domenica 18 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 3815

Un bar per i figli disoccupati: controtendenza nel capoluogo per le aperture

0
aperture
a-savons-cresce-il-numero-dei bar

SAVONA – Se si osservano i dati del numero di pubblici esercizi che hanno aperto a Savona nell’ultimo anno, viene da pensare che la fantomatica crisi economica non sia che uno spettro. Nel 2012, secondo dati dell’ufficio di commercio del Comune, a Savona hanno chiuso i battenti 19 bar e ristoranti, ma ne sono stati aperti 23. Un trend che è continuato nei primi mesi del nuovo anno: 6 chiusure in quattro mesi, a fronte di 10 aperture.

Aperture di pubblici esercizi: a Savona, si va controcorrente

A Savona i bar e i ristoranti attualmente operativi sono 431. Non pochi per una città di circa 60 mila abitanti. Soprattutto se si considera che alla Spezia, dove gli abitanti sono più di 90 mila, il numero è solo di poco superiore: circa 450.

Savona è quindi la città dei bar. Basta fare una passeggiata lungo la centralissima via Paleocapa per notarlo: sotto i portici se ne contano 14. Senza considerare i 6 aperti lungo il perimetro di piazza Mameli. A ogni angolo del centro ottocentesco c’è la possibilità di prendersi un caffè o rinfrescarsi con una bibita.

Per ogni bar che negli ultimi anni ha abbassato la serranda, un altro ha preso il suo posto, con una nuova gestione

Non si può dire lo stesso di altre categorie di esercizi, come ad esempio i giornalai, i negozi di dischi, le librerie che, una volta chiusi, non hanno avuto una seconda possibilità.

L’interpretazione si può dare di questo fenomeno

Si può davvero leggere il proliferare dei bar come un segnale di inversione di tendenza rispetto alla crisi dei consumi?

La sezione savonese della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) non la pensa così; crede anzi che il turn over frenetico delle gestioni dei bar sia da imputare proprio alla crisi economica.

«La grande densità di bar a Savona è anch’essa figlia della crisi – sostiene Giacomo Minuto, della Fipe di Savona -. Nel 2007 è stata lanciata la legge regionale sulle liberalizzazioni, che ha facilitato la nascita di nuovi locali.

Nello stesso momento hanno chiuso, sul territorio savonese, molte grandi aziende che hanno lasciato a casa centinaia di persone.

 

Fonte: Il Secolo XIX

Torrefazione Janko di S.Martino di Pavia – Spariti 2 computer e 3.000 euro

0
Torrefazione Janko
janko-torrefazione-pavia.jpg

SAN MARTINO SICCOMARIO (Pavia)- Colpo grosso nella notte tra giovedì e venerdì alla Torrefazione Janko di San Martino. I ladri, dopo aver messo fuori uso il sistema d’allarme, sono entrati negli uffici dove hanno rubato due computer e 3.000 euro in contanti. Come da copione si sono allontanati senza lasciare tracce.

Torrefazine Janko, dentro il mirino dei ladri

I malviventi, che si sono calati dal tetto, pare sapessero esattamente come disattivare il sistema di allarme. “Oltre alla refurtiva – ha dichiarato il titolare Edoardo Janko – i ladri nella ricerca di oggetti di valore hanno messo tutto a soqquadro”.

Sul posto è intervenuta la Polizia: le indagini sono in corso con la collaborazione della Scientifica.

 

Fonte: La Provincia Pavese

I titoli in italiano delle notizie diffuse ieri da Comunicaffè International

0
mondo del caffè

MILANO – Dall’Est all’Ovest del mondo, Comunicaffè non si perde alcun aggiornamento sul settore caffeicolo. Le notizie viaggiano online, sino ad esser pubblicate sul nostro portale inglese. Ora, i titoli tradotti, sul sito italiano.

Settore caffeicolo: dai Paesi produttori a quelli torrefattori

VIETNAM – Sondaggio Bloomberg prospetta una forte ripresa produttiva

BRASILE – Preoccupazione per un fronte freddo in arrivo nella seconda metà del mese

PORTO RICO – Università di Utuado inaugura il primo istituto di studi dedicato al caffè di alta gamma

AFRICA – Caffè contro la guerra nella Repubblica Democratica del Congo

Cosa è successo sul versante occidentale

FAIRTRADE USA – Caffè al femminile per la giornata della mamma

USA – Appuntamenti formativi al Ka’u Coffee Festival

– Grounds for Change tra le migliori aziende certificate da B Corporatio

– L’austriaca Julius Meinl aprirà presto nel centro di Chicago

AUSTRALIA – Capsule Nespresso solo quarte in un blind test condotto dall’organizzazione dei consumatori “Choice”

GLOBAL – Fairtrade International tra i promotori di un’iniziativa per salari più equi nell’industria del tè

WBC: da Melbourne, Francesco Sanapo, alla finale con uno speciale caffè africano

0
caffè africano

MELBOURNE (Australia) – Voglio sognare…voglio vincere è il mantra che Francesco Sanapo. Così ha scritto sotto il suo indirizzo Skype.

E per riuscirci ha preparato una clamorosa sorpresa che annuncia in questa intervista raccolta pochi minuti dopo lo sbarco a Melbourne in Australia. Dopo un volo di quasi 30 ore tra soste e cambi di aerei.

Caffè africano per conquistare l’Australia

Ebbene, Francesco che aveva sempre annunciato che avrebbe usato caffè del Costa Rica scelto personalmente, in realtà ha messo nel suo bagaglio a mano, un caffè africano. Come spiega nell’intervista.

Assistito nell’impresa da Eddy Righi

Sanapo sarà accompagnato dal secondo al campionato italiano baristi di Rimini proprio alle spalle dell’amico Francesco. E’ stato Righi a risolvere i problemi logistici.

Ma già domani sarà nel laboratorio che ha prenotato e fatto attrezzare in modo meticoloso, anche con una macchina Nuova Simonelli Aurelia identica a quella della finale.

Sotto il severo controllo di Righi, Sanapo comincerà a ripetere le evoluzioni che dovranno essere perfette come un balletto di gran classe. Per le selezioni della finale che inizieranno giovedì 23 prossimo.

Comunicaffè in contatto con Sanapo e Righi

Sia per sapere come procedono gli allenamenti, sia per scoprire se i nostri rappresentanti avranno scoperto qualcosa sugli avversari.

Non sarà una missione facile. Sin qui i rappresentanti italiani al WBC hanno rimediato magre storiche. Sanapo, assistito dal fido Righi, ce la sta mettendo tutta.

Chissà…

La moka con la penna nera: l’omaggio Bialetti alla 86esima adunata degli Alpini

0
moka alpina
La speciale moka verde con la piuma che la Bialetti ha dedicato agli alpini

PIACENZA – La Moka con il cappello alpino. In occasione del raduno degli Alpini di Piacenza (da ieri a domani), Bialetti idea la Moka Alpina. Il coperchio ha la forma del celebre cappello alpino completo di penna nera.

Moka alpina, l’omaggio Bialetti

Un’originale versione, per esprimere, attraverso il linguaggio della creatività e del design, l’affetto; la simpatia e la gratitudine degli Italiani per un’Istituzione che in tante occasioni ha mostrato al mondo il volto migliore del paese.

Per i coffeelover patriottici

Disponibile presso tutti i Bialetti store, Alpina potrà essere acquistata anche attraverso il sito internet. Per tutti gli appassionati del caffè, collezionisti di macchine per l’espresso, questa è un’occasione imperdibile.

Un pezzo da collezione a marchio Bialetti. Prezioso da conservare come un oggetto da design. Utile per preparare il miglior caffè anche a caa propria.

Con tocco in più.

.

Anche l’Inghilterra è stata conquistata dalla tradizione del caffè sospeso italiano

0
caffè sospeso
John-e-Aida-Stephens-hanno-portato-in-Gran-Bretagna-il-caffè-sospeso

LONDRA – Il caffè sospeso sbarca in Inghilterra. L’antica abitudine partenopea di lasciare un caffè pagato al bar per uno sconosciuto avventore, emoziona la cittadina di Chichester.

A importare nel Regno Unito quello che Luciano De Crescenzo definì un “caffè offerto all’umanità”, sono stati Aida e John Stephens.

Caffè sospeso, cambia bandiera

La simpatica coppia infatti, ha aperto da poche settimane un panificio artigianale con annessa caffetteria in Guildhall Street. Così ha deciso di fare qualcosa per la comunità.

Pagando una sterlina extra, i clienti di Aida e John potranno offrire un caffè a due senzatetto.

“Volevamo fare una buona azione”

Così ha detto John alla stampa locale incuriosita dall’iniziativa. I quotidiani inglesi hanno rilanciato la notizia ricordando le origini del caffè sospeso.

“La tradizione – scrive ad esempio il Chicester Observer – ha avuto origine nei caffè napoletani frequentati dalla classe operaia, e si sta espandendo in questi mesi in tutto il mondo”.

Affascinati da questo gesto di solidarietà “che conforta lo spirito”, i clienti hanno risposto all’appello

Nella foto scattata dalla fotografa Louise Adams, Aida e John mostrano un barattolo di biglie colorate. Ogni sfera di vetro indica un caffè disponibile per i senzatetto. La coppia ci ha trovato gusto: intende consentire ora la donazione di torte e pane.

Lavazza, bilancio 2012: fatturato a 1.330 milioni +4.9%, utile 97 mln. L’ad Baravalle: “L’azienda dovrà continuare a proporsi ai consumatori con prodotti eccellenti, adeguati però alle esigenze attuali”

0
L'amministratore delegato della Lavazza Antonio Baravalle
L'amministratore delegato della Lavazza Antonio Baravalle

TORINO – L’assemblea dei soci Lavazza ha approvato il bilancio della Luigi Lavazza S.p.A. e il consolidato 2012 del Gruppo, che registra un fatturato di 1.330,7 milioni di euro, in rialzo del 4,9% rispetto ai 1.268,1 milioni del 2011, un Ebitda a 176,9 milioni di euro (rispetto ai 113,1 milioni dell’esercizio precedente) e un Ebit a 98,2 milioni di euro (contro i 15,9 dell’esercizio precedente).

L’utile d’esercizio a livello consolidato è pari a 97,1 milioni di euro, in netta controtendenza rispetto ai nove milioni di perdita del 2011 e in linea con i risultati pre-crisi. Dal punto di vista finanziario, l’anno si chiude con un saldo di cassa pari a circa 288,1 milioni di euro rispetto ai 173,5 milioni del 2011.

A fronte infine di un mercato domestico ancora in contrazione, Lavazza recupera nel 2012 due punti di quota a volume, pari al 43,4%, attestandosi al 48,4% a valore (dati Nielsen). Per quanto riguarda il fatturato, il 54% deriva da vendite domestiche e il restante 46% dai mercati internazionali, in avvicinamento quindi alla soglia del 50/50 che Lavazza si pone da anni come obiettivo strategico. Il risultato del 2012 ha come componente principale il rafforzamento della posizione di leadership in Italia e lo sviluppo del business, in termini sia di fatturato sia di profitto nei principali mercati esteri in cui Lavazza opera. Grande attenzione è stata dedicata al contenimento dei costi.

Giuseppe Lavazza vicepresidente lavazza
Il vicepresidente Giuseppe Lavazza

 

L’utile d’esercizio ha inoltre beneficiato della diminuzione del costo del caffè verde e della plusvalenza derivante dalla cessione di parte delle azioni detenute da Lavazza in Green Mountain Coffee Roasters. Malgrado la parziale dismissione, nel corso dell’anno, Lavazza ha ulteriormente rafforzato la sua quota in GMCR passando dal 6% all’8%, confermando così il valore strategico della partnership industriale.

Confermato in sede assembleare anche il piano strategico delineato per il triennio 2013-2015, che ha come assi portanti un focus crescente su consumatore e prodotto e una nuova strategia di penetrazione e sviluppo internazionale.

«Il mercato ci ha imposto già dallo scorso anno sfide impegnative. Che, grazie anche a una salda governance aziendale e a una profonda azione di razionalizzazione e riorganizzazione interna, abbiamo saputo affrontare. Mantenendo costante la nostra rotta», ha affermato Antonio Baravalle, amministratore delegato Lavazza.  «Certamente anche il triennio che abbiamo davanti sarà un periodo di grande impegno per i protagonisti del mercato; Lavazza in primis. L’azienda dovrà continuare a proporsi ai consumatori con prodotti eccellenti, adeguati però alle esigenze attuali».

Per quanto riguarda la presenza internazionale, Lavazza sta adottando nuove priorità in termini di mercati e modelli di business. I Paesi chiave per l’azienda sono Regno Unito, Francia, Stati Uniti e Germania. Su questi mercati, ad alto potenziale di crescita, l’azienda agirà tramite investimenti commerciali e strutture locali. Anche sull’esempio del successo registrato dall’alleanza con Green Mountain Coffee Roasters, Inc.

L’assemblea dei soci Lavazza ha approvato il bilancio della Luigi Lavazza S.p.A. e il consolidato 2012 del Gruppo. Che registra un fatturato di 1.330,7 milioni di euro; in rialzo del 4,9% rispetto ai 1.268,1 milioni del 2011. Con un Ebitda a 176,9 milioni di euro (rispetto ai 113,1 milioni dell’esercizio precedente). E un Ebit a 98,2 milioni di euro (contro i 15,9 dell’esercizio precedente). L’utile d’esercizio a livello consolidato è pari a 97,1 milioni di euro. In netta controtendenza rispetto ai nove milioni di perdita del 2011 e in linea con i risultati pre-crisi.

Dal punto di vista finanziario, l’anno si chiude con un saldo di cassa pari a circa 288,1 milioni di euro. Rispetto ai 173,5 milioni del 2011. A fronte infine di un mercato domestico ancora in contrazione, Lavazza recupera nel 2012 due punti di quota a volume; pari al 43,4%, attestandosi al 48,4% a valore (dati Nielsen). Per quanto riguarda il fatturato, il 54% deriva da vendite domestiche e il restante 46% dai mercati internazionali. In avvicinamento quindi alla soglia del 50/50 che Lavazza si pone da anni come obiettivo strategico. Il risultato del 2012 ha come componente principale il rafforzamento della posizione di leadership in Italia e lo sviluppo del business. In termini sia di fatturato sia di profitto nei principali mercati esteri in cui Lavazza opera.

Per il bilancio grande attenzione è stata dedicata al contenimento dei costi

L’utile d’esercizio a bilancio ha inoltre beneficiato della diminuzione del costo del caffè verde. E della plusvalenza derivante dalla cessione di parte delle azioni detenute da Lavazza in Green Mountain Coffee Roasters. Malgrado la parziale dismissione, nel corso dell’anno, Lavazza ha ulteriormente rafforzato la sua quota in GMCR. Passando, come mostra il bilancio, dal 6% all’8% e confermando così il valore strategico della partnership industriale.

Costa Coffee sbarca a Parigi e sfida Starbucks nel mercato delle caffetterie a marchio

0
costa coffee

MILANO – Per secoli, i caffè sono stati la culla della cultura parigina. Fucina di fermenti artistici e passioni politiche. Luoghi celebri, nei quali si sono scritte pagine importanti della storia di Francia. Ma, nella Parigi del XXI secolo i caffè sono soprattutto un affare da multinazionali. Lo sanno bene le catene come Costa Coffee e Starbucks.

Anche in riva alla Senna – come sulla sponde del Tamigi o alla foce del fiume Hudson – le grandi insegne mondiali della caffetteria combattono da tempo una guerra senza quartiere.

Costa Coffee e Expansion

Gli ultimi arrivati nella capitale francese – scrive il prestigioso mensile economico L’Expansion, in un recente articolo a firma di Corinne Scemama – sono gli inglesi di Costa Coffee.

La loro presenza è limitata per il momento al solo locale aperto lo scorso dicembre all’interno della Gare de Lyon, in partnership con Elior Concessions.

Ma secondo voci riportate da numerosi media britannici, Costa starebbe sondando il mercato immobiliare della Ville Lumière . Alla ricerca di location di prestigio per il suo debutto nelle high street parigine.

Le intenzioni sono serie

Ma la concorrenza si annuncia nutrita e agguerrita, nonostante la crisi non risparmi nemmeno i nostri cugini d’oltralpe.

C’è chi gioca in casa – come la francese Columbus Café – e chi è di casa (quasi) ovunque, come Starbucks. Che vanta un’ottantina di locali in terra francese, e McCafé, con i suoi 160 punti vendita.

Senza dimenticare gli italiani

A cominciare dai grandi. Come Lavazza, che ha nella Francia il suo secondo mercato, dopo l’Italia. O Segafredo. Presente addirittura all’interno del museo del Louvre.

O, ancora, illy, che aprirà a breve il suo quindicesimo locale Espressamente nel prestigioso contesto della place de l’Odéon.

Un moltiplicarsi di insegne

Che riflette anche l’affermarsi di nuove dimensioni di consumo. Come quella del consumo per asporto di bevande calde. Che, come segnala l’articolo, è passata dall’1% al 27% del totale.

Starbucks è sbarcata a Parigi nel 2004

Aprendo il suo primo locale nella Avenue de l’Opéra. Pur potendo contare sul prestigio di un marchio forte e su un clientela cosmopolita, la catena americana non ha avuto vita facile.

Infatti, ha dovuto inventarsi tutta una serie di innovazioni (nuove bevande, nuove miscele con una torrefazione più vicina al gusto francese, carte fedeltà ).

Per prendere le misure di questo difficile mercato dove, sino all’anno scorso, non ha mai portato a casa un profitto. (né versato un centesimo a titolo di imposta sulle società).

A questo proposito va detto che, anche in Francia, Starbucks è finita nel mirino dei media

Sebbene senza lo scalpore suscitato in Uk, per le sue pratiche (ancorché lecite) di ottimizzazione fiscale.

Il gigante di Seattle rivendica i meriti storici della Starbucks experience. “Abbiamo ringiovanito e allargato il target delle caffetterie. – dichiara Olivier de Mendez. Direttore marketing e comunicazione di Starbucks France.

– alla fine degli anni novanta, gli studenti universitari avevano smesso di frequentare i caffè. Noi li abbiamo fatti ritornare”.

A fronte dei numerosi nuovi entranti – tra cui anche i belgi di Leonidas e i francesi di Louis Le Duff – Starbucks può far valere la maggiore esperienza e conoscenza del mercato esagonale acquisite sul campo.

Mendez

“La concorrenza ci obbliga a essere più furbi e a differenziare ulteriormente l’offerta” afferma de Mendez. Che annuncia una mezza dozzina di nuove aperture di qui a settembre.

“Se dipendesse da noi andremmo ancora più in fretta. Ma le location strategiche scarseggiano.” aggiunge ancora Mendez ricordando anche i costi elevati dei canoni di locazione e i gravosi oneri sociali a carico delle imprese.

Che ne sarà dei tradizionali caffè alla francese? E dei bistrots e delle brasseries?

Secondo il rappresentante dell’associazione nazionale dei pubblici esercizi Marcel Bénézet, i locali che hanno saputo rinnovarsi nei contenuti e nelle promozioni (Happy Hour, caffè a un euro al banco, wi-fi gratuito) continuano a godere del favore della clientela. Specie di quella più giovane.

Ma la recessione picchia duro anche da queste parti. Infatti, le cifre sulle chiusure non mancano di preoccupare. (“più che di Starbucks e Costa ho paura della crisi” ha dichiarato Bénézet).

La crisi sembra risparmiare invece i nuovi re del caffè

Osserva L’Expansion, grazie alla diversità di target (clientela ad alto tenore di vita e turisti) e alla capacità di questi locali di catturare il consumo aspirazionale.

“Il potenziale è enorme e c’è posto per tutti” ha dichiarato Erika Le Noan, direttrice generale di illy France.

A meno che – conclude l’articolo – i francesi, bevitori nostalgici di caffè, non decidano di voltare le spalle alle caffetterie per tornare nei vecchi bistrots. Laddove per secoli hanno fatto e rifatto il mondo”.

Africa: adesso il 90% degli utili del caffè finisce fuori dal continente nero

0
africa kampala africano tanzania mattei

MILANO – Riportiamo ciò che è emerso dal rapporto Making the most of Africa’s Commodities: Industrialization for Growth, Jobs and Economic Transformation; redatto poi dall’Economic commission for africa (Eca) dell’Onu e dall’Unione Africana (Ua).

«L’industrializzazione massiccia sulla base delle materie prime in Africa è indispensabile, possibile, e utile. Il continente africano ha la possibilità infatti, di diventare una potenza economica mondiale.

Attraverso una strategia di industrializzazione basata sulle materie prime. Mettendo a profitto le risorse delle quali il continente è riccamente dotato e la quotazione elevata di queste risorse. Così come la riorganizzazione del processo di produzione mondiale.

Una tale politica deve essere condotta. Almeno se il continente vuole diventare una potenza economica mondiale in grado di affrontare le sfide della disoccupazione giovanile. Della povertà e dell’ineguaglianza dei sessi».

Africa futura potenza: cosa dicono i numeri

I dati sono stati raccolti  in casi di studio nazionali preparati per 9 Paesi africani di 5 sub-regioni. Quindi Algeria, Camerun, Egitto, Etiopia, Ghana, Kenya; Nigeria, Sud Africa e Zambia.

Singolarmente e collettivamente, i paesi africani devono «Impegnarsi in una “trasformazione audace“. Verso una strategia di industrializzazione commodity-based. Questa infatti, consentirebbe al continente di farsi carico del proprio sviluppo».

Il rapporto sottolinea

«Ottimizzare l’utilizzo dei prodotti di base dell’Africa in vista di industrializzare il continente necessita di una valorizzazione delle materie prime, tanto agricole che industriali; di stabilire dei legami a monte ed a valle  del settore dei prodotti di base».

Eca ed Ua sono convinte. «L’industrializzazione creerà dei posti di lavoro. Così come delle entrate e dei benefici pecuniari e non pecuniari.

Inoltre, valorizzando localmente le loro materie prime, I Paesi africani assicureranno simultaneamente la diversificazione delle loro capacità tecnologiche; l’ampliamento delle competenze disponibili e l’approfondimento delle strutture industriali di ogni Paese».

Il problema sarà farlo capire al vecchio e nuovo colonialismo

Un sistema che rapina le risorse africane ed alla classe dirigente del continente troppo spesso complice di questo saccheggio. Infatti, come ricorda lo stesso rapporto.

Anche se l’Africa ha il 12% delle riserve di petrolio, il 40% delle riserve d’oro e tra l’80 e il 90% delle riserve di cromo e platino del mondo;

il 60% delle terre arabili e vaste risorse in legname e in metalli rari di cui si nutre l’industria dell’elettronica da consumo. «La valorizzazione di queste risorse è debole. Si limita infatti alla entrate irrisorie  della loro esportazione».

Il rapporto fa l’esempio dell’industria del caffè

«Fino al 90 % dei guadagni totali tratti dal caffè africano, va ai Paesi consumatori dell’Europa, dell’America del nord e dell’Asia. I Paesi produttori africani, come l’Etiopia, potrebbero trarne maggiori benefici».

Mentre alcuni Paesi africani hanno realizzato dei progressi nella gestione della filiera delle materie prime; altri hanno ancora molto cammino da fare prima di liberarsi del neocolonialismo e del sottosviluppo. Fenomeni che mantengono in povertà Paesi teoricamente ricchi.

Qui il rapporto esce dai binari neo-liberisti. Gli stessi che sembravano non abbandonabili fino a pochi mesi fa. Dice che «Delle politiche interventiste dello Stato e delle iniziative prese a livello del continente potrebbero migliorare la situazione».

Inoltre aggiunge che «Lavorare la maggior parte della commodities in Africa, richiede adeguati quadri pianificatori dello sviluppo.

Per politiche industriali efficaci basate sull’evidenza e che tengano conto di quel che influenza l’ampiezza e la profondità dei collegamenti; così come dei driver dei collegamenti infrastrutturali e specifici per ogni Paese».

La pianificazione continentale

Per stimolare questi collegamenti panafricani il rapporto chiede inoltre di eliminare «I vincoli e le strozzature nelle infrastrutture del continente».

Inoltre, raccomanda anche di «Migliorare la messa in opera delle politiche. Stabilendo così un coordinamento tra i ministeri interessati. Al fine di ridurre gli incidenti in questo campo che devastano il continente da molto tempo».

 

Fonte: greenreport

Vending Cruise 2013: ecco l’appuntamento congressuale europeo del vending

0
vending cruise

MILANO – Si è conclusa la seconda edizione di Vending Cruise. Tenutasi dal 3 al 7 maggio a bordo di Costa Mediterranea.

Vending Cruise: il congresso europeo più importante per il settore del vending internazionale

Un’occasione di incontro e condivisione tra i principali player del comparto. Hanno partecipato a questa edizione della manifestazione circa 400 operatori, di cui più del 40% stranieri.

Durante i quattro giorni di navigazione, le Associazioni del vending e le aziende presenti, hanno affrontato importanti temi. Quali il mercato, l’inovazione, le aspettative dei consumatori.
L’occasione è stata propizia inoltre per condividere strategie e stringere nuove alleanze.

vending-cruise

Vending Cruise ha ospitato EurOps

La conferenza per i gestori organizzata da EvaVA – European Vending Association dal titolo “La via della crescita”. Durante la quale è stato presentato il vending in Europa e esperti della distribuzione automatica e di altri settori hanno illustrato le loro proposte anti-crisi.

Molti gli spunti per nuove applicazioni del vending: dal retail all’interazione con il digital. A supporto del business l’incoraggiamento ad utilizzare strumenti informativi volti alla riduzione dei costi aziendali e come supporto nei processi decisionali.

Confida

L’associazione Italiana Distribuzione Automatica, promotrice della Vending Cruise, ha aperto e chiuso l’evento. Inoltre, ha illustrato una sintesi del più recente studio di settore del Vending in Italia realizzato da Accenture.

Oltre che una analisi sulle aspettative e il grado di soddisfazione dei consumatori realizzato da Demoskopea. È stato presentato inoltre, in anteprima assoluta, l’Osservatorio del Vending italiano. 

Frutto dell’analisi sui bilanci di quasi 600 gestioni che evidenzia la dimensione del settore, la distribuzione geografica, l’elenco e la concentrazione degli operatori; utile strumento per tutti coloro i quali sono interessati ad approfondire i dettagli del comparto del vending.

A bordo della Vending Cruise

Si è tenuta la premiazione dei vincitori di Packaging for Vending, il concorso ideato da Confida che premia i migliori packaging destinati al Settore.

Quest’anno il vincitore assoluto è stato il Progetto EcoGreen di Acqua Minerale San Benedetto. Nella categoria “Bibite e succhi” si è aggiudicato il premio Yoga bevande alla frutta bottiglia Pet 250 di Conserve Italia. Mentre nella categoria “Snack”, il prodotto vincitore è Air Action Vigorsol – astuccio di Perfetti Van Melle Italia.

Importante partecipazione anche agli eventi organizzati dalle aziende Top Sponsor

Covim, BWT Water+More e Acqua Minerale San Benedetto.
Tutti i partecipanti hanno espresso un entusiastico apprezzamento per il format della manifestazione; una ventata di ottimismo per affrontare le sfide del mercato.

Lucio Pinetti-Piero-Angelo-Lazzari

“Con questa edizione della Vending Cruise, l’Italia si conferma leader non solo nel mercato, ma anche in creatività, visione e strategia.

Come Confida sentiamo il dovere  di condividere con tutte le organizzazioni nazionali a noi omologhe ciò che crediamo possa contribuire allo sviluppo del vending internazionale. Questo è il nostro impegno per il futuro”. Lucio Pinetti, Presidente Confida- Associazione Italiana Distribuzione Automatica

Venditalia Servizi Srl
Tel. +39 02 33105685  E-mail venditalia@venditalia.com