sabato 24 Gennaio 2026
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Colazione: il caffè è sempre il re ma gli italiani la vogliono dolce, sana e abbondante

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colazione all'italiana
Colazione all'italiana

MILANO – Il caffè resta il re di tutti i tipi di colazioni nel mondo. Ma attorno a tazze e tazzine c’e’ un mondo perché Paese che vai colazione che trovi. Per esempio in Italia, patria del binomio “cappuccino-cornetto”, la prima colazione era e resta dolce. Cioè a base di burro e marmellata, caffè o cappuccino, cornetti e biscotti.

Il primo pasto della nostra giornata Ë in tutto e per tutto sostenibile, sano e naturale. E questo accade anche quando andiamo all’estero, come più spesso avviene d’estate. A confermarlo c’è stato ora un sondaggio di Hotel.com, leader mondiale nella prenotazione online, che ha chiesto a 2.400 viaggiatori di 21 Paesi diversi quali siano le loro abitudini mattutine, svelando le preferenze dei nostri connazionali in materia di breakfast.

Gli italiani amano abbuffarsi quando sono in vacanza e non rinunciano a scoprire i sapori locali, ma per loro niente uova stapazzate e bacon.

E non si rinuncia, quasi mai, alla colazione in albergo: l’80% dei nostri connazionali quando Ë in hotel la fa tutti i giorni, il 20% ne approfitta occasionalmente.

Il buffet Ë apprezzato anche dal 78% degli intervistati a livello mondiale. Il primo pasto della giornata È considerato da molti il più importante ed è forse anche per questo che gli italiani amano farlo particolarmente abbondante.

Basti pensare che il 51% non si alza dal tavolo se ‘non ha provato tutto quello che c’è, il 36% afferma di tornare al buffet ‘a servirsi più volte’ e il 18% non è soddisfatto se il piatto non è straripante.

Non manca neppure chi ammette di nascondere un po’ di cibo della colazione per mangiarlo successivamente (lo fa il 9% degli italiani).

Differenze si riscontrano anche riguardo la tipologia della colazione. Tutti i Paesi sono pressoché concordi: la colazione continentale

Ë la migliore e la piè diffusa, soprattutto quando si è a casa. Il 35% degli italiani e il 17% degli intervistati di tutto il mondo, infatti, confessa di amare la colazione a base di portate dolci.

Tuttavia, mentre gli italiani non rinunciano al quella continentale nemmeno in vacanza, e il 13% di loro preferisce addirittura portarsi da casa gli ingredienti, i gusti cambiano per i turisti del resto del mondo, il 29% dei quali in hotel mangia volentieri uova con bacon e toast.

A livello mondiale, invece, l’english breakfast non ha rivali: il 17% dei viaggiatori la ritiene la migliore, seguita da quella americana (14%) e francese (11%).

Uganda: produzione in crescita secondo l’ultimo rapporto Usda

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ucda Uganda mercati
Caffè prodotto in Uganda

MILANO – La produzione di caffè dell’Uganda nell’anno in corso è stimabile in circa 3 milioni di sacchi, in marginale ripresa rispetto ai 2,894 milioni dell’anno trascorso. Per 2011/12 (ottobre-settembre) è previsto un ulteriore lieve incremento a 3,2 milioni di sacchi.

Così il Report del servizio agricolo estero (Fas) del minagricoltura americano (Usda) dedicato al secondo paese produttore africano, diffuso alla fine della settimana scorsa. Il documento informativo è stato redatto dagli specialisti degli uffici di Nairobi e approvato dal responsabile Fas per l’Africa.

I robusta guadagnano leggermente sull’anno precedente passando dai 2,077 milioni di sacchi del 2009/10 ai 2,1 di quest’anno (+1,1%).

Più consistente la crescita degli arabica che passano da 817 mila a 900 mila sacchi (+10,16%). Secondo l’autorità per lo sviluppo del caffè dell’Uganda (Ucda), la produzione crescerà ulteriormente il prossimo anno, specialmente nel caso degli arabica, per effetto dei maggiori investimenti resi possibili dall’aumento dai prezzi del caffè verde, ma anche delle positive ricadute del programma governativo denominato campagna per la produzione del caffè.

Produzione a 4,5 milioni entro il 2015

Le autorità di Kampala puntano a portare la produzione nazionale a 4,5 milioni di sacchi entro il 2015. Ma come osserva il rapporto, tale disegno deve fare i conti con l’imprevedibilità climatica, le malattie crittogamiche (ruggine del caffè per gli arabica e tracheomicosi per i robusta), l’impoverimento dei suoli.

Inoltre il rinnovo degli arbusti non sta procedendo ai ritmi preventivati. L’export è stato nel 2009/10 di 2.668.971 milioni di sacchi, con i robusta a costituire il 73% circa del totale. Il 72,65% delle esportazioni ha preso la strada dei paesi dell’Unione Europea. Seconda destinazione più importante il Sudan, con il 19% del totale.

Quote più marginali sono state assorbite da Svizzera, Usa e Israele. Varata nel 2006, la già citata campagna per la produzione del caffè ha consentito il raggiungimento di alcuni importanti risultati.

Grazie al contributo dell’istituto di ricerche sul caffè dell’Uganda hanno sviluppato 7 nuove varietà di caffè resistenti alla tracheomicosi di cui hanno avviato gradualmente la diffusione in tutto il paese. Infine intensificata la diffusione delle buone pratiche agricole tra i produttori.

Produttività dell’Uganda da 0,5 a 1,2 kg per pianta

Sono sorte forme associative tra i produttori ai fini della commercializzazione comune del caffè e del migliore accesso agli input produttivi. Tali interventi hanno consentito di portare la produttività media da 0,5 a 1,2 kg per arbusto.

La collaborazione con il Coffee Quality Institute (Cqi) ha reso possibile la commercializzazione nei circuiti dell’alta qualità delle migliori produzioni di arabica e robusta.

I caffè ugandesi sono stati oggetto di presentazioni e promozioni in occasione di due eventi internazionali di assoluto rilievo quali la Conferenza Eafca di Arusha e la fiera Scaa di Houston, rispettivamente a febbraio e aprile di quest’anno.

I consumi interni rimangono bassi, ma con un notevole potenziale di crescita testimoniato dal successo crescente riscosso, soprattutto tra i giovani, dalle caffetterie all’americana, che sorgono sempre più numerose nella capitale e negli altri principali centri urbani.

La Giamaica ha scelto una miss per rilanciare il Blue Mountain in Giappone

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barilotto caffè jamaica blue mountain
Il classico barilotto di Giamaica Blue Mountain

MILANO – Yendi Phillipps, che ha rappresentato la Giamaica nei concorsi di Miss Mondo 2007 e di Miss Universo 2010, sarà la testimonial di una nuova campagna promozionale, che l’associazione degli esportatori giamaicani di caffè si accinge a varare, in collaborazione con l’associazione giapponese degli importatori di caffè giamaicani, per rilanciare il mitico Jamaica Blue Mountain. In particolare in Giappone.

Intitolata “JBM Golden Balance Campaign”, la campagna avrà come target principale i consumatori ad alto potere di acquisto di età fra i 30 e i 50 anni di età.

Le prime apparizioni in terra nipponica della reginetta di bellezza caraibica sono previste per questa settimana. Yendi parteciperà anche a un evento in occasione della giornata del papà, ricorrenza che viene festeggiata ogni anno in Giappone la terza domenica di giugno.

La nuova campagna punta a rilanciare le vendite del pregiato chicco giamaicano nel paese del Sol levante, che hanno subito l’anno scorso, a causa della crisi economica, un calo del 40%.

Prima della recessione, il Giappone comprava l’85% del caffè giamaicano. Si apprende intanto che Starbucks ha aumentato del 60% gli acquisti di caffè Blue Mountain allo scopo di accrescere la visibilità della preziosa varietà giamaicana nei propri locali top.

Secondo il quotidiano Financial Gleaner, la multinazionale americana ha sottoscritto, con l’esportatore Gold Cup Coffee Company, un contratto per la fornitura di 110 barilotti di Blue Mountain per un totale di 7.700 chilogrammi.

Le prime consegne sono avvenute ad aprile.

Secondo le statistiche della Bank of Jamaica, l’export giamaicano di caffè ha subito un calo del 37% nei primi 4 mesi di quest’anno. Ciononostante, il caffè rimane la seconda voce dell’export agricolo dell’isola.

L’ufficio? Si trasferisce al bar: tra caffè e lap top, un tavolo e il wi-fi

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caffè ufficio diabete
L'ufficio al bar

MILANO – L’ufficio? All’estero è già una realtà: nel nostro Paese un po’ meno, ma la strada è tracciata: lavorare al bar è un’abitudine che comincia a diffondersi e già coinvolge un certo numero di persone, soprattutto lavoratori autonomi che scelgono di rinunciare all’ufficio vero e proprio a favore di un luogo di business meno convenzionale, ma altrettanto funzionale.

E la diffusione della rete wi-fi offerta dai pubblici esercizi è una potente spinta in questa direzione. La prima idea risale al britannico Edward Lloyd che, nel 1688 aprì un modesto caffè a Londra. Il locale ben presto si affermò grazie alla bontà delle bevande servite e, soprattutto, in virtù della sua posizione strategica,

Cominciò infatti ad essere frequentato da un gran numero di commercianti, armatori e broker di assicurazione. Insomma, la caffetteria divenne un luogo ideale per fare affari, in particolare per stipulare l’assicurazione marittima.

E da quel locale sono nati i Lloyd’s di Londra. Insomma, lavorare al bar è una storia che ha origini lontane e non banali. In fondo, soprattutto in tempi di crisi economica, per svolgere attività professionale bastano un tavolo, una tazzina di caffè e la connessione wi-fi alla Rete, meglio ancora se offerta gratuitamente dal locale.

Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna gli Internet bar sono ormai sedi di lavoro non formali per un discreto numero di lavoratori autonomi: secondo il quotidiano britannico “The Indipendent”, oggi ci sono circa 10.000 negozi di caffè nel Regno Unito, in un mercato che vale 5 miliardi di sterline, e il loro numero è in crescita.

Ci sono poi alcune grandi catene, come Starbucks o Costa, che considerando con favore l’aumento delle consumazioni e la fidelizzazione dei clienti ottenuta in questo modo e quindi incoraggiano il lavoro presso i loro esercizi,i, l’ufficio al bar

Il fatto che le persone monopolizzino per molto tempo i tavolini e le postazioni non è affatto visto di cattivo occhio: chi vuole lavorare trova in molti caffè le condizioni per sistemarsi al meglio, con punti di presa per laptop e dispositivi palmari e persino grandi tavoli per eventuali riunioni o aree del locale attrezzate per colloqui e pranzi di lavoro.

In Italia il fenomeno dell’ufficio al bar è ancora poco diffuso anche se qualcosa di sta muovendo, in particolare nelle grandi città. “Da noi intanto – spiega Tullio Galli, direttore della Fiepet-Confesercenti – c’è un limite posto dalla dimensione dei bar: in media questi locali in Italia sono ampi 70-80 mq e per realizzare le postazioni internet o installare il wi-fi destinato a molte persone ci vuole più spazio”.

Per poter funzionare da ufficio in modo efficace, il locale deve avere alcune caratteristiche.

Oltre alle dimensioni adeguate e alla connessione alla Rete, secondo gli esperti, l’internet café deve essere non troppo rumoroso, o sarebbe poco professionale, né troppo tranquillo, per non mettere in imbarazzo i soggetti sensibili.

Attualmente, spiega Tullio Galli “solo il 10% circa dei bar mette a disposizione dei propri clienti una connessione internet.

Ci sono stati problemi burocratici che hanno ritardato la diffusione di Internet nei locali pubblici, ma ora sono superati e per noi tutto quello che porta lavoro ed economia all’interno di un esercizio è benvoluto”.

Effetti allucinogeni? «Possibile se si è sotto stress», dice Università australiana

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café no stress
café no stress

MILANO – Il consumo eccessivo di caffè, se associato allo stress, può avere effetti allucinogeni: è quanto sostengono i ricercatori de La Trobe University di Melbourne (Australia) in uno studio pubblicato su Personality and Individual Differences.

La ricerca ha contato su 92 partecipanti ai quali hanno dovuto ascoltare un ”rumore bianco’. Si tratta di un suono caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze.

E di riferire ogni volta che avessero percepito la canzone ”White Christmas” di Bing Crosby, che in realtà semplicemente non c’era. Al termine dell’esperimento è emerso che i soggetti più stressati. E che contemporaneamente risultavano anche forti consumatori di caffè, avevano mostrato una maggior propensione a credere di aver sentito il brano.

Ma noin tutti la pensano allo stesso modo perché il caffè è un notorio anti stress.

Lavazza Nims, la musica di quello spot è da Oscar

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Marco Versari spot Lavazza Nims
Marco Versari autore della musica per lo spot Lavazza-Ims

FORLÌ – Le note di un tango argentino si infiammano sullo sguardo di un attore in total black che si avvicina ammiccante verso la nuova macchina per il caffè Lavazza Nims. Uno spot di successo. Ideato dall’agenzia forlivese Neri Marini e trasmesso sui canali Rai e Mediaset per diversi mesi tra il 2010 e il 2011.

E che ha letteralmente sbancato, insieme allo spot Amadori ideato dall’agenzia Menabò, il Media Stars, il premio tecnico della pubblicità italiana che si è concluso il 31 maggio a Milano.

Tra i riconoscimenti ricevuti dai talenti di casa nostra spicca la special star per la miglior colonna sonora sezione Televisione e cinema, per lo spot Lavazza Nims, consegnata al musicista, compositore, arrangiatore e produttore forlivese Marco Versari.

Al lavoro da 12 anni

Il lavoro per Lavazza Nims non è un avvio. «Da 12 anni mi occupo di audio per la comunicazione a 360 gradi, dalla pubblicità al doppiaggio per il cinema — afferma Versari —. Ho la mia azienda di produzioni audio che ha un dipendente e vari free lance che mi aiutano nei lavori commissionati da diverse agenzie per i settori tv, radio, cinema e pubblicità».

Il Media Stars è la ciliegina sulla torta per il compositore che dal 2003 sta facendo incetta di riconoscimenti. Di quell’anno sono il primo premio Cortolazio per la miglior musica per ‘Che fine hanno fatto gli etruschi?’ e il primo premio Teatrermitage per la miglior musica di uno spettacolo teatrale per ragazzi.

Premio per la miglior musica, poi lo spot Lavazza Nims

Ma non è finita. Perché l’anno successivo, il 2004, il forlivese ha conquistato pure il premio ‘Strega gatto’. Premio che è conferito da Eti per le musiche dello spettacolo ‘I musicanti di Brema’. Poi, nel 2008, il primo premio Cinema Capitol Bolzano come migliore musica per il corto ‘Bolzano Jamme Ja’. La conferma nella musica per lo spot Lavazza Nims.

Milena Montefiori

 

Argenta: cambia il mondo del lavoro, il dipendente vuole più indipendenza

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Gruppo Argenta
Il logo Argenta

MILANO – Alessandra Bergamo è la direttrice delle risorse umane del Gruppo Argenta, azienda leader nella distribuzione automatica di cibi, bevande e altri prodotti. Ma è anche una manager di lungo corso che ha studiato e analizzato il modo in cui gli individui si approcciano al lavoro.

«E posso dire che in Argenta ho visto dei grandi cambiamenti, soprattutto negli ultimi anni».

Cambiamenti di che tipo? È sempre più frequente, ad esempio, che un candidato a una posizione aperta nel nostro gruppo chieda una tipologia contrattuale non rigida, che consenta anche al lavoratore una flessibilità di orario, movimento e operatività più ampia rispetto a quella consentita da un contratto a tempo indeterminato.

Di contro, in cambio di questa minore certezza, chiedono una retribuzione che sia fortemente legata ai risultati, con degli obiettivi di medio termine da raggiungere.

Quindi nessun timore di perdere il posto? No, soprattutto da parte di chi ha già acquisito una buona esperienza nel proprio settore.

Questi lavoratori sanno bene di essere delle risorse per le aziende, e sono loro i primi a dire che non vogliono un posto a tempo indeterminato che rischia di limitarne i movimenti.

Chi sono questi lavoratori che bussano alla porta dell’Argenta?

Sono manager che hanno già sviluppato la loro carriera altrove e che chiedono di poter far fruttare in azienda la loro esperienza, o sono persone che arrivano da esperienze imprenditoriali.

Questi ultimi in particolare hanno magari un interesse verso determinati ambiti e vogliono approfondirli, ma non hanno alcuna intenzione di diventare dei dipendenti: finito il loro compito potrebbero tornare a lavorare in proprio.

Per le aziende dov’è il beneficio?

Innanzitutto nel fatto che molte, ad esempio tra le piccole e medie, non avrebbero la possibilità di assumere questi lavoratori così esperti in pianta stabile. Offrendo invece contratti flessibili in cambio di una remunerazione elevata legata agli obiettivi riescono a poter utilizzare queste professionalità.

E poi c’è un beneficio per l’intera struttura: si abbatte lo stress e ci si focalizza sui compiti. In che senso? Nel senso che se si porta avanti una politica di questo genere, si ha una forte focalizzazione sul business e non si disperdono le energie in altre attività che nulla hanno a che fare con il lavoro.

Chi occupa una determinata posizione nell’impresa lo fa non per “politiche” aziendali o altro, ma per conseguire un obiettivo. In questo modo si abbattono le tensioni, lo stress è solo positivo e non legato a gelosie e si lavora meglio insieme perché tutti hanno interesse a collaborare e a portare a casa il risultato.

India, in costante aumento il consumo di caffè e tè

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coffee board of india consumo di caffè e tè in india
Il logo del Coffee Board indiano

NEW DELHI – Nonostante la rapida crescita di succhi di frutta in bottiglia e bevande gassate, il consumo di caffè e tè sta salendo in India. Il consumo di caffè è aumentato del 6% negli ultimi anni, mentre il consumo di tè ha mostrato una crescita del 3% annuo.

L’innovazione di prodotto e strategia di marketing meglio hanno contribuito a diffondere la domanda di caffè a nord dell’India. Tea continua a bere l’uomo comune in tutto il paese.

La diffusa popolarità di bevande gassate supportati da intense campagne di promozione non ha un’ammaccatura sul consumo di caffè e tè. Bar e caffè funghi hanno fatto bere il caffè alla moda in città.

Il consumo di caffè è stato aiutato dal crescente urbanizzazione e una maggiore reddito disponibile.

Certo, l’India meridionale come una regione ha il maggior numero di bevitori di caffè. Ma un recente sondaggio condotto da Coffee Board mostrano che negli ultimi tempi più di crescita del 50% proviene da regioni non-sud.

Il presidente del Coffee Board Jawaid Akthar ha detto che il consumo di caffè ha mostrato una crescita media annua del 6% dal 2000. Nei decenni precedenti, la crescita è stata appena del 2%.

“Oltre ai punti vendita di fascia alta, il consumo di caffè solubile è in aumento in India del nord. Il nostro tentativo è quello di diffondere caffè nella regione, eliminando il concetto che è difficile da fare,” ha detto.

La percentuale di bevitori occasionali di caffè è aumentato negli ultimi anni nelle regioni non-sud. La scheda è appassionato di sfruttare questo potenziale di stati non-sud. il consumo di tè è in crescita del 3% ogni anno.

“E ‘più di bere un uomo comune e utilizzati nel 90% dei nuclei familiari del Paese”, ha detto Sujit Patra, segretario congiunto di Indian Tea Association.

Il maggiore consumo di caffè e tè sta accadendo in un momento in cui l’India sta rapidamente emergendo come uno dei principali mercati per soft drink e succhi di frutta.

“L’India è un mercato centrale per la Coca-Cola. L’azienda, l’India è stata crescente negli ultimi 19 trimestri,” ha detto il portavoce ufficiale della società.

Eduardo de Filippo, Jacob e Giuseppe Verdi: tre frasi celebri per il caffè

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eduardo de filippo
Eduardo de Filippo nella scena famosa per la frase sul caffè

MILANO – Personaggi famosi, attori, cantanti ed artisti si sono più volte espressi su cosa fosse per loro il caffè. Da Eduardo De Filippo, in Fantasmi a Roma (1961)

Ecco la frase celebre di Eduardo de Filippo: “Quando io morirò, tu portami il caffè, e vedrai che io resuscito come Lazzaro.”

Al giornalista ed autore tedesco Heinrich Eduard Jacob… “La scoperta del caffè fu, a suo modo, importante quanto l’invenzione del telescopio o del microscopio. Il caffè infatti ha inaspettatamente intensificato e modificato le capacità e la vivacità del cervello umano.”

…fino al nostro Giuseppe Verdi: “Il caffè è il balsamo del cuore e dello spirito.”

Francesco Sanapo rappresenterà l’Italia ai Mondiali caffetteria di Bogotà

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caffè corsini Francesco sanapo
Francesco Sanapo durante le prove

MILANO – Francesco Sanapo, istruttore e specialista della Torrefazione Caffè Corsini di Badia al Pino in provincia di Arezzo, rappresenterà l’Italia al Campionato mondiale Baristi caffetteria, presentando, dal 2 al 5 giugno a Bogotà, una personale miscela, studiata in Honduras, con il chicco di caffè più grande al mondo.

Sarà la classica sfida del Wbc, che tutti i concorrenti hanno affrontato nelle selezioni nazionali. Quindi una gara in 15 minuti dove preparare 4 espressi, 4 cappuccini e 4 bevande alcoliche base di caffè.

“Al mondiale ci vado con un caffè speciale – ha detto Sanapo nei giorni scorsi -, una miscela che io stesso ho selezionato in Honduras direttamente dalle fazenda, scelta tra 35 qualità diverse. Tra queste, la specie arabica varietà Maragogype, lavorata con un processo naturale, mi ha conquistato”.

Sanapo, originario di Specchia nel Salento (Lecce) è da anni responsabile master della Caffè Corsini.

Questo sarà il suo secondo assalto al mondiale perchè, vincitore delle ultime due edizione del campionato italiano baristi, si era già presentato alla sfida di Londra dove si classificò soltanto diciottesimo.

Come è fin troppo noto al Wbc l’Italia, benché sempre in gara, non ha mai vinto

Questa volta con Sanapo il movimento italiano riproverà con Sanapo a fare meglio dei quasi 60 concorrenti che da tutto il mondo si sono dati appuntamento per questa settimana nella capitale colombiana.

Dove Sanapo presenterà la sua miscela speciale al cospetto di una giuria di esperti del settore, provenienti da ogni parte del mondo, che valuteranno ogni prestazione secondo il gusto, la pulizia, la creatività, l’abilità tecnica e la presentazione del prodotto.

Il chicco di caffè scelto da Sanapo è il più grande del mondo, chiamato anche ‘chicco elefante’.

Un aroma unico

“Ciò che presenterò – ha spiegato Sanapo – avrà i sapori della prugna, dell’albicocca e miele con una leggera nota di scorza di arancia. Il retrogusto sarà di cioccolato. In questa nuova miscela, lavorata tutta al naturale, ho trovato quello che cercavo: un aroma dolce e al contempo corposo”.

Scovato direttamente in Honduras da Francesco Sanapo

“Sono stato in Honduras – ha aggiunto Sanapo – nella Montagna dei fiori a 1.480 metri di altezza, zona che vanta un meraviglioso clima. Sul punto più alto della montagna ho trovato la pianta di caffè da cui ho lavorato la miscela che porterò al campionato del mondo”.

Per ottenenere il biglietto per la finale – pagato dagli sponsor del capitolo italiano Scae coordinato da Andrea Lattuada: per saperne di più si può consultare il sito dell’associazione con tutte le regole che regolano la sfida mondiale http://www.scae-italia.it/evento-scheda.htm?id=171 – lo scorso marzo Sanapo si è aggiudicato, per la seconda volta consecutiva, il Campionato italiano baristi caffetteria alla Fiera alberghiera Tirreno CT di Carrara. Ha sbaragliatoo i finalisti selezionati nei mesi precedenti dagli oltre 250 concorrenti in gara e distanziando di circa 100 punti il secondo classificato.

Un distacco enorme per una sfida sempre così ravvicinata, frutto del lungo lavoro di studio e di tanta esperienza maturata in anni di corsi di formazione ed approfondimento.

Naturale che tra gli aspetti vincenti di Sanapo, almeno fino alla fase nazionale, ci sia stato anche il supporto della Corsini Cafè e la fiducia del dottor Patrick Hoffer, Presidente di Corsino Corsini S.p.A., che gli ha dato la possibilità di creare una miscela da competizione, nata nel laboratorio di qualità dell’azienda toscana.

Francesco Sanapo e Corsini sono un binomio che lavora per ampliare la figura del barista e della caffetteria in un contesto innovativo e dinamico, sfruttando l’ampia conoscenza della torrefazione del settore ristorazione

Sanapo da anni lavora per la scuola di caffetteria della Corsini “Master Bar”, nata come scuola di formazione professionale sul mondo del bar e del caffè.

E via via evoluta ed è diventa una scuola che crede nell’arte di eccellere e vuole insegnare come essere superiori per professionalità e servizio.

Aperti a tutti gli addetti al settore della ristorazione, i corsi tenuti da Francesco Sanapo mirano a fornire le conoscenze necessarie, la creatività, l’innovazione e i consigli su come interagire con il cliente.

Oltre alla formazione, diamo il nostro supporto nell’organizzazione di alcune tappe del campionato italiano baristi caffetteria valide per la qualificazione al World Barista championship.

Per far questo vi accompagna un team di professionisti. Responsabile Master Bar: Francesco Sanapo; Assagiatore laboratorio qualità: Michele Anedotti ;Responsabile laboratorio qualità: dottoressa Barbara Bendoni; Responsabile tecnico attrezzature bar: Enrico Pieracci.

Sanapo, che ha 31 anni, ha iniziato lavorando nella caffetteria di suo padre. È stato scelto come uomo immagine per il settore caffè della Fiera Sigep di Rimini 2012; manifestazione che punta sull’alta qualità, e che lo supporta al mondiale a Bogotà.

Potete seguire la sua avventura sul blog http://francescosanapo.blogspot.com/ e sulla pagina ufficiale di facebook “Francesco Sanapo”.