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Dieta e abitudini degli italiani cambiano con la crisi, si tende al risparmio

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inflazione iri Gli italiani preferiscono il supermercato alla bottega
Come si comporteranno le famiglie

MILANO – Per capire come sia cambiato e stia cambiando il rapporto tra il carrello della spesa e chi lo guida – i consumatori italiani – contano molto i dettagli. Gli addetti ai lavori lo chiamano l’«avancassa». Sono quegli scaffali dal passaggio obbligato prima dell’uscita: caramelle, chewing-gum, ovetti di cioccolato. Sono gli acquisti d’impulso, quelli che non ci pensi e sono già sul tapis-roulant.

Dieta e consumi reagiscono con la crisi

«L’anno passato questo comparto ha accusato un calo del 7%: non succedeva da tempo immemore», dice Carlo Bacchetta, direttore merci prodotti di largo consumo di Carrefour Italia. L’italiano in crisi risparmia anche sulle caramelle. I consumi han cambiato pelle, vediamo come. Uno che sta su piazza da molto tempo come Vincenzo Tassinari, presidente del consiglio di gestione di Coop Italia, lo dice chiaro e tondo: «Il consumismo e i relativi eccessi rappresentano un’epoca che deve essere dichiarata finita».

Il consumatore arretra. Ma non s’arrende

«Si apre un cambiamento strutturale – dice Tassinari -, la tendenza attuale è di sobrietà. Sobrietà fatta di maggior attenzione al prezzo, senza abbandonare i requisiti fondamentali di qualità». Non si butta via niente La prima lezione impartita dalla crisi è stata: sprecare meno. Dal Cermes, il centro di ricerca sul marketing e i servizi dell’Università Bocconi, il direttore Daniele Fornari calcola che fino al 2007 su 100 di acquistato, ne veniva consumato l’87%. Il 13% finiva in spazzatura. Quattro anni di crisi nera han fatto salire il livello di consumo al 96%.

La tendenza a sprecare il meno possibile spiega poi alcune peculiarità degli ultimi tempi, solo apparentemente in contraddizione con le esigenze di risparmio: come mai, ad esempio, calano le vendite di salumi da gastronomia e crescono invece quelli confezionati in vaschetta “take away” che costano di più? «Se non consumato nell’immediato, l’affettato in cartoccio rischia di dover essere buttato via, e oggi la gente non vuole più correre il rischio», risponde Francesco Pugliese, direttore generale di Conad. Si spende un po’ di più subito, per spendere meno nel tempo.

Ritorno al piccolo: la nuova dieta

Per lo stesso motivo è finito il tempo dei carrelli strapieni. La spesa si fa più frequente e piccina, approfittando delle offerte pressoché quotidiane. Ma, avverte Mario Gasbarrino, amministratore delegato di Unes, «non funzionano più offerte come il tre per due, proprio perché la gente vuole comperare giorno per giorno quanto consuma» anche perché con la crisi «sono cambiati completamente i paradigmi e i modelli di consumo». E gli ipermercati, mito prosperato sulle grandi scorte, soffrono.

Nel 2011 la grande distribuzione – secondo dati di mercato – è avanzata di circa l’1,3%. I super sono progrediti del 2,7%, gli iper sono scesi del 2,3%.

Il perché lo spiega Stefania Tomasini, responsabile delle previsioni per l’economia italiana di Prometeia

«Gli ipermercati – dice – sono generalmente lontani dai grandi centri abitati e, nell’economia del tempo, risultano svantaggiosi». In più, prosegue la ricercatrice, «la riduzione del valore medio della singola spesa rende meno utile andare all’iper dove si rischiano sprechi, comprando qualcosa di non necessario». Meglio stare lontani dalle tentazioni e vicini a casa. Crescono invece gli hard discount, +4,8% nel 2011.

L’impennata si registra nell’ultimo semestre (in particolare negli ultimi tre mesi), con un +6,6%, quando con la manovra «salva-Italia» di Monti gli italiani hanno compreso la gravità della situazione. Marchi in guerra Non c’è però una corsa folle al primo prezzo. Si assiste piuttosto a una polarizzazione dei consumi, tra prodotti di fascia alta e bassa, fanno notare diversi addetti ai lavori.

Soffre chi sta in mezzo. A spiccare sono le marche commerciali degli stessi distributori, le cosiddette “private label” «che – dice Tassinari – assicurano la qualità con uno sconto medio del 25%. Cinque anni fa queste viaggiavano sotto il 10% del giro d’affari della distribuzione moderna, oggi sono sopra il 16%, per quanto ci riguarda al 25%.

Per prodotti di consumo nella dieta quotidiana come pasta, caffè, olio, la marca privata, alla Coop, ha già sorpassato i brand leader», le marche più note al grande pubblico. Nonostante questo tengono anche le marche tradizionali che si difendono «concentrandoci, oltre che sulla comunicazione del valore aggiunto, sull’innovazione di prodotto, con particolare attenzione ai profili nutrizionali, nel clima crescente di attenzione alimentare che caratterizza i consumatori», dice Silvia Bagliani, direttore commerciale di Kraft Foods Italia. Non per nulla se la pasta ristagna (quella all’uovo fa -3,6%), cresce la nicchia di quella integrale, +18%. La rivincita delle uova E c’è l’effetto sostituzione: proteine a buon mercato cercansi. Da tempo la carne rossa perde colpi (carne a -6% nel 2011) solo in parte a favore del pollo (+9%). Volano le uova che, racconta Pugliese, «negli ultimi due anni da noi viaggiano al ritmo del +15%». E crescono i legumi, «oppure il tonno o i würstel», come spiega Bacchetta. Rispettivamente +5% e +4,2%.

Si resta aggrappati alle abitudini nella dieta, cambiandole. Il caffè, ad esempio: meno al bar e più a casa, con le cialde

«Nonostante la tazzina così ottenuta costi cinque volte di più di quella con la moka, cresce a ritmi del 16%», dice il manager Carrefour. Perché meglio pagare 20-30 centesimi anziché l’euro o più del bar. «Allo stesso modo avanzano tutti i prodotti per la colazione», aggiunge Pugliese.

Secondo l’osservatorio Adi-Nestlé sugli stili di vita, infatti, gli italiani che fanno colazione fuori casa sono passati dal 13% del 2010 all’8% attuale. Con la crisi cambiano anche le abitudini di chi, sulla carta, non fatica ad arrivare alla quarta settimana. «È scattato una sorta di pudore anche tra chi può permettersi ancora di frequentrare i ristoranti: non si rinuncia alla buona cucina, ma si sta a casa», racconta Pugliese.

Così si spiega quel +20% di richiesta di tartufo registrata in un punto vendita Conad nella zona di Alba. «Ma anche il buon andamento dei prodotti tipici, del vino, del culatello rispetto al prosciutto», racconta il manager. Alla spesa senza bimbi E per il futuro? Sarà caccia alle promozioni.

Alcune catene, come Unes-U2, hanno imboccato strade inconsuete, «abbiamo eliminato – spiega Gasbarrino – promozioni, volantini e collezionamenti, per tenere i prezzi più bassi nel quotidiano». E poi c’è la minaccia dell’inflazione. «La distribuzione moderna – dice Tassinari – ha fatto la sua parte per calmierare i prezzi, contenendo l’inflazione tra il 2004-2011 al 7,6% contro il 17,6% dell’indice Istat. Ora serve una logica di sistema in cui i produttori ci aiutino a contenere il fenomeno inflativo, in un 2012 che si presenta ancora più problematico». Intanto le famiglie tirano la cinghia. «Non so se lo ha notato – dice Pugliese – ma dai punti vendita mi dicono che a far la spesa coi genitori ci sono sempre meno bambini. Sa perché? Perché alle richieste di un bimbo non si resiste. E di questi tempi, non è proprio il caso…». *Fonte: lastampa.it

Geels&Co: riapre il museo dedicato a tè e caffè ad Amsterdam

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AMSTERDAM – Il Museo del tè e del caffè con Geels&Co. In passato i Paesi Bassi hanno vissuto l’Età dell’oro, commerciando con moltissimi Paesi del mondo. Importavano tanti prodotti esotici, come il tè e il caffè. Amsterdam, in particolare, era il porto commerciale più importante d’Europa, dove il tè e il caffè arrivava da ogni parte del mondo. Nel Nes, dove era praticato il commercio del tè, le preziose foglie erano vendute all’asta. La via Warmoesstraat, una grande strada commerciale dove c’erano grandi case, era proprio lì vicino nello stesso quartiere e vicino all’acqua.

La storia di Geels&Co cominciò nel 1864 in Foeliestraat e ancora oggi continua

Antonious Geels iniziò un commercio nei beni ex coloniali, successivamente si specializzò in quelli che erano chiamati “Lavori del caffè, tè e zucchero”. Di quegli anni resta poco a causa dell’assenza di registri che potessero testimoniare il percorso di Geels. Quello che è noto, tuttavia, è che nel 1864 egli si spostò sulla via di Warmoesstraat. Durante la Prima Guerra Mondiale, Geels commerciava diverse merci e il suo commercio fu tramandato di padre in figlio.

Solo nel Novecento la famiglia iniziò il commercio del tè, attualmente anche con un online store

Ma i dettagli di come questa storia è iniziata e come è continuata possono essere percepiti, sentiti, toccati durante un tour nel loro Museo del tè e del caffè situato nello shop in un edificio di Warmoesstraat 67. Questa costruzione, ufficialmente chiamata Het Gulden Hooft draagt, risale al 1567. L’attuale facciata è stata tuttavia restaurata nell’Ottocento. Ora, purtroppo, non è possibile visitare il museo a causa dei lavori di restauro dell’edificio.

Per essere informati sulla sua riapertura, che dovrebbe avvenire quest’anno (2012), visitate il sito Geels&Co. Non lasciatevi perdere questa occasione, se avete organizzato un viaggio ad Amsterdam e siete affascinati dal mondo del tè e del caffè. Fonte: http://cucina.bloglive.it/museo-del-te-e-del-caffe-ad-amsterdam-con-geelsco-7126.html

Caffeina: effetto sulle donne ma in modo diverso fra occidentali e asiatiche

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caffeina caffè
Un effetto della caffeina

MILANO – Due tazze di caffè nelle donne asiatiche e occidentali hanno effetti diversi. La caffeina, tutte le donne ne consumano almeno una tazzina al giorno, ma mai avremmo pensato che potesse influire sui livelli di estrogeni (gli ormoni femminili). Lo studio è stato condotto dai ricercatori del National Institute of Health negli USA e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Il dott. Enrique Schisterman, autore dello studio, ha confermato l’importanza dei risultati, in particolare per la comprensione del processo attraverso cui la caffeina è metabolizzata nei differenti gruppi genetici. Ma, “per le donne in età fertile bere caffè non altera il normale funzionamento ormonale in maniera clinicamente significativa”.

Caffeina: lo studio ha riguardato 259 donne, d’età compresa tra 18 e 44 anni, seguite per 2 cicli mestruali

In media, le donne hanno consumato circa 90 milligrammi di caffeina al giorno, l’equivalente di una tazza di caffè. I ricercatori hanno riscontrato che tra le donne asiatiche, quelle che assumevano 200 milligrammi o più di caffeina al giorno avevano un livello di estrogeni più alto rispetto alla media. Nelle donne bianche occidentali che consumavano la stessa quantità di caffeina veniva rilevato l’effetto contrario. La causa di questi diversi effetti non è chiara, ma il dott. Schisterman ritiene probabile che la genetica abbia rilevanza nel metabolismo della caffeina.

Anche la bevanda è sembrata motivo di diversi risultati

Quando i ricercatori, infatti, hanno analizzato la caffeina contenuta in bevande diverse dal caffè è emerso che tutte le donne, indipendentemente dalla razza, avevano livelli più alti di estrogeni. Gli studiosi sono convinti che anche gli additivi come latte e zucchero possono giocare un ruolo importante negli effetti causati. Infine, se per il breve periodo nessuna donna sana o in pre-menopausa deve preoccuparsi prima di prendere una tazzina di caffè, lo stesso non si può dire per il lungo periodo in quanto non si conoscono gli effetti a lungo termine dei cambiamenti nei livelli ormonali. http://www.nih.gov/

“Coffee Please”: presto in tv un documentario dedicato al caffè

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collezione enrico maltoni coffee please

MILANO – Enrico Maltoni, il collezionista delle macchine per il caffè, segnala che entro la fine del mese o ai primi di aprile andrà in onda un documentario dedicato al caffè. Si tratta di “Coffee Please”: una parte è stata girata a Forlimpopoli (FC) presso la Collezione Maltoni (www.espressomadeinitaly.com). Si vedranno le macchine storiche che hanno reso famoso il caffè espresso da La Pavoni alle La Cimbali, Faema, Snider, e tante altre.

Coffee Please: il documentario e la serie Global Drinks

Il documentario prenderà le mosse dall’Etiopia con riprese sulla coltivazione. Lo potremo vedere su RAI 5 ma la data è ancora da definire. Il documentario rientra nella nuova serie Global Drinks descrive un altro aspetto della nutrizione: l’aspetto liquido, idratante dell’alimentazione. Global Drinks racconterà, in 6 episodi da 52 minuti, la storia di sei bevande.

Sei destini straordinari per le bevande analcoliche che sono diventate indispensabili, quasi “inevitabili” nella nostra vita quotidiana, con implicazioni economiche, industriali, sociologiche e culturali su scala globale.

Come nasce il caffè

Tutti lo conosciamo. Abitudine quotidiana per milioni di persone, ne vengono consumate oltre 400 miliardi di tazze all’anno. Ma il caffè è la pianta, il seme verde, il frutto, la bevanda, il luogo in cui la si beve.

Oggi, il caffè è il prodotto maggiormente commerciato al mondo, dopo olio e acciaio! Eppure sono in pochi a conoscere davvero a fondo questa bevanda. Incontreremo il cacciatore di caffè, il ricercatore, il commerciante e l’ambasciatore di uno dei migliori caffè al mondo.

“Coffee Please” ci accompagnerà in un mondo inaspettato e affascinante. “What else?”, la frase simbolo lanciata da George Clooney, l’icona di una nuova comunità, ha fatto il giro del mondo, proprio come le piccole capsule colorate.

Ma chi avrebbe detto che la storia comincia nelle selvagge foreste africane, dove il caffè è coltivato in Etiopia fin dal settimo secolo!

Arriviamo ai giorni nostri, per conoscere da vicino i produttori di caffè le cui vite sono influenzate dai prezzi fissati dai grossisti a Chicago e Londra. Senza dubbio nessun’altra bevanda è stata in grado di adattarsi a tante tradizioni.

Come lo si consuma

In Italia si consuma in tazzine, e il suo gusto intenso e cremoso si assapora in pochi attimi al bancone di un bar.

In Turchia, Grecia, Brasile e Africa si beve durante il rituale di benvenuto e va sorseggiato lentamente e senza sosta.

E nel Nuovo Mondo il caffè è stato riproposto dal grande marchio americano che attualmente ha oltre 16.000 punti vendita in 40 Paesi.

Dando vita a nuove abitudini, ha creato un nuovo, diverso vocabolario anglo-italiano, trasformando il caffè in una specie di religione. Un film in linea con il suo soggetto: buono, forte e caldo.

Cliccando qui potete vedere una clip del documentario “Coffee Please”

Scheda del film Coffee Please

Italia-Francia / 2010 / 52 min.
Regia: Stefano Tealdi
Produzione: STEFILM e ARTLINE FILMS
In associazione con: FRANCE TELEVISIONS / PLANETE / RTBF/ TV5MONDE / YLE / DBS Satellite
Con il supporto di: Piemonte Doc Film Fund, Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia e Friuli Venezia Giulia Film Commission, Centre national du cinéma et de l’image animée.

Prodotto Italia dedica a Nuova Simonelli un servizio televisivo

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nuova simonelli
Il logo Nuova Simonelli

BELFORTE DEL CHIENTI (MC) – Prodotto Italia, il settimanale economico delle regioni a cura di Lisa Bellocchi, Giancarlo Zanella, Luca Gianferrari ed Ezio Trussoni, sbarca nelle Marche e dedica, domani alle ore 11.30 su RaiTre, un interessante servizio alle macchine per caffè espresso firmate Nuova Simonelli.

Nuova Simonelli su RaiTre

La giornalista Lisa Bellocchi, accompagnata dal presidente Nando Ottavi e dal responsabile marketing Maurizio Giuli, presenterà al pubblico italiano come si realizza una macchina da caffè e tutta la tecnologia che c’è dietro il tasto di avvio dell’erogazione di un espresso.

Con l’obiettivo di valorizzare la ricchezza e la qualità dei nostri prodotti, della nostra agricoltura e della nostra industria agroalimentare, “Prodotto Italia” presenta quelle eccellenze italiane che, come nel caso Nuova Simonelli, sono apprezzate in tutto il mondo.

22.03.2012

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green packaging

MILANO – Il settore alimentare è sempre più impegnato sul fronte sostenibilità ambientale. Dalle fasi di produzione fino alla vendita, l’obiettivo di alcuni grossi marchi è quello di ridurre la propria impronta ecologica intervenendo sui consumi di acqua ed energia, tagliando le emissioni inquinanti, progettando packaging innovativi ed eliminando, o almeno riducendo, la produzione di rifiuti in fase di lavorazione. Il tutto per garantire prodotti più green e facili da smaltire. La Kraft Foods, multinazionale che opera anche in Italia, per esempio, ha intrapreso “la guerra ai rifiuti, un impianto alla volta”, come ha dichiarato Christine McGrath, vicepresidente per la sostenibilità globale di Kraft, riuscendo a raggiungere l’obiettivo “rifiuti zero” in 36 dei suoi impianti.

Packaging più green: il futuro dell’industria

La fase di produzione, infatti, contribuisce per oltre il 99% alla quantità di rifiuti solidi che l’azienda produce, da qui la necessità di intervenire su questo settore. Risultato: oggi la Kraft ricicla e riusa fino al 90% degli scarti di produzione.

Kraft: 24 impianti in Europa e 16 negli States non hanno inviato in discarica neanche un rifiuto. L’impianto di Beaver Dam, nel Wisconsin, ha lavorato per costruire un digestore anaerobico che processa i rifiuti in biogas usato poi per generare energia. Altri esempi vengono dalla Russia, con l’impianto di San Pietroburgo che riutilizza i chicchi di caffè per fare borse per le spedizioni e pallets e il macinato scartato per produrre fertilizzante per gli allevamenti, e dall’Indonesia dove gli imballaggi in plastica diventano borse e secchi. Poi c’è l’impianto di Vienna, che ha inviato 250 tonnellate di bucce a una centrale di biomassa che produce calore ed elettricità.

La sfida dei rivenditori inglesi

Nel settore della vendita, i retailer inglesi Marks & Spencer e Tesco stanno sperimentando un packaging salvafreschezza che allunga la vita di frutta e verdura. Si tratta di una speciale striscia di 8×4,5 centimetri, messa a punto dall’azienda It’s Fresh Ltd, che contiene una miscela di minerali argillosi in grado di assorbire etilene, gas responsabile della maturazione dell’ortofrutta. Applicata sulla confezione, la striscia mantiene gli alimenti freschi più a lungo, almeno due giorni in più, riducendo così la quantità di scarti domestici.

Marks & Spencer sta sperimentando il nuovo pack con le fragole e conta di salvare dalla spazzatura circa 800 mila confezioni a settimana, Tesco invece lo userà per pomodori e avocado, per evitare lo spreco di 1,6 milioni di confezioni di pomodori e 350 mila di avocado all’anno. La catena Sainsbury’s, invece, ha optato per un’etichetta antispreco che incoraggia il consumatore a congelare il cibo entro la data di scadenza e non subito dopo l’acquisto, permettendo di salvare 800 mila tonnellate di alimenti.

Secondo una ricerca di Waste & Action Resources Programme (Wrap), partner dell’iniziativa, il 60% delle persone è convinta che il cibo possa essere congelato senza rischi solo appena acquistato e così molto spesso finisce per buttare via ciò che non riesce a consumare entro la data di scadenza.

L’attenzione al packaging è una delle strade battute anche in Italia, dove le aziende cercano di ridurre i rifiuti mettendo a punto confezioni innovative ed eco-friendly

Per trovare degli esempi basta dare un’occhiata alle ultime edizioni dell’Oscar dell’Imballaggio, concorso promosso dall’Istituto italiano imballaggio e da Conai, da cui emergono indirizzi di razionalizzazione delle dimensioni del packaging e diversi casi di prevenzione ambientale.

La Barilla ha semplificato l’imballaggio dei Ringo snack, passando da un multistrato a un unico strato di plastica, completamente riciclabile. La Novacart in collaborazione con il Centro Italiano Packaging ha realizzato “Crew cup”, un bicchiere con tappo a vite in cellulosa estensibile, progettato per la distribuzione automatica, completamente riciclabile. E nel 2011 il Gruppo Sanpellegrino è stato premiato per la nuova bottiglia di acqua minerale naturale da un litro contenente il 25% di Pet riciclato. Fonte: www.tekneco.it

Green Coffee Mountain inaugura il nuovo magazzino di oltre 6000 m2

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Green Coffee Mountain logo
Il logo Green Coffee Mountain Roasters

USA – La statunitense Green Mountain Coffee Roasters è uno dei maggiori torrefattori mondiali ed ha la sede principale a Waterbury nel Vermont. Inizialmente la struttura di oltre 6000 metri quadrati si occupava delle operazioni di torrefazione, confezionamento, stoccaggio e distribuzione. Tuttavia, per ampliare l’attività e potenziare le operazioni di confezionamento, era necessario unire le attività di stoccaggio e distribuzione e spostarle in una nuova struttura.

Green Coffee Mountain Roasters si espande

System Logistics ha progettato e integrato un sistema di movimentazione materiali all’avanguardia per il nuovo centro di stoccaggio e distribuzione di Waterbury nel Vermont che riunisce nella stessa struttura le operazioni di order picking di pallet, scatole, e scatole aperte ed è in grado di rispondere alle future esigenze di crescita di Green Mountain Coffee Roasters. Informazioni sull’azienda Green Mountain Coffee Roasters ricopre una posizione leader nell’industria del caffè grazie ai suoi prodotti, all’innovativa tecnologia di erogazione e alle pratiche commerciali socialmente responsabili.

GMCR è composto da due business units

La Specialty Coffee Business Unit, che comprende i marchi Green Mountain Coffee®, Tully’s Coffee®, e Timothy’s World Coffee®; e la Keurig Business Unit. Nel marzo 2009, GMCR ha acquisito il marchio Tully’s Coffee® e le attività all’ingrosso. Più avanti nello stesso anno GMCR ha acquisito il marchio Timothy’s World Coffee® e la relativa attività commerciale all’ingrosso. Per favorire la crescita della propria struttura, GMCR continua a investire nelle infrastrutture e nei sistemi informativi.

Green Mountain Coffee Roasters ha scelto System Logistics per progettare e integrare un sistema all’avanguardia per la movimentazione materiali per il suo nuovo centro di distribuzione di oltre 4800 metri quadrati

La prima fase del progetto prevedeva l’implementazione di due trasloelevatori un sistema di picking basato su tunnel picking con rulliere a gravità per case picking e un sistema di each picking, il tutto gestito da 30 postazioni di lavoro e un sistema di esecuzione magazzino (WES) per gestire la preparazione degli ordinativi, il controllo degli stock, l’ottimizzazione della forza lavoro e la sincronizzazione delle spedizioni. All’inizio della giornata gli ordinativi vengono trasferiti al WES DiamondWare™ in un unico lotto, e così senza interruzioni per tutto il giorno. Il WES accumula le richieste degli articoli gestiti a magazzino e scarica senza sosta le richieste di prelievo secondo la sequenza ordinativo/linea. L’obbiettivo è quindi quello di coniugare una complessa gestione degli ordini da pallet nonché il case e each picking

Il case e l’each picking sono integrati

Il sistema pick to light DirectPick™ innesca il case picking nel momento in cui l’each picking è stato completato. I singoli prelievi riguardanti il case picking vengono eseguiti in lotti. L’operatore addetto preparazione ordini seleziona le scatole e le posiziona sul nastro. Queste vengono quindi deviate a una delle 20 corsie, che comprendono due corsie dedicate a spedizioni tramite FedEx, 12 corsie con cinghie e quattro corsie per i dock dei camion. Il WES DiamondWare™ è l’elemento chiave di tutto il processo e gestisce numerose operazioni, quali l’utilizzo dello smistatore prevenendo interruzioni.

La seconda fase ha visto l’installazione di tre traslo elevatori un tunnel di prelevamento di tre livelli con pick-to-light DirectPick™, un sistema con veicolo guidato automatizzato (AGVS), e automazioni industriali di movimentazione materiali quali t-cars e robot. System Logistics e Green Mountain Coffee Roasters hanno lavorato insieme per creare un sistema di movimentazione materiali in grado di supportare future espansioni. L’intero sistema è rientrato nel budget stanziato ed è stato concepito, progettato e costruito in meno di 18 mesi (sette prima del previsto). Green Mountain Coffee Roasters è sulla buona strada per la realizzazione dell’obiettivo che si era posta: distribuire 23 milioni di chili di caffè all’anno.

Nestlé investe 3,3 milioni di euro a Singapore per il centro di ricerca che si occupa anche di caffè

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logo Nestlé
Il logo Nestlè

MILANO – Nestlé continua a espandere rapidamente le sue attività in Asia. Il gigante svizzero dell’alimentazione ha investito 3,31 milioni di euro nel suo centro di ricerca e di sviluppo a Singapore. Questo investimento servirà a sostenere il potenziamento dei prodotti culinari, di bibite al malto e di miscele di caffè.

Nestlé punta l’Asia

La posizione strategica di Singapore lo rende una base ideale per condurre le attività del gruppo in Asia, indica nel comunicato il Ceo Paul Bulcke.

Il centro di Singapore, primo sito di ricerca di Nestlé in Asia, è stato inaugurato nel 1981. I prodotti che sviluppa sono venduti in 16 paesi, tra cui l’India, l’Indonesia, la Malaysia e il Giappone.

Starbucks continua l’espansione: previsti 180mln di investimenti su Augusta

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starbucks
Il logo di Starbucks

MILANO – Annunci e novità a raffica in coincidenza con l’assemblea annuale degli azionisti di Starbucks Corp., che si è svolta a Seattle. Oltre a illustrare i piani di espansione e riqualificazione della rete di caffetterie in patria e all’estero, il management della multinazionale americana ha reiterato una strategia di crescita del gruppo che punta ad accrescere la share proveniente dalla vendita della gamma di prodotti di consumo venduti al di fuori delle proprie caffetterie, con sconfinamenti sempre più frequenti oltre l’universo caffè.

Atmosfera da happening in apertura dell’adunanza, con l’esibizione della cantante e bassista Esperanza Spalding, enfant prodige della scena jazzistica americana, premiata l’anno scorso con il Grammy Award for Best New Artist. In primo piano anche le iniziative di Csr della compagnia, con un ispirato keynote tenuto dal reverendo Calvin Butts, pastore dell’influente Chiesa battista abissina di Harlem, che collabora con Starbucks in vari programmi sociali.

Starbucks: sul fronte delle cifre di bilancio, i risultati del trimestre più recente hanno evidenziato un incremento del 10% del reddito netto d’impresa

Con il fatturato in crescita del 16%. L’inerzia favorevole è testimoniata anche dalle conclusioni del report dell’analista Technomic sulle principali catene di ristorazione americane, le cui cifre salienti sono state anticipate martedì (vedi Comunicaffè International di ieri), che colloca Starbucks sul terzo gradino del podio, alle spalle di McDonald’s e Subway, con un tasso di crescita delle vendite sugli ultimi 5 anni pari al 39%.

Nel business caffetterie, Starbucks ha annunciato piani per l’apertura di 300 nuovi locali negli States e la ristrutturazione di ulteriori 1.700 nell’esercizio in corso, che genereranno più di 5.000 posti di lavoro tra impieghi diretti e indiretti.

Ribaditi gli obbiettivi di espansione in estremo oriente

John Culver, presidente della divisione Cina, Asia e Pacifico ha confermato che la Cina diverrà, entro il 2014, il secondo mercato di Starbucks dopo gli Usa, con oltre 1.500 locali, ma traguardi significativi stanno per essere tagliati anche in Giappone, dove l’insegna numero mille si accenderà entro il 2014, e in Corea del sud, dove il numero di locali raddoppierà, superando le 700 unità, entro il 2016.

Nel mirino della multinazionale americana vari mercati emergenti, a cominciare dall’Indonesia e la Tailandia, dove verrà impressa una forte accelerazione ai programmi di crescita. Sempre in materia di strategie globali è stata riaffermata l’importanza di adattare prodotti e servizi alle peculiarità e alle abitudini di consumo locali citando la riqualificazione della Starbucks Experience attuata di recente in Europa, medio oriente, Russia e Africa. Paradossalmente le cifre sulle nuove aperture sono passate quasi in secondo piano offuscate dall’annuncio di importanti novità sul fronte industriale.

Un investimento da 180 milioni di dollari per l’apertura di un nuovo stabilimento ad Augusta (Georgia) e per il potenziamento delle capacità produttive di quello di Sandy Run (South Carolina)

Lo stabilimento di Augusta sarà il primo di proprietà dell’azienda a produrre caffè solubile e ingredienti per il frappuccino e le altre bevande pronte a marchio Starbucks. La costruzione inizierà a breve e l’inaugurazione avverrà a gennaio 2014. Il complesso, che darà lavoro a 140 addetti con una capacità produttiva di 4 mila tonnellate, sorgerà su di un’area di oltre 12 mila metri quadrati e verrà costruito secondo i criteri della certificazione energetico-ambientale Leed.

La compagnia ha tenuto a sottolineare come abbia preferito aprire questa fabbrica sul suolo americano, piuttosto che delocalizzarla in un paese a basso costo di manodopera. Previsto inoltre l’ampliamento dello stabilimento di torrefazione di Sandy Run, che occupa già 830 persone, con un investimento di 7 milioni di dollari. Ampio spazio è stato dedicato inoltre alla presentazione del nuovo sistema a caffè porzionato Verismo, con il quale Starbucks fa la sua entrata nel mercato globale del caffè porzionato.

Smentendo voci e polemiche delle ultime settimane, Starbucks ha annunciato inoltre l’ampliamento della collaborazione con Green Mountain Coffee Roasters

Che si estenderà al nuovo sistema Keurig Vue, per il quale saranno disponibili sia i serving di caffè a marchio Starbucks che il tè a marchio Tazo. Nella scia della recente acquisizione della catena Evolution Fresh, Starbucks ha comunicato infine l’entrata nel mercato americano degli energy drink, un business da 8 miliardi di dollari, con ” Starbucks Refreshers”, una linea di bevande dissetanti e leggermente gassate a base di vero succo di frutta (lampone, melograno o pompelmo tra i primi gusti disponibili) ed estratto di caffè verde. Le bevande saranno in vendita in oltre 160 mila punti vendita del dettaglio americano a partire da aprile. Come è noto, Starbucks ha introdotto sperimentalmente gli alcolici in alcuni propri locali a partire dallo scorso gennaio e ha aperto lunedì scorso il primo negozio di succhi di frutta Evolution Fresh.

Alimentazione: lo zucchero si nasconde in cibi insospettabili

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senza zucchero
Lo zucchero si nasconde in numerosi alimenti che consumiamo abitualmente ogni giorno

MILANO – Condireste il vostro piatto di pasta o il vostro panino con diversi cucchiai di zucchero? Credo proprio di no! In realtà, è quello che fate inconsapevolmente tutti i giorni. Sono ben note le funzioni svolte dallo zucchero nel nostro organismo come, ad esempio, quella di fornire energia al corpo, in particolare al cervello. Il problema nasce dal suo eccessivo consumo, soprattutto quello inconsapevole.

Quando pensiamo allo zucchero, la prima immagine che ci viene in mente è quello che usiamo per dolcificare un caffè o preparare un dolce.

Zucchero: cosa dice l’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione)

L’apporto giornaliero di zuccheri non dovrebbe superare il 10-15% dell’apporto calorico totale. Questa percentuale viene decisamente oltrepassata, infatti, è stato calcolato che un italiano consuma giornalmente in media 90-100g di zucchero semplice, aumentando così il rischio di sovrappeso, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

Ci sembrerà una cosa assurda, ma se osserviamo la composizione degli alimenti che portiamo giornalmente a tavola, la quantità di zucchero semplice che assumiamo, soprattutto indiretto, è decisamente elevata.

Gli alimenti insospettabili

Per esempio, con una bibita gasata dolce assumiamo la media di 6 cucchiaini di zucchero, uno yogurt magro ne contiene circa 4 cucchiaini, mentre, un cucchiaio di ketchup ne contiene un cucchiaino.

Ma non sono gli unici cibi che contengono zucchero “nascosto”, fra gli alimenti insospettabili vi sono anche le conserve di pomodoro, i salumi come il prosciutto cotto e la mortadella, tutti i tipi di wurstel, i cereali per la prima colazione, l’aceto balsamico, i sughi pronti, le impanature degli alimenti confezionati, la senape light, la maionese, il pane confezionato.

Ne sono ricchi anche le zuppe, i minestroni, i contorni surgelati, proprio perché lo zucchero, oltre ad essere usato per dolcificare, svolge la funzione di addensante.

Non solo lo zucchero è da cercare nelle etichette

Non necessariamente troviamo nell’elenco degli ingredienti la classica dicitura, possiamo trovare anche nomi di altre sostanze che vengono usate per dolcificare l’alimento, per esempio saccarosio, di canna, invertito, sciroppo di glucosio, sciroppo di fruttosio.

Sono sovente utilizzati anche il fruttosio (lo zucchero ricavato dalla frutta), glucosio, lattosio (zucchero ricavato dal latte).

Ulteriore alternative usate sono maltosio, destrine, sciroppo di amido con fruttosio, maltodestrine, mannitolo, sciroppo di malto, succo zuccherato disidratato, succo zuccherato evaporato.

Tra i dolcificanti naturali, vengono anche usati: miele, succo di frutta concentrato, melassa, zucchero d’uva, succo di mele concentrato, sciroppo d’acero, sciroppo di riso, sciroppo di sorgo, succo d’agave, manna.

La soluzione al problema

Una soluzione al nostro problema potrebbe essere quella di ricorrere ai sostituti artificiali dello zucchero come la saccarina, i ciclamati, l’acesulfame e l’aspartame; in realtà, potrebbero peggiorare la situazione.

Queste sostanze possiedono un potere dolcificante da 30 a 500 volte superiore a quello dello zucchero bianco, fornendo poche calorie, ma il loro uso abitudinario ed eccessivo può influire sulla nostra percezione del sapore dolce, abituando il nostro palato ad apprezzare cibi che forniscono un alto senso di gusto zuccherato.

Così gli alimenti “senza zuccheri aggiunti” come i succhi di frutta possono erroneamente portarci a pensare che siano privi di zucchero, in realtà, possiedono un contenuto di circa il 10% di zuccheri della frutta, come il fruttosio e/o saccarosio.

Il consumo, in genere, dei prodotti light fa nascere il falso mito di un consumo libero, che ci porta ad assumere una quantità decisamente superiore al nostro reale fabbisogno.

Soprattutto i diabetici dovrebbero stare attenti al consumo di questi alimenti e dovrebbero anzi, nonostante le diciture sulle confezioni, considerare questi alimenti nel conteggio glucidico giornaliero.