sabato 03 Gennaio 2026
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LAVAZZA – Parla Baravalle: “L’utile 2012 sarà di 40-45 milioni”

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baravalle

MILANO – Il gruppo Lavazza, controllato dall’omonima famiglia, prevede di chiudere l’anno con un fatturato di circa 1.330 milioni, in crescita del 5% (a fine novembre +2,2 punti quota volumi) e un ritorno alla redditività, con un utile netto di 40-45 milioni, a fronte della perdita di circa 10 milioni del 2011.

Baravalle commenta gli ultimi successi Lavazza

Il gruppo punterà a rafforzarsi in mercati con forti capacità di crescita come Germania, Francia, Uk, ad ampliare la presenza attraverso partner locali in India, Cina e Brasile e, soprattutto, punterà al mercato Usa, che nelle previsioni «dovrebbe diventare il numero uno dopo l’Italia» grazie alle strategie di business con Green Mountain Coffee Roaster (Gmcr), di cui Lavazza ha in portafoglio una quota dal 2010, oggi pari al 7,5%.

L’obiettivo è quello di portare i consumi dalla strada – il classico mug visto milioni di volte in mano nelle città Usa e del Canada – nelle case. “Negli Usa le consumazioni sono l’80% fuori casa il 20 in cucina”. In questa ottica si colloca l’accordo per la macchina Keurig Rivo a capsule.

Resta il problema che si tratta di un’impresa colossale, quello di cambiare una mentalità radicata in una nazione abitudinaria come poche altre, eppure attenta alle mode. Il tutto al prezzo di 230-240 dollari, circa 176 euro.

È quanto, in sintesi, illustrato da Antonio Baravalle, a.d. di Lavazza

Che si prepara a  varare un piano triennale 2013-2015 con un focus crescente sul consumatore e sul prodotto e una nuova strategia di penetrazione e sviluppo sui mercati internazionali.

Nel piano non è prevista la quotazione del gruppo: «La società – ha spiegato Baravalle respinge una logica di finanziamento esterno e questa politica sta ripagando il gruppo».

LAVAZZA – Nel 2012 il fatturato toccherà gli 1,33 miliardi di euro

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posizioni aperte tirocini lavazza
Sede Lavazza

MILANO – Lavazza prevede di chiudere il 2012 con un ritorno all’utile, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 40-45 milioni di euro dalla perdita di 9,1 milioni nel 2011, e con un fatturato in lieve crescita, a 1,33 miliardi da 1,268 miliardi nel 2011.

Lo ha spiegato ieri l’amministratore delegato Antonio Baravalle durante una Presentazione alla stampa. Dove ha sottolineato che, in un mercato domestico in contrazione, Lavazza ha recuperato due punti di quota di mercato in termini di volume  (43,4%). Attestandosi al 48,4% in termini di valore.

“Siamo tornati sui valori di redditività  pre-crisi, con buone prospettive per il prossimo anno”, ha detto Baravalle.

Nelle prossime settimane l’azienda discuterà  il piano strategico per il triennio 2013-2015, che si propone, tra l’altro, una nuova strategia di penetrazione sui mercati internazionali.

Lavazza intende concentrarsi soprattutto su Germania, Francia, Regno Unito e Stati Uniti

Su questi mercati, Lavazza agirà tramite investimenti commerciali e strutture locali, anche sull’esempio dell’alleanza con Green Mountain Coffer Roasters.

Senza scordare quelli che Baravalle ha definito “semi” come semi Brasile, India e Cina; che non a caso sono tutti e tre sia produttori sia consumatori.

In altri mercati come Russia, ma di nuovo anche in Cina, sono fatti dei accordi con i partner locali. Idem in Australia.

Espression

Nel mondo vi sono oggi 80 punti Lavazza espression, caffetterie all’italiana: l’obiettivo è di investire nel marchio Lavazza e arrivare nel arco di 4 anni in 200 punti di vendita diretta in tutto il mondo.

Niente Borsa

Come sempre in tutte le occasioni, anche Baravalle, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha poi chiarito, esattamente come tutti i suoi predecessori, che la società non ha intenzione di quotarsi in Borsa e non sta studiando altre forme di finanziamento, dal momento che non ha debito e genera cassa. Il 2011 si è chiuso con un saldo di cassa di 173,5 milioni.

Finanziamenti La finanziaria di Lavazza  ha finanziato quasi 50 milioni di Euro i clienti Italia.

4 stabilimenti In Italia si trovano a Settimo Torinese (Torino) e Gattinara (Vercelli), Brasile e India: impiegano 4.000 persone.

In Italia oggi sono soltanto 1.500.

Intesa con i sindacati Grazie a un lavoro di grande intesa anche con i sindacati del stabilimento di i Gattinara siamo arrivati a un risultato che permette di non fermare mai le macchine confezionatrici.

In questo modo stesso pacchetto di caffè costa 20% di meno rispetto a quello prodotto a Settimo.

Futuro in capsule/cialde Addio vecchia moka, il futuro del caffè è la capsula/cialda. Secondo Baravalle, amministratore delegato della Lavazza, che proprio dalle cialde ricava il 30% del suo fatturato, il futuro va nella direzione del porzionato. Perché è più comodo e non sporca.

«Ad oggi – ha sottolineato – nel mondo sono installate 50 milioni di macchine da caffè per cialde». Un mercato strategico per aziende come Lavazza, e non solo, che oggi rappresenta il 3,5-4%, ma con un tasso medio di crescita annuo a due cifre attorno al 30%, almeno per la Lavazza, come ha detto Baravalle.

«In dieci anni – ha comunque sostenuto Baravalle nel corso della presentazione del preconsuntivo Lavazza 2012 – le macchine per cialde installate nel mondo diventeranno 150-160 milioni».

Il motivo di tanto successo, secondo Baravalle, è semplice: «La cialda è l’unico modo di consumo omogeneo del caffè nel mondo».

Chi è Antonio Baravalle, amministratore delegato Lavazza

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Antonio Baravalle

MILANO – Antonio Baravalle, torinese, nato nel 1964, è laureato in biologia all’Università di Torino. Dopo un master in business administration e una prima esperienza nel settore Food, nel 1992 entra in Diageo, multinazionale inglese leader nel settore del Beverage, con incarichi nel marketing e nelle vendite in Italia.

 Nel 1999 passa in Fiat, dove ricopre diversi ruoli di responsabilità crescente, dalla comunicazione in Europa, al marketing di Fiat Auto Italia e alla direzione vendite Europa per Alfa Romeo. Fa parte del coriddetto Marchionne boy’s, i più stetti collaboratore del numero 1 Fiat Sergio Marchionne

Dall’agosto 2003 è Vicepresidente marketing del celebre brand di auto sportive del gruppo torinese, fino a diventare, alla fine del 2004, Amministratore Delegato di Lancia.

L’anno successivo è nominato Amministratore Delegato di Alfa Romeo.

Nel febbraio 2008 Antonio Baravalle entra a far parte del Gruppo Mondadori come Amministratore Delegato di Giulio Einaudi Editore. Nel 2010 diventa anche Direttore Generale Educational del Gruppo Mondadori. A cui si aggiunge la carica di Amministratore Delegato di Mondadori Electa nel marzo 2011.

Da giugno 2011 è Amministratore Delegato di Lavazza.

COSTA COFFEE – Trimestrale da incorniciare per la catena di caffetterie britannica che rimane il principale traino di Whitbread. Quaranta locali di Starbucks occupati lo scorso week-end dagli attivisti del movimento Uncut Uk

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costa coffee
Costa Coffee

MILANO – Costa Coffee rimane la gallina dalle uova d’oro di Whitbread. I risultati della trimestrale al 29 novembre, diffusi a inizio settimana, confermano una performance solida alla quale la catena di caffetterie, fondata quarant’anni fa dai fratelli italiani Sergio e Bruno Costa, ha dato, ancora una volta, un contributo decisivo.

Le vendite complessive del colosso britannico del leisure crescono del 14,4%. La crescita a parità di perimetro è del 3,3% (contro il 2,4% nello stesso trimestre dell’anno scorso), in calo rispetto +4,3% registrato nel primo semestre d’esercizio, risultato questo sul quale aveva però chiaramente incisol’effetto Olimpiadi

La catena di alberghi economici Premier Inn, voce più importante nel fatturato del gruppo, porta a casa un +12,6%, con un incremento like-for-like delle vendite del 2,5%.

Dall’inizio dell’esercizio, i pernottamenti sono cresciuti del 9,6%, per un totale di 10,5 milioni. L’incremento del reddito per stanza disponibile è stato, in pari tempo, dell’1,8%.

Nell’arco dell’anno Premier Inn ha accresciuto le capacità ricettive nell’area della capitale del 22% per venire incontro alla forte domanda generata dall’evento dei cinque cerchi.

Positivi anche i risultati del ramo ristorazione del gruppo (Beefeater, Brewes Fayre e Table Table i marchi principali), con un incremento delle vendite del 4,1% (1,9% a parità di perimetro).

Ma a tirare il gruppo è ancora una volta Costa Coffee

Che nel periodo settembre-novembre realizza un astronomico +25,5% nelle vendite, con un +7,1% like-for-like.

Nelle prime 39 settimane dell’esercizio in corso, le vendite sono cresciute del 21,9% a 733,9 milioni di sterline. Il fatturato dei locali in franchising è aumentato del 18,7% a 295,7 milioni.

Le vendite in Uk si sono incrementate del 18,7% a 399,2 milioni. Nel resto del mondo, la crescita è stata solida in medio oriente e buona, anche se in parziale flessione, in Cina, mentre Europa centrale e meridionale rimangono problematiche.

Costa conta attualmente 2.339 caffetterie, di cui 860 all’estero. I piani per l’esercizio in corso prevedono l’apertura di 330 nuovi locali e di 1.300 bar self-service Costa Express.

“Da tempo siamo la catena di caffetterie preferita dagli inglesi. Ora siamo anche quella preferita dal fisco” ha dichiarato scherzando il ceo di Whitbread Andy Harrison, che ha aggiunto diplomaticamente “è difficile però stabilire se i brillanti risultati della trimestrale relativi al Regno Unito dipendano in qualche misura dallo scandalo che ha investito Starbucks”.

Quasi 4 milioni di clienti nei locali non in franchising

Sta di fatto comunque – ha osservato ancora Harrison – che i locali Costa non in franchising hanno realizzato la settimana scorsa vendite record per un totale di 10 milioni di sterline. Con un traffico complessivo di 3,8 milioni di clienti.

Il tutto mentre una quarantina di caffetterie Starbucks venivano occupate durante l’ultimo week-end dagli attivisti di Uk Uncut. Un movimento di cittadini che rivendica una maggiore equità fiscale.

Le assicurazioni fornite la settimana scorsa da Starbucks quanto al pagamento della corporation tax non sembrano – a quanto pare – aver placato l’indignazione popolare nei confronti della catena americana. Criticata anche per il peggioramento delle condizioni di lavoro imposto di recente ai propri dipendenti. Per quanto riguarda le pause pranzo, i giorni di malattia e i benefit di maternità.

 

D.E. Master Blenders – Lascia il ceo Michiel Herkemij, ufficialmente per diversità di vedute con il Board, ma dietro potrebbero esserci le pressioni di uno dei principali azionisti

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D.E. Master Blenders 1753 Joh. A. Benckiser
Il logo DE Master Blender

MILANO – Cambio della guardia ai vertici di D.E. Master Blenders 1753, la società nata la scorsa primavera dallo spin-off del ramo caffè di Sara Lee Corp. Esce di scena, dopo meno di un anno, il ceo Michiel Herkemij, che lascerà la carica a fine dicembre.

D.E. Master Blenders senza una delle sue colonne portanti

Il divorzio tra il 48enne manager olandese ex-Heineken e la compagnia di Amsterdam è avvenuto consensualmente. Così si legge in un comunicato diffuso lunedì a mercati chiusi. Dal quale si apprende che la carica lasciata vacante verrà assunta ad interim dall’attuale presidente non esecutivo Jan Bennink.

“Herkemij e il Cda sono in sintonia sulle strategie. Ma c’è diversità di opinioni quanto alle tempistiche di implementazione”. Così ha dichiarato alla stampa un portavoce di DEMB 1753.

Le parole dell’ex ceo

“Il Board D.E. Master Blender e io personalmente desideriamo esprimere a Michiel il nostro apprezzamento per il lavoro svolto negli ultimi 12 mesi e il contributo dato al completamento dello spin-off da Sara Lee Corp., alla quotazione alla borsa di Amsterdam di DEMB 1753 come società pure play. Nonché al varo della nostra nuova strategia di sviluppo”. Ancora ha dichiarato Bennink nel comunicato ufficiale della società.

Secondo indiscrezioni riprese dai media, però, dietro alla partenza di Herkemij potrebbe esserci lo zampino della società finanziaria austriaca.

Joh. A. Benckiser SE, uno dei principali azionisti di Master Blenders 1753

Che ha recentemente portato la sua partecipazione al 15,05% del pacchetto accrescendo ulteriormente la sua influenza sul Board D.E. Master Blenders. La holding della famiglia Reimann è proprietaria dell’iconico marchio francese Coty (profumeria e cosmetica) e della Benckiser Plc.; secondo produttore al mondo di prodotti per la casa e la cura della persona.

Ma soprattutto D. E Master Blenders è entrata prepotentemente nel mercato del caffè americano con l’acquisizione di Peet’s Coffee & Tea Inc., rilevata la scorsa estate per una somma vicina al miliardo di dollari.

Avvio difficile La nuova società pure-play ha stentato a decollare, anche a causa dalle irregolarità contabili emerse nella sua filiale brasiliana.

Le ultime due trimestrali sono state definite deludenti dagli analisti e hanno mancato il consensus.

In un’intervista concessa a settembre, Herkemij aveva sostenuto l’importanza dell’innovazione di prodotto

Per rilanciare la società e recuperare il terreno perso nei confronti dei principali competitor globali.

Tra le novità introdotte dalla sua gestione, il restyling della gamma Senseo e il lancio della Sarista, una macchina da caffè, fabbricata dalla Philips, funzionante con caffè in chicchi preconfezionato.

“Il 2012 è stato un anno di transizione coinciso con l’avvio dell’attuazione della nostra strategia di innovazione e premiumizzazione” ha dichiarato ancora Bennink “I fondamentali attuali rimangono solidi e in linea con i nostri obbiettivi”.

Lo scorso mese, la società ha confermato la guidance per l’intero esercizio, con una previsione di crescita del fatturato del 3-5% nei 12 mesi sino a giugno 2013 e un miglioramento dell’Ebit al netto degli elementi non ricorrenti del 12,3%.

BRASILE – Raccolto 2013/14: secondo Terra Forte sarà più abbondante di quello di quest’anno

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terra forte

MILANO – Sorpresa e curiosità per le previsioni formulate dall’esportatore di caffè brasiliano Terra Forte.

Secondo la società paulista, il raccolto di quest’anno (2013/14) non subirà il consueto calo dovuto al ricorrere di un’annata negativa nel ciclo biennale. Così risulterà anzi superiore del 2% a quello record del 2012/13, che Terra Forte stima in 53,4 milioni di sacchi.

Terra Forte: buone notizie sulla produzione

L’invertirsi del ciclo biennale interesserebbe in primo luogo il sul de Minas, cuore della coffee belt brasiliana, dove la produzione aumenterebbe dell’11%. Quindi pari a un raccolto di 1,4 milioni di sacchi in più.

Tale aspettativa appare in contrasto con le prime stime del gigante cooperativo Cooxupé, che prevede un calo produttivo sull’anno del 25% nelle aree del Minas Gerais meridionale e del San Paolo del nord dove è presente e operante con oltre 12 mila soci.

CURIOSITÀ – I raggi del sole per tostare il caffè

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MILANO – Archimede ci arrivò – qualche anno prima -,  inventando lo specchio ustorio per difendere Siracusa. Le nuove centrali solari adottano lo stesso principio, e i fratelli Harktop lo utilizzano da quasi 10 anni per la propria torrefazione. Col passare degli anni hanno, addirittura, raffinato questa tecnologia, arrivando oggi alla quinta versione del loro sistema di tostatura del caffè.

Era il 2004 quando i fratelli Michael e David decisero di sfruttare le rispettive capacità per cominciare a lavorare. Entrambi giovani e senza soldi, quindi con la necessità di far virtù. David aveva la passione per le invenzioni fatte in casa, mentre il fratello era alle prime armi come tostatore di caffè. L’idea fu quella di sfruttare l’energia solare non per produrre elettricità, la qual cosa avrebbe richiesto (troppi) metri quadri e soldi, ma per concentrare i raggi del sole su un contenitore utilizzando semplici specchi e un vecchio parabolone. E con i costi praticamente a zero e con a disposizione il solo garage di casa hanno costruito l’Helios 1, il primo della serie, che oggi vanta il quinto modello già in produzione.

In pratica, è lo stesso principio utilizzato dalle nuove centrali elettriche costruite nei deserti americani, dove centinaia di specchi concentrano i raggi solari su un serbatoio per scaldare un liquido e far ruotare qualche turbina. In questo modo non si è più vincolati alla superficie disponibile e alla resa di un solo 40% dei classici pannelli solari, con la manutenzione e il ciclo di vita che li caratterizza. Con pochi specchi viene, infatti, riprodotto l’equivalente di centinaia di soli sul punto desiderato.

Fratelli Harktop: nel futuro della tostatura, metodi antichi

La versione Helios 4 ha una potenza di 70.000 BTU, e ha fatto risparmiare non solo tanti soldi ma anche 38.000 libbre all’anno di anidride carbonica. La temperatura ottenuta da questo sistema varia tra i 450 e i 500 gradi Fahrenheit, con punte che possono arrivare anche ai 1200 F. Più che abbondante per il processo di tostatura. I risultati furono così inaspettati che la versione Helios 1 stava per bruciare lo stesso garage di casa.

helios-4

Si è passati dai 6 KW prodotti dal primo modello, ai 24 KW del successivo, con una padella di 24 metri quadrati di specchi. I minuti necessari per arrivare alle temperature desiderate sono appena 3.

Col passare del tempo al rudimentale pentolone posto al centro della grande lente solare, oggi è stato aggiunto un motore elettrico per ruotare il contenitore, e anche per asciugare il contenuto. Insomma, il sistema è stato affinato al meglio.

A tutti gli effetti si tratta di un arrosto solare.

L’Helios 1 è costato meno di 10$ !!! L’Helios 2 è arrivato a costare quasi 1000$ tra specchi, legname e una settimana di lavoro. Cifre che sono state abbondantemente ammortizzate e con grande facilità.

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La nuova versione dell’Helios è stata progettata in grande, per sfruttare tutto quanto è possibile da quel calore gratuito messo a disposizione dal Sole. Quello che nemmeno 10 anni fa avrebbe fatto ridere molti, oggi è diventata una realtà industriale.


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I fratelli Harktop producono un caffè marchiato come prodotto 100% rispettoso dell’ambiente, “Earth friendly”, che garantiscono avere un sapore particolare. Un caffè solare.

Il sito ufficiale è: http://www.solarroast.com/src_about

Helios 1 su youtube: http://www.youtube.com/watch?v=LpW5K5K-HYY

DOMANI A ROMA – “Io bevo caffè di qualità”: comincia la degustazione di caffè speciali per promuovere l’eccellenza del Made in Italy

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io bevo caffè di qualità

ROMA – Degustare caffè speciali, tostati in Italia, per promuovere l’eccellenza del made in Italy. È lo scopo dell’iniziativa “ Io bevo caffè di qualità ”. Nata sotto la direzione artistica dei coffee expert Andrej Godina e del campione italiano di caffetteria 2010 e 2011 Francesco Sanapo.

Io bevo caffè di qualità: partenza dalla capitale

La prima tappa di questo viaggio nel gusto si terrà a Roma, venerdì 14 dicembre, alle ore 15, presso il Caffè Cantù (piazza Cesare Cantù n.10-11, ingresso libero). Per poi approdare, successivamente, a febbraio Milano e ad aprile a Firenze.

L’evento è pensato per diffondere la cultura del caffè. Attraverso delle degustazioni guidate di caffè monorigine, provenienti da un singolo paese produttore o da un singolo produttore, e di caffè ‘specialty’. Caffè di particolare pregio qualitativo e disponibili sul mercato in micro-lotti.

Io bevo caffè di qualità: tra questi, venerdì sarà possibile degustare in anteprima italiana il caffè arabica selvatico

Della foresta di Harenna, proveniente dal Presidio Slow Food in Ethiopia, e sarà proiettato il video di Slow Food che parla delle condizioni di lavoro ad Harenna. Tra le montagne del parco nazionale del Bale, a sud della capitale Addis Abeba, e di questo caffè “naturale” che, dopo la raccolta, prevede esclusivamente l’essiccazione al sole delle ciliegie su reti sospese.

(Anteprima video ).

All’iniziativa saranno presenti vari operatori del settore

E ci saranno momenti di approfondimento su tutto quanto ruota intorno all’universo caffè. Dalle caratteristiche geografiche e umane nei paesi di produzione. SIno alla metodologia di assaggio e di riconoscimento della qualità.

Ci sarà, inoltre, un focus sui nuovi metodi di estrazione del caffè, e una riflessione sul mercato caffeicolo.

Io bevo caffè di qualità: un percorso che Godina e Sanapo hanno intrapreso insieme lo scorso giugno

Con la prima edizione del festival “Pausa caffè”, accendendo i riflettori sulla cultura della bevanda più bevuta al mondo, seconda solo all’acqua. Alle 19, poi, chiusura della giornata con l’aperitivo a base di spritz al caffè (aperitivo a pagamento).

Dicono Sanapo e Godina a proposito dell’evento

“ Io bevo caffè di qualità è pensato per diffondere la cultura del caffè nel nostro Paese; settore penalizzato se si pensa a mercati più blasonati come quelli del vino e dell’olio.

Tra le motivazioni il fatto che spesso al mestiere di barista in Italia si faccia per ripiego e senza aver frequentato specifici corsi di approfondimento. La difficoltà nell’uniformità dei prodotti, serviti da nord a sud Italia.

In più, il caffè, nella percezione dell’utente medio, è il prodotto dell’attimo fuggente. Infatti si beve in pochi secondi e spesso di fretta. Mentre vino e olio vengono degustati durante i pasti principali”.

Io bevo caffè di qualità è in collaborazione con

Caffè Cantù, ACIB (associazione Italiana Baristi caffetteria), Sandalj Trading Company – Italian coffee passion; Dalla Corte – macchine caffè espresso, DM Italia – AeroPress e macinacaffè Mahlkönig, PulyCaff – pulitori certificati per caffetteria; Sesamo comunicazione visiva, SCAE – Speciality Coffee Association of Europe; torrefazione Caffè Italia

(Ulteriori info: www.francescosanapo.com; http://ajgodina.blogspot.com/).

I caffè di qualità saranno preparati con tre diversi metodi: espresso, aeropress e filtro

Questa scelta offre al pubblico l’esperienza di un percorso sensoriale innovativo, che permette di esaltare la qualità del caffè in tazza indipendentemente dal metodo di preparazione.

Oltre ai tradizionali espresso e caffè filtro, i caffè saranno estratti anche con il metodo “aeropress”. Uno strumento semplice, pratico ma anche molto preciso. Con cui si ottiene un ottimo caffè americano. Insomma, una curiosità in più per gli estimatori e un “oggetto” già molto apprezzato all’estero che finalmente arriva in Italia, presentato da DM Italia.

Ciascun caffè, prima della degustazione, verrà introdotto da una scheda descrittiva

Che ne indica il paese di produzione, la specie e la varietà botanica, il metodo di raccolta e di lavorazione, la metodologia di tostatura; la preparazione necessaria per servirlo e le conseguenti caratteristiche organolettiche.

Tra gli altri caffè in degustazione venerdì, tre caffè della Sandalj Trading Company. Provenienti da tre prestigiosi paesi d’origine. In primis, un caffè proveniente dalla fazenda Sítio Da Chapada nella regione Serra da Mantiqueira del Brasile. Un caffè naturaleACE National Winner, che regala in tazza un’evidente ed amabile acidità; una vena vagamente fruttata con fondo di cioccolato al latte e una persistenza sottile, finemente dolce, quasi mielosa.

Dal Nicaragua proviene, invece, un caffè SHG (Strictly Hard Bean). Che fa parte del Sandalj Traceability Project (Progetto di Tracciabilità dei lotti di caffè).

Il Nicaragua della piantagione Los Granadillos è un 100% arabica della varietà botanica Caturra coltivato a 1300 m.s.l.m.. Un caffè dalle caratteristiche organolettiche peculiari quali un’acidità medio-alta ma non citrica, aromi legati agli agrumi dolci come il mandarino. E la clementina con un deciso retrogusto nel quale emerge una nota di noce fresca.

Infine, la Sandalj presenta il Cuba Serrano Superior Lavado

Un caffè dalle caratteristiche del tutto eccezionali: una corposità importante con una forte percezione aromatica che riporta alla fava del cacao e al tabacco da pipa. Il persistente retrogusto esprime un fondo di noce.

La degustazione del caffè cubano, coltivato principalmente nella regione della Sierra Maestra, è un’occasione imperdibile considerando il fatto che questo pregiato prodotto è stato assente dal mercato per circa dieci anni. E solo recentemente è tornato ad essere importato e distribuito dalla Sandalj Trading Company.

Caffè selvatico Presidio Slow Food

 La foresta di Harenna, una delle più grandi dell’Etiopia, si trova tra le montagne del magnifico Parco nazionale del Bale; 350 chilometri a sud della capitale Addis Abeba.

Qui, intorno ai 1800 metri di altitudine, cresce spontaneamente all’ombra di alberi ad alto fusto. Un caffè arabica con straordinarie potenzialità qualitative ancora poco conosciute e valorizzate.

I contadini di questa zona vivono grazie alla vendita del caffè, che costituisce la principale fonte di reddito. La raccolta manuale è spesso ostacolata dalla presenza dei babbuini, che sono ghiotti di ciliegie di caffè.

Non sono previste né la spolatura né la lavatura dei chicchi, fasi cruciali per i caffè dei Presìdi latino-americani. Si tratta infatti di un caffè “naturale” che, dopo la raccolta, prevede esclusivamente l’essiccazione al sole delle ciliegie su reti sospese (lettini).

IDEE REGALO DALLA FILIERA – Lo stile e il gusto Bialetti hanno mettono casa nel cuore di Milano aperto in Corso Garibaldi 2 il nuovo Bialetti Store Milano

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moka bialetti industrie tutto i modelli
Il punto della situazione dell'andamento 2019 dell'azienda

MILANO – Da qualche giorno la ricerca di idee regalo, il piacere di fare shopping in un’atmosfera calda e accogliente e il gusto di rilassarsi degustando un delizioso caffè possono contare su un nuovo indirizzo di riferimento nel cuore di Milano. In Corso Garibaldi, 2 apre il nuovo Bialetti Store.

Bialetti nuovo punto vendita

Il nuovo punto vendita monomarca dedicato ai prodotti per la casa e per la preparazione del caffè firmati dall’inconfondibile marchio dell’ Omino con i Baffi ha trovato sede nella strada commerciale per eccellenza del quartiere di Brera. Una nuova casa Bialetti che va ad aggiungersi ai 41 Bialetti Store già presenti nelle principali città italiane.

All’interno del nuovo Bialetti Store di Corso Garibaldi, i milanesi (ma non solo) potranno vivere al 100% l’esperienza sensoriale della marca

Toccando con mano i valori di innovazione, qualità, passione per il design e genuina vicinanza alla quotidianità del consumatore che distinguono il marchio Bialetti. Nonché i suoi prodotti sin dalla presentazione della primissima Moka Express.

Il format di vendita è stato sviluppato per interpretare fedelmente l’identità Bialetti

Dando allo spazio un’impronta stilistica ben definita nel segno di un’essenzialità allo stesso tempo elegante, rigorosamente funzionale e rilassata sia nel design che nella scelta dei materiali e dei colori dominanti. L’insieme evoca un’immediata sensazione di calore e accoglienza. Invogliando chi entra a guardare, scoprire e gustare.

Insieme all’esposizione del meglio della gamma nel campo delle caffettiere, delle innovative macchine elettriche per espresso; delle linee di strumenti da cottura e degli accessori coordinati per la cucina e la tavola; l’elemento distintivo del nuovo Bialetti Store milanese è rappresentato dal “corner degustazione”.

Un’area dedicata e un nuovo modello di comunicazione che fa leva sulla capacità del caffè di offrire un’esperienza piacevolissima da assaporare e condividere,una moderna interpretazione del consumo e dell’evasione nel piacere gustativo più puro.

“L’amore squisitamente italiano per il design, il prestigio delle proposte per la cucina e per l’allestimento della tavola e l’eccellenza nel mondo caffè che Bialetti rappresenta in Italia e nel mondo tornano a Milano, una piazza importante ed estremamente esigente, ma anche capace di riconoscere la qualità e premiare chi è autenticamente innovativo” – dichiara Olga D’Elia, Retail Manager Bialetti Store srl.

“Ciò che proponiamo aprendo lo Store di Corso Garibaldi è un nuovo modo di sperimentare tutti gli aspetti del mondo Bialetti, dal fascino di una tradizione sempre attuale come Moka Express e Dama e ai più recenti best seller nelle macchine per espresso Mokissima Trio, Tazzissima Trio e Diva, senza trascurare il piacere sensoriale di degustare al meglio le nostre selezioni Bialetti – I Caffè d’Italia.”

Bialetti Store

Corso Garibaldi, 2 – 20121 Milano

Orario di apertura da lunedì a sabato: dalle 10.00 alle 19.30

Aperto tutti i giorni fino a Natale

Bialetti Industrie – Tel +39 030.7720011- www.bialettigroup.com

TUMORI – “Se non decaffeinato protegge la bocca dai tumori”

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tumori

MILANO – Il caffè con caffeina riduce la mortalità per tumori del cavo orale e della faringe. Lo afferma uno studio della American Cancer Society, pubblicato dall’American Journal of Epidemiology. Secondo cui più di quattro tazze al giorno dimezzano il rischio rispetto ai consumatori occasionali.

 Tumori VS caffè

I ricercatori hanno esaminato una  morte di quasi un milione di persone arruolate in uno studio iniziato nel 1982 dalla American Cancer Society. Tra questi in 26 anni si sono verificate 868 morti per tumori orofaringei. E il rischio per coloro che bevevano più di quattro tazze al giorno di caffè non decaffeinato è risultato più basso del 49 per cento.

E il tè

In chi beve caffè decaffeinato la riduzione del rischio è risultata marginale, mentre in chi beve the non è stata riscontrata: «Il caffè contiene una grande quantità di sostanze chimiche diverse. – sottolineano gli autori – sarebbe interessante verificare quale sia il meccanismo di questa protezione».