mercoledì 14 Gennaio 2026
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LA CURIOSITA’–«Vi racconto com’è il caffè preparato dal Papa»

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caffè etico
caffè ristretto

Monsignor Giovanni D’Ercole, vescovo ausiliario dell’Aquila, com’è il caffè che prepara il Papa?

«Sicuramente buono, perché è fatto con umiltà! Andai a casa sua a Buenos Aires: non aveva nessuno che gli desse una mano, prese la caffettiera, la riempì d’acqua, mise il caffè dentro e accese il fornello…».

Ci può raccontare quel giorno?

«Lavoravo in Segreteria di Stato e mi trovavo in missione in Argentina con un’associazione.

Lui non mi conosceva ma mi accolse comunque in casa perché avevo chiesto di incontrarlo. All’appuntamento arrivò in ritardo di circa 45 minuti, si muoveva con i mezzi pubblici e non erano in orario».

E cosa fece quando la vide?

«Si scusò immediatamente, mi disse che aveva avuto un imprevisto dell’ultimo momento, poi mi fece entrare in questa casa semplice, dove viveva da solo e mi fece accomodare in cucina.

Mi chiese se mi andava un caffè, mi fece sedere mentre lui in piedi lo preparava».

Cosa vi siete detti?

«Versò il caffè nelle tazzine e mi chiese della mia vita, gli parlai del fondatore della mia congregazione religiosa, Don Orione, e della nostra presenza in Argentina.

Lui sembrava molto contento. Poi quando gli dissi che venivo da Roma mi rispose con aria scherzosa: “Ah vieni da Roma, allora sei uno importante!».

Che impressione le aveva fatto?

«Sicuramente di una persona sincera, un uomo semplice che stava in mezzo al popolo e che starà in mezzo al popolo.

Lo abbiamo già visto nei giorni scorsi».

 

Fonte: Il giornale

 

FOGGIA – Il caffè oggi si insegna agli allievi dell’Università

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marino petracco

FOGGIA – «Il caffè: arte o scienza?» è il titolo intrigante del seminario che si svolge nell’aula magna del dipartimento di Scienze Agrarie, degli Alimenti e dell’Ambiente di Via Napoli.

Arte o scienza?

Ad organizzarlo il Dottorato di Ricerca in “Qualità degli alimenti e nutrizione umana” (PhD in “Food Quality and Human Nutrition”). Di cui è coordinatrice la prof. Annunziata Giangaspero.

Relatore del seminario Marino Petracco (FOTO), senior research scientist della Illy Caffè. Si soffermerà su arte, storia, socialità, tecnica; folklore, economia dei Paesi emergenti, chimica degli alimenti, analisi sensoriale; medicina, insomma su un’infinità di argomenti che ruotano attorno all’irresistibile aroma sprigionato da una tazza di caffè.

Non è un caso che la facoltà di Agraria si occupi del caffè

Proprio una docente della facoltà di via Napoli, Carla Severini, ha condotto una ricerca sul caffè durata dieci anni. Con assaggi e verifiche in 688 bar del Nord e Centro Italia e 9.000 dati raccolti.

Un’analisi in cui Severini e altri ricercatori foggiani

Sono stati affiancati anche da colleghi dell’Università di Bologna e da esperti di un’azienda di torrefazione emiliana: un lungo e dettagliato lavoro che ha consentito di mettere a punto i tre segreti di un ottimo espresso.

Quali sono? Trattandosi di caffè preparati al bar, sono il tipo di macchina di estrazione con cui si prepara, il tipo di macina-dosatore utilizzato e la formazione degli operatori dei bar, insomma la bravura del barista nel preparare il caffè che serve ai suoi clienti.

I risultati di questa indagine sono stati presentati da Carla Severini alla conferenza mondiale sul caffè svoltasi a S. Josè in Costa Rica, dove l’Università di Foggia era l’unico Ateneo partecipante.

Tante le informazioni preziose raccolte nel corso della ricerca, delle quali si parlerà nel “Laboratorio del caffè”.

 

VIETNAM 1/ – Siccità prolungata mette a rischio la produzione vietnamita

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Vietnam vicofa raccolto
La bandiera vietnamita

MILANO – Previsioni bullish per i prezzi dei robusta. Secondo un sondaggio condotto da un’agenzia specializzata presso 6 trader internazionali, il contratto principale del Liffe potrebbe risalire, entro fine anno, in area 2.450 dollari per tonnellata, tornando a livelli mai raggiunti da luglio 2011.

Siccità mette a rischio la produzione vietnamita

Venerdì scorso, il contratto per scadenza maggio ha chiuso la settimana a 2.192 dollari, in lieve calo rispetto al picco di 2.206 dollari di martedì, costituente il valore massimo registrato sulla seconda posizione dall’inizio di ottobre.

L’arbitraggio robusta/arabica è sceso intanto ai minimi degli ultimi 4 anni toccando, la scorsa settimana, livelli intraday al di sotto dei 40 centesimi.

A infiammare l’arena le previsioni pessimistiche sul prossimo raccolto vietnamita

Parlando durante un evento specializzato, nell’ambito del quarto Festival del caffè di Buon Ma Thuot City, il presidente dell’Associazione vietnamita del caffè e del cacao Luong Van Tu ha prospettato per il 2013/14 un calo produttivo del 30% sull’annata precedente dovuto alla siccità, senza peraltro fornire alcuna cifra precisa.

“Decine di migliaia di ettari di piantagioni sono già perse per questo raccolto” ha dichiarato Tu aggiungendo che vi saranno inevitabili ripercussioni anche sulla qualità e sulle dimensioni dei chicchi.

Il rischio è denunciato da mesi dalle autorità provinciali. Già lo scorso dicembre, il responsabile locale per la gestione dell’irrigazione del ministero dell’agricoltura aveva prospettato il pericolo di una “grave siccità” nell’area del Daklak.

Secondo un comunicato governativo diramato alla fine del mese scorso, il livello dell’acqua in numerosi serbatoi sarebbe ad appena il 20-50% della capacità prevista.

I contadini sono soliti pompare l’acqua da pozzi e serbatoi sino al mese di maggio. Ovvero, quando ha inizio la stagione delle piogge.

In un comunicato diffuso la scorsa settimana, il Centro nazionale per le previsioni idro-meteorologiche ha dichiarato che la siccità potrebbe proseguire e aggravarsi nelle aree produttive degli Altipiani centrali.

“Con le attuali condizioni meteo c’è il rischio concreto di avere un raccolto pessimo – ha dichiarato alcuni giorni fa Mai Ky Van, vice direttore di October Coffee-Cocoa One Member Ltd. – se non piove nei prossimi 20 giorni, i danni potrebbero essere ingenti”.

“Il mio prossimo raccolto sarà sicuramente in calo –gli fa eco Dang Xuan Tap, produttore cinquantenne del Daklak, secondo il quale la siccità di quest’anno potrebbe essere “grave quanto quella del 2004”.

“Guardando al livello dell’acqua nei serbatoi si profila il rischio di un calo drastico della produzione – osserva a sua volta Cao Van Tu, presidente di Ea Pok Coffee Co., un’altra compagnia con base nel Daklak – il deficit idrico si ripercuoterà sullo sviluppo dei frutti, che saranno più piccoli”.

La tendenza a enfatizzare le conseguenze negative degli eventi climatici per spingere i prezzi al rialzo fa parte del gioco dei produttori e induce a prendere tutte le notizie con ampio beneficio di inventario.

Secondo alcuni fonti locali le notizie provenienti dalle aree di produzione sono state esagerate, la fioritura sino a febbraio è stata nella norma e non vi è ancora alcuna prova di un reale impatto sulla produzione.

Ma la prospettiva di un calo produttivo trova conferma anche nei commenti degli operatori a valle della filiera.

Sondaggio condotto la settimana scorsa da Bloomberg

Svolto presso 8 addetti ai lavori. La media delle risposte prospetta un calo del 30% per il raccolto 2013/14, che porterebbe la produzione ai livelli minimi dal 2005/06.

Ricordiamo che il raccolto vietnamita 2012/13 è stimato in 22 milioni di sacchi dall’Ico e in 25 dal Dipartimento Usa dell’agricoltura, contro un dato rispettivamente di 24 e 26 milioni di sacchi indicato per il 2011/12.

Le risposte a un sondaggio condotto da Bloomberg a inizio febbraio davano una media di 23,5 milioni di sacchi, contro un dato record di 27,5 milioni nel 2011/12.

SALUTE – Tè verde e caffè come scudo anti-ictus

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glucosio e caffeina per la memoria zollette
Caffè con latte e zucchero in zolletta

MILANO – Bere ogni giorno tè verde e caffè arriva a ridurre di un terzo il rischio di ictus. È la conclusione di un maxi-studio condotto su oltre 83 mila giapponesi, pubblicato su Stroke: Journal of the American Heart Association.

Anti ictus? Tè verde e caffè

Precedenti ricerche sul tema, e in particolare sugli effetti del caffè per la salute di cuore e arterie, hanno prodotto risultati contrastanti, ma «questo – precisa Yoshihiro Kokubo del National Cerebral and Cardiovascular Center nipponico, coordinatore del lavoro – è primo studio su larga scala che esamina l’azione combinata di tè verde e caffè sul rischio di ictus.

E la buona notizia è che per difendersi basta un piccolo cambiamento degli stili di vita

Come aggiungere alla dieta una tazza di tè verde al giorno», raccomanda lo scienziato.

I giapponesi coinvolti nello studio, adulti tra i 45 e i 74 anni senza malattie cardiovascolari o tumori, sono stati seguiti per 13 anni ed ecco cosa è emerso. Chi beveva almeno una tazza al giorno di caffè aveva un rischio ictus del 20% inferiore rispetto a chi si avvicinava raramente alla bevanda;

chi beveva 2 o 3 tazze di tè verde al giorno aveva un rischio ictus del 14% più basso rispetto a chi lo consumava di rado, mentre per chi beveva 4 o più tazze di tè verde al dì la probabilità di ictus si riduceva del 20%.

Infine, le persone che bevevano quotidianamente almeno una tazza di caffè o due tazze di tè verde mostravano un rischio del 32% inferiore di emorragia intracerebrale. (una delle cause di icuts, che sono di natura emorragica nel 13% dei casi).

Tè e caffè sono le bevande più diffuse nel mondo dopo l’acqua

Quindi, secondo i ricercatori le indicazioni emerse potrebbero essere applicate anche al di fuori dal Giappone.

Il meccanismo protettivo del tè verde, ricordano, è ancora da chiarire ma probabilmente dipende da un possibile effetto antinfiammatorio, antiossidante e anti-trombogenico delle catechine.

Quanto al caffè, alcune sostanze chimiche in esso contenute (fra cui l’acido clorogenico) ridurrebbero il rischio di ictus e di diabete di tipo 2.

Gli scienziati concludono rilevando la necessità di ulteriori ricerche che facciano luce su come le interazioni tra caffè e tè verde riescano a costruire uno scudo anti-ictus.

Fonte: La Stampa

CAFFETTERIE – E Starbucks va a lezione di italiano

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starbucks in India
Starbucks in India con questo fotomontaggio che oscura il taj Mahal con il marchio del colosso statunitense

MILANO – È il simbolo del consumerismo “dolce” americano, ma ora anche il nostro paese comincia ad esercitare un certo fascino: Starbucks, la celebre catena a stelle e strisce di caffè, non riesce a far breccia nel nostro paese e questo per un motivo ben preciso.

KIMBO/1 – I cinquant’anni con fatturato ok e rotta sul Regno Unito

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kimbo
Il logo Kimbo

NAPOLI — Il 13 marzo del 1963, su iniziativa di tre fratelli napoletani — Francesco, Gerardo ed Elio Rubino — nasceva Cafè do Brasil. Oggi 13 marzo 2013 l’azienda con quartier generale a Melito proprietaria dei brand Kimbo, Kosè e Tazza d’Oro — i cui azionisti sono rappresentati sempre dalla medesima famiglia — compie mezzo secolo. Numeri di bilancio alla mano, in piena salute.

Kimbo. UNA «SIGNORA IN FORMA»

Il direttore generale della spa, Simone Cavallo, la fotografa così: «Una bella signora che si mantiene in ottima forma. Nonostante un contesto economico nazionale e internazionale in piena depressione».

Negli ultimi quattro esercizi, del resto, «fatturato e quote di mercato hanno registrato solo il segno più. Nel 2012, rispetto al 2011, il volume d’affari, che in valore assoluto si attesta sui 170 milioni di euro, è risultato in crescita del 7%».

Bene anche la «fetta» estera del fatturato complessivo

+5% rispetto all’anno precedente. Nei primi mesi del 2013, rivela Cavallo, «i numeri parlano ancora di crescita e, se il trend proseguirà, come speriamo e crediamo, chiuderemo col segno più per il quinto anno consecutivo».

Poi il manager, anch’egli napoletano, torna alla storia della società

«Mezzo secolo fa di torrefazioni, in Campania, ce n’erano tante. I fondatori di Cafè do Brasil ebbero l’intuizione di dar vita a un progetto industriale.

E oggi, grazie a quell’idea, l’azienda si è strutturata sia in termini imprenditoriali che organizzativi. Puntando soprattutto a rafforzare l’area vendite».

DATI POSITIVI

Prova ne siano gli ultimi dati diffusi sulla Gdo (grande distribuzione): «Due anni fa Kimbo vantava il 9,1% del mercato, ora le rilevazioni Nielsen ci danno sopra l’11.

Il tutto in un contesto in cui il mercato totale del caffè è in calo dello 0,9%.

Nel segmento Horeca, quello dei bar, siamo al terzo posto e puntiamo a migliorare una classifica già importante anche grazie a iniziative come la partnership con Autogrill.

Collaborazione che in un anno ha portato alla vendita di oltre 100 milioni di caffè in oltre 2.500 punti di ristoro italiani ed europei».

E, in occasione dell’anniversario, proprio nei bar di Autogrill tazzina e cioccolatino gratis per tutti. «Come dire: nel solco della migliore tradizione del caffè sospeso».

SI PUNTA SULL’ESTERO Ma la spa con sede a Melito («negli anni sono stati realizzati sei capannoni industriali e ora stiamo lavorando al settimo») punta forte anche sull’estero, dove già è presente in maniera massiccia in una trentina di Paesi.

«Da qualche tempo abbiamo acquisito una società del Regno Unito, subito ribattezzata Kimbo Uk, perché riteniamo l’Inghilterra un crocevia decisivo per rendere ancora più visibile il nostro brand. Insomma, un formidabile volano verso ulteriori mercati».

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

UNIVERSITÀ E CAFFÈ – Le torrefazioni e gli addetti ai lavori possono dare il loro contributo diretto ad una ricerca avviata dalla Facoltà di economia e gestione delle imprese dell’Università di Ancona sotto la direzione della dottoressa Federica Pascucci

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federica pascucci

MILANO – Il settore del caffè sotto la lente d’ingrandimento di una Università; degli studiosi della Facoltà di Economia e gestione delle imprese dell’Università di Ancona. Sì, perché la dottoressa Federica Pascucci si rivolge a tutte le torrefazioni e agli addetti ai lavori per raccogliere informazioni e materiale utile alla stesura della ricerca che si annuncia di alto livello scientifico.

“Il settore del caffè costituisce, dal punto di vista della ricerca, un’interessante area di studio, finora abbastanza inesplorata – spiega la ricercatrice -. Tuttavia, tranne rare eccezioni, non sono infatti rinvenibili ad oggi studi volti ad indagare tale industria nell’ottica dell’economia e della gestione delle imprese”.

Francesca Pascucci, ricerca i cambiamenti delle torrefazioni

“Negli ultimi anni – chiarisce la dottoressa Pascucci – si stanno verificando profonde trasformazioni a livello, sia di mercato finale (consumo extra-domestico e domestico), sia di mercato intermedio (rapporti torrefattori – pubblici esercizi).

Le quali rendono opportuna una riflessione sull’efficacia delle attuali strategie perseguite da quelle imprese. A ciò si aggiunga una crescente diffusione del consumo di caffè espresso all’estero.

La quale, da un lato sta creando non poche opportunità di business per le imprese del settore, ma dall’altro lato pone sfide e problematiche nuove, in quanto l’internazionalizzazione ha notevoli implicazioni sulla tipologia di clientela da servire, sul tipo di prodotto da offrire, sulle relazioni con gli intermediari commerciali, ecc.”

Come si articola il progetto di ricerca?

“Il progetto – spiega la ricercatrice e animatrice della ricerca – si propone di analizzare le strategie competitive delle imprese di torrefazione italiane, con particolare riferimento alle modalità di approcciare i mercati di sbocco (anche esteri)”.

In dettaglio gli obiettivi della ricerca sono i seguenti

  • Comprendere qual è il posizionamento delle imprese italiane della torrefazione nella competizione internazionale.
  • Identificare i punti di forza e i punti di debolezza delle imprese italiane.
  • Individuare quali strategie e modelli di business possono essere realizzati per cogliere a pieno le opportunità offerte dalla diffusione del consumo di caffè all’estero.

Per contattare la responsabile della ricerca, la dottoressa Federica Pascucci, ricercatrice in “Economia e Gestione delle Imprese”, presso la Facoltà di Economia “G. Fuà” dell’Università Politecnica delle Marche basta scrivere a f.pascucci@univpm.it . “

Per compilare il secondo questionario le imprese di torrefazione riguardante in modo specifico alle strategie di internazionalizzazione basta cliccare qui.

KIMBO/2 – Un nuovo stabilimento per l’export verso il raddoppio. “Entro tre anni dall’estero ricavi da 20 a 40 milioni di euro”

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raccolto Brasile coffee board Matas de Rondônia
Matas de Rondônia

NAPOLI – E’ ancora fresca la presentazione di un bilancio 2012 in crescita rispetto al passato Cafè do Brasil. Azienda partenopea proprietaria dei marchi Kimbo, Kosè e Tazza d’Oro, ha chiarito dove sta investendo i 15 milioni di euro annunciati.

Il secondo venditore retail in Italia sta costruendo nel suo sito di Melito presso Napoli il capannone G. Si tratta di un’impianto di ultima generazione che prevede una seconda torre per la tostatura del caffè.

Cafè do Brasil continua a espandersi

Lo ha detto il direttore generale di Caffè Kimbo Simone Cavallo, presentando a Castel Sant’Elmo la mostra “Bellebbuono. Napoli, improvvisamente”. In occasione dei primi cinquant’anni della società partenopea.

Il manager ha ricordato che l’espansione dello stabilimento è frutto di un investimento pari a 15 milioni di euro, che sarà completato quest’anno.

Cavallo ha anche rivela poi alcuni dettagli del nuovo piano industriale triennale, che prevede il raddoppio delle vendite all’estero dagli attuali 20 milioni di euro a 40 milioni, da  realizzare soprattutto nei Paesi emergenti.

NUOVA SIMONELLI – Con tecnologia T3 “sfilano” a Parigi

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Espresso ideas nuova simonelli fabbrica intelligente

Belforte del Chienti (MC) – Tecnologia T3 e design nelle macchine per caffè espresso Nuova Simonelli si possono tradurre con un unico concetto. Massima attenzione al barista.

Se l’innovativo sistema T3, che sta a significare tridimensionalità della temperatura, permette al barista, infatti, di esaltare la propria professionalità, il design non è solo bellezza formale della macchina. Ma anche massima attenzione ad ogni aspetto ergonomico per rendere meno faticoso il lavoro di chi la utilizza.

Nuova Simonelli. L’incontro parigino “Tecnologia T3 e design”

Al “Le Salon 105”, nella famosa Rue du Faubourg Saint Honoré, alle ore 18,30 saranno presentati a baristi ed operatori del mondo del caffè espresso francesi ed europei le caratteristiche del sistema T3. Nonché le macchine prodotte da Nuova Simonelli dove tale tecnologia è stata già introdotta.

In primo luogo la Aurelia II – T3

La macchina che il World Barista Championship ha eletto sponsor tecnico ufficiale delle competizioni mondiali per baristi 2012-2013 e 2014.

Peraltro, è stato proprio dal World Barista Championship che Nuova Simonelli ha attinto la formula segreta di questo processo di evoluzione tecnologica chiamato T3.

Esso, infatti, è il risultato del confronto tra la Nuova Simonelli ed i professionisti del caffè; frutto di un approfondito lavoro di ricerca condotto in collaborazione con prestigiosi centri studi universitari. Poi tradotto in applicazione tecnica dal team di progettisti della Nuova Simonelli.

Testimonial della tecnologia T3 nell’incontro a Parigi saranno proprio due ‘campioni’

Gli stessi che hanno avuto modo di testarla ed apprezzarla, l’inglese campione del mondo 2007, James Hoffmann e il più volte campione irlandese. Nonché finalista mondiale, Colin Harmon.

Le macchine Nuova Simonelli con tecnologia T3 stanno ottenendo apprezzamenti in ogni parte del mondo. I giudizi più entusiastici giungono dai baristi professionisti, che si trovano spesso ad utilizzare miscele diverse per le quali è importante associare determinati parametri di temperatura.

Questo sistema T3, altamente evoluto, infatti, consente al barista d’impostare, con la massima accuratezza, tre diversi parametri di temperatura: vapore, acqua infusione e gruppo erogazione.

Ciò garantisce un’estrema precisione e quindi eccellenti estrazioni. La regolazione, che è indipendente su ogni singolo gruppo della macchina, assicura da parte sua la massima flessibilità d’uso.

 

COLOMBIA – Crescono produzione ed export secondo i dati Fedecafé

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Fedecafé Colombia
Fedecafè Colombia

MILANO – La produzione colombiana continua a crescere, anche se a un ritmo più lento. Secondo i dati mensili diffusi da Fedecafé sono stati raccolti a febbraio 625.000 sacchi; pari al 9,5% in più rispetto allo stesso mese del 2012.

Fedecafé, dai di gennaio

La produzione era stata di 877.000 sacchi, in crescita sull’anno del 64%.

La produzione totale negli ultimi 12 mesi disponibili (marzo 2012-febbraio 2013) è stata di 8.140.000 sacchi. Con un incremento del 12,4% sul pari periodo precedente.

In forte ripresa anche l’export, che è stato il mese scorso di 719.000 sacchi: ben il 28,5% in più rispetto a febbraio 2012.

Torna a essere positivo anche l’andamento delle esportazioni degli ultimi 12 mesi, che sono state in totale di 7.530.000 sacchi (+2,6%).

Secondo la Federazione tale andamento positivo riflette la progressiva entrata in produzione delle piantagioni rinnovate.