martedì 20 Gennaio 2026
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MARCHI – Ferrero, arriva il gelato alla Nutella doc

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ferrero nutella

MILANO – Gelato alla Nutella. Basta con con le imitazioni, con i me too, con le ‘rielaborazioni’. Ferrero diventa il fornitore ufficiale di tutte le gelaterie che producono il gusto alla Nutella. L’annuncio di Gino Lugli, ad di Ferrero, arriva da Taormina. Dove si è svolta la convention annuale del gruppo Sigma.

Ferrero mette il marchio sul suo gelato

“Credo che non esista gelateria – spiega Lugli – che non abbia il gelato alla Nutella. In passato, la prima reazione dell’azienda è stata quella di evitare la banalizzazione del marchio anche per ragioni obiettive.”

Nutella è un brand che va difeso e tutelato

“Dato l’utilizzo non sempre proprio e comunque non concordato, un tempo dall’azienda poteva partire una lettera di ‘diffida’ a coloro che impropriamente utilizzavano il nostro marchio. Avremmo potuto continuare così, ma abbiamo ritenuto che fosse il caso di cambiare tipo di atteggiamento. Di non comportarci come il colosso multinazionale-Golia contro il gelataio-Davide.”

Ferrero: stop alla guerra con i piccoli artigiani

“Volevamo quindi cominciare a rendere disponibili i nostri prodotti per chi li vuole utilizzare a vantaggio dei consumatori. Ma facendolo in maniera autentica. Dal punto di vista delle ricettazioni dobbiamo ‘riattraversare’ le formulazioni. Cosa che peraltro già facciamo: e non solo con il gelato. Ma dobbiamo diventare noi i protagonisti di questo rapporto con i consumatori; evitando al contempo di ostacolare il fatto che questo avvenga. Anche perché, il fatto che venga reso disponibile il marchio Nutella in tutte le gelaterie, in un certo senso è una cosa di cui noi dovremmo anche ringraziare i gelatai stessi”.

Il caso più noto di ‘contenzioso’ tra Ferrero e i gelatai

Era stato segnalato nel 2011 a Mantova. Dove il gruppo di Alba fece rimuovere dal banco dei gelati le targhette con la scritta ‘Nutella’; dopo un tour dei suoi ispettori nelle gelaterie del Mantovano con la richiesta ‘innocente’ di un cono ai gusti Nutella e Ferrero Rocher e il relativo controllo sull’effettivo utilizzo dei due ‘ingredienti’.

Dopo la lettera di diffida dei legali del gruppo dolciario, i gelatai mantovani ‘infedeli’ ribattezzarono il gusto alla crema a base di cioccolato. (prodotto per lo più con un me too chiamato Donatella). Con vari nomi di fantasia, come “Mister X”, “L’innominata”, “Cioccolosa”.

Nuovi progetti

Dallo scorso maggio è in fase test a Bari e in alcune zone della Francia Nutella Bready. Una mini baguette farcita con la famosa crema alle nocciole, che può essere consumata in due modi. In versione croccante o inzuppata nel latte per la prima colazione. Un singolo biscotto pesa 20 g e fornisce ben 96 calorie. Nutella Bready è proposto in un pack di cartone leggero con otto pezzi incartati singolarmente, o nel formato maxi da 16 snack. Maggiori informazioni sul nuovo lancio Ferrero: http://www.lanuovacolazione.it

 

CACAO – Consumi in forte calo nel secondo trimestre, tonfo dei prezzi

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Fairtrade cacao cioccolato
Cacao, il papà del cioccolato

MILANO I dati della European Cocoa Association (Eca) fanno sprofondare le quotazioni del cacao. -4,5% per il prezzo di questo coloniale che paga pegno ai dati diffusi dalla Eca. Secondo cui nel secondo trimestre la macinazione di cacao ha fatto registrare un rosso del 18% annuo a 292.551 tonnellate.

Eca: attenzione al calo del cacao

Si tratta del calo tendenziale maggiore da 12 anni. Decisamente maggiore rispetto al -5/-7% atteso dagli analisti.

Negli ultimi tempi i future su questa commodity avevano beneficiato della siccità. Un problema che aveva colpito i maggiori produttori africani. Soprattutto la Costa d’Avorio e il Ghana, che da sole rappresentano il 60% del raccolto mondiale. (un altro 10% arriva da altri Paesi africani. Il 18% proviene da Asia e Australia; mentre la restante parte dal continente americano).

I titoli delle notizie di ieri su Comunicaffè International

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mondo del caffè

MILANO – Dalla redazione di Comunicaffè International, direttamente a casa vostra. Basta solo scorrere il seguente articolo, per riepilogare gli aggiornamenti dello scorso numero. Il caffè e le notizie diffuse sul settore, a vostra disposizione.

Aggiornamenti rapidi

Si inizia con uno sguardo all’america latina. I Paesi produttori registrano dati incoraggianti per quanto riguarda le esportazioni. Quali sono le condizioni dei produttori di caffè? Ecco gli ultimi aggiornamenti delle terre in cui il caffè, lo si tocca con mano.

COLOMBIA – Export di giugno in crescita del 28%

PERU’ – Cresce l’export verso il mercato Usa

PERU’ – Oro Verde cambia la vita dei produttori di caffè

AUSTRALIA – I ricercatori del Queensland studiano la biochimica del caffè

USA – Espressamente illy aprirà un secondo locale a San Francisco

MEDIO ORIENTE – A settembre il primo campionato baristi dell’Oman

Un cambio di prospettiva: gli aggiornamenti più “globali”

Tutte le novità in fatto di capsule e premiazioni del settore. Cosa è accaduto in questi giorni attorno ai grandi marchi come la Nestlè?

GLOBAL – Come Giuseppe De’Longhi ha fatto fortuna celebrando il caffè italiano

Presentate le nuove capsule in plastica compostabile ecovio

GLOBAL – Associazione australiana dei commercianti di caffè vince il premio Wfg

Nestlé costruirà un nuovo stabilimento in Malesia per la produzione di bevande rtd

VIDEO

Regina inventa la macchia di caffè con il proprio marchio

UK – Union Hand-Roasted Coffee propone la miscela stagionale Equinox

L’INTERVISTA – Lady Cova snobba Prada “E’ la rabbia degli sconfitti, noi siamo molto tranquilli”.

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Lvmh

MILANO – «Noi siamo molto tranquilli». Non tradisce emozioni la voce di Graziella Copeta, moglie di Mario Faccioli e titolare fino allo scorso 26 giugno della pasticceria più celebre di Milano. Per nulla preoccupata, Lady Cova, della controffensiva di Prada. Essa ha aperto un contenzioso con la famiglia che ha venduto la maggioranza dello storico caffè al gruppo transalpino Louis Vuitton. Conservando però il 20% delle quote e due posti nel management per Paola e Daniela, figlie degli ormai ex proprietari.

Lady Cova. Il colosso della moda italiana

In corsa fino all’ultimo per acquisire la confetteria cara a Giuseppe Verdi. Contesta la cessione (pagati 32,8 milioni di euro) alla holding di Bernard Arnault. Tanto che una ventina di giorni fa (prima dell’annuncio ufficiale dell’affare) la griffe si è rivolta al Tribunale per chiedere il sequestro del marchio. Secondo i legali di Patrizio Bertelli, infatti, le lettere scambiate con i Faccioli nel corso dei negoziati durati mesi (offerta di 12 milioni per l’80% del capitale) costituirebbero veri e propri atti di compravendita. C’eravamo prima noi, la sintesi.

È così, signora Faccioli?

«Niente affatto. Le lettere sono lettere. I contratti sono un’altra cosa. Sono i contratti che contano, non crede?».

Quelli di Prada non la pensano così.

«E’ la classica arrabbiatura di chi è stato sconfitto dalla concorrenza. Noi siamo molto tranquilli sulla positiva soluzione di questa vicenda».

Prada è convinta di aver ragione. Ha chiesto anche il sequestro del marchio e del negozio.

«Non credo proprio che il Tribunale darà loro ragione. Noi abbiamo fatto le cose per bene. Seguendo la legge».

Ve l’aspettavate?
«Non so cosa rispondere. L’unica cosa che voglio ribadere è che mio marito Mario, le mie figlie Paola e Daniela e io siamo sereni».

Sono appena iniziati i tempi supplementari di Francia-Italia. Chi la spunterà?

 

Fonte: Il Giorno

PASTICCIO SULLA PASTICCERIA CAFFETTERIA COVA – Prada ha “lettere d’accordo” e non molla la presa: da 20 giorni, prima dell’annuncio Lvhm, aveva portato le carte in tribunale e chiede il sequestro del marchio, la partecipazione nella società operativa e anche della caffetteria

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Il logo Cova sulla porta della caffetteria milanese

MILANO – La vicenda della vendita della società proprietaria della Pasticceria Cova di Via Montenapoleone a Milano e del relativo marchio, è arrivata in tribunale. Non era dunque una bufala la notizia che avevamo pubblicato il 21 febbraio scorso sulla cessione di Cova a Prada per 12 milioni che potete leggere sotto. In una successiva intervista, che pure pubblichiamo sotto, il patron Mario Faccioli fece però capire che “l’affare non era definitivamente concluso. Per la vendita si poteva incassare di più”.

Prada VS Cova

Da 20 giorni giudici al lavoro. Ma adesso si scopre che già 20 giorni prima dell’annuncio Lvmh, dell’altra settimana sulla cessione dell’80% della società Pasticceria Confetteria, che controlla tutte le attività, alla holding del lusso francese Lvhm – per una cifra di 15 milioni, ma il Sole 24 Ore scrive di 33 milioni -, Patrizio Bertelli e la moglie Miuccia Prada avevano chiesto allo studio legale milanese Bonelli Erede Pappalardo di bloccare l’affare tra Bernard Arnault. L’uomo più ricco di Francia.

La famiglia Faccioli avrebbe portato le carte di quello che per loro è “l’accordo di febbraio. Sulla cessione del marchio e della società operativa” in tribunale.

Il tribunale dovrà gestire la questione

I giudici hanno avviato gli accertamenti. Una decisione preventiva sul sequestro richiesto da Prada dovrebbe arrivare entro la fine del mese. Nessun contenzioso è aperto invece tra Prada e Lvmh. La vicenda riguarda soltanto l’azienda italiana e i Faccioli.

Giochi riaperti

Così la Casa di moda italiana, ma quotata alla Borsa di Hong Kong, riapre i giochi per il controllo di Cova. O almeno ci prova. Sergio Erede e Stefano Cacchi Pessani dello studio legale milanese hanno presentato un ricorso giudiziario. La vicenda è in corso ma le parti interessate non hanno voluto commentarla.

Scambio di lettere

Nel dettaglio i soci Sergio Erede e Stefano Cacchi Pessani hanno avviato una causa di merito per l’accertamento di un “intervenuto contratto” con la famiglia Faccioli. La proprietaria della pasticceria milanese.

Alla base della contromossa ci sarebbero scambi di lettere avvenuti nei mesi scorsi con la famiglia. Per Prada costituirebbero già un accordo per il passaggio della proprietà della Cova Montenapoleone (la società a cui fa capo il Caffè); assieme alrelativo brand.

L’offerta e l’accordo raggiunto tra i Faccioli e Lvmh riguardano invece la Pasticcerie Confetterie Cova holding

Ovvero la società che controlla il locale e il brand. Quindi, Prada ha chiesto anche il sequestro del caffè di Montenapoleone e del marchio.

Incubo Lvmh

Prada con il caso Cova sta rivivendo l’incubo di vedersi scippare una preda da Lvmh. Come già accaduto con la Casa di moda Fendi. Quando pure aveva perso la sfida coi francesi. Ora il destino della vicenda è in mano ai giudici.

Il primo annuncio

La Casa di moda italiana inseguiva questa operazione dall’inizio del 2013. A febbraio era stata data la notizia dell’accordo. Poi, lo scorso 27 giugno il colpo di scena. Con l’annuncio del colpo messo a segno dal colosso francese proprietario di Bulgari, Louis Vuitton e degli champagne Dom Pérignon.

Un’offerta economica più vantaggiosa

Come avevano fatto capire di cercare i Faccioli in un’intervista rilasciata dopo la notizia della cessione. Ma non è tutto. Perché dietro la scelta degli acquirenti da parte della famiglia Faccioli ci sarebbe stato un altro timore. Ovvero che Prada potesse decidere di spostare l’ingresso dello storico caffè milanese in via Sant’Andrea.

Infatti, i locali sono adiacenti a quelli del flagship store di Prada in via Montenapoleone. Qui Cova si è trasferita nel 1950 dopo che nel ’43 venne colpita dai bombardamenti degli Alleati. Lo storico esercizio, nato nel 1817, ha ricevuto nel 2007-2008, dal Comune di Milano e dalla Provincia, i titoli di “bottega storica”. – e da anni Cova fa parte dell’Associazione locali storici d’Italia. -Assieme a quello di esercizio di rilevanza locale.

Sviluppo internazionale

Come andrà a finire è difficile ipotizzarlo, per il momento. Le uniche notizie certe sono quelle annunciate nel comunicato emesso il 27 giugno. Nelle intenzioni di Lvmh, l’acquisizione di Cova, “ha un duplice obiettivo. Preservare questa istituzione della storia milanese; mantenendo negli attuali spazi la Pasticceria di Via Montenapoleone. Sostenere con forza il suo sviluppo a livello internazionale. Grazie alle sinergie messe a disposizione dal gruppo Lvmh”.

E Cova, nel suo piccolo, già negli anni 90 aveva intrapreso un percorso di internazionalizzazione. Aprendo una pasticceria a Hong Kong, inaugurata nel 1994. Inoltre, portando prodotti a marchio nei franchisee di Hong Kong, Tokyo e Shanghai, su navi da crociera. Così come in alcuni locali storici italiani.

Gli azionisti della pasticceria

Prima dell’accordo con Lvmh l’azionariato della Pasticceria Confetteria Cova era suddiviso in quote. Esse erano ripartite, tra Mario Faccioli, la moglie Graziella Copeta e le figlie Daniela e Paola. Le quali possedevano ognuna il 50%, su cui gravava il diritto di usufrutto vitalizio a carico dei genitori. Dopo la cessione a Lvmh le due figlie hanno la proprietà diretta del 20% che resta alla famiglia.

MILANO: MA LA NOTIZIA, GIA’ DATA, E’ VERA O NO? – Prada non smentisce, ma il proprietario della storica caffetteria si infuria e nega tutto

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prada Cova logo
Il logo Cova sulla porta della caffetteria milanese

MILANO – Prima di addentrarci nei dettagli forniti dallo stesso proprietario di Cova, Mario Faccioli, una breve premessa. Fra le boutique del Quadrilatero la notizia della vendita si dà però già per certa. La voce gira da tempo anche negli ambienti della moda. Due simboli di Milano (e del Made in Italy) e delle sue eccellenze  si incontrerebbero ancora una volta. Come è già successo in molti altri casi: da Armani a Trussardi, da Dolce&Gabbana fino a Gucci.

Le voci sono tante. C’è chi dice che Prada potrebbe allargare la boutique di Montenapo. (a dividere le vetrine del negozio da quelle della pasticceria c’è però il portone del civico 8). Oppure che bar e ristorante potrebbero essere spostati al primo piano. Ma secondo i rumor più accreditati, il progetto ci sarebbe già. Tutto resta così com’è. Cambia solo l’ingresso, che si sposterebbe su via Sant’Andrea.

La maison Prada non conferma né smentisce, si limita a un «No comment». E mentre nel Quadrilatero c’è un gran fermento, fra le quattro mura della storica pasticceria l’atmosfera è un’altra.

Mario Faccioli nega tutto

Ed è molto arrabbiato: «Cova non vende! Sono io che vado in pensione, e lascio tutto alle mie figlie. Loro rimangono qui. Ho 46 dipendenti e da quando è uscita la notizia sono in agitazione. Quando Cova venderà, lo annuncerò io personalmente!».

E, alla domanda se abbia avuto almeno un’offerta, Mario Faccioli è  categorico.

«Per 12 milioni non venderei nemmeno una vetrina». La cifra di cui si parla sarebbe infatti questa. 12 milioni di euro per l’80% di Cova (il 20% dovrebbe rimanere a una delle figlie di Faccioli), cifra che non comprende le mura, che non sono di proprietà.

Nessuno però pare preoccupato dalla notizia

Nemmeno i rappresentanti dell’Associazione di via Montenapoleone. «Questo è un locale storico. E’ parte della vita e dell’esperienza che ogni giorno Montenapoleone regala ai milanesi e agli stranieri che spesso vengono qui proprio per andare da Cova». Commenta il presidente Guglielmo Miani. «Se c’è un investitore che desidera subentrare, l’Associazione ne è felice. A patto però che la visibilità del locale rimanga su via Montenapoleone, e che Cova resti un punto di riferimento per tutti i passanti».

Un’operazione finanziaria già in cantiere

C’è chi infatti sostiene che fuori da Cova c’è da tempo una fila di investitori pronti a comprare. Perché questo è un brand che fa gola a tanti. Oltre alla pasticceria fondata nel 1817, che per Milano è un simbolo, al prestigio della caffetteria, del ristorante e del catering, c’è la parte internazionale.

I sei caffè aperti in franchising fra Shangai e Tokyo

Poi le dieci pasticcerie e i sette caffè- ristoranti di Hong Kong, e i corner nelle lussuose navi Celebrity Cruises di Miami. Insomma Cova non è solo Milano. E’ fiore all’occhiello del Made in Italy, proprio come le collezioni della famosissima maison. E poi c’è il lato fashion. Vuoi mettere il miglior cappuccino (e il miglior panettone) di Milano griffato Cova e Prada?
Fonte: Il Giornale

MILANO – Prada ha acquistato la Pasticceria Cova di via Montenapoleone

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prada Cova logo
Il logo Cova sulla porta della caffetteria milanese

Questa è la notizia che avevamo pubblicato il 21 febbraio scorso
MILANO – Prada ha acquisito lo storico bar caffetteria pasticceria Cova di Via Montenapoleone per 12 milioni di euro. L’obiettivo è ampliare i locali che ora insistono su sei vetrine. (tre su Montenapoleone e tre su via Sant’Andrea). Spostare l’ingresso su Via Sant’Andrea. Infine creare un format. Replicabile poi in altri 40 punti in tutto il mondo.

Prada non molla

Le figlie dell’ex proprietario Mario Faccioli conserveranno una quota del 20%. Inoltre, si occuperanno della parte export.

FEDERALIMENTARE – Nato un tavolo per sostenere il Made in Italy

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food and drink

MILANO – E’ nato un tavolo tra industria alimentare e Istituzioni. Per promuovere e sostenere l’export del food and drink italiano. Compreso anche il caffè torrefatto. Si è discusso quindi dell’individuazione e del presidio dei nuovi e più strategici mercati; poi della lotta a contraffazione e Italian sounding. Infine, del superamento delle barriere tariffarie e non tariffarie per i nostri prodotti.

Food and drink: come sta andando l’Italia

Federalimentare si è riunita quindi in una delegazione. Composta dal Presidente Filippo Ferrua Magliani, dai Vice-Presidenti Annibale Pancrazio e Luigi Scordamaglia; poi dal Direttore Daniele Rossi e dai rappresentanti delle associazioni aderenti.

Si sono incontrati tutti al Ministero degli Affari Esteri. Alla presenza del Segretario Generale Michele Valensise. Poi di Andrea Meloni. Ovvero, il Direttore Generale per la Promozione del Sistema Paese

I rappresentanti dei ministeri di riferimento

Il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dello Sviluppo Economico; Ministero della Salute; anche il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali). Assieme all’Agenzia ICE. Per avviare un percorso coordinato di ”diplomazia economica”. In favore del Made in Italy alimentare.

Filippo Ferrua Magliani, Presidente di Federalimentare

”L’istituzione di un tavolo per l’internazionalizzazione mette nuovamente l’industria alimentare al centro del Sistema Paese. Il suo obiettivo è quindi di difendere e promuovere i nostri marchi. Così come il Made in Italy alimentare nel mondo. In primis favorendo gli accordi per ridurre veri e propri ostacoli protezionistici. Come le barriere non tariffarie. Spesso strumentalmente a carattere sanitario; ma anche attraverso lo sviluppo degli investimenti promozionali all’estero. Per i quali sarebbe auspicabile la deducibilità. Per combattere cos sia la contraffazione che l’italian sounding”.

” Siamo in un momento di persistente stagnazione dei consumi interni. Questa iniziativa invece ci fa guardare con rinnovato ottimismo alle potenzialità di sviluppo del secondo settore manifatturiero italiano. Uno che ha iniziato l’anno con un +8,6%”.

Luigi Scordamaglia, Delegato di Federalimentare all’internazionalizzazione. Membro del CdA ICE

”Tra le proposte che abbiamo portato sul tavolo, desideriamo sottolineare la necessità di eliminare ogni pretesto per le barriere non tariffarie.

Anche attraverso un maggiore coordinamento delle Amministrazioni italiane coinvolte; è inoltre fondamentale concludere accordi di libero scambio. (ridurre/eliminare i dazi). Rafforzando il ruolo dell’Italia nei negoziati bilaterali; reputiamo strategica la creazione di una cabina di regia tecnica per l’export. Finalizzata anche ad evitare la dispersione di risorse oggi esistente;

così come la strutturazione di linee di credito adeguate per le imprese che esportano; la qualificazione della nostra presenza all’estero.

Dai desk anticontraffazione all’Addetto agroalimentare. Ma dobbiamo soprattutto facilitare la creazione di piattaforme distributive. Con sinergie tra Grandi Imprese e PMI. Unica soluzione per assicurare sui mercati emergenti la distribuzione delle nostre eccellenze alimentari”.

L’industria alimentare italiana

6250 aziende con più di 9 addetti e un fatturato di 130 miliardi di Euro. Essa costituisce il 2° settore manifatturiero italiano. Con i consumi interni in recessione, l’export rappresenta la più importante valvola di sfogo e di redditività per il food and drink. Nel 2012 ha raggiunto quasi 25 miliardi di euro. Con un’incidenza sul fatturato totale dell’industria alimentare (130 miliardi di euro) del 19%.

E’ la percentuale più alta di sempre sul food and drink

Anche se ancora inferiore a quella di Germania, Francia e Spagna, che oscillano tra il 22% e il 29%. E nel primo quadrimestre del 2013 l’export alimentare e’ cresciuto già più dell’8%. Nel dettaglio, esportiamo soprattutto prodotti vini, mosti e aceto (21% del totale); dolci e confetterie (13%), conserve e composte di frutta e ortaggi (12%); latticini e formaggi (9%), pasta (8%); oli e grassi (7%), carni preparate (5%) e caffè (4%).

CAFFE’ IMPOSTO – La Camorra dei Casalesi costringeva i bar del Casertano a usare un solo caffè

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Secondo il bon ton con si deve mettere in bocca il cucchiaino del caffè dopo averlo mescolato

NAPOLI – Adesso puntano sul caffè. Cambiano i tempi, ma il clan dei Casalesi, a dispetto degli arresti e dei sequestri, continua a imporre i prodotti distribuiti dai «propri» imprenditori agli altri operatori del Casertano. Consolidando a un tempo il potere del clan sul territorio. Alterando la normale concorrenza con ricadute sull’intera economia della provincia.

Casalesi: la mafia del caffè

Lo hanno scoperto i carabinieri di Casal di Principe. L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Hanno arrestato su ordine del gip del capoluogo campano Daniele Costagliola, 35 anni, e Pietro Paolo Venosa, 42 anni. Già arrestato (e poi scarcerato) nel giugno del 2012. Insieme ad altri esponenti della famiglia Venosa, cosiddetta dei «Cocchieri», dal soprannome del fondatore Luigi Venosa. Lo storico boss dei Casalesi. Per loro l’accusa è di estorsione continuata e illecita concorrenza; aggravati dal metodo mafioso.

Cosa è emerso dalle intercettazioni e dalle denunce

I due imponevano ai titolari dei bar dell’agro aversano una sola marca di caffè; gli esercenti venivano così costretti ad acquistare almeno una confezione da 50 cialde al mese. Al prezzo di 50 euro ciascuna mentre la macchina del caffè veniva imposta a 600 euro. I profitti, circa 15mila euro al mese, finivano nella cassa comune del clan dei Casalesi.

«Da oggi dobbiamo portare noi il caffè e voi dovete prendere il nostro. Quello di prima non lo porterà più. Questa cosa l’abbiamo già detta a tutti i bar».

Così in un’intercettazione allegata all’ordinanza d’arresto Pietro Paolo Venosa imponeva il proprio prodotto a un barista. Venosa viene intercettato anche mentre parla con l’imprenditore estromesso dal settore. «Devi andare via e le macchinette per il caffè che hai installato le devi lasciare nei bar», ordina.

Sono state anche eseguite delle perquisizioni nell’azienda di torrefazione del caffè imposto dal clan

Per accertarne il coinvolgimento nel reato di illecita concorrenza.
«I commercianti non ce la fanno più a pagare la camorra anche a causa della crisi economica così, rispetto al passato, denunciano più spesso gli estorsori», ha spiegato il capitano dell’Arma di Casal di Principe Michele Centola.

FINANZIAMENTO ILLY – Un centro studi tedesco studierà la relazione gusto-cervello

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TRIESTE – Accordo di partnership tra la Fondazione Ernesto Illy e il centro di ricerca tedesco Juelich. Per la creazione di una cattedra di insegnamento su “coffee science” della durata di 5 anni. Sostenuta da entrambi i partner al 50%. La collaborazione include la prosecuzione delle ricerche intraprese da Ernesto Illy assieme alla Scuola internazionale superiore di Studi avanzati (Sissa) di Trieste. Effettuati sulla chimica computazionale e sul caffè. Delle analisi che produrranno evidenze scientifiche sull’interazione tra caffè e corpo umano; nonchè docenze tenute dai rappresentanti del mondo scientifico dell’Istituto Juelich al Master in Sciencew and Economics of Coffee dell’Università di Trieste.

Illy alla scoperta del perché il caffè piace

L’accordo è stato quindi firmato da Sebastian Schmidt del Forschungszentrum Juelich e Furio Suggi Liverani. Direttore Scientifico della Fondazione Ernesto Illy.

Il centro tedesco è stato scelto anche perchè – è stato sottolineato in una conferenza stampa – la ricerca sugli effetti del caffè sulla salute umana a livello molecolare è compiuta senza cavie. In ambiente simulato; dunque con l’utilizzo di supercomputer, di cui la struttura e’ dotata. (vanta ben il settimo computer piu’ potente al mondo).

E per gli studi che da tempo vengono fatti sul cervello umano e sul comportamento.

La ricerca

Gode di un finanziamento di 500 mila euro in parti uguali tra i due partner. Mira tra l’altro a comprendere gli effetti del caffè sulla salute umana a livello molecolare. Non solo piacere, dunque. Visto che e’ ormai accertato che assumere caffè allontana il rischio del morbo di Parkinson.