritenute scorrette e contra legem, da parte di Tonino.

Nel processo è emerso, come sottolinea il Corriere, che avrebbe utilizzato il marchio  (quello con il classico toro) e avrebbe speso il suo cognome facendo credere di essere uno degli eredi di Ferruccio, o comunque generando confusione in merito, per scopi personali.

La sentenza dei giudici

Per i giudici bolognesi, come riportato dal Corriere della Sera: “rileva poi la circostanza che Fabio Lamborghini abbini abitualmente il proprio nome ed i propri segni ad eventi rievocativi del marchio nei quali, presentandosi anche come erede del fondatore della casa automobilistica, favorisce l’idea di una continuità con l’erede ufficiale, ingenerando confusione che poi si riverbera anche sulle attività commerciali di quest’ultimo”.

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Espresso italiano champion: Giulia Ruscelli è la prima donna a vincere la competizione

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Giulia Ruscelli, vincitrice Espresso italiano champion 2025 (immagine concessa)

BRESCIA – È Giulia Ruscelli di Forlì, la migliore barista dell’anno, vincitrice dell’Espresso italiano champion 2025. Giulia si è aggiudicata il titolo di migliore barista in tema di espresso e cappuccino italiani con la miscela Mokador. La barista forlivese è la prima donna italiana a vincere la gara nazionale di Espresso Italiano Champion e lo ha fatto dopo aver sfidato altri undici professionisti nella competizione organizzata dall’Istituto espresso italiano (Iei) che si è svolta a Conegliano Veneto (Treviso) nella sede di Dersut, socio dell’Istituto.

In un tempo di soli 11 minuti ha dovuto tarare la sua attrezzatura la macchina Rancilio Classe 20 ASB e il macinadosatore Eureka Atom 20W con sistema acqua Brita, e dimostrare di sapere preparare quattro espressi e quattro cappuccini. Al secondo posto della finale il veneziano Tianyu Wang, mentre al terzo posto si è piazzato Matteo Colzani.

“L’Espresso italiano champion ha visto la partecipazione di decine di giovani professionisti in tutta Italia che già dalle prove di qualifica si sono confrontati e stimolati alla crescita personale e professionale in questo settore che proprio su loro punta molto in quanto ultimo anello della filiera prima del consumatore finale – spiega il presidente dell’Istituto espresso italiano (Iei), Alessandro Borea – sono particolarmente felice che a vincere sia stata una giovanissima professionista, la figura femminile nel settore è sempre più fondamentale, su tutta la filiera”.

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Alessandro Borea, presidente Iei (immagine concessa)

Giulia Ruscelli è barista al Lovo Bar e Pasticceria di Forlì. Professionista da 14 anni, ma solo negli ultimi quattro specializzata nella tecnica della latte art, facendola diventare una personale grande passione.

“È la mia prima gara e non mi aspettavo assolutamente di vincere, neanche di arrivare in finale, il motivo per la quale ho scelto di essere qui era crescere a livello personale e lavorativo, e per conoscere un ambiente diverso dove ci sono tutti esperti e appassionati di caffè – le prime parole della vincitrice – porto a casa l’essere più minuziosa, attenta ai dettagli e alla pulizia nel bar in cui lavoro con l’obiettivo di trasmettere questa cosa alla mia clientela, sono contenta di aver raggiunto un trampolino di lancio che mi permetterà di avere varie porte aperte, dandomi o l’opportunità di scegliere la strada che sentirò più mia”.

La ricetta del miglior espresso italiano secondo Iei

I prodotti presentati in gara hanno rispecchiato i parametri di qualità dell’Istituto espresso italiano (Iei): per l’espresso una tazzina con circa 25 millilitri di caffè ornato da una crema consistente e di finissima tessitura, di color nocciola, una bevanda sciropposa con aromi intensi e ricchi di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato.

Per il cappuccino una crema finissima e lucida, con un perfetto bilanciamento di aromi del latte e del caffè. La sfida ha visto una semifinale martedì 24 giugno con 12 concorrenti e la finale il giorno successivo, con 6 baristi. Alla fase finale hanno avuto accesso i migliori professionisti qualificatisi alle selezioni interne effettuate da diverse aziende associate a Iei.

I finalisti sono stati giudicati da giudici tecnici, giudici sensoriali e giudici marketing. Questi ultimi hanno valutato la capacità dei concorrenti di comunicare e valorizzare il prodotto, i giudici tecnici la capacità di lavorare in modo professionale e quelli sensoriali hanno valuto gli espressi e i cappuccini prodotti alla cieca, cioè senza sapere chi li avesse preparati, con il metodo IIAC – International Institute of Coffee Tasters dell’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè.

“Proviamo un grande orgoglio nell’aver potuto ospitare la finale, dove sono emersi l’alto livello professionale dei partecipanti e il valore della collaborazione oltre la mera competizione – le parole di Lara Caballini di Sassoferrato, amministratore delegato di Dersut Caffè – questa iniziativa evidenzia a livello mediatico questa professione e tutto quello che valorizza la filiera del caffè italiano, alla vincitrice un augurio, non solo per questa competizione, ma in generale nel lavoro e nella vita, di avere sempre consapevolezza di ciò che si è, delle proprie capacità e del proprio valore. Il valore che tu ti dai è quello che poi gli altri percepiscono e dovrebbero riconoscerti; quindi, le auguro di credere sempre nelle proprie capacità e quando ci sono le capacità vanno anche comunicate, fatte capire agli altri”.

La scheda sintetica dell’Espresso italiano champion

L’Espresso italiano champion da diversi anni è la gara per i baristi che desiderano mettersi alla prova con i simboli della caffetteria italiana: espresso e cappuccino. Negli anni ha coinvolto centinaia di professionisti da una decina di paesi, sia quelli con una lunga tradizione nel caffè sia i cosiddetti nuovi mercati. La gara è aperta a tutti e si svolge con un meccanismo di selezione locale per arrivare alle semifinali e alle finali nazionali e internazionali.

La scheda sintetica dell’Istituto espresso italiano

L’Istituto espresso italiano (Iei), di cui fanno parte torrefattori, costruttori di macchine per caffè e macinadosatori e altre aziende della filiera, tutela e promuove la cultura dell’espresso e del cappuccino italiani di qualità. Oggi conta 36 aziende aderenti con un fatturato aggregato di circa 700 milioni di euro. Maggiori info: www.iei.coffee.

Starbucks celebra il 30° anniversario dell’iconico Frappuccino Blended Beverage

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Il 30° anniversario dell’iconico Frappuccino Blended Beverage (immagine concessa)

MILANO – Starbucks celebra il 30° anniversario dal lancio del Frappuccino Blended Beverage, la bevanda fredda rivoluzionaria, capace di mescolare il piacere del caffè ad altri ingredienti gustosi con la freschezza del ghiaccio. Per la speciale occasione, arriva il Birthday Frappuccino Blended Beverage: una edizione speciale celebrativa dell’iconica bevanda al gusto di vaniglia e nocciola, decorata con panna montata e vivaci codette colorate.

Il Birthday Frappuccino Blended Beverage

A partire da giovedì 26 giugno e fino al 15 luglio (fino ad esaurimento scorte), la nuova bevanda sarà disponibile in tutti i 48 store distribuiti sul territorio nazionale e in 23 mercati dell’area EMEA. Inoltre, il Birthday Frappuccino in versione grande, verrà servito – fino a esaurimento scorte – nella reusable cup special edition con la riproduzione del logo Starbucks introdotto nel 1992.

Lanciato per la prima volta nel 1995 negli Stati Uniti e in Canada con soli due gusti, Coffee e Mocha, il Frappuccino Blended Beverage ha rapidamente conquistato il palato dei clienti in cerca di una nota di freschezza e novità.

Nel 1999 viene introdotto anche il gusto Caramel, ancora oggi una delle varianti più apprezzate. Successivamente vengono proposte le versioni Frappuccino Cream, realizzate senza caffè né tè, e Frappuccino Light, con il 30-40% di calorie in meno. Nel 2010 Starbucks lancia anche il Frappuccino However-You-Want-It, che permette ai clienti di personalizzare la bevanda scegliendo tra diversi tipi di latte, o soia, caffè, sciroppi e guarnizioni.

Oggi il Frappuccino Blended Beverage è molto più di una bevanda, è un fenomeno globale amato e scelto ogni giorno da migliaia di clienti nel mondo, un’icona che in trent’anni di storia ha saputo rinnovarsi intercettando i trend del momento con edizioni stagionali e limitate, come l’indimenticabile Unicorn Frappuccino, diventato virale per i suoi colori scenografici.

“Il Frappuccino Blended Beverage è parte integrante dell’identità di Starbucks e il risultato di una strategia vincente che ha saputo coniugare negli anni la varietà nel gusto con la possibilità di personalizzazione. Ogni cliente può sempre contare su edizioni limitate e stagionali del Frappuccino Blended Beverage, oltre alle versioni classiche sempre presenti nel menù. Siamo grati a tutti gli appassionati dell’iconica bevanda che anno dopo anno hanno reso celebre il Frappuccino Blended Beverage. Continueremo a proporre nuove e fantasiose varianti per ripagare la loro fiducia e offrire nuove esperienze di gusto.”, ha dichiarato Vincenzo Catrambone, general manager di Starbucks Italia.

L’iniziativa del 30° anniversario sarà supportata da una campagna social sui profili Starbucks Italia dal 26 giugno.

La scheda sintetica di Starbucks Coffee Company

Dal 1971, Starbucks Coffee Company è impegnata nell’approvvigionamento etico e nella torrefazione di caffè Arabica di alta qualità. Con oltre 33.000 negozi in tutto il mondo, oggi Starbucks è il primo torrefattore e rivenditore di specialità caffearie al mondo. Grazie all’impegno costante per l’eccellenza e i valori, porta l’unicità della Starbucks Experience nella vita di tutti i nostri clienti attraverso ogni singolo caffè.

La scheda sintetica di Percassi

Percassi è una società le cui attività comprendono lo sviluppo e la gestione di reti commerciali in franchising di importanti marchi (come Gucci, Armani Exchange, Saint Laurent, Nike, Jordan, Victoria’s Secret, Bath&Body Works, LEGO, Garmin in ambito fashion-beauty e consumer, e Starbucks nel food).

Il gruppo Percassi è anche attivo nella gestione di brand propri (KIKO Milano, Womo e Bullfrog nel settore della cosmetica, Atalanta in ambito sportivo, Da30Polenta nel food). Percassi opera anche in ambito real estate per la realizzazione di importanti progetti immobiliari nel settore commerciale e direzionale. Per ulteriori informazioni: www.percassi.com

Il cappuccino più caro al mondo si beve a Zurigo: costa 5,8 euro a tazza

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Cappuccino (immagine: Pixabay)

Una pausa caffè nella città di Zurigo non è decisamente a buon mercato. Assieme a Ginevra, Zurigo resta nel plotone di testa delle località più care al mondo, stando a uno studio della Deutsche Bank. Nella capitale economica elvetica, una tazza costa mediamente 6,77 dollari (5,8 euro). Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Daniele Mariani per tvsvizzera.it.

Il cappuccino più costoso al mondo

ZURIGO – Se non avete nessuna idea del costo della vita in Svizzera e ordinate un cappuccino a Zurigo, correte il rischio che, quando vi presenteranno il conto, il vostro cuore inizi improvvisamente a battere come quello di un ciclista impegnato nell’ascesa del Passo dello Stelvio.

Nella capitale economica elvetica, una tazza costa mediamente 6,77 dollari (5,8 euro). Secondo l’edizione 2025 del rapporto Mapping the World’s PricesCollegamento esterno dell’istituto di ricerca della Deutsche Bank, in nessun’altra località del mondo un cappuccino costa così caro. Ginevra segue a ruota: con 5,86 dollari, si piazza al quinto posto della classifica globale.

A titolo di paragone, a Milano la stessa bevanda costa in media 2,15 dollari, a Roma 1,79. La capitale italiana è al penultimo posto della classifica per quanto riguarda il cappuccino. Solo al Cairo si spende meno.

Il dato è emblematico di una tendenza più ampia: le due città svizzere sono tra le più care del pianeta in quasi tutte le categorie analizzate dal rapporto, che confronta i prezzi nelle 69 metropoli più importanti per i mercati finanziari globali.

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Settore food: crescita a +5,9% nel 2024 con previsioni positive per il caffè a +6,9% nel 2025

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Chicchi di caffè tostato (Image by Couleur from Pixabay)

MILANO – Il Food Industry Monitor analizza le performance di un campione di oltre 860 aziende, con un fatturato aggregato di circa 87 miliardi di euro, attive in 15 comparti del settore food. L’osservatorio sulle performance e sui modelli di business delle aziende italiane del food , realizzato dall’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo e da Ceresio Investors, analizza le performance storiche delle aziende del food dal 2009 al 2024 focalizzandosi sulle seguenti dimensioni: crescita, export, redditività, produttività e struttura finanziaria.

Per ogni comparto vengono elaborate previsioni biennali (2025-2026) sulla crescita del fatturato e dell’export e sull’andamento della redditività.

Performance 2024, proiezioni 2025 e previsioni per il 2026

Nel 2024, i ricavi del settore sono cresciuti del 5,9% confermando performance superiori rispetto all’economia italiana, con un PIL nazionale fermo sullo 0,7%. Il settore mostra buoni livelli di redditività commerciale con un ROS al 5,7% un ROIC al 6,9%, valori positivi, anche se in lieve calo rispetto agli anni precedenti.

La solidità finanziaria resta elevata con un indice di indebitamento pari ad 1,19 (mezzi di terzi su mezzi propri).

Per il 2025, il settore food dovrebbe confermare, con un 4,6% il trend positivo, seppure con tassi leggermente inferiori rispetto all’anno precedente. Per il 2026 si prevede una crescita dei ricavi del +4,4%.

Il mercato interno dovrebbe tenere grazie alla positiva dinamica dell’occupazione, che dovrebbe stimolare i consumi e quindi la domanda di prodotti del settore food. La crescita dei salari resta una variabile fondamentale per un salto di qualità dei consumi interni. La positiva evoluzione degli investimenti industriali conferma come l’industria italiana, in particolare quella del food, stia rispondendo alla sfida della produttività.

A livello di comparto, nel 2025 cresceranno significativamente farine (+9,9%), caffè (+6,9%), olio (+6,3%) e surgelati (+5,6%).

Evoluzione dell’export

L’export (in valore a prezzi correnti) del settore food, per i comparti analizzati dal FIM (con i relativi codici ATECO), registrerà una crescita del 7,3% nel 2025, leggermente inferiore rispetto al +8,2% del 2024. Le previsioni restano positive anche per il 2026, con un incremento stimato del 7%.

L’export relativo ai comparti mappati dal Food Industry Monitor ha raggiunto i 47 miliardi di euro, di cui circa il 13% destinato agli Stati Uniti. Il vino, da solo, genera esportazioni per oltre 8 miliardi di euro, con circa il 30% del totale diretto verso gli USA.

Le esportazioni del comparto food (incluso il vino) sono cresciute del 5,5% nel 2024, in netta ripresa rispetto al -1,6% registrato nel 2023. Tuttavia, è evidente che le politiche dell’amministrazione americana in materia di importazioni potrebbero avere effetti significativi sulle vendite negli USA.

Focus su aziende familiari, governance e performance

Per la XI edizione del Food Industry Monitor, è stato sviluppato un focus specifico sugli assetti istituzionali e sui modelli di governance adottati dalle imprese. Il settore food si conferma fortemente caratterizzato da una presenza di imprese familiari, che rappresentano il 67% del campione analizzato (870 aziende).

Le analisi sono state condotte anche a livello di comparto. I comparti delle farine (95%), distillati (83%), olio (82%) e caffè (81%) superano l’80% di aziende a proprietà familiare. Anche in comparti caratterizzati dalla presenza di grandi players internazionali, come surgelati, birra e vino, le aziende familiari rimangono prevalenti, seppur con un’incidenza di poco superiore al 50%.

La governance delle imprese varia in base alla natura proprietaria: nelle aziende familiari, il 75,8% è gestito tramite Consiglio di amministrazione, mentre il 24,2% è guidato da un Amministratore unico.

Nelle aziende non familiari la struttura è più formalizzata, con una netta prevalenza del CdA (93,6%) e una marginale presenza dell’Amministratore Unico (6,4%). Dal punto di vista della composizione di genere dei CdA si evidenzia come le aziende familiari presentino una quota di donne nei CdA del 24,7%, sensibilmente più alta rispetto al 10,1% rilevato nelle aziende non familiari.

Il settore del food evidenzia una buona longevità delle imprese, infatti il 53,3% delle aziende familiari del campione è guidata da esponenti della terza generazione, mentre un ulteriore 36,8% ha superato la terza, solo il 9,9% delle aziende è guidata dalle prime due generazioni. I comparti con la prevalenza di aziende di prima e seconda generazione sono: farina, pasta distillati e dolci. I comparti con le aziende più longeve, arrivate oltre la terza generazione, sono: birra, olio, farine e acqua.

Dal punto di vista delle performance economiche, le aziende familiari si distinguono per risultati mediamente superiori alle non familiari. Il ritorno sul capitale investito (ROI) e il Return on Equity (ROE) sono sensibilmente superiori per le aziende familiari.
In generale, per tutte le aziende, i modelli di governance evoluti determinano performance superiori.

In particolare la presenza di una leadership collegiale, cioè una distribuzione delle deleghe tra più figure, migliora significativamente le performance, con effetti positivi sui principali indici di redditività. Ancora più rilevante è l’effetto positivo della presenza di amministratori che siano anche parte della compagine proprietaria: la presenza nei CdA di consiglieri-azionisti, infatti, porta a un miglioramento significativo del ROA.

Nelle imprese familiari, la presenza di un presidente familiare, che esercita il ruolo di collegamento strategico tra famiglia e impresa, ha un’influenza rilevante sulle performance reddituali.

Dichiarazioni

“Il 2024 è stato un anno interlocutorio per settore del food, che è cresciuto a ritmi inferiori rispetto alle previsioni formulate ad inizio anno, allineandosi a quanto è stato riscontrato per il PIL. Le prospettive per il 2025 sono positive, ma andranno sicuramente riviste al ribasso in caso di attivazione dei dazi doganali e qualora l’evoluzione della guerra in Medio Oriente comportasse una contrazione significativa della produzione di petrolio e dei flussi turistici. Per questo l’evoluzione sui mercati internazionali va valutata con grande attenzione. In particolare, l’introduzione di dazi potrebbe comportare una drastica riduzione delle esportazioni. Occorre considerare che solo alcuni player italiani hanno strutture produttive negli USA e potrebbero quindi preservare le proprie quote di mercato, ma questa non è un’opzione alla portata di tutte le aziende.” Carmine Garzia, professore di Management e responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Industry Monitor dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

“Quanto sta accadendo a livello internazionale deve farci riflettere seriamente sull’opportunità per le imprese italiane di dare una forte accelerazione alle strategie d’internazionalizzazione investendo direttamente sui mercati in strutture produttive. Non dobbiamo vedere il “made in Italy” solo come un modello basato sull’esportazione di prodotti finiti, ma anche come l’esportazione di know-how di innovazione e produzione, che può essere messo a sistema direttamente nei mercati di destinazione. Le previsioni per il 2026 sono positive, ma potremmo essere costretti a confrontarci con i dazi USA e le possibili contromisure che potrebbero essere approvate in mercati strategici per il Made in Italy, come quello cinese. La crescita esterna, per rafforzare la massa critica e la presenza all’estero, resta una delle opzioni più efficaci per sostenere le sfide dei mercati internazionali e non perdere i trend di crescita”. Alessandro Santini, head of corporate & investment banking di Ceresio Investors

Round table: i relatori

Il convegno è stato introdotto e moderato da Silvia Sciorilli Borrelli, corrispondente del Financial Times per l’Italia. Dopo i saluti istituzionali del Prof. Nicola Perullo, Rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche, e di Gabriele Corte, Direttore Generale di Banca del Ceresio SA, è intervenuto il professor Carmine Garzia, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio, che ha presentato i risultati dell’ultima edizione del Food Industry Monitor, con un focus sulla crescita e sull’export per il prossimo biennio. Sono stati presentati dei dati inediti sugli assetti proprietari e i modelli di governance delle aziende del food e l’impatto che hanno sulle performance.

Il professore Michele Fino ha moderato un dibattito dedicato al valore “made in Italy” a cui ha partecipato Matteo Lunelli, Presidente e CEO di Ferrari Trento e Guido Repetto, Presidente di Elah Dufour. Silvia Sciorilli Borrelli ha moderato la seconda sessione del dibattito dedicata agli strumenti finanziari per la crescita e l’internazionalizzazione, a cui hanno preso parte Maria Luisa Miccolis, Head of Sales PMI di SACE e Alessandro Santini, Head of Corporate & Investment Banking di Ceresio Investors.

Le conclusioni del convegno sono state affidate, come da tradizione a Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e Presidente dell’Università di Scienze Gastronomiche.

La scheda sintetica dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo

L’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo, fondata nel 2004 su iniziativa di Slow Food, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo è un ateneo non statale e legalmente riconosciuto dallo Stato italiano, nato per dare dignità accademica alla gastronomia e promuovere un modello interdisciplinare di studio del cibo.

Istituzione dinamica e di impronta fortemente internazionale, l’UNISG ha visto nella sua ventennale attività la presenza di oltre 4000 studenti da oltre 100 Paesi. L’ateneo forma food specialist con competenze professionali, capaci di indirizzare la produzione, la distribuzione e il consumo di cibo in modo sostenibile.

La scheda sintetica di Ceresio Investors

Ceresio Investors rappresenta il gruppo bancario svizzero che fa capo a Banca del Ceresio – specializzato nella gestione di patrimoni, nella custodia titoli, nel Corporate & Investment Banking e nel consolidamento fiscale e patrimoniale – fondato nel 1919 a Milano da Antonio Foglia.

La terza generazione della famiglia Foglia è attiva oggi a Lugano attraverso la capogruppo Banca del Ceresio e Lagom Family Advisors; a Milano tramite Ceresio SIM, Global Selection SGR e Eurofinleading Fiduciaria; a Londra con Belgrave Capital Management. La solidità patrimoniale (Leverage ratio semplificato 42.7%), la reputazione nella gestione (CHF 9 miliardi di attivi in gestione) e la logica del co-investimento tra proprietà e clientela rappresentano da sempre i suoi principali elementi distintivi

 

Ricci Caffè presenta la nuova campagna pubblicitaria

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La campagna pubblicitaria di Ricci Caffè (immagine concessa)

MILANO – Ricci Caffè, azienda torrefattrice di Milano, lancia la sua campagna pubblicitaria, dal claim ambizioso: “Ricci Caffè… Indimenticabile! Il chicco”. Uno spot da 15 secondi, un breve racconto emozionale. Il breve corto entra dentro la casa di una famiglia, dove un padre saluta la figlia al mattino, quando un singolo chicco di caffè per magia si moltiplica in un gesto d’amore.

Il racconto emozionale di Caffè Ricci (immagine concessa)

Ricci Caffè: cura, passione, dedizione

Con un elemento in più che intriga: la volontà di elevare il caffè a simbolo di qualcosa di più grande. Non solo una bevanda, ma un rito, un legame.

La campagna è in onda fino al 18 luglio sulle reti di Warner Bros. Discovery Italia, quindi su La9, Real Time, Warner TV, D-MAX, Food Network. Una diffusione capillare nelle case degli italiani.

Caffè Ricci protagonista di un momento intimo (immagine concessa)

Luca Ricci, il ceo, afferma: “Ogni tazza deve emozionare. Con Il Chicco celebriamo il caffè come gesto autentico, quotidiano e indimenticabile.” Un linguaggio che non fa sconti, che va dritto al punto, che vuole coinvolgere senza troppi giri di parole.

Un’immagine della campagna (foto concessa)

Cinque miscele: Love 100% Arabica, Memorabile, Armonioso, Sfizioso, Decaffeinato. Nomi che già evocano sensazioni, disponibili in vari formati – grani, macinato, compatibili Nespresso e Lavazza A Modo Mio, e persino un “sistema proprietario Ricci My Way e con un packaging curato.

L’azienda ha sede a Milano in Viale Bianca Maria 41. Per saperne di più basta visitare il sito  www.riccicaffe.com o chiamare il numero +390292958181.

Francesco Segafredo, Essse Caffè: “Chiuso il 2024 a 44,238 milioni, +7% sullo scorso anno. La crisi dei prezzi? Si viva come opportunità”

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Francesco Segafredo, fondatore e presidente della Essse Caffè S.p.A. (immagine concessa)

Francesco Segafredo, presidente di Essse Caffè e fondatore della torrefazione insieme alle sorelle Chiara e Cristina, parla dei risultati economici raggiunti dall’azienda nel 2024, soffermandosi sulla visione che da sempre contraddistingue il marchio e riflettendo sul futuro tra le sfide della sostenibilità e la delicata situazione in Borsa che attanaglia l’intera filiera.

L’azienda familiare guarda al domani rispettando le tradizione grazie all’entrata della quarta generazione: la figlia Agata Segafredo e i tre nipoti, Pietro Buscaroli, Riccardo e Ruggero Auteri.

Essse Caffè ha chiuso il 2024 a 44,238 milioni di fatturato con un incremento sul 2023 del 7% come avete conseguito questo risultato che rappresenta il record per l’azienda?

Francesco Segafredo: “Si abbiamo chiuso il 2024 a 44,238 milioni di euro con un incremento rispetto all’anno precedente del 7%.

D’altro canto la caratteristica di incrementare il fatturato in modo organico e continuo ci accompagna da 46 anni ( fatta eccezione ovviamente per il 2020).

Da sinistra: Riccardo Auteri, chief financial officer Essse Caffè, Agata Segafredo, communications director Essse Caffè, Francesco Segafredo, fondatore e presidente della Essse Caffè, Ruggero Auteri, direttore commerciale e Pietro Buscaroli, responsabile estero (immagine concessa)

Ad ogni modo il 2024 non è stato certo il nostro esercizio più brillante sotto il profilo della marginalità, alquanto erosa dalla ben nota situazione della nostra materia prima e di tutti gli altri costi aziendali.

Che cosa si può dire invece del 2025 che qualcuno vede nerissimo?

“Beh, sarà ancor più influenzato dall’andamento dei costi di acquisto per il caffè verde, per le altre materie prime e dai costi energetici, che determineranno un ulteriore pericolosa riduzione della marginalità di tutti gli operatori della filiera.

Per quanto ci riguarda però viviamo questa situazione come una ulteriore opportunità per un indispensabile efficientamento di tutti i reparti aziendali”.

Intanto siete cresciuti nonostante la situazione critica del settore

“Come già detto questa è una caratteristica che ci accompagna fin dalla nascita, generalmente per volumi di vendita, in questi ultimi anni anche per incremento inevitabile dei listini; anche se abbiamo ribaltato sui listini di vendita, solo in parte gli incrementi da noi subiti.

Chicchi di caffè (immagine concessa)

Non possiamo infatti non tenere in conto le grandi difficoltà che incontrano i nostri clienti horeca ad aumentare il prezzo della tazzina, ma su questo punto che, come noto, mi sta molto a cuore, magari ritorno più approfonditamente in seguito”.

Come ci siamo riusciti?

“Con una continua puntigliosa attenzione alla qualità dei nostri prodotti ed alla costanza della qualità stessa che fanno parte del nostro dna.

Questa attenzione senza sconti o compromessi ci fa apprezzare dai nostri clienti come azienda realmente affidabile, soprattutto in momenti di così grande difficoltà.

Con impegno ed abnegazione di tutti i reparti aziendali senza precedenti.

Con attenti e corretti investimenti sia in termini di risorse umane che di impianti.

Con importanti investimenti ed ulteriore efficientamento di una rete di vendita Italia ed estero già particolarmente professionale”.

Come state affrontando la volatilità del mercato, i prezzi alle stelle, la questione dazi, produzione in calo e prossima sfida EUDR?

“Sono tante domande in una, che esplicitano le difficoltà a cui è sottoposto il nostro comparto e direi che ne manca una, gli ingenti e continui problemi della supply chain del verde.

Innanzitutto, abbiamo rafforzato la nostra struttura interna dedicata a tutto ciò che sta a monte della produzione.

Mia figlia Agata Segafredo, dir. comunicazione continua ad occuparsi anche della supply chain crudo, ma le abbiamo affiancato una nuova risorsa Gustavo Capobianco, italo-brasiliano, da poco trasferitosi in Italia, dopo essere nato e cresciuto in mezzo al caffè in Brasile. Gustavo da 20 anni si occupa di coltivazione, acquisto e vendita di caffè verde.

Poi abbiamo portato la disponibilità di crudo fisico nei nostri magazzini da 15 giorni a 2 mesi.

Per quanto riguarda la normativa EUDR, eravamo già pronti l’anno scorso. Dazi? Attendiamo come tutti di poterci chiarire le idee.

Sostenibilità economico, sociale e ambientale: come vi state muovendo?

“Coerenti con i valori che da sempre ci contraddistinguono ed in anticipo rispetto a quanto richiede la normativa, dal 2023 abbiamo deciso di consolidare il nostro impegno verso i principi chiave della sostenibilità, redigendo il nostro primo bilancio.

L’assaggio del caffè (immagine concessa)

Siamo partiti avviando un percorso di “analisi di materialità” al fine di monitorare gli ambiti in cui si manifestano in modo più tangibile gli impatti derivanti dal nostro business, congiuntamente all’analisi del contesto interno ed esterno dedicando particolare attenzione all’ascolto degli stakeholder. Le tematiche emerse di maggiore significatività vengono declinate concretamente con obiettivi annuali e rendicontati periodicamente al Comitato di direzione ed al Consiglio di amministrazione”.

Il sistema dei finanziamenti è ancora una opzione sostenibile per torrefattori e  baristi? voi come vi ponete di fronte a questa pratica?

“Innanzitutto, senza demonizzarla. Noi siamo certificati dal 1996 oltre che per la produzione e vendita di caffè ed affini anche “per i servizi di assistenza connessi”

Questo fa capire due aspetti fondamentali:

  • che crediamo fermamente nel rapporto di reciproca e fattiva collaborazione con il cliente e quindi in tutti quegli interventi che possiamo effettuare per sostenere il nostro cliente nella sua impegnativa attività
  • che tutto quello che facciamo lo facciamo non solo nel rispetto delle normative, ma soprattutto nel rispetto dell’interesse del nostro cliente

È riduttivo se non ridicolo pensare che un torrefattore a fronte di un sostegno di qualsiasi tipologia a favore di un cliente, poi debba necessariamente fornire caffè di bassa qualità, troppo spesso ci si dimentica che in Italia siamo più di 800 torrefattori, la libera ed accanita concorrenza è assicurata”.

Molti sostengono che per dare una vera svolta al comparto, si deve investire sulla comunicazione della qualità al consumatore finale: Essse Caffè cosa sta facendo in merito?

“Condivido: per dare una vera svolta al comparto bisogna innanzitutto aumentare il prezzo della tazzina per renderla remunerativa, per aumentare il prezzo della tazzina è indispensabile investire sulla comunicazione al consumatore finale.

Per investire correttamente sulla comunicazione occorre innanzitutto essere consapevoli del valore intrinseco del caffè espresso italiano.

Per quanto mi riguarda non ho alcun dubbio o remore nel dichiarare che il caffè espresso italiano sia la più grande invenzione nel mondo caffè. Rappresenta il metodo di estrazione che più esalta il caffè utilizzato (che deve essere una miscela), in più è anche il più salubre ( e questo non lo sostengo io ma decine di studi scientifici).

Rappresenta una vera eccellenza del made in Italy. Peccato che ad essere allineati con queste due affermazioni siano…gli stranieri.

Già, noi italiani dichiariamo che il nostro caffè è di bassa qualità, anzi scusi che “fa schifo”, che sia un prodotto per anziani o nella migliore delle ipotesi che non si debba aumentare perché rappresenta una consuetudine sociale, quindi da svilire, mi permetto di aggiungere, invece che valorizzare!

Se così fosse come faremmo ad esportarne più di 2,5 miliardi di euro all’anno che rappresenta quasi il 40% del fatturato del settore e come farebbero le aziende italiane costruttrici di macchine e macinadosatori ad essere padrone incontrastate del mercato mondiale?!

Ecco, innanzitutto occorre che questa consapevolezza ci faccia nascere un giustificato orgoglio per il nostro espresso italiano, onde tutelarlo e valorizzarlo, arricchiti da questo passaggio forse saremo poi in grado di comunicarne il valore in modo corretto ed opportuno.

Ma come si fa a non tenere in conto cosa significa creare una miscela composta da pregiati arabica ed ottimi robusta, che permetta di estrarre un espresso rotondo, equilibrato ricco di flavour speziati, fruttati e fioriti, con note di cioccolato, vaniglia, pan tostato ed un corpo che riempia la bocca facendoti venire la voglia di berne un altro dopo mezz’ora? Mah…

Per quanto ci riguarda, come già detto abbiamo un reparto interno comunicazione di cui la responsabile è mia figlia Agata coadiuvata da un’ottima risorsa.

I corsi di formazione svolti nei nostri centri in Italia ed all’estero sono aperti anche al consumatore finale.

Le attività sono molteplici ma siamo ben consapevoli di rappresentare una goccia nell’oceano, per cui partecipiamo allo Iei dalla sua fondazione, molto attivo in questa direzione negli ultimi anni”.

Dove vedete maggiori possibilità di crescita in termini di volumi? Canale horeca, GDO, o consumo domestico? Estero o Italia?

Segafredo: “Come credo risulti già chiaro il nostro core business è rappresentato dall’horeca Italia ed Estero e noi continuiamo a credere fermamente in questo canale.

Certamente è in piena trasformazione ed evoluzione e quindi puntiamo ai locali prestigiosi e gestiti in modo professionale, per i quali abbiamo approntato nuove offerte e strumenti più evoluti che vanno ben al di là della semplice offerta dei prodotti.

Abbiamo ad esempio alquanto ampliato l’iter formativo della nostra “Classe di Essse” con particolare attenzione anche agli aspetti economico-finanziari dell’attività imprenditoriale della gestione del bar.

A fine 2024 abbiamo lanciato un nuovo sistema chiuso proprietario molto pratico, con ampia gamma di prodotti in capsula per horeca per locali rappresentativi ma meno alto-vendenti grani, tipo ristoranti, self-service, pizzerie, B&B, agriturismo ecc.

Da più di 10 anni crediamo nel canale vending ed OCS per il quale abbiamo a questo punto una gamma molto ampia di offerte sia in termini di macchine che di prodotti.

Infine, recentemente abbiamo lanciato una bella gamma di prodotti in grani per consumo domestico e per l’e-commerce con miscele speciali e  pregiati monorigine”.

In vista di HOST cosa ci può anticipare?

Segafredo conclude: “Ah, che avremo una gran quantità di novità per tutti i canali oltre ad una nuova linea di prodotti, per cui vi invito a degustare un buon caffè al nostro stand e a rimanere a bocca aperta!”

Rapporto Italgrob e AFDB: nel 2024 la filiera horeca registra 107,1 miliardi, +23% sul 2019

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italgrob horeca
Antonio Portaccio, presidente Italgrob (immagine concessa)

ROMA – Nel 2024, la filiera horeca ha registrato 107,1 miliardi di fatturato (+23% rispetto al 2019) e 53,8 miliardi di valore aggiunto, occupando 1,5 milioni di addetti in 382mila imprese e svolgendo al contempo investimenti per 2,7 miliardi di euro.

È quanto emerge dal Rapporto strategico 2025 “Nutrire il Paese, connettere le persone. L’horeca come ecosistema”, presentato alla Camera dei Deputati da Italgrob (Federazione Italiana Distributori Horeca) e AFDB (Associazione per la formazione e lo sviluppo della Distribuzione Horeca) e curato da The European House – Ambrosetti (TEHA Group).

La ricerca ha inteso valorizzare l’ecosistema che sostiene i consumi alimentari fuori casa in Italia e comprendere l’evoluzione dello scenario di riferimento per il settore horeca.

Il peso della distribuzione horeca

Come emerge dallo studio, la distribuzione horeca nel 2024 ha generato 15,3 miliardi di euro di fatturato e 2,7 miliardi di euro di valore aggiunto, occupando 57mila addetti tra diretti e indiretti, categoria che include i lavoratori stagionali, gli agenti in Partita Iva e i servizi logistici.

L’universo della distribuzione horeca conta circa 3.400 imprese attive e ha effettuato investimenti per 107 milioni di euro.

Nel 2024, i distributori di sole bevande incidono per circa un quarto del fatturato totale registrato dalla distribuzione horeca (26,8%), mentre la quota principale rimane quella gestita dai grossisti specializzati food (47,4%).

L’importanza dei consumi fuori casa

I consumi alimentari, in casa e fuori casa, appaiono stagnanti da più di un decennio. Tuttavia, i consumi sono una variabile chiave per il sistema Paese: rilanciare i consumi fuori casa è sinonimo di crescita e di sviluppo sociale. I consumi alimentari e non rappresentano quasi il 60% del PIL italiano nel 2024. La spesa per consumi alimentari dimostra, inoltre, forte eterogeneità rispetto alle Regioni italiane: al Sud Italia la spesa alimentare “out of home” vale circa il 60% rispetto al Nord Italia.

Filiera agroalimentare, asset strategico

La filiera agroalimentare estesa, all’interno della quale l’horeca svolge un ruolo chiave nel sostegno ai consumi alimentari fuori casa, portando sulla tavola degli italiani i prodotti agroalimentari, è un asset strategico per la competitività del Paese, tra le più rappresentative del Made in Italy e in crescita negli ultimi anni nonostante il contesto macroeconomico: senza di essa il 20% del PIL non potrebbe essere generato: 263 miliardi di euro di fatturato, di cui 186 miliardi del Food & Beverage e 77 miliardi del comparto agricolo.

Italgrob e le sfide future

Secondo gli associati di Italgrob, interpellati nella ricerca per monitorare e analizzare il sentiment degli operatori della distribuzione horeca sullo scenario dei consumi fuori casa in Italia e sulle evoluzioni per il comparto, la riduzione del potere d’acquisto (92%) sarà per le aziende di settore il fattore più sfidante nel prossimo futuro.

Per acquisire un vantaggio competitivo rilevante nel lungo periodo, le realtà operanti nella filiera estesa dell’horcea dovranno investire nell’immediato futuro tenendo in considerazione aspetti come l’inverno demografico (le persone sole sopra i 65 anni dedicano all’horeca appena il 2,4% della propria spesa media mensile, rispetto all’8,3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni); la polarizzazione dei consumi; la sostenibilità; l’Intelligenza Artificiale.

L’agenda per la distribuzione horeca

TEHA ha identificato alcune linee guida di indirizzo per le Istituzioni e i decisori politici, sintetizzate nell’“Agenda per la distribuzione horeca”, basata su tre azioni: ottenere un riconoscimentoistituzionale per gli operatori, tramite una normativa condivisa o l’istituzione di un “elenco speciale” dei distributori; favorire la transizione sostenibile del settore rafforzandone la competitività, tramite, ad esempio, l’introduzione di un sistema di restituzione controllata per gli imballaggi in plastica; potenziare, infine, la digitalizzazione del settore intervenendo su formazione e competenze.

Per Francesco Battistoni, Segretario di Presidenza della Camera dei Deputati: “La frase contenuta nel Rapporto Italgrob, ‘Nutrire il Paese, connettere le persone’ è evocativa. Sintetizza perfettamente la solidità del sistema Italia e dei suoi settori strategici che, in un momento nel quale le grosse crisi internazionali stanno creando profonde incertezze, riescono a mantenere intatte e forti le loro catene del valore. Una solidità che nasce dalle imprese, dalla loro capacità di innovarsi e di essere al passo con le sfide legate alla competitività. In questo panorama certamente i consumi fuori casa, di cui il settore Horeca è leader, hanno la capacità di generare quel valore incentivante che porta sulla tavola degli italiani i prodotti della filiera agroalimentare nazionale, valorizzandone gli elementi di qualità, peculiarità e valori distintivi. Grazie al settore Horeca, l’Italia può contare su una filiera di riferimento che contribuisce a promuovere il nostro Made in Italy e l’italianità nel mondo”.

Alessandro Morelli, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, coordinamento della politica economica e di programmazione degli investimenti pubblici, ha osservato: “La filiera agroalimentare è fondamentale, non solo per la straordinaria biodiversità del nostro Paese e per il valore che rappresenta per la nostra economia. Ogni servizio che questo settore eroga consente di contrastare il depopolamento di alcune realtà e favorire un presidio sul territorio a garanzia della sicurezza. Si tratta di un lavoro essenziale di valorizzazione dell’ecosistema sociale”.

Morelli: “Occorre, infatti, guardare in maniera olistica al contributo che ogni filiera può offrire. Il Governo sta lavorando sugli investimenti per rilanciare le infrastrutture, sbloccare i cantieri, favorire la mobilità nelle città e province e garantire l’internazionalizzazione delle nostre imprese. In tal senso intendiamo proseguire questa interlocuzione per discutere insieme delle strategie volte a rendere sostenibili i processi di transizione in corso”.

Giorgio Salvitti, commissione Finanze del Senato della Repubblica, delegato dal Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, ha rilevato: “Il Governo è particolarmente attento a questo settore, che incide in maniera significativa sul Pil del nostro Paese. Non a caso, abbiamo investito risorse consistenti nella Legge Finanziaria. Inoltre, abbiamo creato un elenco speciale di chi opera in questo settore, nell’ottica di definire insieme le linee guida di un comparto che abbraccia più articolazioni dello Stato: non solo l’agroalimentare, ma anche il turismo e la logistica. È necessario, quindi, garantire un sostegno economico a tutta la filiera date le sfide attuali e il nuovo riassetto a livello globale. Condividiamo gli stessi obiettivi, ovvero, far crescere l’Italia e puntare sulla qualità dei nostri prodotti”.

Gianluca Cantalamessa, membro della Commissione Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione agroalimentare del Senato della Repubblica, ha dichiarato: “In Italia, per anni è mancata una vera politica industriale, poiché si è diffusa l’idea che sia lo Stato a dover generare ricchezza a causa di un pregiudizio radicato nei confronti delle imprese. Al contrario, noi crediamo che lo Stato debba supportare l’iniziativa imprenditoriale. Stiamo cercando, in tal senso, di adottare misure che guardino al medio e lungo periodo”.

Cantalamessa: “L’Italia deve iniziare a pensare al 2070 e al 2080. ‘Nutrire il Paese’ significa molto più che semplicemente sfamarlo: vuol dire valorizzare l’intera filiera agroalimentare, creare luoghi di socialità, presidiare il territorio, rafforzare l’identità nazionale. È, in definitiva, una vera e propria missione. Quando parliamo del settore horeca, non ci riferiamo soltanto a un comparto economico, ma a un ambito sociale fondamentale per il benessere e la coesione del Paese”.

Secondo Antonio Portaccio, presidente di Italgrob: “I dati emersi dal Rapporto Strategico 2025 confermano l’importanza dell’intera filiera horeca come motore economico e sociale per il nostro Paese. La distribuzione horeca rappresenta un pilastro su cui si regge il sistema dei consumi fuori casa. Gli investimenti sostenuti nel 2024 dimostrano l’impegno del comparto verso l’innovazione, la sostenibilità e la modernizzazione del servizio. Per rilanciare la crescita e favorire le imprese occorrono norme chiare, misure di sostegno, incentivi fiscali e un quadro regolatorio che accompagni la transizione digitale e ambientale. Il settore è pronto a fare la sua parte: ora serve un’Agenda condivisa per valorizzare un ecosistema che contribuisca ogni giorno alla competitività del Made in Italy e al benessere sociale”.

Per Febo Leondini, presidente di AFDB: “Il Rapporto Strategico 2025 ha tre grandi pregi: il primo è quello di costituire per la prima volta una base conoscitiva uniforme di tutto il mondo dei consumi fuori casa; il secondo riguarda il fatto che per la prima volta viene affrontato il tema dello Shared Value, quindi del valore condiviso di tutto l’ecosistema del fuori casa; il terzo è che mettendo insieme questo rapporto con quello che TEHA fa da anni, abbiamo uno spaccato completo dei consumi alimentari italiani”.

Dino Di Marino, direttore generale dell’associazione Italgrob, ha affermato: “Il Rapporto è la fotografia realistica della capacità della filiera horeca di contribuire alla crescita e allo sviluppo del Sistema Paese. I consumi fuori casa sono una realtà consolidata, un potente collante che sul territorio incrocia le esigenze delle persone, le attività imprenditoriali, le produzioni agroalimentari, in un ecosistema innovativo e sostenibile. Italgrob è da sempre attenta a queste dinamiche, nella consapevolezza che occorra impegnarsi a 360 gradi per sostenere in maniera concreta il settore della distribuzione horeca., anche attraverso una costante sensibilizzazione verso le istituzioni”.

Benedetta Brioschi, partner e responsabile scenario Food&Retail e Sustainability, The European House – Ambrosetti, ha sottolineato: “Tramite l’attivazione di catene di fornitura e subfornitura, la filiera estesa dell’horeca sostiene la generazione di €125,2 miliardi di Valore Aggiunto in Italia, pari al 5,7% del PIL italiano nel 2024. In questo contesto, la Distribuzione Horeca svolga una funzione strategica chiave come anello di congiunzione tra l’industria alimentare e il canale Horeca. Una distribuzione horeca moderna, sostenibile e innovativa, sostiene non solo il consumo di prodotti di qualità, ma anche l’intera filiera agroalimentare estesa, tra i pilastri del Made in Italy”.

Brioschi aggiunge: “Investire nell’horeca significa rispondere alle richieste dei consumatori: nel 2023, l’incidenza del canale Horeca sulla spesa media familiare per consumi ha raggiunto l’incidenza più alta degli ultimi 10 anni, assestandosi al 5,7% del totale dei consumi e superando il dato del 2019 pre-Covid”.

Agli americani piace caldo, freddo, dolce e tostato medio: così cambia il consumo di caffè specialty negli States

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Stati Uniti caffè specialty
Il frontespizio del National Coffee Data Trends di Nca

MILANO – L’incertezza degli scenari attuali e il calo della fiducia dei consumatori non impattano negativamente i consumi Usa di caffè specialty, che costituiscono anzi un driver per l’intero mercato di oltreoceano. Così il 2025 National Coffee Data Trends (Ncdt) – Spring Report, realizzato dalla National Coffee Association (Nca) in collaborazione con la Sca, di cui abbiamo già anticipato i dati salienti.

L’indagine è stata svolta lo scorso gennaio ed è la prima delle due in programma per quest’anno. La seconda (Fall Edition) sarà diffusa in autunno, in base a una nuova ricerca sul campo in corso in questo momento.

Cheryl Hung – vice presidente di Dig Insights, la società di ricerche di mercato che ha condotto l’indagine – ha tenuto ieri (mercoledì 25 giugno) un webinar nel quale ha messo in luce alcune interessanti considerazioni emerse durante la preparazione del report.

È utile iniziare con una precisazione relativa alla definizione di caffè specialty

Ai fini dell’indagine si considera infatti come specialty “un caffè o un’esperienza di consumo a cui si riconoscano degli attributi distintivi, che si traducono in un valore più elevato nell’ambito del mercato”: un concetto, dunque, decisamente più sfumato, a fronte di altre definizioni molto più specifiche e oggettive.

Hung ha messo da subito sotto la lente il sentiment dei consumatori, dal quale giungono comunque, segnali ottimistici.

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Franco Bazzara: il mezzo secolo dedicato al caffè viene premiato dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza

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Franco Bazzara insieme a Roberto Dipiazza (immagine concessa)

TRIESTE – Il giorno 24 giugno, il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, ha fatto visita agli spazi di Bazzara in occasione di un’importante ricorrenza: il mezzo secolo di attività nel mondo del caffè del presidente, Franco Bazzara. Al presidente, per l’occasione, è stata inoltre conferita dal Primo Cittadino di Trieste la Medaglia Bronzea della città per festeggiare la lunga carriera nel mondo caffeicolo, che perdura ancora oggi con l’impegno e l’entusiasmo di sempre, in un viaggio lavorativo e di vita condiviso con il fratello Mauro.

Franco ha voluto commentare e ringraziare il sindaco per la partecipazione e per il costante sostegno:

“Per un imprenditore essere premiato è sempre una grande soddisfazione, ringrazio il sindaco per avermi dedicato questo pensiero e per la sua graditissima presenza. È stata una visita inaspettata organizzata dai miei collaboratori e dalla segreteria del sindaco, che ringrazio con affetto.

Come mi capita spesso di dire, in questi 50 anni di caffè ho intrapreso un viaggio — mai facile, ma sempre entusiasmante — e, dopo tutto questo tempo, sentire la vicinanza della mia città e del Sindaco Dipiazza rappresenta per me un traguardo straordinario. In questi anni abbiamo sempre messo Trieste al centro di ogni progetto culturale, divulgativo e benefico, attraverso la stesura di libri, articoli, l’organizzazione del Trieste Coffee Experts, l’aiuto a diverse organizzazioni benefiche del territorio e la costante presenza sui media cittadini, perché credo – come imprenditore – che sia fondamentale dare il più possibile a una città che mi ha sempre dato tanto.”

Dalla diffusione del brand all’estero, all’attività editoriale e formativa, Franco, in cinque decenni ha contribuito in modo determinante a trasformare una piccola azienda artigianale con sede a Trieste, in un punto di riferimento a livello di comunicazione per l’intero comparto nazionale.

Un fattore che si evince, tra le altre cose, dall’impegno nella realizzazione del Trieste Coffee Experts, il più importante evento B2B extra-fieristico per il mondo del caffè in Italia. Un summit capace di unire, proprio nel capoluogo Giuliano, molti protagonisti della filiera del caffè nazionale, con ospiti d’eccezione e relatori di caratura internazionale.
Nato nel 2014, l’ottava edizione – che sta già riscuotendo un grandissimo successo con oltre 40 sponsor – si terrà presso l’Hotel Savoia Excelsior Palace di Trieste il 6 e 7 dicembre 2025.