mercoledì 14 Gennaio 2026
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D.E. Master Blenders 1753: titolo alle stelle dopo l’annuncio di giovedì. E c’è chi immagina un megascambio di asset con Tchibo che darebbe vita a un colosso capace di rivaleggiare con Mondelez. Chi sono i Reimann, i nuovi Paperoni tedeschi del caffè?

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D.E. Master Blenders 1753 Joh. A. Benckiser
Il logo DE Master Blender

MILANO – Bocche cucite, nei rispettivi quartier generali, dopo l’annuncio di giovedì dell’offerta pubblica d’acquisto lanciata da Joh. A. Benckiser (Jab) sul gruppo olandese del caffè e del tè D.E. Master Blenders 1753 NV.

Quest’ultima ha diramato giovedì pomeriggio un comunicato stampa ufficiale nel quale ha reso nota l’offerta non vincolante di Jab per un prezzo di 12,75 euro per azione annunciando di avere autorizzato la due diligence nei libri contabili, che è attualmente in corso.

“Al momento è incerto se le trattative con Jab potranno sfociare in un accordo condizionale su una potenziale offerta pubblica sulla totalità delle azioni ordinarie di D.E. Master Blenders 1753 da parte di Jab e, in caso affermativo, a quale prezzo e quali condizioni – si legge nel comunicato del gruppo olandese.

“Coerentemente con il proprio mandato, il Board di Master Blenders sta esaminando attentamente la proposta non vincolante di Jab” prosegue la nota aggiungendo che ulteriori annunci verranno fatti se e quando sarà opportuno.

Titolo alle stelle

Il prezzo per azione offerto da Jab è maggiore del 33% rispetto alla quotazione del titolo alla borsa di Amsterdam alla chiusura di mercoledì scorso ed è pari al 59% in più del prezzo iniziale di 8 euro per azione.

Dopo l’annuncio, il titolo di Master Blenders è volato alle stelle guadagnando oltre il 25% nella riunione di giovedì, per poi ripiegare marginalmente in quella di venerdì.

Complessivamente, l’offerta messa sul piatto è pari a circa 16 volte il rapporto Ev/Ebitda previsto per quest’anno.

A titolo di raffronto, il valore di tale indice è stato di 14,6 nell’operazione che ha portato all’acquisizione di H.J.Heinz (il famoso produttore di ketchup) da parte della 3G Capital di Jorge Paulo Lemann e della Berkshire Hathaway di Warren Buffett, indicata come uno dei “deal” più importanti di quest’anno.

Il prezzo suddetto è stimato inoltre in misura pari a 29 volte gli utili, affermano ancora gli analisti: leggermente di meno rispetto a quanto pagato da Jab in terra americana per l’acquisizione della californiana Peet’s Coffee (40 volte) e per la catena di Minneapolis Caribou Coffee (42 volte).

La famiglia Reimann 

Joh A Benckiser è la holding della famiglia Reimann compartecipata in quote paritarie da Renate Reimann-Haas (61 anni),Wolfgang Reimann (60 anni), Stefan Reimann-Andersen (49 anni) Matthias Reimann-Andersen (48 anni), tutti figli adottivi del patriarca Albert Reimann, morto nel 1976 all’età di 102 anni.

L’asset più importante è rappresentato dal 10,5% del pacchetto di Reckitt Benckiser Group Plc – il colosso nato nel dicembre 1999 dalla fusione della britannica Reckitt & Colman e della tedesco-olandese Benckiser – tra i leader mondiali nel settore dei prodotti di consumo per la salute e l’igiene della casa e della persona, proprietario di uno sconfinato portfolio di brands, tra i quali possiamo ricordare Air Wick, Cillit Bang, Clearasil, Durex, Dr. Scholl, Napisan, Nurofen, Vanish, Woolite, nonché lo storico marchio italiano Mira Lanza (a Mira, in provincia di Venezia, opera anche un centro Ricerche Sviluppo di Reckitt Benckiser).

Labelux rappresenta gli interessi di Jab nel settore del lusso. Fondata nel 2007 vanta in portafoglio marchi del calibro di Bally (calzature), Belstaff (abbigliamento maschile, calzature e pelletteria), Jimmy Choo (calzature e pelletteria).

Jab controlla anche Coty, il gigante mondiale della cosmesi (numero uno in termini di volumi venduti), che commercializza i profumi di star del calibro di Lady Gaga, Beyoncé e Jennifer Lopez, nonché quelli a marchio Calvin Klein.

Il business di Coty potrebbe superare i 7 miliardi di fatturato di qui al 2015.

Come Warren Buffett 

Ma cosa spinge la holding della famiglia Reinmann a investire 6,4 miliardi per l’acquisto di Master Blenders? Qual è la ratio di questo investimento?

Se lo chiede il blog del quotidiano economica francese Les Echos.

E guarda caso, il primo nome che ricorre in un commento a firma di David Barroux è proprio quello del già citato Warren Buffett.

Anche i Reimann lasciano che le aziende acquisite agiscano in modo indipendente; non riuniscono tutti gli asset sotto lo stesso tetto.

Hanno un piede nella chimica, un altro nella cosmesi e ora cercano di costruire un impero nel caffè. E analogamente all’ottuagenario magnate americano – osserva Barroux – investono anche in prodotti di largo consumo.

Come appunto le salsette Heinz nel caso di Buffett e alcuni tra i più popolari marchi di caffè del mondo nel caso dei Reimann.

L’idea è quella di andare sul sicuro. Perché anche in tempo di crisi i consumatori dei paesi ricchi continueranno a bere caffè (soprattutto a casa), a lucidarsi le scarpe o comprare i prodotti essenziali per la cura del corpo.

E nei paesi emergenti, il mercato per questi prodotti sarà in costante espansione nei prossimi decenni, grazie all’allargarsi del ceto medio.

Ipotesi e illazioni 

Intanto, la fantasia degli analisti galoppa. Alcuni arrivano a ipotizzare persino un megascambio di asset tra i Reimann e un’altra dynasty teutonica: la famiglia Herz, proprietaria di Tchibo GmbH, il quinto torrefattore mondiale, oltre che il numero uno indiscusso in Germania.

Attraverso la holding Maxingvest AG, gli Herz detengono infatti il pacchetto di maggioranza di Beiersdorf, un altro gigante mondiale della cosmesi di consumo, con marchi universalmente noti come Labello o Nivea.

Secondo lo scenario delineato da alcuni specialisti – Pablo Zuanic di Liberum Capital e Pierre Tegner di Natixis, ad esempio – Jab potrebbe acquisire Tchibo cedendo in cambio a Maxingvest AG una quota significativa di Coty.

Un’operazione di questo genere consentirebbe alle due famiglie di focalizzare maggiormente i rispettivi core business: i Reimann nel caffè e gli Herz nei cosmetici.

Fantafinanza 

Uno scenario intrigante – secondo Jonny Forsyth, analista di Mintel. Il matrimonio tra Tchibo e Master Blenders farebbe nascere un colosso che controllerebbe l’8,3% del mercato globale del caffè.

In Europa occidentale, la share crescerebbe al 13,2% non lontano dal 15,4% detenuto da Mondelez.

E non a caso, l’ex ceo di Master Blenders Jan Bennink aveva indicato come obiettivo di lungo termine al momento dello spin off la conquista di quote significative di mercato, con l’ambizione di diventare un giorno il secondo player mondiale alle spalle di Nestlé.

Siamo naturalmente nel campo delle illazioni, della fantafinanza, che ricorda tanto il fantacalcio o il fantascudetto.

E mentre i diretti interessati declinano ogni commento, altri analisti – come ad esempio Eamonn Ferry, di Exane BNP Paribas – definiscono l’ipotesi fantasiosa e improbabile.

Intanto bisogna vedere, innanzitutto, se l’offerta di Jab, che già controlla il 15% di Master Blenders, andrà a buon fine.

Vedremo.

MERCATI – Allo studio un contratto futures per i caffè di alta qualità

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glucosio e caffeina per la memoria zollette
Caffè con latte e zucchero in zolletta

MILANO – Un contratto futures per i caffè di qualità, sia arabica che robusta, per aiutare gli operatori a coprire l’ulteriore rischio di volatilità sostenuto.

L’idea è tornata alla ribalta in questi giorni, rilanciata da alcuni media internazionali. Dopo che se ne è discusso durante la recente convention annuale della National Coffee Association. La storica associazione americana fondata nel 1911.

National-Coffee-AssociationContratto futures in cantiere

Un apposito gruppo di lavoro costituito dalla Nca sta lavorando, da circa un anno a questa parte, al progetto, che potrebbe contemplare (questa almeno una delle proposte avanzate) 3 nuovi contratti per i caffè provenienti da Brasile, Colombia e Vietnam.

I pro nel futuro

“Se l’operazione vedrà la luce ci saranno vantaggi per tutti – ha dichiarato Oscar Schaps. Responsabile per le soft commodity di Intl FCStone, il trader di Miami che redige i report sulle borse di Londra e New York che proponiamo ogni giorno ai nostri abbonati – La trasparenza ne risulterebbe enormemente migliorata”.

“Il rischio associato all’acquisto di caffè di alta qualità è un elemento ulteriore che contribuisce a mandare in fibrillazione i mercati.” ha aggiunto poi Schaps. Uno dei membri del gruppo di lavoro.

I dettagli dei contratti devono ancora essere definiti

Secondo indiscrezioni trapelate dalla Nca, la dimensione del contratto potrebbe essere indicativamente di 20mila libbre. (poco più di 9 tonn). Contro le 37.500 del contratto “C”. Una scelta motivata dal maggior valore del caffè negoziato, ma anche dalla volontà di attrarre gli operatori più piccoli.

Il contratto sarebbe cash settled

Non contemplerebbe cioè la consegna fisica a scadenza, bensì il regolamento attraverso compensazioni in denaro.

A fini della strutturazione del contratto, il working group sta attualmente monitorando il mercato del fisico. Raccogliendo i dati sui differenziali di prezzo relativi a una serie di origini pregiate. (in particolare sono stati citati Brasile 2/3, “Usual Good Quality” Colombian Excelso e Vietnam grado 1 robusta).

Un’operazione complessa per la quale il gruppo ha chiesto la collaborazione dei commercianti crudisti.

Rimane da vedere, tuttavia, se questi ultimi saranno disposti a contribuire fornendo informazioni riservate di cui sono chiaramente molto gelosi.

Un’altra componente del gruppo di lavoro, Kellee James, ceo di Mercaris

Lei ha sottolineato come tale collaborazione sarà essenziale ai fini della credibilità e del successo dell’operazione. (“Non funzionerà se noi, come industria, non collaboreremo”).

James ha inoltre tenuto a precisare che i dati forniti dai crudisti verranno mantenuti confidenziali e che saranno divulgati esclusivamente in forma aggregata.

Al di là degli scetticismi e delle perplessità, gli operatori del settore si sono espressi favorevolmente sulla nascita di questi nuovi contratti. Che fornirebbero uno strumento di hedging focalizzato sui fondamentali di un singolo paese. (o gruppo di paesi) piuttosto che sul rapporto domanda-offerta su scala globale.

Ma la strada da percorrere è ancora lunga

Servirà infatti almeno un anno, secondo gli addetti ai lavori, perché si possa arrivare a una proposta concreta.

Dopo di che, si cercherà una piattaforma borsistica per il contratto. Il supporto potrebbe arrivare dallo stesso Ice Futures US, ma non si escludono nemmeno altre piazze, come ad esempio il CME di Chicago.

 

WEB – Veste nuova per i siti www.eraclea.it e www.whittingtontea.com

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Eraclea

Eraclea e Whittington, i marchi leader della cioccolata e del tea nel canale bar, affrontano l’anno nuovo con due siti web completamente rinnovati. Sia nella veste grafica che nell’articolazione dei contenuti. Per una navigazione più agile e accessibile e un contatto sempre più snello e veloce con i Clienti.

Eraclea e Whittington on line in modo nuovo

Da sempre la presenza accanto al Cliente è un must per questi marchi, che fanno della completezza del servizio e della prontezza di risposta un naturale completamento dell’altissima qualità dei prodotti offerti.

Il web è ormai uno strumento imprescindibile di contatto e comunicazione con i clienti. Così, particolare attenzione, è stata posta nel facilitare il contatto attraverso il web.

È dunque più semplice contattare l’Azienda, sia in Italia che all’estero, attraverso l’elenco completo dei distributori e della rete vendita.

Il nuovo layout enfatizza la qualità dei prodotti, il must fondamentale di Eraclea e Whttington

Che rappresentano rispettivamente la cioccolata cremosa all’italiana, quella densa che si degusta al cucchiaio, e la tradizione anglosassone del tea.

Le immagini e la grafica mettono dunque al centro il prodotto, evidenziando la bellezza e ricchezza di suggestioni che Eraclea e Whittington propongono attorno ad ogni prodotto. Non solo la bellezza delle preparazioni, che anche visivamente sono in grado di trasmettere l’alta qualità; ma anche la ricchezza delle sensazioni stimolate dai materiali di servizio sempre raffinati ed eleganti.

Eraclea e Whittington non offrono semplici prodotti, ma vere e proprie esperienze di gusto che invadono i sensi a 360 gradi

Il restyling dei siti web cerca di trasmettere queste stesse sensazioni.

Per un viaggio agile e rapido nell’universo dei prodotti Eraclea e Whittington, è stata potenziata la funzione di ricerca all’interno del sito.

Eleganza dell’immagine e riconoscibilità dei marchi sono oggi in posizione dominante su ogni pagina.

Nestlè e Mars si impegnano per le lavoratrici della C.d’Avorio per combattere la discriminazione tra chi raccoglie il cacao

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nestlé deforestazione
Nestlé apre le porte a nuove assuzioni

MILANO – Oltre 60.000 persone hanno firmato l’appello lanciato da Oxfam nell’ambito dell’iniziativa Scopri Il Marchio per spingere le multinazionali del cioccolato a “fare la cosa giusta”. In favore delle donne coltivatrici del cacao nel Sud del mondo. Mars e Nestlè hanno oggi annunciato la volontà di combattere l’ineguaglianza di genere, la fame e la povertà delle donne impiegate nella filiera di produzione del cacao.

Nestlé e Mars a sostegno del mondo del cacao

Tuttavia l’impegno continua. Mondelez International (ex Kraft Foods), che controlla il 15% del mercato globale del cioccolato, non ha ancora preso alcun impegno pubblico su questi temi.

“Le coltivatrici di cacao e i consumatori in tutto il mondo sono riusciti a far sentire la propria voce. – ha dichiarato Elisa Bacciotti; Direttrice del dipartimento Campagne di Oxfam Italia. – Mars e Nestlè hanno assunto i primi impegni per dimostrare agli agricoltori che lavorano il cacao che utilizzano, ai consumatori che acquistano il cioccolato e al resto del settore alimentare di voler combattere la discriminazione. Così come l’ineguaglianza di cui sono vittime le donne che lavorano nel settore del cacao.”

La discriminazione di genere origina fame

“Per troppo tempo le donne sono state l’ultimo anello della catena nel settore dell’alimentare; la discriminazione di genere è ancora  tra le principali cause di fame globale, povertà e ineguaglianza.

Mars e Nestlè oggi hanno dimostrato di volerci ascoltare. E’ un primo importante segnale. Ma solo le azioni possono essere la misura di un vero cambiamento. Oxfam vigilerà quindi attentamente sui passi futuri. Inoltre, farà in modo che le promesse fatte vengano mantenute”.

Questi gli impegni assunti. Ecco gli impegni presi da Mars e Nestlè ed accolti con favore da Oxfam

1) Le aziende si impegnano a far effettuare da organizzazioni indipendenti una valutazione di impatto sulla filiera di produzione del cacao che determini quanto le donne siano penalizzate. Tale valutazione riguarderà, per entrambe le aziende, la Costa d’Avorio. Ovvero il maggior paese di produzione del cacao, e sarà effettuata entro il prossimo anno. Negli anni successivi saranno condotte valutazioni anche in altri paesi;

2) A seguito dei risultati della valutazione, Mars e Nestlè si impegnano, entro un anno, a sviluppare ed attuare uno specifico piano d’azione per lottare contro la povertà. Oxfam chiede che tale piano porti al miglioramento della vita delle donne. Oltre che a politiche e pratiche d’azienda che promuovano il rafforzamento delle donne nella filiera;

3) Inoltre, si impegnano a sottoscrivere i Principi ONU sull’Empowerment delle Donne. Impegnandosi a un tangibile rafforzamento delle posizioni delle donne nell’intero ciclo di produzione e a controllare l’effettivo rispetto dell’eguaglianza di genere;

4) In collaborazione con altri influenti attori dell’industria del cacao, svilupperanno programmi di settore sull’ineguaglianza di genere. Lavorando anche con istituzioni quali la World Cocoa Foundation.

Ulteriori dettagli

“Aspettiamo ora che anche Mondelez assuma un impegno contro fame e povertà. Le donne impiegate nella filiera della multinazionale sono pagate meno degli uomini e subiscono discriminazioni.

E’ ora che i vertici di Mondelez si chiedano se abbia un senso lasciare ai diretti concorrenti la leadership del cambiamento. O se i consumatori, sempre più consapevoli, non finiranno per premiare aziende più responsabili.

Oxfam continuerà a fare pressione, affinché chi produce il cioccolato Milka “osi essere tenero”. In primo luogo verso le persone che producono il cioccolato così amato in tutto il mondo.”

Fonte: La Repubblica

A Milano stop agli sconti sul caffè per i consiglieri al Pirellone

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pirellone

MILANO – Stop agli sconti caffè alla buvette del Pirellone. Infatti, dalla prossima seduta dell’assemblea, i consiglieri regionali lombardi dovranno pagare il prezzo pieno per caffè e bevande al bar delle buvette, devolvendo la differenza di costo a un fondo di solidarietà. I dipendenti invece potranno continuare a bere il caffè a prezzo calmierato, come prevede la convenzione tra il Consiglio regionale e la società che gestisce il servizio. E’ quanto ha stabilito l’Ufficio di presidenza dell’assemblea, che oggi si e’ riunito per la prima volta dopo l’insediamento e ha varato all’unanimità una serie di misure all’insegna della sobrietà e del risparmio delle spese.

Pirellone: oltre al taglio degli sconti al bar sono state varate nuove regole per la gestione del personale dei gruppi politici

Stabilendo che non potranno essere impiegati coniugi e parenti “entro il secondo grado” di consiglieri, assessori e sottosegretari. “Abbiamo ritenuto di introdurre questi elementi restrittivi – ha spiegato Cattaneo – per evitare il ripetere di fatti non commendevoli che si sono verificati in passato e per rendere sempre più trasparenti le strutture consiliari.

L’unanimità riscontrata oggi su tanti e importanti punti all’ordine del giorno è la prova che vogliamo tutti insieme cominciare questa legislatura con un piglio nuovo mettendo al centro del nostro operato l’interesse del cittadino e per dare seguito concretamente a quel messaggio di sobrietà lanciato ieri”. Per saperne di più: http://www.ilgiorno.it/milano/politica/2013/03/28/865814-regione-lombardia-nuova-legislatura-cattaneo-eletto-presidente-maroni-prima-seduta.shtml

Licenziato per la lunga pausa caffè La Cassazione: «Decisione giusta»

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manduria sociale pausa caffè spagna
La pausa caffè quanto tempo può durare?

ROMA – È un comportamento «negligente» quello del cassiere di banca che, incurante della fila di quindici clienti in attesa, lascia la cassa aperta per andare in pausa caffè. Per questo la Cassazione ha detto sì, in ultima istanza, al licenziamento di un dipendente del Credito Emiliano di Catania, confermando la decisione della Corte di Appello di Caltanissetta.

Pausa caffè troppo lunga: pena il licenziamento

La questione è stata sottoposta per due volte ai giudici. Nel 1998 il dipendente era stata licenziato perché si era rifiutato di effettuare un’operazione complessa richiesta da un cliente, e poi, a distanza di sei giorni, aveva lasciato la cassa aperta ed i soldi incustoditi, con una eccedenza di 500 mila lire, poiché era andato al bar senza aver prima registrato l’ultima operazione. Una prima volta era stato reintegrato dal giudice del lavoro e dalla Corte d’Appello di Catania.

Ma nel 2008 la Suprema Corte aveva però spiegato che «la giusta causa di licenziamento di un cassiere di banca, affidatario di somme anche rilevanti, dev’essere apprezzata con riguardo non soltanto all’interesse patrimoniale della datrice di lavoro ma anche alla potenziale lesione dell’interesse pubblico alla sana e prudente gestione del credito».

E con questa motivazione aveva rinviato il caso alla corte d’Appello di Caltanissetta, che nel 2010, ha dichiarato legittimo il licenziamento. Non è valsa, in difesa del cassiere, l’aver opposto che fosse una «prassi» aziendale che i dipendenti si allontanassero per un caffè «senza apposito permesso», coprendosi a vicenda. Poiché – come hanno rilevato i giudici d’Appello dichiarando proporzionata la sanzione – «la concreta situazione avrebbe richiesto da parte del lavoratore maggiore sollecitudine».

Ora la Cassazione conferma il licenziamento e definisce «senza rilievo» l’esistenza della prassi aziendale invocata dal lavoratore

Poiché non incide «sulla valutazione della negligenza della condotta» accertata in secondo grado. Per saperne di più: http://www.ilmattino.it/primopiano/cronaca/licenziato_pausa_caff_cassazione/notizie/261554.shtml

Saeco: in arrivo una nuova generazione di macchine superautomatiche Minuto

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Saeco Minuto
Saeco Minuto

MILANO – E’ stata presentata ieri, l’ultima creazione di Saeco, Minuto, la macchina da caffè automatica dalle forme rivoluzionarie, ispirata alle nuove tendenze del “compact living”: compatta fuori e incredibilmente capiente all’interno. Minuto, inoltre, può essere considerata a tutti gli effetti un’icona del nuovo concetto di “lusso accessibile” che si sta diffondendo in questi tempi di crisi.

Minuto e il nuovo trend del “compact living”

La nuova macchina da caffè automatica Minuto di Saeco è l’unica nel suo segmento ad offrire grandi capacità (1,8 lt, 250 g e 15 porzioni) in dimensioni incredibilmente compatte (solo 21.5 cm di base, 32.7 cm di altezza e 42.5 cm di profondità). Le sue dimensioni ridotte, consentono di non rinunciare al piacere ineguagliabile di un caffè preparato a regola d’arte anche nelle abitazioni più piccole.

Minuto può trovare una collocazione ideale in qualsiasi spazio della casa rendendolo ancora più piacevole e accogliente.

Minuto, icona del “nuovo lusso”: la macchina da caffè automatica “super slim” accessibile a tutti gli amanti del caffè

Le dimensioni compatte di Minuto racchiudono, come vuole la tradizione e l’esperienza di oltre 25 anni di Saeco, un “cuore” tecnologico sofisticato all’avanguardia per consentire a tutti i “coffee lovers” di assaporare la propria bevanda al caffè preferita. La gamma Minuto si compone di tre modelli. Un modello base, Minuto Pure, che permette di realizzare caffè espresso e lungo (disponibile da luglio 2013) e due modelli con pennarello: Minuto Classic Pannarello e Minuto Classic Pannarello Metal che permettono di gustare anche una deliziosa crema di latte.

Tra le grandi innovazioni Saeco c’è anche la caldaia a riscaldamento rapido

Per ottenere un caldo caffè in pochi istanti. Il brevettato intelligent adapting system Saeco regola automaticamente la macinatura di ogni tipo di caffè garantendo l’estrazione di tutti gli aromi. Le macine in ceramica (disponibili nel modello Minuto Classic Pannarello e Minuto Classic Pannarello Metal) non si surriscaldano offrendo eccellenti risultati nel tempo. Inoltre, per personalizzare al meglio la bevanda in base ai propri gusti personali, Minuto offre 5 impostazioni di macinatura dalla più fine per un caffè corposo alla più grossolana per una bevanda più leggera.

L’erogatore della macchina è regolabile (70-145 mm) per adattarsi a qualsiasi tazza.

Dotata di una nuova interfaccia utente con un display “One Touch”, di impostazioni personalizzabili come l’intensità dell’aroma, la temperatura e la lunghezza e di funzione memo per selezionare e memorizzare la propria bevanda preferita. Inoltre, Saeco ha studiato soluzioni intelligenti per minimizzare le operazioni di pulizia e manutenzione. Il ciclo di lavaggio e decalcificazione automatico garantisce il piacere dell’espresso ogni giorno. Grazie al comodo accesso frontale, è possibile rimuovere con estrema facilità il gruppo caffè per procedere con le operazioni di pulizia.

Infine, la vaschetta raccogligocce e il cassetto raccogli fondi possono essere lavati comodamente in lavastoviglie. Schede tecniche Minuto Pure Bevande: Espresso, Caffè L’Autentico espresso italiano • Caldaia a riscaldamento rapido • Macine in metallo per una macinatura perfetta • Funzione di pre-infusione Imposta le caratteristiche della bevanda in base ai tuoi gusti • Funzione Memo per il tuo caffè preferito grazie all’interfaccia intuitiva (lunghezza del caffè variabile) • Macinatura variabile in base a 5 preferenze • Beccuccio variabile per adattarsi a qualsiasi tipo di tazza Massima facilità di pulizia e mantenimento • Programma di lavaggio e decalcificazione automatici • Gruppo caffè removibile con un semplice “click” • La vaschetta raccogligocce e il cassetto raccogli fondi possono essere lavati comodamente in lavastoviglie • Full black • Classe energetica A • Potenza massima alimentazione/voltaggio: 1850 w/230 v • Peso: 6,7kg • Prezzo: 399,90 euro Minuto Classic Pannarello, Minuto Classic Pannarello Metal Bevande: Espresso, caffè macchiato, Latte macchiato, Cappuccino, Vapore e Acqua calda L’autentico espresso italiano • Pannarello • Quick heat boiler • Macine in ceramica per una macinatura perfetta • Funzione di pre-infusione Imposta le caratteristiche della bevanda in base ai tuoi gusti • Funzione Memo per il tuo caffè preferito grazie all’interfaccia intuitiva (lunghezza del caffè variabile) • Macinatura variabile in base a 5 preferenze • Beccuccio variabile per adattarsi a qualsiasi tipo di tazza • Opzione caffè in polvere Massima facilità di pulizia e mantenimento • Programma di lavaggio e decalcificazione automatici • Gruppo caffè removibile con un semplice “click” • La vaschetta raccogligocce e il cassetto raccogli fondi possono essere lavati comodamente in lavastoviglie • Full black • Classe energetica A • Potenza massima alimentazione/voltaggio: 1850 w/230 v • Peso: 6,7kg • In due varianti colore: – nero totale per Minuto Classic pennarello – nero e metallo per Minuto Classic Pannarello metal • Prezzo: 449,90 euro

Per maggiori informazioni sulla gamma di prodotti Philips Saeco, visita www.philips.it/saeco

Saeco International Group

Saeco, ha la sede principale e i maggiori siti produttivi a Gaggio Montano (BO), in Italia, e in Romania. Fondata in Italia nel 1981, conta 1500 dipendenti, 5 impianti di produzione, 1 milione e mezzo di macchine prodotte l’anno. E’ presente in più di 90 Paesi e commercializza le sue macchine espresso con i brand Philips Saeco, Saeco, Gaggia e Spidem. Saeco International Group S.p.A. è stata acquisita nel luglio 2009 da Royal Philips Electronics e, dal 1 gennaio 2011, fa parte della Business Group Coffee all’interno del settore Philips Consumer Lifestyle. Royal Philips Electronics Royal Philips Electronics, Olanda (NYSE: PHG, AEX: PHIA), è una società diversificata nel campo della salute e del benessere, il cui obiettivo è migliorare la vita dei consumatori con le sue continue innovazioni nel campo dell’healthcare, del consumer lifestyle e dell’illuminazione. Philips, con headquarter ad Amsterdam e con vendite pari a 24.8 miliardi di euro nel 2012, ha circa 118.000 dipendenti in oltre 100 paesi in tutto il mondo.

Joh. A. Benckiser offre 6,4 mld per D.E. Master Blenders 1753

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D.E. Master Blenders 1753 Joh. A. Benckiser
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MILANO – Quotazioni alle stelle per D.E. Master Blenders 1753. Il titolo della società pure play nata dallo spin-off del ramo caffè di Sara Lee Corp. ha guadagnato ieri oltre il 25% sulla piazza di Amsterdam. Motivo? L’annuncio di una proposta di acquisto avanzata JJoh. A. Benckiser (Jab), per la somma di 6,4 miliardi di euro, pari a un prezzo per azione superiore di quasi il 33% a quello del valore di chiusura di mercoledì e una valutazione complessiva del valore dell’intera società di 9,7 miliardi di euro.

Joh. A. Benckiser: un’operazione in fieri

Master Blenders ha tenuto a precisare che le trattative sono allo stadio iniziale e che non vi è alcuna garanzia che si giunga a un accordo. Gli addetti ai lavori ritengono tuttavia probabile un esito positivo. La società olandese dichiara di avere come advisor Goldman Sachs, Lazard, JP Morgan e lo studio legale Allen & Overy. Jab ha declinato ogni commento sull’operazione.

Il gruppo tedesco è già uno dei principali azionisti di Master Blenders 1753. Lo scorso ottobre ha portato la sua partecipazione al 15,05% del pacchetto, accrescendo ulteriormente la sua influenza sul Board, e molti hanno ricondotto a tale mossa le dimissioni dalla carica dell’ex ceo di Master Blenders Michiel Herkemij, arrivate meno di un anno dopo la nomina.

La holding della famiglia Reimann è proprietaria dell’iconico marchio francese Coty (profumeria e cosmetica) e della Benckiser Plc., secondo produttore al mondo di prodotti per la casa e la cura della persona. Ha recentemente fallito la scalata alla Avon, il colosso americano di vendite beauty porta a porta. Ma soprattutto è un protagonista emergente nel mercato del caffè americano, grazie a due acquisizioni che le hanno consentito di imporsi prepotentemente sulla scena di oltreoceano: Peet’s Coffee & Tea Inc., rilevata la scorsa estate per una somma vicina al miliardo di dollari, e la catena Caribou Coffee, entrata nel suo portafoglio poco prima di Natale, per 340 milioni di dollari.

L’acquisizione di D.E. Master Blenders 1753 farebbe di Jab di un concorrente di rilievo assoluto

Secondo dati Euromonitor, la compagnia olandese è il terzo competitor mondiale alle spalle di Nestlé e Mondelez International (già Kraft Foods). Il suo portafoglio marchi comprende brand di indiscusso prestigio quali Douwe Egberts, Senseo, L’OR EspressO, Marcilla, Moccona, Pickwick e Hornimans. In Brasile, essa detiene una share di mercato superiore al 20%, grazie al controllo di marchi popolari quali Pilao, Café do Ponto e Damasco. Dalla sua nascita, avvenuta lo scorso giugno, a oggi, D.E. Master Blenders 1753 ha però disatteso le aspettative dei mercati, complici anche le difficoltà generali dell’economia mondiale.

Le ultime due trimestrali sono state definite deludenti dagli analisti e hanno mancato il consensus. La compagnia ha tagliato l’outlook 2013 adducendo anche le forti pressioni sui prezzi nel mercato europeo. A ciò si aggiungono le difficoltà dovute alle gravi irregolarità contabili rilevate la scorsa estate nei bilanci della filiale brasiliana. In un’intervista concessa a settembre, l’ex ceo Herkemij aveva sostenuto l’importanza dell’innovazione di prodotto per rilanciare la società e recuperare il terreno perso nei confronti dei principali competitor globali. Tra le novità recentemente introdotte, il restyling della gamma Senseo e il lancio della Sarista, una macchina da caffè, fabbricata dalla Philips, funzionante con caffè in chicchi preconfezionato.

Nespresso accusata di concorrenza sleale dal Tribunale di Torino verso Vergnano

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nespresso svizzera Nestlé
Uno dei siti produttivi Nespresso

TORINO – Ancora accesa la lotta tra il grande colosso Nespresso e la torrefazione piemontese Caffè Vergnano: tutto si gioca sulle cialde compatibili. Il Tribunale di Torino ha deciso che il comportamento del marchio americano è stata un’azione vera e propria di concorrenza sleale nei confronti dell’azienda di Chieri – i commessi delle boutique Nespresso, sconsigliavano ai propri clienti di comprare le cialde Vergnano -. Leggiamo i dettagli dall’articolo  di Antonello Polito su aduc.it.

Nespresso sleale verso Vergnano: l’ordinanza

È notizia pubblicata ieri quella dell’ordinanza del Tribunale di Torino che un paio di settimane fa ha riconosciuto la concorrenza sleale della Nespresso (appartenente alla Nestlè, società elvetica) nei confronti della Vergnano (società di Chieri, piccolo comune in provincia di Torino), per aver contrastato con metodi illegittimi l’uso di cialde compatibili con le sue macchinette per il caffè.

In maniera certo poco convenzionale, ma ugualmente illegittima, è stato dimostrato che, in maniera preordinata, sia i commessi della Nespresso che le stesse istruzioni di una delle macchinette per il caffè più diffuse nel Paese (anche grazie al simpatico George Clooney), invitavano i propri clienti a desistere dall’utilizzo delle cialdine della Vergnano (perfettamente compatibili con il macchinario della società svizzera), non solo perché qualificate “delle schifezze”, ma anche perché, in caso di guasto, avrebbero comportato una decadenza dalla garanzia (!).

La Nespresso è così stata condannata non solo ad “astenersi dall’attività denigratoria” nei confronti della Vergnano

Ma altresì ad eliminare entro 60 giorni le “informazioni errate dalle istruzioni delle macchine per caffè espresso” inerenti l’uso di cialde della ‘concorrenza’. Al di là della bella vittoria di ‘libertà’ in favore dei consumatori torinesi e non (liberi così di utilizzare cialde più economiche di quelle ‘imposte’ dalla nota casa produttrice della macchina per il caffè), l’ordinanza del Tribunale di Torino si segnala anche per la sua somiglianza sostanziale alla famosa decisione della Corte UE contro la Microsoft in ordine al browser Internet Explorer.

Anche in quel caso, infatti, veniva di fatto ‘imposto’ un prodotto ‘opzionale’ (il browser di navigazione su internet) dalla casa madre, rispetto ad altri della ‘concorrenza’ (Mozilla, Google, ecc.), che i consumatori avrebbero dovuto avere la libertà di scegliere. “What else?”, direbbe il celebre divo hollywoodiano? Beh, a dirla tutta, agli esempi precedenti si potrebbe aggiungere un’antica questione ancora aperta, e dagli stessi principi giuridici: a quando finalmente la vendita di un PC senza il sistema operativo Windows, o di una ‘macchina’ Apple senza il sistema operativo OS? Per saperne di più:

Scrive Francesco Sanapo, campione italiano caffetteria

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wbc Francesco Sanapo Torino
Francesco Sanapo all'opera a Torino

Di Francesco Sanapo

Parliamo del caffè sempre come prodotto finito e servito e sono pochissime le volte che si parla delle sue caratteristiche a partire dalla sua origine; invece ritengo sia di fondamentale importanza dare maggiore valore a tutto quello che precede la consumazione di questa bevanda nei bar.

Con questo articolo vorrei cercare di dare qualche nozione in più sul caffè, permettendo a professionisti o semplici curiosi di saperne qualcosa in più.

Il caffè è un arbusto sempre verde, appartenente alla famiglia botanica delle Rubiaceae e come quasi tutti gli alberi dà i suoi frutti, le drupe (molto simili al frutto della ciliegia), ogni frutto contiene due semi, che altro non sono che i semi della stessa pianta, ricoperti da una sottile membrana chiamata pergamino e dalla polpa (mucillagine).

I semi poi una volta estratti sono tostati diventando così il caffè cui siamo abituati, e fin qui è tutto quello che di accademico uno apprende immediatamente.

Ma noi oggi cercheremo di andare oltre la semplice classificazione della pianta del caffè secondo le leggi botaniche, attraverso il racconto di esperienze ed emozioni realmente accadute.

Questi alberi sono caratterizzati da diversi fattori, uno su tutti e forse il più importante è dato dalla biodiversità che circonda la pianta, per esperienza personale mi è capitato di assaggiare 2 caffè del Guatemala coltivati a 300mt di distanza uno dall’altro, tutti e due arabica ma uno di varietà red bourbon e l’altro di varietà yellow bourbon: vi assicuro che erano due caffè completamente diversi, come diverse erano le piante d’ombra che circondavano la pianta di caffè e diverse erano anche le tecniche agricole usate dagli agricoltori. Insomma si fa presto a chiedere un caffè!

Il caffè cresce in diversi territori tra il tropico del cancro e il tropico del capricorno, nella fascia centro-equatoriale. La pianta ha bisogno di determinate caratteristiche climatiche, per questo non può crescere nelle nostre terre, fatta eccezione per le Isole Canarie, più precisamente nella Valle di Agaete.

Il caffè ha bisogno di una temperatura tra i 15C° e 25C° con altitudini che variano dai 200mt ai 2000mt sopra il livello del mare.

Ma forse anche questo l’avrete sicuramente sentito milioni di volte, però vi vorrei rendere partecipe di una particolarità che caratterizza la Finca Santa Petrona in El Salvador: mi trovavo alle appendici del vulcano Sant’Anna e durante la mia visita ho notato che l’azienda, estesa su 17.67 ettari, era suddivisa in 11 differenti micro lotti distribuiti in diverse posizioni e varietà botaniche; ancora ricordo il racconto del produttore che metteva in evidenza la diversa esposizione al sole dei micro lotti e i differenti venti che vi spiravano, caratteristiche che influiscono enormemente sul caffè.

Che ne dite?

Possiamo andare oltre il concetto del 100% Arabica?

Le due specie botaniche (ne esistono più di 60) più conosciute e commercializzate sono la Coffee Arabica e la Coffee Canephora, di cui la varietà più conosciuta di quest’ultima è la Robusta (è errore perciò definire la Robusta una specie botanica. Per chi volesse avere conferma:http://www.ico.org/botanical.asp ).

La Coffee Arabica invece ha più varietà diffuse e commercializzate, tra cui: Cattura; typica: mundo novo; cattuai; bourbon; maragogype; pacas; pacamara; villa sarchi; sl28; sl 34; geisha; ethiopia heirloom; villa lobos e sicuramente tante altre che non ho avuto la fortuna di assaggiare.

Tutte queste varietà hanno caratteristiche completamente differenti che contribuiscono a caratterizzare il nostro caffè in tazza. Purtroppo spesso non si fa attenzione a questi particolari di fondamentale importanza e si usa generalizzare con il termine 100% Arabica.

Voi cosa ne pensate?

Non sarebbe più giusto almeno tra gli operatori del settore essere più precisi?

Caratterizzante, è anche il metodo di raccolta e lavorazione dello stesso caffè; come tutti ben sapranno nei nostri porti arrivano solo i chicchi di caffè crudo, già puliti dalla polpa e dal pergamino pronti per essere tostati, ma prima di giungere a questo punto, è necessario conoscere e valorizzare il grande lavoro dei produttori nei benefici (o Mulini di lavorazione).

Il raccolto e i processi di lavorazione, a mio avviso, sono la parte del ciclo produttivo in cui maggiori sono gli sforzi dei produttori, perché è necessario selezionare la perfetta maturazione della bacca, quindi il momento in cui la drupa ha raggiunto il suo livello ottimale.

Pensate che in Costa Rica, presso una delle coltivazioni da me visitate, l’agronomo precedeva i raccoglitori di caffè per misurare l’esatto contenuto di zucchero nelle drupe, per poi indicare loro la zona di raccolta del giorno.

Dopo la raccolta si passa ai processi di lavorazione, quindi all’eliminazione della polpa e del pergamino. Ecco alcuni metodi: whashed; dry; semi-washed; pulped natural; honey process; black honey; per ognuno di questi differenti processi ci saranno diverse sensazioni aromatiche e gustative in tazza.

Una volta effettuati tutti questi passaggi il caffè, come già detto, arriverà nei nostri porti e successivamente nelle nostre torrefazioni, dove attraverso la tostatura si darà un profilo aromatico. Ritengo che questo punto possa caratterizzare in maniera netta la nostra bevanda.

Un buon torrefattore deve riuscire nella grande impresa, attraverso la tostatura, di rendere quel caffè bilanciato, ciò significa che dovrà trovare l’esatto equilibrio tra l’acidità, l’amaro e la dolcezza.

Esistono diverse scuole di pensiero su come tostare il caffè, ve ne elenco sommariamente 3 diverse tipologie in base al livello di tostatura, in modo tale da farvi riconoscere il prodotto che avete acquistato o che state usando nel vostro bar:

Light roast: darà alla bevanda maggiore acidità e maggiore aroma naturale di caffè, conducendo il palato a diverse esperienze sensoriali, che vanno dal fruttato al floreale dal cioccolato a note di frutta secca.

Ritengo questo profilo di tostatura sicuramente valido per metodi di estrazione privi di pressione (es: Filter coffee; pour over). Bisogna fare attenzione però a non esagerare con il “Ligth roast” perché si rischierebbe di estrarre dal caffè solo note vegetali.

Medium Roast: con questo livello di tostatura avremo maggiore dolcezza dovuta al processo di caramellizzazione, riducendo l’acidità e limitando l’amarezza.

Dark roast: io personalmente non sono un grande estimatore di questa tipologia di tostatura, perché a mio avviso rende il caffè amaro e piatto, sostituendo completamente il gusto naturale del caffè con sentori di bruciato e di fumo.

Questa tipologia sviluppa con più facilità la formazione di oli sulla superficie del chicco, che a loro volta come tutti gli oli dopo pochi giorni tenderanno a irrancidire, dando al caffè sentori di rancido ed elevata astringenza.

Allora perché non approfondire? Perché non andare alla scoperta di come il nostro caffè viene lavorato prima di arrivare in tazza?

Io sono del parere che la famosa miscela segreta, tramandata da anni di storia è forse giunta al termine del suo fascino, forse è arrivato il momento di comunicare cosa c’è dentro e di dare valore aggiunto al prodotto che ci viene fornito.

Questi i punti di domanda che vi pongo nella speranza di accendere in voi lettori una maggiore curiosità. Questi i punti di riflessione che voglio condividere nel più semplice dei modi con tutti voi, cercando di dare un minimo di conoscenza su tutto quello che c’è dietro una tazzina di caffè.

Dopo la lettura di questo post spero che il prossimo espresso ordinato sia accompagnato dalla seguente domanda: di che tipologia è il caffè che andrò a bere?

Vedremo cosa emergerà?