mercoledì 21 Gennaio 2026
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Caffè nei pubblici esercizi: l’analisi 2011 CSI sui bilanci del settore

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CSI analisi bilanci 2011
L’analisi dei bilanci del 2011

MILANO – Il bilancio somma calcolato nel volume CSI-Competitive Sectorial Indicator per il settore del caffè nei pubblici esercizi composto da un campione di torrefazioni medie, medio-grandi con una percentuale di specializzazione di oltre il 50% del fatturato caffè realizzato nel canale pubblici esercizi, al netto delle esportazioni, mostra buone dinamiche nel 2010, nonostante il periodo non certo dei più favorevoli, con buone performance in termini di ricavi netti, che fanno registrare una variazione positiva del 3,7% dal 2009 al 2010, e patrimonio netto, che cresce del 4,3%, ma un margine operativo lordo che flette dell’1,1% dal 2009 al 2010.

Considerando i 3 gruppi strategici individuati da Competitive Data, “torrefazioni trend setter”, “torrefazioni follower” e “torrefazioni minori”, vengono comprese nel bilancio somma di settore prevalentemente le torrefazioni del secondo gruppo, le “follower”, essendo le torrefazioni appartenenti al gruppo strategico delle leader molto più export-oriented e con una forte incidenza del canale retail sul fatturato complessivo.

Tempi di pagamento, indici direzionali e produttività

Com’era prevedibile sono aumentati i tempi di pagamento ai fornitori, da 94 a 102 giorni in media, mentre fanno registrare un lieve miglioramento i tempi di riscossione dei crediti verso clienti, passati da 89 a 85 giorni, probabilmente in sintonia con le performance e strategie della maggior parte delle aziende che compongono il campione analizzato, che si distinguono per importanti azioni di fidelizzazione della clientela, e anticiclicità dell’andamento delle quote di mercato rispetto ai trend di settore.

Mostrano un buon andamento i principali indici direzionali: il ROE passa dal 5,8% del 2009 al 6,2% del 2010, il ROS dal 7,5% al 7,9%, il ROI dal 5,3% all’8,4%, flette leggermente l’incidenza della gestione extra-caratteristica che si riduce da 1,0 a 0,9.

C’è ancora da migliorare sul fronte della produttività: mentre i ricavi per addetto crescono del 2,7% nel 2010, il valore aggiunto per addetto rimane praticamente stabile. Buoni gli equilibri finanziari complessivi, margine di struttura, margine di tesoreria e capitale circolante netto segnano un leggero miglioramento nel 2010, anche se di lieve entità, e rimangono praticamente stabili leverage e quick ratio che indicano un livello di indebitamento medio equilibrato e una liquidità consolidata.

Le torrefazioni “top performer”

Dinamiche ancora più interessanti riguardano le torrefazioni del gruppo “top performer”, campione ottenuto estrapolando dal bilancio somma di settore un sotto-campione di aziende accomunate da indicatori di redditività superiori alla media, e che nell’ultimo esercizio considerato sovraperformano per tutti gli indicatori considerati e, rispettivamente: capitale circolante netto +29,4% rispetto alla media di settore, margine di tesoreria +37,5%, margine di disponibilità +60,5%, mentre il livello di indebitamento (leverage) è più basso, e maggiormente performante l’indice di liquidità immediata (quick ratio).

Giandomenico De Franco
Amministratore Unico Competitive Data

Per informazioni sulle analisi Compedata
info@compedata.com
Tutti i restanti prodotti relativi alla linea caffè sono visibili sul sito www.compedata.com

xIn Brasile il governo raddoppia i fondi per il finanziamento delle scorte

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Brasile mercati somar colombia Comexim
La bandiera del Brasile

MILANO – Il governo del Brasile raddoppierà quest’anno gli stanziamenti per finanziare l’immagazzinamento del raccolto 2012/13 mettendo a disposizione dei produttori circa un miliardo e mezzo di reais (644 milioni di euro). L’annuncio è stato dato in un comunicato dal ministero dell’agricoltura.

Parlando a margine delle riunioni Ico, il direttore del dipartimento del caffè presso il dicastero agricolo del Brasile Edilson Martins de Alcantara ha dichiarato che tale ingente stanziamento aiuterà i produttori a immagazzinare il proprio caffè per venderlo o al momento più opportuno contribuendo così anche alla stabilizzazione dei prezzi.

Dal Brasile all’Uganda: boom per le esportazioni di caffè pregiato

Dopo aver adocchiato l’andamento del Brasile, spostiamo l’attenzione su un altro Paese produttore. Non si arresta in Uganda la progressione nelle esportazioni di caffè, tra le coltivazioni a maggior valore aggiunto per l’economia locale e una delle merci più pregiate per l’ingresso nel Paese di valuta estera.

A febbraio, secondo i dati del ministero dell’agricoltura di Kampala, la capitale del Paese, sono stati esportati circa 250mila sacchi da sessanta chili di caffè ciascuno, in crescita di 26 punti percentuali rispetto ai 195mila sacchi venduti all’estero nello stesso mese dello scorso anno.

L’incremento della produzione

L’incremento nella produzione di caffè made in Uganda, che vanta il primato di essere il primo produttore africano di fagioli, è legato tra l’altro all’innovazione dei processi agricoli, all’aumento dell’estensione dei terreni dedicati alle piantagioni di caffè, alle favorevoli condizioni meteo.

Il risultato ottenuto a febbraio 2012, superiore anche rispetto alle più ottimistiche previsioni, ha permesso ai tecnici del ministero di aumentare le stime per l’intero raccolto 2011/2012, ora atteso sui 3,2 milioni di sacchi, contro i tre milioni previsti in precedenza.

Vending: raggiunto l’accordo tra Ivs Italia e la spac di Vito Gamberale & c.

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Ivs Group coffeecapp
Il logo Ivs group

MILANO – Una nuova eccellenza italiana sta per approdare al listino di borsa. Diventa ufficiale l’accordo tra il leader italiano del settore vending, Ivs Italia, e la special purpose acquisiton company (spac) Italy 1 Investment.

I rispettivi consigli di amministrazione hanno approvato il 2 marzo i termini della Business Combination che precede dapprima la fusione per incorporazione di Ivs Italia nella spac, in modo da mantenere lo status giuridico di società quotata sulla Borsa Italiana.

Ivs Group fattura circa 270 milioni

Con un margine operativo lordo (ebitda) di quasi 60 milioni. Italy 1 Investment ha tra i fondatori Vito Gamberale, Carlo Mammola, Gianni Revoltella, Roland Berger, Florian Lahmstein e Gero Wendenburg.

Costoro, a meno che non esercitino prima della fusione il diritto di recesso dall’investimento da 150 milioni effettuato nel veicolo a inizio 2011, riceveranno tutti insieme tra il 35% e il 45% della società risultante dalla fusione.

Gli azionisti storici mantengono in controllo e la sede viene spostata in Italia

Gli azionisti storici di Ivs, circa una quarantina capeggiati dal presidente fondatore Cesare Cerea e da una squadra di soci-manager, manterranno a loro volta il controllo attraverso una holding comune ed è presumibile che accettino impegni di non vendere le proprie azioni per un determinato periodo.

Poiché l’incorporante è di diritto lussemburghese, a fusione avvenuta, la sede legale sarà trasferita in Italia e assumerà il nome dell’azienda operativa, Ivs. Il flottante in borsa sarà inizialmente rappresentato dalla quota nelle mani dei investitori di Italy 1 e dal quale, gradualmente, dovrebbe nascere un mercato secondario.

Le aspettative degli analisti

Quanto alle valutazioni, il settore del vending in cui opera Ivs è sicuramente uno dei più attraenti, come in genere tutta la somministrazione di alimenti outdoor e la logistica specializzata, che presentano margini attraenti e trend strutturali in crescita.

Per questo, i multipli attesi dagli analisti sono a livelli piuttosto elevati, almeno attorno a otto volte l’ebitda. Ivs ha seguito quasi sin dalla nascita una continua crescita per acquisizioni, e, grazie alla quotazione, è verosimile che questa strategia prosegua.

Aosta torna ad avere una libreria francese “CAFé-librarie, Culture alpine e francophonia” e propone il Caffè della Torrefazione Lucianaz

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Café-librarie ad Aosta
Piazza Chanoux ad Aosta

AOSTA – Non è una libreria né una caffetteria. Difficile spiegare infatti, cos’è e cosa si appresta a diventare, la “Café-librarie” in piazza Roncas 5. “Si tratta innanzitutto di un luogo culturale – spiega la titolare Anaïs Munier – un luogo dove si può venire per stare insieme, un luogo conviviale”.

Nata da un’idea del padre di Anaïs, Livio Munier – un’istituzione in Valle – la “CAFé-librarie, Culture alpine e francophonia” raccoglie il vuoto lasciato da qualche anno dalla librerie française.

CAFé-librarie: si torna in un luogo di condivisione e consumo

La libreria è specializzata in letteratura francese ma anche in letteratura di montagna e cultura alpina, alpinismo, sia in lingua italiana che francese, libri valdostani, ambiente, agricoltura, e libri di slow food.

Dell’associazione di Petrini la libreria sposa la filosofia, offrendo infatti con la caffetteria prodotti locali o a km zero, portatori di una cultura agricola

Questo è il caso della birra Baladin, un nome importante per i buongustai del luppolo, che verrà venduta alla spina, oltre che in bottiglia. Inoltre, sul listino della CAFé-librarie si può trovare il caffè della torrefazione Lucianaz, numerose etichette di vini valdostani, i succhi di frutta al mirtillo di Douce Vallée e alle mele dell’azienda agricola della stessa famiglia Munier, le birre del Gran San Bernardo e ancora il cioccolato di Modica.

Il latte arriva dall’azienda agricola La Borettaz di Gressan e sono sempre valdostani i prodotti dell’Agrival di Gressan e dell’azienda GenuiNus che la caffetteria rivenderà al dettaglio.

“Vogliamo dare visibilità – spiega ancora Anaïs – a quei produttori che vedono l’agricoltura come cultura e passione”.

La CAFé-librarie sarà anche spazio espositivo, “aperto – continua Anaïs – a qualunque cultura e a chi si autopropone”.

La prima esposizione sarà dedicata a Germaine Lugon, titolare della merceria che occupava i locali dove ora sorge la libreria. Infine una curiosità: nella saletta al piano inferiore della libreria è possibile ammirare un pezzo di muro romano, restaurato dalla Sovrintendenza regionale ai beni culturali.

La “CAFé-librarie, Culture alpine e francophonia” sarà aperta dal martedì alla domenica con i seguenti orari: martedì dalle 9.15 alle 14.15 e dalle 16.15 alle 20.15, mercoledì, venerdì e sabato dalle 9.15 alle 14.15 e dalle 16.15 alle 21.15, giovedì dalle 16.15 alle 20.15 e domenica dalle 10.15 alle 16.15.

Autogrill utile netto a 126,3 milioni, +26% Fatturato a 5.844 milioni

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Il logo Autogrill

MILANO – Autogrill chiude il bilancio 2011 con un utile netto pari a 126,3 milioni di euro, in crescita del 26,7% rispetto al dato del 2010. I ricavi consolidati raggiungono i 5.844,6 milioni con un incremento del 4% (+2,5% a cambi correnti) rispetto al 2010. In aumento anche l’Ebta consolidato pari a 617 milioni (+3,8%). In calo l’indebitamento finanziario netto che al 31 dicembre 2011 era pari a 1.552,8 milioni rispetto ai 1.575,5 milioni di fine 2010.

Autogrill: il Cda, si legge in una nota diffusa alla stampa, proporrà la distribuzione di un dividendo di 0,28 euro per azione

A consentire i risultati positivi, spiega l’azienda «la diversificazione geografica e di business del Gruppo che ha contenuto gli effetti della crisi, consentendo un incremento del 4% dei ricavi consolidati. La crescita è stata trainata dalla performance negli aeroporti (+7,1%), dove sono stati conseguiti risultati migliori dei trend di traffico». Crescono anche se in maniera ridotta i ricavi nel Food & Beverage (+1,5%). Riduzioni dovute, secondo l’azienda, alla «contrazione del traffico autostradale su cui ha influito anche il forte incremento del prezzo del carburante alla pompa, ai massimi storici in numerosi paesi europei».

Acquisizioni

«La Cina, ma anche l’India e l’Asia in generale sono delle opportunità alle quali guardiamo», ha dichiarato Gianmario Tondato Da Ruos, ad di Autogrill, spiegando i conti 2011 agli analisti. «Stiamo guardando anche al Medio Oriente e a Dubai». Il manager ha ricordato che «l’India sta crescendo molto e gli indiani spendono». E a proposito di eventuali acquisizioni, il manager ha dichiarato: «siamo aperti. Il mio feeling è che nel mondo stiano nascendo delle opportunità».

Ferrero è il più ricco dei 16 Paperoni d’Italia con una disponibilità di 19 miliardi di dollari

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Michele Ferrero

CLASSIFICHE – MILANO – Michele Ferrero è l’uomo più ricco d’Italia per il quinto anno consecutivo. A dirlo è l’annuale lista di della rivista finanziaria Forbes , che quest’anno conta 1.226 miliardari al mondo (di cui 16 italiani): un record, nonostante la crisi. Ferrero occupa la 23esima posizione, in una lista guidata, per il terzo anno consecutivo, dal messicano Carlos Slim.

Ferrero: il patrimonio del re del cioccolato ammonta a 19 miliardi di dollari

Alle sue spalle c’è Leonardo Del Vecchio (Luxottica), con 11,5 miliardi (74esimo al mondo). Terzo italiano e 127esimo nella graduatoria totale è Giorgio Armani, con 7,2 miliardi. Silvio Berlusconi è sesto (169esimo al mondo) con 5,9 miliardi: lo scorso anno era terzo, con 7,8 miliardi.

Cacao: è più vicina la squadratura prezzo/tempo

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cacao
La lavorazione del cacao

MILANO – Il futuro del cacao offre degli interessanti spunti operativi sul medio termine, simili a quelli visti sull’oro in occasione del primo setup dell’anno. Il cacao è ricavato dai semi e dalla polpa contenuti all’interno cabossa, così chiamato il suo frutto, dal quale si ottengono sia la polvere di cacao sia il burro, entrambi alla base dell’industria del cioccolato.

Sono tre le zone nel mondo adatte a questo tipo di pianta: il cacao Americano, il cacao asiatico e il cacao dell’Africa occidentale

Dall’andamento dei raccolti dei paesi africani che si osservano le maggiori variazioni di prezzo sui mercati a termine. Il primo elemento determinante sul prezzo del cacao è la stabilità socio-economica in paesi come la Costa D’Avorio, il Ghana, la Nigeria e il Camerun, seguite dalle condizioni climatiche e dalla salute delle piantagioni.

La relativa stabilità politica di questa zona dell’Africa ha consentito, nel corso degli ultimi anni, un ribasso del prezzo del cacao del 38% rispetto al prezzo attuale.

Adesso (Berlino: ADN1.BE – notizie) però le cose stanno nuovamente cambiando: il minimo di dicembre di 1983 dollari si prefigura come un solido supporto da cui poter ripartire

Nella sua prima previsione dell’anno, l’Organizzazione Internazionale del Cacao ha lanciato l’allarme sul possibile calo di produzione di circa 71.000 tonnellate rispetto allo scorso anno, a causa di un clima non proprio favorevole e per la presenza di particolari parassiti, nocivi per le piante, in certe zone dell’Africa.

In realtà, questi ultimi dati non fanno altro che confermare quanto previsto in sede di Outlook 2012, dove un minimo importante era collocato tra marzo e aprile di quest’anno.

In ogni modo, per il mercato sarà necessario attendere la seconda metà del 2012 per lasciare definitivamente l’attuale condizione ribassista/laterale ed entrare in una nuova fase rialzista.

Nel frattempo, con un prezzo compreso tra i 2000 e i 2400 dollari, avremo ancora un mercato debole, mentre sopra i 2500 dollari entreremo in una condizione di maggiore forza.

La Fao annuncia che nel 2012 i prezzi del tè saranno stabili

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tè giornata specialty tea
Alcune pregiate varità di tè in foglia e in tazza

MILANO – Il Gruppo intergovernativo di esperti sul Tè (Igg) della Fao, l’organizzazione delle Nazioni unite per il cibo e l’agricoltura ha diffuso le previsioni iniziali per il 2012 indicando che i prezzi del tè si manterranno stabili, in analogia a quanto avvenuto nel 2011 con una media dei prezzi che è pari a 2.85 dollari al kg.

Tali prezzi comunque tendenzialmente elevati riflettono il fatto che la domanda per il tè nero, che rappresenta la maggior parte della produzione globale ha superato l’offerta già dal 2009, secondo l’IGG nel suo recente incontro biennale a Colombo, Sri Lanka.

I prezzi elevati hanno anche portato ad un aumento stimato del 2,2 % dei proventi delle esportazioni dei paesi produttori nel 2011, facendo beneficiare in particolare i redditi e la sicurezza alimentare delle famiglie.

Il consumo totale mondiale di tè è aumentato del 5,6 % nel 2010, l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati, fino a 4 milioni di tonnellate, sostenuta dal rapido aumento dei livelli di reddito pro capite, in particolare in Cina, India ed altre economie emergenti.

In Cina, il consumo totale è aumentato del 8,2 % nel 2009 e dell’1,4 % nel 2010 per raggiungere 1,06 milioni di tonnellate, il più grande del mondo. In India, il consumo è aumentato del 2,4 % nel 2009 e dell’1 % nel 2010, raggiungendo 828 890 tonnellate. Inoltre, la produzione mondiale di tè è aumentata del 4,2 % per raggiungere 4,1 milioni di tonnellate nel 2010.

La produzione del tè nero è aumentata del 5,5 % in risposta alla rilevazione dei prezzi, mentre la produzione del tè verde ha registrato un aumento solo del 1,9 %. La Cina continua a detenere il primato di maggior produttore al mondo, producendo 1,4 milioni di tonnellate, il 33 % del mondo.

Il gruppo IGG ha poi rilevato nella sua analisi che il mercato del tè mondiale indica un miglioramento della situazione di base di sovrabbondanza degli ultimi anni, mentre l’offerta e la domanda verso un più equilibrato ed i prezzi sono più alti rispetto all’ultimo decennio.

Ma questa tendenza non continuerà se i produttori rispondono eccessivamente all’attuale società dei prezzi, ha avvertito il IGG. Con un occhio verso i prossimi dieci anni, il Gruppo intergovernativo ha stimato che la produzione mondiale di tè nero crescerà di quasi il 1,9 % annualmente per raggiungere i 3,28 milioni di tonnellate nel 2021, per poi raggiungere un equilibrio con la domanda al prezzo di 2,75 dollari al kg, leggermente al di sotto del prezzo corrente.

Il tasso di crescita della produzione prevista per il tè nero è 1.87 %, in leggero calo rispetto al 1,99 % di crescita medio annuo nell’ultimo decennio. Si prevede che il consumo crescerà del 1,8 % l’anno e raggiungerà 3,36 milioni di tonnellate nel 2021.

La produzione mondiale di tè verde si prevede che raggiunga 2,6 milioni di tonnellate nel 2021, crescendo molto più rapidamente del tè nero, come riportato dal gruppo. Il tasso di crescita del tè verde, stimato al 7,2 %, riflette la forte crescita attesa in Cina, dove si prevede che la produzione raggiungerà 2,3 milioni di tonnellate.

Il tè nero è composto dalle foglie della pianta Camellia sinensis (o Thea sinensis), la stessa pianta del tè verde. Il tè nero differisce dal tè verde, solo per il processo di lavorazione delle foglie.

Le foglie del tè nero, dopo essere state raccolte e fatte macerare, vengono essiccate, arrotolate e tritate. Questo processo, porta all’ossidazione del tè che non avviene nel processo di lavorazione del tè verde.

Indonesia: buone prospettive per il prossimo raccolto

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Indonesia coffee plantation indonesia Una piantagione di caffè in Indonesia
Una piantagione di caffè in Indonesia

MILANO – Migliorano le prospettive di raccolto in Indonesia, dopo il calo produttivo causato l’anno scorso dalla piovosità eccessiva imputabile al fenomeno La Niña. Secondo la media dei risultati di un sondaggio compiuto da Bloomberg su un campione di 10 aziende di settore, la produzione potrebbe risalire a 10 milioni di sacchi dagli 8,3 milioni stimati lo scorso anno.

Tale valutazione è sostanzialmente superiore alla stima di 9,1 milioni di sacchi fatta da Volcafe. Ottimista anche Suyanto Hussein, presidente dell’associazione degli esportatori di caffè indonesiani, secondo il quale l’export potrebbe crescere del 14% a circa 400.000 sacchi.

Indonesia: forte espansione anche i consumi interni, stimati in 200-250 mila tonnellate

Secondo le parole di un importante esportatore locale, il clima è stato sin qui relativamente buono: la stagione monsonica è stata meno umida rispetto alla precedente favorendo le operazioni di raccolta e prima lavorazione, a tutto vantaggio anche della qualità.

Circa i tre quarti del raccolto indonesiano sono costituiti da robusta. Questa varietà è coltivata principalmente nelle province di Lampung, Bengkulu e sud Sumatra.

Salute: la caffeina influisce sul dna dei muscoli

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il caffè modifica il dna muscolare
La catena a doppia elica del dna

MILANO – Condannati dai geni a forme abbondanti e muscoli da “sollevatore di coriandoli”? Non è affatto detto: un gruppo di ricercatori svedesi ha dimostrato, in uno studio pubblicato su ‘Cell Metabolism’, che quando uomini e donne sani ma inattivi si allenano, anche solo per pochi minuti, provocano un cambiamento immediato del loro dna muscolare.

Dna muscolare e caffeina: cosa c’è da scoprire

E, cosa ancor più curiosa, sembra che anche la caffeina del caffè del mattino potrebbe influenzare i muscoli nello stesso modo. Il codice genetico nel muscolo umano non cambia con l’esercizio fisico, ma le molecole di dna all’interno dei muscoli dopo l’attività fisica sono chimicamente e strutturalmente alterate.

Inoltre secondo gli scienziati queste modifiche al Dna, in punti ben precisi, sembrano essere eventi precoci cruciali nella riprogrammazione genetica del muscolo per la resistenza e in vista degli effetti benefici strutturali e metabolici dell’esercizio.

«I nostri muscoli sono davvero di plastica», commenta Juleen Zierath del Karolinska Institutet in Svezia. «Spesso si dice che siamo quello che mangiamo, ebbene il muscolo si adatta a ciò che si fa. Se non si usa, si perde, e quello che abbiamo messo in luce è uno dei meccanismi che permettono che ciò accada».

I cambiamenti del dna al centro dello studio sono noti come modificazioni epigenetiche e coinvolgono l’accumulo o la scomparsa di sostanze chimiche chiave sul dna. Il nuovo studio mostra che il Dna all’interno del muscolo prelevato dalle persone dopo una sessione di esercizio fisico è caratterizzato da meno marcatori chimici rispetto a prima dell’esercizio.

Questi cambiamenti avvengono in tratti di dna importanti per accendere i geni chiave per l’adattamento muscolare all’attività fisica. Quando i ricercatori hanno fatto contrarre i muscoli in laboratorio, hanno registrato un effetto simile.

E anche l’esposizione di un muscolo isolato alla caffeina ha avuto lo stesso effetto. Secondo Zierath, dunque, proprio la caffeina mima la contrazione muscolare tipica dell’esercizio.

Certo la scienziata non arriva a consigliare di sostituire l’allenamento con tazzine di espresso, ma la ricerca suggerisce che un caffè prima dell’allenamento potrebbe essere utile agli atleti

«L’esercizio fisico è una medicina», sostiene Zierath. E sembra anche che, per modificare il nostro genoma in modo più salutare, potrebbe bastare una corsetta. Fonte: Cell Metabolism