venerdì 16 Gennaio 2026
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Brasile, nuovo sondaggio condotto tra gli addetti ai lavori stima il raccolto 2012/13 in 52,16 milioni di sacchi. Produttori e trader ritengono probabile una ripresa dei prezzi ma temono i possibili contraccolpi negativi della crisi finanziaria nell’Eurozona

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Brasile Mondo nuovo amarelo
Brasile e caffè, un binomio indissolubile

MILANO – Ancora stime sul raccolto brasiliano, nel consueto balletto delle cifre di inizio stagione, dove ciascuno cerca di portare acqua al proprio mulino. Le nuove cifre giungono, questa volta, da un sondaggio Thomson Reuters, che ha registrato le opinioni di 130 partecipanti a un evento specialistico dedicato al mercato del caffè nell’ambito del seminario “Prospettive per l’Agribusiness nel 2012/13” organizzato a San Paolo da BM&Fbovespa.

La media delle risposte fornite ha indicato una produzione 2012/13 di 52,16 milioni di sacchi. Di più rispetto alle cifre ufficiali Conab, che prevede, lo ricordiamo, un raccolto di 50,45 milioni di sacchi, ma notevolmente al di sotto delle stime dei trader e dell’industria, attestate, mediamente, tra i 54 e i 56 milioni di sacchi. Gli intervistati stimano inoltre in 20,2 milioni di sacchi, il consumo interno per il 2012, in linea con le previsioni formulate a inizio anno dall’Abic, l’associazione brasiliana dell’industria.

Durante un pannel ospitato dall’evento sono emerse posizioni critiche sulle cifre contenute in un recente report del servizio estero del minagricoltura americano (Usda), che stima il prossimo raccolto brasiliano in 55,9 milioni di sacchi. Un dato definito irrealistico da molti degli addetti ai lavori che hanno partecipato alla discussione. Questa stima, a loro detta, al pari di altre stime “eccessivamente ottimistiche”, avrebbe contribuito non poco alla forte flessione dei prezzi avvenuta alla borsa di New York dall’inizio dell’anno.

“L’impressione è che Usda arrotondi sempre le sue cifre verso l’alto” ha dichiarato in merito Luiz Otávio Araripe, analista di mercato. Sulla stessa lunghezza d’onda Eduardo Carvalhaes, di Escritório Carvalhaes, noto broker di Santos. “Gli operatori sulle piazze finanziarie spesso non hanno una percezione precisa dei fondamentali e lavorano su prospettive a brevissimo termine” ha dichiarato aggiungendo “le scorte sono virtualmente azzerate e la prossima annata non ci sarà penuria, ma nemmeno abbondanza”.

“Il mercato è ormai prossimo ai minimi. La propensione dei fondi ad andare corti si è ormai esaurita – ha dichiarato Luiz Hafers, importante produttore di caffè ed ex presidente dell’influente Sociedade Rural Brasileira – Non ho dubbi sul fatto che il mercato tornerà a salire. Rimane soltanto da vedere quando”.

Vari report indicano intanto la possibilità che il tempo piovoso possa far slittare anche di alcune settimane l’inizio delle operazioni di raccolta nelle principali aree di produzione. La conferma giunge da una recente intervista a Carlos Paulino, presidente del colosso cooperativo Cooxupé (12 mila associati), ripresa da vari media nazionali. Secondo Paulino, le precipitazioni rischiano non soltanto di ritardare la raccolta, ma anche di incidere negativamente sugli standard qualitativi.

Per quanto riguarda le stime produttive, il presidente di Cooxupé prevede che il raccolto nell’area geografica in cui è presente la cooperativa – Sul de Minas, Alto Paranaíba (Cerrado Mineiro) e Vale do Rio Pardo (San Paolo) – raggiungerà i 10 milioni di sacchi, grosso modo in linea con quello del 2010/11. I magazzini di Cooxupé potrebbero ricevere sino a 6 milioni di sacchi di caffè. Va intanto ricordato che il governo brasiliano ha stanziato, per mezzo del Fondo per la tutela dell’economia caffearia (Funcafé) 1,4 miliardi di reais (563 milioni di euro), per finanziare le operazioni di raccolta e magazzinaggio, di cui 900 destinati direttamente ai produttori. Qualora il budget dovesse esaurirsi saranno disponibili ulteriori 500 milioni.

In materia di prezzi, la situazione rimane buona, ha osservato ancora Paulino. Nonostante il calo di New York – ha aggiunto – i prezzi di riferimento per gli arabica nel Sul de Minas e nel Cerrado erano la scorsa settimana attorno ai 400 reais/sacco, contro i 280 reais che si registravano 2 anni fa in questo stesso periodo. Rimane la preoccupazione per i possibili contraccolpi della crisi dell’Eurozona: “Mi preoccupa la situazione finanziaria e l’impatto che essa potrebbe avere sui consumi in Europa. In borsa, gli investitori scappano dal rischio quando il mercato è volatile”.

Possibili ritardi nell’inizio del raccolto sono prospettati anche da Terra Forte Exportação e Importação de Café Ltda., che mantiene, comunque, nella sua terza stima, la previsione di un raccolto di 53,9 milioni di sacchi, dei quali 37,4 di arabica e 16,5 di robusta. “I ritardi sono dovuti alla fioritura più tarda intervenuta quest’anno – si legge in un report del commerciante di São João da Boa Vista (stato di San Paolo) – ma hanno inciso anche le piogge di quest’ultimo mese, che danno l’impressione di avere influito negativamente anche sulla qualità del raccolto, in particolare nella regione di Zona da Mata. Le precipitazioni potrebbero tuttavia rivelarsi benefiche per il successivo raccolto 2013/14, per il quale le prospettive, al momento, “si preannunciano buone”.

Fipe, Stoppani: “No alle mafie nei pubblici esercizi. La holding criminale controlla 5.000 locali con 16.000 addetti e ha un fatturato annuale oltre il miliardo di euro”

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Lino Enrico Stoppani, Presidente di Fipe

MILANO – La settimana scorsa, quindi prima dell’annuncio dell’operazione della guardia di Finanza, Lino Stoppani, presidente della Fipe, la federazione dei pubblici esercizi di Confcommercio in occasione della cerimonia presso l’Aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo alla presenza del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per il ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio aveva dichiarato: “La holding criminale della ristorazione è la più grande catena di ristoranti in Italia, conta almeno 5.000 locali, 16.000 addetti e fattura più di un miliardo di euro l’anno.

Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso (più avanti la frase esatta; n.d.r.) nel suo libro “Soldi sporchi” ha descritto uno scenario assai inquietante per i pubblici esercizi. Non possiamo vedere il nostro settore così soggetto alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Per lottare veramente contro le mafie è necessario affiancare alle operazioni di contrasto portate avanti dalle forze dell’ordine e dalle procure un’attività di cultura alla legalità e all’onestà che deve partire dalle scuole. Bene dunque il coinvolgimento degli studenti anche con iniziative di piazza in concomitanza con le celebrazioni più solenni nei luoghi storici alla presenza dell’Autorità italiana più alta”.

“Alla tre giorni di celebrazioni stanno partecipando come viaggio premio anche le due classi vincitrici del concorso ideato da Solidaria dedicato a Libero Grassi con il sostegno di Confcommercio-Imprese per l’Italia e la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca”.

“Per sostenere i principi di legalità, il presidente della Confcommercio di Gela, Rocco Pardo, ha organizzato una fiaccolata per condannare il vile e brutale atto perpetrato ai danni di innocenti e a manifestare solidarietà al dolore di parenti ed amici per la morte di Melissa Bassi. I pubblici esercizi – ha proseguito ancora Lino Stoppani – sono indeboliti dalla crisi economica e dalle difficoltà sempre più grandi di accesso al credito. È una condizione di fragilità in cui è facile cadere vittime degli usurai o di chi con l’illusione del grande affare riesce poi ad impadronirsi dell’attività commerciale e spesso anche delle mura. La mafia ha così terreno facile per infiltrarsi e sottrarre aziende per gestirle in proprio solo con l’obiettivo di riciclare denaro sporco. Ricordare quanto è accaduto nell’aula bunker con il maxi processo che ha dato il primo scossone storico alla mafia deve servire da invito a tenere sempre alta la guardia nei confronti di chi è alla ricerca di guadagni illeciti che spesso odorano anche di sangue”.

“Un tempo – prosegue Stoppani – per identificare la mafia si parlava di coppola e lupara; la mafia era legata soprattutto alla lotta per il controllo delle rendite fondiarie e degli agrumeti. Ora, come se seguisse la filiera dell’agroalimentare, sta mirando anche al controllo delle attività commerciali, pubblici esercizi compresi, per fini di riciclaggio e non esita ad usare le tecniche più sofisticate, come il leverage buy out, per appropriarsi del capitale della società presa di mira. Secondo un rapporto della Dia, il dipartimento investigativo antimafia, si tratta di un metodo di acquisizione di un’azienda e delle sue attività con fondi derivanti prevalentemente da capitale di debito, il cui rimborso è garantito dagli attivi patrimoniali dell’impresa acquisita ed è sostenuto da cash flow da essa generati”.

“L’obiettivo di un leverage buy out trova il suo sostanziale riferimento polare nella capacità di credito dell’impresa da assorbire per finanziarne, anche in parte l’acquisizione. La messa in pratica di queste tecniche comporta il coinvolgimento di professionisti. Di fronte all’abilità di simili colletti bianchi – ha concluso Stoppani – si rimane spiazzati facilmente. Per questo è necessario alimentare una cultura della legalità fra i nostri ragazzi”.

Palermo, l’espresso della mafia imposto ai bar. La finanza ha sequestrato la Caffè Florio e la Cieffe Group società del boss Maniscalco, vicino a Totò Riina

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cosa nostra impone il caffè ai bar 117 guardia di finanza quando bancarotta
Il telefono e il sito della Guardia di Finanza stampati su una vettura di servizio

PALERMO – Adesso Cosa nostra ha anche il suo caffè espresso, che cerca di imporre ai bar del centro. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ha scoperto che dietro la società Caffè Florio, che rifornisce decine di locali a Palermo e in tutta la Sicilia, ci sarebbe un boss ritenuto da sempre vicino a Totò Riina: Francesco Paolo Maniscalco, 49 anni, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa.

Per questa ragione, la “Caffè Florio sas di Zaccheroni Maria e c.”, con sede legale in via Paolo Emiliani Giudici 4/b, è stata sequestrata dal gip Riccardo Ricciardi su richiesta del procuratore aggiunto Antonio Ingroia e del sostituto Dario Scaletta.

Il sequestro è scattato anche per altri beni che Maniscalco avrebbe gestito tramite prestanome: il bar Trilly di via Giacomo Cusmano 36, il bar Intralot di via Carlo Pisacane 10, la palestra Body Club di via Dante 58. Tutti restano aperti, affidati alla gestione di un amministratore giudiziario. Sequestrata pure la società Cieffe Group, che avrebbe dovuto sostituire la Caffè Florio, e ha la sua stessa sede sociale.

Nel registro degli indagati sono finite dodici persone, che a vario titolo sono soci o amministratori dei beni sequestrati. Si tratta di Daniela Bronzetti (la moglie di Maniscalco), Maria Donis Zaccheroni, Antonino Prester, Francesco Paolo Davì, Giovanna Citarella, Paola Carbone, Antonella Cirino, Giuseppe La Mattina, Teresa Maria Di Noto, Salvatore Dolcemascolo, Laura Seminara e Giuseppe Calvaruso.

Intercettazioni e accertamenti patrimoniali hanno svelato che Maniscalco si occupava quotidianamente delle sue società, soprattutto la Caffè Florio che era il fiore all’occhiello del patrimonio del boss. Secondo la ricostruzione della procura, i titolari di molti bar sarebbero stati avvicinati con modi alquanto sbrigativi perché acquistassero il Caffè Florio e troncassero i rapporti commerciali con tutti gli altri fornitori, anche molto noti. Per una di queste imposizioni la Procura chiedeva di arrestare Maniscalco e Calvaruso per estorsione.

Ma il gip non concesse il provvedimento, ritenendo che non ci fossero esigenze cautelari: secondo l’ordinanza di Ricciardi, i fatti sono troppo lontani nel tempo, quasi dieci anni fa.

La Guardia di Finanza ha appurato che nonostante gli esigui redditi dichiarati al fisco, Maniscalco e la sua famiglia conducevano un elevato tenore di vita. Dopo la sua scarcerazione (dicembre 2006), l’uomo ha visto aumentare notevolmente il numero dei propri clienti, addirittura +300% in un solo anno.

Il valore delle aziende in sequestro si aggira sui 4 milioni di euro. A scorrere le intercettazioni della Guardia di Finanza, emerge che sono tanti i bar del centro che si rifornivano da Maniscalco. Mai nessuno, però, ha denunciato ricatti e imposizioni sulle forniture.

Fonte: palermo.repubblica.it

Trieste Coffee Cluster, tre secoli di competenze da sviluppare con investimenti sul binomio caffè-territorio: 50 aziende, un fatturato aggregato prossimo ai 500 milioni che è pari al 15% del fatturato nazionale di settore,1.000 occupati e il 26% del caffè sbarcato in Italia. Ecco i progetti per far diventare Trieste capitale dell’espresso

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suggi liverani trieste coffee cluster

TRIESTE – Venerdì al Magazzino 26 del Porto vecchio, il Coffee Cluster ha tenuto un incontro per candidare la città a capitale mondiale del caffè espresso italiano. Il confronto è stato introdotto da Furio Suggi Liverani, presidente del Trieste Coffee Cluster e portavoce degli imprenditori caffeicoli triestini: di seguito trovate il testo completo del suo intervento.

Il distretto ha una competitività naturale ed è centro di eccellenza riconosciuto a livello mondiale, sia a livello scientifico, sia perché è presente l’intera filiera. Importatori, spedizionieri e torrefattori operano integrati.

Trieste Coffee Cluster è l’agenzia per lo sviluppo del distretto industriale del caffè di Trieste

Nata per volontà di sei aziende e frutto del lavoro congiunto svolto dall’Associazione degli industriali, da Qualicaf Trieste e dall’Associazione caffè Trieste. Viene costituita con un chiaro e ambizioso scopo: promuovere la valorizzazione e lo sviluppo del sistema produttivo locale.

L’impegno del Trieste Coffe Cluster si manifesta attraverso strategie e progetti volti a rafforzare la competitività del distretto, capitalizzare al meglio la rete di competenze esistenti, stimolare la ricerca e l’innovazione, attrarre nuove imprese, promuovere la filiera del caffè sul mercato nazionale e sui mercati esteri. La possibilità di studiare e promuovere queste strategie è data dall’elevata competitività naturale del distretto del caffè di Trieste nel mercato internazionale, determinata innanzitutto da un fattore geografico.

Collocata strategicamente tra il bacino del Mediterraneo e le aree in forte crescita dell’Europa centrale e orientale, Trieste ha tutte le prerogative per diventare uno degli attori principali nel controllo e nella gestione di due distinti flussi logistici intercontinentali, ovvero il collegamento tra l’Estremo Oriente e i mercati dell’Europa Centrale e Orientale, e l’indispensabile cabotaggio tra Centro Europa, Turchia, Medio Oriente e Nord Africa, attraverso le cosiddette autostrade del caffè del mare. Alla posizione geografica favorevole, che la rende un centro di snodo commerciale molto importante, bisogna aggiungere una dotazione infrastrutturale come il porto che ha da sempre un ruolo chiave nell’affermazione e sviluppo di Trieste.

Il distretto del caffè è inoltre un centro di eccellenza riconosciuto a livello mondiale

Eccellenza che coinvolge anche il campo scientifico, derivante dalla particolare struttura del settore caffeicolo triestino che presenta l’intera filiera del caffè sul territorio e dal sistema scientifico triestino. Una realtà unica in tutta Italia, un vero e proprio cluster costituito da più sottoinsiemi (importatori, spedizionieri, torrefattori), che operano in maniera integrata per aumentare il valore aggiunto del prodotto. Uno dei principali asset del distretto industriale triestino è costituito da una diffusa cultura tecnica e dal prezioso “saper fare”, acquisito nel corso degli ultimi tre secoli di storia. Uno straordinario capitale di competenze che ha determinato non solo una vincente specializzazione nel settore del caffè, ma che ha posto le basi per un notevole sviluppo dell’intero tessuto imprenditoriale.

Trieste è anche luogo d’innovazione. Questa grande capacità è comune sia alle piccole e medie imprese, sia alle più grandi realtà produttive del distretto, ed è fortemente sostenuta da un ampio e articolato sistema di ricerca in grado di generare “knowledge spillovers” sul territorio: 50 unità locali, un fatturato aggregato prossimo ai 500 milioni di euro (che è pari al 15% del fatturato nazionale di settore), 1.000 occupati e il 26% del caffè sbarcato in Italia.

In virtù di questa indiscutibile ricchezza che caratterizza Trieste, il Trieste Coffee Cluster ha definito alcuni macro obiettivi, che si possono sintetizzare con due affermazioni:

Allungamento di filiera e rafforzamento del legame tra le aziende e con il loro sistema territoriale. Sono state quindi stilate delle linee strategiche per il piano di sviluppo del distretto, focalizzando l’attenzione su tre principali assi d’azione. 1 – Marketing e promozione attraverso piani di marketing e strategia promozionali, il fine ultimo è la capitalizzazione della rete di relazioni e competenze del distretto e l’ottimizzazione degli investimenti. 2 – Ricerca, sviluppo, innovazione e alta formazione con progetti diversificati che porteranno all’accrescimento delle competenze dei singoli operatori e una maggiore competitività dell’intero distretto nella ricerca di innovazione di prodotto, di processo e nei modelli di business. 3 – Logistica e infrastrutture verranno svolti studi con lo scopo di individuare nuovi assetti logistici e infrastrutturali per lo sviluppo del distretto.

All’interno di questi tre assi di azione sono stati delineati e sviluppati diversi progetti

Non è questa la sede per elencarli tutti ma voglio ricordane almeno i principali. Al fine di promuovere il distretto sono stati realizzati un marchio, registrato a livello europeo, un manuale di immagine coordinata, ed è stato completato il progetto “Portale del Distretto del Caffè”, il cui obiettivo è offrire un portale di servizi integrati per le aziende associate, dando nel contempo visibilità al distretto, promuovendo il ruolo e le attività del Trieste Coffee Cluster. Il sito ha contenuti sia in lingua italiana che inglese, e un comitato di redazione cura lo sviluppo delle varie sezioni tematiche, aggiornando in maniera costante le news in ambedue le lingue.

Un’altra importante iniziativa è “Mercati Emergenti”, che nasce per aumentare la visibilità del distretto a livello internazionale

nel 2010 è stata realizzata la prima missione di promozione dell’agenzia alla ventitreesima conferenza dell’associazione per la scienza e l’informazione sul caffè di Bali, nel 2011 abbiamo partecipato al Coffee&Tea Festival di Dubai e nel 2012 all’Eastern African Fine Coffees Association a Addis Abeba. In questi ultimi tre anni, l’agenzia è stata inoltre molto attiva nell’effettuare numerose presentazioni alle istituzioni locali e nazionali, al sistema scientifico triestino, a giornali e televisioni internazionali, cito la rete Giapponese NHK.

Nell’ambito della formazione, all’interno del Trieste Coffee Cluster è stato istituito il comitato tecnico scientifico

E ora stiamo sta supportando il Master in Economia e Scienza del Caffè promosso dalla Fondazione Ernesto Illy e il dottorato di ricerca in Scienza, Tecnologia ed Economia dell’industria del caffè dell’Università di Trieste, che si prefiggono il compito di preparare personale altamente qualificato con una preparazione specialistica nei settori scientifici e dell’economia.

Nel 2011 abbiamo sponsorizzato e partecipato attivamente all’organizzazione del Convegno Internazionale sulla chimica degli alimenti “Ms Food Day”, e a febbraio 2012 abbiamo organizzato il seminario “L’analisi sensoriale come strumento innovativo per il controllo della qualità dei prodotti alimentari”, anticipando un convengo nazionale sul medesimo tema, che si terra a Trieste verso la fine dell’anno e che sosterremo.

Queste sono solo alcune delle iniziative che il Trieste Coffee Cluster ha progettato dalla sua costituzione

Ma è facile evincere che il fine ultimo dell’agenzia rimane quello di sottolineare la ricchezza intrinseca del territorio: Trieste è tra gli scali più importanti per il caffè verde, in particolare di provenienza asiatica, è un punto di riferimento internazionale per l’espresso italiano, è un centro di eccellenza per la ricerca sul caffè e sui servizi a esso legati. Per questi motivi l’importanza di questo settore per il territorio è maggiore rispetto a qualsiasi altra città d’Italia. Come Torino nel tempo è divenuta la città del cioccolato, così Trieste ha tutte le potenzialità per essere, di diritto, la capitale dell’Espresso.

Al fine di valorizzare Trieste quale capitale mondiale del caffè espresso italiano, è in via di definizione una collaborazione strutturata con il Comune di Trieste detentore del principale sistema museale locale al fine di co-progettare il museo del caffè. Sulla scorta dell’esperienza maturata con il prototipo dell’ Exhibit Diffuso del Caffè – “Museo Espresso” messo a punto con un workshop realizzato in collaborazione con l’Istituto di cultura marittimo portuale nel 2011, si darà vita a un concept museale del tutto innovativo che superando le barriere del singolo edificio proporrà un modello di museo integrato tra mondo virtuale e insieme di punti fisici distribuiti all’interno delle sedi museali già esistenti, delle aziende, dei bar e di tutti i luoghi carichi di significati legati al tema caffè. Va sottolineato che il valore di questo progetto comporta vantaggi sia per gli operatori del distretto che per la città intera con particolare riferimento al comparto turistico.

La crisi economica in atto non ha lasciato indenne la filiera produttiva

Come risulta dall’analisi aggregata dei bilanci delle imprese che compongono il distretto del caffè. Nel periodo 2007 – 2010 il trend di fatturato è in aumento, ma il rapporto debt/equity è peggiorato, segno che la posizione finanziaria netta delle imprese del distretto risente della stretta creditizia generale e del peggioramento dei tempi di incasso incrementando la vulnerabilità delle aziende.

Nonostante questo, il confronto con l’andamento dell’industria alimentare del Friuli Venezia Giulia denota un ROE (Return on Equity) ed un ROCE (Return on Capital Employed) nettamente superiori nel quadriennio considerato a vantaggio del cluster del caffè, segno di una confermata redditività di tutta la filiera produttiva e segno, a mio avviso, che l’appartenenza ad un cluster identificato genera aumenti del valore delle singole imprese coinvolte nella catena. Trieste Coffee Cluster continuerà quindi su questo percorso, investendo nel binomio caffè-territorio, sostenendo sinergie tra il sistema industriale e scientifico, stimolando nuove iniziative di business, e promuovendo il caffè anche attraverso grandi eventi aperti al pubblico, coinvolgendo così la città nella sua interezza.

Dopo il presidente Suggi Liverani, sono intervenuti Federica Seganti, assessore alle attività produttive della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Igor Dolenc, vice presidente della provincia di Trieste e Fabio Omero, assessore allo sviluppo economico del comune di Trieste. I tre politici hanno sottolineato lo storico binomio che lega la città al caffè. In particolare Federica Seganti ha ricordato il “crocevia di culture dove anche il caffè riflette questa peculiarità nelle diverse tipologie di ordinazioni che si possono fare al bar”. L’assessore Seganti ha poi ribadito la disponibilità della Regione a sostenere idee nuove e innovative che possano favorire lo sviluppo del distretto industriale del caffè e del comparto turistico.

Igor Dolenc, vice presidente della provincia, ha sottolineato due aspetti fondamentali:

“Rafforzare l’immagine della città sotto tutti i punti di vista e considerare Trieste come un concentrato di storia e di cultura. Solo con un gioco di squadra, dove si rema tutti dalla stessa parte, si può ottenere qualcosa in un orizzonte altamente competitivo». Da parte sua l’assessore Omero ha sottolineato “l’importanza di promuovere fuori e dentro i confini cittadini la cultura del caffè, anche attraverso l’iniziativa che vede coinvolti tutti i musei triestini che riserveranno al loro interno un angolo dedicato al caffè”. A questo proposito Omero ha posto l’accento sulla crescita del turismo tematico, filone che, a suo avviso, anche il caffè potrebbe sfruttare proponendo l’assaggio e la visita dei “luoghi del caffè” come esperienza.

Al termine della conferenza gli ospiti – circa 200 tra soci, autorità e rappresentanti del mondo del caffè triestino – sono saliti al terzo piano del magazzino 26 dove il bar tender Michele Paoletich (campione CIBC 2009 e formatore dell’università del caffè) ha dato una dimostrazione dell’uso versatile del caffè preparando aperitivi a tema. L’evento è poi proseguito con la degustazione di piatti a base di caffè.

Germania, boom caffè espresso italiano. Crollano il filtrato e quello preparato da solubile.

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Germania bandiera
la bandiera della Germania

BERLINO – E’ sempre più italiano il gusto dei tedeschi. Invece del lunghissimo caffè servito in tazza grande, quello filtrato o ricavato da solubile, in Germania si consuma sempre di più il caffè espresso.

Nel 2011 – ma la tendenza era già iniziata negli anni scorsi – il consumo di caffè espresso è cresciuto, secondo l’associazione di categoria di Amburgo, a danno di quello filtrato. In realtà i tedeschi vanno pazzi per le bevande che alla base hanno l’espresso, ha spiegato Holger Preibisch. Come il latte macchiato – ma in Germania dicono “macciato” – e il cappuccino.

I dati confermano la tendenza visibile in qualsiasi locale tedesco: anche perché il cappuccino viene consumato anche come accompagnamento al pasto, spesso proprio al ristorante. Nel 2011 sono state vendute 59 mila tonnellate di espresso: e cioè un 10,3% in più dell’anno precedente.

Complessivamente in Germania l’anno scorso sono state consumate 402 mila tonnellate di caffè tostato e 12.650 tonnellate di caffè solubile.

Fonte: Ice Dusseldorf

Isabel Brash ci porta in viaggio alla scoperta del cacao da Trinidad a Tobago

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internation Isabel Brash
L'effetto confortante del cioccolato non sarebbe maggiore di quello esercitato da frutta e verdura

MILANO – Isabel Brash racconta: “È il cioccolato che ha scelto me. Tutto è iniziato da un’innocente curiosità per il processo di produzione del cioccolato, dall’albero alla tavoletta, e dalle domande sul perché il cioccolato di qualità non sia prodotto maggiormente dove cresce il cacao, come nel mio paese, in Trinidad. Adesso è la mia vita. Ho iniziato a studiare in modo approfondito la produzione e la trasformazione del cacao nel 2008, spinta dal desiderio di creare qualcosa. Casualmente, mio fratello aveva appena assunto la proprietà di una tenuta di cacao abbandonata, così gli chiesi di portarmi un sacco di fave essiccate per iniziare a sperimentare.

Isabel Brash, un amore lungo una vita

Da quel giorno, ho dedicato sempre più tempo alla ricerca e, in poco tempo, il mio precedente lavoro a tempo pieno nel campo dell’architettura è diventato un’attività secondaria. Il cioccolato che produco è fatto con cacao proveniente da un’unica tenuta nel sud di Trinidad, la Rancho Quemado Estate di mio fratello, dove crescono fave di cacao Trinitario. È una varietà originaria del mio paese, un ibrido delle varietà Criollo e Forastero nata dopo il disastro naturale del 1727, che distrusse tutte le piantagioni, e ha uno straordinario aroma fruttato. Le fave sono raccolte, lasciate fermentare ed essiccate nella tenuta, mentre il processo di trasformazione avviene nel mio laboratorio.

Presto investirò in qualche piccolo macchinario per rendere più efficiente il processo di produzione, per ora tosto le fave nel forno e poi le sguscio con un asciugacapelli

Uso un frullatore commerciale per macinare le fave frantumate grossolanamente e un piccolo mortaio per raffinare ed eseguire il concaggio della pasta. Il cioccolato così lavorato viene quindi versato all’interno di vassoi, lasciato riposare e conservato in contenitori ermetici. Quando sono pronta a usare il cioccolato, lo faccio sciogliere e lo tempro manualmente su una lastra di marmo. Non ci sono altri produttori locali di cioccolato di alta qualità.

Un grosso problema è la scarsa conoscenza, visto il dominio del mercato da parte dei grossi marchi che adulterano la nostra percezione sensoriale. Inoltre, la maggior parte del cacao di produzione locale è venduto ai grossi produttori di cioccolato.

Isabel Brash: Il consumatore associa il cioccolato all’idea di prodotto “straniero” e il cacao alla dimensione locale

Eppure, se siamo in grado di coltivare cacao tra il più raffinato al mondo, certamente siamo capaci anche di trasformarlo in ottimo cioccolato. Un altro problema è la difficoltà a trovare manodopera per le piantagioni di cacao. È un lavoro duro, la maggior parte dei contadini sta invecchiando e sono pochi i giovani interessati a riprendere questo mestiere. Per la produzione di cioccolato, i macchinari possono essere molto costosi, ma sono certa che, riducendo la distanza tra l’agricoltura e il prodotto finale, sarà possibile risvegliare l’interesse tra i giovani.

Una volta qualcuno mi ha detto che producendo cioccolato unisco la più primordiale esigenza umana, quella di nutrirsi, con la più alta esperienza spirituale: il piacere. Questo è esattamente ciò che ho provato all’incontro di Terra Madre lo scorso ottobre, i cui partecipanti contribuiscono proprio a creare questa connessione. Vedere i volti di gente venuta da tutte le parti del mondo, che lavora quotidianamente per sfamare la propria comunità e con un legame così diretto con la terra ha cambiato il mio modo di pensare al cibo. Nel mondo occidentale lo chiameremmo un rapporto “spirituale”, ma non c’è bisogno di trovare etichette astruse: è semplicemente vita.

Isabel Brash Fonte: terramadre.org

25.05.2012 metti il logo di tim horton dall’archiovio o google immagini

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tim hortons
Il logo Tim Hortons

MILANO – Quanti di voi amano leggere un quotidiano mentre sorseggiano il caffè? Sicuramente non siete in pochi. Se vi piace il caffè americano e se vi trovate negli Emirati Arabi, non potete assolutamente mancare di andare a far colazione da Tim Hortons – importante catena di fast food di origine canadese particolarmente nota per caffè e ciambelle – che, grazie alla partnership propostagli da Gulf News – uno dei quotidiani inglesi più letti negli Emirati Arabi – e alla volontà di questo di aumentare il numero dei propri lettori, al momento è l’unica caffetteria che può offrirvi le notizie dell’ultima ora direttamente stampate sul caffè.

L’iniziativa è nata quando Gulf News si è posto l’obiettivo di ampliare il proprio bacino di utenti

Con la specifica volontà di aumentare dell’1,5% i propri abbonati, rendere più visibile e frequentato il proprio canale Twitter e incrementare il traffico sul proprio portale di almeno il 25%. Tutti obiettivi assolutamente chiari, ma anche alquanto ambiziosi. Al fine di realizzare il proprio progetto di aumento della notorietà, Gulf News ha deciso di sfruttare la diffusa abitudine di leggere il quotidiano mentre si prende il caffè del mattino, coinvolgendo la catena Tim Hortons consapevole che servisse tra i 35 e i 50.000 caffè al mese per ogni punto vendita.

L’importante testata ha quindi organizzato un’interessante campagna promozionale basata sulla curiosità dei lettori rispetto alle notizie “fresche di stampa”

L’iniziativa ha previsto infatti la trasformazione della nota fascetta di cartone che si usa avvolgere intorno alla tazzone di caffè in un nuovo medium: “The Headline News Cup Sleeve”.

Ogni caffè venduto in uno dei sei selezionati punti vendita di Tim Hortons, si è trovato dunque ad “indossare” una notizia dell’ultima ora grazie alla personalizzazione della fascetta con il titolo, la short-URL e il QR-code della news appena twittata sull’account Twitter di Gulf News ottenuta per mezzo di una speciale stampante.

Utilizzando il link o il codice QR “fresco di stampa” sulla fascetta del caffè, ogni cliente di Tim Hortorns aveva quindi la possibilità di leggere l’intera notizia sul portale di Gulf News

I risultati? Si sono diffusi, ben stampati su 840.000 caffè, circa 1.440 tweet di notizie appena diffuse. I follower su Twitter di Gulf News sono aumentati di 2.900 unità dopo sole due settimane dal lancio della campagna. Il traffico sul portale di Gulf News è aumentato del 41% e gli abbonati del 2,8%, ben oltre gli obiettivi che il brand si proponeva di raggiungere. Gratificare il proprio target attraverso un plus, un servizio a valore aggiunto da associare a qualcosa che comunque già utilizzano e consumano in alcuni casi deve essere considerato come leva di un nuovo business, o comunque come una strategia che può portare considerevoli miglioramenti alla notorietà, alla fidelizzazione e – perché no – al fatturato di un’attività. Fonte: alessandracolucci.com

Cappuccino-Mann: il latte artist che sbanca a Colonia da Agrigento

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cappuccino-mann colazione dieta dei militari cultura del caffè
Un cappuccino

COLONIA (Germania) – Lavora da oltre 10 anni con la sua Apecar rossa, ribattezzata “Caféccino-Mobil” davanti al consolato italiano a Colonia, e tutti in zona lo conoscono come “Cappuccino-Mann” o “Cornetti-Mann”. Ha 43 anni, originario di Agrigento, ed ha fatto fortuna in Germania vendendo caffè, cappuccini, ma anche cannoli e arancini siciliani, come le sue origini. Stiamo parlando di Giuseppe Mirabile, 43 anni, originario di Agrigento, un “flexibel” come si definisce lui stesso. Vive in Germania da diversi anni dove ha lavorato prima come operaio e poi, come barista. Ha investito la buonuscita da operaio per reinventarsi “Cappuccino-Mann”.

Cappuccino-Mann lavora sulla Universitaetsstrasse

Dove dal lunedì al venerdì, dalle 7 alle 15, serve caffè Mokambo a 1 euro e 40 (prezzo moderato per la Germania), ma anche panini imbottiti con mortadella, “salami”, mozzarella e pomodoro. E nei fine settimana, il suo “Cafèccino Mobil” si presta inoltre a matrimoni e altre cerimonie. Giuseppe Mirabile, che ha due figli nati in Germania, possiede anche quattro vetture, che nelle occasioni di festa si trasformano in “Sekt-Mobil”, bar-mobili che servono anche prosecco e caffè corretto. Fonte: agrigentoweb

Gustavo Speridião è stato nominato vincitore del Premio illySustainArt

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premio illy Gustavo Speridião
L'opera che ha vinto il premio illy

TRIESTE – Gustavo Speridião è il vincitore del Premio illySustainArt Brasile. L’artista è stato scelto tra una rosa di 30 finalisti, dopo una selezione di oltre 70 candidati. La decisione è stata presa dalla giuria del premio – composta dalla curatrice Luisa Duarte, dalla collezionista Têra Queiroz, dalla direttrice di SP-Arte Fernanda Feitosa e dall’art director di illycaffè, Carlo Bach — ed è stata annunciata venerdì 5 maggio durante SP-Arte, a San Paolo. Speridião ha ricevuto un premio di 20mila real brasiliani.

L’opera di Gustavo Speridião, vincitore del Premio illySustainArt

«Oltre al premio in denaro, che sarà di grande aiuto per l’artista, credo che questa vittoria sarà molto fruttuosa per il suo futuro e gli porterà molta visibilità» ha detto Fred Von Bülow Ulson, direttore della galleria d’arte Anita Schwartz, che ha selezionato Speridião per il premio.

Il Brasile è uno dei paesi più importanti per illycaffè. Vogliamo sviluppare un rapporto di collaborazione ancora più stretto non soltanto con i produttori di caffè, ma anche con gli esponenti della cultura brasiliana” ha detto Carlo Bach. “Sono molto compiaciuto per l’alto livello qualitativo delle opere d’arte presentate. È stato veramente difficile selezionare i finalisti” ha aggiunto. Tutti i candidati al premio dovevano rispettare tre requisiti: avere meno di 35 anni, abitare e lavorare in Brasile. Questa è la prima volta che il SustainArt Award si è svolto in Brasile.

Il premio è finalizzato alla scoperta e al sostegno a giovani talenti emergenti nel settore delle arte visive e del design contemporaneo. Altro importante proposito è quello di sviluppare un rapporto molto più stretto di collaborazione tra artisti e curatori in tutto il mondo e consolidare ancor più il concetto che illycaffè è una società che ama e aiuta l’arte. illysustainArt Il Premio illy fa parte del progetto www.illysustainArt.org, una vetrina aperta sul mondo dell’arte contemporanea che si propone di diventare punto di riferimento, luogo d’incontro e di scambio culturale per artisti e curatori dei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Nelle ultime quattro edizioni del Premio illy SustainArt, i vincitori del premio erano artisti provenienti dai paesi produttori di caffè, come Brasile, India e Messico. Nel 2008 il vincitore è stato l’artista brasiliano Matheus Rocha Pitta; nel 2009, l’artista indiano Avinash Veeraraghavan; nel 2010, il messicano Camilo Ontiveros e nel 2011 un altro Brasiliano, André Komatsu. Il premio è in denaro, l’opera non viene acquistata.

Colombia: produzione stabile nel 2011/12 a 8,5 milioni di sacchi

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colombia bandiera cannavò produzione iila
La bandiera della Colombia

COLOMBIA – La produzione colombiana si manterrà stabile, nel 2011/12, a 8,5 milioni di sacchi, nettamente al di sotto delle medie produttive degli ultimi 40 anni. Lo afferma il Gain Report (Gain è l’acronimo americano di Rete Globale di Informazione Agricola) del Servizio agricolo estero (Fas) del dipartimento Usa dell’agricoltura (Usda), diffuso pochi giorni fa. Va premesso che i Gain Report non rispecchiano necessariamente le posizioni del minagricoltura americano. Essi costituiscono comunque la base per la compilazione delle statistiche ufficiali contenute nelle circolari sulla produzione mondiale e il commercio di caffè, pubblicate con cadenza semestrale. Il rapporto prevede che la produzione risalirà a 9 milioni del 2012/13, per effetto delle migliori condizioni climatiche e dell’entrata in produzione di arbusti di nuovo impianto.

Colombia: nei primi 5 mesi dell’anno di mercato 2011/12, la produzione è stata di 3,9 milioni di sacchi

Pari al 27% in meno rispetto al pari periodo precedente. Secondo gli esperti del Fas, il progressivo attenuarsi del fenomeno La Niña contribuirà al recupero produttivo nella seconda metà dell’anno. Nel corso del 2011, secondo Fnc, sono stati rinnovati ulteriori 117 mila ettari di piantagioni con varietà più resistenti alle avversità portando così le aree interessate dagli interventi di rinnovo, da 5 anni a questa parte, a circa la metà dell’ ettaraggio nazionale. Il programma è destinato a proseguire negli anni a venire in ragione di circa 110 mila ettari all’anno.

Con l’entrata in produzione delle aree rinnovate aumenterà progressivamente anche il potenziale produttivo, la cui piena realizzazione dipenderà chiaramente dall’adozione di pratiche agricole corrette e dal sussistere di condizioni meteo favorevoli.

Il mutamento climatico ha inciso non poco sull’andamento degli ultimi raccolti

Non soltanto le piogge, ma anche l’elevamento delle temperature stanno influendo sulla produzione di caffè determinando un’incidenza crescente delle malattie, specialmente alle basse altitudini. Il centro nazionale per le ricerche nel settore del caffè (Cenicafé) sta studiando delle varietà resistenti alla scolite del caffè, che si affiancheranno a quelle, già utilizzate, resistenti alla roya (ruggine del caffè).

L’export colombiano è destinato secondo il report a raggiungere a fine 2011/12 gli 8,4 milioni di sacchi, in crescita dell’11% sull’anno precedente, e a incrementarsi ulteriormente a 8,8 milioni nel 2012/13. Gli Stati Uniti continuano a essere, di gran lunga, la principale destinazione dell’export colombiano, con una share che ha raggiunto, nel 2011, il 43,5%. Seguono, fortemente distanziati, Giappone (14%) e Belgio (8,3%).

I caffè speciali, comprese le produzioni bio certificate, costituiscono circa un terzo dell’export totale

Cresce inoltre la visibilità e il prestigio delle singole origini della Colombia, come Huila o Nariño. Quote significative di prodotto sono esportate infine sotto forma di caffè trasformato (in particolare di caffè solubile liofilizzato). I prezzi dei caffè colombiani sui mercati internazionali sono scesi a una media mensile di 2,26 dollari per libbra a marzo 2012, pari al 16% in meno rispetto allo stesso mese del 2011.

Ancora più marcata l’erosione dei prezzi interni pagati ai produttori, che hanno registrato, sempre a marzo, un calo del 26% rispetto a un anno prima. Il rivalutarsi del peso colombiano sul dollaro grava, a sua volta, sui redditi dei produttori complicando ulteriormente la situazione di quelli meno produttivi. A difetto di dati ufficiali, il report stima che le scorte scenderanno a fine 2011/12 a 439.000 sacchi, in calo di 310.000 sacchi rispetto all’anno precedente. Nonostante la ripresa produttiva prospettata, il livello delle scorte dovrebbe calare di ulteriori 250 mila sacchi a fine 2012/13.