mercoledì 14 Gennaio 2026
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illycaffè entra nella lista delle “World’s Most Ethical Companies 2013

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Il logo illycaffè

TRIESTE – L’Ethisphere Institute ha nominato illycaffè, unica italiana, nell’elenco delle aziende più etiche al mondo per il 2013 (“WME”, World’s Most Ethical Companies 2013) per aver ottenuto i più alti standard dal punto di vista della corporate governance, della responsabilità sociale aziendale e della sostenibilità Il riconoscimento colloca illycaffè tra aziende d’eccellenza leader di settore precedentemente insignite, quali Whole Foods, Marriott International, Intel e Ford Motor Company.

illycaffè conquista un importante riconoscimento

“Il costante impegno per il conseguimento dei più alti standard etici sotto ogni aspetto è parte della filosofia di illycaffè sin dalla sua fondazione, avvenuta 80 anni fa, per questo il riconoscimento di Ethisphere Institute assume per noi un significato speciale” ha detto Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di illycaffè.

“In fondo, un’azienda è la somma dei propri valori, dei comportamenti e dei talenti di tutte le persone che ne fanno parte. E questo riconoscimento appartiene a chiunque lavori per illycaffè”.

L’Ethisphere Institute ha ricevuto un numero record di candidature per il 2013

A riprova dell’importanza che riveste l’ottenimento di un riconoscimento ufficiale del comportamento etico d’impresa, nel momento in cui clienti, azionisti e tutti i diretti interessati chiedono un maggiore impegno alle aziende nelle quali ripongono la loro fiducia. Ethisphere ha selezionato candidature provenienti da oltre 100 paesi e 36 settori, conducendo analisi approfondite su un’ampia serie di criteri, inclusi i codici etici, i record di contenziosi e di infrazione dei regolamenti; gli investimenti nel campo dell’innovazione e le pratiche aziendali di business sostenibile; le attività mirate a migliorare la responsabilità sociale d’impresa; le opinioni di dirigenti, di professionisti appartenenti a settori industriali dello stesso settore, di fornitori e di clienti.

illycaffè lavora in un quadro di valori condivisi e con un’incessante ricerca della perfezione

Adoperandosi per la creazione di vantaggi tangibili e duraturi nella sfera ambientale, economica e sociale, per tutti i partner della sua filiera e per tutti i suoi azionisti. L’approccio di fondo dell’azienda alla sostenibilità si basa su tre pilasti, tutti finalizzati alla creazione e condivisione di valore:

• Selezionare e lavorare direttamente con i migliori produttori di caffè Arabica, sviluppando con loro un rapporto diretto, duraturo e reciprocamente proficuo che fornisca una formazione e contribuisca all’accrescimento delle conoscenze necessarie per la coltivazione della migliore qualità di caffè al mondo, attraverso l’impiego di pratiche che rispettino e portino beneficio agli ecosistemi locali.

• Ricompensare i coltivatori per la produzione dei chicchi di migliore qualità, pagando loro un premio in contanti che garantisca sempre un profitto. Da oltre 20 anni illycaffè acquista il cento per cento del proprio caffè verde con questo approccio, oltre ad essere stata pioniera in Brasile riguardo iniziative in questo ambito.

• Garantire che i coltivatori e le loro comunità ottengano tutti i benefici sociali ed economici derivanti dalla loro produzione di caffè. illycaffe è la prima azienda ad avere ottenuto una certificazione che attesta la sostenibilità dell’azienda lungo tutta la filiera e mette al centro la creazione di valore per tutti gli stakeholder. La certificazione (Responsible Supply Chain Process) ricevuta da DNV Business Assurance, uno degli enti indipendenti di certificazione più importanti al mondo, ha valutato ogni aspetto della produzione in base a parametri molto rigidi e a indicatori della performance.

“Quest’anno non solo abbiamo ricevuto dalle aziende il maggior numero di candidature di sempre per il riconoscimento World’s Most Etichal Companies -il che dimostra quanto l’approccio etico sia divento parte rilevante del modello di business – ma stiamo anche constatando che sempre più aziende sono proattive nel creare nuove iniziative volte a diffondere la cultura etica all’interno del proprio settore, ad esempio creando associazioni e altre attività con un approccio etico” ha detto Alex Brigham, Direttore esecutivo di Ethisphere.

“Siamo entusiasti di riscontrare che le aziende che fanno parte delle World’s Most Etichal Companies 2013 si facciano promotrici di queste iniziative e siano sempre più consapevoli della correlazione tra approccio etico e performance di business”.

L’Ethisphere Institute

L’istituto di ricerca Ethisphere® è uno dei più importanti think tank internazionali dedicato alla creazione, la promozione e la condivisione delle migliori prassi di etica degli affari, responsabilità sociale d’impresa, anticorruzione e sostenibilità. “Ethisphere Magazine” è il periodico trimestrale dell’istituto che pubblica la graduatoria delle World’s Most Ethical Companies Ranking™.

Ethisphere fornisce verifiche come parte terza dei programmi di conformità e cultura etica, comprendenti l’Ethics Inside®Certification, la Compliance Leader Verification™ e l’Anti-Corruption Program Verification. Ulteriori informazioni sull’Ethisphere Institute, con la classifica dei progetti e l’elenco di chi ne fa parte, sono accessibili sul sito: http://www.ethisphere.com .

Remo Ottolina rieletto nel consiglio direttivo della Confcommercio di Milano

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remo Ottolina
Il Cavalier Remo Ottolina presidente dell'Altoga e ora fondatore di Altoga Nazionale che avrà base a Milano

MILANO – La segreteria dell’Altoga comunica che Carlo Sangalli è stato riconfermato presidente di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza dall’assemblea generale ordinaria svoltasi lunedì 18 marzo nella sede di Palazzo Castiglioni, in corso Venezia. Così si è espressa l’organizzazione: “Ci congratuliamo con il Presidente Sangalli per la Sua riconferma alla guida della nostra organizzazione. Siamo lieti di comunicarvi che anche il nostro Presidente Altoga, cav. Remo Ottolina è stato rieletto membro del Consiglio Direttivo Confcommercio Milano.

Remo Ottolina confermato nel board

Sicuri di vederlo ancora una volta impegnato nella difesa Il Cav. Remo Ottolina delle nostre categorie di Grossisti Alimentari, Importatori e Torrefattori di caffè, gli auguriamo buon lavoro.”

Per informazioni: Altoga – Corso Venezia, 49 -20121 MIlano Tel – 027750232; www.altoga.it ; info@altoga.it

Capannori capitale del caffè sostenibile: dal 22 al 30 marzo lo showroom

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rossano ercolini capannori
All'evento per il riciclo delle capsule

CAPANNORI (Lucca) – Come sarà il gusto di un caffè sostenibile? Lo si potrà scoprire a Capannori in occasione del primo Showroom europeo ‘Separare il caffè dal suo contenitore si può: sempre!” interamente dedicato alle soluzioni per rendere riciclabili le capsule di caffè ‘usa e getta’ che, secondo un caso studio del centro di ricerca rifiuti zero del Comune di Capannori, in Italia costituiscono una parte considerevole dell’indifferenziato se si pensa che se ne consumano 1 miliardo l’anno (il 10% di quante ne vengono consumate nel mondo).

Capannori diventerà capitale del caffè sostenibile dal 22 al 30 marzo

Grazie ad una mostra con degustazione allestita nella sede comunale di Piazza Aldo Moro utilizzando vari tipi di macchine da caffè, dalla classica macchina per espresso da bar ad cloni delle macchinette del caffè domestiche, che verranno tutte utilizzate con capsule di nuova generazione. Tra queste la più rivoluzionaria è ‘Tablì ‘una compressa di caffè monoporzione di macinato di caffè compattato e autosostenuto con un procedimento del tutto naturale, inventata e brevettata dall’ingegner Gianpaolo Belloli, ideatore anche di soluzioni tecniche per la separazione pre o post utilizzo del caffè dal contenuto.

Tablì una vota usata può essere gettata nel rifiuto organico permettendo di fare così la raccolta differenziata in casa. Tra le soluzioni alternative alle capsule non riciclabili c’è anche la capsula ‘pelabile’ (come il coperchio di un barattolo di yogurt) di Coop Italia, di cui, almeno per ora, si può riciclare solo la polvere di caffè e non la capsula e la linguetta di alluminio.

L’iniziativa promossa dal Centro Rifiuti Zero del Comune, coordinato da Rossano Ercolini, associazione ‘Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero

Società Kompresso srl, Caffèmotive srl, Eti srl, Ims spa e in collaborazione con Goglio spa è il risultato di un percorso iniziato con la realizzazione del ‘caso studio’ che ha portato a contattare e collaborare con realtà e centri di ricerca che si occupano di rendere differenziabili le capsule del caffè usa e getta ormai entrate prepotentemente a far parte delle abitudini quotidiane degli italiani.

“Capannori si conferma sempre più come il Comune delle buone pratiche – sostiene il sindaco, Giorgio Del Ghingaro – e centro di ricerca attiva a livello nazionale nell’individuare soluzioni alternative e sostenibili a tutela dell’ambiente e della qualità della vita dei cittadini. Grazie anche all’attività del centro di ricerca rifiuti zero per primi stiamo lavorando con risultati soddisfacenti e in collaborazione con importanti esperti e marchi nazionali per eliminare dai rifiuti le capsule del caffè che costituiscono una percentuale piuttosto alta della parte indifferenziata. Un altro passo significativo avanti verso il traguardo ‘Rifiuti entro il 2020”.

“Le soluzioni alternative alla capsule usa e getta si prospettano molto interessanti – afferma Rossano Ercolini -, perché costituiscono un’alternativa ecologica rispetto alle capsule attualmente in commercio che sono realizzate in plastica rigida o morbida o con carta filtro, tutte comunque non riciclabili, perché da conferire nel rifiuto indifferenziato. Il nostro obiettivo è quello di sottrarre dallo smaltimento le capsule del caffè ‘usa e getta’ puntando a garantirne la riciclabilità e a recuperare i fondi del caffè. Per questo proporremo ad Ascit di fare un raccolta del caffè da bar e ristoranti in modo da disporre di caffè tal quale che può essere utilizzato per vari impieghi, tra cui la coltivazione dei funghi e come compost di alta qualità”.

Lo showroom sarà inaugurato venerdì 22 marzo alle ore 10 nella sede comunale di piazza Aldo Moro

Con la partecipazione del sindaco, Giorgio Del Ghingaro, del coordinatore del centro di ricerca rifiuti zero, Rossano Ercolini, dell’assessore all’ambiente, Alessio Ciacci e dell’ingegner Gianpaolo Belloli, inventore e titolare del brevetto Tablì. Alle ore 11 è in programma una degustazione di caffè ottenuto con diverse tipologie di macchine. Nel pomeriggio con inizio alle ore 17 nell’auditorium dell’azienda Usl 2 si svolgerà una tavola rotonda intitolata “Elementi ed esempi di responsabilità estesa dei produttori dell’industria del caffè alla quale interverranno Gianpaolo Belloli inventore di Tablì, l’assessore Alessio Ciacci, il responsabile di Innovazione e Sostenibilità di Coop Italia, Claudio Mazzini e David Brussa Quality Supervisor di Illy caffè e presidente del consiglio di disciplina E.s.e. Durante l’incontro sarà possibile degustare oltre al caffè Tablì anche il caffè Coop.

L’iniziativa a Capannori dedicata al caffè sostenibile proseguirà sabato 23 marzo, sempre all’auditorium, con uno workshop intitolato ‘Dal caso studio alle soluzioni’ coordinato da Rossano Ercolini e introdotto da Camilla Piccinini designer del centro ricerca rifiuti zero. Interverranno Gianpaolo Belloli, Pietro Angelini del gruppo promotore della rete negozi Effecorta e dell’associazione Pensiero Laterale, Antonio Di Giovanni, agronomo e Victor Ibanez, filmaker.

L’INDAGINE – Moka addio solo per 14% degli italiani. Cresce ma non sfonda moda caffè da macchina a cialde

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La moka non se ne va e resta un punto fermo nelle cucine italiane

MILANO – Il monoporzionato ha certamente rivoluzionato il mercato negli ultimi anni, prima con le cialde e poi con le capsule.

Eppure da una recente indagine di AperteMente per l’Istituto Internazionale Assaggiatori Caffè, ripresa dall’Ansa, emerge che solo il 14% degli italiani ha in casa una macchina a cialde o capsule.

Una percentuale sicuramente interessante, ma comunque una fascia di popolazione ancora ridotta rispetto al totale.

Monoporzionato: la scelta comoda e pratica

L’indagine rivela anche le motivazioni dell’utilizzo sono soprattutto la comodità, intesa come praticità d’uso e il fatto di non sporcare Inoltre chi usa il monoporzionato ritiene che la qualità del prodotto finale sia buona e apprezza l’assortimento e la varietà di scelta.

Interessante notare come la propensione all’uso cresca con la scolarità. Infatti, se tra chi ha frequentato solo la scuola dell’obbligo l’uso è al 7%, cresce invece al 18% tra chi un titolo di studio superiore.

MILANO – Bianchi, un cafè per ciclisti in arrivo in Via Solferino

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MILANO – Il prossimo traguardo dovrebbe essere via Solferino a Milano. Non lontano dalla sede del Corriere della Sera. Con l’insegna Bianchi Cafè & Cycles, Bianchi – uno dei brand storici di biciclette made in Italy – è prossima ad aprire il suo terzo cycle café. Dopo quello aperto a Stoccolma nel 2010 e a Tokyo nel dicembre 2012.

Bianchi pedala dal Giappone all’Italia

Nella capitale giapponese si è puntato su un format di locale che abbina, collocati su due livelli, al classico negozio di biciclette un caffè Italian style. L’interior design è semplice e attuale e punta sul bianco e nero con inserti celeste.

Al pianterreno viene presentata la gamma completa di biciclette Bianchi. Mentre il caffè è situato al piano superiore e propone oltre alla caffetteria una sala ristorante per piatti italiani tipici veloci come pasta e panini con 38 coperti.

Il brand Bianchi fa capo dal 1997 al gruppo Cycleurope A.B.

Compagnia svedese appartenente a Gruppo Grimaldi, la maggiore holding mondiale nel settore ciclismo.

Quella dei cycle cafés – locali per ciclisti e cicloamatori, che possono trovare pezzi di ricambio, accessori e meccanici in grado di effettuare ogni tipo di riparazione – è una tipologia di caffetteria e ristorazione veloce marcatamente ‘sostenibile’ ed equosolidale nata e cresciuta nelle grandi città del Nord Europa – Londra, Parigi, Berlino, Amsterdam, Stoccolma, ma anche a Milano – che si è andata diffondendo anche nel resto del Vecchio Continente fino a raggiungere gli States e il Giappone.

 

GRAN BRETAGNA – Caffetteria offre 8 posti si candidano quasi in 2mila

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MILANO – Una catena di caffetterie in Gran Bretagna ha pubblicizzato otto posti da barista ricevendo il numero di 1.701 candidature. Il caso straordinario si è verificato a Nottingham. Nel nord dell’Inghilterra e naturalmente ha attirato l’attenzione dei media.

A parlarne è anche il Guardian con un lungo servizio riguardante la crisi che ha colpito il Regno Unito.

Nottingham: la città di aspiranti baristi

Il fenomeno resta comunque inspiegabile. Difatti, non si era mai verificato un fatto del genere in terra inglese. Più che altro perché, come vuole un po’ lo stereotipo, dalla Union Jack ci si aspetta un’ossessione per preparare il tè delle 5, mica l’espresso.

E’ vero però che oggi le cose sono cambiate anche nelle abitudini di consumo inglesi. Il tè è sempre la “bevanda nazionale“. Tuttavia, la cultura del caffè sta lentamente occupando un posto importante tra gli inglesi.

COLOMBIA – In flessione l’export dell’Eje Cafetero

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Colombia cambiamento climatico
Un'immagine dei coltivatori di caffè colombiani

MILANO – Segna il passo l’export di caffè dell’ Eje Cafetero. La regione della Colombia detta anche “Triangolo del caffè”, che comprende i dipartimenti di Caldas, Risaralda, Quindío. La regione nord-orientale del dipartimento di Valle del Cauca; tutta la regione del sud-est di Antioquia e il nord-ovest del dipartimento di Tolima.

Eje Cafetero: i dati

Secondo uno studio compiuto dal Banco de la República, in collaborazione con il dipartimento di statistica (Dane) e la direzione delle imposte (Dian), le esportazioni dell’ Eje Cafetero hanno subito, nel 2012, un calo a valore del 18,9% sul 2011. Scendendo così a 796,5 milioni di dollari.

La flessione maggiore (-27,6%) si è registrata nel dipartimento di Risaralda. Qui il caffè costituisce il 61,3% del valore complessivo dell’export.

Nel dipartimento di Caldas, dove il caffè contribuisce al 43% dell’export totale, le esportazioni del grano sono scese del 12,7%.

Più contenuta la contrazione riscontrata nel dipartimento di Quindío (-6,2%), dove il caffè costituisce il 97,5% del commercio totale con l’estero.

Guardando ai dati disaggregati

Si riscontra un calo generalizzato delle esportazioni verso Usa, Belgio, Giappone e Germania. Detti paesi assorbono complessivamente circa la metà dell’export di caffè dell’Eje Cafetero.

È interessante osservare che le esportazioni della regione, escluso il caffè, hanno registrato invece un incremento del 6,6% raggiungendo i 600,7 milioni di dollari.

Tra le voci principali, macchinari e impianti elettrici, prodotti metallurgici di base e prodotti derivati dal metallo.

VIETNAM – Studio di Mintel evidenzia il grande dinamismo del mercato interno

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caffè vietnamita
La raccolta del caffè in Vietnam

MILANO – Sempre più affollata la scena vietnamita, così evidenzia una ricerca Mintel. Con la discesa in campo recente di Starbucks, oltre a quella imminente di Dunkin’ Donuts e le presenze già consolidate di diverse altre catene. Come la californiana Coffee Bean & Tea Leaf e l’australiana Gloria Jean’s Coffees International.

Un mercato, quello della popolosa nazione indocinese (oltre 90 milioni di abitanti), sempre più promettente e appetibile per i competitor locali e globali.

Mintel: alcuni dati

Secondo cifre recentemente diffuse da Mintel, il valore del mercato interno vietnamita è passato da 127,33 milioni di dollari nel 2008 a 287,34 milioni nel 2012. Con un incremento del 125,7% nell’arco di 5 anni.

E la crescita è destinata a proseguire

L’analista londinese ritiene infatti che il fatturato potrebbe ulteriormente raddoppiare di qui al 2016. Raggiungendo così i 573,75 milioni di dollari.

La riprova della vivacità del mercato

La ricerca Mintel rileva inoltre come sia stato lanciato in Vietnam oltre un quinto (23%) delle nuove referenze apparse in Asia nell’arco degli ultimi 2 anni nel segmento del caffè torrefatto, macinato o in grani.

Il dato pro capite rimane basso (1,15 kg)

Ma è sufficiente comunque a fare del Vietnam il quarto paese consumatore asiatico alle spalle del Giappone (2,9 kg per abitante), della Corea del sud (2,42 kg) e della Tailandia (1,95 kg).

“Le statistiche parlano a favore di questo paese, con una popolazione giovane, un buon livello di istruzione e un ceto medio emergente assetato di novità occidentali” ha dichiarato Jonny Forsyth, Global Drinks Analyst per Mintel.

La riprova? Le lunghe file che si sono formate, il giorno dell’inaugurazione, all’esterno del primo locale vietnamita di Starbucks, che ha aperto i battenti a inizio febbraio a Ho Chi Minh City.

Un target giovane, sensibile alle mode e alle nuove tendenze di lifestyle, in analogia con quanto accade nel resto dell’Asia.

Va rilevato tuttavia un elemento di distinzione forte rispetto a molti altri mercati asiatici.

“In Vietnam, la gente beve caffè da decenni ed esiste una consolidata culturadi consumo – afferma ancora Forsyth – Il caffè tostato fresco è reperibile praticamente a ogni angolo della strada, in tutte le città del paese”.

“La sfida consiste dunque nel convertire i consumatori a forme di consumo più moderne e internazionali”.

Per le grandi catene di caffetterie ciò si tradurrà nell’esigenza di aprirsi ai gusti locali “senza compromettere i valori essenziali della brand experience, che hanno reso questi marchi così popolari a livello globale”

Un po’ come ha fatto Starbucks che si è dichiarata, sin dal suo debutto, rispettosa delle tradizioni vietnamite affermando di voler trovare una giusta sintesi “tra l’offerta globale che la clientela si aspetta di trovare nelle nostre caffetterie e gli usi locali”.

L’Ico stima i consumi del Vietnam per l’anno solare 2011 in 1,583 milioni di sacchi, con una crescita a volume del 65% nell’arco degli ultimi 4 anni.

BOLZANO – Delibera salva-cappuccino in Provincia

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cappuccino

BOLZANO. A volte, da cittadini, si ha la sensazione che al peggio non ci sia mai fine. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a festeggiare per la fine dell’era dei fondi riservati, che l’esecutivo altoatesino ha approvato nel giro di poche ore, alla voce “rinfreschi”, la cosiddetta “delibera salva- cappuccino ” (e cornetto).

A pagare il conto, per quanto consumato dagli assessori durante le sedute di giunta, saranno ancora i contribuenti. Il tutto finirà a bilancio nel capitolo riservato alle “spese di funzionamento” dell’Ente. In modo tale da non correre rischi, almeno dal punto di vista formale.

Cappuccino. La delibera 366

La giunta provinciale ha pensato bene di approvare – all’unanimità – una delibera per autorizzare il pagamento, con soldi pubblici, di caffè, cornetto o cappuccino. Ma anche dei rinfreschi in occasione di «riunioni prolungate» della giunta provinciale.

Ovvero quelle che si tengono ogni lunedì. Lo spirito con il quale è stata approvata questa misura, che certo non contribuisce al contenimento della spesa pubblica, si evince chiaramente dalle dichiarazioni del governatore altoatesino Luis Durnwalder. «Il caffè e i cornetti sono parte integrante delle sedute come la carta e la penna.

Un bilancio provinciale di 5 miliardi di euro

Non sono certo che queste uscite ad incidere in modo significativo». Tutto vero, probabilmente, con la differenza (sostanziale) che chi lavora per una qualsiasi azienda privata il caffè e il cornetto se lo deve pagare.

I «casi» regolati. Nel dispositivo della delibera si fa riferimento «alle recenti indagini e agli approfondimenti» fatti dalla magistratura contabile, che pongono l’accento anche sulle migliaia di euro che la giunta provinciale spende per queste «piccole consumazioni» durante le riunioni di lavoro.

Ora, non essendoci più i fondi riservati, il conto sarà pagato comunque dai contribuenti pescando dal «fondo per le spese di funzionamento».

E le uscite «non potranno eccedere lo 0,5% della disponibilità del fondo stesso».

Ma quali casi regolamenta la recente delibera?

È presto detto. «Da recenti indagini – si specifica nel provvedimento – è emerso che la disciplina in vigore presenta alcune lacune in materia di colazioni e piccole consumazioni in occasione di incontri di lavoro del presidente della Provincia, degli assessori, dei direttori di dipartimento e di ripartizione con personalità o autorità estranee all’ente provinciale o in occasioni di riunioni prolungate anche senza il coinvolgimento di rappresentanti di altre istituzioni».

Preso atto di questa carenza la giunta – all’unanimità – ha deciso di salvare quasi tutti gli “extra” durante le riunioni. «Sono a carico del bilancio provinciale le spese derivanti da colazioni di lavoro o rinfreschi con bevande analcoliche».

Durnwalder. Sulla questione Durnwalder è sereno. «I 3 mila euro l’anno per panini e brioche? Mi offrono qualcosa anche a Roma e Bruxelles e nessuno si è mai scandalizzato».

Fonte: Alto Adige

L’ALLARME – Chiusi 1.474 bar in Lombardia nei primi 3 mesi del 2013

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lombardia leisure chiuso primo maggio crisi
Locali chiusi

MILANO – Emergenza nel settore del commercio. Nel primo trimestre 2013 è fortemente negativo, in tutte le Regioni italiane, il saldo tra imprese che nascono e quelle che muoiono. Il record in Lombardia. Qui infatti, ‘spariscono’ 854 esercizi commerciali, tra bar e ristoranti ma anche il Lazio registra 635 aziende cancellate.

E’ l’allarme lanciato da Confesercenti che in una nota parla di “catastrofe” e chiede “un piano speciale per le città”.

Lombardia. Le proiezioni di Confesercenti per il primo trimestre 2013

Queste segnalano in particolare il crollo di esercizi commerciali nel Lazio (936 chiusure, per un saldo negativo di -635 aziende), in Sicilia (639 cessazioni, saldo -515); Piemonte (654 chiusure, saldo -507) e Lombardia (665 chiusure, saldo -428).

Profondo rosso anche per quanto riguarda le imprese di somministrazione

Si legge ancora nell’indagine: il record negativo toccherà alla Lombardia, dove hanno chiuso 1.474 imprese per un saldo negativo di 854 unità.

Seguiranno Piemonte (942 chiusure) e Romagna (893 chiusure), che registreranno entrambe un saldo negativo di 702 imprese.

”L’effetto della crisi sulle imprese di commercio e somministrazione si manifesta non solo con un aumento del numero di chiusure, ma anche e soprattutto con una riduzione del numero di nuove aperture”, spiega ancora Confesercenti che ravvisa anche “una sempre maggiore difficoltà ad aprire una nuova impresa”.

Per questo chiede che Regioni e Comuni predispongano un piano speciale per le città. ”Le imprese del Commercio e della somministrazione versano in una situazione catastrofica: e’ interesse di tutto il Paese evitare l’ecatombe in due dei settori più importanti della nostra economia.

Occorre – chiede Confcommercio intervenire subito, nonostante lo stallo politico: Chiediamo a Comuni e Regioni di predisporre con urgenza un piano per salvare il commercio delle nostre città, studiando anche misure di supporto per chi si mette in gioco e scommette sul Paese, decidendo di aprire una nuova attività”.