venerdì 02 Gennaio 2026
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IVS Group: il fatturato dei 9 mesi vola a 576 milioni, +6,1%, ebitda a 74,7 milioni, ben 11 acquisizioni da inizio anno

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Ivs group Partecipazioni SpA
Il logo Ivs Group

GRANDUCATO DEL LUSSEMBURGO – Il consiglio di amministrazione di IVS Group S.A. riunitosi il 13 novembre 2025, sotto la presidenza di Paolo Covre, ha esaminato ed approvato il resoconto intermedio di gestione del gruppo IVS al 30 settembre 2025 ed approvato il calendario societario per il 2026.

IVS Group, leader italiano della distribuzione automatica, società che ha lasciato Piazza Affari lo scorso anno, ha chiuso i primi 9 mesi del 2025 con un fatturato consolidato pari a 576,2 milioni di euro, in aumento del 6,1% rispetto al 30 settembre 2024, un EBITDA pari a 74,7 milioni di euro (-9,0%), un EBITDA Adjusted pari a 76,4 milioni di euro (-8,3%) e un utile netto adjusted consolidato, prima degli interessi di terzi, pari a -0,8 milioni di euro.

Per IVS l’indebitamento finanziario netto è pari a 495,4 milioni di euro (inclusi 121,8 milioni da effetti IFRS16 ed esclusi 12,6 milioni di credito IVA), dopo pagamenti per investimenti fissi netti per circa 25,6 milioni e 6,4 milioni per acquisizioni.

Da notare che, da inizio 2025 sono state concluse 11 acquisizioni, per un valore di 14,3 milioni di euro e un contributo pro-rata al fatturato di circa 13,2 milioni di euro.

Nella relazione relativa all’andamento delterzo trimestre 2025, IVS spiega che il fatturato aumenta in tutte le divisioni del gruppo: vending (+4,7%), rivendita (+7,4%), horeca (+20,5%), Coin (+13,9%).

La redditività operativa cresce in tutte le divisioni, ad eccezione del vending, che registra un calo dell’EBITDA nelle aree Italia, Spagna e Altri Mercati Europei, mentre aumenta in Francia.

I risultati del vending sono influenzati dal calo dei volumi (-0,8%) il totale numero di consumazioni, al netto del contributo delle acquisizioni), dall’aumento del costo del venduto, ancora forte, e dei ristorni, solo in parte compensati dall’aumento del prezzo medio di vendita (+5,6% a 57,62 centesimi).

Il risultato netto è infine influenzato da maggiori ammortamenti (+5,3 milioni di euro rispetto al 30 settembre 2024). Gli investimenti fissi del periodo sono stati pari a 47,8 milioni di euro , in lieve crescita rispetto all’anno precedente.

Previsioni per l’esercizio

L’indebolimento generale della produzione industriale e dei consumi nei luoghi di lavoro sono attualmente compensati solo in parte dal buon andamento dei segmenti del mercato travel legati al turismo, mentre è continuato, anche più dell’inflazione, l’aumento dei costi delle materie prime alimentari, che viene gradualmente recuperato tramite un continuo lavoro di adeguamento dei prezzi di vendita.

A fronte di non favorevoli dinamiche di mercato, il gruppo ha intensificato gli sforzi per ottimizzare la sua organizzazione e attività operative, come è confermato dal progressivo miglioramento dei principali indici di performance (KPI), che si riflettono a loro volta sui risultati economici. Prosegue la politica di investimenti industriali e di acquisizioni, secondo la strategia di gruppo in ambito europeo.

Note

1 L’‘‘EBITDA Adjusted’’ è pari al risultato operativo incrementato degli ammortamenti, svalutazioni, costi non ricorrenti ed eccezionali per loro natura.

La scheda sintetica di IVS Group

IVS Group S.A. è il leader italiano e secondo operatore in Europa nella gestione di distributori automatici e semiautomatici per la somministrazione di bevande calde, fredde e snack (vending).

L’attività si svolge principalmente in Italia (77% circa del fatturato), in Francia, Germania, Polonia, Portogallo, Spagna e Svizzera, con circa 273.400 distributori automatici e semiautomatici; il gruppo ha una rete di 140 filiali e circa 4.600 collaboratori. IVS Group serve più di 15.000 aziende ed enti, con oltre 980 milioni di erogazioni nel 2024.

De’ Longhi Group, il report di Mediobanca: “La forza del caffè aiuta a sfidare la debolezza del settore (preparazione alimentare)”

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DēLonghi chicchi
Il logo De'Longhi tra i chicchi di caffè

Gli analisti di Mediobanca hanno alzato a 34 euro il target price su De’ Longhi Group confermando il giudizio Neutral. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione economica Efa News.

De’ Longhi, il target price vola dopo i conti relativi al caffè contenuti nel bilancio dei 9 mesi

MILANO – In un report intitolato “La forza del caffè aiuta a sfidare la debolezza del settore (preparazione alimentare)” gli analisti di Mediobanca hanno alzato a 34 euro il target price su De’ Longhi confermando il giudizio Neutral.

Nel dettaglio, ricordano da Mediobanca, De’ Longhi ha registrato un’altra solida serie di risultati, con una crescita del segmento professionale del caffè ben al di sopra delle aspettative, che ha portato a una crescita organica delle vendite superiori al 10% e all’espansione dei margini. I ricavi del 3° trimestre si sono attestati a 877 milioni di euro, in aumento del 9% su base annua. Questo ha compensato una minore crescita del settore preparazione alimentare.

Per prodotto, il caffè B2C ha registrato un aumento a una cifra alta nel 3° trimestre, mentre il caffè professionale è cresciuto di oltre il 40%. L’Ebitda ha superato del 7% il consensus, a 149 milioni di euro, con un margine rettificato del 17% che ha portato l’Ebitda rettificato nei 9 mesi a 390 milioni di euro. La liquidità netta si è ridotta a 309 milioni di euro (dai 358 milioni di euro del primo semestre), con una generazione di flussi di cassa distribuiti sbilanciata verso il quarto trimestre.

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Macchine in comodato: i costi di manutenzione sempre deducibili dal proprietario, dice la Suprema Corte di Cassazione

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caffè
(immagine: Pixabay)

I costi di manutenzione per le macchine da caffè sono deducibili per l’impresa proprietaria anche se il contratto li considerava a carico del cliente: questa è la decisione della Corte di Cassazione. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo a cura di Carmine Paul Alexander per LexCed.

Deducibilità dei costi: la sostanza prevale sulla forma

MILANO – La Corte di Cassazione ha stabilito che i costi di manutenzione per beni dati in comodato d’uso, come le macchine da caffè, sono deducibili per l’impresa proprietaria anche se il contratto li poneva a carico del cliente. La decisione si basa su una valutazione sostanziale del principio di inerenza: se la spesa è funzionale al programma economico e alla produzione di reddito dell’impresa, la sua deducibilità è legittima, superando la previsione contrattuale formale.

Il tema della deducibilità dei costi di manutenzione è cruciale per la determinazione del reddito d’impresa.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto un importante chiarimento sul principio di inerenza, stabilendo che la realtà economica e la strategia aziendale prevalgono sulla lettera di un contratto.

Il caso analizzato riguarda un’azienda produttrice di caffè che si è fatta carico delle spese di manutenzione per le macchine concesse in comodato ai propri clienti, nonostante gli accordi contrattuali prevedessero il contrario. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le conclusioni della Suprema Corte.

I fatti del caso

Un’importante azienda del settore del caffè riceveva un avviso di accertamento dall’amministrazione finanziaria. L’oggetto della contestazione era la deduzione di costi sostenuti per la manutenzione di macchine da caffè che l’azienda aveva concesso in comodato d’uso gratuito ai propri clienti (bar, ristoranti, uffici).

Secondo l’Agenzia delle Entrate, tali costi non rispettavano il requisito dell’inerenza. La motivazione era prettamente formale: i contratti di comodato stipulati tra l’azienda e i clienti stabilivano esplicitamente che le spese di manutenzione fossero a carico di questi ultimi (i comodatari). Di conseguenza, se l’azienda (comodante) se ne faceva carico, tale spesa non poteva essere considerata inerente alla propria attività d’impresa.

Sia la Commissione Tributaria Provinciale che quella Regionale avevano dato ragione all’Amministrazione Finanziaria, respingendo i ricorsi dell’azienda. La questione è quindi giunta all’attenzione della Corte di Cassazione.

Il principio di inerenza e i costi di manutenzione

La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, accogliendo il ricorso dell’azienda. Il fulcro della decisione risiede in una interpretazione sostanziale, e non meramente formale, del principio di inerenza, sancito dall’art. 109, comma 5, del TUIR.

Secondo la Suprema Corte, l’inerenza è una “regola economica immanente” che richiede di valutare la correlazione tra un costo e l’attività d’impresa nel suo complesso, finalizzata alla produzione di reddito. I giudici di merito avevano errato nel fermarsi alla sola analisi del contratto di comodato.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che il giudice tributario avrebbe dovuto compiere una verifica più approfondita. Non era sufficiente constatare che, per contratto, i costi dovessero gravare sui clienti. Era necessario accertare se, nella realtà dei fatti, la scelta dell’azienda di sostenere direttamente i costi di manutenzione fosse funzionale al proprio programma economico.

In altre parole, la Corte ha sottolineato che bisognava rispondere a una domanda cruciale: l’attività di cessione in comodato delle macchinette, comprensiva dell’accollo delle spese di manutenzione, era funzionale a realizzare il programma economico dell’impresa produttrice di caffè? La risposta risiede nel fatto che garantire il perfetto funzionamento delle macchine presso i clienti è una strategia commerciale che incentiva l’acquisto del caffè prodotto dall’azienda stessa, generando quindi ricavi.

I giudici hanno chiarito che, per valutare l’inerenza, si deve accertare:

1. Se i costi siano stati effettivamente e concretamente sostenuti dall’azienda.

2. Se tali costi, seppur in deroga a un accordo scritto, si inseriscano nel “programma economico dell’impresa” e siano funzionali alla produzione del reddito.

Il fatto che un accordo scritto venga “disapplicato” dalle parti non esclude di per sé l’inerenza, se la spesa sostenuta trova una sua logica economica all’interno della strategia aziendale.

Le conclusioni

Questa sentenza rafforza un principio fondamentale del diritto tributario: la prevalenza della sostanza sulla forma. Le implicazioni pratiche per le imprese sono notevoli:

* Valutazione economica: La deducibilità di un costo non dipende solo da clausole contrattuali, ma dalla sua effettiva correlazione con l’attività produttiva di reddito.

* Strategia aziendale: Le spese sostenute in attuazione di precise strategie commerciali, volte ad aumentare i ricavi, possono essere considerate inerenti anche se un contratto formale le attribuirebbe ad altri soggetti.

* Onere della prova: Resta a carico del contribuente l’onere di dimostrare il collegamento funzionale tra il costo sostenuto e i benefici (anche potenziali) per l’attività d’impresa. È quindi fondamentale documentare adeguatamente le ragioni strategiche che giustificano tali spese.

I costi di manutenzione per un bene dato in comodato sono deducibili per il proprietario?

Sì, possono esserlo. Secondo la sentenza, anche se il contratto di comodato pone le spese a carico del cliente, il proprietario può dedurle se dimostra che farsene carico rientra in una strategia economica complessiva finalizzata alla produzione del proprio reddito, come incentivare la vendita dei propri prodotti.

Il contratto scritto determina sempre chi può dedurre un costo fiscalmente?

No. La sentenza chiarisce che il principio di inerenza è una regola economica. Occorre analizzare la sostanza dell’operazione e la sua funzionalità rispetto all’attività d’impresa, che può prevalere sulla previsione formale del contratto, soprattutto se quest’ultima viene di fatto disapplicata dalle parti.

Cosa deve dimostrare un’impresa per dedurre un costo che, da contratto, non sarebbe a suo carico?

L’impresa deve dimostrare che sostenere quel costo è ‘potenzialmente’ correlato alla produzione di reddito. Deve provare che la spesa, pur non prevista contrattualmente, è parte integrante del proprio ‘programma economico’ e funzionale a generare i propri ricavi, inserendosi in una precisa logica commerciale.

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Como, il sindaco Rapinese sui dehors: “Ordine e coerenza anche per i tavolini”

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

Alessandro Rapinese, il sindaco di Como eletto con una lista indipendente, svela nuovi dettagli sul regolamento riguardante i dehors e i tavolini degli esercizi pubblici. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul portale Como Zero.

In arrivo il nuovo regolamento sui dehors a Como

COMO – C’è qualcosa in arrivo per i tavolini di bar e ristoranti in città. Lo ha detto questa  il sindaco di Como ospite di Etv e di Michela Vitale nel consueto appuntamento del venerdì sera.

“Sto lavorando sul codice Cup (Canone Unico Patrimoniale, Ndr) che è per le occupazioni di suolo pubblico, sono pronto nel senso che oggi è finalmente pronto il regolamento di occupazione del suolo pubblico e finalmente ci sarà un ordine rapinesiano anche con i tavolini, perché dopo aver messo a posto gli sgabbiozzi un paio di settimane fa avevo detto che avremmo pensato ai tavolini”.

Quindi cosa bisogna aspettarsi? Chiede la giornalista: “Ordine – risponde il sindaco – tanto bell’ordine e tanta bella coerenza”. Ma ordine cosa vuol dire? Viene chiesto: “Ordine, abbia pazienza”. Diminuiranno? E’ la domanda successiva e il sindaco fa una specie di pausa enfatica, visionaria, allungando le parole e guardando in alto: “Diminuiranno i tavolini? (sorride), ordine, ordine. Mi creda, ordine”.

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L’International coffee forum chiude assaggiando l’inedito cocktail Napoli sospesa a base di ingredienti campani e caffè

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Andrea Villa durante la preparazione del cocktail (immagine concessa)

NAPOLI – Si è chiusa con una sorpresa per il pubblico la prima edizione dell’International Coffee Forum, la due-giorni dedicata al mondo del caffè che si è svolta al Centro Congressi dell’Università Federico II di Napoli. Andrea Villa, coffee e mixology expert, al termine della manifestazione ha preparato un cocktail nuovo di zecca a base di ingredienti rigorosamente campani e caffè, che è stato battezzato Napoli sospesa.

E’ la sorpresa che il Forum ha fatto a Napoli, lasciando in eredità alla città una nuova bevanda pronta a diventare un cult metropolitano partenopeo, un atto d’amore verso il caffè e verso la città che lo ha reso grande ed autentico.

Napoli sospesa (immagine concessa)

Questa la sua composizione:

• vino di ciliegie, frutto molto utilizzato in Campania;
• liquore di fico, frutto che in Campania ha un legame fortissimo con l’Irpinia e il Cilento;
• Succo di mela proveniente dalle mele campane, prima tra tutte la mela annurca;
• Limone di Sorrento;
• Caffè;
• Ricotta di bufala e fiori d’arancio, vale a dire una icona gastronomica e i profumi tipici della cultura locale.

Completa il tutto una mise en place spettacolare, con il cocktail servito in un bicchiere a forma di riccio di mare su un vassoio che richiama il mare, i colori e il calore della terra campana.

“Da domani – affermano gli organizzatori – cominceremo a ragionare su quanto di grande è accaduto per Napoli e per tutto il mondo caffeicolo italiano. Hanno vinto la tenacia, il sacrificio, il volume dei toni colloquiali e costruttivi, il superamento di steccati – spesso creati ad arte da chi il caffè non lo ama, ma lo usa per tornaconto personale -, la sostanza dei fatti che sono accaduti in due giorni fantastici. Cosa accadrà domani e da dove si ripartirà? Le strette di mano dell’evento appena concluso ci hanno legato ancora di più a questo “mondo” oltre ogni interesse di parte”.

“L’obiettivo era unire ciò che qualcuno aveva diviso e la parola “torrefazioni” è tornata ad essere unica. Ora il tempo di pensarci su qualche giorno e poi ripartire a lavorare per la “prossima” edizione. Obiettivo Napoli? Forse. Ma in serata qualche telefono è squillato e il prefisso non era lo 081…”

E SCA Italy porta le gare del caffè al Salone DeGusto di Catanzaro: dal 15 al 18 novembre

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SCA Italy porta le gare del caffè al Salone DeGusto di Catanzaro (immagine concessa)

CATANZARO – Catanzaro si prepara ad accogliere per la prima volta una tappa ufficiale del circuito SCA Italy – Specialty Coffee Association, l’organizzazione internazionale che da oltre 25 anni promuove la cultura del caffè attraverso i World Coffee Championships, le competizioni più prestigiose al mondo dedicate ai baristi e agli appassionati del settore.

Dal 15 al 18 novembre 2025, all’interno del Salone DeGusto di Catanzaro, si svolgeranno tre delle competizioni più amate della scena specialty:
– 15 novembre – Gara Barista
– 16 novembre – Gara Brewers Cup
– 17 novembre – Gara Latte Art

Queste gare fanno parte delle selezioni ufficiali nazionali SCA Italy, che determineranno i finalisti per i Campionati Italiani 2026, previsti a Rimini nel mese di gennaio, e successivamente i rappresentanti italiani ai campionati mondiali del circuito World Coffee Championship.

“Siamo molto lieti di ospitare SCA Italy e la tappa sud delle selezioni del suo concorso: avere al nostro evento questo tipo di attività unitamente a quello di (in)formazione sul mondo del buon caffè, parte importante della cultura gastronomica italiana, è un ulteriore tassello che si aggiunge a un’offerta già ricca, rafforzando ancora di più la proposta di deGusto dedicata al Made in Italy di qualità per il mondo Ho.Re.Ca.” dichiara la fiera Salone DeGusto che ospita per la prima volta le tappe di selezione SCA

Sarà l’azienda la San Marco ancora una volta a trainare le selezioni con le loro macchine e macinacaffè. “Siamo felici di affiancare SCA Italy con le nostre macchine e grinders, in un evento che celebra il talento e la dedizione dei professionisti del caffè.” dichiara Marzia Pinto, responsabile marketing e comunicazione de La San Marco.

“Mettere le nostre attrezzature al servizio delle competizioni SCA Italy significa sostenere la cultura dell’espresso e valorizzare i baristi che ogni giorno, con impegno e creatività, portano avanti l’eccellenza italiana nel mondo.”

Le competizioni

Nella gara Barista, i concorrenti presenteranno due espressi e due bevande a base di latte, dimostrando competenza tecnica, sensibilità sensoriale e creatività.
La Brewers Cup premierà invece la miglior estrazione filtro, in cui ogni partecipante presenterà ai giudici il proprio caffè preparato manualmente, esaltandone aroma e gusto.

La Latte Art metterà in mostra la tecnica e la precisione dei baristi nella realizzazione di disegni in tazza, sia con latte vaccino che con bevande vegetali, utilizzando caffè di alta qualità fornito dai partner tecnici.

Le iscrizioni per la categoria Barista hanno registrato il tutto esaurito, a testimonianza dell’interesse crescente per il mondo dello specialty coffee e la formazione professionale dei baristi italiani.

Formazione e attività aperte al pubblico

La giornata di martedì 18 novembre sarà interamente dedicata a momenti formativi e divulgativi aperti a tutti i visitatori.

In programma:
“Introduzione al caffè. Conosciamo meglio la bevanda caffè” con Andrea Lattuada, coordinatore eventi di SCA Italy.
Un’introduzione ai fondamenti del caffè e alle differenze principali tra le diverse specie.

Workshop sulla pulizia e manutenzione delle attrezzature con Luca Ventriglia, a cura di Pulycaff,
per comprendere come la cura delle macchine influisca sul risultato in tazza.

Gioco sensoriale a cura di Jonathan Bruno della torrefazione Gambalunga, dedicato ai sapori dell’acqua nell’estrazione del caffè.

Un’occasione unica per professionisti, appassionati e curiosi di avvicinarsi al mondo della caffetteria specialty in modo coinvolgente, educativo e divertente.

Collaborazioni e sponsor

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra SCA Italy e gli organizzatori del Salone DeGusto, con il supporto di importanti sponsor del settore:
– La San Marco (macchine espresso e macinacaffè)
– BWT Water+More (filtrazione dell’acqua)
– Pulycaff (prodotti di manutenzione e pulizia)
– Oatly (bevande vegetali)
– Metallurgica Motta (attrezzature professionali)
– Club House (tazze per la Latte Art)
-Caffè Montano (torrefazione locale con caffè 100% arabica per la gara di Latte Art)

Un team di eccellenze che condivide la missione SCA: diffondere la cultura del caffè e valorizzare i professionisti che la rappresentano.

Quotidiani, espresso e brioche: all’Adoro Caffè di Udine va la riunione di redazione del Messaggero Veneto

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Una tazzina di caffè espresso

Perché fare la riunione di redazione tra quattro mura quando puoi trasformare un caffè in una piazza di confronto con i lettori?

È quello che ha deciso il Messaggero Veneto (insieme alle altre testate del gruppo Nem), portando la loro riunione del mattino tra cappuccini e cornetti, in pieno centro a Udine, all’Adoro Caffè di piazza Venerio. Un gesto che più di mille comunicati stampa dice: giornalismo = dialogo, partecipazione, territorio. Leggiamo in seguito alcune parti dell’articolo pubblicate proprio sul Messaggero Veneto.

Giornali, espresso e brioche: all’Adoro Caffè di Udine la riunione di redazione del Messaggero Veneto

UDINE – Coinvolgimento, partecipazione e dialogo con il territorio: tre punti saldi, a orientare il lavoro quotidiano del Messaggero Veneto e delle altre pubblicazioni del gruppo Nord Est Multimedia (Nem). Ecco perché giovedì mattina, e molte altre volte prima, la redazione ha traslocato dalla sede di viale Palmanova per spostarsi in centro, all’Adoro Caffè di piazza Venerio, e aprire il momento più importante del confronto quotidiano – la riunione del mattino – ai suoi lettori.

L’appuntamento, organizzato in collaborazione con il Fake News Festival, la rassegna per imparare a difendersi dalle notizie false, in programma fino a lunedì in città, ha trasformato i tavolini del bar in una piazza di dialogo e confronto tra i giornalisti e i cittadini.

«Questo momento rappresenta per noi – ha detto in apertura Gabriele Franco, ideatore e curatore della quarta edizione del festival – un format necessario, oltre che un’occasione per restituire qualcosa a un gruppo editoriale che ci ha dato tanto».

Tra i creatori e organizzatori della kermesse contro le bufale, infatti, ci sono molti giovani aspiranti giornalisti, parte integrante delle passate redazioni del Messaggero Veneto Scuola.

«Vedere crescere questi ragazzi e vedere che il loro interesse per il mondo dell’informazione si traduce in un festival dedicato proprio alle news, per noi è motivo di grande orgoglio» ha dichiarato Paolo Mosanghini, vicedirettore Nem con delega al Messaggero Veneto.

«Le riunioni in esterna rappresentano un momento di dialogo con i lettori e un’occasione per raccogliere le loro curiosità, osservazioni, esigenze ed eventuali critiche».

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Treviso, il prezzo dell’espresso rimane a 1,40 euro: è tra i più bassi in Europa

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caffè espresso
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

La media per la provincia di Treviso è di 1,40 euro a tazzina, con un aumento minimo rispetto allo scorso anno. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul portale Il Gazzettino.

Il prezzo del caffè a Treviso

TREVISO – Nonostante il forte aumento del costo della materia prima, il prezzo della tazzina di espresso servito al banco resta, per la provincia di Treviso, in media su 1,40 euro, con un aumento minimo rispetto allo scorso anno (1,34 prezzo medio tazzina), quindi appena pochi centesimi nell’arco di un intero anno ed in un periodo di inflazione. E questo capita anche se il costo della materia prima è fortemente aumentato.

In altri parti d’Italia e d’Europa questo si è tradotto con prezzi schizzati verso l’alto, invece il prezzo della tazzina di espresso in provincia di Treviso è rimasto relativamente stabile e si conferma tra i più bassi in Europa.

“I prezzi dei servizi spiega a Il Gazzettino la presidente di Fipe-Confcommercio Dania Sartorato – hanno andamenti diversi da quelli dei beni. L’aggiustamento dei listini è infatti più lento e si sviluppa in un arco temporale più lungo. Se si considera il 2022, quando iniziava la fiammata inflazionistica degli ultimi anni, il prezzo medio è incrementato di 15-20 centesimi, a fronte di un tasso di inflazione generale ben più alto e di un incremento dei costi fissi notevolissimo: affitti, costo del lavoro, plateatici, utenze. Non solo, noi esercenti, contribuiamo a mantenere un rituale, quello del caffè in pausa lavoro, che ha tutto il suo valore”.

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Fipe celebra i suoi primi 80 anni di consumi fuori casa: il giro d’affari supera i 96 miliardi

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Gli 80 anni di Fipe (immagine concessa)

ROMA – Negli ultimi cinquant’anni il comparto del fuori casa italiano ha vissuto una crescita straordinaria, diventando una delle infrastrutture sociali più importanti del Paese. Nel 1970 le imprese attive erano poco meno di 154 mila, oggi superano le 323 mila aziende.

Un’espansione che racconta non solo la forza economica del settore, ma anche la sua centralità nella vita quotidiana e culturale degli italiani, che è stata celebrata a Roma nel corso dell’Assemblea Pubblica di Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi, nell’anno dell’ottantesimo anniversario dalla sua fondazione.

L’Assemblea 2025, dal titolo “Impresa, bene comune” è stata aperta dall’intervento di Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio, per poi proseguire con la relazione del Presidente di FIPE Lino Enrico Stoppani e con la lectio magistralis del professore Giuliano Amato, Presidente Emerito della Corte Costituzionale, che ha concluso la sezione pubblica dell’Assemblea.

Al centro dell’evento sono state le riflessioni sul significato più autentico del fare impresa, con la sua funzione economica e sociale e la capacità di costruire coesione, dignità e benessere.

Nel quadro dell’Assemblea, la Federazione ha ribadito il ruolo della ristorazione come motore economico e sociale del Paese, capace di generare occupazione, identità locale e valore condiviso.

Nel 1970 i consumi fuori casa valevano 20,9 miliardi di eurolire. Nel 2000 il valore ha raggiunto i 51,4 miliardi di euro con una crescita reale del 146%. Nel nuovo millennio la crescita è proseguita ma a ritmi decisamente più contenuti: tra il 2000 e il 2024 l’incremento reale è stato del 5,5%. Tuttavia oggi il valore dei consumi fuori casa è arrivato a superare i 96 miliardi di euro correnti confermando che siamo oramai dinanzi ad un vero e proprio mercato “di massa”.

Una crescita che non si esaurisce nei soli risultati economici per quanto straordinari. Bar e ristoranti hanno rappresentato e rappresentano anche un presidio di socialità, di incontro e relazione che contribuisce a rafforzare il senso di comunità del Paese. Se negli anni Settanta il settore era caratterizzato soprattutto da piccole imprese familiari con una presenza territoriale diffusa, oggi su quell’ossatura si sono innestate nuove forme di imprenditoria che hanno contribuito a diversificare format commerciali e modelli di servizio.

“Ottant’anni di Fipe non rappresentano soltanto la storia di una Federazione, ma la storia viva di un Paese che, attraverso bar, ristoranti e locali, ha costruito socialità, lavoro, identità. Ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, Presidente Fipe-Confcommercio. Dal 1945 a oggi abbiamo accompagnato l’Italia nelle sue stagioni più difficili e nelle sue conquiste più importanti — dalla ricostruzione post-bellica al boom economico, dalla globalizzazione alle crisi recenti — restando sempre un presidio di fiducia, di legalità e di coesione”.

Lino Enrico Stoppani: “In ottant’anni abbiamo imparato che un pubblico esercizio non è solo un’impresa: è un presidio di comunità, un luogo dove si incontrano le persone, si condividono storie, si generano relazioni e opportunità. È, a pieno titolo, un bene comune. L’impresa, quando è animata da responsabilità, qualità e visione, contribuisce a migliorare la vita delle persone e a rafforzare il tessuto sociale del Paese. Celebrare oggi gli ottant’anni della FIPE significa rendere omaggio a generazioni di imprenditori che hanno dato dignità al lavoro e fiducia al futuro, trasformando un mestiere in un’arte, un servizio in un’esperienza, un’impresa in una comunità. Significa riconoscere che dietro ogni caffè servito, ogni piatto preparato, ogni sorriso offerto, c’è un contributo concreto alla crescita economica e al benessere collettivo”.

Stoppani: “Guardiamo avanti con la consapevolezza che il valore dei pubblici esercizi non si misura solo nei numeri, ma anche nella loro funzione sociale, nella capacità di tenere vive le nostre città, di costruire inclusione, di trasmettere cultura e identità. FIPE continuerà a essere la casa di questa fiducia e di questa responsabilità: una casa che rappresenta, unisce e dà voce a chi, ogni giorno, tiene viva l’Italia vera: quella che lavora e che crede in qualcosa che va oltre il proprio bancone, la propria vetrina, il proprio dehors. Quella che non urla, ma costruisce. Quella che non si lamenta, ma resiste, si rinnova, e si rialza sempre”.

Guido Repetto, presidente del Gruppo Elah Dufour Novi: “Abbiamo investito 40 milioni negli ultimi tre anni e senza indebitarci”

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flavio repetto
I loghi Elah, Dufour e Novi

Guido Repetto, che ha raccolto l’eredità del padre Flavio, illustra dati, filosofia e modus operandi dell’azienda. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo di Maurizio Iappini per il quotidiano La Stampa.

Gli investimenti dell’azienda

NOVI LIGURE (Alessandria) – Ci sono le tute blu e quelle bianche, quest’ultimo è il colore del settore agroalimentare, dove gli operai lavorano con il marchio dell’azienda che si staglia sullo sfondo candido della loro divisa da lavoro. Se in città le tute blu vivono uno dei momenti più neri, quelle bianche, almeno alla Elah Dufour Novi, operano in un clima di crescita continua, fatto di investimenti, aumento di fatturato e programmazione a lungo termine.

Volano gli investimenti

Quello che la Novi di Guido Repetto continua a fare nel solco di una tradizione che vede la sua famiglia alla guida di una delle industrie del cioccolato più iconiche del settore.

Spiega il dottor Repetto, come lo chiamano le sue maestranze, a La Stampa: “Siamo a Novi dal 1985 quando trovammo una situazione ai limiti del fallimento. Da allora il nostro credo è stato quello di investire e non ci siamo mai tirati indietro. Il nostro stabilimento lo dimostra come estensione e come investimenti. Anche in questi anni, nonostante un mercato gonfiato dalla bolla dei costi lievitati delle materie prime – il cacao è passato dai 3 mila ai 12 mila dollari a tonnellata – gli investimenti non sono mancati quasi senza ricarichi sui nostri consumatori”.

Conclude: “A Novi abbiamo ammodernato alcune linee produttive sfiorando i 40 milioni di investimenti negli ultimi tre anni, senza indebitamento con le banche, con la filosofia secondo la quale gli utili non si dividono ma si investono nell’azienda. Per certi versi, siamo una società per azioni che pensa quasi da cooperativa”.

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