mercoledì 14 Gennaio 2026
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Ferrero, entro il 2015, caffè e olio di palma soltanto da filiere sostenibili

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Il logo della Ferrero

MILANO – Traguardi ambiziosi nel Rapporto sulla responsabilità sociale d’impresa “Condividere valori per creare valore” della Ferrero. Oltre a stabilire gli obbiettivi al 2020, il Rapporto fissa, per alcune voci, delle scadenze più ravvicinate. Entro il 2013, in particolare, il 30% di energia sarà prodotto da fonti rinnovabili. Entro il 2014, il 100% della carta e del cartone vergine utilizzati verranno da filiera sostenibile certificata e il 100% delle uova da galline allevate a terra. Entro il 2015, il 100% di olio di palma e caffè saranno certificati come sostenibili.

Ferrero si impegna a diventare green

In materia di diritti umani, inoltre, è prevista, entro 2 anni, la piena condivisione del Codice di Condotta Commerciale lungo la catena del valore. Tra gli obiettivi al 2020 c’è la riduzione del 40% delle emissioni di Co2 da attività produttive e del 30% di quelle di gas effetto serra da attività di trasporto e stoccaggio. E ancora, la riduzione del 20% del consumo idrico; l’utilizzo negli imballaggi di materiali derivanti da risorse rinnovabili e di cacao al 100% certificato come sostenibile, senza dimenticare l’implementazione del piano sulla tracciabilità per il 100% delle nocciole.

“La Ferrero è una realtà che conta 18 stabilimenti produttivi, 41 sedi, 22.000 dipendenti e 7,2 miliardi di euro di fatturato di quest’anno, il 9,1% in più rispetto l’anno passato. Cresciamo, dunque, ma cresciamo nel rispetto dell’ambiente: abbiamo infatti ridotto del 14% le emissioni di Co2 e del 7% i consumi di energia primaria”, dice l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, presidente della Ferrero Spa, presentando il Rapporto, e ricordando che “la Ferrero ha la responsabilità sociale nel suo dna e la pratica da sempre, da molto prima che il termine ‘responsabilità sociale’ venisse coniato”.

Per quanto riguarda le sorprese contenute nei prodotti, esse rispondono a una serie di normative e codici che ne garantiscono l’idoneità

La Ferrero compie inoltre verifiche periodiche presso i fornitori e i confezionatori in materia di sicurezza sanitaria e per verificare che nessuna forma di lavoro minorile venga utilizzata nei poli produttivi, in applicazione del Codice di Condotta. Non vanno infine dimenticate le attività a carattere sociale portate avanti dalla fondazione Ferrero attiva nei settori sociale, culturale e filantropico, e il progetto Imprese Sociali, che punta a creare lavoro nelle aree più povere del Pianeta dove vengono realizzati anche progetti rivolti ai bambini. Imprese Sociali sono attualmente presenti in Camerun, India e Sudafrica.

La camera di commercio di Tripoli approva il bilancio per la missione in Italia

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Farag M. M. Sheftry tripoli
Tripoli skyline view

MILANO – Positivo il bilancio per la missione in Italia della Camera di Commercio di Tripoli, con a capo il presidente dell’ente camerale Farag M. M. Sheftry, conclusasi venerdì scorso. Sheftry ha incontrato 25 imprenditori e visitato alcuni stabilimenti. Nel corso degli incontri, Sheftry ha invitato gli imprenditori italiani a prendere in considerazione l’ipotesi di aprire proprie fabbriche sul suolo libico illustrando, a tale proposito, le numerose agevolazioni fiscali vigenti, che comprendono, tra l’altro, l’esenzione dalle tasse per sei anni, la defiscalizzazione degli utili e l’abbattimento delle barriere doganali, cui vanno aggiunti gli incentivi statali sia alla costruzione degli opifici sia all’acquisto diretto di alcune produzioni.

Sheftry dirige le decisioni dell’organismo di Tripoli

Importante, in tal senso, il ruolo della Camera di Commercio ItalAfrica Centrale (Cnt), che ha predisposto varie misure e stanziato fondi rilevanti destinati all’accompagnamento delle imprese occidentali nel percorso di insediamento in Libia.

Dal caffè alla pasta ai motori elettrici

Molte imprese italiane hanno sottoscritto accordi di partenariato con la Camera di Commercio di Tripoli. Tra le altre «Elettromena srl» (specializzata nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili), Pastificio Vietri, Aversa Caffè, Simar Srl, Italtipici srl produzione ed imbottigliamento olio per uso alimentare.

Edy Bieker assaggia in video gli specialty Sandaly: disponibile su youtube

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Edy Bieker
Edy Bieker

TRIESTE – In questo video Edy Bieker assaggia per noi un caffè arabica lavato del Nicaragua varietale Maracaturra, un ibrido tra la Maragogype e la Caturra. In tazza emerge una vena sia di floreale che di erbe di montagna, nella componente aromatica invece si distinguono frutta matura e buccia d’arancia candita. Uno straordinario caffè della linea Sandalj Traceability Project, micro lotti provenienti direttamente dalle piantagioni con caratteristiche di spiccata personalità e unicità, selezionati e approvati dalla Accademia del Caffè.

Edy Bieker: scopriamo di più in questo video

Tutti i video realizzati dai professionisti Sandalj sono a disposizione sul canale youtube al link seguente:

http://www.youtube.com/sandaljtrading

Ma è possibile approfondire i know-how condivisi dall’azienda sulla loro pagina facebook e sul loro account twitter. La loro presenza è anche sul social Linkedin.

Insomma, i riferimenti non mancano di certo per chi vuole scoprire l’universo Sandalj e conoscere per la prima volta gli assi nella manica di un professionista del calibro di Edy Bieker.

Nei video qualche segreto per i coffeelover

Per imparare a degustare il caffè andando oltre la miscela così tanto gradita dagli italiani e anche più in là dell’espresso: così da ampliare gli orizzonti esperenziali di un rito quotidiano che in pochi davvero conoscono e quindi, apprezzano in pieno.

Prezzi del caffè: media mensile dell’indicatore ha segnato a giugno un –7,8%

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MILANO – Nuovi ribassi per i prezzi del caffè. Secondo il report Ico, diffuso nella tarda mattinata di venerdì, la media mensile dell’indicatore ha segnato a giugno un –7,8%. Si tratta del secondo arretramento più rilevante dall’inizio dell’annata caffearia dopo quello registrato a marzo (-8%). Per effetto di questo nuovo scivolone, l’indicatore scende dai 157,68 centesimi per libbra di maggio a 145,31 centesimi. Per trovare un valore più basso è necessario tornare a giugno 2010 (142,2 centesimi) ossia il mese che vide l’inizio dello straordinario ciclo rialzista culminato con i picchi storici ultratrentennali dello scorso anno.

Prezzi, le variazioni negative più significative riguardano gli arabica

Colombiani dolci e brasiliani naturali evidenziano entrambi cali in doppia cifra, rispettivamente del 10,9% e 10,3%. Gli altri dolci registrano un declino dell’8,6%. New York perde il 9,4%. Più contenute le flessioni dell’indicatore dei robusta (-1,1%) e del Liffe (-2,1%). Nonostante l’arretramento sopra indicato, i robusta evidenziano comunque la seconda media mensile più elevata dall’inizio dell’annata corrente. Conseguenza di questa evoluzione, l’ulteriore restringersi della forbice di prezzo tra arabica e robusta.

L’arbitraggio New York-Londra cala del 18,2% scendendo ai minimi da settembre 2009. In aumento infine la volatilità, che raggiunge livelli elevati, in particolare, per quanto riguarda l’indicatore dell’Ice Futures Us. La stima mensile sulla produzione mondiale nell’anno in corso è di 131,253 milioni di sacchi. Rispetto al dato indicato il mese precedente si osserva una marginale correzione al ribasso (poco più di mezzo milione di sacchi) dei dati relativi alle produzioni di Africa e Asia determinati dalle diminuite aspettative di raccolto, rispettivamente, in Tanzania e in Tailandia. Alla luce di questa nuova stima, la produzione mondiale 2011/12 evidenzia un calo del 2,3% sul 2010/11.

Crescono le produzioni di Africa e Asia (entrambe del 2,4%)

Diminuiscono quelle di America centrale (-2,4%) e sud America (-6,2%). Le prospettive produttive per il 2012/13 presentano indicazioni contrastanti. Maggiori raccolti sono previsti in Brasile, Vietnam e altri paesi produttori, ma le anomalie climatiche osservate in molte regioni fanno temere ripercussioni negative sui raccolti. A fronte dei prezzi in calo continuano a crescere, intanto, i costi di produzione, rendendo più problematica la situazione nei comparti meno competitivi.

Le statistiche Ico continuano a rispecchiare una positiva evoluzione della domanda. Nei 4 anni solari trascorsi, i consumi mondiali sono stati in flessione esclusivamente nel 2009 (132,46 milioni di sacchi contro i 132,95 del 2008), ma questa parziale battuta d’arresto è stata abbondantemente compensata da una solida ripresa nell’anno successivo (+3,5% o 4,7 milioni di sacchi in più) cui ha fatto seguito, nel 2011, un ulteriore consolidamento (+0,6%). A detto del report, l’incremento più contenuto dell’anno scorso è da attribuirsi, in primis, ai forti rincari dei prezzi al dettaglio, oltre che alle turbolenze macroeconomiche che hanno interessato alcuni tra i massimi paesi consumatori mondiali.

E proprio all’andamento storico dei prezzi nel decennio trascorso è dedicato il focus statistico di questo mese

La breve trattazione verte attorno a tre tabelle compilate dal servizio statistico dell’organizzazione, che riportano l’andamento dei prezzi medi dal 2004 al 2011 – nelle valute nazionali e in centesimi per libbra – nonché l’evoluzione dei consumi nei principali paesi importatori. È bene premettere che i responsi offerti da tali statistiche sono, per forza di cose, parziali, in ragione della vastità dell’universo esplorato e dell’estensione dell’orizzonte temporale. Tra il 2010 e il 2011 si sono osservati incrementi dei prezzi in tutti i paesi considerati dovuti, in primo luogo, al forte incremento dei costi di materia prima. Ricordiamo, a titolo di raffronto, che la media annua dell’indicatore composto ha raggiunto, nell’anno solare 2011, il livello record di 210,39 centesimi per libbra risultando superiore del 42,9% a quella del 2010.

Stando alle elaborazioni Ico, i rincari di prezzi più consistenti si sono avuti, nell’ordine, in Finlandia (+38,6%), Lituania (38,5%), Lettonia (34,4%), Usa (32,9%) e Svezia (26,4%). Quelli più contenuti si sono registrati invece in Bulgaria (+9,4%), Francia (+8,9%), Spagna (+7,6%), Giappone (+4,5%), Portogallo (+3,5%) e Germania (+2,3%). In Italia, sempre stando alle statistiche dell’organizzazione, l’incremento è stato del 10,7%: da un prezzo medio per chilogrammo di 12,2 euro nel 2010 si è passati a 13,51 euro nel 2011.

Estendendo il raggio d’osservazione all’intero periodo considerato, gli aumenti più sensibili si riscontrano in Austria (+123,1%), Lettonia (+116%), Finlandia (+104,8%), Lituania (+87,4%), Usa (+82,2%) e Ungheria (+73,2%). In controtendenza soltanto il Giappone, dove si è verificato addirittura un calo del 38,1%, e il Portogallo, dove il prezzo medio rilevato nel 2011 è singolarmente identico a quello del 2004. È importante sottolineare – nota correttamente il rapporto – che le variazioni possono essere in parte imputabili ai cambiamenti intervenuti nelle metodologie di rilevamento dei prezzi adottate dai singoli paesi. Un raffronto su grandezze maggiormente omogenee è offerto dalla seconda tabella, dove i prezzi sono espressi tutti in centesimi di dollaro per libbra.

Da una breve analisi è possibile osservare come le impennate più vistose riguardano soprattutto quei paesi dove si è partiti da livelli di prezzo più bassi.

L’Italia, a fronte di un aumento relativamente contenuto, rimane uno dei paesi dove il caffè è più caro

Il Giappone, come già detto, ha segnato una parabola inversa rispetto agli altri paesi osservati cedendo il primato dei prezzi più alti al Regno Unito, ma rimanendo comunque una delle nazioni dove il caffè costa mediamente di più. È interessante inoltre osservare come non vi sia correlazione univoca tra rincari e andamento dei consumi. In Austria, sebbene vi sia stato un aumento dei prezzi superiore al 120%, i consumi pro capite sono cresciuti, in pari tempo, del 9,5%.

In Giappone, la forte discesa dei prezzi non è bastata a evitare un calo, ancorché lieve, dei consumi per abitante. In Gran Bretagna, al di là di una flessione recente, il dato pro capite è cresciuto del 15,3% in 8 anni, nonostante gli elevati livelli di prezzo. Va da sé, infine, che ogni correlazione efficace dovrebbe tenere conto, delle caratteristiche tipologiche dei singoli mercati. Segnatamente di elementi quali, ad esempio, le abitudini di consumo, la percezione di prodotto, il potere d’acquisto, gli standard qualitativi medi del prodotto venduto e il loro eventuale miglioramento o peggioramento nell’arco del periodo considerato.

Concludiamo con un breve cenno ai dati relativi all’export nei tre anni solari trascorsi. Dopo un incremento contenuto tra il 2009 e il 2010, le esportazioni hanno segnato un consistente incremento nel 2011 (+7,8%) superando di slancio la soglia storica dei 100 milioni di sacchi. Ma ancora più significativa è stata la progressione del valore dell’export, che è cresciuta l’anno scorso del 49,1% sfiorando i 25 miliardi di dollari.

Nestlé effettua esperimenti a gravità zero con l’Agenzia Spaziale Europea

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MILANO – Nestlé si serve della ricerca a gravità zero per aumentare la sua conoscenza della tecnologia utilizzata per i suoi prodotti con schiuma e quindi anche il cappuccino italiano. E, forse, anche la crema dell`espresso italiano Lo studio potrebbe aiutare gli scienziati di Nestlé a migliorare la creazione delle bolle d’aria nel cioccolato, nel caffè, nei prodotti freschi e nel pet food. Gli scienziati del Centro di Ricerca Nestlé, in Svizzera, stanno lavorando in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (European Space Agency – ESA) ad esprimenti effettuati sulla schiuma, per creare la bolla “perfetta”. Le bolle d’aria vengono aggiunte ai prodotti, come la mousse al cioccolato e la schiuma del caffè, per ottenere la giusta struttura o consistenza.

Nestlé: “Una condizione naturale”

L’azienda ha recentemente condotto delle ricerche a gravità zero sui voli “parabolici” insieme all’Agenzia Spaziale Europea e ad un gruppo internazionale di scienziati che si occupa di ricerca sulla schiuma. “Sembra una condizione naturale lavorare con Nestlé da quando l’ESA sta sostenendo la ricerca sulle tecnologie basate sulla schiuma”, ha dichiarato il Dottor Olivier Minster, a capo dell’Unità di Scienze Fisiche per il Volo Spaziale Umano e Operations Directorate all’ESA.

Assenza di gravità

Prima dei voli, gli scienziati di Nestlé hanno posizionato sei campioni da 5ml di acqua e proteine del latte in una macchina speciale che analizza la struttura della schiuma, portata a bordo dell’airbus A300 sponsorizzato dell’Agenzia Europea Spaziale. Volando ad un’altezza massima di 8500 metri (28000 piedi), l’aereo ha fatto circa 30 “parabole”, o inclinazioni verso l’alto e verso il basso, creando un’assenza di gravità all’interno della fusoliera.

Nestlé: raggiungere la bolla “perfetta”

“L’effetto di questi voli è paragonabile a quello delle montagne russe”, ha affermato la Dottoressa Cécile Gehin-Delval, scienziato del Centro di Ricerca Nestlé. “Ogni parabola dura almeno 20 secondi e crea la situazione di gravità zero o assenza di gravità”. “In questi brevi momenti, studiamo da vicino la proteina del latte per vedere se produce schiuma e per capire quanto sono stabili le bolle”. La stabilità delle bolle d’aria determina la vita sullo scaffale di un certo numero di prodotti ed è fondamentale per l’esperienza di gusto del consumatore.

“Vogliamo avvicinarci alla creazione della bolla d’aria “perfetta” così da raggiungere il giusto equilibrio per i vari prodotti della nostra gamma – non troppo grande e non troppo piccola” ha aggiunto la Dottoressa Gehin-Delval. “La schiuma ferma nella mousse al cioccolato dona una sensazione di cremosità in bocca. Per rendere buona la schiuma del caffè, vogliamo creare piccole bolle d’aria ferme per renderla leggera e cremosa”. Instabile con la gravità La schiuma non è ferma in presenza della gravità perché il liquido tra le bolle scivola verso il basso. Se lo strato liquido tra le bolle d’aria è molto sottile, questo si può rompere e la schiuma si sgonfia. La schiuma è più facile da studiare in condizioni di gravità zero perché l’assenza di gravità fa si che le bolle siano uniformemente diffuse, piuttosto che fluttuino verso l’alto.

Schiuma a gravità zero

Nestlé sta seguendo le attività dell’ESA in questo ambito da più di un decennio. Questa è però la prima volta che Nestlé conduce esperimenti sulla schiuma in condizioni di gravità zero. “Effettuiamo studi sulla schiuma da molti anni utilizzando diversi metodi”, ha spiegato la Dottoressa Gehin-Delval. “Avere maggiori conoscenze della schiuma può aiutare a migliorare la struttura dei nostri prodotti.” Agenzia Spaziale Europea L’Agenzia Spaziale Europea effettua voli parabolici più volte all’anno per fare esperimenti a gravità zero e test in differenti campi scientifici e tecnologici. L’organizzazione ha studiato le tecnologie applicate nello spazio alla schiuma a partire dagli anni ’80. L’ESA conduce esperimenti in scienze fisiche e della vita, fisiologia umana incluse nutrizione e biologia, scienze ambientali e ricerca sulla Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station – ISS).

Nestlé potrà ora utilizzare un dispositivo per la produzione della schiuma sull’ISS

Sviluppato dall’Agenzia Spaziale Europea per studiare la schiuma a gravità zero per un più lungo periodo di tempo. “I nostri progetti creano conoscenza che mira a legarsi allo sviluppo di applicazioni terrestri e nuovi sistemi e tecnologie spaziali”, ha affermato il Dottor Minster.

“Questo contribuisce indirizzare la ricerca nello spazio.” Continuando la ricerca sullo spazio Nestlé è stata la prima azienda alimentare ad usare la ricerca sullo spazio già a partire dalla fine degli anni’80. Nel 1993 gli scienziati di Nestlé, con un laboratorio spaziale tedesco, hanno studiato il meccanismo dell’effetto della perdita di massa muscolare negli astronauti su un volo multi-nazione per aiutare a migliorare i prodotti heathcare di Nestlé.

In provincia di Cuneo è possibile acquistare il caffè Tatawelo dell’associazione

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tatawelo
Tatawelo, il caffè equosolidale

PIASCO (Cuneo) – Venerdì 13 luglio, a partire dalle ore 21:00, all’Ala della Pace di Piasco (Cuneo), sarà possibile degustare e acquistare il caffè Tatawelo del raccolto 2012, tostato e confezionato in questi giorni a cura dell’associazione omonima. Tatawelo significa in idioma tzeltal “antenato”, ed è il nome del caffè prodotto dalla Cooperativa di indigeni di etnia tzotzil/tzeltal “Ssit Lequil Lum” (I Frutti della Madre Terra), dello stato del Chiapas in Messico.

Tatawelo: l’associazione importa direttamente dalla cooperativa Chiapaneca

Con l’obiettivo di garantire la strutturazione di una filiera etica dal produttore fino al consumatore. Con questo intento alcuni gruppi d’acquisto solidale del saluzzese si sono uniti per partecipare nel novembre scorso alla campagna di prefinaziamento raggiungendo un importo di circa 2000 euro restando così affianco ai produttori della Ssit Lequil Lum nei mesi della raccolta, costruendo una filiera pulita e trasparente che collega produttori e consumatori senza innescare meccanismi di indebitamento, nel Sud del mondo, né di prestiti e interessi bancari, nel Nord.

Attraverso il prefinanziamento è stato possibile prenotare una certa quantità di caffè, acquistandolo ad uno sconto del 25%

Emettendo così a disposizione delle comunità e dell’associazione risorse per sostenere il raccolto e sviluppare il progetto. Dopo l’attracco del container Tatawelo al porto di Genova, avvenuto giovedì 7 giugno, il caffè è giunto nel magazzino del torrefattore Coffee Import di Diano d’Alba giovedì 14 giugno. L’appuntamento di venerdì prossimo sarà anche l’occasione per conoscere il progetto Tatawelo in compagnia dei soci prefinaziatori. È prevista anche la visione del film “Corazon del Tiempo” uno sguardo sulla vita e la lotta quotidiana dei produttori del Chiapas.

Papua Nuova Guinea guarda al mercato cinese per la futura esportazione

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papua nuova guinea

MILANO – Papua Nuova Guinea guarda con grande interesse al mercato cinese. Rappresentanti del paese oceanico, che si colloca al quarto posto nella graduatoria dei massimi produttori asiatici (la produzione supererà quest’anno gli 1,4 milioni di sacchi), parteciperanno infatti alla 10a edizione della fiera cinese dell’agricoltura, in programma a fine settembre a Pechino.

Papua Nuova Guinea punta alla Cina

“La Cina costituisce un mercato enorme anche per il caffè e non presenta quelle difficoltà di accesso, legate alla forte connotazione dei gusti, che caratterizzano il Giappone” ha dichiarato in un’intervista Julienne Leka-Maliaki, dell’autorità per la promozione degli investimenti.

“Sono convinta che la nostra industria possa fare grandi cose” ha aggiunto osservando come le giovane generazioni dimostrino in Cina una predilezione per il caffè preferendolo sempre più al tè. La missione commerciale promuoverà al grande evento cinese anche altri prodotti dell’agricoltura, quali il cacao, le spezie e l’olio di noce di cocco. Nel periodo giugno 2011 – maggio 2012, Papua Nuova Guinea ha esportato il volume record di 1.411.381 sacchi di caffè rifornendo principalmente i mercati europei.

In India, gli esportatori temono un calo nel secondo trimestre

Intanto, gli esportatori indiani di caffè guardano con preoccupazione al secondo trimestre dell’anno fiscale. Il calo della domanda, il periodo estivo in Europa e i prezzi più alti dei caffè indiani appaiono destinati a incidere negativamente sugli imbarchi dei prossimi 3 mesi annullando i benefici derivanti dall’indebolimento della rupia. L’export del primo trimestre (aprile-giugno) ha raggiunto le 104.233 tonn, in flessione del 9%. Il calo a valore è stato contenuto, in virtù dell’andamento favorevole dei prezzi dei robusta.

Buona la tenuta del fatturato all’esportazione, che è stato pari a 15,6 miliardi di rupie, circa 227 milioni di euro. Gli operatori temono che una combinazione di fattori possa portare a un rallentamento più pronunciato nel secondo trimestre. “La domanda in Europa è debole, non ci sono grossi ordini e per quanto riguarda i robusta i mercati si orientano verso le origini più economiche” ha dichiarato il presidente dell’associazione degli esportatori Ramesh Rajah.

Si intensificano intanto gli imbarchi dall’Indonesia

L’export dall’isola di Sumatra, massima area di produzione del paese, hanno segnato a giugno un incremento del 58% sul mese precedente, per un totale di 14.719 tonn, contro le 9.313 di maggio, secondo i dati dell’associazione degli esportatori (Aeki). Il dato rimane comunque inferiore a quello di giugno 2011 quando vennero esportate 17.914 tonn. Secondo Mochtar Luthfie, responsabile ricerca&sviluppo dell’Aeki, il raccolto è per l’85% completato nelle aree di maggiore altitudine.

Il raccolto principale sarà al culmine a luglio e proseguirà, con volumi via via minori, sino a settembre. Grazie alle condizioni meteo favorevoli nel periodo della fioritura, la produzione indonesiana potrebbe risalire, nel 2012/13, a 10-11 milioni di sacchi, contro i 7-8 dell’annata trascorso, ha dichiarato, in una stima diffusa il 7 marzo scorso, l’istituto indonesiano per la ricerca nel settore del caffè e del cacao.

Samarani Cafè sotto inchiesta: sequestri della polizia nel locale di Milano

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samarani cafè

MILANO – Svolta clamorosa nelle indagini della Dda sulla presunta cosca mafiosa dei D’Agosta. La Gdf di Milano ha messo i sigilli ieri allo storico bar-ristorante milanese Samarani Cafè, in piazza Diaz, a due passi dal Duomo. I finanzieri hanno sequestrato le quote di tre società che gestivano, oltre che il Samarani, l’hotel Faro di Molarotto in Costa Smeralda e un bar a Olbia. I beni sequestrati venivano gestiti, anche attraverso prestanomi, da due membri della famiglia, Carmelo e Gianfranco D’Agosta, già condannati, a vario titolo, per associazione di stampo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti.

Samarani Cafè sotto indagine

Stando alle indagini sarebbero emerse una serie di “discrasie” fra i redditi esigui dichiarati dai due e i beni a loro riconducibili. Le quote della società titolare del Samarani, la Gemini srl, costituita inizialmente da un altro “pregiudicato”, erano “fittiziamente intestate per 9/10 alla madre” dei due fratelli, pensionata di 72 anni, “priva di competenze nel settore” e anche lei con “minimi elementi di reddito”.

Il Samarani Cafè, locale per pranzi, cene e aperitivi a pochi metri dalla Madonnina, è finito sotto sequestro, a distanza di sole 24 ore dalla chiusura del Gran Caffè Sforza nel centro milanese, nell’ambito di un’inchiesta, stavolta della Procura di Napoli, sulla camorra cutoliana del clan Belforte.

Crisi in Italia, analisi Coldiretti: molti rinunciano alla colazione al bar

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crisi fuoricasa al bar per un terzo degli italiani
I consumi fuori casa come procederanno nel prossimo futuro?

ROMA – La crisi taglia i consumi e cambia il menu degli italiani che hanno già attuato la spending review a tavola dove portano piu’ pasta (+3 per cento) e meno bistecche (-6 per cento), con una flessione media dei consumi alimentari in quantità stimata pari all’1,5 per cento. E’ quanto emerge nel rapporto della Coldiretti su “La crisi cambia la spesa e le vacanze degli italiani”, illustrato dal presidente Sergio Marini sulla base dei dati relativi ai primi cinque mesi del 2012 elaborati da Coop Italia per l’Assemblea Nazionale della Coldiretti. In occasione della divulgazione dei dati Istat sui consumi delle famiglie.

Crisi e cambio di consumo: l’analisi

Ad essere ridotti in quantità – sottolinea la Coldiretti – sono anche gli acquisti di pesce (-3 per cento) e ortofrutta (-3 per cento), mentre salgono quelli di pane (+3 per cento) e leggermente di carne di pollo (+1 per cento). Se ben il 43 per cento degli italiani ha ridotto rispetto al passato la frequenza dei negozi tradizionali, una percentuale del 29 per cento ha invece aumentato quella nei discount, mentre il 57 per cento ha mantenuto stabili i propri acquisti nei supermercati secondo l’indagine Coldiretti/Swg.

“Il fenomeno di riduzione significativa dei negozi tradizionali determina anche evidenti effetti negativi legati alla riduzione dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale dei centri urbani”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “per contrastare lo spopolamento dei centri urbani va segnalata l’importanza della rete di vendita degli agricoltori di Campagna Amica che può contare nei paesi e nelle città su 5.326 aziende agricole, 753 agriturismi, 1.028 mercati, 178 botteghe per un totale di 6.532 punti vendita, ai quali si aggiungono 131 ristoranti e 109 orti urbani (www.campagnamica.it)”.

Una opportunità per i produttori e per i consumatori che – conclude Marini – va anche a sostegno della storia, della cultura e della vivibilità dei centri urbani.

Stop a bar per la crisi

La colazione latte (+2%) e biscotti (+3%) La crisi cambia le abitudini degli italiani che dicono addio alla tradizionale colazione al bar e scelgono di farla a casa aumentando gli acquisti di caffè macinato (+1 per cento), latte (+2 per cento), biscotti (+3 per cento) con il miele che cresce del 4 per cento e le fette biscottate addirittura del 5 per cento. Giù caramelle (-6%) e liquori (-3%)

La spending review a tavola taglia gli stravizi alimentari delle famiglie italiane con una tendenza al risparmio che colpisce grandi e piccoli come dimostra il taglio in quantità degli acquisti che varia dal -6 per cento delle caramelle al -3 per cento dei liquori. Ad essere ridotti in quantità per la crisi sono anche gli aperitivi (-4 per cento), i prodotti a base di cioccolato (-3 per cento), le bibite (-7 per cento) e i dessert (-10 per cento). Boom fai da te: più farina (+8%) e uova (++6%) Con la crisi torna il “fai da te” casalingo con l’aumento record degli acquisti in quantità di farina (+8 per cento), uova (+6 per cento) e burro (+4 per cento).

Preparare in casa il pane, la pasta, le conserve, lo yogurt o le confetture, oltre ad essere divertente e salutare, aiuta – sostiene la Coldiretti – a risparmiare garantendosi la qualità degli ingredienti utilizzati. Una passione che sta coinvolgendo un numero crescente di italiani, come dimostra l’analisi Coldiretti/Swg dalla quale si evidenzia che, a causa della crisi, la metà degli italiani (50 per cento) ha rinunciato o diminuito l’acquisto di pietanze pronte o di piatti pronti surgelati rispetto al passato. Secondo l’analisi, un italiano su tre (33 per cento) prepara piu’ spesso rispetto al passato la pizza in casa, il 19 per cento piu’ frequentemente fa addirittura il pane, il 18 per cento marmellate, sottoli o sottaceti, il 13 per cento la pasta e l’11 per cento i dolci, rinunciando ai dessert confezionati i cui acquisti scendono non a caso del 10 per cento.

Ma un numero crescente di italiani non si accontenta della preparazione casalinga dei cibi e si dedica addirittura alla coltivazione

Quasi una famiglia italiana su tre dispone di un orto (30 per cento) e il 13 per cento coltiva ortaggi in terrazza, veranda o sul davanzale, secondo la Coldiretti. “Ricostruire il rapporto che lega il cibo che portiamo ogni giorno a tavola con il lavoro necessario per coltivarlo nel rispetto dei cicli della natura è un passo importante per un Paese come l’Italia che ha bisogno di riscoprire la propria identità per tornare a crescere”, ha affermato il presidente nazionale della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che la Coldiretti è impegnata nel progetto Educazione alla Campagna Amica che ha coinvolto nell’ultimo anno scolastico ben 100mila scolari e studenti nelle fattorie didattiche e nelle aule scolastiche con analisi sensoriali, prove del gusto e coltivazione di orti. Slalom tra sconti per 6 italiani su 10 sono costretti a fare lo slalom tra gli sconti ben sei italiani su dieci che vanno a caccia di offerte speciali tra le corsie dei supermercati più che in passato mentre circa la metà dei consumatori (49 per cento) fa addirittura la spola tra diversi negozi per confrontare i prezzi più convenienti. Tra le tendenze emergenti si evidenzia l’aumento di quanti acquistano prodotti locali (40 per cento), scelgono solo frutta e verdura di stagione (50 per cento), ma soprattutto – precisa la Coldiretti – scelgono i prodotti che costano meno (50 per cento).

Nella top five dei prodotti alimentari più in promozione sugli scaffali

Ci sono l’olio di oliva (il 55 delle vendite), i succhi di frutta (il 43 per cento delle vendite) i vini tipici (il 40 per cento delle vendite), la pasta (il 36 per cento delle vendite) e le conserve di pomodoro (il 32 per cento delle vendite) mentre lo sconto medio sui prezzi oscilla tra il 30 e il 35 per cento per i diversi prodotti. Da 51% italiani stop agli sprechi a tavola Piu’ della metà degli italiani (il 51 per cento) ha messo in atto la propria spending review a tavola riducendo o annullando lo spreco di cibo rispetto al passato. Tra coloro che hanno ridotto lo spreco il 66 per cento lo ha fatto facendo la spesa in modo più oculato, il 43 per cento riducendo le dosi acquistate, il 54 per cento utilizzando quello che avanza per il pasto successivo e il 45 per cento guardando con più attenzione alla data di scadenza, secondo l’indagine Coldiretti/Swg.

“In Italia a causa degli sprechi dal campo alla tavola viene perso cibo per oltre dieci milioni di tonnellate e la tendenza al risparmio è quindi uno dei pochi effetti positivi della crisi”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che in Italia “gli sprechi alimentari fanno perdere un valore annuale stimato pari a ben 37 miliardi di euro in grado di garantire l’alimentazione per 44 milioni di persone”. A finire nella spazzatura è circa il 30 per cento del cibo acquistato, soprattutto frutta, verdura, pane, pasta, latticini e affettati che vengono sempre piu’ spesso salvati dal bidone con il ritorno piu’ frequente in tavola dei piatti del giorno dopo: dalle ottime polpette di carne alle frittate di pasta per riutilizzare gli spaghetti del giorno prima e ancora la pizza rustica per consumare le verdure avanzate avvolgendole in una croccante sfoglia, ma anche la classica panzanella per recuperare anche il pane e le macedonie di frutta. Un ritorno ad un passato piu’ povero che ha dato pero’ origine a gustose ricette diventate simbolo della cultura enogastronomica del territorio come – conclude la Coldiretti – la ribollita toscana, i canederli trentini, la pinza veneta o al sud la frittata di pasta. Vacanze: pranzo al sacco per 1 italiano su 3 vacanze con pranzo al sacco per un italiano su tre (33 per cento) che rispetto al passato ha deciso di evitare il ristorante e di cucinare o preparare da solo i cibi da portare in spiaggia, una percentuale quasi doppia rispetto allo scorso anno quando erano appena il 19 per cento.

Secondo l’indagine Coldiretti/Swg tra i cibi da spiaggia più gettonati nella crisi

Figurano la frutta (74 per cento), i salumi (67 per cento) e i formaggi (57 per cento) con il pane (70 per cento), ma non manca chi sceglie le verdure (33 per cento) o piatti pronti (22 per cento) come pasta e riso freddo, pasticcio e lasagne. Appena l’8 per cento – continua la Coldiretti – preferisce la carne in scatola, il prodotto simbolo delle gite degli anni 60, mentre tra le bevande oltre all’acqua (77 per cento), i succhi di frutta (29 per cento), la birra (28 per cento) e il vino (15 per cento). In aumento – precisa la Coldiretti – sono anche le paninoteche ed i take away che piu’ del passato sono preferiti rispetto al ristorante dal 30 per cento degli italiani. La tendenza a prepararsi il cibo da soli non riguarda in realtà solo le vacanze ma – continua la Coldiretti – si sta consolidando anche nei comportamenti quotidiani degli italiani durante la pausa del lavoro: il 27 per cento prepara a casa merende e pranzi al sacco in misura superiore rispetto al passato.

E aumenta anche il numero di coloro che cercano e confrontano su internet le offerte più convenienti per le proprie villeggiature

Con sconti che riguardano soprattutto pacchetti turistici e viaggi aerei. In molti, inoltre, acquistano direttamente su internet le proprie vacanze e da oggi è possibile scaricare gratuitamente la up “iTerranostra” per trovare l’agriturismo dei sogni sia da tablet che da iPhone.

Con semplici ricerche, partendo dalla posizione in cui ci si trova e mettendo la meta preferita è infatti possibile avere in tempo reale tutte le informazioni necessarie sugli agriturismi di Campagna Amica presenti nei paraggi e avere anche la possibilità di collegarsi direttamente ai loro siti per avere tutti i recapiti e prenotare direttamente la vacanza. Filetto addio: tagli minori per 4 italiani su 10 piu’ di quattro italiani su dieci (43%) hanno iniziato ad acquistare tagli alternativi di carne, meno conosciuti e più economici, per risparmiare o semplicemente per creare nuove ricette.

Con la crisi – sottolinea la Coldiretti – ben il 35 per cento degli italiani ha cominciato ad acquistare tagli diversi per risparmiare

Mentre l’8 per cento dichiara di scegliere tagli differenti per creare nuove ricette. Appena il 5 per cento – continua la Coldiretti – sceglie solo tagli pregiati mentre la metà (50 per cento) non ha cambiato il proprio comportamento di acquisto nei consumi di carne. Si tratta – afferma la Coldiretti – del risultato delle nuove strategie messe in atto dal consumatore per risparmiare senza rinunciare alla qualità, ma anche di un ritrovato desiderio di fantasia nel creare e rielaborare nuove ricette in cucina.

E’ infatti importante proprio in un momento come questo – sottolinea la Coldiretti – valorizzare anche i tagli minori di carne nella consapevolezza che, per esempio, del bovino non esiste solo la richiestissima fiorentina, ma ci sono altre parti dal sapore caratteristico che appartengono alla tradizione culinaria italiana come per esempio i famosissimi bolliti piemontesi, la squisita faentina (pancia tagliata a fette e cotta alla griglia), la lingua salmistrata e la trippa in umido amata dall’intero centro sud della nostra penisola.

I tagli meno pregiati del bovino da poter utilizzare in cucina – continua la Coldiretti – sono tantissimi, si va dal collo, taglio di terza categoria dalla carne gustosissima (ottima per bolliti o stracotti, ma anche per preparare polpette e ragù), alla punta di petto, taglio molto economico che può essere usato per preparare buoni arrosti, ma anche gustosissimi brodi.

E ancora dal campanello, che è un piccolo taglio molto apprezzato per fare bistecche da cuocere sulla brace, ma anche per spezzatini, stracotti e stufati a cui aggiungere del vino, pomodoro e verdure, al geretto, detto anche muscolo, che – conclude la Coldiretti – risulta particolarmente adatto per la preparazione di ossibuchi e stufati. Basta scatole: 30% italiani acquista sfuso Il 30 per cento degli italiani risparmia sull’imballaggio e acquista prodotti alimentari sfusi in misura superiore al passato.

Secondo l’indagine Coldiretti/Swg l’acquisto di prodotti alimentari sfusi è la nuova frontiera del consumo sostenibile

Che consente di conciliare la necessità di risparmio con quella di ridurre l’impatto ambientale e la produzione di rifiuti. Oltre la metà dello spazio della pattumiera nelle case è occupato – sottolinea la Coldiretti – da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40 per cento della spazzatura che si produce ogni anno in Italia.

L’agroalimentare, con oltre i 2/3 del totale, è – precisa la Coldiretti – il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio. Oltre all’impatto ambientale l’imballaggio ha una incidenza notevole sui prezzi, sia in quanto componente sempre piu’ rilevante del costo del prodotto sia per il fatto che aumenta il peso da trasportare. Nell’alimentare spesso il costo dell’imballaggio supera quello del prodotto agricolo in esso contenuto, come nel caso dei fagioli in scatola dove la confezione incide per il 26 per cento sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25 per cento, per il succo di frutta in brick al 20 per cento e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10 per cento.

Gli imballaggi – continua la Coldiretti – pesano dunque sulle tasche e sull’ambiente, ma è possibile abbatterne la diffusione grazie a nuove tecnologie distributive che si stanno diffondendo nei supermercati e nelle piazze anche per sostenere le vendite dirette effettuate dagli agricoltori. Aumento iva costa un mld a tavole italiani Il previsto aumento dell’Iva costerebbe agli italiani oltre un miliardo solo per le spese alimentari con effetti depressivi sui consumi a tavola che già fanno segnare un preoccupante calo. L’aumento dell’Iva dal 21 al 23 per cento – sottolinea la Coldiretti – colpirebbe alcuni prodotti di largo consumo come l’acqua minerale, la birra e il vino, ma anche specialità come i tartufi mentre se l’intervento interessasse anche quello dal 10 al 12 per cento potrebbero essere colpiti dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova, ma anche il riso, il miele e lo zucchero.

I prezzi dei prodotti alimentari al dettaglio aumenterebbero in media di un punto percentuale con picchi dell’1,8 per cento per carne, prosciutto e pesce, secondo uno studio Ref per Centromarca con effetti insostenibili – afferma la Coldiretti – sull’inflazione e sull’andamento dei consumi. “Un ulteriore aumento dell’Iva sarebbe insostenibile per gli effetti sui consumi in una fase in cui la mancanza di liquidità e di fiducia ha già portato ad una contrazione della spesa” – ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che “la manovra rischia di alimentare il circolo vizioso: l’ aumento dell’Iva fa calare i consumi e la produzione che a loro volta significano piu’ disoccupazione e debito pubblico”.

Ramirez fa un giro nell’universo Dalla Corte per bere un buon espresso

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dalla corte ramirez
Macchine Dalla Corte

MILANO – Coppola marrone eternamente sul capo, un viso che ispira simpatia, occhi vivaci pronti a cogliere ogni particolare: a due giorni dalla finale WBC di Vienna, Fabrizio Cención Ramirez fa visita allo stabilimento Dalla Corte. Sotto il braccio il trofeo di secondo classificato: “in un primo tempo ci sono rimasto male…ma ora sono felice di questo traguardo, felice per me e per il mio paese, il Messico”.

Ramirez ha 29 anni e, come molti colleghi, ha cominciato per caso

Conclusi gli studi (relazioni internazionali) va in Canada per migliorare la conoscenza dell’inglese e come tutti gli studenti deve fare un “lavoretto”. Lo trova in un ristorante, dove comincia a preparare espressi: nessuno gli fa scuola, ma si appassiona al mondo del caffè. Al suo ritorno in patria avvia con due amici un locale: 5pm, che apre alle cinque del pomeriggio e chiude alle undici di sera. Frattanto approfondisce la conoscenza del caffè, partecipa a concorsi, segue corsi tenuti da campioni e grandi nomi della caffetteria e visita altri Paesi. È campione nazionale nel 2009 e nel 2011; il cammino che l’ha portato al secondo gradino del podio mondiale dei baristi è durato circa sei anni. Da poco è torrefattore; il suo marchio è Sublime.

Un espresso, quattro esperienze

Quanti aromi, gusti, personalità può avere un espresso?

Tanti, e numerose sono le variabili in grado di influire sulle caratteristiche del prodotto in tazza. Da questa considerazione ha preso il via la prova di Fabrizio al World Barista Championship di Vienna. Il modo in cui ha presentato il caffè Maragogype della regione del Chiapas (Messico) è stato interessante e didattico. Ai quattro giudici ha proposto un espresso servito con modalità differenti: “normale” per il primo, in cui osservare la crema tendente al marrone e cogliere aromi di frutta secca, prugne e uva passa;

al secondo è arrivato in una tazza da cappuccino, con cui “giocare” e cogliere gli aromi – di nuovo fruttato, con sentori di albicocca -, che si sprigionano al meglio grazie al maggiore diametro in superficie; il terzo è stato invitato a cercare la parte “dark” della bevanda, servita in tazza fredda per esaltare la componente acida; il quarto ha ricevuto due tazzine ed è stato invitato a versare il contenuto della prima nella seconda: così espresso e crema in superficie si sono mischiati, dando un prodotto dalle caratteristiche più dolci e “rotonde”. Ha poi realizzato due infusi: uno con le foglie della pianta del caffè trattate come un te oolong e uno con i frammenti di pellicola argentea che si liberano dal chicco durante la tostatura; il primo dall’aroma piacevole, con sentori erbacei e di melone, seguiti da vaniglia; il secondo dal gusto più intenso, erbaceo e fruttato, con retrogusto di legno e tabacco. I giudici li hanno assaggiati separatamente, quindi uniti all’espresso, realizzando un prodotto finale molto aromatico, dall’acidità piacevole e con un gusto fresco.

La ricerca della semplicità con Ramirez

Sei il secondo barista al mondo; cosa rappresenta questo per te?

“È un grande risultato personale, ma lo è anche per il caffè messicano: fino a 4-5 anni fa non era molto considerato. Spero di poter far comprendere al mondo la sua qualità”.

Lavora in un bar e in torrefazione; quale preferisci?

“Mi piace molto il contatto con le persone, parlare loro di caffè e far comprendere le caratteristiche di ciò che stanno bevendo, da dove viene, com’è stato lavorato… Ma amo anche la torrefazione, l’aroma del caffè fresco…per questo lavoro qui la mattina e nel mio locale il pomeriggio. Abbiamo cominciato con un’offerta limitata e 7-8 tavoli; ora, a distanza di pochi anni, abbiamo 22 tavoli e vendiamo circa 2 kg di caffè al giorno”.

Quale importanza attribuisci alla macchina per espresso?

“Penso che, dopo il caffè, sia l’elemento più importante al bar. In essa cerco stabilità termica (indispensabile quando il locale è affollato e la qualità dell’espresso deve rimanere costante) e la capacità e ottenere il meglio a ogni estrazione. Nelle macchine Evolution e dc pro di Dalla Corte ho trovato queste caratteristiche alle quali se ne unisce un’ulteriore altrettanto importante: la semplicità d’uso, che risalta ancor più quando ad esse vengono collegati i macinacaffè on demand dc one e DC II, che creano un insieme molto efficace, perché grinder e macchina dialogano e si regolano automaticamente. È una caratteristica molto importante per locali come il mio in cui il turnover di personale è elevato: non devo organizzare lunghi periodi di formazione e, qualunque sia la mano che lo realizza, il cliente riceve sempre un buon espresso”.

L’Italia non riesce ad avere dei piazzamenti che la soddisfino al WBC; quali sono i motivi secondo te?

“Personalmente rispetto la scuola italiana e la sua lunga tradizione. Avete il caffè nel sangue: si vede e si sente. Ma per essere competitivi dovete andare oltre la vostra tradizione per calarvi in un altro modo di intendere il caffè. È importante aprire la mente, capire che il caffè si può fare in modi differenti, non dico migliori, ma diversi; andare all’estero, sperimentare modi diversi di lavorare. Ho visto tanti baristi italiani: hanno la tecnica, la passione, hanno stile; a mio avviso meritano di essere nella top ten. Ma devono capire dove vogliono andare e dare qualcosa di nuovo al mondo del bar”.

Dopo tanta teoria un po’ di pratica

Fabrizio va al banco del bar pasticceria Cimino con Daniele Cimino. Le richieste dei clienti lo stupiscono per la grande varietà: lungo, corto, macchiato caldo, freddo, cappuccino tiepido, con poca schiuma, bollente… E trova curioso il fatto che ben pochi si fermino, mentre la maggior parte delle consumazioni avviene in piedi e in modo frettoloso. “In Messico il rito del caffè è molto slow – osserva -. Alla gente piace sedersi e parlare, parlare…tanto che succede che mi “richiamino” perché l’espresso è freddo. Certo, ma quanto tempo è passato da quando l’ho servito?”.

Di Enza Dalla Corte