domenica 30 Novembre 2025
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Fipe: inflazione nel settore bar (+3,7%) continua a decelerare

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fipe inflazione
Prezzi al consumo per l’intera collettività (dati concessi)

ROMA – L’inflazione nei servizi di ristorazione scende al +4,2% dal +4,7% di ottobre secondo la nota informativa del centro studi Fipe. Anche i prezzi della ristorazione commerciale rallentano dal +4,9% al +4,3%. La dinamica dell’inflazione generale registra ancora una decelerazione dovuta in gran parte alla variazione congiunturale dei prezzi dei beni energetici.

L’inflazione nei bar

Il profilo inflazionistico del bar (+3,7%) continua a decelerare rispetto a quanto rilevato nei mesi precedenti.

Gli incrementi sopra la media del comparto riguardano ancora i prodotti di pasticceria e gelateria (+4,6%) e gli snack al bar (4,0%).

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Variazione congiunturale e tendenziale dei prezzi dei bar (dati concessi)

Ristoranti

I prezzi nei ristoranti tradizionali e nelle pizzerie decelerano rispetto a quanto rilevato il mese scorso.

La variazione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente si attesta a +3,9% per i ristoranti e +4,3% per le pizzerie.

I prezzi della gastronomia registrano +4,3% e il delivery +5,2% rispetto a novembre 2022.

Variazione congiunturale e tendenziale dei prezzi della ristorazione (dati concessi)

Mense

I prezzi delle mense registrano una variazione dell’1,2%. Sono ancora le mense scolastiche a frenare l’inflazione del comparto con una variazione tendenziale dell’ 1,0%.

Variazione congiunturale e tendenziale dei prezzi delle mense (dati concessi)

Pernigotti lancia le offerte di Natale con il panettone Pepitas

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pernigotti natale
La linea Pernigotti di Natale (immagine concessa)

NOVI LIGURE (Alessandria) – Pernigotti entra, per la prima volta, nel mercato dei panettoni. In vista delle prossime festività natalizie, infatti, la storica azienda dolciaria piemontese, fondata nel 1860 a Novi Ligure (Alessandria), ha lanciato a sorpresa il Panettone Pepitas nel formato da 750 grammi, caratterizzato da una farcitura al gianduia al latte e una copertura con cioccolato fondente e nocciole intere di produzione italiana.

Pernigotti entra nel mercato dei panettoni

“Con il nostro panettone entriamo in un mercato molto affollato e che vede la presenza di molti player con prodotti per tutti i gusti e le tasche, ma comunque apprezzati dal pubblico italiano”, spiega Luigi Leonetti, sales and marketing director di Pernigotti. “Il nostro obiettivo è offrire ai consumatori la stessa esperienza delle nostre famose barre di cioccolato e nocciole Pepitas e di proporre sul mercato uno dei brand che rappresentano per definizione le feste natalizie soprattutto nel centro-sud d’Italia in categorie diverse, ma legate dalla stessa occasione di consumo”.

Oltre al Panettone Pepitas, Pernigotti è presente sugli scaffali dei principali punti vendita della GDO in tutta Italia con altri prodotti legati ai consumi durante il Natale e fino all’Epifania.

Innanzitutto, sono in vendita i torroni in tre versioni (classico alle mandorle, classico alla nocciola e morbido alle nocciole e alle mandorle) nei formati da 135 e da 235 grammi, e anche i torroni Ricoperti di cioccolato da 250 grammi.

In particolare, nei torroni bianchi morbido o classico Pernigotti utilizza da sempre solo miele e zucchero nell’impasto (e non sciroppo di glucosio-fruttosio), mentre nel torrone morbido alle nocciole e alle mandorle è una delle poche aziende sul mercato ad usare insieme queste due frutte secche.

Grande ritorno poi per i Cherubini, la nuova linea dei torroncini Pernigotti assenti dai punti vendita da ben quattro anni, che sono ora disponibili in tre versioni (classici alla nocciola o alla mandorla, morbidi alla nocciola e alla mandorla e ricoperti di cioccolato) in sacchetti da 117 grammi.  

 In vendita anche altri prodotti Pernigotti, a partire dal Nocciolato in due versioni (classico da 150 e 250 grammi e nero con cioccolato fondente da 250 grammi).

Disponibili pure le stecche di cioccolato e nocciole Pepitas in tre versioni (classico, fondente e bianco, in formati da 150 a 400 grammi), con la novità dei mini-Pepitas in sacchetti da 117 grammi e delle stecche Pepitas XL da 1 chilogrammo.

Immancabili, infine, gli iconici gianduiotti in tre versioni (classico, nero e, novità di quest’anno, extra nero al 70% di cacao) in sacchetti da 140 grammi o assortiti da 300 grammi, e i Cremini in due versioni (classico e nero) sempre in sacchetti da 140 grammi, con la novità del Cremino classico XL da 1 chilogrammo.

illycaffè in festa per i 90 anni dell’azienda che continua ad offrire a tutti e in 140 Paesi “il migliore caffè del mondo”

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L'immagine dei 90 anni di illycaffè (foto concessa)
L'immagine dei 90 anni di illycaffè (foto concessa)

TRIESTE – È stata festa grande nel capoluogo giuliano mercoledì 20 dicembre per celebrare l’ultimo traguardo di una delle imprese più rappresentative e note del settore e d’Italia. Si perché si festeggiavano i 90 anni di illycaffè e il non sentirli, spinti dalla ricerca continua di una qualità superiore in tazza a partire da un lavoro certosino di selezione e innovazione nei Paesi coltivatori per poi raggiungere il consumatore finale in contenitori a pressione e in atmosfera modificata che hanno rivoluzionato il modo di diffondere il caffè fuori dalla torrefazione.

Sostenibilità, assieme a innovazione e qualità maniacale del prodotto, sono da sempre la parola chiave di questa azienda- Che è sì a conduzione familiare, ma con un “modello imprenditoriale strategico”. “Di ciascuno dei chicchi che prepariamo sappiamo tutta la storia, per poter offrire a tutti e in 140 Paesi il miglior caffè del mondo”, ha chiosato il presidente Andrea Illy nel corso di un lungo intervento che riportiamo integralmente qui.

Dal palco ha parlato naturalmente subito dopo il presidente, che detiene con la famiglia l’80 per cento del capitale, l’altro 20% è del Fondo Rhone, anche l’amministratore delegato Cristina Scocchia che si è soffermata sui risultati economici molto interessanti del 2023 con alcune anticipazioni sul bilancio che è in chiusura. L’intervento di Scocchia lo trovate per intero qui.

illycaffè in costante evoluzione

Così come ha raccontato durante l’evento di celebrazione lo stesso Andrea Illy, che ha accolto le autorità e gli ospiti nella sede di Trieste in Via Flavia 110, nella zona industriale dove si trova anche l’enorme magazzino con riserve di caffè per un anno. La famiglia Illy, era presente anche la sorella Anna, ha voluto testimoniare la lunga storia partita dal sogno del nonno, Francesco, “di offrire il migliore caffè al mondo”.

Diversi gli interlocutori che hanno partecipato alla manifestazione. Dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza al prefetto Pietro Signoriello al presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Nel suo intervento Fedriga ha sottolineato l’importanza del marchio illy a livello globale. Si tratta di “un’eccellenza che parte da Trieste, dalla storia della città, sicuramente è uno dei simboli importanti, degli ambasciatori del made in Italy e del made in Friuli Venezia Giulia.”

Fedriga ha specificato come Andrea Illy sia un fondamentale sostenitore nel campo della sostenibilità lungo tutta la filiera del chicco per contrastare anche l’impatto sull’ambiente. Infine Fedriga ha detto: “illy è una di quelle aziende che si è impegnata creando un percorso che potesse garantire, dal punto di vista ambientale, economico e sociale, una produzione sostenibile”.

Che non è poco.

Durante la giornata c’è stato anche un importante momento che ha coinvolto le istituzioni, i fornitori, i collaboratori e le loro famiglie nel corso del quale Massimiliano Fedriga, Presidente Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia; Pietro Signoriello, Prefetto di Trieste e Roberto Dipiazza Sindaco di Trieste, hanno portato il loro saluto ai presenti.

Trieste non è solo storicamente crocevia di popoli e civiltà. È anche il luogo in cui le due culture legate al caffè, quella austro-ungarica con la sua bevanda calda che si poteva degustare nei cafè viennesi e quella italiana con il caffè bevuto in purezza tipico delle botteghe veneziane, si incontrano e si mescolano.

Ed è sempre a Trieste che le origini austro-ungariche della famiglia Illy si sono incrociate con quelle italiane.

Un’affinità storica e culturale che lega inscindibilmente illycaffè al suo territorio.

Qui si trova ancora oggi il suo stabilimento produttivo, il suo laboratorio di ricerca per il controllo della qualità e i suoi cinque laboratori integrati per il trasferimento orizzontale di conoscenza: AromaLab e SensoryLab, BioLab, TechLab e FoodScienceLab.

Oggi illy è il brand di caffè più globale al mondo. Ha un fatturato consolidato pari a €567,7 milioni e impiega complessivamente 1230 persone. A livello locale illycaffè occupa direttamente e indirettamente circa 800 persone e genera un indotto che supera i 15 milioni di euro all’anno. (dati al 31.12.2022)

La scheda sintetica di illycaffè

Gruppo Illycaffè polo gusto illy illetta
Il logo illycaffè

illycaffè è un’azienda familiare italiana fondata a Trieste nel 1933, che da sempre si prefigge la missione di offrire il miglior caffè al mondo. Produce un unico blend 100% Arabica composto da 9 ingredienti diversi. L’azienda seleziona solo l’1% dei migliori chicchi di Arabica al mondo.

Ogni giorno vengono gustate 8 milioni di tazzine di caffè illy nei bar, ristoranti, alberghi, caffè monomarca, case e uffici di oltre 140 paesi, in cui l’azienda è presente attraverso filiali e distributori. Fin dalla nascita illycaffè ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile, impegno che ha rafforzato nel 2019 adottando lo status di Società Benefit e nel 2021 diventando la prima azienda italiana del caffè ad ottenere la certificazione internazionale B Corp.

Dal 2013 illycaffè è inoltre una delle World Most Ethical Companies. Tutto ciò che è ‘made in illy’ viene arricchito di bellezza e arte, a cominciare dal logo, disegnato da James Rosenquist, le illy Art Collection, le tazzine decorate da più di 125 artisti internazionali o le macchine da caffè disegnate da designer di fama internazionale.

Con l’obiettivo di diffonderne la cultura della qualità ai coltivatori, baristi e amanti del caffè, l’azienda ha sviluppato la sua Università del Caffè che ad oggi svolge corsi in 25 paesi del mondo.

Nel 2021 Rhône Capital è entrato nel capitale di illycaffè con una quota di minoranza per accompagnare l’azienda nella crescita internazionale. Nel 2022 illycaffè ha impiegato 1230 persone e ha generato un fatturato consolidato pari a €567,7 milioni. La rete monomarca illy conta 190 punti vendita in 34 Paesi.

Andrea illy: “illycaffè, il sogno di mio nonno, oggi la marca più globale come stakeholder company”

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Andrea Illy, presidente illycaffè (immagine concessa)

TRIESTE – illycaffè compie 90 anni e a celebrare questo traguardo, a Trieste, tutti riuniti presso il quartier geneale in Via Flavia. Ad aprire la giornata in presenza degli ospiti e delle autorità, il presidente Andrea Illy, che ha riassunto la storia dell’azienda familiare, con le sue particolarità, dalle origini sino alle nuove prospettive di fronte alla sfida della sostenibilità.

Andrea Illy ripercorre il sogno della famiglia

Andrea Illy:”illycaffè è nata 90 anni fa da un sogno del fondatore e nonno mio, di mia sorella Anna qui presente e degli altri fratelli. Francesco Illy fonda la illycaffè per portare il miglior caffè nel mondo. Sembra facile a dirsi, ma c’è ancora qualcosa da fare: da allora abbiamo perseguito questo obiettivo.

Da questo sogno è nata una pianta bella rigogliosa, che ha ramificato e ha portato i suoi frutti in tutto il mondo: presenti ormai in più di 140 Paesi, siamo la marca di caffè più globale.

Ma quello che mi interessa oggi in particolare, è festeggiare con la città di Trieste, sottolineando quanto questa magnifica pianta trovi le sue radici nel suo territorio e in questa città.

Sempre da questa trae la linfa per diventare ciò che è diventata. Si nutre della cultura di caffè, fatta di conoscenza scientifica che ci consente di essere sempre all’avanguardia come leader della qualità sostenibile.

E’ una linfa composta di infrastrutture come il più importante porto mediterraneo storicamente e anche oggi, per il caffè e non solo o come l’Università e molte altre ancora.

Ma soprattutto, parte di questa linfa è costituita dalla gente: i triestini sono persone dal cuore grande, attivi, con una cultura cosmopolita. Trieste è una piccola New York.

Se siamo ciò che siamo è dovuto in buona parte al sodalizio, alla simbiosi tra la nostra città e illycaffè.

Tutto questo è cultura. Il caffè è la bevanda ufficiale della cultura da 4 secoli e da allora ne scrive i capitoli: vuol dire arte, teatro, letteratura, tutto ciò che crea saperi, tradizioni e valori del territorio.

Questo modello di impresa si riassume nel nostro playoff: live happily. La felicità, grazie al caffè, fonte di benessere, salute, ispirazione.

Siamo così, grazie al fatto di essere un’azienda familiare un po’ particolare: abbiamo sposato in anni recenti, un modello che chiamiamo World Class Organization.

Cioè un’azienda, sì familiare, nella sua filosofia imprenditoriale, nei suoi valori, nei suoi saperi che si tramandano, ma una a conduzione professionale.

Questo perché le aziende hanno il diritto e il dovere di crescere, coinvolgendo un numero sempre più importante di portatori di interesse, in inglese, gli stakeholders.”

Andrea Illy: “Siamo un modello di stakeholder company”

“Infatti, recentemente siamo diventati una Benefit Corporation, un istituto giuridico italiano che prevede che statutariamente le aziende possano avere, quando lo desiderano, un beneficio sociale al di là del profitto.

Questa Benefit Corporation è certificata secondo i più rigorosi standard, che ci hanno portato a farci riconoscere per il 12esimo anno di seguito da un istituto americano, Ethisphere, come una delle aziende più etiche al mondo, l’unica italiana.

Questo modello, World Class Organization, ci ha portato di recente a fare una scelta importante, che è quella dell’apertura del capitale. Il fondatore Robert Agostinelli, del Fondo Rhone (che ha il 20% del capitale; n.d.r.), nostro compagno dal 2021, è qui e lo ringrazio: questo è al fine di non essere autoreferenziali.

Molto spesso si tende a confondere le priorità e bisogna mettere davanti l’azienda e i consumatori rispetto alle prerogative della famiglia. Ci crediamo molto, al punto di decidere di aprire il capitale.

Il secondo pilastro di questo modello è una governance indipendente

Non sia quindi nuovamente e solamente la famiglia il dominus, così da perpetuare l’azienda indipendentemente dai destini delle famiglie.

E non ultimo il fatto di affidare la conduzione dell’impresa a un management di professione.

È con questo che affrontiamo la sfida del futuro: oggi è rappresentata in generale dalla sostenibilità, ma per noi del caffè, dal cambiamento climatico, che è una minaccia esistenziale.

Più del 50% delle terre di caffè non saranno più coltivabili nel 2050, e bisogna correre per trovare dei rimedi

Abbiamo iniziato un percorso con l’agricoltura rigenerativa: pratica agronomica che consente di rafforzare il suolo, nutrito con il suo microbiota e lo rende più idratato.

Permette di avere un’agricoltura che diventa sostenibile perché consuma meno suolo, acqua, conserva meglio la biodiversità ed è molto meno impattante dal punto di vista delle emissioni di carbonio, fino ad arrivare al carbon negative.

Questa pratica sembra troppo bella a dirsi, perché ci consente oltre a realizzare prodotti rigenerativi per l’ambiente, più profittevoli per chi li coltiva.

Sono anche prodotti più sani, perché non ci sono residui nocivi. E abbiamo con gioia, scoperto che questi caffè sono anche deliziosi.

Posso dire che per noi il futuro dell’agricoltura rigenerativa significa che già oggi, a distanza di 4 anni, più del 70% degli agricoltori che ci vendono il caffè – con i quali lavoriamo mano nella mano da ben 30 anni, per questo conosciamo di ogni chicco, la provenienza e da chi è stato coltivato – utilizza queste pratiche generative.

Un mese fa abbiamo lanciato il primo caffè certificato rigenerativo al mondo che ha rappresentato per noi una sorpresa incredibile: nel Premio Ernesto Illy, che diamo ai primi classificati delle 9 origini del nostro blend, il primo dei primi è stato un caffè brasiliano rigenerativo.

Quindi questo è un filone di ricerca importantissimo che non solo permette a illy di guardare al futuro con fiducia, con prospettive di crescita, ma anche attraverso la collaborazione che abbiamo con la cooperazione italiana, le agenzie delle Nazioni Unite, la Banca italiana, sino alla International Coffee Organization – qui rappresentata dal former chairman del Council dell’ICO Max Fabian – disseminiamo insieme questa cultura del caffè rigenerativo dando un contributo per il futuro.

Perché per noi questa è una cosa pesante.

Ci sono 25 milioni di famiglie che producono il caffè in una cinquantina di Paesi: con l’eccezione del Brasile, sono persone che hanno un reddito medio di circa 300 dollari all’anno, ben al di sotto della soglia di povertà e noi non possiamo eticamente come famiglia, management, comunità, tollerare che ci sia benessere per chi consuma caffè, e senza dare in cambio opportunità di sviluppo a chi lo produce.

E’ ovvio che queste prospettive sarebbero flagellate se noi lasciassimo che l’ambiente li privasse anche di questa piccola parte di agricoltura di consistenza. Bisogna quindi far sì di lanciare letteralmente il caffè da Trieste nel resto del mondo, affinché se ne consumi di più, lo si paghi più caro e si possa portare maggiore benessere nelle comunità che lo coltivano.”

Parla Cristina Scocchia: “Chiudiamo il 2023 con fatturato e un utile netto in aumento a doppia cifra”

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Cristina Scocchia amministratore delegato illycaffè (foto concessa)

TRIESTE – A seguire dell’intervento del presidente illlycaffè Andrea Illy, per raccontare il lavoro e i risultati portati avanti dall’azienda, è intervenuta Cristina Scocchia, amministratore delegato illycaffè, anche lei in prima linea per festeggiare i 90 anni dell’impresa triestina.

Cristina Scocchia, la parola al ceo illycaffè

“90 anni sono un bel compleanno tondo e non ci sono tante aziende in Italia che possono vantare questo stesso traguardo che noi abbiamo voluto festeggiare proprio qui a Trieste.

La città che ha dato i natali a illycaffè e che l’ha vista crescere negli ultimi decenni. Una città che grazie al suo sistema di servizi e al suo patrimonio di conoscenze è anche un’importante fonte competitiva per la nostra azienda.

Questa città è un porto franco per l’importazione del caffè verde già dal ‘700 e anche oggi è un asset importante non solo per la Regione ma per il nostro Paese. Trieste è il porto più importante per quanto riguarda il traffico di tutto il Mediterraneo e da qui passa un terzo delle importazioni del nostro Paese.

Ma Trieste è anche un polo scientifico, un concentrato di conoscenze e collaborazioni efficaci.

Quando mi rivolgo a questa città della Scienza, penso al World Academy of Science con cui abbiamo promosso il tema dell’agricoltura circolare e rigenerativa.

Ma mi viene in mente anche al Centro internazionale dell’ingegneria genetica, all’Area Science Park dov’è nato l’Aroma Lab, al Master in economia e scienze del caffè con il quale collaboriamo da oltre 10 anni insieme alla Fondazione Ernesto Illy.

Penso anche agli atenei di Trieste e di Udine e alla Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste.

Oltre a questa grande, indubbia vocazione scientifica, Trieste è anche un territorio che da sempre vede convivere diverse culture e lingue: questo per noi imprese è un importante vantaggio, ci offre maestranze di grande valore e una proposta multidisciplinare e multiculturale unica nel nostro Paese.

Ultimo ma non ultimo, Trieste è la capitale del caffè

Qui abbiamo una concentrazione di bar e locali storici, molto elevata. Uno per ogni 300 abitanti, con la penetrazione più alta del Paese.

Questa città ci sta dando tanto e nel corso della storia il connubio di Trieste, di tutto il territorio e la famiglia illy, ha consentito a questa azienda di diventare la prima realtà privata della città, una delle due marche più iconiche del caffè in Italia e una delle top 10 a livello mondiale.

Perché oggi illycaffè vende i suoi prodotti in 140 Paesi del mondo, in tutti 5 i continenti.

L’Italia ovviamente rimane il nostro mercato più importante, dove vendiamo il 33% del nostro caffè. Ma ovunque ci sia qualcuno che vuole bere un caffè di qualità superiore e sostenibile, noi ci siamo.

E ci siamo anche con un compasso valoriale etico, forte.

Noi siamo una stakeholder company, vogliamo creare valore lungo tutta la filiera produttiva.

Per questo per noi è importante restituire al territorio che ci ospita il valore che produciamo.

A livello locale, diamo lavoro direttamente o indirettamente a oltre 800 persone e generiamo un indotto che super i 15 milioni all’anno.

Ovunque operiamo, vogliamo distinguerci per la qualità e anche per la sostenibilità: un risultato che abbiamo costruito negli anni attraverso una strategia di business che si fonda sulla creazione, sulla tutela di una filiera sostenibile. Che si basa sull’applicazione costante, dei principi dell’economia circolare e rigenerativa.

Selezioniamo e lavoriamo direttamente con i migliori produttori di Arabica, abbiamo con alcuni di loro delle relazioni anche trentennali.

Trasferiamo loro conoscenza, grazie all’Università del Caffè e ai nostri agronomi che lavorano con loro nelle piantagioni tutti i giorni. Li ricompensiamo per la qualità prodotta, perché paghiamo loro un premium price, proprio perché ci offrono caffè verde di qualità superiore e sostenibile. Li stimoliamo al miglioramento continuo e lavoriamo con loro affinché la loro produzione di caffè verde sia sempre più sostenibile.

Il nostro impegno ad adottare i principi dell’economia circolare rappresenta un passaggio fondamentale del nostro sforzo per aiutare il cambiamento climatico.

Vogliamo una strategia che ci porti a essere carbon free entro il 2033, che sarà un compleanno ancora più rotondo per l’azienda, che compirà 100 anni e per allora la strategia che stiamo ponendo in essere ci avrà reso un’impresa carbon free.

Ci siamo anche assunti un altro impegno: vogliamo continuare a crescere a livello globale mantenendo qui a Trieste il nostro cuore e le nostre radici.

All’inizio dell’anno abbiamo varato un piano industriale che prevede 270 milioni di investimento

Che punta al raddoppio della capacità produttiva, all’innovazione di prodotto, alla crescita e trasformazione digitale. Tutto al fine di migliorare la nostra performance e ampliare i nostri risultati per essere poi pronti all’apertura del capitale al mercato.

Quasi la metà dei 270 milioni saranno investiti qui a Trieste.

Perché qui realizzeremo una seconda tostatura, amplieremo le linee di produzione di tutti i nostri articoli iconici. Molti di questi investimenti saranno straordinari legati alla transizione ecologica, alla nostra scelta fondamentale di continuare ad attuare un modello rigenerativo e circolare.

Trieste continuerà ad essere il cuore della nostra attività, il fulcro della nostra strategia.
Per questo il nostro auspicio è di poter contare su una proficua collaborazione con il territorio e alle autorità.

Il 2023 ha rappresentato per noi un altro passo in avanti fondamentale nel percorso che ci porta a raggiungere i nostri obiettivi strategici

Abbiamo consolidato la nostra presenza a livello globale. Siamo cresciuti in tutti i principali mercati e canali. Le strategie sperimentate in questo anno ci porteranno a chiudere il 2023 con un fatturato in crescita, a doppia cifra rispetto all’anno scorso (che era già stato un anno record per noi).

Aumenterà a doppia cifra anche l’utile netto in questo 2023, e dal punto di vista patrimoniale, la posizione finanziaria netta sarà in miglioramento rispetto al 2022, confermando la capacità del modello di business di garantire una solida generazione di cassa.

Sulla scorta di questi risultati, il 30 novembre abbiamo varato un nuovo piano strategico 2024-2028 che prevede un ulteriore accelerazione del nostro sviluppo internazionale.

Ovviamente non prescinderà da una continua espansione della nostra redditività operativa. Sappiamo tutti che l’inflazione è attesa in diminuzione nel 2024, ma sappiamo anche che comunque il rischio recessione non è scongiurato a causa del perdurare della crisi macro economica e geopolitica.

Ma nonostante tutto ci apprestiamo a finire il 2023 e ad iniziare il 2024 con ottimismo, perché continueremo a fare leva sul nostro modello di business multicanale, a crescere a livello internazionale e a difendere e costruire il nostro posizionamento distintivo legato alla qualità superiore e sostenibile.

Mi piace anche che i chicchi preziosi, il caffè verde che continueremo ad esportare nel mondo, portino con sé anche un po’ di questa città, l’energia, la bellezza, la multiculturalità di Trieste.

E l’abilità la passione, l’impegno dei nostri favolosi collaboratori.”

New York e Londra su e giù come le montagne russe: ecco cosa sta succedendo nei mercati del caffè

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Il logo dell'Ice

MILANO – Peggio delle montagne russe: alti e bassi marcati e turbolenze caratterizzano i mercati del caffè in quest’ultimo scorcio dell’anno. All’Ice Arabica, il contratto per scadenza marzo si è rivalutato, martedì 19 dicembre, del 6% volando a quota 202,40 centesimi, ai massimi da metà aprile.

Ma i guadagni sono andati totalmente persi nella seduta di ieri, mercoledì 20 dicembre, quando il benchmark newyorchese ha lasciato sul campo 1.180 punti precipitando a 190,60 centesimi.

Meno marcata la caduta dei robusta. La scadenza marzo della borsa londinese ha guadagnato martedì il 4,9% chiudendo a 2.932 dollari, dopo avere toccato in corso di contrattazione un massimo di 2.952 dollari, il livello più alto degli ultimi 15 anni. Nella seduta di mercoledì è subentrato un parziale ridimensionamento, che ha riportato il benchmark a 2.870 dollari.

Cosa motiva questo andamento così discontinuo nei mercati del caffè?

Come sempre, le concause sono molteplici. Va innanzitutto tenuto conto del perdurante stato di sofferenza delle scorte certificate, sempre prossime ai minimi storici, sia a New York che a Londra.

La variabile aleatoria del clima fa anch’essa la sua parte, con molte aree di produzione soggette ad anomalie imputabili al fenomeno El Niño.

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Sigep: confermati già più di 500 top buyer con Agenzia Ice e la rete di regional advisor di Ieg

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La hall di una delle passate edizioni di Sigep (immagine concessa)

RIMINI – L’edizione 2024 di Sigep – The Dolce World Expo, il salone internazionale di gelateria, pasticceria, panificazione artigianali e caffè di Italian Exhibition Group che dal 20 al 24 gennaio prossimi animerà il quartiere fieristico di Rimini, conferma una grande vocazione internazionale, tornando come numero di espositori dall’estero ai livelli pre-pandemia.

Torna Sigep con l’edizione 2024

Tra gli oltre 1.200 brand espositori che saranno presenti, oltre alla migliore offerta made in Italy, la quota estera sfiora il 18% complessivo con ben 35 paesi presenti; dati che non si registravano dall’edizione di gennaio 2020. I più rappresentati – dopo l’Italia – sono Germania, Spagna, Francia Belgio e Turchia.

Non mancheranno collettive anche da Ecuador, Brasile, Ucraina a testimoniare la completezza di offerta di Sigep in termini di novità di prodotto, tecnologie, materie prime, arredi e servizi.

Buyer internazionali da 81 Paesi

L’evento leader di IEG richiamerà a Rimini oltre 500 top buyer da 81 paesi, in particolare da Stati Uniti, Spagna, Canada, Turchia, Brasile, India, Cina ed Emirati Arabi. Un incoming estero, rappresentato principalmente da importatori, distributori e catene di ristorazione, reso possibile grazie alla preziosa collaborazione con ICE Agenzia ed il Ministero degli affari esteri e della Cooperazione internazionale e con il supporto della rete internazionale dei regional advisor di Italian Exhibition Group presente in oltre 60 Paesi.

Grazie alla piattaforma digitale MyAgenda gli espositori potranno visionare i profili dei buyer in arrivo e pianificare prima dell’apertura della fiera incontri d’affari direttamente sul loro stand.

 Vision Plaza e concorsi internazionali

 Al centro del quartiere fieristico torna la Vision Plaza, il palcoscenico delle nuove tendenze nazionali e internazionali del Foodservice Dolce, commentate e approfondite dai grandi professionisti del settore. Sarà dato grande spazio ai dati relativi sui consumi del ‘fuori casa’, grazie alle analisi Crest di Circana, società leader nell’analisi e interpretazione dei comportamenti dei consumatori.

Inoltre la Vision Plaza, in collaborazione con media partner e associazioni di settore italiane ed estere ospiterà importanti talk su quattro specifiche aree: trend e innovazioni; market focus sulle singole filiere di Sigep (gelato, pastry, chocolate, coffee e bakery); marketing digitale e, naturalmente, sostenibilità.

L’internazionalità di Sigep viene confermata anche da un ricco programma di competizioni, di cui 3 internazionali, che vedranno la partecipazione di ben 25 Paesi da tutto il mondo.

Si parte con la Gelato World Cup, il concorso internazionale più importante al mondo che annovera prove di gelateria, pasticceria, cioccolateria, ristorazione e scultura di ghiaccio, con il coinvolgimento di 11 team provenienti da Argentina, Brasile, Cina, Corea del Sud, Germania, Italia, Messico, Perù, Singapore, Taiwan e Ungheria.

Durante i tre giorni di gara (da sabato 20 a lunedì 22) ci sarà una doppia giuria a decidere: quella dei team manager, incaricata di valutare l’estetica, e quella del World Association of Chefs’ Societies (la voce globale dei professionisti della cucina con oltre 240 associazioni di riferimento) che deciderà invece sul gusto. Tra le novità anche i due presidenti di giuria, ovvero Kenny Kong (Singapore Chef’s Association) e Martino Piccolo, noto gelatiere australiano.

Nella Gelato Lab invece spazio alla European Challenge, tappa europea del circuito Gelato Festival World Masters 2025, che coinvolge una ventina di gelatieri del vecchio continente. Passando alla Pastry Arena, grande attesa per la Juniores Pastry World Cup, il concorso a squadre unico al mondo che si rivolge ai giovani talenti Under 23.

Il tema di quest’anno è ‘Miti e leggende’: raccontare un mito o una leggenda del proprio Paese di appartenenza per valorizzarne cultura e storia attraverso le creazioni dei pasticcieri.

Ben 12 le nazioni in gara: Australia, Cile, Corea, Filippine, Francia, Hong Kong, India, Malta, Perù, Stati Uniti, Taiwan e Uzbekistan. La giuria internazionale è costituita dai Team Manager delle 12 squadre con presidente d’onore il Maestro Iginio Massari e presidente di Giuria il Maestro Eugenio Morrone. Presidente del Concorso è il Maestro Roberto Rinaldini.

Uno sguardo verso l’Asia

La proiezione internazionale di Sigep si intensifica a ritmo serrato in tutto il mondo: lo conferma la recente espansione verso i mercati asiatici, che ha visto nel corso del 2023 la 1a edizione di Sigep China organizzata da IEG China in partnership con Koelnmesse nella città di Shenzhen, cuore della Greater Bay Area, uno dei mercati più in crescita della Cina con un’importanza economica strategica per l’intero Paese.

La 2a edizione di Sigep China, in programma dal 24 al 26 aprile 2024 presso il Shenzhen Convention & Exhibition Center (Futian), si svolgerà in contemporanea ad Anuga Select China, la principale fiera food della Cina meridionale organizzata da Anuga/Koelnmesse.

Proprio grazie al progetto Sigep China, Italian Exhibition Group ha ricevuto il premio “Eccellenza Italiana” nell’ambito della 18a edizione dei China Awards 2023 organizzati dalla ICCF-Italy China Council Foundation che premia ogni anno le realtà imprenditoriali italiane e cinesi che si sono distinte nei reciproci mercati.

Nel 2024 inoltre ci sarà il grande lancio di Sigep Asia, in programma a Singapore dal 26 al 28 giugno, che avrà al suo interno Café Asia, International Coffee & Tea Asia e Sweets & Bakes Asia.

Una vera e propria vetrina delle filiere del gelato artigianale, pasticceria, panificazione, caffè e tè. Sigep Asia si terrà a fianco di Restaurant Asia, co-organizzata con la Restaurant Association di Singapore ed in partnership con le associazioni di ristorazione dei paesi ASEAN.

McDonald’s Italia: Giorgia Favaro nuovo amministratore delegato

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Il logo McDonald's

Giorgia Favaro diventerà il nuovo amministratore delegato di McDonald’s Italia a partire dal 15 gennaio, succedendo a Dario Baroni. Laureata in economia e commercio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Giorgia Favaro ha iniziato la sua esperienza professionale in Procter & Gamble, lavorando nei dipartimenti di innovazione e marketing in Belgio ed in Italia. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul quotidiano Il Corriere della Sera.

Giorgia Favaro diventa il nuovo amministratore delegato di McDonald’s Italia

MILANO – Cambio al vertice per McDonald’s Italia. A partire dal 15 gennaio Giorgia Favaro sarà oil nuovo amministratore delegato della sede italiana della multinazionale americana, che conta sul territorio nazionale 680 ristoranti e 32 mila dipendenti.

Succede a Dario Baroni, ad dal 2021, promosso alla guida di 11 Paesi europei, con il ruolo globale di senior vice president Iombu.

Giorgia Favaro fa parte di McDonald’s dal 2017, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità, diventando direttrice marketing per l’Italia, per poi prendere il coordinamento delle attività di marketing di 12 Paesi europei.

Dallo scorso anno è rientrata in Italia con il ruolo di direttrice Field dell’area Sud, ampliando la propria esperienza nel mondo Operations.

Laureata in economia e commercio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, Giorgia Favaro ha iniziato la sua esperienza professionale in Procter & Gamble, lavorando nei dipartimenti di innovazione e marketing in Belgio ed in Italia.

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Ferrero raggiunge 1,7 mld e investe 142 mln nei poli produttivi assunte 235 persone

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Il logo della Ferrero

Ferrero, la multinazionale con sede ad Alba, conferma investimenti pari a 142 milioni di euro nei 4 poli produttivi (Alba, Pozzuolo Martesana, Sant’Angelo dei Lombardi e Balvano) e un incremento dell’organico di 235 unità (+3,5%). Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Christian Benna per il quotidiano Il Corriere della Sera.

Gli investimenti di Ferrero in Italia

ALBA (Cuneo) – Ferrero – attraverso le 4 società che operano in Italia – ha realizzato una crescita delle vendite sul mercato nazionale del 6,7% con un fatturato al 31 agosto 2023 di 1,7 miliardi di euro (1,6 miliardi al 31 agosto 2022) e un utile di esercizio di 53,2 milioni di euro (32,6 al 31 agosto 2022).

La società conferma l’impegno in Italia con investimenti pari a 142 milioni di euro nei 4 poli produttivi (Alba, Pozzuolo Martesana, Sant’Angelo dei Lombardi e Balvano) e un incremento dell’organico di 235 unità (+3,5%).

Negli ultimi 10 anni di attività gli investimenti industriali realizzati dal gruppo Ferrero in Italia hanno superato 1,4 miliardi di euro.

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Dersut lancia gli eco-borselli, contenitori per la raccolta di piccoli rifiuti

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dersut eco-borsello
L'eco-borsello (immagine concessa)

CONEGLIANO (Treviso) – Da anni Dersut s’impegna con determinazione nella promozione di un futuro più sostenibile per il nostro pianeta e per le nuove generazioni tramite progetti innovativi e d’impatto. Una delle iniziative più emblematiche in questo senso è Dersut Reuse, un programma che pone al centro l’economia circolare ideato da Ricrearti, sotto la guida di Debora Basei, che ha preso forma grazie alla collaborazione con le associazioni Piccola Comunità Onlus e Il Pesco di Mogliano.

L’impegno di Dersut per la sostenibilità

Questa sinergia ha generato una serie di operazioni significative, come i porta-mozziconi riutilizzabili distribuiti nei lidi veneti durante l’estate 2023, dimostrando come l’impegno congiunto possa portare a risultati preziosi.

L’ultimo successo di Ricrearti è stata la realizzazione degli eco-borselli consegnati ai cittadini durante l’ultima edizione di “Conegliano Città Pulita”, un’iniziativa ecologica promossa dal Comune di Conegliano per incoraggiare la pulizia urbana.

Gli eco-borselli sono contenitori innovativi per la raccolta di piccoli rifiuti che rappresentano un esempio straordinario di riciclo creativo e design sostenibile.

Ciascuno di essi è stato confezionato utilizzando materiali di scarto derivati dalla produzione delle confezioni di cialde di caffè Dersut e dotato di una tracolla fabbricata con lacci da scarpe in surplus dal settore calzaturiero.

Un guanto monouso integrato lo rende un accessorio ancora più pratico e igienico per la raccolta.

La dedizione alla salvaguardia dell’ambiente e la collaborazione tra diverse realtà per raggiungere obiettivi comuni evidenziano come le azioni concrete possano fare la differenza nel creare un futuro più verde e pulito per tutti.

Da anni Dersut pone attenzione alla propria impronta ambientale e sociale, dedicandosi allo sviluppo di buone pratiche per tutelare il nostro pianeta.

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