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ANNIVERSARI – Compie 250 anni la caffetteria torinese Al Bicerin: deve il suo nome a una bevanda, il bicerin, composta da cioccolata, caffè e fior di latte miscelate

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al bicerin
Il tradizionale bicerin di Cavour. precursore del marocchino

TORINO – Da anni è uno dei caffè storici d’Italia più noti. La notizia di oggi è che compie 250 anni il torinese Caffè Cioccolateria Al Bicerin. Nasce nel 1763, quando il venditore di acqua cedrata Giuseppe Dentis apre la piccola bottega di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata.

Al Bicerin: le origini

Deve il suo nome a una bevanda, il bicerin, composta da cioccolata, caffè e fior di latte miscelate. Servita in piccoli bicchieri senza manico. È stato punto di riferimento per grandi personalità: da Cavour a Pellico; da Puccini a Nietzsche. Ma anche la regina Maria Jose e Umberto II, Wanda Osiris, Gozzano e Calvino.

L'esterno della caffetteria Al Bicerin
L’esterno della caffetteria Al Bicerin

Un po’ di storia

Ha visto la luce nel 1763, questo piccolissimo caffè. È in quell’anno, infatti, che l’acquacedratario Dentis apre la sua piccola bottega. Proprio di fronte all’ingresso del Santuario della Consolata. Il locale è scuro e arredato semplicemente con tavole e panche di legno. Possiamo cercare di immaginare il signor Dentis mentre serve – insieme a cedrata, limonata e altre bibite – prodotti arrivati da lontano. Tutti evocativi e misteriosi. Caffè, tè, cioccolata… parole strane, sapori nuovi, odori sorprendenti.

Appena nato, ma ancora da battezzare… dovrà passare qualche anno prima che il locale prenda il nome dalla sua creazione più famosa.

Nell’ottocento, la svolta

Il locale cambia volto all’inizio dell’Ottocento. Tutto il palazzo viene ristrutturato e il Caffè Al Bicerin prende l’aspetto che con cura è stato conservato fino a oggi. Compaiono la cornice esterna in ferro, i pannelli pubblicitari ai lati. Le colonnine e i capitelli in ghisa. Ma non sono gli unici cambiamenti. Dentro le pareti vengono abbellite con boiseries di legno decorate da specchi. I semplici tavoli sono sostituiti da quei tavolini di marmo che potete ancora ammirare. Il bancone è sempre quello, solido e insostituibile. Alle sue spalle spuntano i vasi di confetti, ben 40 tipi diversi… una gioia per gli occhi.

A pensarci, è da batticuore vedere un luogo esattamente come appariva agli occhi delle dame dell’epoca.

Il successo del locale

Fu dovuto a molti fattori. Uno dei quali fu l’invenzione di una gustosa evoluzione della bavareisa. Una bevanda allora di gran moda e che veniva servita in grossi bicchieri. Era fatta di caffè, cioccolato, latte e sciroppo.

Il rituale del nuovo “bicerin”

Prevedeva che i tre ingredienti fossero serviti separatamente. Inizialmente erano previste tre varianti. Pur e fiur (l’odierno cappuccino), pur e barba (caffè e cioccolato), ‘n poc ‘d tut (ovvero “un po’ di tutto”), con tutti e tre gli ingredienti miscelati. È stata quest’ultima formula ad avere più successo e a prevalere sulle altre.

La bevanda è nata fra le calde mura di questo piccolo Caffè. Piano piano si diffonde anche negli altri locali della città, diventandone addirittura uno dei simboli. Viene servita in piccoli bicchieri (bicerin, appunto) senza manico.

La storia del cioccolato a Torino

La prima colazione dei torinesi è la “bavareisa”, bevanda a base di caffè, cioccolato e latte, servita in un bicchiere. Un secolo dopo, grazie al contenitore, un piccolo bicchiere con supporto e manico di metallo, si chiamerà “Bicerin”. Gli ingredienti del “Bicerin”, serviti sempre molto caldi in bicchieri di vetro, vengono proposti in tre diverse varianti. “Pur e Fiùr” (caffè e latte), “Pur e barba” (caffè e cioccolato), e infine “Un pù ‘d Tut”. Una miscela dei tre ingredienti, quella che va per la maggiore ancora oggi.

Fonte: http://www.chococlub.com/consorzio/storia32.htm

I locali storici d’Italia

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Il Caffè Al Bicerin fa parte dell’Associazione dei Locali Storici d’Italia, che si occupa di salvaguardare l’integrità di questi luoghi e di promuoverne l’immagine. Consapevoli dell’importanza della loro missione, i locali storici si impegnano a conservare la memoria del tempo passato con arredamenti d’epoca, ricette originali e “semplici ricordi”: un patrimonio di grande valore culturale, artistico e gastronomico. Questi luoghi rappresentano un’affascinante risorsa che le città hanno da offrire ai loro abitanti e ai turisti che le visitano ed è giusto proteggerli e farli conoscere, anche al di fuori dei confini nazionali. L’Italia è un Paese così ricco di storia da vantare molti locali fondati secoli fa. Sono ben 177 quelli con più di 70 anni che conservano l’allestimento originale, testimoni della tradizione in un mondo spesso soffocato dalla banalità.

www.localistorici.it

EXPO 2015 A MILANO – Accordo con il Belgio sulla filiera del cacao e del consumo sostenibile

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consumo sostenibile

MILANO – Il Belgio ha firmato a Milano il contratto di partecipazione a Expo 2015 . Per l’esposizione universale il Regno del Belgio sta a pensando a un doppio impegno. Un’area di 2.717 metri quadrati in cui affrontare il tema del consumo sostenibile. Dando così spazio alle ultime creazioni dei cioccolatieri per collaborare al percorso tematico del Cluster del Cacao.

Consumo sostenibile: un’esigenza sempre più sentita

Il progetto è stato illustrato alla presenza del Commissario Generale per il padiglione del Belgio Leo Delcroix. Il commissario unico per Milano Expo 2015 Giuseppe Sala. L’ambasciatore del Regno del Belgio a Roma S.E. Vincent Martens de Wilmars.

«Il Paese – ha spiegato Delcroix – ricorrerà alla tecnologie, alla propria esperienza e nello sviluppo in ambito alimentare. Per spiegare come produrre e consumare cibi in modo sostenibile e intelligente. `

Our Food, our World – Produce Responsibly, Consume Smartly´

(il nostro cibo, il nostro mondo – produrre responsabilmente, consumare con intelligenza). Questo è il motivo guida che sara’ perciò sviluppato nelle quattro strutture di cui si comporrà il nostro padiglione».

I dettagli  del progetto per un consumo sostenibile

Inoltre, ha sottolineato che « saranno utilizzati materiali riciclabili e. Per ridurre invece i consumi energetici, sarà progettato un sistema efficiente basato sull’utilizzo di fonti energia rinnovabili e naturali. Ci saranno mostre, seminari e show cooking. Infine verranno presentati i migliori prodotti della cioccolateria belga e presenterà nuove tipologie di praline».

Delcroix inoltre ha evidenziato che «siamo molto contenti di firmare il contratto di partecipazione. Apprezziamo il tema scelto da Expo 2015 `nutrire il pianeta, energia per la vita´. Nel nostro padiglione la dimensione educativa incontrerà l’intrattenimento; per presentare le soluzioni più innovative per produrre alimenti in maniera sostenibile ed educare i cittadini a consumarli in modo intelligente».

Il consumo sostenibile va di pari passo con la produzione

Sala si aspetta molto dal Belgio dato che «il tema della produzione e del consumo sostenibile è uno degli elementi cardine del dibattito che l’Expo 2015 intende promuovere tra i Paesi. La posizione di rilievo che il padiglione avrà all’interno del sito (vicino all’ingresso ovest) riflette l’impegno belga. Sarà condivisa l’esperienza nella ricerca scientifica legata all’alimentazione. Siamo certi che stimolerà la curiosità e l’interesse dei visitatori”.

E Martens de Wilmars ribadisce l’importanza della partecipazione. Così come del ruolo fondamentale di consumare e produrre cibi in modo intelligente e sostenibile. «Sono soddisfatto -ha detto- di questo contratto di partecipazione siglato dal Belgio con l’esposizione universale che si svolgerà a Milano nel 2015. Con l’Italia il nostro paese ha avuto sempre degli ottimi e buoni rapporti.

STOP AL VENDING – A Sanremo dopo la pausa caffè, anche le macchinette nel mirino dell’Amministrazione comunale: a Palazzo Bellevue si discute sull’eliminazione dei distributori automatici

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distributori automatici

SANREMO (Imperia) – Dopo il diktat di Palazzo Bellevue. (Sede del Municipio). Ovvero quello contro le soste troppo lunghe al bar del Comune.Ora è il turno dei distributori automatici del caffè dal municipio. Anche le macchinette, infatti, finiscono nel mirino dell’Amministrazione. E l’Rsu protesta: «Siamo contrari perchè si priverebbe un elevato numero di dipendenti sulle possibilità di ristorarsi (anche per le pause pranzo) in tempi brevi. Senza interferire sull’organizzazione del lavoro. Questi dipendenti infatti, per ragioni d’ufficio, per prossimità ai distributori o per libera scelta, preferiscono servirsi delle macchinette del caffè piuttosto che del bar comunale».

Distributori al bando

All’esame della giunta una pratica nella quale si evidenzia che, pur prevedendo la coesistenza del bar con i distributori presenti nel palazzo comunale, da parte di alcuni amministratori sono state sollevate perplessità sul mantenimento di queste macchine

Questo per il difficile controllo del personale che vi accede. Considerato che era intenzione arrivare ad una migliore regolazione di queste attrezzature per consentirne un ritorno economico, l’ufficio Patrimonio chiede alla giunta di esprimersi sull’eventuale mantenimento o sulla loro rimozione.

Ecco la presa di posizione della Rsu

«Se corrisponde al vero che l’Amministrazione avrebbe intenzione di far togliere i distributori del caffe posti in diversi immobili comunali, facciamo presente la ferma contrarietà della Rsu e della stragrande maggioranza del personale comunale. E non solo».

La rappresentanza sindacale unitaria chiede ai dirigenti un incontro chiarificatore sull’argomento

«Precisiamo che i partecipanti all’appalto della concessione del bar comunale, avevano tra le condizioni del capitolato anche quella che sarebbero stati mantenuti i distributori di caffè negli edifici comunali. Non si comprende quali siano le ragioni alla base di una scelta in senso contrario. (ad apertura del bar avvenuta da pochi giorni). Rispetto a quanto espresso nel capitolato d’appalto».

Fonte: La Stampa

I titoli delle notizie di ieri su Comunicaffè International

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mondo del caffè

MILANO – Le notizie pubblicate nello scorso numero di Comunicaffè International, oggi riepilogate per voi. Alcuni titoli promettono bene; altre annunciano le novità di questa edizione di Host. Mentre alcune novità riguardano iniziative e nuove alleanze.

Notizie pubblicate: diamo un’occhiata

Il settore del caffè, anche nella giornata di ieri, non è rimasto fermo. Si passa dagli aggiornamenti Ico sull’andamento recente dei prezzi. Si discute di export e di premi Scae. Questi sono solo pochi assaggi delle notizie pubblicate sul nostro portale anglofono.

ICO – Forte calo dei prezzi durante il mese di giugno
Produzione 2012/13 a livelli record

BRASILE – Export in crescita del 2,5% nell’annata 2012/13

VIETNAM – Via libera dal governo alla proroga dei prestiti per il settore del caffè

ITALIA – Il business mondiale del caffè si incontra a Host 2013

WORLD OF COFFEE – Assegnati i premi Scae Awards for Excellence

INDIA – Cresce la presenza internazionale al World Tea & Coffee Expo 2014 di Mumbai

COREA DEL SUD – Il fondo IMM Private Equity rileva la maggioranza della catena di caffetterie Hollys F&B

SCIENZA – Ricerca della fondazione spagnola AZTI-Tecnalia esplora le emozioni legate alla degustazione del caffè

CANADA – ZeroDecaf Marketing dà la carica ai vostri prodotti

USA – La divisione caffè di Youngevity International annuncia un accordo con Marketing Management Inc.

USA – Dunkin’ Donuts lancia iniziativa a premi per tutto il mese di luglio

Notizie pubblicate: come promesso, nessuno viene lasciato indietro

Il nostro riepilogo di oggi si conclude qui. Ma è possibile consultare le notizie pubblicate per intero, andando direttamente sul sito di Comunicaffè International. Per i meno pratici di inglese, sarà bene fare un salto sulla piattaforma italiana.

REPORT ICO – Prezzi ai minimi dal 2009 a fronte di una produzione record da 144,6 milioni di sacchi. Raccolti in crescita in tutte le regioni tranne l’America centrale. Appello ai governi affinché contribuiscano a rendere maggiormente sostenibile il mercato mondiale del caffè

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comitato italiano caffè
semi-caffe-verde

MILANO – Mai così in basso, da quasi 4 anni a questa parte, i prezzi del caffè. Il trend negativo si è accentuato durante il mese di giugno. Portando la media dell’indicatore composto Ico sotto la soglia dei 1,20 dollari per libbra,  a quota 117,58 centesimi. Il livello più basso da settembre 2009, come sottolinea in apertura il report Ico mensile sul mercato del caffè; diffuso nel pomeriggio di ieri.

Report Ico in inglese

Per leggerlo per intero, ccon tutti i grafici clicca QUI

Un calo sul quale incide certamente l’abbondanza dell’offerta. (con la produzione mondiale in crescita di quasi 8 punti percentuali sull’annata precedente). Ma che risente anche dei segnali macroeconomici negativi delle ultime settimane. I cui effetti si sono fatti sentire sull’intero comparto delle materie prime.

Il forte arretramento dei prezzi

Rischia di mettere in difficoltà i produttori di molti paesi. Già alle prese con complessi problemi di natura finanziaria, strutturale e di sostenibilità.
Fortissimo l’arretramento registrato da tutte le voci dell’indicatore.

La media mensile precipita, come già detto, a 117,58 centesimi, in calo del 7,4%. Soprattutto rispetto a maggio e di quasi il 25% rispetto alla media annuale 2012.

I colombiani dolci

Perdono il 6,8% toccando il loro minimo da febbraio 2009. Gli altri dolci scivolano a 138,26 centesimi (-6,1%). Ovvero il livello più basso da aprile 2009.

I brasiliani naturali subiscono una flessione del 7,9% e si attestano a 120,01 centesimi, ai minimi da settembre 2009. L’indicatore dei robusta, pur mantenendosi su livelli storicamente più elevati, registra un arretramento dell’8,5%, che lo porta al livello più basso da ottobre 2010.

Ma i cali più pesanti si registrano negli indicatori delle borse

New York perde l’8,9%, Londra più del 10% scendendo a 81,82 centesimi.

Il report Ico sottolinea l’incidenza dei fattori macroeconomici. – a cominciare dalle cifre deludenti sulla crescita in Cina. Continuando con l’annuncio di politiche monetarie più restrittive da parte della Fed americana.

Le stesse che hanno determinato un declino generalizzato del mercato delle commodity. Con inevitabili ripercussioni anche sulle quotazioni del caffè.

Il calo delle valute di alcuni tra i principali paesi produttori

A cominciare da quella brasiliana. Un fenomeno che potrebbe attutire le conseguenze della flessione dei prezzi. Ma è altrettanto vero che un dollaro più forte renderà più cari i fertilizzanti e molti altri input. Accrescendo i costi di produzione e scoraggiando gli investimenti.

Inoltre, i tassi di cambio più deboli potrebbero incentivare le vendite degli stock. Ampliando ulteriormente l’offerta di caffè sul mercato e contribuendo a deprimere ancora di più i prezzi.

A 3 mesi dalla fine dell’annata 2012/13, il report Ico torna a fornire un riepilogo dettagliato della produzione mondiale. Stimata ora nel dato senza precedenti di 144,6 milioni di sacchi (contro i143,3 ipotizzati il mese scorso); ossia il 7,8% in più rispetto al precedente volume record di 134,14 registrato nel 2011/12.

La produzione risulta in crescita in tutte le principali regioni

Fatta eccezione per Messico & America centrale.

Il raccolto dell’Africa segna l’incremento più rilevante (+16,6%); con tutti i principali produttori in crescita sull’anno precedente. Da sottolineare, in particolare, le performance di Etiopia (+19,1%) e Tanzania (+90,3%). Ma anche i progressi di Uganda e Costa d’Avorio.

La produzione di Asia & Oceania cresce del 7,2%, nonostante i dati negativi di Vietnam (-8,6%) e Papua Nuova Guinea; beneficiando principalmente dello straordinario raccolto dell’Indonesia (12,7 milioni di sacchi).

Le stime provvisorie

Queste prevedono un calo del 14,9% della produzione di Messico & America centrale imputabile all’epidemia di ruggine del caffè. Pesanti le conseguenze per quasi tutti i paesi della regione. Con raccolti in flessione in Guatemala (‐18,2%), Honduras (‐17%), Messico (‐14,5%) e Nicaragua (‐39,3%). Mentre la produzione potrebbe risalire in Costa Rica (+14,3%) ed El Salvador (+7,9%).

Ed è solo l’inizio, perché nel 2013/14 il tributo da pagare alla roya potrebbero essere ancora più pesante. Inoltre, gli eventuali programmi di rinnovo colturale (Colombia docet) richiederanno svariati anni per andare a regime.

Buone notizie, infine, dal sud America

Dove la produzione sfiora i 66 milioni e mezzo di sacchi, grazie al precedente record del Brasile e alla netta ripresa della produzione della Colombia (+24,1%). Questa dovrebbe risalire a 9,5 milioni di sacchi. Unica nota negativa, il calo del Perù (‐23,1%).

Il report Ico si conclude con un invito rivolto tanto ai paesi esportatori quanto ai paesi importatori a sostenere i milioni di piccoli produttori. Questi infatti rischiano di pagare più pesantemente le conseguenze del forte calo dei prezzi .

Nell’immediato andranno gestite le eventuali emergenze connesse ai problemi di sicurezza alimentare. Ma è ancora più essenziale, nel medio-lungo termine, insistere sulla formazione dei piccoli produttori; facendo sì che essa non si limiti alle sole nozioni di agronomia, ma si estenda anche al concetto più vasto di corretta gestione sostenibile di un’azienda agricola.

IL PUNTO – Il real debole aiuta i produttori brasiliani

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raccolto brasiliano Brasile accordo caffè
La bandiera del Brasile

MILANO – La debolezza del real restituisce un po’ di ossigeno ai produttori brasiliani di caffè. Alle prese con prezzi in calo e costi in crescita. La moneta brasiliana ha toccato la settimana scorsa i suoi livelli più bassi da marzo 2009. Evidenziando, nel secondo quarto 2013, la flessione più marcata tra le 24 principali valute delle economie emergenti. Un trend che è stato accelerato dalle notizie di una possibile svolta più restrittiva da parte della Fed, che ha portato a un deflusso dai mercati emergenti facendo guadagnare oltre il 3% al biglietto verde nel corso delle ultime 2 settimane.

Real: una debolezza che aiuta i produttori

Il real più debole ha fatto scendere il punto di equilibrio per i produttori brasiliani di arabica a 115 centesimi libbra. Contro i 135 di inizio anno, secondo le stime di Macquarie Group.

I livelli attuali di prezzo

Sostiene l’analista Kona Haque – i produttori brasiliani sono comunque in grado di conseguire un utile.
Le operazioni di raccolta procedono intanto a pieno ritmo favorite dal bel tempo.  Questo secondo il servizio meteo Somar. Previsto quindi un luglio caratterizzato dal condizioni di tempo “nettamente più secco rispetto a giugno. Con pochissimi episodi di pioggia” nelle regioni della coffee belt.
Rimane comunque qualche preoccupazione per le conseguenze delle forti piogge. Queste hanno interessato, il mese scorso, gli stati di San Paolo e Paraná, nonché il sud del Minas Gerais.

I dati forniti dall’analista meteo americano World Weather

Nel periodo 1 maggio – 25 giugno, le precipitazioni hanno raggiunto, in alcune zone di questi 3 stati, livelli tripli rispetto alle medie trentennali.

In San Paolo e Paraná, gli elevati livelli di umidità e la minor insolazione hanno favorito il proliferare di infezioni fungine. Queste hanno colpito in particolare i frutti meno maturi.

Nelle regioni meridionali del Minas Gerais, il tempo umido ha portato a una maturazione eccessivamente rapida delle drupe; con prevedibili conseguenze sulla qualità del caffè.

Secondo il Segretariato al commercio estero del Ministero dello sviluppo, dell’industria e del commercio estero (Mdic), l’export brasiliano di caffè verde è stato a giugno di 2,083 milioni di sacchi. Superiore del 23,6% a giugno 2012; ancorché inferiore del 9,25% al volume esportato a maggio.

Il valore medio delle esportazioni

E’ stato di 162,7 dollari/sacco. Inferiore quindi del 6,1% rispetto a quello di maggio. In flessione del 25,1% sullo stesso mese dell’anno scorso.

Sempre in tema di statistiche sono attese per domani le cifre mensili Cecafé sull’export. Con il riepilogo dei dati sulle esportazioni relativi all’intera annata 2012/13 (luglio-giugno).

Dati positivi dalla Colombia

Dove la produzione ha registrato a giugno un incremento del 28% rispetto allo stesso mese del 2012 raggiungendo i 913mila sacchi. Secondo il comunicato ufficiale diramato dalla Federazione nazionale dei produttori di caffè (Fedecafé) si tratta del volume più elevato degli ultimi 5 anni. La produzione del primo semestre 2013 raggiunge così quota 4.939.000 sacchi segnando un incremento del 35% sul pari periodo 2012.

Il dato degli ultimi 12 mesi (luglio 2012-giugno 2013)

Torna a superare i 9 milioni di sacchi (9.018.000 sacchi) risultando superiore del 23% a quello dell’analogo periodo precedente.

L’export mensile risale a 665mila sacchi, contro i 613mila di giugno 2012.

Dall’inizio dell’anno le esportazioni sono aumentate del 28% raggiungendo i 4,343 milioni di sacchi.

L’incremento sugli ultimi 12 mesi è stato del 16%, per un totale di 8.110.000 sacchi.

Si inasprisce nuovamente la protesta delle organizzazioni di base dei produttori colombiani

Al termine di una riunione nazionale svoltasi giovedì scorso ad Armenia, capoluogo del dipartimento del Quindío, il Movimento nazionale per la difesa e la dignità del settore del caffè ha annunciato per il 19 agosto prossimo una nuova manifestazione nazionale. A questa si uniranno anche i produttori di altri settori agricoli, i camionisti e i minatori.

Alcuni dei partecipanti sono arrivati a dichiarare che l’ondata di protesta, in caso di mancato ascolto da parte del governo, potrebbe assumere connotati simili a quelli della Primavera araba; o delle recenti manifestazioni di piazza in Brasile.

A nulla è servito l’appello del governatore del Quindío Sandra Paola Hurtado Palacio, il cui intervento, seppur applaudito, non è bastato a fare recedere dalla loro decisione i delegati.

È stata comunque lasciata una porta aperta al negoziato. Le speranze sono riposte, in particolare, nell’incontro previsto per il 15 luglio tra il presidente colombiano Juan Manuel Santos e i rappresentanti dei vari settori agricoli per fare il punto sulla crisi.

Il direttore generale di Fedecafé Luis Genaro Muñoz ha intanto annunciato che 412 miliardi di pesos su un totale di 900 miliardi di aiuti (circa 364 milioni di euro) stanziati dal governo sono già distribuiti, a beneficio di 300mila famiglie.

In un recente incontro con il presidente Santos, Muñoz ha discusso dell’attuale situazione di mercato e di come migliorare gli strumenti di applicazione delle politiche caffearie, affinché gli aiuti possano raggiungere il prima possibile tutti i produttori.

Migeca cede il 24% a B4 Investimenti

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b4 investimenti

MILANO – Al suo primo investimento dalla nascita l’operatore di private equity B4 Investimenti. Specializzato nella valorizzazione delle eccellenze Made in Italy. Affianca il fondatore Giacomo Moncalvo ed i soci storici, nel nuovo piano di sviluppo internazionale. In questo modo nei prossimi due anni, sono previste almeno una decina di nuove aperture in Italia e a Londra.

Il dettaglio dell’operazione

B4 Investimenti, tramite B4 Holding I e la controllata Augeo 1, ha acquisito, attraverso un aumento di capitale, una quota di minoranza qualificata di Migeca. Pari al 24% circa.

Parallelamente, ha sottoscritto due prestiti obbligazionari. Di cui uno convertibile, per un investimento complessivo di circa 4 milioni di euro.

L’operazione ha previsto inoltre un ulteriore investimento da parte dell’azionista di maggioranza. Fondatore ed Amministratore Delegato Giacomo Moncalvo e del suo gruppo di soci storici.

Perché investire in Ca’puccino

Dopo l’analisi di oltre 120 progetti imprenditoriali, focalizzati su nicchie di eccellenza del Made in Italy, B4 ha deciso di investire in Ca’puccino. Supportandone il piano di sviluppo presentato dall’Amministratore Delegato Giacomo Moncalvo.

Esso pprevede, nell’arco dei prossimi due anni, l’apertura di una decina di nuovi punti vendita. Tra l’Italia e Londra. Metà dei quali già entro la fine del 2013.

B4 è un’iniziativa di private equity di recente costituzione

Fa leva sul proprio “club d’investitori”. Quindi si propone di supportare proattivamente ed accelerare i percorsi di crescita di piccole e medie imprese italiane ad alto potenziale.

Con vocazione all’internazionalizzazione e ai processi aggregativi.

I principali target d’investimento di B4

Sono le eccellenze nei settori del food ed agroalimentare, del retail; del design e del lusso, della tecnologia; della componentistica industriale di alto livello e della meccanica di precisione.

Ca’puccino rappresenta il primo investimento di B4 Holding I

L’investment company attualmente partecipata da 23 investitori privati che hanno aderito all’iniziativa promossa da B4 Investimenti. Quella cioè nell’ambito della prima fase di fundraising conclusasi nell’Aprile 2012. Con oltre 20 milioni di Euro di dotazione, che si incrementeranno ad esito della seconda fase di raccolta recentemente avviata.

L’obiettivo dell’ investimento

Supportare Ca’puccino nella strategia di crescita ed internazionalizzazione. Principalmente attraverso il consolidamento sul territorio nazionale e l’espansione su quello britannico;

senza tralasciare ulteriori opportunità di sviluppo internazionale come un eventuale futuro sbarco negli USA.” Afferma Fabrizio Baroni, Managing Partner di B4 Investimenti.

Ca’puccino è uno dei tanti piccoli gioielli del Made in Italy

“Con tutte le qualità per avere successo anche all’estero. La cui dimensione rappresentava però un considerevole ostacolo alla propria crescita. Siamo perciò orgogliosi di affiancare l’Amministratore Delegato Giacomo Moncalvo nella sua coraggiosa sfida imprenditoriale. Non solo apportando risorse finanziarie ma anche, per quanto possibile ed opportuno, mettendo a disposizione competenze strategiche e manageriali; nonché l’accesso al nostro network di investitori.”

Parla Giacomo Moncalvo

“Siamo molto felici di aver trovato in B4 Investimenti un partner in grado di coniugare l’approccio finanziario del private equity con una visione imprenditoriale del business. Con il quale condividere i nostri obiettivi” afferma Giacomo Moncalvo, Amministratore Delegato di Migeca S.p.A..

“Sul piano operativo, Londra avrà un ruolo centrale nella prima fase di sviluppo di Ca’puccino. Avendo già una presenza consolidata in prestigiose location, quali le centralissime King’s Road e Basil Street. Così come all’interno dei rinomati centri commerciali Harrods e Westfield. Oltre allo sviluppo geografico della società, stiamo valutando diverse opportunità di espansione anche in altri segmenti non ancora presidiati dei mercati in cui siamo attualmente presenti. Eventualmente tramite partnership strategiche.”

Consolidare sempre più il brand Ca’puccino

“Siamo convinti che il Made in Italy abbia numerose e significative opportunità di creazione di valore nel settore della ristorazione retail; soprattutto se gli imprenditori italiani saranno in grado di affrontare le sfide che il mercato propone con un approccio moderno ed internazionale al business in una logica di sistema-Paese.

Per questo noi abbiamo deciso, già da tempo, di creare una società con un cuore italiano ma una testa internazionale.  L’operazione con B4 Investimenti altro non è che un ulteriore importante passo in questa direzione.”

Migeca S.p.A.

Fondata nel 2006 ad Arquata Scrivia (Alessandria), Migeca S.p.A., anche attraverso la controllata Migeca UK Ltd., opera nel settore della ristorazione; principalmente attraverso il brand Ca’puccino. Gestendo una catena che attualmente conta 17 punti vendita diretti e impiega circa 250 dipendenti.

In Italia è presente presso i principali outlet della penisola; mentre a Londra, dopo lo sbarco nel 2008 da Harrod’s, ha aperto presso Westfield (il più grande luxury mall d’Europa), in King’s Road (a Chelsea) e in Basil Street (a Knightsbridge).

B4 Investimenti

B4 Investimenti è una partnership di investimento che mira ad investire, attraverso la controllata B4 Holding I, in piccole e medie imprese italiane ad alto potenziale di crescita. La strategia di investimento è finalizzata a supportare l’imprenditore ed il management team delle società partecipate nell’implementazione di piani di sviluppo sfidanti, incentrati su internazionalizzazione e aggregazioni. B4 Investimenti ha l’obiettivo di supportare/accelerare il percorso di crescita delle società partecipate tramite l’apporto di competenze strategiche e manageriali, di risorse finanziarie e l’accesso al suo esclusivo network di investitori. L’investimento in Migeca S.p.A. rappresenta la sua prima operazione.

LA MAPPA DELL’EXPORT – Caffè torrefatto, rubinetti, piatti bio, super viti

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MILANO – Mille prodotti per cui siamo al top nell’export nel mondo. Tra queste c’è anche il caffè torrefatto, anche porzionato. Eccellenze che battono sia l’agguerrita concorrenza a basso costo dei Paesi emergenti sia quella ad alto livello tecnologico dei Paesi industrializzati. Rispetto alla recessione profonda, al crollo dei consumi, alla disoccupazione alle stelle, il mondo descritto nel rapporto realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison sul made in Italy sembra lontano anni luce.

Export. Ecco cosa dicono le analisi di mercato

Un mondo di competitività, di innovazione, di speranze, ma soprattutto di successi. I numeri parlano chiaro. Il nostro Paese vanta 235 prodotti che si piazzano al primo posto a livello planetario per saldo commerciale; 390 che raggiungono il secondo posto e 321 il terzo.

Complessivamente si tratta di 946 prodotti che nel 2012 hanno portato in Italia, attraverso l’export, 183 miliardi di dollari. Nei prodotti non alimentari il nostro surplus commerciale ci vede al quarto posto tra i Paesi del G20. Dopo Cina Germania e Stati Uniti.

Mentre a livello europeo, togliendo dalla bilancia commerciale il peso dell’energia l’Italia balza al secondo posto, sempre sotto la Germania. Ma qualche soddisfazione con Berlino, grazie al made in Italia, ce la togliamo.

Sono circa 4mila manufatti non alimentari scambiati internazionalmente e statisticamente censiti. Il nostro Paese «ne vanta oltre 2mila che presentano un surplus commerciale e in 1.215 di essi l’Italia precede per attivo la Germania». Questo pacchetto di eccellenze nel 2011 ha registrato un surplus con l’estero di 150 miliardi di dollari; pari al 6,9% del nostro pil.

Lusso, moda, arredamento, pasta? Anche, ma non solo

Secondo lo studio I.T.A.L.I.A. – Geografie del nuovo made in Italy, la maggior parte del surplus non proviene dai settori tradizionali; ma dalla meccanica e dai mezzi di trasporto (31,6 miliardi). «Tra i prodotti per i quali guadagniamo una medaglia per il saldo commerciale troviamo le tecnologie del caldo e del freddo. Le macchine per lavorare il legno e le pietre ornamentali; oppure i fili isolati di rame e gli strumenti per la navigazione aerea e spaziale».

La trama dell’eccellenze è articolata e inaspettata

Certo, 18,1 miliardi arrivano dall’abbigliamento e dalla moda e 6,4 dall’agroalimentare. Dove con 252 prodotti registrati (Dop, Igp e Stg), 251 vini a denominazione di origine o a indicazione geografica tipica e 4,671 specialità tradizionali regionali, vantiamo un primato assoluto.

Ma 31,6 miliardi di surplus Ma nel mondo del made in Italy c’è spazio anche per i rubinetti di Paini. Dopo due anni di test è riuscita a scalzare la Cina dagli saccafali dell’Ikea. Oppure le ceramiche hi tech di Casalgrande Padana e GranitiFiandre. Uccidono da sole i batteri e rafforzano la nostra leadership del settore a livello mondiale.

Accanto alle calzature e al design, dove l’Italia vanta marchi conosciuti in tutto il mondo, ci sono i lavori in alluminio. Il caffè torrefatto, il granito lucidato, la carta igienica. Oppure le 40mila viti ad alta tecnologia prodotte ogni anno dalla Umbro Cuscinetti di Perugia. Azienda che nei componenti che movimentano flap e stabilizzatori degli aerei controlla il 60% del mercato mondiale.

Rimanendo nel campo dell’hi tech

Va ricordato il caso del grafene, uno dei materiali maggiormente utilizzati dalle nanotecnologie. A mettere a punto G+, l’innovativo processo che permette di produrre nano particelle di grafene con spessore molecolare, utilizzabili in diverse applicazioni è stata la start-up italiana Directaplus; mentre il nostro Cnr è capofila del progetto Graphene, finanziato dall’UE con un miliardo di euro. Il cui obiettivo è sviluppare appieno le potenzialità del grafene e di altri materiali bidimensionali; producendo uno spettro di nuove tecnologie che mirano a rivoluzionare molti settori industriali e generare maggiore sviluppo economico su scala europea.

Parlando di made in Italy non si può poi dimenticare il turismo

L’Italia soffre sicuramente la contrazione del mercato domestico. Ma se guardiamo il numero di pernottamenti nelle nostre strutture, siamo al primo posto per accoglienza di tursti extra-Ue in Europa. Distaccando di molto Gran Bretagna e Spagna.

A rendere possibile il tutto c’è un esercito di Pmi radicate sul territorio. Piccole aziende che danno corpo a quell’economia dei distretti che ancora oggi, malgrado le difficoltà della crisi, riesce ancora a fare la differenza. «La piccola impresa diffusa che realizza prodotti unici al mondo». Ha spiegato il presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello, presentando il rapporto. «è una delle nostre maggiori ricchezze. In essa dobbiamo continuare a credere e investire».
Fonte: Libero

ROMA – Primi contatti per la tutela del Caffè della pace

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caffè della pace

ROMA – “Sto contattando in queste ore la proprietà dei locali che ospitano il Caffè della Pace e la camiceria Bazzocchi. Vogliamo sederci ad un tavolo assieme a loro e verificare come salvare queste due botteghe storiche“. Lo afferma Marta Leonori, assessore per Roma Produttiva del Campidoglio Al termine di un incontro con i rappresentanti della Cna, dell’associazione delle Botteghe storiche; del Caffé della Pace e della Camiceria Bazzocchi.

Il Caffè della pace va tutelato

“Vogliamo salvaguardare il patrimonio culturale e imprenditoriale della città. – prosegue. – e stabilire le giuste misure per tutelarlo. Dopo aver affrontato le situazioni più urgenti, apriremo un tavolo con tutte le sigle di categoria. Per individuare gli strumenti più adatti a tutela delle botteghe storiche. Ci impegnamo – conclude – perché casi come quello del Caffé della Pace e della Camiceria Bazzocchi non accadano più. Questi negozi costituiscono una parte importante della storia e della cultura cittadina”.

Caffè al porto e magliette dell’Hellas: storia di Giorgio Cacciatori

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Giorgio Cacciatori

VERONA — Godersi il mare delle Pelagie dalla terrazza dello Sbarcatoio. Come ci siano finiti loro, Giorgio Cacciatori, Silvia Sona e Michela Iulianetti, a Lampedusa, è storia un po’ più complessa. Una che racconta di un cambio radicale, dal profondo nord al profondo sud che guarda l’Africa. Dall’habitat metropolitano a quello selvaggio di un’isola che si gira in venti minuti di motorino.

Il racconto di Giorgio Cacciatori

44 anni, ex dj nei locali storici di Verona (Alterego, Berfi’s). Ha radici in Versilia. E’ tifosissimo dell’Hellas. Soprattutto, cotto dei lampedusani e di quello spicchio di terra «meravigliosa e tartassata dalla cattiva pubblicità».

Il prima e il dopo di Giorgio Cacciatori

«Ho iniziato a mettere dischi a 17 anni, casa in via Albere, zona stadio. Silvia, la mia ragazza, 38 anni, era store-manager in un negozio d’abbigliamento di via Mazzini. Michela, sua grande amica d’infanzia e coetanea, teneva la contabilità per un’azienda di software. Entrambe appassionate di viaggi e laureate in Economia e Commercio con indirizzo turistico ».

Il punto è: «Non siamo venuti a Lampedusa per aprire un bar; semmai abbiamo aperto un bar per vivere a Lampedusa »

Il primo viaggio, nel 2009

«Ci rapì il turchese della Spiaggia dei Conigli e annullammo tutte le altre opzioni. L’isola appartiene alla crosta africana e il cosiddetto mal d’Africa è un richiamo che ti morde lo stomaco. Tornammo, e nel tornare ci sentivamo a casa». C’era poi quel bar sul Porto Vecchio, la bomboniera dell’isola: «Bello come il sole. Era in vendita e l’investimento sostenibile. Quota paritaria, circa 15mila euro a testa. Comprammo i mobili all’Ikea e i macchinari a Verona. Arrivati qui erano tutti pronti a darci una mano per risistemarlo».

Uno dei pregi dei lampedusani

«Questa meravigliosa gente, vivendo dispersa in questo scoglio d’alto mare, t’insegna l’arte del fare da sé. Ognuno è elettricista, falegname, muratore, nei garage c’è qualsiasi utensile. Io ch’ero un incapace dovevo chiamare aiuto per sostituire una lampadina. Ho imparato invece a impastare la malta, montare un mobile. Oggi sono un uomo diverso e potrei quasi costruirmi un’auto da solo».

La seconda vita di Giorgio Cacciatori

«Sveglia alle sei e mezza, apertura un’ora dopo, pausa fra l’una e le cinque per riposarsi o uscire in gommone. Poi dietro al bancone fino a tarda notte. Qui è tutto legato all’arrivo della nave con le provvigioni. D’inverno puoi stare anche due settimane senza frutta e verdura. Se si rompe un cavo sottomarino tanti saluti a linea telefonica, internet, e-mail. E’ uno stile meno agiato e agevole. Ma per me è positivo. Chi sceglie di vivere qui, a 40 anni, lo fa perché non sente più il bisogno di certe cose».

La ricerca della serenità

«Ai primi di marzo mi metto già in bermuda e ciabatte, e tengo tutto fino al 25 novembre. Ovvero il giorno dell’ultimo bagno. Torno a Verona fino a metà febbraio, faccio qualche serata, guardo l’Hellas dal vivo e poi ricomincio». L’ambientamento. «Come “Benvenuti al Sud”, il film con Bisio. Un po’ di timore iniziale, ma nel giro di 24 ore potevo già contare su due-tre personaggi di simpatia e cuore che sono diventati i miei più grandi amici sull’isola. Qui sono tutti imparentati; girano 5-6 cognomi. I lampedusani dicono che ci siamo saputi inserire, davanti ai clienti mi definiscono “uno di loro”».

Giorgio  Cacciatori afferma di combattere ogni giorno per l’immagine di Lampedusa

«Affinché al telegiornale si usi il termine esatto: “recuperi”, non “sbarchi”. Gli immigrati vengono raggiunti a un’ora di navigazione dalla costa. Il turista non si accorge di nulla. Questo paradiso meriterebbe ben altro tipo di pubblicità ».

E l’Hellas?

«Continuo ad abbonarmi anche da lontano. Il presidente Setti mi ha mandato dei piccoli regali. Ho la maglia di Cacia, la fascia di capitano di Maietta. Quando vado allo stadio mi fermano per farsi la foto. “oh butei ghè quel de Lampedusa”. Ero in Arena, la sera della festa, con la bandiera che tengo sul tetto di casa.

La gente mi diceva “prepara le birre che ad agosto veniamo giù”. Il derby? Si fa quando una città è spaccata a metà. A Verona invece quando gioca l’Hellas non trovi un buco, quando c’è il Chievo parcheggi dove vuoi. Io sono felice perché siamo tornati dove meritiamo. Una piazza che produce 10-15mila abbonati in C non può che stare fra le grandi. Dirò di più: ho servito da bere ad alcuni giornalisti di Sky, allo Sbarcatoio. Mi hanno confidato che per acquisti di partite in tivù siamo subito dietro le prime squadre d’Italia».
Fonte: Corriere del Veneto