domenica 30 Novembre 2025
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Cupper lancia gli infusi invernali biologici

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I nuovi infusi di Cupper (immagine concessa)

MILANO – La stagione più fredda dell’anno è il momento ideale per concedersi una coccola delicata e fumante. L’azienda Cupper ha così ideato per questo periodo tre nuovi infusi invernali biologici, poesie calde che risvegliano l’anima e ti avvolgono in un caldo abbraccio, un’esperienza irresistibile in ogni tazza.

I nuovi infusi invernali biologici di Cupper

L’infuso Apple Strudel è un inno al comfort, un dolce viaggio tra mela e cannella. Chiudi gli occhi e lasciati trasportare in un rifugio di piacere, dove il freddo si dissolve in un’armonia di sapori familiari.

Warm Hug è un invito a un abbraccio profondo. Qui il gusto succoso dei frutti rossi si fonde con la dolcezza della cannella e la leggera piccantezza dell’anice, creando la perfetta melodia invernale.

Liquorice sweets è una sinfonia intensa e avvolgente di liquirizia, finocchio e anice. Un viaggio nel profondo dei tuoi sensi, dove dolcezza e audacia si incontrano e creano un connubio irresistibile.

Gli ingredienti rigorosamente biologici e senza zucchero, sono racchiusi in confezioni da 20 bustine di carta termosaldate, non sbiancate, a base di piante non-GM e completamente biodegradabili: una soluzione studiata per mantenere intatti gli aromi degli infusi, nel pieno rispetto dei consumatori e dell’ambiente.

Il packaging 100% riciclabile e senza uso di plastica, come sempre si contraddistingue a scaffale per una grafica accattivante e ben rappresentativa del marchio: gli ingredienti di origine naturale sono i veri protagonisti delle confezioni offerte in tre colori distintivi, sullo sfondo di ambientazioni innevate.

Bio ingredienti

Gli infusi invernali biologici Cupper sono 100% naturali, privi di glutine, caffeina e zucchero.

Apple Strudel: ibisco, mela 25%, cannella 16%, rosa canina, aroma naturale di mela 5%, gusci di cacao, radice di cicoria, aroma naturale di limone, foglie di stevia, anice stellato.

Tempo di infusione: 7-8 minuti.

Warm Hug: ibisco, cannella 22%, radice di liquirizia, rosa canina, chiodi di garofano, aroma naturale di arancia, anice stellato 3%, buccia d’arancia, pezzi di ctanberry 1%, aroma naturale di mirtillo rosso 1%. Buccia d’arancia, pezzi di mirtillo rosso 1%, aroma naturale di mirtillo rosso 1%.

Tempo di infusione: 7-8 minuti.

Liquorice sweets: radice di liquirizia, semi di finocchio, menta piperita, anice stellato, anice, buccia d’arancia, bacche di ginepro. Può contenere: semi di sesamo, sedano, senape, glutine di frumento.

Tempo di infusione: 2-5 minuti.

Informazioni

Prezzo consigliato al pubblico: da € 3,49

Distribuzione

Gli Infusi invernali biologici Cupper sono disponibili in negozi specializzati, alcune selezionate catene di supermercati e online.

Filtri & sostenibilità

L’attenzione di Cupper è estremamente rigorosa non solo nella selezione degli ingredienti, ma anche dei materiali utilizzati per il packaging. La filosofia dell’azienda sposa infatti il valore della sostenibilità, offrendo un impegno concreto nella riduzione dell’impatto sull’ambiente, nel pieno rispetto delle preziose risorse naturali e dei consumatori.

All’interno di ogni confezione (peso 40 g), si trovano 20 bustine Cupper riciclabili e completamente biodegradabili, termosaldate, non sbiancate, a base di piante non-GM.

Anche il materiale per sigillare le bustine, importantissimo per mantenere l’aroma unico del prodotto, è completamente plastic-free e OGM- free. Nel pack vi sono istruzioni per lo smaltimento corretto.

Certificazioni

Bio, OGM free, gluten free.

La scheda sintetica di Cupper

L’amore per il buon tè e il desiderio di creare le migliori miscele solo con materie prime selezionate in modo etico e sostenibile, ha ispirato la nascita di Cupper nel 1984.

Cupper è il primo marchio di tè fairtrade del mondo, con 150 referenze biologiche, corredate da un packaging riciclabile, biodegradabile, completamente plastic-free e OGM-free.

La campionessa del mondo di tiramisù, la brasiliana Patricia Guerra svela come: “Questo è diventato un delizioso lavoro”

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Patricia Guerra, campionessa mondiale di tiramisù (foto concessa)
Patricia Guerra, campionessa mondiale di tiramisù (foto concessa)

MILANO – “Il tiramisù mi ha addolcito la vita”: racconta così la campionessa mondiale di questo dolce, Patricia Guerra, che dal Brasile è volata in Italia per conquistare questo primato vincendo con la sua ricetta originale su 240 concorrenti. Per capire la storia dietro questo successo, abbiamo parlato direttamente con la creatrice del miglior tiramisù del mondo che, per quanto possa stupire, non è italiana, ma di San Paolo.

Patricia Guerra, da avvocatessa a campionessa in carica del miglior tiramisù al mondo: cosa l’ha portata a cimentarsi in questa ricetta?

“La mia formazione è stata in giurisprudenza e da 20 anni lavora come funzionaria per il pubblico ministero.

Da sempre ho amato la gastronomia anche per via delle mie origini italiane dal lato paterno – i nonni paterni sono italiani – e ho sempre visto le mie nonne in cucina a cucinare.

Amo molto il mio mestiere, ma richiede tante energie e ho avuto bisogno di un po’ di tempo per allontanarmi e vedere il mondo più in generale. Allora, ho deciso di iniziare un corso di cucina ed è stato allora che ho saputo della Tiramisù World Cup. Siccome amo le sfide, ho deciso di iscrivermi.

Da un semplice hobby si è trasformato in una competizione e poi in una seconda professione. Ma è un lavoro delizioso.”

Le ricette del tiramisù che ha portato in gara risalgono quindi alle sue nonne?

“La storia è più curiosa di così: no, non bevevo e non mi piaceva il caffè e non ho mai provato il tiramisù. La prima volta che l’ho preparato e mangiato è stato proprio in occasione dell’iscrizione al concorso a San Paolo: in Brasile ci sono state due tappe, il 16 giugno c’è stata quella nella mia città.

A partire da aprile sino a quella data, ho bevuto il caffè per la prima volta senza zucchero e mi sono avvicinata al tiramisù.

Soltanto dalla mia regione hanno partecipato una quarantina di iscritti. E poi ogni altra ha avuto la sua tappa.”

È strano che una brasiliana non abbia mai veduto il caffè

Patricia Guerra confessa: “Ho bevuto il caffè all’età di 47 anni ed è in effetti un po’ strano. Ma dal momento in cui l’ho provato, lo bevo ogni giorno. E il tiramisù è ora il mio dolce preferito in assoluto.”

Patricia Guerra lei su 240 concorrenti da tutto il mondo, ha vinto con il suo tiramisù: che cosa pensa che l’abbia distinta tra così tanti?

“Ho vinto la tappa regionale di San Paolo, la mia regione, e poi anche il campionato brasiliano. La ricetta che ho portato in Italia è stata modificata nel tempo, non era più quella che ho preparato in Brasile.

Quella che ho presentato, per la categoria ricetta originale, si è differenziata per lo più sul tempo in cui ho sbattuto i tuorli, senza albume, insieme allo zucchero: ho raggiunto un equilibrio delicato tra questi due ingredienti, con un risultato particolarmente setoso.

Dopo diverse prove, ho compreso le tempistiche giuste per ottenere una crema leggera e molto omogenea. La consistenza e il sapore che desideravo era migliore rispetto alla variante con l’albume.

Ho voluto poi usare un caffè preparato con la moka, che ho comprato appositamente. Ora uso esclusivamente questa caffettiera. In Brasile, nonostante la fama internazionale per la produzione e il consumo del caffè, la moka e l’espresso sono un fenomeno relativamente recente.

Prediligiamo più in casa un termos da un litro di caffè filtrato. Per il mio tiramisù ho voluto usare la moka, perché leggendo e studiando tra i libri e internet le ricette del tiramisù, ho capito che questa caffettiera era molto diffusa. Il mio obiettivo era quello di realizzare il tiramisù più vicino a quello che viene preparato in Italia.

L’ingrediente extra principale, comunque, resta l’amore.

In Brasile poi non sono tanti i prodotti italiani reperibili: lo zucchero di barbabietola l’ho fatto arrivare dalla Germania mentre per il caffè, ho usato una tostatura scura per avvicinarmi più al gusto italiano, scegliendo un’Arabica.”

E ora che ha vinto che cosa la attende?

“Non abbandonerò la mia professione come funzionario pubblico, ma tengo molto al tiramisù che mi ha aperto molte porte. Vorrei aprire una pasticceria o un ristorante: ancora non ho chiaro il progetto, ma so che esiste la domanda di questo prodotto. Ho scoperto che questo dolce ha una giornata in cui si festeggia, che coincide con il mio compleanno: anche questo è un segno del destino.”

Patricia Guerra, lei penserà a realizzare una ricetta di tiramisù con qualche modifica?

“Sì, ho già creato la ricetta Rosso Amore, con l’aggiunta di peperoncino, su richiesta della Tiramisù World Cup e ho lavorato su un’idea più natalizia.”

In Brasile sarà un successo il suo tiramisù, dato che non è così tanto consumato?

“Lo spero! Ho scoperto che tanti brasiliani desiderano mangiare il tiramisù, confrontandomi con i miei followers su Instagram: tanti mi chiedono di aprire un mio negozio. Contrariamente a quello che pensavo, dato che non l’avevo mai mangiato, il tiramisù piace tantissimo.

C’è ancora spazio per diffonderlo nel mio Paese. Il mio compito ora è divulgare questo buonissimo dolce, iconico, qui in Brasile.

C’è ora un tiramisù brasiliano in Italia, e io porto un po’ di questo Paese nel mio cuore.”

La ricetta che ha vinto il mondiale: Tiramisù Dolce Viaggio

Il tiramisù di Patricia Guerra (foto concessa)

Ingredienti

250g de mascarpone Lattebusche
50g di tuorlo d’uovo
53g di zucchero
6 biscotti savoiardi
Caffè
Cacao

Procedimento
Sbattere lo zucchero e il tuorlo d’uovo in un mixer finché non raddoppia di volume e diventa una crema leggera e setosa.

Aggiungere il mascarpone (freddo) alla crema. Lavorare con un mixer elettrico fino a ottenere una crema liscia e compatta. Mettere da parte in una sac à poche con un beccuccino a scelta. Inumidire i savoiardi nel caffè (non zuccherato) senza bagnali troppo.

Ritagliare quindi i biscotti con un coppapasta rettangolare o con uno a scelta.

Iniziare la composizione con uno strato di biscotti, uno strato abbondante di crema, ancora strato di biscotti e finisci con la crema rimanente.

Togliere il coppapasta, completare con il cacao in polvere e servi.

300mila, a Lecce, da 17 anni i soli in Puglia con 3 chicchi e 3 tazzine: “Per l’espresso, Quarta Caffè, che qui è un’istituzione”

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Visto da fuori, il 300mila (foto concessa)
Visto da fuori, il 300mila (foto concessa)

MILANO – Il 300mila bar Lecce, capitanato da Davide De Matteis, da 17 anni è l’unico locale pugliese riconosciuto dalla Guida del Gambero Rosso, con tre chicchi e tre tazzine. Un successo importante, che va raccontato attraverso le parole di chi ogni giorno, si mette al servizio dei clienti con scelte di qualità.

Qual è il valore aggiunto di 300mila?

Risponde il titolare: “Sacrificio, passione, dedizione, ricerca. Sono tanti gli elementi che ci aiutano nel tempo a rimanere sempre al passo. Quest’anno è stata una grande soddisfazione, perché tra 45 eccellenze selezionate in tutta Italia, siamo arrivati tra i 5 finalisti.

Il 2023 è stato un anno particolare, perché siamo stati scelti per la nostra scelta di portare avanti diversi progetti che hanno un impatto sociale.”

300mila è lounge bar, pasticceria, bistrot, emporio e ristorante gourmet: come si gestiscono così tante anime sotto lo stesso nome? Ed è un modo per restare competitivi sul mercato, differenziare e offrire più momenti di consumo?

300mila nasce esattamente nel 2021, come nuovo locale, dalla fusione tra il Nazionale e il 300mila lounge.

Dentro il 300mila (foto concessa)

Un’unione nata dall’idea di poter soddisfare al meglio la nostra clientela che, ci siamo resi conto osservandoli distribuirsi in entrambi i locali, andavano a cercare qualcosa di particolare.

Un plus che abbiamo realizzato nel laboratorio che si trova all’interno dell’ex carcere minorile, in cui abbiamo potuto ampliare l’offerta, rendendoci autosufficienti al 100%. Ad oggi, produciamo tutto noi. “

Sostenibilità ambientale ma anche sostenibilità sociale: ci raccontate come si esprimono nel 300mila?

“Innanzitutto, quando acquistiamo l’energia, facciamo attenzione che arrivi da fonte rinnovabili.

Inoltre, all’interno del 300mila siamo arrivati a raggiungere il 90% plastic free (il 10% mancante deriva dal fatto che ancora qualche fornitore non si è adeguato) e cerchiamo di fare attenzione sul packaging, spostandoci sul quasi completamente riciclato e biodegradabile.

Limitiamo gli sprechi nel consumo energetico, sia per ridurre i costi, sia per una questione etica.

E non è finita qui. Attualmente c’è un piano interrato in cui apriremo una pizzeria dove useremo soltanto materie prime di eccellenza e grani antichi.

Nascerà un nuovo progetto car300mila di fronte al locale attuale: si tratta di un boutique hotel all’interno di un palazzo storico in cui faremo ospitalità a 360 gradi, in 4 stanze di lusso.

Questa struttura sarà anche dotata di un ristorante, con al 90% preparati in un forno a legna.

Ovviamente puntiamo molto sulla nostra colazione con i prodotti creati da noi che, con l’emporio, è stato possibile diversificare per offrire ai clienti la possibilità di portarseli anche a casa.

Ancora sul tema della sostenibilità abbiamo pensato di riutilizzare la legna degli ulivi colpiti della Xilella. È un modo per fare qualcosa. Vorrei che anche i miei colleghi si muovano in questo senso, per trovare un senso a questa piaga. Anche l’Istituto d’arte dovrebbe creare qualcosa con il legname da recuperare.

Parliamo poi di Social food corporation, un’iniziativa molto bella all’interno del carcere dei minori che è in piedi da ormai 4 anni. A prescindere dal fatto che realizziamo molti prodotti di qualità, dal dolce al salato, questo è il progetto migliore che ho portato avanti da quando ho iniziato a fare l’imprenditore.

Aiutiamo persone che hanno sbagliato nella vita, ma che vogliono rimettersi in gioco.

Un mio grande orgoglio: abbiamo un referente che ha scontato la sua pena che ora abbiamo assunto a tempo indeterminato e fa parte della famiglia di 300mila: abbiamo vinto entrambi. È un modo per responsabilizzarlo, per renderlo orgoglioso.

Questo progetto è nato quando abbiamo visto dei locali abbandonati e abbiamo pensato di adeguarli negli spazi in cui ora risiede il quartier generale della nostra produzione. Abbiamo raggiunto uno standard qualitativo molto alto e ogni prodotto del nostro locale ha una sua identità. Al momento sono coinvolte 4 unità a rotazione.”

Parliamo allora del caffè: cosa servite da 300mila, quanto costa l’espresso (se è un problema il prezzo) e quali attrezzature usate?

“Abbiamo Quarta Caffè che è un po’ un’istituzione qui da noi, servendo il top di gamma in una miscela di Arabica, Gran Caffè, in espresso: abbiamo provato a proporre dei caffè particolari, ma qua a Lecce la tradizione è molto forte.

Il caffè leccese, o meglio per noi il caffè in ghiaccio, sta spopolando in tutta Italia e noi siamo gli fedeli.

Una delle creazioni del 300mila (foto concessa)

Prepariamo anche la granita al caffè e altre bevande come ad esempio un’africana (granita di caffè, gocce di menta, sciroppo, gocce di mandorla).

Questo perché sono convinto che in questo settore c’è sempre qualcosa di nuovo, ma bisogna anche rispolverare le ricette antiche e ripresentarle in maniera attuale senza dimenticarsi delle origini.

Non solo tradizione (foto concessa)

L’espresso lo vendiamo a 1 e 20, ma è un problema. Già 17 anni fa, a Monaco di Baviera pagavano 2 euro, qui siamo oggi ancora a 1,20.

Molti si lamentano del rincaro del caffè e degli stipendi da aumentare del personale: io sono disposto a dare di più ai miei dipendenti, a patto però che ci allineiamo con i prezzi europei.

Capisco bene le esigenze dei collaboratori (lo sono stato anch’io per tanto tempo), ma non è facile trovare il modo di trovare l’equilibrio sostenibile dal punto di vista economico.

Bisogna procedere gradualmente, con pazienza. Adesso non è più come 20 anni fa: la qualità ora si nota subito. E per noi è sacra, nonostante i costi della materia prima siano esplosi.

Usiamo una Faema Emblema e il macinacaffè sempre Faema tradizionale, perché era più funzionale considerati i quasi 40 chili alla settimana di caffè che totalizziamo.”

In un locale da 3 chicchi e 3 tazzine, il personale è una nota dolente?

“Viviamo il fenomeno con meno sofferenza, perché abbiamo consolidato i collaboratori che stanno con noi da oltre 10 anni.

La nostra è una famiglia e mi piace gestirla in questo modo. Avendo fatto da dipendente per tanto tempo, conosco le esigenze di un personale che dà il massimo.

Siamo una squadra e ogni ruolo è fondamentale: contiamo all’interno circa 40 al 300mila, e poi ci siamo io e mia moglie. I riconoscimenti sono condivisi con tutti.”

Quali sono le prossime evoluzioni per un locale già ben complesso del 300mila bar? Avete nuovi obiettivi in mente?

“Continuiamo a fare bene quello che stiamo facendo, senza fermarci e quindi stare al passo con i tempi, avere una visione che vada oltre l’orizzonte porta quotidianamente a migliorarsi.

Questa mattina sono andato a fare la spesa con i due chef e ho preso degli spunti per creare nuove ricette. C’è sempre da innovare per fare la differenza. La ricerca è la cosa fondamentale per non diventare obsoleti.”

Andrea Illy al New Yorker: “L’espresso è un’epifania, ma bevetelo senza latte”

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Il ritratto realizzato da João Fazenda dedicato dal New Yorker ad Andrea Illy

MILANO – Dopo Starbucks, questa volta è illycaffè a finire sotto la lente del New Yorker, il prestigioso periodico statunitense dalla storia ormai quasi secolare. L’occasione è l’ottava edizione dell’Ernesto Illy International Coffee Award – andata in scena, a New York, lo scorso mese di novembre – che l’autore dell’articolo, lo scrittore e saggista D. T. Max, ha ribattezzato la “Coppa del mondo del caffè”.

Protagonista della storia, il “magnate del caffè” Andrea Illy – come lo definisce Max – assieme ai 9 membri della giuria, che si sono riuniti in un hotel di Midtown Manhattan, per giudicare i 9 caffè finalisti della competizione.

L’impressione, all’inizio, è quella di trovarsi nel mondo di Willy Wonka, scrive l’autore.

La giuria indipendente multidisciplinare di esperti internazionali presenta personalità di diversa provenienza ed estrazione professionale.

Tra questi, chef e giornalisti. Ma anche specialisti di fama mondiale, come la celebre Sunalini Menon, fondatrice di Coffeelab, il prestigioso laboratorio di analisi sensoriale di Bangalore, in India.

Prima di iniziare, tutti gli occhi sono puntati su David Brussa, Total Quality Director and Sustainability di illycaffè, che invita i giudici a “fare affidamento sull’istinto senza stare troppo a pensare”.

La degustazione alla cieca si svolge – come già detto – su 9 caffè provenienti da altrettanti paesi che rappresentano il blend illy: Brasile, Costa Rica, El Salvador, Etiopia, Guatemala, Honduras, India, Nicaragua e Ruanda. Ogni caffè viene assaggiato in 3 diversi tipi di preparazione: cold brew, drip coffee e infine espresso.

Si inizia e Andrea Illy scompare nel retro della suite, per assaggiare i campioni in separata sede, in modo da non condizionare i giudici.

“Negli anni novanta – spiega Illy– la qualità del caffè era pessima”. Il caffè è una commodity e senza una leadership illuminata, la qualità del chicco si livella verso il basso.

Per motivare i fornitori a migliorare la qualità, il padre Ernesto Illy istituì una competizione, che segnò, sotto molti aspetti, una svolta. E contribuì a elevare i livelli qualitativi, perlomeno in Brasile.

La sessione di assaggio si conclude e Brussa compila la classifica finale. Ma non è ancora il momento di svelare il verdetto della giuria. Prima, c’è la tavola rotonda organizzata da illycaffè al Palazzo di Vetro dell’Onu.

Poi il galà alla New York Public Library, sulla Fifth Avenue, con oltre 200 invitati, che al suo culmine vede la proclamazione del vincitore.

Ad aggiudicarsi il premio Best of the Best è il caffè numero 9, prodotto dall’azienda brasiliana São Mateus Agropecuaria.

Premiazione, foto di rito. Alla fine, a riflettori spenti, Andrea si concede un espresso illycaffè con il giornalista. “È la quintessenza” dice Illy con il bicchierino in mano. “Frutta secca, note di cioccolato. Un sorso, concentrarsi sul retronasale. Questa è l’epifania”.

E gli americani? “Trent’anni fa consideravano il caffè come un carburante per l’organismo. Oggi come un prodotto di eccellenza da consumare con il latte”.

Cosa manca attualmente al consumatore di oltreoceano per raggiungere il livello di sofisticazione degli italiani?

“Educazione, educazione e ancora educazione” chiosa Illy. “E bere molto espresso, ma senza latte”.

Lavazza e 1895 Coffee Designers by Lavazza premiati dal Camaleonte per qualità, originalità e attenzione alla sostenibilità

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illiano godina cannone lavazza
Da sinistra: Mauro Illiano, Michele Cannone e Andrej Godina (immagine concessa)

TORINO – Ennesimo riconoscimento per Lavazza, lo scorso novembre insignita del premio quale miglior torrefattore d’Europa, durante la presentazione della Guida del Camaleonte 2023/2024 dedicata al mondo del caffè, che ha ottenuto altri 2 premi all’interno della Categoria Espresso con l’Award Prodotto per La Reserva de ¡Tierra! Cuba e per Noble Volcano di 1895 Coffee Designers by Lavazza e un riconoscimento all’interno della categoria Award Torrefazioni che premia le aziende che si sono distinte per qualità, originalità e per l’attenzione al tema della sostenibilità.

Lavazza: i premi della Guida del Camaleonte

La Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia recensisce le migliori miscele, premia le torrefazioni italiane d’eccellenza e realizza una mappatura delle torrefazioni di ogni Regione e Provincia e di ogni dimensione, donando uno strumento fondamentale per gli amanti del caffè.

Disponibile in versione cartacea e su app, la Guida del Camaleonte vuole essere la prima “bussola” per avvicinarsi al mondo del caffè e alla sua degustazione in maniera consapevole.

Durante la cerimonia avvenuta presso l’Accademia del caffè espresso de La Marzocco, sono state celebrate la monorigine dedicata ai baristi professionisti certificata organica La Reserva de ¡Tierra! Cuba, con 100% caffè proveniente da piantagioni sostenute dai progetti della Fondazione Lavazza, e il Noble Volcano, specialty blend brasiliano 100% arabica, ottenuto dalle migliori ciliegie di caffè raccolte a mano della varietà Arara e Catucai e tracciabile, grazie alla tecnologia blockchain, in ogni fase di vita del chicco.

Nella categoria riservata alle torrefazioni, Lavazza si è distinta per l’apporto di valore in termini di responsabilità sociale al prodotto e per l’attenzione all’approvvigionamento da piantagioni sostenibili, aggiudicandosi l’Award Torrefazione responsabilità sociale.
Alla premiazione era presente Michele Cannone, Lavazza brand away from home director.

Nuovi riconoscimenti per Lavazza, a coronare un percorso caratterizzato dalla ricerca continua della qualità, volto a consolidare la propria leadership nel settore.

La scheda sintetica del Gruppo Lavazza

Lavazza, fondata a Torino nel 1895, è un’azienda italiana produttrice di caffè di proprietà dell’omonima famiglia da quattro generazioni.

Il Gruppo è oggi tra i principali protagonisti nello scenario globale del caffè, con un fatturato di oltre 2,7 miliardi di euro e un portfolio di marchi leader nei mercati di riferimento come Lavazza, Carte Noire, Merrild e Kicking Horse.

È attivo in tutti i segmenti di business, presente in 140 mercati, e con 8 stabilimenti produttivi in 5 Paesi.

La presenza globale è frutto di un percorso di crescita che dura da oltre 125 anni e gli oltre 30 miliardi di tazzine di caffè Lavazza prodotti all’anno sono oggi la testimonianza di una grande storia di successo, per continuare a offrire il miglior caffè possibile in qualsiasi forma, curando ogni aspetto della filiera, dalla selezione della materia prima al prodotto in tazza.

Il Gruppo Lavazza ha rivoluzionato la cultura del caffè grazie ai continui investimenti in Ricerca e Sviluppo: dall’intuizione che ha segnato il primo successo dell’impresa – la miscela di caffè – allo sviluppo di soluzioni innovative per i packaging; dal primo espresso bevuto nello Spazio alle decine di brevetti industriali sviluppati.

Un’attitudine a precorrere i tempi che si riflette anche nell’attenzione rivolta al tema della sostenibilità – economica, sociale e ambientale – considerata da sempre un riferimento per indirizzare la strategia aziendale.

“Awakening a better world every morning” è il purpose del Gruppo Lavazza, che ha l’obiettivo di creare valore sostenibile per gli azionisti, i collaboratori, i consumatori e le comunità in cui opera, unendo la competitività alla responsabilità sociale e ambientale.

IMA Group vale 6,5 miliardi: chiusa l’operazione con Warren Buffet che entra con quota del 45%

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Il logo di Ima Spa
Il logo di Ima Spa

BOLOGNA – IMA Group ha reso ufficiale l’operazione del passaggio di quasi la metà delle sue quote al miliardario Warren Buffet, che fa il suo ingresso all’interno del colosso delle macchine automatiche appartenente alla famiglia Vacchi – che resta maggiore azionista -, con una quota del 45%.

Una notizia che era già stata anticipata dalla società stessa a fine luglio 2023 e che adesso è diventata definitivamente operative, una volta raccolto le autorizzazioni.

IMA Group, i dettagli di questa operazione annunciata

Il Gruppo IMA, leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per l’imballaggio, ha annunciato che BDT & MSD Partners, banca d’affari creata per soddisfare le esigenze specifiche di imprenditori e investitori strategici a lungo termine, con legami con miliardari tra cui Warren Buffett, ha stipulato un accordo definitivo per effettuare un investimento di minoranza nella Società attraverso i suoi fondi affiliati.

BDT & MSD Partners acquisirà la sua posizione da BC Partners, un’importante società di investimento internazionale, e da altri investitori. La famiglia Vacchi rimane il proprietario di maggioranza di IMA.

Il Financial Times ha riportato che tale operazione ha valutato 6,5 miliardi il gruppo che produce macchine automatiche per l’industria farmaceutica, cosmetica e alimentare

Fondata nel 1961, l’offerta di IMA comprende macchine automatiche per il trattamento e il confezionamento di prodotti farmaceutici, dispositivi medici, cosmetici, tè, caffè, altri prodotti alimentari e soluzioni per la mobilità elettrica, oltre a soluzioni per l’automazione dei processi industriali.

L’azienda è presente in oltre 80 Paesi e gestisce 53 impianti di produzione, che le consentono di servire una solida base di clienti blue-chip in Europa, Nord America, Sud America, Asia e Medio Oriente.

IMA ha una base installata di circa 60.000 macchine e attualmente detiene più di 3.000 brevetti e domande di brevetto. Nel 2022 l’azienda ha registrato un fatturato di circa 2 miliardi di euro.

“Questo investimento da parte di BDT & MSD Partners consentirà a IMA di avviare una nuova fase di crescita e di svolgere un ruolo di leadership nella transizione verso materiali di imballaggio sostenibili.

I nostri clienti sono orientati a ridurre al minimo il loro impatto ambientale e noi ci impegniamo a fornire una nuova generazione di soluzioni di imballaggio affidabili e innovative”, ha dichiarato Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato di IMA. “Riteniamo che la visione a lungo termine di BDT & MSD e la sua profonda esperienza nel sostegno alle imprese familiari la rendano un partner ideale per aiutarci a raggiungere questi obiettivi e ad accelerare la crescita globale, anche nel mercato statunitense”.

Alberto Vacchi ha proseguito: “BC Partners è stato un vero e proprio partner strategico, in grado di fornire una leadership di pensiero attraverso le sue intuizioni settoriali e la sua mentalità da socio-operatore, aiutandoci a realizzare la nostra visione. BC Partners ci ha supportato nel delisting di IMA durante il periodo turbolento della pandemia di Covid, rafforzando la nostra posizione di leadership globale e, infine, assistendoci nella selezione del giusto partner d’investimento per il nostro prossimo capitolo di crescita”.

“Guidata dalla famiglia Vacchi negli ultimi sessant’anni, IMA si è distinta come leader nel settore dei macchinari per la lavorazione e l’imballaggio a livello mondiale”, ha dichiarato Byron Trott, presidente e Co-eo di BDT & MSD Partners. “IMA ha dimostrato un’eccezionale storia di successo e riteniamo che sia ben posizionata per le significative opportunità che si prospettano nel settore. Questo investimento è emblematico della nostra strategia di punta, che consiste nel fornire capitali allineati e a lungo termine ai proprietari e ai fondatori di aziende familiari per aiutarli a raggiungere i loro obiettivi.”

“IMA vanta una solida rete di clienti di prim’ordine e un management team di lunga data e di grande esperienza, la cui gestione e il cui forte orientamento all’innovazione e alla sostenibilità delle operazioni hanno consolidato la reputazione dell’azienda come partner di fiducia e leader tecnologico”, ha dichiarato Mariafrancesca Carli, Managing Director di BDT & MSD Partners. “Siamo entusiasti di collaborare con Alberto, la famiglia Vacchi e l’intero team di IMA per sostenere la continua crescita dell’azienda”.

“Il nostro investimento in IMA dimostra la nostra capacità unica di essere il partner di riferimento per gli imprenditori e i team di gestione, sfruttando la forza della nostra esperienza settoriale e del nostro valore aggiunto operativo. Grazie al nostro sostegno, IMA si è concentrata maggiormente sulla ricerca e sviluppo, ha ampliato la sua base di dipendenti, si è posizionata come partner fondamentale per i suoi clienti e ha generato una crescita significativa e ritorni sugli investimenti. Per noi era importante aiutare la famiglia Vacchi a trovare il partner giusto per la prossima fase della sua crescita e siamo certi che BDT & MSD sia ben posizionata per farlo. Siamo grati ad Alberto Vacchi e a tutto il management team del Gruppo IMA per la loro collaborazione”, ha dichiarato Stefano Ferraresi, partner di BC Partners.

BC Partners ha collaborato con la famiglia Vacchi per portare l’azienda alla quotazione in borsa a Milano nel 2020, nel pieno della pandemia di Covid. Nel corso della co-proprietà di BC Partners, IMA ha effettuato cinque acquisizioni, ha sviluppato nuove linee di prodotti e una divisione di automazione leader a livello mondiale, ha aumentato gli investimenti in R&S del 30% e ha rafforzato la sua catena di fornitura.

Queste iniziative hanno contribuito a garantire una forte performance finanziaria, con una crescita del fatturato e dell’EBITDA rispettivamente di oltre il 50% e del 70% dal momento del delisting della società.

L’IMA è ben posizionata per continuare la sua forte crescita, con un portafoglio ordini record e grazie alle interessanti condizioni di finanziamento predisposte da BC Partners.

IMA si impegna a sostenere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite attraverso le proprie attività, adottando anche iniziative volte a ridurre l’impatto ambientale dei propri processi produttivi. Tra queste, IMA NoP (No-Plastic Program), che mira a introdurre materiali ecosostenibili in tutta la catena di fornitura dell’azienda, e IMA Low (Low-Impact Program), che mira a ridurre i rifiuti dell’azienda, a minimizzare il consumo di energia e acqua e altro ancora.

La chiusura della transazione era prevista per la fine del 2023, a condizione che vengano concesse le consuete approvazioni normative.

La transazione è stata concepita, originata e guidata dal management team di IMA e da Poggi & Associati in qualità di lead financial advisor.

Mediobanca e BofA Securities hanno agito come consulenti finanziari della Società nell’ambito della transazione. JPMorgan Chase & Co. ha fornito consulenza finanziaria a BC Partners. White & Case e FRM hanno agito, rispettivamente, come consulenti legali e fiscali del Gruppo IMA e Chiomenti come consulente legale di BDT & MSD Partners. Kirkland & Ellis ha agito come consulente legale di BC Partners.

Informazioni sul Gruppo IMA

Fondato nel 1961, il Gruppo IMA è leader mondiale nella progettazione e produzione di macchine automatiche per il trattamento e il confezionamento di prodotti farmaceutici, dispositivi medici, cosmetici, tè, caffè, altri prodotti alimentari e soluzioni per la mobilità elettrica, nonché nell’automazione dei processi industriali. In oltre 60 anni, IMA si è costruita una reputazione di partner fidato e di leader tecnologico, fornendo soluzioni e prodotti innovativi a clienti di tutto il mondo. Nel 2022 IMA ha registrato un fatturato di circa 2 miliardi di euro, di cui oltre l’86% derivante dalle esportazioni, e attualmente detiene più di 3.000 brevetti e domande di brevetto. IMA ha circa 6.900 dipendenti ed è presente in più di 80 Paesi, supportata da una rete di 30 filiali che offrono servizi di vendita e post-vendita in Europa, Nord America, Sud America, Asia e Medio Oriente. IMA si impegna a sfruttare la propria posizione per promuovere gli obiettivi di sostenibilità. Per maggiori informazioni, visitare il sito.

Informazioni su BDT & MSD Partners

BDT & MSD Partners è una banca d’affari con una piattaforma di consulenza e investimento costruita per soddisfare le esigenze specifiche di imprenditori e investitori strategici a lungo termine. L’azienda si distingue per la sua esperienza decennale nella consulenza a livello di fondatori, famiglie e aziende, nonché per la sua base di capitale differenziata e la sua cultura di investimento allineato. I suoi fondi sono gestiti dai suoi consulenti d’investimento affiliati, BDT Capital Partners e MSD Partners. Per maggiori informazioni, visitate il sito www.bdtmsd.com.

Informazioni su BC Partners

BC Partners è una società di investimento leader con oltre 40 miliardi di euro di asset in gestione tra strategie di private equity, private debt e real estate. Fondata nel 1986, BC Partners ha svolto un ruolo attivo per oltre tre decenni nello sviluppo del mercato europeo dei buy-out. Oggi i team di investimento transatlantici integrati di BC Partners operano da uffici in Europa e Nord America e sono allineati nei nostri quattro settori principali: TMT, Healthcare, Services & Industrials e Consumer. Dalla sua fondazione, BC Partners ha completato oltre 127 investimenti di private equity in società con un valore aziendale totale di oltre 160 miliardi di euro e sta attualmente investendo il suo undicesimo fondo di private equity buyout. Per maggiori informazioni, visitare il sito www.bcpartners.com.

Italian Exhibition Group Asia acquisisce le fiere food&beverage da Montgomery Asia

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Francesco Santa, international business development director di Ieg italian
Francesco Santa, international business development director di Ieg (immagine concessa)

RIMINI – Prosegue la crescita all’estero di Italian Exhibition Group. Recentemente Ieg Asia Pte Ltd ha infatti acquisito le fiere del settore food&beverage speciality food & drinks Asia, speciality coffee & tea Asia e Food2Go da Montgomery Asia. Una mossa, dal forte valore strategico, che rafforza l’impegno di Ieg Asia a contribuire positivamente al panorama F&B di Singapore e dei mercati Asean.

L’acquisizione di Italian Exhibition Group

I tre eventi si svolgeranno infatti in contemporanea – dal 26 al 28 giugno 2024 presso il Sands Expo & Convention Centre di Singapore – e si affiancheranno all’attesissima edizione inaugurale di Sigep Asia, il Salone internazionale della gelateria, pasticceria, panificazione, caffè e tè artigianali di Ieg, che si terrà in concomitanza con la 5a edizione di Restaurant Asia, il Salone internazionale della ristorazione, della cucina e delle attrezzature e forniture culinarie.

Negli obiettivi degli organizzatori, questa fusione segnerà un momento cruciale per l’industria F&B, in quanto offrirà un evento così specializzato e concentrato da soddisfare a 360 gradi le esigenze del settore F&B – tutto sotto lo stesso tetto – sia per i titani del settore, sia per le start-up.

La convergenza di tutti gli aspetti del mondo food&beverage aprirà un ventaglio di occasioni sulle ultime tendenze e le innovazioni anche con una piattaforma dinamica per il networking e la collaborazione attraverso incontri, conferenze e seminari, masterclass coinvolgenti e dimostrazioni.

Il grande appuntamento di Singapore sarà rafforzato da un esclusivo programma di hosted buyer “Buyer X”, progettato per facilitare interazioni, partnership e opportunità di business a livello internazionale.

Gli operatori del settore, gli espositori e i visitatori avranno a disposizione un’esperienza coinvolgente, pensata per soddisfare le esigenze in continua evoluzione del panorama F&B.

Le dichiarazioni

Christopher McCuin, amministratore delegato di Montgomery Asia, ha dichiarato: “Sin dal lancio di questo evento nel 2017 il nostro obiettivo è stato quello di fornire il meglio dei prodotti globali gourmet, artigianali e speciali F&B ai mercati di Singapore e dell’Asia sud-orientale. Siamo orgogliosi di aver raggiunto esattamente questo obiettivo. Lo spazio per gli eventi F&B di Singapore è estremamente affollato e crediamo che l’unione di questi eventi contribuirà a consolidare questo entusiasmante mercato. Vorremmo ringraziare tutti i nostri partner, le associazioni e i clienti per il loro supporto di ampio respiro, molti dei quali sono con noi fin dalla prima edizione”.

“Questa acquisizione rappresenta un ulteriore passo del nostro Gruppo sullo scacchiere internazionale – ha detto Corrado Peraboni , amministratore delegato di Ieg – Negli ultimi anni abbiamo consolidato la nostra presenza nell’organizzazione di eventi B2B nei settori che ci vedono protagonisti, e fra i quali il food&beverage è un’eccellenza. L’appuntamento di Singapore si posiziona in una piazza di business globale, con un presidio di mercati strategici per lo sviluppo del comparto alimentare e con riflessi determinanti sul valore delle nostre fiere in Italia anche alla luce dell’importante database di aziende e operatori che l’acquisizione ci trasferisce. La nostra mission di community catalyst è infatti globale e circolare”.

Francesco Santa, international business development director di Ieg, ha annunciato: “La sinergia di questi eventi sotto l’ombrello di Ieg stabilirà senza dubbio un nuovo punto di riferimento per le fiere boutique trade, allineandosi perfettamente con la nostra missione di offrire un’esperienza straordinaria a tutti i nostri interlocutori. Questa espansione strategica è un chiaro riflesso della nostra incrollabile dedizione a superare le aspettative dei nostri partner fieristici e dei visitatori. È un passo avanti nel nostro incrollabile impegno verso l’eccellenza nel settore F&B e dell’ospitalità”.

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Ilaria Cicero, chief executive officer di Ieg Asia (immagine concessa)

“In meno di 1 anno dall’inizio della sua attività il 1° marzo 2023, Ieg Asia ha fatto crescere il suo portafoglio di eventi, specialmente nel settore F&B. Ho piena fiducia nel fatto che, insieme, questi eventi stabiliranno un nuovo punto di riferimento per le fiere boutique nell’arena F&B di Singapore e dell’Asean, ed è in linea con la nostra dedizione a curare un’esperienza straordinaria per i nostri stakeholder, partner espositivi e visitatori”, ha concluso Ilaria Cicero, chief executive officer di Ieg Asia.

The Lags Battle Italia ritorna al Sigep presso lo stand Cellini Caffè

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Cellini Caffè al Sigep di Rimini con la prima tappa di selezione di The Lags Battle Italia (immagine concessa)

RIMINI – Sbarca al Sigep la prima tappa di selezione di The Lags Battle Italia, che si terrà il 23 gennaio 2024, presso lo stand di Cellini Caffè (PAD 01 Stand 074). La famosa battaglia a colpi di lattiera è un evento da non perdere, che ospiterà i professionisti del circuito Lags da nord a sud Italia che si sfideranno in varie categorie di difficoltà (Oro, Nero, Rosso e Verde).

La prima tappa di The Lags Battle Italia al Sigep

I campioni della tappa parteciperanno alla finale nazionale italiana 2024 e avranno anche l’opportunità di rappresentare l’Italia ai Mondiali del 2024.

La competizione diventa così il crocevia tra la passione individuale e l’aspirazione a un palcoscenico globale.

Il caffè protagonista di questa avventura è il Cellini Coralli, miscela di Arabica e Robusta del Centro-sud America e Asia.

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Il logo di Cellini Caffè

Le note aromatiche di cioccolato e caramello si avvolgono alle note fruttate e speziate creando un bouquet sensoriale ricco e coinvolgente. La parte in crema è un’ottima base per accogliere la crema di latte.

Gli appassionati sono invitati ad assistere, a sostenere i baristi che trasformano il latte in vere e proprie opere d’arte e a condividere l’atmosfera vibrante della Lags Battle al Sigep di Rimini, oltreché, ovviamente bere un buon caffè.

Carrefour boicotta la PepsiCo in Italia, Spagna e Belgio per i prezzi troppo alti

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Blockchain Carrefour

Carrefour continua la guerra dei prezzi contro PepsiCo iniziata in Francia. Ora il boicottaggio ha raggiunto anche i punti vendita di Italia, Belgio e Spagna. Diversi cartelli sono stati affissi nei vari store per informare i clienti di avere eliminato snack e bevande della multinazionale. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Efa News.

Il boicottaggio di Carrefour contro PepsiCo

MILANO – Carrefour ha deciso di allargare ad altri Paesi europei la sua guerra dei prezzi contro PepsiCo. Come è stato anticipato il boicottaggio si è esteso ai punti vendita di Italia, Spagna e Belgio che si sono uniti alla Francia nel dire no agli aumenti della multinazionale americana.

Per questo Carrefour, dunque, ha iniziato ad affiggere cartelli nei suoi negozi in Francia per informare i clienti di avere eliminato snack e bevande targati PepsiCo dagli espositori.

Un portavoce di Carrefour ha confermato che i cartelli sono stati affissi anche nei punti vendita degli altri tre Paesi europei: il boicottaggio riguarda marchi come gli snack Lay’s e Doritos e le bevande 7Up e Pepsi.

L’Europa è il più grande mercato geografico di PepsiCo in termini di fatturato: nel 2022, il Vecchio Continente ha contribuito con 12,7 miliardi di dollari di ricavi al totale del gruppo americano di 86,3 miliardi di dollari, equamente suddiviso al 50% tra bevande e “alimenti convenienti”.

L’esercizio finanziario 2023 di PepsiCo si è concluso il 30 dicembre quindi, dicono gli analisti, è improbabile che l’impatto sulle vendite si faccia sentire almeno fino al primo trimestre del nuovo anno.

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Ferrero: in arrivo la versione vegana plant-based della Nutella

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Il logo della Ferrero

La Nutella sarà presto disponibile anche per i consumatori che seguono una dieta 100% vegetale. Ferrero, la multinazionale di Alba ha depositato il primo dicembre il marchio “Nutella Plant based” all’ufficio italiano brevetti (Uibm) del Ministero del made in Italy. Per assaggiare la nuova Nutella si dovrà tuttavia attendere, probabilmente, aprile 2024.

Secondo la legge italiana devono trascorrere tre mesi per fare in modo che il marchio sia stato accettato e che non rischi di essere rivendicato da qualcun altro già proprietario. Per il momento, Ferrero sta sondando il terreno sulle possibili reazioni dei consumatori più fedeli alla rivisitazione della Nutella.

Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Christian Benna per Il Corriere della Sera.

Nutella 100% vegetale: il nuovo marchio di Ferrero

MILANO – La Nutella diventa anche di origine al 100% vegetale. Il primo dicembre la multinazionale di Alba ha depositato il marchio “Nutella Plant based” all’ufficio italiano brevetti (Uibm) del Ministero del made in Italy. Il volto della cioccolata spalmabile più famosa del mondo, nata dal genio di Michele Ferrero quasi 60 anni fa, il 20 aprile  1964, è quello di sempre.

La “N” di color nero e il resto, “utella”  in rosso con l’immagine del pane ricoperto di crema gianduia a fianco di un coltello che l’ha appena spalmata.

Plant Based

La novità sta nel “Plant based” che potrebbe aprire le porte della Nutella ai frigoriferi dei consumatori più attenti, coloro che seguono una dieta al 100% vegetale.

La dieta Plant-Based  è composta da materie prime vegetali che fanno parte da sempre della nostra alimentazione e  prevede attenzione alla qualità e ai valori nutrizionali degli alimenti: no quindi a zuccheri raffinati e grassi idrogenati.

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