venerdì 09 Gennaio 2026
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BUONE IDEE – Al bar «Senza nome» caffè e mojito si ordinano con il linguaggio Lis

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MILANO – Chi se la sente di sperimentare la lingua italiana dei segni ottiene un piccolo sconto sull’ordinazione al bar Senza nome. Attaccate alla porta d’ingresso, infatti, ci sono le foto di come si dicono birra o mojito in Lis.

Per i più timidi, invece, c’è una bacheca, “L’angolo del cocciuto” . Con tanti bigliettini tra cui scegliere da mangiare e da bere. Una volta staccati, si portano al bancone del bar e le difficoltà di comunicazione sono risolte.

Senza nome ha aperto a Bologna

Il primo locale gestito da due ragazzi sordi che punta «sull’integrazione tra cibo e cultura e sull’incrocio di linguaggi differenti». Così dice Alfonso Marrazzo (nella foto sotto, a sinistra), 28 anni. Originario di Salerno e laureato in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo.

Tra un panino e un caffè, infatti, il locale ospita mostre, concerti, djset. Oltre che presentazioni di libri e corsi di yoga o shiatsu. Sempre in collaborazione con Nunzia Vannuccini dell’associazione culturale Farm. Che ne cura la programmazione artistica.

Realizzare un sogno

«Io e Sara Longhi – l’altra ragazza che gestisce il “Senza nome” (nella foto al centro) – lavoravamo già all’organizzazione di eventi teatrali per le persone non udenti all’interno del Gruppo Camaleonte. – spiega ancora Alfonso -. Ma abbiamo sempre incontrato parecchie difficoltà, legate soprattutto alla ricerca di spazi e di fondi».

Il bar, invece, sembra aver risolto il problema delle risorse economiche necessarie a finanziare le attività culturali

«L’idea è quella di dar vita a un luogo che possa far circolare idee e pensieri in movimento. Incrociando due linguaggi diversi come quello sonoro e quello visivo insieme, e facendo interagire tra loro il mondo dei sordi con quello degli udenti. – continua Alfonso -. All’inizio eravamo molto preoccupati per la reazione della gente. Ora però vediamo che le persone iniziano a volersi cimentare con la Lis».

E poi il bar dispone della connessione wi-fi gratuita.

Spazio a cibo e a idee

Tra le curiosità del menù invece – dove panini, friselle, bruschette e piadine portano il nome degli amici di Alfonso e Sara che li hanno aiutati nella realizzazione di questo progetto -. Ci sono le “cene a cappello”, le merende domenicali e un vino tutto speciale.

Le prime sono serate a tema in cui «lo chef di turno propone i propri piatti a mo’ di aperitivo e come se fosse un artista di strada, mentre il vino consigliato dalla casa è un chianti prodotto dalla fattoria La Muraglia di Monteriggioni. Un’azienda agricola sui colli senesi gestita dalla famiglia Convito e da alcune persone sorde», racconta Alfonso.

Senza nome, un ambiente su due piani suggestivo e informale

Con saletta fumatori e tavolini all’aperto d’estate, si trova in pieno centro, in via Belvedere 11/b; è aperto tutti i giorni tranne il lunedì dalle 15 alle 3 (la domenica fino alle 23) e per essere sempre aggiornati sulla programmazione culturale c’è la pagina Facebook.

Fonte: Corriere della sera

VENDING – Torna in campo Hal, smart machine italiana

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MILANO – Intel ha presentato in collaborazione con Micros, Rheavendors e Vda un prototipo di apparato digitale intelligente a disposizione della clientela del settore alberghiero. Il test pilota del progetto partirà nel 2013 nelle nuove strutture della catena B&B Hotels. Il nome è lo stesso del computer di bordo della nave spaziale di una pellicole cult di Stanley Kubrick, “2001: Odissea nello spazio”. Il progetto Hal, acronimo di Hospitality Area Lounge.

Progetto Hal, ideato dall’architetto Silvio De Ponte 

E’ nato dalla collaborazione tra Intel e aziende specializzate quali Micros (soluzioni informatiche gestionali), Rheavendors (distributori automatici) e Vda (tecnologie e servizi video per il mondo dell’ospitalità). E’ invece un prototipo che si presenta con il vanto di essere la prima vending machine intelligente interamente concepita e realizzata in Italia.

Cosa fa Hal

Grazie al suo cervello in silicio ed avanzate funzionalità di comunicazione interattive, è presto detto: dialoga virtualmente con l’ambiente circostante e il pubblico. Creando, queste almeno le aspettative, un nuovo modello di ospitalità e servizio al cliente per il settore dell’industria alberghiera e delle ristorazione (il cosiddetto Horeca).

Il test pilota del progetto ha già tempistiche ed allocazioni ben definite

Hal troverà infatti posto in alcune delle nuove strutture della catena B&B Hotels (alberghi di categoria tre stelle) previste in apertura nel 2013. Inoltre, si affiancherà alle macchinette automatiche attualmente installate per offrire servizi “self service” quali l’ordinazione e la gestione della colazione.

Il motore di Hal è ovviamente un processore Intel di ultima generazione

L’interfaccia con i clienti è invece uno schermo touch attraverso cui navigare fra i contenuti di un’apposita libreria digitale online disponibile in modalità “always on”. In futuro sono previste anche funzionalità di riconoscimento del contesto.

In poche parole, come sottolineano le aziende coinvolte nel progetto, la macchina sveste i panni del comune distributore automatico per stabilire una relazione più interattiva con il cliente, sfruttando il fatto di essere totalmente interconnessa e integrata con il sistema informatico dell’hotel e di poter comunicare con smartphone e altri device mobili (e relative app).

Con Hal, questa l’ultima delle sue peculiarità, si potrà interagire via Internet dalla propria stanza in albergo, nel pre e post alloggio, da casa e nelle fasi di check-in o feedback alla struttura alberghiera.

 

Fonte: ictbusiness

L’AQUILA – Gli ultimi caffè del signor Mario, chiude il bar. Gran Sasso nel centro storico terremotato e deserto

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gran sasso

L’ACQUILA – Gentile come sempre, il signor Mario Maccarone, e di buon umore, mentre prepara il caffè e chiacchiera con il cliente. Da decenni il signor Mario gestisce il bar Gran Sasso, sul corso stretto dell’Aquila. Un bar storico della città, inaugurato nel lontano 1955.

 mario-maccarone

TE DETEINATO – “La crescente sensibilità verso gli effetti negativi della caffeina ci apre nuove opportunità”. La società friborghese Infré conquista rapidamente nuovi mercati nel settore del tè deteinato. Intervista al suo presidente, Martin Hodler

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Infré

MILANO – Con sede a Semsales (FR), Infré è uno dei leader mondiali della produzione di tè senza caffeina (anche chiamata teina). La società è stata fondata nel 1946, a Vevey, da Theodor Grethe.

Dagli anni ’80 appartiene in parti uguali alla famiglia Zesiger ed alla società italiana Bonomelli (Gruppo Montenegro).

Infré: 32 impiegati, nel 2013 esporterà più di 3’200 tonnellate di tè decaffeinato

E continuerà a fornire dei giganti del mondo del tè (dei quali preferisce non svelare l’identità). Lo scorso anno, la società è riuscita ad aumentare la sua produzione del 25%.

Quali sono le vostre attività principali sul mercato del tè decaffeinato?

Martin Hodler: “Commercializziamo il nostro tè decaffeinato in Svizzera ed in Italia con la marca Infré, ma questo costituisce soltanto il 5% della nostra cifra d’affari, che si situa attorno ai CHF 10 milioni.

La metà della nostra attività consiste invece nel fornire alcuni giganti della distribuzione che rivendono il tè con i loro marchi. Abbiamo appena sottoscritto un contratto di esclusività con uno dei leader del tè decaffeinato, che prima si riforniva presso uno dei nostri concorrenti principali.

Certi altri clienti ci fanno pervenire il loro tè per l’estrazione, un’attività che ricopre il 40% della nostra cifra d’affari”.

Come riuscite ad estrarre la caffeina dal tè?

Hodler: Utilizziamo un solvente tipico dell’industria alimentare chiamato cloruro di metilene. Si tratta di un processo a circuito chiuso, in quanto il solvente viene poi distillato per essere riutilizzato. Questo processo permette di ottenere un tè decaffeinato di qualità superiore e meno caro rispetto a quello ottenuto dagli altri due metodi di estrazione principali, il CO2 e l’acetato di etile.

Potete recuperare la caffeina estratta?

Hodler: “Sì. Vendiamo la caffeina grezza ad alcune società specializzate nella purificazione della caffeina naturale.

Queste società rivendono poi la caffeina all’industria alimentare (Coca Cola, Red Bull, ecc.), così come al settore della farmaceutica che la utilizza per combattere gli effetti della sonnolenza indotti da certi medicamenti, come ad esempio delle pillole contro il mal di testa.

Quando sono arrivato nell’impresa nel 1992 come membro del Consiglio d’amministrazione, pagavamo CHF 1 per ogni kilo di caffeina estratta per eliminarla. Ora ne ricaviamo diversi euro al kilo”.

Come evolve la domanda di tè decaffeinato?

Hodler: “Una percentuale ancora modesta, ma crescente, di bevitori di tè desidera consumare meno caffeina, una sostanza talvolta troppo stimolante. Soprattutto in Gran Bretagna, il nostro primo mercato, dove le persone hanno l’abitudine di bere fino a 5 tazze di tè al giorno.

All’incirca il 6% del tè che vi viene consumato è decaffeinato. Al contrario, certi mercati come la Russia, il maggior importatore di tè al mondo (160’000 tonnellate all’anno), non conoscono ancora la versione senza caffeina.

Resta dunque un forte margine di progressione: il 15% del caffè venduto su scala mondiale non contiene caffeina, contro meno dell’1% per quanto concerne il tè”.

Quali risultati avete ottenuto sull’arco degli ultimi dieci anni?

Hodler: “Abbiamo fatto registrare un tasso di crescita annuale medio di quasi il 5%, in quanto abbiamo la fortuna di far parte di una nicchia con una richiesta crescente.

Il mercato del tè rimane stabile, ma le persone sono sempre più sensibili agli effetti negativi della caffeina. Il franco forte ci ha senz’altro penalizzati, dato che esportiamo praticamente tutta la nostra produzione”.

Avete adattato le vostre infrastrutture per sostenere questa crescita?

Hodler: “Tra il 2005 ed il 2007 abbiamo costruito una nuova fabbrica a Semsales, che ha richiesto un investimento di CHF 20 milioni. Inoltre, abbiamo appena aggiunto una nuova ala di deposito di 600 m2 per CHF 700’000.

Questo ci ha permesso di istallare un nuovo sistema di miscela dei tè provenienti da diverse piantagioni. Stiamo anche per assumere una quarta squadra per rispondere alla domanda crescente”.

E per quanto concerne la ricerca?

Hodler: “Siamo conducendo un progetto con la Scuola universitaria professionale di Zurigo (ZHAW) per tentare di decaffeinare il tè in maniera naturale, senza l’utilizzo di solventi. Per questo progetto siamo sostenuti finanziariamente dalla Commissione Tecnologia e Innovazione (CTI).

Alcuni tentativi sono stati soddisfacenti, ma da qui alla costruzione di una nuova fabbrica dotata di queste tecnologie vi è ancora molta strada da percorrere. Produciamo comunque quasi 1’000 kili di tè decaffeinato all’ora”!

Quali sono i vostri obiettivi?

Hodler: “Desideriamo superare le 4’000 tonnellate di tè decaffeinato all’anno in un futuro prossimo.

Vi è una continua crescita della domanda in Gran Bretagna e noi cerchiamo di aumentare la nostra capacità per rispondervi, e se il mercato russo dovesse ad esempio aprirsi al tè senza caffeina, avremmo delle fantastiche opportunità”.

Quale consiglio darebbe a dei giovani imprenditori?

Hodler: “La mia visione manageriale predilige la concentrazione. È davvero necessario essere coscienti che ogni punto di vista è soggettivo, compreso il proprio! In periodi di stabilità, l’ascolto dei collaboratori è quindi primordiale per trovare delle buone soluzioni ai problemi e delle buone idee per assicurare la perennità della società.

In tempi di crisi, invece, il manager deve avere il coraggio di prendere delle decisioni senza tergiversare, se la situazione lo richiede. Deve essere pronto a correre dei rischi e ad esporsi ad eventuali critiche”.

Per saperne di più:

http://www.kmu.admin.ch/aktuell/00524/02953/03025/index.html?lang=it

RAPPORTO ICO DICEMBRE 2012 – Produzione mondiale ed export a livelli record grazie a Brasile e Vietnam

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dolci colombiani export mondiale

MILANO – L’indicatore conclude l’anno ai minimi da maggio 2010. Ma il valore della media annua è il secondo più elevato dal 1986. I raccolti a rischio in America centrale e Colombia a causa della ruggine del caffè. Per leggere subito l’originale con tutte le tabelle.

Ruggine del caffè: una piaga che mette a rischio la produzione

È tempo di consuntivi di fine anno anche per il mercato del caffè. L’occasione è offerta dal report mensile dell’Ico di dicembre, diffuso a Londra ieri pomeriggio. Le statistiche relative al mese passato consentono di completare il quadro relativo all’andamento dei prezzi nell’arco dell’anno solare 2012. Inoltre permettono di fare un primo punto sull’andamento dell’annata caffearia 2012/13, al termine del suo primo trimestre.

Durante l’anno trascorso, l’indicatore composto ha assunto un andamento quasi costantemente al ribasso. Il cui passo è stato dettato principalmente dagli indicatori degli arabica.

La media mensile ha fatto registrare il suo valore massimo a gennaio

Con 188,90 centesimi, per libbra (189,02 a dicembre 2011). I successivi valori mensili sono scesi in continuità sino a metà anno (145,31 a giugno). Luglio poi ha segnato un’impennata dell’indicatore (+9,5%). Dovuta principalmente alle pressioni speculative sugli arabica indotte dalla partenza al rallentatore del raccolto brasiliano.

Ma si è trattato di un fuoco di paglia e, già ad agosto. Infatti la media mensile è ridiscesa a 148,50 (-6,6%).

A settembre si è registrata la seconda e ultima variazione positiva (+1,9%) nell’arco dei 12 mesi

Nell’ultimo quarto dell’anno l’andamento è ridivenuto decisamente ribassista e la media mensile è precipitata a 131,31 centesimi a dicembre (-3,7% su novembre), ossia il valore più basso da maggio 2010.

Più accentuato, il mese scorso, il calo degli arabica. In particolare per i brasiliani naturali (5,1%).

Tra gennaio e dicembre, l’indicatore ha subito un calo del 30,49%. La media annua per il 2012 è pari a 156,34 centesimi. Quindi inferiore di circa un quarto (-25,7%) a quella del 2011 (210,39 centesimi). Essa costituisce comunque il secondo valore più elevato degli ultimi 26 anni.

Guardando alle singole voci

Colombiani dolci, altri dolci e brasiliani naturali subiscono (sempre tra gennaio e dicembre) un calo rispettivamente del 28,8%; 31,2% e 29,3%. La media della seconda e terza posizione di New York arretra di oltre un terzo (-34,25%).

Più contenuta la flessione dei robusta (-5,8%). Mentre Londra registra a dicembre un valore addirittura superiore a quello di gennaio.

Per effetto di questa evoluzione, i differenziali arabica-robusta si sono sensibilmente ridotti, al pari di quello tra Ice e Liffe. Che scende dai 155,13 centesimi del 2011 agli 87,35 del 2012 (-43,7%).

Il dato saliente del rapporto di questo mese è rappresentato da un ridimensionamento della stima sulla produzione mondiale (-1,9 milioni)

Che scende a poco più di 144 milioni di sacchi, contro i quasi 146 indicati il mese scorso. Un dato comunque da record. Inutile ripetere inoltre che siamo di fronte a cifre ancora provvisorie e passibili di revisioni nei mesi a venire.

In primo piano naturalmente il raccolto brasiliano stimato ora in 50,8 milioni di sacchi

Rimanendo in sud America va osservata tuttavia una rilevante correzione al ribasso rispetto al mese scorso (-1 milione di sacchi) della stima relativa al raccolto della Colombia. Paese che continua a risentire delle avversità climatiche e colturali. Oltre che dell’imponente piano di rinnovo in atto, con ampio utilizzo di varietà resistenti alla roya.

Torneremo sulle cifre della Colombia nell’ultima parte della nostra analisi, con un focus sulle statistiche diffuse nei giorni scorsi da Fedecafé.

I dati provenienti dal Vietnam confermano un calo produttivo nell’ordine dei 2 milioni di sacchi rispetto al raccolto, anch’esso da record, del 2011/12

Secondo il report, la minor produzione del paese indocinese dovrebbe essere compensata dagli incrementi attesi in Indonesia. Va infine registrata anche una lieve rettifica negativa (-100 mila sacchi). Nelle cifre riguardanti l’India determinata dalla nuova stima (post-monsone) del Coffee Board.

In Messico & America centrale si prevede un dato più o meno in linea con quello del 2011/12. Così, i raccolti più abbondanti attesi in Messico, Costa Rica ed El Salvador compenseranno le minori produzioni di Guatemala, Honduras e Nicaragua.

Rimane tuttavia da verificare il possibile impatto della ruggine del caffè (roya), che sta proliferando in varie regioni di quest’area geografica e potrebbe portare a una revisione in negativo delle statistiche.

Sin d’ora – come riferito nel numero di ieri di Comunicaffè International – Anacafé ha ridotto le stime sull’export del Guatemala per l’annata caffearia corrente da 3,6 a 3,1 milioni di sacchi e le conseguenze – ha ammonito il neopresidente dell’associazione Nils Leporowski – potrebbero essere ancora più gravi negli anni a venire.

L’incremento produttivo più rilevante si avrà infine in Africa dove la produzione sfiorerà i 17 milioni di sacchi, contro i 14,8 del 2011/12, con raccolti in crescita in tutti i principali paesi produttori di questo continente.

Nel complesso, la produzione di arabica crescerà del 9.1% e quella di robusta del 4,2%. La quota dei brasiliani naturali sarà pari a un terzo del totale.

L’export mondiale nei primi 2 mesi del 2012/13 è cresciuto del 21,2% raggiungendo i 18,73 milioni di sacchi, contro i 15,45 dello stesso periodo dell’anno scorso.

Nell’arco degli ultimi 12 mesi disponibili (dicembre 2011-novembre 2012), il volume delle esportazioni è aumentato di oltre 8 milioni di sacchi (+7,69%) rispetto al pari periodo immediatamente precedente.

L’export dei primi 11 mesi dell’anno solare ha raggiunto il livello record di 103,5 milioni di sacchi, inferiore di un solo milione di sacchi al dato dell’intero 2011.

Le scorte iniziali dei paesi esportatori sono scese intanto al minimo storico di 15,1 milioni di sacchi (-17,1%).

Per quanto riguarda le scorte certificate dei due mercati borsistici risultano in lieve crescita quelle di New York e in leggero calo quelle di Londra, riflettendo la domanda vivace del mercato internazionale per quanto riguarda i robusta.

Concludiamo, come promesso, con le più recenti cifre Fedecafé, che evidenziano una consistente ripresa produttiva a dicembre.

Il mese scorso, la Colombia ha prodotto 904.000 sacchi di caffè, con un incremento del 23% rispetto ai 735.000 sacchi di dicembre 2011.

Nonostante questa evoluzione positiva, la produzione a fine anno solare 2012 risulta pari a 7.744.000, in lieve calo (-1%) rispetto al 2011 segnando un nuovo minimo storico ultratrentennale.

Più marcata ancora la flessione dell’export (-7%), che risulta pari a 7.211.000 sacchi, contro i 7.734.000 del 2011.

Il direttore esecutivo della federazione Luis Genaro Muñoz Ortega continua a ostentare ottimismo e afferma che la produzione tornerà, nel 2013, sopra i 10 milioni di sacchi, ma molti analisti temono che i fatti possano smentirlo ancora una volta.

Da registrare intanto una presa di posizione forte del ministro dell’agricoltura Juan Camilo Restrepo, che ha definito domenica scorsa il declino produttivo colombiano “preoccupante e deludente” sostenendo la necessità urgente di una ripresa produttiva nel corso di quest’anno.

Il ministro ha riaffermato l’appoggio dell’esecutivo ai produttori ricordando che il 75% dei fondi investiti nell’industria del caffè provengono direttamente dal governo nazionale.

Muñoz, dal canto suo, ha chiesto alle autorità monetarie di rivedere la proprie politiche, poiché la forte rivalutazione del peso sta contribuendo a minare la competitività del comparto caffeario colombiano.

Per leggere subito l’originale con tutte le tabelle

http://www.comunicaffe.com/files/coffee_market_report_december_2012.pdf

Starbucks e il caffè che non piace in Europa. La catena di caffetterie rielabora le proprie strategie dopo aver scelto location prestigiose e investito milioni di dollari per i suoi store

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starbucks australia Michelle Gass
L'insegna di uno Starbucks di Sydney il 28 maggio 2014 (PETER PARKS/AFP/Getty Images)

di Stefania Medetti* Michelle Gass è il direttore generale nominato lo scorso febbraio da Starbucks per rivitalizzare le attività nell’area Europa, Medio Oriente e Africa (Emea). Il quale ha dovuto prenderne atto: non esiste una sola ricetta per conquistare il Vecchio Continente.

Michelle Gass: Starbucks, infatti, ha tirato le somme e i numeri parlano chiaro

L’Europa ha bisogno di un’iniezione di energia. La regione, secondo i dati pubblicati da The Wall Street Journal, ha chiuso il trimestre al 30 settembre a -1%, contro il +7% a perimetro costante messo a segno dalle Americhe, dove il profitto operativo è cresciuto del 21%, raggiungendo 536 milioni di dollari.

La catena di caffetterie più famosa del mondo non fornisce dati disaggregati, ma l’Europa, che rappresenta il mercato più ampio su questo lato dell’Atlantico, è gravato da una perdita da 6,5 milioni di dollari.

Nel trimestre corrispondente, lo scorso anno, aveva totalizzato un profitto di 2,5 milioni. Ma c’è di più: fra tutti i mercati in cui l’insegna è presente, l’Europa è l’unico con un segno negativo.

In Francia, ha fatto sapere qualche mese fa The New York Times, Starbucks non ha mai portato a casa un profitto, nonostante abbia passato gli ultimi otto anni lavorando alla costruzione di 63 caffetterie.

Anche nelle regioni europee con il segno positivo, i risultati sono ben lontani da Asia e Americhe.

Gass, dunque, ha dovuto fare marcia indietro e ha cominciato a rinunciare alle location più prestigiose. La location, nel viaggio antropologico compiuto dal manager alla scoperta dei bisogni dei coffee lovers europei, è solo uno degli errori con cui deve fare i conti.

Gli europei, infatti, non ricercano solamente il look & feel delle caffetterie americane, piuttosto hanno bisogno di ambienti vicini alla propria cultura.

È per questa ragione che l’insegna è al lavoro per trasformare i propri store.

A Barcellona, per esempio, i locali sono stati decorati con antiche piastrelle, ad Amsterdam ci sono murales fatti di parti di biciclette.

In Francia e nel Regno Unito

Qui la catena ha aggiunto nuove tostature di caffè. Nell’ottica di una maggiore vicinanza ai gusti locali, l’insegna ha scelto di appoggiarsi sempre di più a operatori che conoscono il mercato , abbracciando la formula del franchising.

Nel Regno Unito, le insegne di proprietà sono passate da 600 a 593, mentre quelle in franchising sono cresciute in un anno di oltre trenta unità e oggi sono 168.

Per invitare nuovi clienti nei propri locali, inoltre, Starbucks accelera sulle promozioni: in Germania, l’ultima ha fatto lievitare le vendite del 28%.

Visto il successo, Starbucks ha anticipato l’introduzione di carte fedeltà.

Il ceo Howard Schultz è ottimista: “il peggio in Europa è passato”, ha dichiarato a Cnbc in un’intervista a metà settembre. Il cambiamento di rotta per il mercato europeo, in realtà, fa parte di una strategia di lungo periodo che punta a un margine operativo del 15-17% entro il 2016.

Un obiettivo ambizioso che l’azienda dovrebbe perseguire riducendo l’esposizione nei mercati più deboli, come Spagna e Grecia che complessivamente contano 150 locali, migliorando l’efficienza della catena di fornitori e puntando a crescere nei mercati più promettenti, come il Regno Unito.

Qui, la scorsa primavera, Starbucks si è presentata in tv con una delle poche pubblicità della sua storia.

L’esordio sul piccolo schermo è avvenuto nonostante il taglio del 20% alle spese pubblicitarie che, complessivamente, superano 140 milioni di dollari.

A quest’importo, però, Starbucks UK dovrà aggiungere 16 milioni di dollari l’anno per il biennio 2013 – 2014.

Tanto, infatti, l’azienda ha deciso di versare all’erario di Sua Maestà dopo le proteste dei cittadini all’indomani della notizia che la catena, dall’apertura nel 1998, ha pagato soltanto 8,6 milioni di sterline in tasse.

Insomma, per Starbuck il caffè in Europa è un business particolarmente amaro.

*Fonte Panorama.it

VENDING IN THE WORLD – Conclusa positivamente la prima edizione all’interno di Food Hospitality World China, la mostra dedicata al food e alle attrezzature per l’ospitalità professionale

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Canadian Healthy Vending

Vending in the Worldla manifestazione internazionale del Vending promossa da CONFIDA e organizzata da Venditalia Servizi in seno a Food Hospitality World, il 29 novembre ha debuttato a Guangzhou, in Cina.

Vending in the World riunisce le novità della distribuzione automatica

Cinque le aziende del Vendig che hanno partecipato all’evento: Caffè Moreno Srl, Covim SpA, Ica SpA, Rhea Vendors Group SpA; Spinel Srl che hanno giudicato la manifestazione un’ottima opportunità per entrare in contatto con il mercato cinese. In cui hanno riscontrato un crescente interesse per il caffè. Bevanda che fino a pochi anni fa era praticamente sconosciuta.

Gli aspetti logistici connessi alla fiera sono stati giudicati molto buoni: veloci e puntuali. 

Vending in The World sta dimostrando di essere un valido supporto per l’internazionalizzazione delle aziende italiane del vending

Nei nuovi grandi mercati extraeuropei. Nel 2013, dal 25 al 27 marzo, la mostra verrà portata per la prima volta in Brasile, a San Paolo. FHW China 2012 ha occupato 15.000 metri quadrati e ha visto la partecipazione di 300 espositori cinesi e internazionali. Tra cui una nutrita rappresentanza italiana.

È stato accolto con grandissimo interesse. Così come dimostra tra l’altro l’elevato numero di buyer preregistrati (oltre 4.000) e la presenza di distributori, alberghi; ristoranti, negozi online.

Particolarmente qualificati i buyer presenti: Starbucks, Haagen-Dazs, TESCO, WAL-MART, il principale Super Market Online cinese, Guangdong Food Import & Export Group, la catena di ristoranti Greenery; Grand Buy Department Store, China Resources Vanguard Co.Ltd., Guangzhou Restaurant Chain, DHT Bakery, Guangzhou Friendship Food Company, Guangdong Jusco, la catena di supermercati Lotus.

Inoltre hanno organizzato a loro visita a FHW anche istituzioni come: il Dipartimento del Commercio Estero e della Cooperazione Economica della provincia di Guangdong, la Camera di Commercio di importatori ed esportatori del Guangdong, la Guangdong Health Care Industry Association.

ACIB – Associazione Campionati Italiani Baristi informa i risultati delle selezioni CIBC

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acib savaresi

ACIB – Associazione Campionati Italiani Baristi comunica i risultati delle selezioni CIBC che hanno avuto luogo ieri in 9bar (Retorbido – PV).

Acib, ecco i risultati :

1° EDDY RIGHI             –  689 PUNTI
2° DAVIDE COBELLI      –  569 PUNTI
3° MASSIMO BONINI    –  544 PUNTI
4° ANGELO SEGONI      –  532 PUNTI
5° LORENZO VENTURI  –  326 PUNTI

Oggi sono in corso le selezioni C.I.L.A Campionato Italiano Latte Art

Il programma comincia dalla mattina- ore 9,30. Con un Briefing con i concorrenti ed i giudici C.I.L.A. (Campionato Italiano Latte Art). Poi segue la Sessione 1: gareggia il primo gruppo di concorrenti della giornata.

Invece il pomeriggio re inizia alle 14,30 con un Workshop formativi sponsor (se previsti). Parte poi la Sessione 2: gareggia il secondo gruppo di concorrenti della giornata.

Premiazioni CILAA breve la lista definitiva di tutti i qualificati alle finali Nazionali di RIMINI SIGEP 2013.

Per informazioni: SEGRETERIA ACIB

Associazione Campionati Italiani Baristi

S.P. Bressana Salice

27050 Retorbido (PV) -Italia

Tel. +39(0)383.1914563

Cell +39 335.8757949

IL PARERE DEL BLOG – Cappuccino mon amour

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Mike Breach cappuccino

MILANO – I confronti non si possono fare solo sui grandi temi, torniamo alle cose terra terra. Come se col post sui vibratori avessi aperto un dibattito filosofico.Parlare del caffè sarebbe troppo scontato. Parliamo del cappuccino. Si tratta di una guerra impari. Italia vs. resto del mondo. E’ una guerra che vale anche per il caffè, ma restiamo sul cappuccino.

Cappuccino: in Italia è piccolo, te lo servono in una tazza che sarà, sì e no, il doppio di quella del caffè

In Italia il cappuccino è veloce, come il caffè, espresso. Entri in un bar, ordini al bancone e in pochi minuti ricevi il tuo cappuccino, fumante e schiumoso. E di solito lo bevi così, al volo, in piedi al bancone. O al massimo ti siedi per 5 minuti a uno dei tavolini, sfogliando il giornale.

In Italia il cappuccino costa poco, di solito poco più di un euro

In Italia il cappuccino ha dei limiti d’orario. Di mattina va sempre bene, lo prendono tutti. Se lo ordini dopo pranzo già generi dei sospetti nel baRRista (con due erre, sì, sono toscana!).

Ma nel tardo pomeriggio, o di sera addirittura, è un’eresia

E infine, mai e poi mai un italiano ordinerebbe un cappuccino come bevanda per accompagnare un pasto. Beh, nel resto del mondo e in particolare in Germania, non è così. Prima di tutto il cappuccino in Germania è gigante. Talvolta servito in vere e proprie ciotole.

Poi è lento. Entri in un cafè (qui non sono bar), ti siedi, ordini; poi aspetti, magari nel frattempo ti leggi qualche pagina di un libro, e poi te lo sorseggi con calma. Poi va bene a qualsiasi ora, magari anche di sera. Va bene anche dopo mangiato. Al posto del caffè (lo so, lo so, gli italiani “veri” hanno i brividi).

E poi è caro, minimo minimo costa 2 euro.

Infine c’è il fattore qualità. In Italia è buono

In Germania non è sempre buono.

Qui secondo me si apre il vero dibattito. Che senso ha cercare un cappuccino che abbia il sapore italiano, se sono in Germania?

Se ci si dimentica il prodotto originale, quello che ti propongono qui non è cattivo a prescindere, è semplicemente un’altra cosa. Che per facilità e convenzione ha lo stesso nome di un prodotto italiano fatto con gli stessi ingredienti. Superato questo primo scoglio, la vita scorre più facile e più felice. Il mondo appare più rosa, e l’orizzonte si allarga all’improvviso. Regalando nuove prospettive.

Così aguzzo la vista (quella interiore, del terzo occhio) e cerco queste nuove prospettive offerte dalla frequentazione dei bar – pardon, café – tedeschi.

La rapidità, i modi spicci e l’efficienza dei bar italiani

Beh, mentirei se dicessi che non ne ho nostalgia. Ma l’atmosfera dei cafè crucchi, l’accoglienza dei locali. Il piacere del calore negli scuri pomeriggi invernali, è una delle cose che più mi affascina di qui.

Vedere le persone che stanno sedute tranquille, per ore, al solito tavolo, con degli amici. Con un libro o col computer. Sorseggiando lo stesso tè all’infinito. In qualche modo ti riconcilia col mondo e ti fa rivalutare il tuo punto di vista sul ritmo della vita.

Questi locali mi infondono calma e frequentandoli sto imparando a combattere l’italiana frettolosità che è in me. Combatto il senso di colpa che mi assale quando occupo un tavolo per più di mezzora avendo ordinato solo un misero infuso di erbe.

Combatto il disagio di quando ordino un cappuccino dopo le 6 di pomeriggio

Combatto la mia impazienza quando i camerieri ci mettono un quarto d’ora per portarmi il cappuccino.

Combatto quella parte di me così provinciale da credere che l’unico cappuccino decente si faccia in Italia. E faccio bene a combattere. Perché ci guadagno delle nuove parti di me e scopro i lati piacevoli di questo paese per me ancora così avvolto dal mistero. E così, ogni tanto, scopro che anche qui ci sono posti dove fanno dei cappuccini più che decenti.

Anche un semplice cappuccino preso in un calda e accogliente caffetteria tedesca può diventare una piccola lezione di vita.

 

Fonte: blog

GIOCHI, LA PROVOCAZIONE – Via le slot machine battaglia di baristi contro giganti azzardo. In un’inchiesta del numero di gennaio della rivista Terre di Mezzo si racconta la storia degli esercenti che stanno cercando di liberarsi delle macchinette sottoposti a minacce e contratti capestro

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Basta con le slot machines nei bar

MILANO – Si fa presto ad applaudire i baristi che decidono di rinunciare alle slot machine. Ma nessuno immagina che non è così facile. Tra minacce e contratti capestro li obbligano a un’epica battaglia contro i giganti del gioco d’azzardo.

Slot machine: Davide contro Golia

È quanto rivela l’inchiesta di Terre di mezzo di gennaio, dal titolo «La battaglia (im)possibile. Davide contro Golia». In cui si racconta la storia degli esercenti che stanno cercando di liberarsi delle macchinette.

Innanzitutto i contratti di noleggio

Essi prevedono una penale di 250 euro per ogni slot se l’esercente decide di disdire prima della scadenza. «A una barista di Bergamo il noleggiatore voleva addirittura far pagare una penale per i giorni in cui era stata chiusa. Dopo che i ladri le avevano sfondato la vetrina», si legge su Terre di mezzo.

«Grazie al nostro ufficio legale l’esercente è riuscito a liberarsi dal ricatto». Così racconta Giorgio Beltrami, presidente dell’Associazione dei commercianti e baristi della città.

C’è poi il problema della criminalità organizzata: a Milano il clan Valle Lampada aveva creato ben quattro imprese attive nel settore e collocato 347 slot machine e videolottery in 92 locali della città e della provincia. A Santa Maria Capua Vetere (Ce) i boss del clan Amato Belfiore convincevano i baristi ad accettare le loro macchinette mandando uomini armati.

Anche per i sindaci la lotta alle sale gioco è impari. Cercano infatti di imporre dei limiti alla loro proliferazione emanando regolamenti sugli orari di apertura o sulla distanza da scuole, parrocchie e centri di aggregazione, ma spesso i gestori fanno ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale) e i primi cittadini perdono. Solo nel 2012 è successo ai sindaci di Varese, Desio, Pioltello, Brescia, Cernusco Lombardone, Chiavenna, Nova Milanese e Gavorrano (Grosseto).

Tutti dal giudice si sono sentiti dire la stessa cosa: «Non potete farci niente: solo lo Stato può gestire questo settore». Per i Comuni le sale da gioco e le slot machine nei bar sono una sorte di disgrazia a orologeria: agli uffici comunali infatti prima o poi si rivolgono in cerca di aiuto quelli che hanno perso casa, lavoro e soldi per colpa del gioco oppure i loro familiari.

Il Conagga (Coordinamento nazionale dei gruppi per i giocatori d’azzardo), ha stimato che i danni sociali ammontano tra i 5,5 e i 6,5 miliardi di euro all’anno.

C’è chi prova comunque a reagire. Il 14 gennaio infatti Terre di mezzo, Legautonomie e un gruppo di sindaci lombardi presenteranno a Milano un manifesto contro il gioco d’azzardo in cui chiedono al Parlamento che verrà eletto in febbraio più poteri per regolamentare la presenza delle sale gioco nei loro territori.

L’appuntamento è per le ore 10.30, nella la sede di Legautonomie in via Duccio di Boninsegna 21.

Fonte: Terre di Mezzo