sabato 17 Gennaio 2026
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Codacons: a Roma gelato a 16 euro. Esposto in pretura, chiesta la chiusura

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codacons

ROMA – Sulla vicenda del cono gelato fatto pagare 16 euro ad alcuni turisti stranieri in un bar di via della Vite a Roma, riportata oggi dal Corriere della sera, il Codacons annuncia la presentazione di un esposto in Procura. Con annessa richiesta di chiusura del locale. Nonché di revoca dell’autorizzazione per l’esercizio pubblico coinvolto.

Codacons espone il locale romano

«Questa storia è un vero e proprio scandalo. Fa male non solo ai turisti costretti a pagare 16 euro per un cono, ma all’intera città; perché rovina l’immagine di Roma agli occhi del mondo.

Danneggia così il turismo e la categoria dei pubblici esercenti. – afferma il presidente Carlo Rienzi.

– Oggi stesso presenteremo un esposto in Procura. Chiedendo di indagare sull’episodio alla luce di possibili reati come quello di truffa.

Inoltre, avanzeremo la richiesta di chiusura immediata per il bar di Via della vite coinvolto nella vicenda. Contestuale revoca delle autorizzazioni per l’esercizio pubblico».

L’appello ai consumatori

«Invitiamo inoltre i turisti italiani e stranieri a segnalare al Codacons – conclude Rienzi – bar e ristoranti del centro storico che praticano prezzi abnormi. Così da poter intervenire presso le autorità competenti».

Comunicaffè -Oggi la prima notizia siamo noi. Dopo dieci anni il notiziario cambia il modo di invio delle notizie

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comunicaffè
Milano, lunedì 6 maggio – Cari lettori, care lettrici, da oggi Comunicaffè cambia.
Cambia nella forma e nella grafica. Non nelle notizie e nella loro accuratezza.

Comunicaffè: che cosa cambia?

Visti i titoli e le prime righe di sommario basterà cliccare sul tasto leggi per accedere al portale di Comunicaffè e leggere la notizia.
Per alcuni giorni tutte le informazioni saranno leggibili da tutti i 25.000 addetti ai lavori circa che ci ricevono.
In seguito, ma sarete avvertiti, per leggere le notizie più importanti sarà necessario sottoscrivere l’abbonamento; perché, per accedere ad alcune informazioni serviranno una username e una password abbinate al pagamento dell’abbonamento.

La nuova tecnica di diffusione di Comunicaffè

Ci permetterà di diffondere più notizie, immagini e video interviste senza inviare file pesanti. Perché tutto farà capo al portale che, tra l’altro, potrete consultare da tutto il mondo.
Inoltre, prestissimo, il portale stesso conterrà anche l’archivio delle migliaia di notizie sul caffè, il cacao e il tè che abbiamo diffuso in questi primi dieci anni.

Ma le novità che vi aspettano saranno ancora tante

Vi chiediamo soltanto un po’ di pazienza.
Speriamo che l’innovazione piaccia e incontri il vostro interesse. Attendiamo i vostri commenti che terremo nel massimo conto.

Edy Bieker della Sandalj Trading svela che un grande caffè può costare poco

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Sandalj Trading

MILANO – Nella Fiera specializzata Triestespresso Expo dello scorso ottobre, la Sandalj Trading. Uno dei maggiori operatori dei caffè crudi, in particolare dei caffè di alta qualità, ha riportato alla ribalta il caffè di Cuba.

Era scomparso dal mercato da tanti anni. Oggi si può ancora gustare e scoprire, come spiega lo specialista Edy Bieker, che un grande caffè può anche costare pochi euro al chilogrammo.

Sandalj Trading riscopre una varietà pregiata

Parla Edy Bieker – Dodici anni dopo torna sul mercato il meraviglioso caffè di Cuba. A 6 euro al chilo un verde da assaggiare e vendere subito.

Riportiamo il video in cui il professionista illustra il suo punto di vista su un tema piuttosto delicato.

 

Il 10 maggio 2003 moriva Guglielmo Papaleo. La sua industria nacque nel 1935: era il signore «del caffè che fa centro». Oggi il suo cognome significa caffè in molte zone del Sud d’Italia

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CATANZARO – Dieci anni fa moriva Guglielmo Papaleo, il signore del “caffè che fa centro”. Imprenditore lungimirante e catanzarese viscerale, ha esportato il nome di Catanzaro in giro per il mondo. Dieci anni fa la città perdeva uno dei suoi imprenditori più illustri: il 5 maggio del 2003 moriva Guglielmo Papaleo, il  signore del “caffè che fa centro”.

Padre dell’omonima azienda, una delle più grosse realtà imprenditoriali del mezzogiorno, Don Guglielmo ha legato il proprio nome a quello della città esportando, in giro per l’Italia e per il mondo, non solo il pregiatissimo aroma di caffè ma anche il nome e l’immagine di Catanzaro.La sua attività commerciale ebbe iniziò in una piccola bottega del centro storico: assoldato come garzone, Papaleo cominciò ad acquisire i rudimenti del mestiere sviluppando già una florida capacità imprenditoriale.

Era il 1935 e l’Italia si stava mobilitando per la colonizzazione in terra d’Africa.Terminata la gavetta da garzone, Don Guglielmo decise di lanciare una piccola attività in proprio: nel 1945 su Corso Mazzini aprì i battenti un modesto locale all’interno del quale Papaleo collocò una macchina per il caffè. La leggenda del Caffè Guglielmo ebbe inizio proprio qui, a cavallo tra gli anni ’40 e ’50: l’aroma della preziosa miscela nera ebbe un tale successo in città che Don Guglielmo dovette persino allargare i locali per consentire a tutti una comoda degustazione.

Qualche anno dopo, il salto di qualità. Constatato il grande clamore generato dal prodotto, Papaleo decise di investire sul caffè e su tutta la sua filiera produttiva. Dando ufficialmente il via alla nascita del prestigioso marchio personale. Ben presto la commercializzazione si allargò a tutto il territorio provinciale. E il nome “Guglielmo” divenne sinonimo di qualità e catanzaresità.

Strani autocarri pubblicitari a forma di caffettiera con tazzine iniziarono così a solcare le strade della città. Mentre nel quartiere Sala si procedeva alla costruzione della prima torrefazione. Il crescente successo del prodotto portò Papaleo ad immaginare la costruzione di un complesso industriale più ampio; affacciato sulla costa ionica. Fu così che nel 1972 l’azienda si trasferì a Copanello Lido, a pochi passi dalla città.

Proprio negli uffici di tale complesso, Don Guglielmo apprese la notizia della sua nomina a Cavaliere del Lavoro; onoreficenza attribuitagli nel 1997 per il grande coraggio e l’indubbia abilità imprenditoriale. Mai allentato, il legame con la città divenne ancora più saldo quando l’azienda decise di sostenere la locale squadra di calcio. Divenendo lo sponsor più rappresentativo dell’US Catanzaro. Più che una scelta di marketing pubblicitario, confessò Don Guglielmo, la scelta di sostenere i giallorossi fu una vera e propria scelta di cuore. Tifosissimo del Catanzaro, Papaleo fu sempre vicino ai giallorossi anche nelle stagioni calcisticamente più buie e deludenti.

La scritta rievocativa dei dipendenti

Divenuta ormai un colosso nel settore, l’azienda che porta il suo nome ha proseguito il suo cammino di crescita arrivando ad ampliare la distribuzione. Presente a Milano, Roma, Bologna.Ma anche a Lisbona ed in altre piazze estere. Caffè Guglielmo rappresenta oggi una sintesi di tradizione e innovazione. Un marchio di catanzaresità assoluta e vincente, un esempio di imprenditoria sana in una terra difficile come la Calabria.”Sono passati dieci anni ma il tuo esempio, il tuo ricordo e l’affetto che hai saputo dare a tutti noi restano sempre nei nostri cuori. E sono la spinta a fare sempre meglio, nelle nostre vite e nel nostro lavoro” hanno scritto i dipendenti sul sito internet dell’azienda.

Fonte Catanzarolive

Libera ha riaperto il bar della ’ndrangheta. La festa con don Ciotti e il procuratore Caselli

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libera

SANTENA (Torino) – Non ci sono più picciotti d’onore, padrini, sgarristi e vangelisti. Al loro posto, da oggi, troverete Adriana Nobile, 56 anni; impiegata in mobilità della Ages di Santena. E’ lei che armeggia al bancone, fa la spola tra la cucina e i frigo e chiede ai clienti cosa desiderano.

Libera. Il caffè corretto antimafia

Il bar Italia di via Veglia 59, l’ex santuario della ’ndrangheta di Torino, è pronto al battesimo di una vita. Quella della legalità.

L’ultimo scontrino è stato battuto il 7 giugno 2011, alle 20.35. Importo: 2 euro. Poche ore dopo, Giuseppe Catalano, marito della titolare del bar Albina Stalteri, è finito in manette.

Insieme ad altri 153 presunti ’ndranghetisti, nella lunga notte dell’operazione Minotauro. Grattacielo di accuse contro le ’ndrine di Torino e provincia il cui processo si sta celebrando nell’aula bunker delle Vallette.

Il bar, citato 373 volte nell’ordinanza di arresto dei boss

Da oggi si chiama «Italia Libera». Addio ’ndrangheta, si volta pagina.

Il bar della mala  Peppe Catalano era il capo dei capi. Pochi giorni prima di morire aveva firmato in carcere la dissociazione dall’organizzazione.

Un’ammissione implicita: ne ha fatto parte

Poi, esattamente un anno fa, si è suicidato nella villetta di Volvera lanciandosi dal balcone. Ufficialmente perché in preda alla depressione.

Ma nessun atto nel faldone aperto in procura, parlerebbe di patologie psichiche. Un decesso su cui ci sono ancora molte domande.

Di certo c’è che, da morto, non potrà vedere la nuova vita del bar. Dal quale, per vent’anni, ha dettato la linea dell’onorata società sotto la Mole.

Prima di Libera. Giuramenti, appalti e riti

Qui si sono decise le strategie criminali più importanti, qui autentici pezzi da novanta della ’ndrangheta calabrese come Giuseppe Commisso «U mastru».

Uno dei tre più potenti boss in circolazione in Italia. Venivano a dirimere controversie, celebrare riti, spartire appalti; distribuire doti e promozioni.

Sempre qui si effettuava la«colletta» per le famiglie dei carcerati. In questo bar – secondo l’accusa – è diventato «padrino» Bruno Iaria.

Mentre Arcangelo Gioffrè appena diciottenne è stato battezzato nella famiglia criminale come «giovane d’onore». Salvo poi, pochi mesi dopo (28 dicembre 2008), essere quasi ucciso in un agguato a Bovalino in cui morì suo padre Giuseppe «Peppe» Gioffrè, capo del locale di Settimo.

Adesso ci sono Adriana e altre due giovani ragazze della cooperativa Nanà

Una comunità che gravita nell’orbita di Libera, associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti. Da mesi, insieme a Maria Jose Fava, referente regionale dell’associazione, hanno iniziato a lavorare per rimettere a posto i locali.

«E’ saltato fuori di tutto, anche un santino elettorale del 2009 di Fabrizio Bertot (mai indagato ndr). Candidato alle elezioni europee che venne qui a fare un pranzo con il gotha della ’ndrangheta. (in aula ha negato di sapere che fossero criminali ndr)». Non solo: «In un cassetto c’era perfino il certificato antimafia con tanto di timbri» racconta Fava.

 

La nuova vita

Venerdì pomeriggio all’inaugurazione hanno partecipato il procuratore Giancarlo Caselli, don Luigi Ciotti e molti ufficiali dei carabinieri e delle forze armate che hanno contribuito all’indagine dalla quale è scaturito il sequestro del bar. Adriana è già al bancone e non ha paura di niente: «Siamo qui per metterci in gioco, per mandare alla città un segnale positivo. L’antimafia . dice – non è solo quella delle manette».

Fonte: La Stampa

La sorpresa a Bari: il caffè fascista e il Duce sullo scontrino

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BARI – Si chiama “Titti tuister” ed è un bar di Bari, in cui il fascismo non è mai morto. A raccontarci di questo caffè, dove a servire i clienti è un ragazzo con una svastica tatuata sul braccio, è Francesca Russi su sito Repubblica.it.

Il locale, in corso De Tullio, si trova davanti al porto di Bari, il bar che in estate accoglie i turisti in arrivo e in partenza con le navi. Qualcuno di quelle frotte di turisti che ogni estate e non solo entrano al “Titti tuister” per una bevanda dissetante rimane incredulo, altri sono visibilmente straniti. “Nel locale sono appesi tutti i calendari dedicati al duce, a Benito Mussolini. Sullo scontrino accanto alla partita Iva e al prezzo è stampato ben visibile il volto del duce”.

“Davanti al bancone campeggia un’effigie dorata del duce in rilievo. Attorno ci sono ritratti, calendari, statuette e fotografie in bianco e nero con l’inconfondibile saluto romano. I cimeli del fascismo sono ovunque. Voltando lo sguardo a destra si vedono dei piccoli souvenir con i fasci da combattimento, girando gli occhi a sinistra si vedono altri calendari delle camicie nere mischiati a quelli delle forze di polizia”.

E se dopo tutto questo fascismo non si è ancora stanchi ecco l’ultima chicca: lo scontrino fiscale. Infatti, sulla carta termica campeggia, ancora una volta, il volto, in bianco e nero, inconfondibile di Benito Mussolini con l’elmetto e tutto il resto.

“Non ci potevo credere – racconta un turista milanese di passaggio da Bari  – ero in partenza per la Grecia e avevo preso due bibite. Mentre riordinavo il portafogli ho visto lo scontrino e la foto di Mussolini. Mi chiedo: è normale? Ho provato fastidio. Mi sento ancora stranito. Ho chiamato Adiconsum e Altroconsumo e sono rimasti sconvolti. Mi hanno proposto un ricorso legale. Ora proverò a sentire il Garante dei consumatori”.

In passato nel mirino della Digos per manganelli

Il bar, in passato, era finito nel mirino della Digos dopo che erano stati rinvenuti alcuni articoli definiti estremi, come piccoli manganelli acquistati legalmente; dopo le indagini hanno però constatato che un reato non sussisteva.

Fonte: articolo3

La produzione (+85%) e l’export (+64%). Fedecafé svela i grandi cambiamenti

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Fedecafé Colombia
Fedecafè Colombia

MILANO – La Colombia si avvia verso la piena ripresa produttiva. Lo indicano i dati diffusi venerdì da Fedecafé relativi ad aprile.

La produzione mensile ha segnato infatti un incremento sull’anno dell’85%, risultando pari a 1.075.000 sacchi da 60 kg. Si tratta del dato mensile più elevato da dicembre 2010. Nonché del volume massimo degli ultimi 10 anni per il mese di aprile.

La produzione complessiva da inizio anno solare si attesta così a 3.194.000 sacchi, in crescita del 41% rispetto ai 2.262.000 sacchi dei primi 4 mesi del 2012.

Fedecafé: i numeri nel dettaglio

Allo stesso modo, negli ultimi 12 mesi (maggio 2012-aprile 2013) sono stati raccolti 8.676.000; con un incremento del 22% sul pari periodo immediatamente precedente.

Dati che si riflettono nell’export, che è risalito ad aprile a 810.000 sacchi. Con un miglioramento del 64% rispetto allo stesso mese di un anno fa.

Nei primi 4 mesi del 2013

La Colombia ha esportato 2.948.000 sacchi, contro 2.199.000 sacchi nell’analogo periodo dell’anno scorso (+34%).

L’export degli ultimi 12 mesi segna infine un incremento del 14% risultando pari a 7.918.000 sacchi.

Il rapporto mensile di Fedecafé

Sottolinea le grandi trasformazioni subite negli ultimi anni dalla struttura produttiva del paese.

Il 55% delle piantagioni è costituito da arbusti di varietà resistenti alla roya.

Il livello di infezione della ruggine del caffè si è ridotto, in 2 anni, dal 33,45 al 5,3%.

Le aree coltivate sono cresciute del 15% negli ultimi 5 anni.

Dal 2008 a oggi sono stati rinnovati 462mila ettari coltivati a caffè: circa la metà di tutte le piantagioni del paese.

Tra il 2010 e il 2012 le superfici rinnovate hanno raggiunto la cifra record di 316mila ettari.

L’età media degli arbusti è pari a 8,2 anni, contro 12,4 nel 2008.

 

Approvati i nuovi prezzi minimi per arabica e robusta. Dlima Rousseff ha deciso

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raccolto brasiliano

MILANO –  La presidente brasiliana Dilma Rousseff ha autorizzato venerdì l’elevamento dei prezzo minimo del caffè portandolo a 307 reais per gli arabica e 180 per i robusta. Lo ha annunciato l’Agência Estado confermando delle indiscrezioni già raccolte da Reuters.

La notizia rimane ufficiosa. Poiché non è ancora giunto ancora alcun comunicato ufficiale da parte del governo di Brasilia.

Dilma Rousseff: via libera alle modifiche dei prezzi

È stata una decisione sofferta arrivata al termine di un lungo braccio di ferro tra i ministeri dell’agricoltura e delle finanze.

Che ha richiesto la mediazione della stessa presidenza della repubblica. Tanto da far saltare la conferenza stampa del ministro dell’agricoltura originariamente fissata per giovedì pomeriggio.

Motivo del contendere

L’entità della rivalutazione del prezzo minimo, fermo dal 2009 a 261,69 reais/sacco per gli arabica e 156,57 reais per il conillon.

Il ministero dell’agricoltura, dell’allevamento e dell’approvvigionamento alimentare (Mapa) difendeva le rivendicazioni dei produttori.

Questi chiedevano un elevamento rispettivamente a 340 e 180 reais; forte anche di dati recenti di forniti da Conab. Secondo i quali il costo di produzione di un sacco di arabica sarebbe attualmente di 336 reais.

Il minfinanze insisteva invece per una rivalutazione più contenuta

Temendo ricadute inflazionistiche: una tesi sposata anche dall’ufficio tecnico della Casa Civil. (l’Ufficio della presidenza della repubblica).

L’impasse emergeva ancora più evidente dopo il fallimento della riunione di lunedì tra la senatrice socialdemocratica Kátia Abreu, che riveste anche la carica di presidente della Confederazione nazionale dell’agricoltura (Cna), e i tecnici del Ministero delle finanze.

La situazione si è finalmente sbloccata venerdì

Dopo un vertice a tre fra la presidente Dlima Rousseff, il ministro dell’agricoltura Antônio Andrade;  il capo dell’ufficio di gabinetto della presidenza della repubblica (nonché ministro) Gleisi Hoffmann.

Gli aumenti decisi, come già detto, sono inferiori a quelli che erano stati richiesti dai produttori. Che invece avevano dichiarato di non essere disposti a scendere in ogni caso al di sotto della soglia dei 336,13 reais/sacco.

Opinioni critiche per il modo in cui si sono gestite le trattative sono state espresse dall’intero settore del caffè

Nella sua celebre newsletter settimanale, l’analista Eduardo Carvalhaes ha stigmatizzato la mancanza di trasparenza e di coordinamento nei processi decisionali del governo.

Il prezzo minimo non costituisce in alcun modo un vincolo di mercato, Bensì rappresenta il prezzo benchmark al quale fare riferimento nell’applicazione degli strumenti governativi di difesa e sostegno dei prezzi.

Tra cui il Pepro (Premio equalizzatore pagato al produttore); ossia il sistema di aste periodiche che integra, a precise condizioni, il prezzo minimo pagato ai produttori.

Export in ripresa

Export brasiliano in forte ripresa durante il mese di aprile. Secondo i dati diffusi dal Segretariato al commercio estero (Secex), gli imbarchi sono stati il mese trascorso di 2,458 milioni di sacchi. In crescita del 40% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso;

del 7% rispetto al precedente mese di marzo. Per effetto del forte calo dei prezzi, il valore dell’export è stato di 432,8 milioni di dollari, addirittura in calo (-0,7%) rispetto ad aprile 2012.

VIETNAM – Vicofa prevede un ulteriore calo produttivo per il 2013/14

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siccità

MILANO – La lunga siccità che sta interessando le aree di produzione del Vietnam potrebbe causare un ulteriore calo della produzione di caffè per la prossima annata. Lo sostiene il segretario generale di Vicofa Nguyen Viet Vinh.

Secondo il quale, il raccolto 2013/14 del Vietnam rischia di attestarsi su livelli ancora più bassi rispetto a quelli del raccolto quest’anno. Già inferiore del 25% a quello del 2011/12.

Vicofa Nguyen Viet Vinh afferma

“Normalmente in questo periodo dell’anno dovrebbe già piovere, ma sino ad ora la pioggia non si è praticamente vista” ha dichiarato Vinh in un’intervista. Aggiungendo che almeno il 10% degli arbusti soffre di un deficit idrico.

Ogni valutazione rischia comunque di essere prematura, ha affermato ancora Vinh. Infatti, per avere un quadro attendibile e formulare le prime stime serviranno almeno un paio di mesi. Secondo l’Ico, le piogge dei prossimi mesi potrebbero riequilibrare la situazione e salvare il raccolto.

Ice & Liffe – Le chiusure di venerdì alle Borse di New York e di Londra

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ice -br indicatore composto prezzi ice picchiata Forti ribassi sui mercati a termine del caffè circolare Green Mountain

MILANO – Riportiamo ancora una volta il risultato della borsa di New York e di Londra. Il commento è degli analisiti di Hencorp. Vediamo come procede il mercato del caffè. Nel particolare, l’andamento dell’ Arabica.

Arabica coffee futures closed higher Friday as specs continued to cover short positions.
The active contract for July delivery gained 145 points to settle at 140.90 cents a pound.

The raise of the reference minimum price in Brazil remained under discussion by the ministries of agriculture and finance. Early news cables informed of an increase of 17%; however the news was denied by officials later in the morning.

Borsa di New York e di Londra: i dati

The minimum reference price is a parameter that the government uses when it intervenes in the coffee market; in order of designing financing programs or buying schemes.

According with some sources in Brazil, the ministry of finance is looking for a level of 304 reals; while the ministry of agriculture maintains 340 reals as a more fair level.

Coffee prices were helped by constructive US economic data

Regarding the unemployment rate that contracted to 7.5 %, the lowest level since December 2008. During the week, Arabica prices recovered 6.95 cents or 5.18%.

A massive short covering evidenced by a sharp decline of the open interest was encouraged by weather news and expectation;s that the Brazilian government would revise its reference price for coffee higher.

The open interest declined 6,218 to 160,769 lot

A cold front that will reach Parana and Sao Paulo is expected to lower temps to above 6 C. but no damage or frost is forecasted.

In London, the Robusta market closed unchanged. The main activity was related to arbitrages and spreads trading.

The volume declined slightly to 10,017 from 10,908 the previous session. During the week, Robusta prices advanced $13 per ton or 0.6%.

The market was marginally influenced by the New York action. The arbitrage for September continued to widen; ending at $0.502 from $0.443 last Friday.

The nearby July-September structure attracted good volume; ending at -$26 from -$20 the previous week.