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MATERIE PRIME – In Brasile l’Inghilterra si preoccupa per il Nino. Il meteo sposta il Mondiale delle commodity

Secondo gli osservatori del Regno Unito il fenomeno metereologico è altamente probabile quest’anno. Sul campo, i giocatori inglesi ne dovrebbero soffrire. E anche per il mercato delle materie prime alimentari sarebbe una variabile da tenere in grande considerazione

MILANO – Si avvicina il debutto dell’Inghilterra ai Mondiali di calcio, sabato sera contro l’Italia di Cesare Prandelli, e gli inglesi – grandi scommettitori e “pronosticatori” – indicano nel Nino un possibile avversario in più, oltre a quelli presenti sul terreno verde.

Una condizione climatica particolarmente avversa per i giocatori abituati al clima del Regno Unito, visto che il complicato meccanismo metereologico che genera il fenomeno prevede – al di là del rischio di fortissimi rovesci temporaleschi – sostanzialmente un clima secco e torrido durante i mesi di giugno e luglio. Lo pensano anche i ricercatori dell’Università di Reading, secondo i quali c’è il 60% di possibilità che El Nino si verifichi durante quest’anno, e lo conferma l’andamento del prezzo di alcune materie prime agricole, che sconta questo rischio.

“Nelle settimane recenti la possibilità che il Nino accada è stata alzata da alcuni osservatori fino al 75%”, spiega Massimo Siano, capo per l’Italia e la Francia della londinese Etf Securities. E il mercato delle commodities ha reagito di conseguenza.

“La siccità e il clima estremo in Brasile sono già stati il principale catalizzatore dell’andamento delle materie prime”, spiega ancora Siano. In effetti quest’anno il caffè risulta in crescita del 56%, lo zucchero del 4%, il cacao del 9%, il grano del 12%, la soia del 13% e il mais del 19%. Ma è interessante vedere allora quale potrebbe essere lo scenario, secondo gli esperti
di Etf Securities, che si potrebbe verificare in presenza del Nino.

“Sul campo di calcio, potremo aspettarci stanchezza e magari gol a raffica nel finale delle partite, con qualche sorpresa”, attacca Siano. Ma sul campo delle commodity, quali le evoluzioni in presenza del Nino? Per Etf Securities il rally del caffè arabica, spiegato dalla peggior siccità dal 1950 in Brasile, c’è un ampio stock anche se si potrebbe verificare qualche deficit nelle forniture. Inoltre, dalla Colombia la produzione sta crescendo rapidamente e bene.

“Crediamo che il prezzo dell’Arabica scenderà verso 1,55 dollari”. Una tendenza che potrebbe essere accentuata dalla presenza del Nino: un clima più caldo nell’emisfero Sud, durante l’inverno, preserverebbe dai danni del freddo le produzioni in Brasile e Colombia, mentre un clima più secco in America Centrale e Messico farebbe bene a quelle coltivazioni.

Quanto alla zucchero, continuano gli analisti, basta ricordare il rally che ha seguito la siccità brasiliana (25% della produzione globale), poi l’abbattimento dei prezzi a seguito delle piogge abbondanti per dimostrare come i fenomeni metereologici siano legati a doppio filo al mercato delle materie prime alimentari.

In questo caso, c’è poi da considerare anche la variabile India, che produce il 15% dello zucchero e ha tutto il potenziale per ulteriormente bene quest’anno: motivo per cui i prezzi dello zucchero sono visti in calo. Il Nino, però, avrebbe un potenziale impatto al rialzo sui prezzi, perché creerebbe condizioni di siccità in India e Thailandia e invece eccesso di pioggia in Brasile. In questa particolare competizione delle materie prime, anche per il cacao ci sarebbe un effetto “price positive” da un fenomeno come il Nino, che accresce le possibilità di clima secco nell’Africa Occidentale e riduce i monsoni in India.