mercoledì 21 Gennaio 2026
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Svizzera: Starbucks si allarga sui treni

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valora
Ferrovie federali svizzere

MILANO – Le Ferrovie Federali Svizzere lanciano un progetto pilota sulla linea San Gallo-Ginevra, dove la grande catena internazionale occuperà un vagone di due Intercity nei quali verranno integrati degli Starbucks Coffeehouse.

Starbucks viaggia sulle FFS

Secondo quanto riferito da un comunicato, le FFS, nel primo semestre 2013 i clienti “potranno compiere il loro viaggio in uno Starbucks Coffeehouse viaggiante di due composizioni della linea Intercity San Gallo– Ginevra”.

“La Svizzera sarà così il primo Paese nel quale Starbucks sarà presente con un’offerta appropriata per i viaggiatori in treno” si legge ancora nel comunicato.

Nespresso aprirà a breve una boutique a Londra

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nespresso boutique
Una boutique Nespresso

MILANO – Mercato Uk sempre più strategico anche per Nespresso, che ha annunciato l’apertura entro l’anno di un flagship store, il cosiddetto negozio bandiera, nella capitale inglese che sorgerà all’estremità sud dell’esclusiva Regent Street, nel cuore dello shopping londinese. La boutique metterà in mostra tutte le novità in fatto di macchine dedicate e capsule e darà inoltre modo ai visitatori di degustare i prodotti della linea Nespresso all’interno della Coffee Room, con l’assistenza di personale qualificato.

Nespresso conquista Londra

“Nespresso considera quello britannico un mercato dal grande potenziale – ha dichiarato il ceo di Nestlé Nespresso SA Richard Girardot – e siamo certi che il flagship londinese verrà accolto con favore da una clientela sempre più competente e selettiva come quella d’oltremanica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Brema Drohan, direttore esecutivo di Nespresso UK: “Il lancio di questa boutique in Regent Street dimostra l’importanza del mercato Uk per il brand. Stiamo fornendo al pubblico britannico un prodotto che risponde all’evolversi dei gusti e delle tendenze, puntando sul prestigio del marchio e la validità dell’offerta commerciale”

UK: Whitbread (Costa Coffee) creerà nelle caffetterie 10.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi 3 anni

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Il logo Whitbread
Il logo Whitbread

MILANO – Positivi i risultati parziali registrati da Whitbread nelle 50 settimane terminate a metà febbraio con Costa Coffee. Le vendite del gruppo segnano un +11% e i risultati sin qui ottenuti – si legge in un comunicato diramato la scorsa settimana – sono in linea con le aspettative definite dall’outlook, anche se si è osservato un rallentamento del ritmo di crescita delle vendite a parità di perimetro nel corso delle ultime 11 settimane e addirittura un calo del dato like-for-like per quanto riguarda Premier Inn.

Costa Coffee continua a essere il fiore all’occhiello del gigante britannico del leisure

La catena di caffetterie fondata nel 1971 dai fratelli italiani Sergio e Bruno Costa, nell’orbita di Whitbread dal 1995, ha totalizzato vendite per 786 milioni di sterline, con un incremento del 24,6% sul pari periodo precedente.

Le vendite a parità di perimetro in Regno Unito registrano un +5,8%, con transazioni in crescita del 6,1%. Ben 359 i locali di nuova apertura, equamente divisi tra mercato Uk (177) ed estero (182).

I locali sul suolo britannico sono 1.375 (816 di proprietà e i rimanenti in franchising)

Cui vanno aggiunti 919 distributori Costa Express e ulteriori 253 distributori Coffee Nation non ancora indicati con il nuovo marchio.

Costa è inoltre presente in una trentina di Paesi, per un totale di 802 locali, di cui 523 in franchising, 103 a insegna Coffeeheaven, nonché, in joint-venture, 163 locali in Cina (di cui 71 di nuova apertura) e 13 locali in Russia.

“Abbiamo ottenuto risultati positivi in condizioni economiche difficili, mentre continuiamo a investire nei nostri marchi forti – recita ancora il comunicato – e prevediamo di chiudere l’esercizio ad aprile con risultati ancora una volta a doppia cifra”.

Ambiziosi anche gli obiettivi a medio termine per Costa Coffee

Il ceo Andy Harrison ha annunciato infatti l’intenzione di aprire, di qui al 2016, oltre 600 nuovi locali in Uk portando il totale degli esercizi in patria a 2.000 unità. Per l’ammiraglia del gruppo, la catena di alberghi Premier Inn, il traguardo è quello invece di passare dalle attuali 48.000 stanze (su 620 hotel) a 65.000 entro la stessa scadenza temporale.

Il tutto mentre, il rivale di sempre, Travelodge, si trova in acque finanziarie agitate

Attraverso l’espansione dei suoi business (da ricordare tra gli altri brand la catena di ristoranti grill Beefeater e i pub Fayre) Whitbread punta a creare nei prossimi 3 anni 10.000 nuovi posti di lavoro, tra impieghi a tempo pieno e a tempo parziale.

Il gruppo ha già generato 2.500 posti di lavoro nell’esercizio in corso. Starbucks, intanto, non sta a guardare.

In un meeting che ha portato ad Amsterdam, la scorsa settimana, 350 senior manager dell’area Emea, Michelle Gass, presidente di Starbucks Europe, ha annunciato un “piano di rinascita”, che punta ad accrescere la presenza nel vecchio continente.

Le location saranno tra le più svariate: aree di servizio stradali e autostradali, stazioni ferroviarie, aeroporti, drive-through e grandi alberghi.

In questo modo la multinazionale di Seattle prevede di creare, nel solo Regno Unito, 5.000 nuovi posti di lavoro. Sempre in Uk, la compagnia si è rivolta a designer e fornitori di tessuti locali per rinnovare gli allestimenti delle caffetterie.

Secondo Thom Breslin, design director per Starbucks UK, il nuovo look manterrà l’identità Starbucks aggiungendo un tocco di spirito British. Ma la vera rivoluzione culturale riguarderà le bevande

La catena americana ha infatti investito milioni di sterline per mettere a punto il cosiddetto “British Latte”, variante in salsa britannica dell’iconico beveraggio made in Usa.

A distinguerlo dalla formula diventata famosa in tutto il mondo, un caffè “doppio” molto più forte e aromatico e un latte schiumato dalla consistenza vellutata ottenuto attraverso un lancia vapore di concezione innovativa, disegnata dall’ingegnere di Starbucks John Brockman, dopo un anno di ricerca e sperimentazione, passando attraverso lo sviluppo di ben 14 prototipi.

A dettare questa scelta peculiare, la constatazione (suffragata da studi accademici), che le bevande servite con grande successo dal rivale Costa Coffee hanno un tenore di caffeina sino a tre volte maggiore rispetto a quelle di casa Starbucks.

Secondo Jeffrey Young, direttore esecutivo dell’autorevole analista di mercato Allegra Strategies, l’innovazione costituisce “un cambiamento estremamente significativo”, che riflette un’evoluzione nei gusti dei britannici, che riguarda l’intera paletta gastronomica.

“Il palato dei britannici è diventato più sofisticato e si aspetta gusti e aromi più intensi e vibranti”. Va in questo senso, la decisione di introdurre nei menu il Flat White coffee, più piccolo e aromatico, come pure nuove specialità salate tipicamente britanniche, come il bacon butty.

Va da sé che i clienti che amano i gusti meno intensi potranno continuare a chiedere al barista le specialità preparate secondo le vecchie ricette.

La ricerca: “Il supermercato batte la bottega, in Italia lo sceglie l’82% delle famiglie”

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inflazione iri Gli italiani preferiscono il supermercato alla bottega
Come si comporteranno le famiglie

MILANO – Per la bottega sotto casa non c’è più speranza. Se gli italiani infatti potessero fare il «gioco della torre», scegliendo chi buttar giù, cioè far sparire, fra piccoli negozi e il supermercato non avrebbero il minimo dubbio: pollice verso per i primi, all’82%. C’è una vena di malinconia in Renato Mannheimer quando ci riferisce il dato, raccontando dell’indagine appena conclusa dalla sua Ispo su «Piccola e grande distribuzione a confronto».

Indagine condotta su quattro regioni del Centro Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana) ma i cui risultati sono talmente «bulgari» da non lasciar dubbi su quello che potrebbe essere l’umore nell’intero paese.

Il supermercato, ormai, dilaga e stravince nelle preferenze d’acquisto, nella convenienza, nella comodità, ma anche, a sorpresa, nella percezione «culturale»

Tanto che il 45% degli intervistati dice serenamente che iper e supermercati non possono mancare nemmeno nei centri storici delle città, anche a costo di stravolgerne l’assetto sociale, urbanistico e architettonico.

Rapporto umano? Consigli? Chiacchiere con il bottegaio o con il cliente accanto?
«Agli italiani importa poco o nulla — dice sconsolato Mannheimer —. Guardano ai prezzi, all’assortimento, alla comodità, alla velocità. E qui hanno idee chiarissime: meglio il supermercato».

Del resto, aggiunge il sondaggista più amato dagli italiani, «una volta si andava nei bar a raccogliere gli umori della gente, mentre oggi nei bar si bevono solo cappuccini e caffè, mentre le opinioni si raccolgono nei blog».

Il sondaggio dell’Ispo ci dice per esempio che ormai il 69% dei connazionali compra esclusivamente al supermercato, contro un 23% che si serve da entrambi i canali e un misero 8% che va solo o quasi nel negozio sotto casa

La motivazione principale è, manco a dirlo, la convenienza. Uno studio di Esselunga allegato all’indagine Ispo, condotto in sei grandi città del nord, quantifica così l’effetto prezzi.

Si va da un differenziale del 76,15% per frutta e verdura al 51% della pasticceria e della macelleria, dal 31,51% delle pescheria, al 26,75% della drogheria e al 23,31% della panetteria; nel complesso la spesa, in un supermercato della catena lombarda, arriva a costare il 40,33% in meno rispetto una identica in bottega.

È solo questione di prezzi

Per il 60% dei consumatori conta l’assortimento («In un supermercato — dice Mannheimer — possiamo trovare fino a 14 diversi tipi di pomodori e decine di diverse varietà di insalate. Impossibile nel piccolo negozio»), per il 45% la freschezza e la qualità dei prodotti.

Poi a scalare il parcheggio, la comodità degli orari, la velocità d’acquisto. La grande distribuzione stravince, insomma, ma, sottolinea il sondaggista, «non nello stesso modo in tutte le aree».

I fan più scatenati sono i toscani, che si servono al supermarket per il 78%, seguiti dagli emiliani al 71%, mentre la regione più ricca e frenetica d’Italia, la Lombardia, è paradossalmente quella più «tiepida» (63%) e quella dove ancora la bottega ha un suo spazio per oltre un terzo dei consumatori.

Bottega addio, dunque?

«Non necessariamente — risponde Mannehimer —. Abbiamo verificato che in alcuni settori merceologici come panetteria, frutta e verdura, macelleria e pescheria soprattutto, c’è ancora una preferenza per la bottega, a condizione però che offra prodotti di altissima qualità, grande assortimento, marchi di nicchia o biologici».

Indonesia: prospettive positive per il prossimo raccolto

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Indonesia coffee plantation indonesia Una piantagione di caffè in Indonesia
Una piantagione di caffè in Indonesia

MILANO – Migliorano le prospettive di raccolto in Indonesia, dopo il calo produttivo causato l’anno scorso dalla piovosità eccessiva imputabile al fenomeno La Niña. Secondo la media dei risultati di un sondaggio compiuto da Bloomberg su un campione di 10 aziende di settore, la produzione potrebbe risalire a 10 milioni di sacchi dagli 8,3 milioni stimati lo scorso anno. Tale valutazione è sostanzialmente superiore alla stima di 9,1 milioni di sacchi fatta da Volcafe.

Indonesia, cosa dice il mercato

Ottimista anche Suyanto Hussein, presidente dell’associazione degli esportatori di caffè indonesiani, secondo il quale l’export potrebbe crescere del 14% a circa 400.000 sacchi. In forte espansione anche i consumi interni, stimati in 200-250 mila tonnellate. Secondo le parole di un importante esportatore locale, il clima è stato sin qui relativamente buono: la stagione monsonica è stata meno umida rispetto alla precedente favorendo le operazioni di raccolta e prima lavorazione, a tutto vantaggio anche della qualità. Circa i tre quarti del raccolto in indonesia sono costituiti da robusta. Questa varietà è coltivata principalmente nelle province di Lampung, Bengkulu e sud Sumatra.

Nespresso aprirà a breve una boutique anche a Londra

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nespresso Eric Favre capsule
Logo Nespresso

MILANO – Mercato Uk sempre più strategico anche per Nespresso, che ha annunciato l’apertura entro l’anno di un flagship store, il cosiddetto negozio bandiera, nella capitale inglese che sorgerà all’estremità sud dell’esclusiva Regent Street, nel cuore dello shopping londinese.

La boutique metterà in mostra tutte le novità in fatto di macchine dedicate e capsule e darà inoltre modo ai visitatori di degustare i prodotti della linea aziendale all’interno della Coffee Room, con l’assistenza di personale qualificato.

Quello britannico è un mercato dal grande potenziale per Nespresso

“L’azienda considera quello britannico un mercato dal grande potenziale – ha dichiarato il ceo di Nestlé Nespresso SA Richard Girardot – e siamo certi che il flagship londinese verrà accolto con favore da una clientela sempre più competente e selettiva come quella d’oltremanica”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Brema Drohan, direttore esecutivo di Nespresso UK: “Il lancio di questa boutique in Regent Street dimostra l’importanza del mercato Uk per Nespresso.

Stiamo fornendo al pubblico britannico un prodotto che risponde all’evolversi dei gusti e delle tendenze, puntando sul prestigio del marchio e la validità dell’offerta commerciale”

Whitbread (Costa Coffee) creerà 10.000 nuovi posti di lavoro nei prossimi 3 anni

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Il logo Whitbread
Il logo Whitbread

MILANO – Positivi i risultati parziali registrati da Whitbread nelle 50 settimane terminate a metà febbraio. Le vendite del gruppo segnano un +11% e i risultati sin qui ottenuti – si legge in un comunicato diramato la scorsa settimana – sono in linea con le aspettative definite dall’outlook, anche se si è osservato un rallentamento del ritmo di crescita delle vendite a parità di perimetro nel corso delle ultime 11 settimane e addirittura un calo del dato like-for-like per quanto riguarda Premier Inn.

Costa Coffee continua a essere il fiore all’occhiello del gigante britannico del leisure. La catena di caffetterie fondata nel 1971 dai fratelli italiani Sergio e Bruno Costa, nell’orbita di Whitbread dal 1995, ha totalizzato vendite per 786 milioni di sterline, con un incremento del 24,6% sul pari periodo precedente. Le vendite a parità di perimetro in Regno Unito registrano un +5,8%, con transazioni in crescita del 6,1%.

Whitbread: ben 359 i locali di nuova apertura, equamente divisi tra mercato Uk (177) ed estero (182)

I locali sul suolo britannico sono 1.375 (816 di proprietà e i rimanenti in franchising), cui vanno aggiunti 919 distributori Costa Express e ulteriori 253 distributori Coffee Nation non ancora indicati con il nuovo marchio. Costa è inoltre presente in una trentina di Paesi, per un totale di 802 locali, di cui 523 in franchising, 103 a insegna Coffeeheaven, nonché, in joint-venture, 163 locali in Cina (di cui 71 di nuova apertura) e 13 locali in Russia.

“Abbiamo ottenuto risultati positivi in condizioni economiche difficili, mentre continuiamo a investire nei nostri marchi forti – recita ancora il comunicato – e prevediamo di chiudere l’esercizio ad aprile con risultati ancora una volta a doppia cifra”. Ambiziosi anche gli obiettivi a medio termine. Il ceo Andy Harrison ha annunciato infatti l’intenzione di aprire, di qui al 2016, oltre 600 nuovi locali in Uk portando il totale degli esercizi in patria a 2.000 unità. Per l’ammiraglia del gruppo, la catena di alberghi Premier Inn, il traguardo è quello invece di passare dalle attuali 48.000 stanze (su 620 hotel) a 65.000 entro la stessa scadenza temporale.

Il tutto mentre, il rivale di sempre, Travelodge, si trova in acque finanziarie agitate

Attraverso l’espansione dei suoi business (da ricordare tra gli altri brand la catena di ristoranti grill Beefeater e i pub Fayre) Whitbread punta a creare nei prossimi 3 anni 10.000 nuovi posti di lavoro, tra impieghi a tempo pieno e a tempo parziale. Il gruppo ha già generato 2.500 posti di lavoro nell’esercizio in corso. Starbucks, intanto, non sta a guardare. In un meeting che ha portato ad Amsterdam, la scorsa settimana, 350 senior manager dell’area Emea, Michelle Gass, presidente di Starbucks Europe, ha annunciato un “piano di rinascita”, che punta ad accrescere la presenza nel vecchio continente.

Le location saranno tra le più svariate

Aree di servizio stradali e autostradali, stazioni ferroviarie, aeroporti, drive-through e grandi alberghi. In questo modo la multinazionale di Seattle prevede di creare, nel solo Regno Unito, 5.000 nuovi posti di lavoro. Sempre in Uk, la compagnia si è rivolta a designer e fornitori di tessuti locali per rinnovare gli allestimenti delle caffetterie. Secondo Thom Breslin, design director per Starbucks UK, il nuovo look manterrà l’identità Starbucks aggiungendo un tocco di spirito British. Ma la vera rivoluzione culturale riguarderà le bevande.

La catena americana Whitbread ha infatti investito milioni di sterlina per mettere a punto il cosiddetto “British Latte”

Variante in salsa britannica dell’iconico beveraggio made in Usa. A distinguerlo dalla formula diventata famosa in tutto il mondo, un caffè “doppio” molto più forte e aromatico e un latte schiumato dalla consistenza vellutata ottenuto attraverso un lancia vapore di concezione innovativa, disegnata dall’ingegnere di Starbucks John Brockman, dopo un anno di ricerca e sperimentazione, passando attraverso lo sviluppo di ben 14 prototipi. A dettare questa scelta peculiare, la constatazione (suffragata da studi accademici), che le bevande servite con grande successo dal rivale Costa Coffee hanno un tenore di caffeina sino a tre volte maggiore rispetto a quelle di casa Starbucks.

Secondo Jeffrey Young, direttore esecutivo dell’autorevole analista di mercato Allegra Strategies, l’innovazione costituisce “un cambiamento estremamente significativo”, che riflette un’evoluzione nei gusti dei britannici, che riguarda l’intera paletta gastronomica. “Il palato dei britannici è diventato più sofisticato e si aspetta gusti e aromi più intensi e vibranti”. Va in questo senso, la decisione di introdurre nei menu il Flat White coffee, più piccolo e aromatico, come pure nuove specialità salate tipicamente britanniche, come il bacon butty. Va da sé che i clienti che amano i gusti meno intensi potranno continuare a chiedere al barista le specialità preparate secondo le vecchie ricette.

Supermercato batte bottega: in Italia lo sceglie l’82% delle famiglie

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sostenibilità supermercati
I supermercati registrano una crescita

MILANO – Per la bottega sotto casa non c’è più speranza. Se gli italiani infatti potessero fare il «gioco della torre», scegliendo chi buttar giù, cioè far sparire, fra piccoli negozi e supermercati non avrebbero il minimo dubbio: pollice verso per i primi, all’82%. C’è una vena di malinconia in Renato Mannheimer quando ci riferisce il dato, raccontando dell’indagine appena conclusa dalla sua Ispo su «Piccola e grande distribuzione a confronto». Indagine condotta su quattro regioni del Centro Nord (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana) ma i cui risultati sono talmente «bulgari» da non lasciar dubbi su quello che potrebbe essere l’umore nell’intero paese.

Il supermercato, ormai, dilaga e stravince

Nelle preferenze d’acquisto, nella convenienza, nella comodità, ma anche, a sorpresa, nella percezione «culturale». Tanto che il 45% degli intervistati dice serenamente che iper e supermercati non possono mancare nemmeno nei centri storici delle città, anche a costo di stravolgerne l’assetto sociale, urbanistico e architettonico. Rapporto umano? Consigli? Chiacchiere con il bottegaio o con il cliente accanto?

«Agli italiani importa poco o nulla — dice sconsolato Mannheimer —. Guardano ai prezzi, all’assortimento, alla comodità, alla velocità. E qui hanno idee chiarissime: meglio il supermercato».

Del resto, aggiunge il sondaggista più amato dagli italiani, «una volta si andava nei bar a raccogliere gli umori della gente, mentre oggi nei bar si bevono solo cappuccini e caffè, mentre le opinioni si raccolgono nei blog».

Il sondaggio dell’Ispo ci dice per esempio che ormai il 69% dei connazionali compra esclusivamente al supermercato, contro un 23% che si serve da entrambi i canali e un misero 8% che va solo o quasi nel negozio sotto casa.

La motivazione principale è, manco a dirlo, la convenienza

Uno studio di Esselunga allegato all’indagine Ispo, condotto in sei grandi città del nord, quantifica così l’effetto prezzi. Si va da un differenziale del 76,15% per frutta e verdura al 51% della pasticceria e della macelleria, dal 31,51% delle pescheria, al 26,75% della drogheria e al 23,31% della panetteria; nel complesso la spesa, in un supermercato della catena lombarda, arriva a costare il 40,33% in meno rispetto una identica in bottega.

È solo questione di prezzi

Per il 60% dei consumatori conta l’assortimento («In un supermercato — dice Mannheimer — possiamo trovare fino a 14 diversi tipi di pomodori e decine di diverse varietà di insalate. Impossibile nel piccolo negozio»), per il 45% la freschezza e la qualità dei prodotti. Poi a scalare il parcheggio, la comodità degli orari, la velocità d’acquisto. La grande distribuzione stravince, insomma, ma, sottolinea il sondaggista, «non nello stesso modo in tutte le aree».

I fan più scatenati sono i toscani, che si servono al supermercato per il 78%, seguiti dagli emiliani al 71%

Mentre la regione più ricca e frenetica d’Italia, la Lombardia, è paradossalmente quella più «tiepida» (63%) e quella dove ancora la bottega ha un suo spazio per oltre un terzo dei consumatori. Bottega addio, dunque? «Non necessariamente — risponde Mannehimer —. Abbiamo verificato che in alcuni settori merceologici come panetteria, frutta e verdura, macelleria e pescheria soprattutto, c’è ancora una preferenza per la bottega, a condizione però che offra prodotti di altissima qualità, grande assortimento, marchi di nicchia o biologici». Fonte: quotidiano.net

Ivs di Seriate verso la Borsa, una svolta per un’eccellenza italiana del vending

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Ivs Group coffeecapp
Il logo Ivs group

MILANO – Raggiunto l’accordo tra Ivs Italia e la spac di Gamberale & c.: una nuova eccellenza italiana sta per approdare al listino di borsa. Diventa ufficiale l’accordo tra il leader italiano del settore vending, Ivs Italia, e la special purpose acquisiton company (spac) Italy 1 Investment. I rispettivi consigli di amministrazione hanno approvato il 2 marzo i termini della Business Combination che precede dapprima la fusione per incorporazione di Ivs Italia nella spac, in modo da mantenere lo status giuridico di società quotata sulla Borsa Italiana.

Ivs Group fattura circa 270 milioni, con un margine operativo lordo (ebitda) di quasi 60 milioni

Italy 1 Investment ha tra i fondatori Vito Gamberale, Carlo Mammola, Gianni Revoltella, Roland Berger, Florian Lahmstein e Gero Wendenburg. Costoro, a meno che non esercitino prima della fusione il diritto di recesso dall’investimento da 150 milioni effettuato nel veicolo a inizio 2011, riceveranno tutti insieme tra il 35% e il 45% della società risultante dalla fusione.

Gli azionisti storici di Ivs, circa una quarantina capeggiati dal presidente fondatore Cesare Cerea e da una squadra di soci-manager, manterranno a loro volta il controllo attraverso una holding comune ed è presumibile che accettino impegni di non vendere le proprie azioni per un determinato periodo.

Poiché l’incorporante è di diritto lussemburghese, a fusione avvenuta, la sede legale sarà trasferita in Italia e assumerà il nome dell’azienda operativa, Ivs. Il flottante in borsa sarà inizialmente rappresentato dalla quota nelle mani dei investitori di Italy 1 e dal quale, gradualmente, dovrebbe nascere un mercato secondario.

Quanto alle valutazioni, il settore del vending in cui opera Ivs è sicuramente uno dei più attraenti,

Come in genere tutta la somministrazione di alimenti outdoor e la logistica specializzata, che presentano margini attraenti e trend strutturali in crescita.

Per questo, i multipli attesi dagli analisti sono a livelli piuttosto elevati, almeno attorno a otto volte l’ebitda. Ivs ha seguito quasi sin dalla nascita una continua crescita per acquisizioni, e, grazie alla quotazione, è verosimile che questa strategia prosegua.

Quello del gruppo Ivs di Seriate, primo operatore in Italia e terzo in Europa, è un patrimonio importante e l’azienda si appresta a sbarcare a Piazza Affari per crescere ancora.

Il pensiero di Antonio Lubrano sulla definizione “cioccolato puro” apparso sul Corriere della Sera

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cioccolato dicitura puro cacao
Cacao, buono e fa bene

MILANO – A Pasqua manca poco più di un mese e già nelle vetrine sono apparse le uova di cioccolato. «Puro fondente», mi assicura a voce un pasticciere. Cioè realizzato con solo burro di cacao. Puro? Butto lì a caso. Ma non è la parola vietata dall’Europa? «Sì, ma vada un po’ in giro a leggere le tavolette di cioccolato e vedrà». Vado.

E compro in due diversi punti vendita quattro marche, tre notissime una meno, tutte con la parola proibita sull’involucro. Addirittura su una tavoletta appare in oro e vistosa, sulle altre invece è microscopica, mentre le percentuali giganteggiano: cioccolato al 57%, al 70%, all’ 85%.

Dal dicembre 2010 l’Ue considera ingannevole la dicitura «cioccolato puro» sull’etichetta. Questa formula indicherebbe «una qualità del prodotto non riconosciuta». Assurdo. In sostanza hanno vinto le lobby dei Paesi del Nord che producono il cioccolato con grassi vegetali alternativi.

Tre mesi fa poi, l’Ue ha messo in mora l’ Italia perché ancora non ha varato una legge che rispecchi le disposizioni di Bruxelles. Così nel frattempo le nostre aziende continuano a usare la parola proibita, puntando sulle percentuali.

Un’associazione di consumatori, l’Aduc, sostiene polemicamente che «l’Ue vuole formaggio senza latte, vino senza uva, aranciata senza arance e non vuole il vero cioccolato italiano».

Conclusione? L’uovo di Pasqua per ora va bene, non è impuro!

Antonio Lubrano