giovedì 01 Gennaio 2026
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Al World Food Forum si degusta e si parla di caffè nel futuro: cosa è successo tra gli esperti

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L'intervento sul caffè al World Food Forum (foto concessa)

ROMA – Al Youth Culture Corner del World Food Forum, l’aroma del caffè appena preparato ha accompagnato presentazioni e scambi di idee tra esperti della filiera del caffè. “Brewing Change: Youth Shaping the Future of Coffee”, si è tenuto nell’Atrio della FAO, ha offerto una piattaforma di dialogo su come giovani produttori, ricercatori, torrefattori e operatori del settore stiano cambiando il mondo del caffè: dalle montagne e dagli altipiani dove viene coltivato, ai caffè dove viene gustato.

Organizzato da Lucia Rivera Lima e Ritikaa Gupta in collaborazione con il Mountain
Youth Hub (MYH) della Mountain Partnership delle Nazioni Unite, l’evento ha messo in
luce le sfide e le opportunità del settore, con presentazioni, discussioni e una
degustazione guidata.

World Food Forum, più di una tazza: la filiera globale del caffè

Il caffè sostiene circa 25 milioni di famiglie agricole (FAO, Mercati e Commercio) e ha
generato oltre 26 miliardi di dollari in scambi commerciali nel 2023 (FAO, Mercato
Globale del Caffè e Sviluppi Recenti dei Prezzi). Dietro ogni tazza, però, ci sono
ecosistemi fragili e comunità vulnerabili esposte alla volatilità dei prezzi, alla
disoccupazione giovanile, al degrado del suolo e ai cambiamenti climatici.

Lucia Rivera Lima ha sottolineato che il caffè “collega le montagne al mondo” e ha
evidenziato l’importanza di sistemi di produzione sostenibili nelle regioni montane,
sempre più colpite dalla deforestazione e dagli impatti climatici.

Giovani protagonisti delle montagne

Brewing from the Highlands (foto concessa)

La sessione “Brewing from the Highlands”, con Nicolas Gholam, Young Scientists
Group del WFF & Mountain Youth Hub, e Ritikaa Gupta, MYH, ha evidenziato
l’importanza degli altipiani e delle montagne per il caffè. Il consumatore medio gusta il
proprio caffè quotidiano senza riconoscere lo sforzo dietro la sua coltivazione. Sebbene
spesso costi meno di un cornetto, il caffè richiede molto più tempo, energia e cura per
arrivare dalla fattoria alla tazza.

Questa sessione ha anche mostrato come il caffè ci connetta tutti: è un rituale
quotidiano per molti, e una realtà quotidiana per chi lo coltiva, ora di fronte alla
crescente minaccia del cambiamento climatico. Negli altipiani del mondo, i giovani delle
montagne sono sempre più visti come custodi della tradizione e dell’innovazione,
contribuendo a plasmare il futuro del caffè e delle loro comunità.

Qualità e valore oltre il gusto

Nella sessione “What Makes Coffee Better? Quality, Inequality and the Future of the
World’s Favorite Drink, Edward Fischer, Professore di Antropologia presso la Vanderbilt
University e l’Università di Amsterdam, autore di Making Better Coffee, ha spiegato che
la qualità del caffè non riguarda solo il gusto, ma anche le relazioni sociali e le storie
racchiuse in ogni chicco.

Gli standard del “Third Wave Coffee” spesso riflettono squilibri di potere, e i giovani
produttori — spesso indigeni o emarginati — devono affrontare definizioni complesse di
qualità. Comprendere questi contesti è essenziale per costruire filiere eque.

Lavoro minorile e sostenibilità al Word Food Forum

Mariaeleonora D’Andrea e Adriano Bolchini, esperti di lavoro minorile della Divisione
FAO Trasformazione Rurale e Uguaglianza di Genere, hanno affrontato il tema del
rischio di lavoro minorile nelle comunità produttrici di caffè, legato a bassi redditi e
scarse opportunità.

Migliorare l’istruzione e le condizioni di vita permette ai giovani di immaginare un futuro
nella produzione di caffè. Hanno inoltre presentato DIGICHILD, un’iniziativa FAO che
utilizza dati geografici digitali per valutare i rischi di lavoro minorile.

Dalle montagne del Guatemala a Roma

Veronica Yacabalquiej, Coordinatrice di Progetto presso l’Associazione per la Ricerca,
lo Sviluppo e l’Educazione Integrale (IDEI), Capitolo WFF Guatemala, ha condiviso le
sfide affrontate dai giovani piccoli produttori indigeni di caffè in Guatemala, tra cui
migrazione irregolare, accesso limitato al mercato e impatti climatici. Investire nei
giovani è cruciale per la sostenibilità del settore.

Ascoltare le piante

Nora Šmahelová e Matteo Pavoni (foto concessa)

Nora Šmahelová, Co-Manager dell’Accademia del Caffè Espresso (La Marzocco), ha
presentato ConSenso, un progetto di ricerca che combina monitoraggio scientifico e
conoscenza sensoriale, dimostrando come innovazione e rispetto per la natura possano
coesistere nella coltivazione del caffè.

Degustazione consapevole al World Food Forum

Matteo Pavoni, fondatore di Peacocks Coffee, ha parlato del viaggio “dalla selezione
alla tostatura” e del ruolo del barista nel valorizzare il caffè. Ha guidato una
degustazione interattiva, esplorando sapori, origini e metodi di tostatura, evidenziando
come comprendere le origini del caffè aiuti a restituire valore ai produttori e promuovere
un mercato più equo e resiliente.

Giovani e continuità della filiera del caffè

Coinvolgere i giovani è essenziale per la sostenibilità e la resilienza della filiera del
caffè, mentre aumentano le richieste del mercato e gli effetti del cambiamento climatico.

Per i giovani produttori, l’accesso alla terra, al credito e all’istruzione sono elementi
chiave per garantire la continuità della produzione nelle regioni montane.

Il caffè non è solo una bevanda o una merce: è parte di un ecosistema vivente
che collega paesaggi montani, biodiversità e le aspirazioni di milioni di giovani.
Dal chicco alla tazza, questa sessione ha esplorato le molte dimensioni del caffè di
montagna, dalla sua ricca qualità e valore culturale alle sfide urgenti del lavoro minorile
e del cambiamento climatico. Abbiamo viaggiato dagli altipiani del Guatemala alle
conversazioni globali a Roma, soffermandoci su degustazioni consapevoli e riflessioni.

I giovani delle montagne sono emersi come protagonisti chiave per sostenere la filiera
del caffè, unendo tradizione e innovazione per un futuro più resiliente.

Partner
Team FAO sul Lavoro Minorile (Divisione ESP) • La Marzocco – Accademia del Caffè
Espresso • Peacocks Coffee Roasters • IDEI & Capitolo WFF Guatemala

Goppion diventa il caffè ufficiale dell’Opera di Stato di Vienna

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La famiglia Goppion (immagine concessa)

PREGANZIOL (Treviso) – Caffè Goppion è il caffè ufficiale dell’Opera di Stato di Vienna: un risultato storico per la torrefazione di Preganziol (Treviso), che ha saputo conquistare la città austriaca che, assieme a Venezia, ha contribuito in modo determinante a diffondere la cultura di questa bevanda in Europa e nel mondo.

I caffè di Goppion sono presenti da settembre nei sei punti di ristoro all’interno del celebre teatro viennese, portando il profumo dell’espresso italiano in un luogo conosciuto in tutto il mondo.

“Vienna e Venezia rappresentano la culla del rito del caffè – racconta Paola Goppion, che assieme al Presidente Sergio Goppion, a Silvia e a Mario, conduce la torrefazione –. Nei locali storici della capitale i letterati si sedevano a discutere di arte, libri, scienze e attualità davanti a una tazzina. Oggi noi rappresentiamo gli eredi di questi intellettuali e promuoviamo un caffè fatto a regola d’arte, con materie prime d’eccellenza e con un gusto riconoscibile per il consumatore. Ecco perché ci identifichiamo con una frase tanto semplice quanto efficace, che accompagna il nostro marchio: Bevilo Buono è la promessa che ogni giorno facciamo a chi cerca una bevanda preparata con cura. Credo sia proprio questa nostra continua ricerca verso le cose fatte bene e con passione che ci ha guidato fino al cuore di Vienna, fino all’Opera di Stato”.

In occasione del Ballo dell’Opera, in programma il 12 febbraio 2026, Goppion ha inoltre creato una box in edizione limitata per gli iscritti all’evento. All’interno, due tazzine esclusive e una confezione di caffè della torrefazione celebrano l’esclusiva manifestazione.

Goppion Caffè, oltre che all’interno dell’Opera di Stato, è presente a Vienna anche con una filiale estera, aperta dal 2019 e punto strategico per i mercati dell’Est Europa, e in alcuni locali storici della città.

Rivara: muore folgorato dalla macchina del caffè durante la manutenzione

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La Mole Antonelliana, simbolo di Torino (immagine: Pixabay)

Il 16 maggio 2019, nella Trattoria del Ponte di Rivara, la macchina del caffè da sostituire è diventata una trappola. Antonio Perissinotto, 59 anni, tecnico con trent’anni di esperienza, è rimasto folgorato davanti al figlio Valerio. Leggiamo di seguito un estratto dell’articolo di Sara Sonnessa per Torino Cronaca.

La tragedia nella Trattoria del Ponte di Rivara

BRA – Era un lavoro di routine, uno di quelli che non fanno paura perché li hai fatti mille volte. Ma quel 16 maggio 2019, nella Trattoria del Ponte di Rivara, la macchina del caffè da sostituire è diventata una trappola. Antonio Perissinotto, 59 anni, tecnico con trent’anni di esperienza, è rimasto folgorato davanti al figlio Valerio. Lui ha tentato di salvarlo, ed è rimasto ferito. Oggi, nell’aula del tribunale di Ivrea, si cerca di capire chi doveva evitare che accadesse.

Sul banco degli imputati siede Roberto Calvo, 57 anni, titolare della Dicaf di Bra, l’azienda che forniva e installava le macchine del caffè. È accusato di omicidio colposo e lesioni personali. Davanti alla giudice Marianna Tiseo, con la pm Valentina Bossi in aula, la difesa — l’avvocato Stefano Caniglia — parla di “tragica fatalità”. Secondo lui, la causa della scossa sarebbe stata una prolunga artigianale costruita in modo errato dallo stesso Perissinotto. Il rapporto tra i due tecnici e la ditta era solo verbale: nessun contratto, nessun protocollo di sicurezza.

Il 16 maggio Antonio e Valerio erano arrivati nel bar per montare una nuova macchina, modello Vega, al posto di quella guasta. Le telecamere interne hanno ripreso tutto: l’uomo che lavora dietro il bancone, la scossa improvvisa, il corpo che si irrigidisce, il figlio che interviene, poi la corsa disperata dei titolari verso il contatore.

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Fipe, Roma: chiusi 179 bar nei primi sei mesi del 2025

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

Fipe Confcommercio certifica la crisi del settore. Si calcola che da gennaio a giugno si siano persi circa 500 posti di lavoro e oltre 25 milioni di fatturato. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Mirko Giustini per Il Corriere della Sera.

La crisi dei bar: 500 posti di lavoro persi in 6 mesi

ROMA  – Nei primi sei mesi di quest’anno nella Capitale hanno chiuso 179 bar: il modello di business non è più sostenibile. A darne notizia la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) – Confcommercio.

Da una elaborazione dei dati Infocamere risulta che, a fronte di 86 nuove iscrizioni alla Camera di commercio, le cessazioni sono state 265. Non va meglio nel resto del Lazio: le 149 aperture non compensano le 387 saracinesche abbassate.

La fragilità del comparto è testimoniata anche dal fatto che poco più di un’attività su due sopravvive dopo i 5 anni dall’inaugurazione. Si calcola che da gennaio a giugno si siano persi circa 500 posti di lavoro e oltre 25 milioni di fatturato.

“La pressione competitiva è a mio parere eccessiva – afferma Luciano Sbraga, vicedirettore Fipe –. Parliamo di un settore con una densità imprenditoriale che non ha eguali. Vero è che non tutti prestano la corretta attenzione alla gestione economica, al marketing e all’innovazione tecnologica. Anche chi è già presente da anni sul mercato si trova a dover risolvere ogni giorno un’equazione complessa: rendere compatibile un servizio che comporta costi elevati con la capacità di generare ricavi”.

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Made in Italy Summit: al via l’appuntamento firmato Il Sole 24 Ore sul commercio globale

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summit made in italy
Il summit Made in Italy (immagine concessa)

MILANO – L’edizione 2025 del Made in Italy Summit – dal titolo “Supporting industry and exporters amid Trump’s disruption” – si concentra sulla costruzione di una nuova politica industriale capace di coniugare innovazione, sostenibilità e competitività in un mondo in cui le regole del commercio globale stanno cambiando rapidamente.

Il rilancio del protezionismo statunitense, la concorrenza cinese e la doppia transizione digitale e green mettono infatti alla prova il sistema produttivo italiano, chiamato a difendere e rafforzare il valore del marchio Italia nel mondo.

Il Made in Italy Summit 2025 si conferma un laboratorio di idee e proposte concrete per accompagnare le imprese italiane nella transizione verso un’economia più resiliente, sostenibile e digitale.

In un mondo attraversato da tensioni geopolitiche e cambiamenti strutturali, il Summit punta a ridefinire il posizionamento dell’Italia nel commercio globale, valorizzando il suo patrimonio industriale, culturale e tecnologico.

Per tre giorni, rappresentanti delle istituzioni, dell’economia e delle imprese si confronteranno con esperti e analisti internazionali, delineando una road map condivisa per portare le esportazioni italiane dagli attuali 625 miliardi a 700 miliardi di euro entro la fine della legislatura.

Nella prima giornata del Summit – martedì 28 ottobre – l’apertura sarà dedicata ai nodi strutturali che condizionano la competitività del Made in Italy. Tra i temi centrali: gli effetti del neoprotezionismo americano, il dumping cinese, l’impatto dei costi energetici e il sostegno finanziario alle imprese.

Sul tavolo anche il ruolo dell’Italia nel nuovo equilibrio economico mondiale e le prospettive di una politica industriale e fiscale in grado di stimolare gli investimenti. Una riflessione strategica sulle fondamenta dell’economia reale, che prepara il terreno al confronto settoriale dei giorni successivi.

Nella seconda giornata – mercoledì’ 29 ottobre – la giornata sarà dedicata alle filiere che incarnano l’eccellenza del Made in Italy e che rappresentano i motori principali della crescita. L’agrifood, simbolo della qualità e dell’identità italiana, verrà analizzato nel suo rapporto con le politiche di tutela e la concorrenza internazionale.

Il settore farmaceutico sarà al centro del dibattito come hub di innovazione e attrazione per gli investimenti esteri, mentre moda e design rifletteranno sulle nuove regole europee legate alla sostenibilità e sulla risposta alle politiche protezionistiche globali.

Spazio anche all’automotive e all’aerospazio, due comparti in forte trasformazione, chiamati a rinnovare alleanze e investimenti per mantenere il proprio peso competitivo a livello mondiale.

La terza e l’ultima giornata del Summit – giovedì 30 ottobre – sarà dedicata alle nuove rotte dell’export. I riflettori si accenderanno su aree di crescente interesse strategico per le imprese italiane – dai Balcani all’India, dall’ASEAN al MERCOSUR – con un’analisi delle opportunità, delle sfide logistiche e delle partnership industriali in costruzione.

Al centro anche la strategia europea di diversificazione e il ruolo della diplomazia economica nel promuovere l’immagine e la presenza del brand Italia nei mercati emergenti.

Un confronto ad alto livello per guardare al futuro con realismo e ambizione, riaffermando la forza del marchio “Italia” come sinonimo di qualità, innovazione e visione internazionale. I lavori, moderati da giornalisti de Il Sole 24 Ore, del Financial Times e di Sky TG24, si confronteranno con molti relatori, tra gli altri: Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy; Francesco Lollobrigida, Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste; Andrea Orcel, Ad UniCredit; Enrico Letta, Presidente AREL; Presidente Institut Jacques Delors; Leopoldo Rubinacci, Direttore Generale Aggiunto Direzione Generale del Commercio e della Sicurezza Economica, Commissione Europea; Matteo Zoppas, Presidente ICE; Regina Corradini D’Arienzo, Ad SIMEST; Mario Pozza, Presidente Assocamerestero; Marcello Cattani, Presidente Farmindustria; Cristiano Fini, Presidente CIA – Confederazione Italiana Agricoltori; Ettore Prandini, Presidente Coldiretti; Mario Andrea Vattani, Ambasciatore; Commissario Generale per l’Italia a Expo 2025 Osaka; Fabrizio Lobasso, Vice Direttore Generale, Direttore Centrale per l’Internazionalizzazione economica, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Giovanna Ceolini, Presidente Confindustria Accessori Moda; Marco Gay, Presidente Unione Industriali di Torino e Presidente Esecutivo Zest e molti altri.

Main partner del Made in Italy summit sono Banca Ifis, DHL Express, Gruppo FS, ENEL, KPMG, SACE, SIMEST, UniCredit.

Official Partner dell’evento sono Almaviva, Cerved, Cherry Bank, CIA, Coldiretti, Fondazione Fiera Milano, ING, Consorzio di Tutela Mozzarella di Bufala Campana DOP.

Event partner sono Unipol e Maserati.

L’evento è organizzato in collaborazione con ITA e con il patrocinio di Assocamerestero e GammaDonna.

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Marchesi 1824 annuncia l’Atelier di decorazione per bambini

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marchesi 1824
La nuova iniziativa di Marchesi (immagine concessa)

MILANO – Per la prima volta nella sua storia, Marchesi 1824 apre al pubblico le porte del suo laboratorio in Via Orobia 3, a Milano, trasformandolo in un palcoscenico di creatività.
Questa proposta è ideata per unire l’arte pasticcera con la fantasia dei più piccoli.

Gli appuntamenti offriranno a bambini e genitori un’occasione unica per trasformare i dolci in piccole opere d’arte: i partecipanti potranno decorare la propria casetta di pan di zenzero, arricchendola con ghiaccia, zuccherini colorati e piccoli dettagli, guidati passo dopo passo dal Pastry Art Director Diego Crosara.

Al termine dell’esperienza, ciascun bambino potrà portare con sé non solo la propria creazione, ma anche un attestato di partecipazione personalizzato, ricordo speciale della giornata. L’iniziativa si concluderà con una dolce merenda firmata Marchesi 1824, per condividere un momento conviviale.

Le date da segnare in calendario per immergersi nella creatività sono: mercoledì 12 novembre e mercoledì 19 novembre dalle 17:00 alle 18:30.

L’acquisto dell’esperienza ha un costo di 180€ e dovrà essere effettuato direttamente tramite il sito web di The Maptique.

La collaborazione unisce l’eredità e la raffinata tradizione di Marchesi 1824 con la visione contemporanea di The Maptique, agenzia creativa e piattaforma esclusiva fondata nel 2018 da Agnese Violati e Paola Mapelli.

Nata come media platform dedicata al mondo dei viaggi e delle destinazioni, The Maptique si è trasformata in una boutique agency capace di celebrare il bello nascosto e di dare vita a contenuti ed esperienze autentiche e straordinarie.

La scheda sintetica di Marchesi 1824

Meta preferita di un’elegante clientela cosmopolita, dal 1824 Pasticceria Marchesi è simbolo dello stile milanese. Con le sue preparazioni eccellenti, gli ambienti eleganti e il servizio impeccabile, accompagna i momenti di convivialità tra gusto artigianale e creatività raffinata.

Oggi come allora, Marchesi 1824 è fedele alle sue tradizioni e alla produzione basata su un’accurata selezione delle materie prime, l’alta maestria pasticciera e l’attenzione ai dettagli. I suoi prodotti sono in vendita presso la storica pasticceria in Via Santa Maria alla Porta, presso le sedi milanesi di Via Monte Napoleone e Galleria Vittorio Emanuele II, nonché presso la pasticceria sita a Londra al 117 di Mount Street, Mayfair
e sul sito www.marchesi1824.com Marchesi 1824 è parte del Gruppo Prada che include inoltre i marchi Prada, Miu Miu, Church’s e Car Shoe.

La storia della Pasticceria Marchesi è intessuta di tradizione e creatività che si fondono in un’irresistibile armonia. In un elegante edificio Settecentesco nel cuore della città di Milano, in Via Santa Maria alla Porta 11/a, nel 1824 la famiglia Marchesi aprì una pasticceria che presto, grazie al duro lavoro e all’impegno costante, si guadagnò un’ottima reputazione per i suoi prodotti artigianali.

Oggi Pasticceria Marchesi è diventata tappa d’obbligo per milanesi e turisti, è il luogo dove assaporare la magia che si sprigiona con il gusto. Per apprezzare il frutto di quasi due secoli di esperienza.

Per godersi il piacere di un caffè espresso, scegliere una torta di compleanno speciale o sorprendere qualcuno con una sublime selezione di cioccolatini.
Fedele alla sua storia e tradizione, Marchesi 1824 è sinonimo di eccellenza per l’offerta di pasticceria e cioccolato, e per la produzione del panettone, il tipico dolce milanese.

Iginio Massari: “Mia figlia Debora assessora al Turismo? Non ne sapevo nulla”

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iginio massari
Iginio Massari (immagine concessa)

Il maestro pasticciere Iginio Massari ha commentato il passaggio di testimone ai vertici della Regione Lombardia che vede, dopo le dimissioni di Barbara Mazzali, la figlia Debora approdare in giunta come assessora al Turismo. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Serena Palumbo per Il Corriere della Sera.

Iginio Massari sulla carriera politica di Debora

MILANO – “La nuova carriera politica di mia figlia? Non ne sapevo nulla, ai genitori non sempre si dice tutto”. Così il maestro pasticcere Iginio Massari – a margine del talk di cui è stato protagonista al Cook Fest, il festival food del Corriere della Sera – ha commentato il passaggio di testimone ai vertici della Regione Lombardia che vede, dopo le dimissioni di Barbara Mazzali, la figlia Debora Massari approdare in giunta come assessora al Turismo.

Nonostante la sorpresa del padre, l’ingresso in Regione (che avviene a pochi mesi dalle Olimpiadi invernali di Milano Cortina) era già da tempo una possibilità per la pasticcera e cofondatrice dell’azienda di famiglia. Ora, con l’ufficialità dell’ingresso in politica, Debora Massari potrebbe fare un passo indietro in laboratorio, perché “per fare politica ci vuole tanta passione e dedizione come nella pasticceria, altrimenti ti schiacciano”, confida il maestro.

Una dedizione che è stata raccontata dallo stesso Massari sul palco del Cook Fest e che lo porta, a 83 anni, a svegliarsi ogni giorno “alle tre per andare in laboratorio: è un’abitudine che ho ereditato da mia madre che la mattina apriva la sua osteria alle quattro. La devozione al mio mestiere è tutto, in pasticceria sono felice. Lì non provo mai stanchezza, perché credo che questa sensazione sia collegata all’insoddisfazione. Se fai il lavoro che ami non puoi essere insoddisfatto e questo ti motiva a farlo anche per molte ore, soprattutto se hai un obiettivo da raggiungere. E in effetti a me non piace arrivare secondo”, aggiunge.

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Ferrero investe in Cile con il nuovo stabilimento per la lavorazione delle nocciole

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Il logo della Ferrero

La multinazionale Ferrero rafforza la presenza nella regione di La Araucanía in Cile e rilancia la strategia globale sulla sostenibilità della filiera. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale La Voce di Alba.

Il nuovo stabilimento di Ferrero

Prosegue il piano internazionale di Ferrero Hazelnut Company, la divisione del Gruppo dedicata alla produzione e lavorazione delle nocciole. La società ha annunciato un nuovo ciclo di investimenti in Cile, dove nascerà un terzo stabilimento per la sgusciatura nella regione di La Araucanía, a completamento dei due già attivi nel Maule e nel Ñuble, che saranno a loro volta rinnovati e ampliati.

L’iniziativa conferma la fiducia di Ferrero nel Paese sudamericano, divenuto negli ultimi anni una delle aree più dinamiche al mondo per la coltivazione del nocciolo. La produzione cilena ha raggiunto le 120.000 tonnellate e, grazie a nuovi impianti e a una gestione agricola avanzata, è destinata a crescere ulteriormente, consolidando la posizione del Paese come secondo produttore mondiale.

La strategia di lungo periodo di Ferrero Hazelnut Company, attiva in Cile dal 1991 con la controllata AgriChile, punta a garantire tracciabilità, qualità e sostenibilità lungo l’intera catena di approvvigionamento. La divisione gestisce circa 5.000 ettari di noccioleti e collabora con centinaia di produttori locali, fornendo piante certificate, formazione tecnica e assistenza agronomica.

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Caffè Damoka annuncia Skim come artista dell’anno 2025

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Skim per Damoka (immagine concessa)

FOLLONICA (Grosseto) – Caffè Damoka, torrefazione toscana, consolida la propria visione del caffè d’arte con la rassegna “Damoka incontra l’arte” e annuncia Skim come artista dell’anno 2025, settimo protagonista di un percorso che intreccia gusto e creatività.

Skim è l’artista selezionato, destinato a personalizzare l’esclusiva tiratura di bustine di zucchero dell’azienda.

Ben 20 tra sue opere e particolari, andranno a decorare il packaging degli zuccheri d’arte, trasformando così un oggetto quotidiano in un veicolo di divulgazione artistica.

Fiorentino, classe 1985, Skim ha intrapreso un percorso artistico che unisce formazione tecnica e creatività: dal diploma in Grafica Pubblicitaria all’Istituto d’Arte di Firenze alla specializzazione come disegnatore di cartoni animati presso la Scuola Internazionale di Comics.

La sua arte è nata in un contesto semiurbano, un mix tra il grigio delle fabbriche e il verde delle colline della sua periferia. Le sue influenze spaziano dai fumetti, Disney e Jacovitti, fino ai personaggi di Andrea Pazienza.

Oggi le sue opere spaziano dal piccolo formato fino a grandi murales, con dimensioni che raggiungono anche i 12 metri per 4 o i 20 metri per 3. Lavora direttamente sulla tela a mano libera e pennarello, senza disegni preparatori a matita.

skim damoka
Skim artista Damoka 2025 (immagine concessa)

La cifra stilistica che lo ha reso riconoscibile è il “Kaos Armonico”. Nelle sue opere, l’intricarsi delle linee genera il caos, mentre l’uso magistrale del colore crea l’armonia, rendendo l’insieme omogeneo.

In linea con la tradizione della rassegna, Skim ha dipinto per Caffè Damoka l’opera “Viaggio Sognante”, realizzata con pittura acrilica e contorni neri a pennarello. Il dipinto rappresenta al meglio il suo caratteristico “Caos Armonico”, in cui le forme sembrano sospese fuori da tempo e spazio: elementi come la barca, la luna, il pesce, la casa e le stelle condividono proporzioni equivalenti, ciascuno carico di un significato simbolico e profondo.

Ricca di dettagli e messaggi nascosti, l’opera affronta con sensibilità temi attuali, mentre l’artista gioca con soggetti e cromie alla costante ricerca di equilibrio.

Il Maestro Giuliano Giuggioli, direttore artistico di Damoka dal 2007, ha scelto Skim per la sua contemporaneità e la vivacità dei colori, ritenuti ideali per l’oggetto della bustina di zucchero. E anche la velocità stessa, evocata dal nome d’arte dell’artista, si sposa con l’immagine di un’azienda dinamica come Damoka.

“Quando ho saputo di essere stato selezionato come Artista dell’Anno per Caffè Damoka, la mia prima reazione è stata di incredulità – ha dichiarato Skim – Subito dopo, questa sensazione ha lasciato spazio alla realizzazione che le mie creazioni personalizzeranno la tiratura di 1,5 milioni di bustine di zucchero. Il vero onore, tuttavia, è vedere la mia arte distribuita in tutte le attività clienti della Torrefazione Damoka grazie a un progetto che ha come obiettivo la divulgazione dell’arte. È davvero pazzesco!”

Per Caffè Damoka, e in particolare per il proprietario Alessandro D’Amore e per il Direttore Artistico Giuliano Giuggioli, il connubio tra Damoka e arte è forte e va oltre il fine commerciale, rafforzando lo slogan del ‘caffè d’arte’.

Divulgare l’arte è divulgare il bello e contribuire a generare un sistema di fattori positivi e di valori che da sempre distinguono l’azienda. Questo progetto, nato da un’amicizia e da una visione condivisa, è un impegno che trasforma il semplice gesto del caffè in un vero e proprio simposio tra caffè e arte.

Queste bustine d’arte con al loro interno uno zucchero italiano extra-fine selezionato per rendere perfetta l’esperienza gustativa, rappresentano un valore aggiunto esclusivo, riservato ai clienti Damoka e destinato unicamente al canale HORECA, secondo una chiara scelta strategica aziendale.

Progetti futuri e continuità artistica

L’impegno artistico di Damoka non si ferma qui. L’azienda, con sede a Follonica in continua e forte espansione sul piano commerciale, è in fermento anche dal punto di vista artistico:
È prevista una nuova opera realizzata dal Maestro Giuliano Giuggioli per la personalizzazione natalizia delle bustine, delle tazzine e delle tazze mug.

Porcellane d’Arte: Verranno riprodotte le tazzine della collezione “Le Origini” (dedicate alle tre città Follonica, Piombino e Grosseto) che erano soldout da tempo.

Marco Zancolò, ceo di Franke Coffee Systems: “Con la nuova New A Line ridefinita la super automatica. Focus? La qualità”

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Franke
Marco Zancolò di fianco alla New A Line nello stand Franke di HostMilano 2025

MILANO – Marco Zancolò è l’amministratore delegato di Franke Coffee Systems. L’abbiamo incontrato a HostMilano 2025, dove ci ha rilasciato questa intervista esclusiva in occasione della presentazione di New A Line, la nuova generazione di macchine da caffè completamente automatiche progettate e costruite interamente in Svizzera.

La nuova Franke New A Line (immagine concessa)

Oltre quarant’anni di storia produzione di macchine da caffè: quali sono state le principali svolte tecniche che hanno cambiato la produzione?

“La macchina automatica ha avuto un’evoluzione molto forte negli ultimi anni. Siamo stati tra i pionieri del movimento con il lancio della classica A Line e, ancora prima, con la FM850, nella quale abbiamo introdotto il touchscreen a colori, una vera rivoluzione all’epoca, adottata oggi da ogni azienda nell’industria.

Abbiamo poi introdotto il sistema latte: l’automatizzazione della schiuma del latte era una delle innovazioni più importanti per lo sviluppo delle superautomatiche.

Da allora, abbiamo continuato a innovare e, in occasione di HostMilano, abbiamo lanciato la New A Line con un chiaro focus sulla qualità in tazza.

Marco Zancolò (immagine concessa)

La nostra tecnologia brevettata iQFlow garantisce una qualità costante in tazza, estraendo tutto l’aroma e il sapore dei chicchi di caffè grazie a un controllo intelligente del tempo e della pressione durante l’intero processo di estrazione. Con la funzione PrecisionTemp si può impostare la temperatura ideale per ogni bevanda per migliorare il risultato in tazza.

Ci siamo inoltre focalizzati sulla sostenibilità, elemento sempre più importante e richiesto dai clienti, con lo sviluppo di un nuovo boiler, chiamato HeatGuard. La nuova tecnologia dispone di un isolamento avanzato, riducendo significativamente la perdita di energia rispetto ai modelli precedenti. Inoltre abbiamo anche introdotto materiali riciclati, migliorando sia l’efficienza che l’impatto ambientale.”

Come si è sviluppato questo nuovo progetto che avete presentato a HostMilano?

“Ci lavoriamo da due anni e mezzo. La A Line è stata lanciata nel 2015 e sapevamo che, un giorno, avremmo dovuto introdurre una nuova proposta.

Normalmente, le macchine superautomatiche hanno un ciclo di vita di 8-10 anni. I primi clienti che hanno acquistato la A-Line nel 2015 ora vogliono sostituirla, ma non è il massimo ricomprare la stessa macchina di dieci anni fa.

Con l’anniversario dei dieci anni abbiamo quindi deciso di introdurre la nuova macchina. Abbiamo iniziato la progettazione nel 2022 e siamo riusciti ad arrivare in tempo per presentarla qui a HostMilano 2025”.

Zancolò, cosa spinge i baristi e le aziende ad affidarsi sempre più alle superautomatiche?

“L’aspetto più importante rimane la consistenza in tazza e con una superautomatica è garantita. Con una macchina tradizionale, se si ha la fortuna di avere un barista bravo, il risultato sarà ottimo. Ma c’è sempre meno personale qualificato.

Durante la pandemia, in molti mercati, tante persone che lavoravano in questo settore hanno cambiato mestiere e non sono più tornate. C’è una scarsità di addetti e, grazie alla superautomatica, soprattutto con lo schermo interattivo touchscreen, tutto risulta più facile: una volta regolata la macchina, chiunque può usarla con la massima efficienza”.

Per quanto riguarda il mercato italiano: che ruolo gioca oggi la produzione nel nostro Paese dove Franke conta diverse sedi produttive?

“Per il gruppo Franke la produzione in Italia gioca un ruolo molto importante. Abbiamo un sito produttivo a Peschiera del Garda, dove realizziamo lavelli, non legati alle macchine da caffè, e un altro a Fabriano, nelle Marche, dove produciamo le cappe Faber, parte del gruppo Franke.

Poi abbiamo qui vicino a Milano, a Baranzate, la fabbrica Dalla Corte: è qui che produciamo le macchine da caffè tradizionali.

Le superautomatiche Franke, invece, le sviluppiamo e produciamo in Svizzera, nella nostra sede di Aarburg”.

Oggi conta di più la personalizzazione del design o la performance?

“Entrambi gli aspetti giocano un ruolo fondamentale. La performance è di estrema importanza, perché per l’operatore ciò che conta è il costo d’uso complessivo. Tuttavia, se la macchina è esteticamente non piacevole, non è il massimo metterla in vetrina.

Molto dipende anche dal contesto: se la si mette in una stazione di servizio, forse il design di una macchina è meno importante; se invece la location è in un coffee shop, come per il caso del nostro modello Mytico, la gente si aspetta una macchina bella, che trasmetta professionalità ed eleganza”.

Quanto del fatturato di Franke è diretto all’estero e quanto in Svizzera?

“Siamo presenti in circa 80 mercati nel mondo. Per la divisione Coffee Systems, la Svizzera rappresenta circa il 8%, mentre il resto proviene dai mercati internazionali.”

Quanti modelli producete all’anno tra tutte le tipologie di macchine?

“Includendo anche Dalla Corte, tra le 40 e 50 mila unità all’anno.”

Quanto investite in ricerca e sviluppo per restare pionieri nel settore?

“L’innovazione è al centro delle nostre attività. Investiamo molto. Abbiamo lanciato  Mytico due anni fa, e per noi l’innovazione è essenziale. Abbiamo un team R&D composto da circa 100 specialisti, che lavorano sia sul software che sull’hardware. Questo dimostra quanto importante l’innovazione sia per noi. Il loro lavoro ci permette di stabilire nuovi standard nel nostro settore – perché se smetti di innovare, diventi rapidamente obsoleto.”.

Zancolò, quali sono le prossime sfide per il mercato?

“Il mercato diventa sempre più competitivo. Ci sono tanti competitor che propongono macchine valide. La priorità rimane capire bene il profilo del consumatore e lavorare in modo efficace con i clienti. La macchina da caffè si acquista una volta, ma si usa per un periodo che spazia tra gli 8 e i 10 anni. In quel lasso tempo ci possono essere guasti: lì serve un servizio impeccabile.

Se l’after sales funziona bene, il cliente comprerà di nuovo da noi; se invece la macchina dà problemi e l’assistenza non è all’altezza, cercherà altrove.

Per il Gruppo la qualità è essenziale: non solo nel prodotto, ma anche nella relazione con il cliente e nel servizio post vendita”.