mercoledì 21 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 3778

ECONOMIA – Dopo il caso Cova altro schiaffo all’Italia che non trattiene le eccellenze.

0
Riccardo Illy
Riccardo Illy nella sua cantina

MILANO – L’acquisizione di Loro Piana da parte di Lvmh è un’ottima notizia per l’economia. Ma è anche l’ennesimo schiaffo ad un sistema-Paese che evidentemente non funziona. La «sintesi» dell’ultima conquista di quella campagna d’Italia che vede da ormai da quindici anni affrontarsi i due colossi – francesi ma globali – Lvmh e Kering (ex Ppr) è di Carlo Alberto Carnevale Maffè. Docente di strategia e imprenditorialità alla Sda-Bocconi.  La lunghezza dell’elenco è ormai imbarazzante e comprende marchi di tutte le misure e specializzazioni. Il made in Italy ne esce tutte le volte, distrutto.

Made in Italy sempre più colonizzato

«Di primo acchito l’opinione è quella», concorda Riccardo Illy. Se i pezzi più pregiati del made in Italy finiscono in mano a capitali stranieri, il rischio di un impoverimento del sistema-Paese è concreto.

Dice gelido Illy

«il sistema-Paese non ha fatto nulla per impedirlo». Mancano capitali, certo. Mancano capacità manageriali adeguate? Forse no.

Dato che la stessa Lvmh dopo aver acquisito Bulgari ha messo l’ad della casa italiana, Francesco Trapani, a capo della divisione gioielli e orologi di tutto il gruppo. Quella che comprende marchi come Dior Watches, Chaumet o De Beers.

Il modello Luis Vuitton Moët Hennessy

Proprio Illy lo conosce bene e in qualche misura lo sta replicando con successo nell’industria agroalimentare d’eccellenza. Dal cacao Domori al tè Dammann.

Che guarda caso è francese e rappresenta uno dei pochi casi di shopping italiano oltralpe. La forza dei francesi, spiega Illy, è proprio quella. Lasciano in mano la gestione alla famiglia fondatrice che viene cooptata nel gruppo e non «mangiata».

Made in Italy promosso dalle imprese familiari

Forniscono capitali, management, acquisti centralizzati di pubblicità e gestione dei punti vendita monomarca. «Se devo dire se patriotticamente mi dà fastidio rispondo di no», dice ancora Carnevale Maffè.

«I migliori casi di marchi familiari non possono che andare in questa direzione». Anche perché «il settore del lusso richiede capitali ingenti per gestire la complessità delle operazioni di crescita sui nuovi mercati».

Capitali che evidentemente scarseggiano, insieme a tante altre carenze «di sistema», appunto.

Ancora Carnevale Maffè

«Pensiamo alla tutela della proprietà intellettuale: in Italia servono 1400 giorni per un giudizio. Un tempo immenso. Se lavoro nel settore della moda, perdo otto collezioni».

La burocrazia: il vero freno al made in Italy

«Con il nostro gruppo – dice ancora Illy – siamo presenti in molti paesi. Posso dirle che non esiste in nessun altro posto una burocrazia come la nostra».

Un episodio emblematico

«A Montalcino, per impiantare una nuova vigna di Brunello, abbiamo dovuto fare una prova sismologica. Risultato: abbiamo perso una stagione per verificare quanti danni avrebbe fatto il crollo delle viti in seguito a un terremoto».

Però quello dell’inefficienza pubblica sarà un problema anche per i francesi, da domani. Vero solo in parte, dice ancora Illy: «Lvmh fornirà capitali a Loro Piana finanziandosi in Francia e pagando un premio sullo spread francese, molto più basso di quello italiano. Pagando quindi il denaro molto meno di quello che avrebbe pagato una Loro Piana “italiana”. Di chi è la colpa? non certo degli imprenditori. Piuttosto, di una classe politica che ha fatto poco o nulla per evitare questo stato di cose».

Il rischio maggiore, spiegato da Carnevale Maffè

E’ che la filiera produttiva che sta dietro a Loro Piana non riesca a cogliere l’opportunità e si trovi tagliata fuori. Un rischio scongiurato dai fornitori di Gucci o di Bottega Veneta, ad esempio. Che proprio grazie all’alleanza con un grande gruppo hanno trasformato le eccellenze produttive in nicchie di mercato globali.

Il rammarico di un Made in Italy terra di conquista

Senza che nessun gruppo italiano abbia saputo aggregare intorno a sé altri marchi e eccellenze del lusso e della moda. La domanda che veniva alla mente leggendo le parole pronunciate da Trapani due anni fa. Annunciando l’acquisizione di Bulgari da parte ancora di Lvmh dichiarò: «Volevamo un polo italiano ma nessuno ci ha risposto. Tutti hanno preferito tenere il controllo anche a costo, magari, di avere dei problemi». Domande rimaste ancora senza risposta.

 

Fonte: La Stampa

SALUTE – Le bibite dolci provocano più calcoli renali: assolti invece caffè e tè che avrebbero capacità protettive

0
bibite zuccherate

MILANO – Che esagerare con lo zucchero non sia salutare è risaputo. Adesso si è anche scoperto che le bibite zuccherate sono nemiche dei reni. Basta una lattina al giorno per far crescere del 25% il rischio. A mettere in guardia i consumatori di bevande dolcificate uno studio americano del Brigham and Women’s Hospital di Boston. Pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology.

Bibite zuccherate: quali scegliere

 

Assolti, invece, caffè, tè e succo d’arancia che, al contrario, avrebbero capacità protettive.

Gli scienziati hanno analizzato i dati di tre gruppi arruolati in programmi di studio. Circa 200.000 persone, seguite attraverso questionari per 8 anni. I volontari che consumavano meno bibite zuccherate avevano un rischio di calcoli renali ridotto del 23%.

La ricerca

“Il nostro studio – spiega l’autore Gary Curhan – mostra che la relazione tra gli apporti idrici e i calcoli renali potrebbe dipendere dal tipo di bevanda consumata. Abbiamo infatti trovato un forte legame tra un grande consumo di bevande zuccherate e una forte incidenza di calcoli renale”.

Fonte: Clinical Journal of the American Society of Nephrology

Architettura e caffè: Trash Cafè debutta la caffetteria riciclata.

0
architettura
u-cafè-tutto-in-materiale-riciclato-realizzato-a-Newcastle-Gran-Bretagna

NEWCASTLE (Gran Bretagna) – Sull’estetica c’è forse ancora un po’ da lavorare, ma il messaggio è immediato ed efficacemente trasmesso: utilizzando in modo intelligente i materiali di scarto abbiamo a disposizione tutto ciò che occorre per arredare e definire gli spazi. Alla Newcastle University questo concetto è diventato realtà grazie all’ingegno degli studenti e la collaborazione di un gruppo di architetti, che hanno dato vita al ‘ Trash Cafè’, una caffetteria interamente realizzata con materiale di rifiuto.

Mobile e smontabile, il Trash Cafè si compone principalmente di bottiglie di plastica e scatole di cartone, e nasce grazie al progetto U-cafè, concepito proprio con l’intento di stimolare i ragazzi e la comunità a riutilizzare i prodotti considerati di scarto. La caffetteria dell’università è nata grazie al lavoro di 18 studenti in collaborazione con un team di ingegneri, architetti e sociologi, che hanno impiegato tre mesi a dare vita al progetto.

trashcafe-locale-con-materiale-di scarto
Gli studenti al lavoro per montare il bar realizzato con materiale riciclato

Qui tutto è riciclato, dalle pareti agli sgabelli, tranne il caffè. Inoltre, tutte le parti che lo compongono sono state pensate per un facile smontaggio, in modo che il tutto si possa ri-assemblare in altro luogo.

Ogni componente è etichettata con un codice QR che manda direttamente al sito del progetto, perché i clienti possano conoscere tutti i dettagli.

Una caffettera pop-up che sfida la comune percezione dei ‘rifiuti’; allo stesso tempo esplora e fornisce una prova tangibile di come sarebbe possibile creare abitazioni completamente sostenibili. Il progetto è frutto degli ingegneri civili Stephanie Glendinning e Mark Powell, e del Direttore della facoltà di Architettura Graham Farmer.

Dare un nuovo valore al materiale di scarto

Afferma in proposito il dottor Powell “riciclare significa prendere del materiale che sarebbe comunemente considerato di scarto e fargli un nuovo valore. Ma il punto è: come incoraggiamo le persone a pensare e vivere diversamente il cibo e il suo packaging?”. Ecco che la caffetteria diventa anche un luogo di scambio di idee. Dove i ragazzi sono invitati ad esprimere la loro visione sul concetto di riciclo e proporre idee per diffonderlo.

Fonte: La Stampa

CAFFE’ E RELIGIONE – In Tunisia il governo vuole chiudere caffè e ristoranti durante Ramadan

0
ramadan

TUNISI – Il mese sacro di Ramadan, è cominciato oggi martedì 9. Quindi i ristoranti e i caffè tunisini devono chiudere. La presa di posizione è del ministro degli Affari religiosi, Noureddine Khademi. Ha scelto una trasmissione radio per lanciare la sua prescrizione. Khademi ha anche fatto appello, al popolo tunisino, a ”rispettare i riti religiosi del mese sacro”.

Ramadan senza caffè

Durante il mese di Ramadan, i musulmani osservanti rispettano il digiuno quotidiano. A partire dalla prima preghiera del mattino (praticamente ancora nel cuore della notte) sino al tramonto; spesso scegliendo ristoranti e caffè per mangiare.

CACAO – In Indonesia diminuiscono del 5% raccolti e macinazioni, secondo i dati ICCO

0
icco

MILANO – In Indonesia raccolti e macinazioni di cacao sono in frenata. Sono le ultime stime dell’Icco (l’International cocoa Organization che ha sede a Londra). Per la stagione 2012-13 indica la produzione del Paese asiatico i discesa a 450mila tonnellate di coloniale. Quindi di oltre 5% in meno rispetto alle previsioni elaborate in settembre.

Icco sottolinea

– Questo è connesso soprattutto «all’età avanzata degli arbusti». Piantati in media negli anni 80, che li rende maggiormente vulnerabili a malattie e parassiti. Appare inoltre difficile attuare una valida politica di sostituzione delle piante a livello nazionale; visto che il tessuto produttivo del Paese è formato da moltissimi e piccoli coltivatori. (tutti assieme coprono circa il 95 per cento dell’offerta locale).

Il calo dei raccolti

Potrebbe essere stato maggiore se il clima nel Paese – terzo big del settore alle spalle di Costa d’Avorio e Ghana, non fosse stato particolarmente favorevole. Questo potrebbe far si che l‘output del Paese possa stabilizzarsi attorno ai livelli della scorsa stagione.

L’Icco ha corretto al ribasso anche le stime sulle macinazioni

Ovvero il maggior indicatore dei consumi di cacao –. Indicate ora a 280mila tonnellate: Circa 5mila in meno rispetto ai calcoli di settembre; nonostante questa modesta flessione, il livello delle macinazioni resta superiore di circa il 4% nei confronti dell’annata scorsa. Da ricordare che i macinatori producono soprattutto polvere di cacao e burro di cacao (quello che conferisce al cioccolato il cosiddetto gusto che si scioglie in bocca). I prezzi del burro di cacao attualmente in Asia sono ai massimi da circa quattro anni. Sull’onda della crescita dei consumi di cioccolato e dei timori di una rarefazione della disponibilità. (l’Icco per quest’anno ha alzato le proprie stime sul deficit di offerta da 45 a 60mila tonnellate. Contro il surplus di 84mila tonnellate sperimentato nel 2012).

Il settore in Indonesia

Presenta inoltre grandi potenzialità di espansione. Cosa che sta attirando nel Paese investimenti dall’estero. Basti pensare che colossi del calibro dell’americana Cargill e della svizzera Barry Callebaut (leader mondiali nella produzione di cioccolato) che stanno programmando investimenti nel Paese (Barry Callebaut vuole spendere 150 milioni di dollari per un impianto di macinazione nel Sulawesi).
Fonte: Sole 24 Ore

I titoli delle notizie di ieri su Comunicaffè International

0
mondo del caffè

MILANO – Una giornata importante quella di ieri. Almeno per tutti coloro che seguono con passione il settore del caffè. Tuttavia, non tutte le notizie di ieri sono positive. Putroppo un lutto fa parte di ciò che è stato pubblicato sullo scorso numero di Comunicaffè International.

Notizie di ieri: il mondo del caffè è ancora più nero

Dalla redazione di Comunicaffè, si è deciso di dare il giusto rilievo alla scomparsa di Vincenzo Sandalj. In quanto figura chiave dell’industria del caffè. Trieste piange il suo imprenditore. Colleghi e amici si sono riuniti nella sua commemorazione. Un saluto che anche sulla testata di Comunicaffè, ha trovato lo spazio necessario. Un saluto di affetto, condiviso da tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerlo. Le notizie di ieri si sono concentrate sull’appuntamento per l’estremo saluto.

VINCENZO SANDALJ – Le esequie si svolgeranno venerdì alle 11. Nella chiesa di Sant’Antonio Nuovo in Piazza Sant’Antonio Nuovo. A Trieste

SCAE – Resi noti i nomi dei tre prossimi presidenti

MEDIO ORIENTE – La catena neozelandese Esquires inaugura il suo primo locale in Kuwait

USA – Dunkin’ Donuts festeggia il suo 500° locale a New York City

AUSTRALIA – Annunciato il calendario della Danes Home Barista Competition

MESSICO – Krispy Kreme apre il suo 100° locale a Cancun

Le notizie di ieri più a Oriente

VIETNAM – Taglio del nastro per il nuovo stabilimento Nescafé
La multinazione elvetica ha investito 230 milioni di franchi svizzeri (185 milioni di euro)

CINA – Vendite di caffè in crescita a un cagr del 9% tra 2012 e il 2017

TAIWAN – Governo riconosce il marchio di origine per il caffè di Guoshing

USA – Prestigioso riconoscimento per Greenwell Farms

Espansioni e esportazioni

GLOBAL – Coca-Cola e Wwf espandono la loro partnership, annunciano nuovi obiettivi ambientali

BRASILE – Export verso i paesi arabi in crescita del 21%

SOSTENIBILITA’ – Mondelez investe 200 miliardi per una produzione in Vietnam di caffè che pesi meno sull’ambiente

0
mondelez

MILANO – Una produzione di caffè più sostenibile per gli agricoltori e per il pianeta. Ecco l’obiettivo di Mondelez (l’ex Kraft). La multinazionale proprietaria dei marchi Kenco, Carte Noire e Cadbury.

Mondelez investe 200 miliardi di dollari

Oltre 155 miliardi di euro per migliorare la produzione di caffè, a partire dalle coltivazioni.

La multinazionale ha deciso di offrire il proprio contributo economico per la formazione di 1500 coltivatori vietnamiti. Questi impareranno i metodi dell’agricoltura biologica al fine di aumentare le rese dei raccolti provenienti dalle piantagioni di caffè.

Il secondo principale marchio di caffè del mondo prevede così di migliorare il ciclo produttivo del caffè. In modo tale da rispettare quanto stabilito dal 4C Code of Conduct; che fissa i principi ambientali, economici e sociali per la produzione sostenibile, la lavorazione e il commercio del caffè.

L’investimento relativo al Vietnam

E’ il primo passo del programma di sostenibilità della multinazionale, che prende il nome di Coffee Made Happy. 

Essa prevede la formazione degli agricoltori della prossima generazione, fornendo loro le competenze necessarie per migliorare la produzione di caffè dal punto di vista ambientale. L’intera filiera produttiva verrà resa più trasparente e sostenibile.

L’impegno dell’azienda: garantire che tutto il caffè venduto in Europa proverrà da agricoltura sostenibile entro il 2015

Nei prossimi due anni, la multinazionale prevede di proseguire i propri investimenti sia in Vietnam che in India. In collaborazione con l’IDH Coffee Program.

L’azienda si prepara a garantire ai consumatori caffè di alta qualità ed ai coltivatori uno stile di vita e guadagni migliori. Il tutto nel rispetto dell’ambiente.

Non si tratta della prima iniziativa incentrata sulla responsabilità sociale intrapresa da Mondelez. Nei mesi scorsi la multinazionale si era infatti già impegnata per la tutela dei diritti delle donne che lavorano nella filiera del cacao. Grazie all’intervento di Oxfam, ed a fianco di Nestlé e Mars. In una vera e propria lotta contro la fame, la povertà e la disuguaglianza sociale.

Marta Albè

Fonte: Greenbiz

STORIA, 1973: CAFFE’ E POLITICA – Quel pranzo a metà di Almirante all’autogrill Cantagallo di Bologna

0
Giorgio Almirante
Giorgio Almirante

BOLOGNA – Un’estate ad alto contenuto infiammabile. È quella vissuta 40 anni fa al Cantagallo. Siamo alla fine di giugno del ’73 e al ristorante della mitica area di servizio alle porte di Bologna arriva per pranzare, proveniente da Trieste e diretto al Quirinale per discutere con il presidente Leone della classica crisetta estiva di governo. Giorgio Almirante (nella foto a fianco Giorgio Almirante, sotto quella dell’autogrill nel 1973) con la moglie Assunta, il figlio e il robusto camerata Michele Marchio.

Giorgio Almirante voleva solo un caffè

Il quartetto, «seduto al tavolo numero 30» — come scrisse pochi giorni dopo Carlo Rossella sull’allora progressista Panorama diretto da Lamberto Sechi — fa a tempo giusto ad assaggiare un primo (penne al sugo e poi salumi per lui, lenticche e cotechino per la signora). Quand’ecco che tutto il personale del Cantagallo gli si materializza davanti con le braccia incrociate: sciopero.

 

autogrill-cantagallo
L’autogrill Cantagallo come era nel 1973

Il direttore Il direttore di sala, Nicola Colamonico, spiega

«Il personale è in sciopero contro la sua presenza in questo locale e si rifiuta di servirle frutta e caffè». Molti lavoratori provengono dalle colline attorno a Sasso Marconi. Troppo fresco il ricordo dei 1830 morti di Marzabotto per ospitare un ex repubblichino fiancheggiatore dei nazisti contro i partigiani. E allora che succede? Diverse le versioni sulla reazione di Almirante.

Cosa ha fatto Giorgio Almirante

Donna Assunta racconta che il marito, a differenza sua che tentò d’impuntarsi, non fece una piega. Chiese al direttore «cos’è questo silenzio, è in mio onore?».

«purtroppo sì» rispose quello, se ne andò e basta.

Rossella racconta invece che il segretario disse «voglio parlare io a quelli per dirgli ciò che penso del loro gesto». «Non glielo consiglio, onorevole», avrebbe risposto Colamonica.

«voi siete dirigenti che temete i subalterni: ci vuole gente più energica». Ribattè Almirante girando i tacchi e lasciando al corpulento Marchio la restante polemica.

«non ci date la frutta e noi ce la prendiamo; un conto di 13mila lire è troppo; che eravate figli di puttana lo sapevo, ma anche ladri no». Poi nervosetto, all’aperto, al posteggiatore, «cos’ha da guardare? Si faccia i fatti suoi». Niente frutta e neppure il pieno di benzina. Assunta su tutte le furie, il marito impassibile le spiega che «è la battaglia politica, è normale».

La filastrocca

Ai presenti che dicono «a Bologna i fascisti non ci mangiano, mica siamo a Reggio Calabria», risponde per le rime: «Vi farò vedere chi sono io, avrete presto mie notizie». Così fu: pochi giorni dopo una squadretta (pare organizzata da Ordine Nuovo) tornò al Cantagallo dove sfasciò lo sfasciabile. Cose e persone, con spranghe e bastoni.

Intanto per quei 30 minuti di sciopero ben 16 lavoratori andarono a processo (assolti due anni dopo). Così il gruppo politico-musicale «Il canzoniere delle Lame» pubblicò un 45 giri con i cui proventi si pagarono le spese legali ai dipendenti.

«Era giugno e faceva un gran caldo / Almirante affamato sbuffava / A Bologna di mangiar sperava … fu così che schiumante di rabbia / pancia vuota e senza benzina / Cantagallo dovette lascià…»”. Quarant’anni fa, davvero un’altra epoca.

Fernando Pellerano

 

ARTE E CAFFE’ – Moka un quadro di Claudio Rampin

0
claudio rampin

MILANO – Sul suo sito l’artista Claudio Rampin presenta una sua opera intitolata Moka, juta su legno. acrilico con materiali misti che mostriamo qui sotto.

Claudio Rampin descrive il suo quadro

“Il gusto e il profumo. Insomma, l’arte del caffè italiano, che incrocia le origini tropicali della pianta. Tutto questo, direttamente dipinto su una tela di juta. Una base adibita al contenimento dei chicchi di caffè.

Questo lavoro vuole quindi inebriare di profumo della bevanda tipica italiana. Dando così un omaggio al design del “bel paese”. Attraverso la tipica caffettiera immancabile in ogni casa d’Italia”.

Le misure dell’opera

Sono 80×50, juta su legno. acrilico con materiali misti

quadro-acrilico (1)

info: claudio@claudiorampin.com

L’OPINIONE – Un cappuccino corretto

0
cappuccino scuro

MILANO – Oggi il cappuccino scuro non è stato un successo. Il barista non mi conosceva. Ho avuto un attimo di distrazione e prima che riuscissi a fermarlo la tazza era colma di latte quasi fino all’orlo. L’ho bevuto comunque, per non offenderlo. Ma no, decisamente non andava bene. C’è sempre questo rischio quando sono in giro.

di Lee Marshall*

Cappuccino scuro: una vera prova per i baristi

Nei miei due bar di fiducia vado sul sicuro. Nel primo, in Umbria, i baristi hanno imparato a fare il cappuccino scuro come piace a me. Stessa dose di caffè ma meno latte, in modo che arrivi a un centimetro dall’orlo.

Nel secondo, a Roma, hanno i bicchieri di vetro romani. Quindi senza manico. Sono perciò un po’ meno capienti delle tazze di ceramica. Se chiedo un cappuccino al vetro, so che mi arriverà già scuro. Ma guai ad applicare questa regola altrove. Infatti, con il bicchiere sbagliato, rischi di sconfinare verso il caffellatte.

Quando sono a Venezia tutto fila liscio. Là esiste il macchiatone, una via di mezzo tra caffè macchiato e cappuccino. Anche il prezzo è calibrato di conseguenza. (devo ammettere che ignoro la diffusione regionale del macchiatone. Si trova in tutto il nordest? Arriva fino a Milano? Qualcuno mi sa aiutare?).

I primi anni di permanenza in Italia

Ci ho messo un po’ a capire che il cappuccino scuro fosse la mia bevanda mattutina. A volte chiedevo il cappuccino, a volte il caffè macchiato.

Ma nel primo l’impatto del caffè era troppo diluito; mentre nel secondo (almeno per il primo caffè della giornata) era troppo forte. Poi ho scoperto, un po’ alla volta, che in Italia il caffè, si presta a una serie di variazioni componibili e accumulabili. Al vetro. Senza schiuma. Tiepido, bollente. Lungo, ristretto. Macchiato caldo, macchiato freddo. Poi le variazioni regionali: marocchino, bicerin, caffè alla nocciola.

Il caffè all’italiana conquista oltre i confini nazionali

Chi di voi è stato a Londra di recente saprà che da almeno dieci anni la città è piena di caffè all’italiana. Per molti anni, il mitico Bar Italia di Frith street, a Soho, fondato nel 1949 (c’è ancora, per fortuna), aveva l’esclusiva. Poi sono arrivate le catene. Caffè Nero, Caffè Uno, Costa e gli statunitensi di Starbucks. Oggi, in tutto il Regno Unito, trovare un caffè (quasi) bevibile non è una grande impresa.

Le differenze culturali nella pausa caffè

Puoi avere la macchina perfetta, il caffè 100 per cento arabica selezionato. Il barista esperto (spesso italiano, tra l’altro). Culturalmente, però, l’esperienza è sempre diversa.

Innanzitutto, devi fare la fila

In Italia credo che sia scritto nella costituzione (non ho controllato, ma sarà lì da qualche parte) che puoi entrare in un bar e avere il caffè servito al banco nell’arco di massimo sessanta secondi. A prescindere da quanta gente c’è. A Londra, nelle ore di punta, puoi aspettare anche 10 o 15 minuti. (in compenso, noi inglesi abbiamo tempi costituzionali simili, di un minuto o massimo due, per la fila in banca o all’ufficio postale).

Tutti si siedono ai tavoli

L’idea del caffè come droga, da consumare velocemente in piedi non è ancora approdata da noi. Nel Regno Unito, la consumazione del caffè si rifà ancora al modello del tè. E per questo motivo, secondo me, che il “doppio” – richiesta piuttosto rara in Italia, nella mia esperienza – è diventato la dose default nei caffè “italiani” di Londra. Non è solo per la botta di caffeina, ma anche perché ci vuole più tempo a berlo.

Inoltre, nonostante tutti i mochachino e le altre stranezze che troviamo sulla lista delle consumazioni, i baristi inglesi non riescono a concepire il concetto italiano di coffee empowerment. Ovvero, che le sfumature del caffè sono determinate dal cliente, non dall’ufficio commerciale della catena.

In Italia un barista può sbagliare a fare il cappuccino scuro

Ma di solito è solo perché non gli ho spiegato bene la variante. È il concetto stesso di variante che manca in altri paesi. Una volta ho provato a insegnare a un barista di Caffè Nero a Chichester (di quelli che portano la scritta BARISTA stampato a grandi caratteri sulla maglietta, a scanso di equivoci) a preparare il cappuccino scuro. Ma lui sembrava così confuso, così terrorizzato dall’idea di andare fuori menù, che alla fine ho preso un caffè macchiato.

Ma questo vale per tutte le religioni. Man mano che ti allontani dalla chiesa madre, cominciano ad affiorare i culti, le eresie. Come l’orange frappuccino, che nemmeno contiene il caffè.

Detto ciò, un italiano una volta mi ha confessato che ogni tanto gli piaceva bere un cappuccino dopo pranzo. Ma sapeva di doversi prima scusare con il barista.

Lee Marshall

Un giornalista britannico che si occupa di viaggi e cinema. Collabora con Condé Nast Traveller, Screen International e altre testate. In Italia dal 1984, vive a Città della Pieve, in provincia di Perugia. Scrive sul blog di Internazionale il settimanale che riporta i migliori articoli della stampa internazionale tradotti in italiano. Nella foto in alto l’ultima copertina di Internazionle

Fonte: http://www.internazionale.it/opinioni/lee-marshall/2012/07/05/un-cappuccino-corretto/