mercoledì 14 Gennaio 2026
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Tablì: la capsula nuda totalmente ecologica, senza additivi

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tablì
Tablì

MILANO – Il Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori ha organizzato per la mattina di domani un convegno presso il palazzo comunale dedicato alla progettazione di capsule di caffè usa e getta riciclabili e ad un progetto di valorizzazione e finalizzazione agronomica dei fondi di caffè. Andrej Godina, uno dei relatori del capitolo capsule riciclaboli, anticipa qui una sintesi del suo intervento.

di Andrej Godina

Caffemotive Srl e Tablì System

Saranno presenti al primo Showroom europeo dal titolo “Separare il caffè dal suo contenitore si può: sempre” che si terrà a Capannori da domani a sabato. La società Caffemotive, insediata nel territorio del Trieste Coffee Cluster, area privilegiata nel panorama internazionale per l’eccellenza del caffè e in particolare del caffè espresso, da sempre ha quale obiettivo quello di perseguire l’innovazione nel settore del caffè espresso.

Il primo progetto di innovazione tecnologica che la società portò avanti fu la prima macchina espresso al mondo che prepara l’espresso perfetto utilizzando una fonte di calore esterna: la Bacchi Espresso. Sulla scia di questo primo grande successo i soci dell’azienda hanno iniziato a guardare con interesse il mondo del porzionato, focalizzando l’attenzione all’aspetto della sostenibilità ambientale e dell’innovazione tecnologica. I classici involucri di materiale plastico, alluminio e carta utilizzati dall’industria del caffè porzionato non consentono il conferimento del prodotto esausto nella frazione umida, destinata al compostaggio.

Ecco che bisognava pensare a un modo nuovo di realizzare il prodotto

Con caratteristiche in grado di garantire il minimo dispendio energetico e di materia prima unita al caffè, un’eccellente estrazione e nessun problema di smaltimento. Così, sottraendo materiali ed energia, la polvere di caffè si è trovata “spogliata” di qualsiasi protezione e contenimento: come renderla

La capsula Tablì pratica, maneggevole?

Nasce Tablì, la prima compressa di caffè totalmente ecologica senza additivi, “vestiti” inquinanti e declinabile in molteplici versioni per composizione e utilizzo. Per la prima volta nella storia del caffè espresso, durante l’ultima edizione della Triestespresso Expo, la società presenta il marchio Tablì System che si articola nella versione Coffee Tablì – compressa espresso. Un compressa totalmente green in grado di preparare un caffè espresso e un caffè moka perfetti.

Il risultato per l’ottenimento della compresa di caffè deriva da complessi studi, interminabili prove e test e che assicura un eccellente risultato in tazza.

Tablì rappresenta la risposta alla richiesta di prodotti a impatto zero sull’ambiente dal numero crescente di persone sensibili ai temi ambientali sia in Italia che all’estero. Tablì da un punto di vista comunicativo ha molteplici punti di forza, primo fra tutti che è un piacere toccare la sua superficie e prenderla in mano: si presenta forte, compatta e al contempo lievemente friabile; sulle dita rilascia alcuni granuli di macinato. Tablì è “nuda” di conseguenza chi la maneggia e la usa può fiutare l’aroma intenso e pieno della materia prima, che prelude al piacere del gustare una tazza di caffè dal profilo aromatico perfetto con qualsiasi tipo di miscela e di estrazione.

Come già accennato è un piacere sapere di utilizzare un prodotto assolutamente naturale, 100% polvere di caffè, e sostenibile, un frutto della terra che ad essa tornerà attraverso il processo del compostaggio, trasformato in terricciato, prezioso fertilizzante naturale per campi e giardini. La praticità è un suo ulteriore punto di forza.

Utilizzata nella moka, Tablì si inserisce semplicemente nel filtro: un’operazione rapida e precisa, che non espone al rischio di disperdere e sprecare polvere di caffè

Anche la pulizia è più semplice rispetto all’uso del semplice macinato. Questi saranno gli argomenti che affronterò durante la partecipazione alla tavola rotonda programmata per domani dalle ore 17 presso l’Auditorium del Comune di Capannori dal titolo “Elementi ed esempi di responsabilità estesa dei produttori dell’industria del caffè”. Andrej Godina – Caffemotive Srl Info www.tabli.it

Caffè Corsini è on line con il primo shop dedicato al Barista

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caffè corsini
Una tazzina di caffè con il logo di caffè Corsini

MILANO – Uno shop dedicato ai baristi che vogliono rimanere aggiornati sulle ultime tendenze di consumo di caffè. Sarà in vendita da giovedì 21 marzo sull’e-commerce della Caffè Corsini, azienda leader nel settore alimentare e del beverage, la nuova linea “Ti Amo” dell’azienda, pensata per diffondere la tradizione dello Slowly Brewed Coffee Bar, nuova tendenza di consumo che permette di estrarre e assaporare il caffè tramite il metodo dell’infusione.

Caffè Corsini online con le novità per i baristi

Una piacevole alternativa all’uso della moka e dell’espresso, molto diffuso nei paesi del Nord Europa e negli Stati Uniti, che permette di far allungare i tempi della pausa caffè, secondo una filosofia ‘slow’, e in cui, oltre ad avere una bevanda profondamente aromatica, il barista potrà conquistare i suoi clienti grazie ai movimenti scenografici e all’utilizzo di oggetti di design dalla linea accattivante. L’indirizzo dove sarà possibile acquistare i vari prodotti è http://shop.caffecorsini.it/catalogo/6282/barista_shop.html ;

in vendita dal ‘cup brew station’, postazione trasparente per l’esperienza del ‘coffee drip’ ai filtri di carta, al sifone per estrarre il caffè col metodo brewing; dai fornellini a gas per il sifone, al ‘temper’, pressino professionale per caffè, al ‘Pouring Kettle’, strumento necessario per il versaggio dell’acqua sul caffè, al ‘Mini hybrid grinder’, macinino manuale, in nero e dalla linea elegante.

Non solo: in vendita anche il ‘cold coffee dripper’, macchinetta per l’estrazione del caffè a freddo, dall’estetica elegante e innovativa

Che prevede un processo di infusione più lento, dalle 12 alle 24 ore. Inoltre, sul sito, sarà possibile acquistare una serie di complementi di design: i ‘cube shot glass’, bicchieri per il controllo della corretta estrazione dell’espresso, a forma di cubo, e il ‘coffee dripper set’, che racchiude tutto il necessario per l’estrazione manuale di un buon caffè filtro.

Il “Drip brewing”, o “filter coffee” è un metodo per cui il caffè si ottiene versando direttamente l’acqua sui chicchi di caffè tostati e macinati, contenuti in un filtro

Andando oltre ai confini dell’Italia, il rito stesso del caffè assume una valenza diversa. Nel famoso metodo “drip coffee” con cui si ottiene il caffè filtro, l’estrazione avviene attraverso infusione con acqua calda (tra 92 e 96°) utilizzando una macinatura media, per ottenere una bevanda dalle caratteristiche molto diverse, forse più vicine ad un classico infuso. Infatti, le differenze principali tra un caffè consumato in tipologia espresso e uno consumato con metodo drip sono le seguenti: in un espresso le sensazioni aromatiche e gustative sono più concentrate, grazie alle attrezzature per espresso che permettono di estrarre il massimo gusto con l’utilizzo di macchine in grado di generare importanti atmosfere di pressione.

Generalizzando, si può dire che in 25 secondi si ottenga un espresso con un’erogazione (un contenuto) in tazza di 25 ml. Il ‘drip coffee’ è invece inteso come un’esperienza sensoriale e gustativa più vicina all’infuso. Infatti la preparazione del drip coffee si ottiene percolando l’acqua calda, senza nessuna pressione, sul caffè, con un’infusione che può durare dai 3 ai 4 minuti. Il caffè sarà meno corposo e concentrato dell’espresso ma con una intensità aromatica ricca e interessante. Da precisare che la bevanda che si ottiene con questo metodo sarà anche più ricca in caffeina.

Caffè Corsini è stata fondata ad Arezzo nel 1950 da Silvano Corsini

Che da un piccolo laboratorio artigianale di lavorazione del caffè ha creato una delle più importanti torrefazioni italiane nel mondo. È presente attualmente con i suoi prodotti in oltre 60 paesi del mondo, nei department store più importanti, da Harrods a Londra alla Galeries Lafayette a Parigi, ai Magazzini Gum a Mosca, oltre a tutte le catene di supermarket in Italia.

Guida più sicura: caffè ai camionisti per ridurre gli incidenti stradali?

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Handespresso
Presto si potrà gustare il caffè anche in auto grazie alla nuova macchina Handespresso

MILANO – Autisti e camionisti alla guida per lunghe tratte assumendo caffè, tè o energy drink per stare svegli incorrono in incidenti stradali con una probabilità del 63% in meno rispetto a quelli che non consumano caffeina. E questo anche se rimangono al volante più a lungo e senza riposare. Lo dimostra uno studio condotto da ricercatori australiani del George Institute for Global Health e appena pubblicato sul British Medical Journal.

Guida senza incidenti grazie alla caffeina

Che la caffeina fosse uno dei più comuni ed efficaci stimolanti utilizzati dai guidatori per mantenersi svegli e non incappare nei cosiddetti colpi di sonno era cosa già nota, ma nessuno studio finora era riuscito a mettere in relazione il suo consumo con l’effettivo rischio di incidente sulla strada. Qui invece gli scienziati, in collaborazione con il Curtin-Monash Accident Research Centre, il Monash Injury Research Institute e il Transport and Road Safety Research, hanno indagato per tre anni (dal 2008 al 2011) tra numerosi guidatori di grossi veicoli commerciali, 530 dei quali coinvolti in sinistri stradali mentre percorrevano tratte lunghe, 517 che invece non hanno riportato alcun incidente.

I ricercatori hanno dovuto tenere in considerazione nella stesura delle statistiche e nel calcolo del rischio anche fattori come l’età e lo stato di salute di chi guida

Le loro abitudini (come per esempio essere o meno fumatori), le distanze percorse al volante così come il numero di pause durante i viaggi nonché eventuali problemi soggettivi del sonno (le apnee notturne, per esempio), per non essere deviati nei risultati da fattori che esulassero il consumo di caffeina. “L’assunzione di sostanze caffeinate può proteggere in modo significativo dal rischio d’incidente nel caso di guidatori commerciali che compiono lunghe distanze” sostengono alla luce dei risultati i titolari della ricerca.

Ma aggiungono anche che questo effetto benefico è un’espediente da utilizzare solo per brevi periodi e che è caldamente sconsigliato far diventare un’abitudine, restando di fondamentale importanza regolari soste per il riposo, per il sonno, o anche semplicemente per sgranchirsi un po’ dopo molte ore attaccati al sedile.

Lisa Sharwook, primo autore dello studio, interviene

Affermando che sì, il tentativo di adattamento alla fatica di queste persone può essere considerato un successo se teniamo conto delle sole capacità di controllo e attenzione nella guida, ma allo stesso tempo è un fenomeno da valutare con attenzione e senza mettersi in testa che l’uso di caffeina possa rimpiazzare il beneficio di una bella dormita.

Troppe ore trascorse compiendo la stessa attività, in modo abitudinario e in una posizione sedentaria, spesso di notte e alterando così i ritmi circadiani, portano a forti stati di sonnolenza e disattenzione che dovrebbero essere presi in considerazione non solo dai guidatori stessi, nell’ottica di preservare la propria salute, ma anche dagli stessi gestori delle policy per la sicurezza stradale, nonché per la tutela di queste categorie di lavoratori. Sì quindi a un caffè per mantenere l’allerta al primo accenno di sbadiglio, ma avendo chiaro in mente che si tratta di un plus da sommare a un buon calendario sonno-veglia, ritmi di lavoro calibrati e, preferibilmente, a un’opportuna attività fisica. Fonte: Wired

Grande Fratello in autogrill: quando il dipendente è tele-controllato

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caffè bar iva
Una tazza di caffè servita al bancone di un bar

MILANO – La notizia, riportata dall’autorevole quotidiano francese Le Monde e ripresa in Italia da L’Espresso, è ancora tutta da confermare ma in maniera piuttosto sinistra sembra evocare distopie letterarie e cinematografiche di orwelliana memoria. Sulle cinture elettroniche che il gruppo francese Elior (titolare del marchio My Chef) avrebbe imposto ai propri dipendenti in un autogrill in provincia di Bologna, durante il turno notturno dalle ore 22 alle ore 6, incombe l’ombra del Grande Fratello. No, non il programma televisivo, ma il romanzo di George Orwell che profetizzava sistemi di controllo individuale, ipotizzandone la diffusione già nel 1984. Se la visionarietà dello scrittore britannico era sicuramente in anticipo sui tempi, alcune delle sue straordinarie intuizioni sono diventate realtà, sebbene con mezzi e modalità diversi da quelli previsti.

Elior: una realtà non troppo distopica

Le tracce che lasciamo sul web, di fatto, aiutano motori di ricerca e social network a delineare un profilo di quella che è la nostra vita, quantomeno in ambito digitale. Stavolta, però, la notizia arriva dalle pagine di Le Monde, uno dei più autorevoli quotidiani al mondo. Il giornale francese, bruciando sul tempo i quotidiani del nostro Paese, denuncia l’obbligo di utilizzo, per i dipendenti dell’area di servizio di Pioppa Ovest, di cinture elettroniche in grado di inviare a un posto di controllo esterno, tramite sistema Gps, un segnale in caso di immobilità superiore ai 90 secondi.

Secondo il gruppo francese si tratterebbe di un dispositivo anti-rapina, per giunta utilizzato previa autorizzazione dei sindacati. Per i lavoratori si tratterebbe, invece, di una raffinatissima forma di controllo da remoto. In entrambi i casi, lo strumento rappresenta un incredibile caso di violazione della privacy dei lavoratori.

Una qualsiasi pausa caffè, una breve sosta per fumare una sigaretta nella parte esterna dell’autogrill oppure il puro e semplice gesto di andare in bagno diventano azioni monitorate, magari addirittura da giustificare

Secondo la logica di questa robotizzazione dei dipendenti, i lavoratori, paradossalmente, sarebbero costretti a muoversi anche quando le incombenze non lo rendessero necessario. E dire che quando si discusse del braccialetto elettronico per i detenuti, uno dei punti principali del dibattito fu proprio la sua compatibilità con la disciplina sulla privacy. Ora, secondo Le Monde, nell’autogrill emiliano i lavoratori sarebbero controllati in un modo simile a quanto avviene per i capi di bestiame negli allevamenti. Il problema è nel trattamento dei dati.

Che cosa ne fa My Chef, una volta che è stata garantita l’incolumità e la sicurezza dei suoi lavoratori? Li distrugge alla fine dei turni notturni o li conserva per contestare a un singolo lavoratore di essere troppo statico e di non muoversi quanto dovrebbe? Se la vicenda raccontata da Le Monde fosse confermata, il Garante della privacy sarebbe chiamato a intervenire per scongiurare che il controllo da remoto dell’autogrill bolognese non crei un pericoloso precedente. Non sono certo queste le informazioni che devono viaggiare veloci per consentire al nostro Paese di smarcarsi dalla recessione e non sono questi i passi che occorre misurare e conteggiare. I passi in avanti di cui abbiamo bisogno sono quelli che deve fare una civiltà che pensa di cavarsela con metriche quantitative, perché è diventata incapace di valutare la qualità.

Starbucks: acquistata una piantagione di 240 ettari in Costa Rica

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Il logo di Starbucks

MILANO – Starbucks riafferma i suoi obiettivi in materia di responsabilità sociale e ambientale, che prevedono, tra le altre cose, l’utilizzo esclusivo di caffè verde proveniente da filiere etiche entro il 2015. La multinazionale di Seattle ha annunciato questa settimana l’acquisto in Costa Rica di un’azienda agricola di 240 ettari, che verrà ristrutturata per diventare un centro globale di ricerca e sviluppo in campo agronomico. La proprietà si estende sul versante del vulcano Poás, in una delle più importanti aree naturalistiche del paese.

Starbucks conquista il Costa Rica

Le attività svolte all’interno di questa struttura consentiranno di accrescere il raggio di azione delle cosiddette pratiche C.A.F.E. (Coffee and Farmer Equity Practices), il modello di approvvigionamento etico e sostenibile messo a punto da Starbucks in partnership con la ong Conservation International, che garantisce l’acquisto di caffè di alta qualità contestualmente alla promozione degli standard sociali, economici e ambientali. La mossa di Starbucks costituisce anche una risposta alle recentissime decisioni della grande catena di ristorazione McDonald’s, che ha annunciato di voler investire 6,5 milioni di dollari nei prossimi cinque anni per aiutare i coltivatori del Guatemala a produrre in modo ecosostenibile un caffè di alta qualità.

Oltre a contribuire allo sviluppo e all’applicazione da parte dei contadini delle migliori pratiche e strategie di adattamento al cambiamento climatico, il centro si dedicherà alla ricerca e allo sviluppo di nuove varietà di caffè.

“Questo investimento e l’impatto che esso è destinato ad avere, andando ad aggiungersi agli altri programmi che abbiamo posto in essere negli ultimi 40 anni, sosterrà l’adeguamento dei produttori, delle loro famiglie e del milione di persone che costituiscono la nostra filiera collettiva di approvvigionamento – ha dichiarato il presidente e ceo di Starbucks Howard Schultz – Esso rappresenta per noi anche un’opportunità di innovazione, attraverso la messa a punto di varietà proprietarie di caffè, che contribuiranno allo sviluppo delle nostre future miscele”.

Negli ultimi 4 decenni, Starbucks ha investito oltre 70 milioni di dollari in programmi e attività di cooperazione

Che hanno migliorato la vita dei produttori e delle loro famiglie e contribuito all’offerta sostenibile a lungo termine di caffè di alta qualità. Gli interventi attuati hanno incluso anche l’erogazione di prestiti agli agricoltori e il finanziamento di progetti forestali. La compagnia americana ha già aperto 5 centri regionali di sostegno agli agricoltori, il primo dei quali è sorto proprio in Costa Rica, a San José, nel 2004. Sono seguiti quelli istituiti in Ruanda, Tanzania, Colombia e Cina.

La nuova struttura svilupperà e amplierà il lavoro già portato avanti nei centri regionali

I risultati delle sue ricerche verranno messi a disposizione dei produttori di tutto il mondo impegnati nella filiera di Starbucks. La varietà altimetrica dei terreni consentirà ai ricercatori di compiere test e sperimentazioni in ambienti differenziati sul piano climatico, pedologico e biologico. “L’effetto combinato del cambiamento climatico e del deterioramento dell’ecosistema mette a rischio la capacità stesso degli agricoltori di produrre i propri raccolti.

Starbucks ha fatto moltissimo in questi anni per aiutare ad affrontare e risolvere molti dei problemi con i quali sono alle prese i produttori – ha dichiarato Peter Seligmann, presidente e ceo di Conservation International –questo investimento continuativo farà sì che le risorse più innovative possano essere destinate a favore della sostenibilità e dell’adattamento ai cambiamenti climatici, in tutte le comunità agricole”. Secondo dati forniti da Conservation International, relativi al 2012, l’adozione delle pratiche C.A.F.E. ha consentito, nei 98% dei casi, di conservare o migliorare la fertilità dei suoli; è stato inoltre garantito l’accesso alla scolarizzazione di base al 100% dei figli dei produttori. Il 93% dei 4,12 milioni di sacchi di caffè verde acquistati nell’esercizio 2012 da Starbucks è giunto da filiere etiche.

Kimbo vince al tribunale Ue: respinto il ricorso della spagnola Bimbo

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caffè Kimbo Carrè Noir
Logo Kimbo

MILANO – Sì all’utilizzo del marchio Kimbo per alcuni prodotti dolciari quali gelati, confetteria e lievito in polvere. E’ quanto ha stabilito il Tribunale dell’Unione europea, che con una sua sentenza ha respinto ieri il ricorso della spagnola Bimbo, nota soprattutto per il pane confezionato a fette. La Bimbo, condannata tra l’altro a pagare le spese, si era opposta nel 2005 alla domanda di marchio comunitario presentata nel 2004 dall’italiana Cafè Do Brasil per l’etichetta Kimbo non solo per prodotti come caffè, tè o cacao ma anche pane, pasticceria, farine, confetteria e gelati.

Kimbo incassa il sì dal Tribunale Ue

Nel 2011 l’Ufficio per l’armonizzazione del mercato interno aveva accolto la richiesta della Bimbo, vietando la registrazione con il marchio Kimbo per farine, pane, pasticceria, confetteria, gelati e lievito, contro cui Cafè Do Brasil ha fatto ricorso a sua volta. Questo è stato accolto dalla Commissione ricorso dell’Uami tranne per i preparati di cereali, pane e pasta su cui esiste effettivamente un rischio di confusione. Il Tribunale Ue ha quindi analizzato l’opposizione della Bimbo, il cui marchio tra l’altro è solo verbale e non registrato, concludendo che la decisione presa dalla commissione di ricorso è giusta, in quanto pane e dolciumi non sono prodotti ”molto simili”.

illy propone il nuovo concept di Boutique café nel cuore della capitale

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illy. a Roma
Illy a Roma

ROMA – È stato inaugurato, nel cuore di Roma, il primo Boutique cafè espressamente illy di nuova concezione. Un luogo di coinvolgimento dei sensi e di stimolo per la creatività, dove immergersi nei territori che raccontano l’anima di illy, fatta di arte, cultura, design, enogastronomia, e dove rilassarsi gustando un ottimo caffè. “Per il primo Boutique cafè in Italia di nuova concezione abbiamo scelto Roma, città simbolo della cultura del nostro Paese” ha dichiarato Andrea Illy, presidente e amministratore delegato illycaffè “Un altro fiore all’occhiello, dopo Parigi, di un progetto che si è perfezionato e che ha rinnovato il caffè all’italiana trasformandolo in una boutique. Un luogo che propone una diversa modalità di vivere il locale e che si sta espandendo nelle principali città di tutto il mondo”.

illy: la ricerca della qualità è al centro del nuovo punto vendita di via Uffici del Vicario

Il caffè, l’offerta enogastronomica, l’ambiente e la cultura si fondono per esprimere e fare immergere il pubblico negli stimoli e nei mondi legati a illy e per offrire un’esperienza completa del vero caffè all’italiana. Il blend di pura arabica illy è protagonista del menù caffetteria, con una selezione di ricette a base di caffè, dai grandi classici alle proposte più innovative tra cui cocktail messi a punto dall’Università del caffè di Trieste.

Ricette di gastronomia veloce, dolci e salate costituiscono la base del menù, che è arricchito dalla proposta “Food Collection”

Un progetto ideato dai migliori bar d’Italia illy elaborando ingredienti e prodotti rappresentativi dell’eccellenza gastronomica del nostro Paese, a cominciare dalle creazioni del noto pasticcere Luigi Biasetto di Padova, dei baristi Cristiano Murena del Murena Suite di Genova e Nereo Balestriero dell’Antica Pasticceria Torinese di Palmanova a Udine, tutti locali premiati dalla guida “Bar d’Italia”.

Si tratta del primo espressamente illy con questo concept, sviluppato dalla direzione artistica illycaffè in collaborazione con lo studio Thun

All’interno si possono trovare alcuni dei simboli rappresentativi del mondo illy, come lo Chandelier, composto da una selezione delle oltre 300 tazzine decorate illy Art collection firmate in vent’anni dai più noti esponenti dell’arte contemporanea e gli scatti del fotografo brasiliano Sebastião Salgado, omaggio alle persone, alla storia, alle tradizioni e alla natura dei Paesi da cui proviene il caffè.

Nel locale si trova anche una shopping area, dove è presente tutta l’offerta illy: dal blend classico alla linea Monoarabica, dalle macchine Iperespresso alle illy Art Collection, dal caffè ready-to-drink illy issimo ai prodotti del Gruppo illy (il cioccolato Domori, le confetture Agrimontana, i tè Damman Frères, i vini Mastrojanni). Il Boutique cafè, anche grazie alla connessione Wi-Fi, diventa luogo di incontro e di scambio, per socializzare, rilassarsi o lavorare. espressamente illy, attivo dal 2003 e presente in 34 Paesi, conta oggi 230 locali fra i Premium Transit negli aeroporti, nei centri commerciali e nei musei e i Boutique cafè nelle vie principali delle più importanti città del mondo come Roma, Parigi, Londra, Toronto, San Francisco, Miami, Hong Kong, Tokyo, Pechino.

espressamente illy: il “caffè all’italiana” Il bar è un luogo vivo, fatto di accoglienza e di calore, un nodo della rete sociale e della vita quotidiana italiana

È un pezzo dell’immagine dell’Italia nel mondo, della sua cultura e professionalità. espressamente illy rappresenta per illy il “caffè all’italiana”, una catena di locali in gestione diretta e franchising fondati sulla ricerca della qualità in ogni aspetto: nell’offerta, nell’ambiente, nel servizio. Al suo interno i consumatori possono ordinare un veloce espresso, preparato alla perfezione dai baristi illy, oppure trattenersi per una pausa o un pranzo di lavoro; incontrare, socializzare, rilassarsi o lavorare in collegamento con il mondo, grazie alla connessione Wi-Fi.

Il progetto è declinato in due concept: Boutique café, nelle vie principali delle più importanti città del mondo, un luogo da vivere in cui caffè, cibo, ambiente e cultura si fondono per esprimere e raccontare in tutto il mondo la filosofia illy e lo stile di vita italiano; Premium transit, per una pausa di qualità nei principali aeroporti, centri commerciali e musei.

Espressamente illy ha preso il via nel 2003 e conta oggi 230 locali in 34 Paesi; è presente nelle principali città del mondo come Roma, Parigi, Londra, Toronto, San Francisco, Miami, Hong Kong, Tokyo e Pechino. L’offerta Ogni espressamente illy offre il gusto del blend unico illy, caffè di alta qualità composto da nove tipi di pura Arabica 100% preparato in modo impeccabile e servito nella celebre tazzina disegnata da Matteo Thun.

Il blend illy è il protagonista indiscusso del menu caffetteria, con una selezione di ricette a base di caffè

Che va dai grandi classici alle proposte più innovative, inclusi cocktail (alcolici e analcolici) messi a punto dall’Università del caffè di Trieste. Al classico blend si affiancano le illy Monoarabica Brasile, Guatemala ed Etiopia: tre delle singole varietà di caffè Arabica che compongono il blend illy, per scoprirne i singoli profili e apprezzarne le sfumature di gusto. Ricette di gastronomia veloce, dolci e salate (tra cui piatti a base di pane e derivati, insalate fresche, finger food all’italiana, zuppe) costituiscono la base della carta food, che può essere integrata con ulteriori preparazioni che utilizzano ingredienti tipici del territorio.

A partire dal 2013, nei Boutique Café l’offerta è stata arricchita dal menu “Food Collection”: una proposta ideata dai migliori bar d’Italia illy elaborando ingredienti e prodotti tipicamente italiani, rappresentativi dei territori d’origine e dell’eccellenza gastronomica del Paese, che verranno a mano a mano proposti nei locali di tutto il mondo. La prima Food Collection è firmata da Luigi Biasetto, dell’omonima storica pasticceria di Padova, dai baristi Cristiano Murena del Murena Suite di Genova e Nereo Balestriero dell’Antica Pasticceria Torinese di Palmanova a Udine, tutti locali premiati dalla guida “Bar d’Italia”.

Il luogo illy

Il bar, oltre che luogo di consumo, è uno spazio d’intrattenimento, di coinvolgimento dei sensi e di stimolo alla riflessione e alla creatività, tutti aspetti che vengono favoriti da una progettazione e un design attenti e raffinati. Entrare in un espressamente illy significa immergersi negli stimoli e nei mondi indissolubilmente legati al caffè: l’arte, la cultura, il design, l’enogastronomia.

Al suo interno i consumatori possono trovare alcuni dei simboli più rappresentativi di illy: le tazzine d’artista illy Art Collection, gli scatti del grande fotografo Sebastião Salgado, il magazine illywords, gli oggetti e i prodotti per cui illy è conosciuta in tutto il mondo, come le macchine Iperespresso e lo storico barattolo da 250 grammi di caffè. Nei locali più rappresentativi campeggia inoltre un’icona di illy, lo Chandelier: una spirale sospesa composta da una selezione delle oltre 300 tazzine firmate in vent’anni dai più noti esponenti dell’arte contemporanea, che costituiscono la più evidente e conosciuta manifestazione del rapporto fra illy e l’arte.

Per favorire la percezione del bar come luogo di incontro e di scambio, sia relazionale che lavorativo, gli espressamente illy sono dotati di connessione Wi-Fi, che permette a tutti i clienti di restare connessi con il mondo esterno in ogni momento. Il servizio Negli espressamente illy l’eccellenza qualitativa è perseguita anche nel servizio, impeccabile e competente.

In quest’ambito un ruolo cruciale è svolto dall’Università del caffè, il centro di eccellenza per la divulgazione della cultura del caffè creato dall’azienda triestina, che offre una preparazione completa – teorica e pratica – su tutte le tematiche attinenti al bar, al caffè e alle sue tecniche di preparazione. Il personale degli espressamente illy ha accesso a un programma di formazione che prevede corsi in loco, percorsi speciali di studio presso l’Università del caffè, aggiornamenti ed e-learning on line.

I corsi vertono su: • gestione del locale – dalla costruzione del business plan alle normative di un esercizio pubblico, dalla gestione del personale al servizio sul punto vendita, dal visual merchandising alla comunicazione in-store e outdoor; • offerta caffè – la corretta preparazione dell’espresso e del cappuccino, oltre a ricette innovative ed esclusive a base di caffè; offerta food & beverage.

Como, i bar slot free salgono a 59, i gestori dicono no: «La gente si rovina»

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bar slot free bar gentilini slot machine
Basta con le slot machines nei bar

COMO – Il denaro conta. La coscienza conta ancora di più. Chi si oppone alle macchinette mangiasoldi dà più importanza alla coscienza. Perché non è vero, come dicevano i latini, che “pecunia non olet”. Puzza eccome, il denaro, se arriva dalle tragedie altrui e c’è chi questo odore non vuole sentirlo. Per questo i bar slot free sono saliti già 59. Angela Cuomo del bar Caffe & Caffè di via Luini 27 fa parte dei titolari che dicono no: «Io le macchinette non le ho mai avute e non le voglio. Sento tante storie che mi fanno rabbrividire. Gente che si rovina e fa debiti per colpa delle slot. Ammettiamo che io ceda e mi faccia dare le macchinette (cosa che non farò mai) e dopo cosa faccio? Sto lì a guardare i miei clienti che stanno male e si rovinano?».

La pensano così anche negli altri bar slot free

A Como si sono aggiunti: il pub Hemingway 1988 di via Filippo Juvara 16; il Caffè & Caffè di Angela Cuolo di via Luini 27; il bar pasticceria Vittoria di largo Leopardi 2.Nel Canturino: il bar Caffecchio di piazza Orombelli e contadini di Fecchio (Cantù), il Caffè Modà in via General Cantore 2\B (Vighizzolo di Cantù) e Red Kiss in largo Adua 15/B di Cantù). Nel zona del lago: bar il Sagittario di Laglio e bar Ciuffo in località Calvasino a Lezzeno. Infine nell’erbese il bar Crosina in località Buccinigo (Erba).

Per segnalare i bar che hanno scelto di non aprire la porta alle slot è possibile scrivere una mail aredcronaca@laprovincia.it

Con il nome del locale, l’indirizzo, il nome del titolare e il perché della scelta. Roberta Smaniotto è la presidente dell’associazione Azzardo e nuove dipendenze (And), nata a Varese, con un ambulatorio a Como, aperto a novembre, dove sono in cura anche giocatori di Lecco, Sondrio e Monza. Spiega che i giocatori «escono letteralmente fuori di testa se non possono giocare, che abbiano 70 o 20 anni».

Ecco perché ci sono donne che si prostituiscono per pagare i debiti, nonne che si giocano la pensione e uomini che hanno debiti con finanziarie o strozzini

La Smaniotto e i suoi collaboratori li vedono ogni giorno, questi casi, tra i 40 in cura a Como (ogni giorno telefona un nuovo caso).

«Chi gioca è un insospettabile, può essere il vicino o il collega – spiega la presidente -. Di solito non ha altre dipendenze e non ha mai avuto problemi in vita sua. Dalla prima vincita, magari 300 euro con 2 euro, si innesta un meccanismo che lo porta a rigiocare. E poi inizia la dipendenza».

«Quando arrivano da noi la situazione economica è un disastro, per questo li assistiamo anche dal punto di vista legale. Arrivano i parenti per primi, di solito. Arrivano ancora in pochi, a dir la verità, visto che i giocatori sono l’1% della popolazione. I nostri sono solo la punta dell’iceberg».

Il meccanismo che domina dei giocatori si basa sui pensieri erronei. «Se uno è sotto di 5mila euro, non pensa di ritirarsi. Ma insiste inseguendo una vincita che possa pareggiare». Chi vuole, può prendere appuntamento al numero dell’associazione 342-0974876. Fonte: La Provincia di Como

Perché Nespresso ha fatto bene a dire addio a Clooney come testimonial

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clooney nespresso mastronardi

MILANO – Correva l’anno 2006 quando George Clooney diventava testimonial di Nespresso, marchio leader nella nicchia di mercato del caffè in capsule. Dopo esattamente 7 anni il rapporto tra il gigante svizzero e l’attore hollywoodiano è giunto ormai al termine per avvenuta scadenza del contratto. L’anno scorso, Penelope Cruz era diventata il volto del brand negli Usa, mentre a Clooney restava il compito di rappresentare nel resto del globo la marca di proprietà della Nestlè.

Clooney: what else?

Indiscrezioni affermano che Nespresso stesse già da tempo vagliando l’opportunità di non rinnovare il rapporto che la legava al vincitore di 3 Golden Globe e 2 premi Oscar. Il cambio di rotta sarebbe dato dalla voglia di centralizzare gli sforzi comunicativi sul Club Nespresso, con relativi vantaggi per chi ne fa parte. Questo Club conta milioni di membri in tutto il mondo e per farne parte basta comprare la famosa “coffeemaker”, tanto pubblicizzata dallo stesso Clooney in veste di brand ambassador.

Nuovo obiettivo ricercato dall’azienda sarebbe quello di dare il giusto peso a chi rappresenta sul serio l’essenza del brand Nespresso

L’analisi del celebrity endorsement Sia chiaro. Il cambio dopo 7 proficui anni della strategia di comunicazione in seno alla multinazionale risulta essere innanzitutto fisiologico. Tuttavia è evidente che Nespresso abbia compiuto una scelta giusta nel servire “l’ultimo caffè” al rinomato artista. Perché? Generalmente una marca impegnata nella costruzione della propria brand equity tramite un personaggio famoso attua un particolare tipo di co-branding.

L’utilizzo del celebrity endorsement è tra le associazioni di tipo secondarie più collaudate dalle marche internazionali. Il sodalizio tra la propria immagine a quella di un personaggio famoso serve a rafforzare la brand awareness, nonché a connettere il patrimonio della marca a idee di successo e glamour. La scelta del brand partner (in questo caso la celebrità) viene effettuata senza perdere di vista alcuni parametri fondamentali. La credibility della celebrità è fondamentale per far sì che lo sforzo dell’azienda non venga vanificato e perda di rilevanza.

Il personaggio protagonista dell’endorsement, in tal senso, deve rispettare parametri di competenza, professionalità, affidabilità ed empatia con il target di riferimento. Fin qui, nessuno potrebbe affermare che Clooney non sia stato un viso perfetto per Nespresso, alla luce di questi parametri.

Difficile trovare sul mercato una personalità come quella del nostro “eroe” Clooney, soprattutto in quanto ad affidabilità ed empatia con il pubblico

Se questi parametri vengono rispettati il passaggio quasi “osmotico” dei valori della celebrità al brand è sicuramente profittevole. Nespresso è divenuto un lovemark ed ha costruito la propria fortuna intorno a valori attualmente irrinunciabili, quali una connotazione lifestyle, una caratterizzazione di prodotto d’élite e l’individualizzazione del consumo. Anche grazie al nostro George, icona di Hollywood e del concept “per molti ma non per tutti”.

Rischio di brand dilution per il brand Clooney Bisogna però tener conto degli eventuali rischi che possono derivare da un matrimonio tra una marca e un VIP. Spesso quando la celebrità è di livello mondiale lo sforzo finanziario per assoldarla è notevole. Bisogna rendersi conto se ne valga veramente la pena. Un’altro possibile rischio riguarda la possibilità del verificarsi di un “danneggiamento” della brand image, causato dal comportamento irrispettoso della star che perde il proprio credito nei confronti del pubblico ed indirettamente colpisce la marca che promuove. O semplicemente la star fa delle scelte legate alla sua carriera che la portano ad essere meno famosa, con perdita di brand awareness. Altro scenario si verifica nel caso in cui l’immagine della celebrity sia talmente forte e potente che nel consumatore resta impressa solo quella e non invece la relazione col marchio o le informazioni su ciò che l’azienda offre (è la cosiddetta cannibalizzazione del prodotto). Infine, quando il testimonial sostiene più prodotti, è possibile che vi sia una perdita d’efficacia dell’ endorsement. E’ proprio questa la fattispecie che pesa di più nella possibile brand dilution della nostra celebrità. No George, No Party! Se limitiamo il nostro focus al brand Clooney, crediamo che proprio l’ultima delle variabili esposte sopra, più di tutte, sia stata la causa del depotenziamento della marca dell’attore e la ragione per cui Nespresso abbia compiuto una saggia mossa a disfarsene. Durante gli ultimi 15 anni Il brand George Clooney si è speso in sponsorizzazioni di innumerevoli prodotti e cause. E le migliori aziende del mondo hanno fatto i salti mortali per strappare un accordo con uno dei personaggi più influenti dello star-system. Basti pensare che solo in Italia è stato testimonial di Martini, Fiat, Nespresso e Fastweb. Anche in giro per il mondo sembra non si sia dato tregua. Da Toyota a Mercedes, da Budweiser alla banca norvegese DNB ASA, ecc. La lista è lunga, almeno quanto quella delle sue fidanzate. Per cui non bisogna stupirsi del fatto che con il passare del tempo e dei matrimoni commerciali il suo “potenziale comunicativo” sia andato scemando. Concordiamo sul fatto che non vi sia conflitto sul mercato tra una linea telefonica e una capsula di caffè. O tra il mercato USA e quello cinese. Il punto è che Internet ha definitivamente cancellato ogni tipo di distanza. Il risultato dell’ endorsement di più prodotti è che quando un consumatore pensa a Clooney, non gli viene in mente una e una sola marca. Ecco spiegata e dimostrata la brand dilution. What Else? Fonte: ninjamarketing.it

Caffè sospeso: la tradizione napoletana arriva anche all’isola di Milano

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MILANO – Nel capoluogo lombardo sbarca l’abitudine del caffè sospeso, come a Napoli. Per ora succede al Bar Blu di Via Carmagnola a Milano, nel popolare quartiere dell’Isola che ha sposato la tradizione napoletana. Così quando un cliente ordina un caffè sospeso, ne paga due: il primo lo consuma l’altro lo offre a chi, magari, in questo periodo di crisi non se lo può permettere.

Caffè sospeso da Sud a Nord, la solidarietà unisce

Il locale ha deciso che i caffè pagati a disposizione vengano segnati su una lavagna presso l’ingresso. L’iniziativa di riprendere questa abitudine partenopea è di Matteo Stefani, il titolare del locale che è uno dei più frequentati della zona. Lui è del Nord, ma ha una fidanzata, Grazia, di Napoli, come del resto molti dei clienti e dei camerieri.