mercoledì 21 Gennaio 2026
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Cannavò ci porta in viaggio alla scoperta delle città colombiane

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La bandiera della Colombia

MILANO – Cannavò racconta la sua esperienza e la rinascita Colombia Cartagena. Visite in carrozza tra il Teatro Heredia e il Palazzo dell’Inquisizione in quella che fu una città ricca (e depredata da corsari come Francis Drake) ma anche polo fiorente del mercato degli schiavi. Oggi si è trasformata in grande meta turistica

di Alessandro Cannavò

Cannavò, la guida d’eccezione

Il verde della «sabana», l’ altopiano su cui si distende Bogotà, è scintillante: un’ alchimia tra la luce equatoriale e la straordinaria altitudine della capitale della Colombia, 2600 metri.

Ma oggi più che mai è anche un verde carico di speranza. Certo, questo è il Paese che nel sentimento comune è associato alla violenza e al narcotraffico, dove quasi il 10% della popolazione (poco meno di quattro milioni su 40) è costituito da desplazados, gente che è fuggita dalle proprie terre in mano ai fuorilegge e si ammassa nei quartieri periferici delle metropoli.

Ma l’offensiva contro il terrorismo delle Farc, le bande criminali e le forze paramilitari ha dato negli ultimi dieci anni frutti importanti e ha liberato una buona parte del territorio, innanzitutto le aree metropolitane, dal senso di pericolo e di invivibilità.

La Colombia è una nazione giovane e dinamica, ricca in biodiversità e degna di essere conosciuta da turisti e da investitori

Il nuovo ottimismo di una nazione giovane e dinamica si aggancia a una fase economica favorevole (nell’ ultimo anno il Pil è cresciuto del 4%) che coinvolge un po’ tutto il Sud America, trascinata dalla locomotiva-Brasile.

Così mentre molte aziende europee e americane stanno puntando sulla Colombia per il loro business aprendo sedi nei centri principali, è il momento giusto per conoscere da turisti il Paese.

Che è tra i primi al mondo in biodiversità, grazie alle sue numerose zone climatiche, da 5000 a 0 metri, dalle vette andine ai Caraibi. Due scenari da consigliare: le splendide colline con le fattorie della zona Cafetera, l’area di produzione del rinomato caffè nella parte centrale; e le spiagge esotiche del Parco Nazionale di Tayrona, a Nord nei pressi di Santa Marta.

Ma un percorso ideale tra alta quota e costa, tra bellezze artistiche ed evoluzione sociale, può snodarsi lungo l’ asse Bogotà-Medellin-Cartagena: il nostro viaggio

L’ orgoglio discreto della capitale Protetta a Est dalla catena orientale, una delle tre linee montuose che solcano da Sud a Nord il paese come ramificazione terminale delle Ande, Bogotà non sembra a prima vista una megalopoli da otto milioni di abitanti. Bisogna prendere la teleferica e andare ancora più su, al santuario di Monserrate (3152 metri), meta di pellegrinaggio domenicale dei bogotani (a piedi sono 1500 gradini), per rendersi conto della sua dimensione di Bogotà (8 milioni di abitanti), restando però ancora più colpiti dall’ affascinante paesaggio che la incornicia. Il cuore antico pulsa nel quartiere della Candelaria, il barrio coloniale con deliziose case settecentesche restaurate (su molti tetti fanno capo le sculture di persone comuni realizzate con materiali di riciclo dall’ artista Jorge Olave) e interessanti interventi architettonici moderni. Come il museo de Arte del Banco de la República, esempio di razionalismo di Enrique Triana Uribe.

Cannavò racconta: all’ interno della casa de Moneda, si trova tra l’ altro, il museo Botero

Non solo le opere del celebre artista ma anche la sua eccezionale collezione di capolavori di fine 800 e del 900 che farebbe invidia a qualsiasi istituzione internazionale. Il barocco ispano-americano trionfa nella cattedrale, nella cappella dell’ arcivescovado e soprattutto nei retabli della chiesa di san Francisco, mentre il passato precolombiano risplende nel rinnovato museo dell’ Oro. «Bogotà non ha nulla di sontuoso come si converrebbe a una capitale, ha mantenuto un suo aspetto da montagna, piuttosto umile, però abbastanza coerente», spiega Lorenzo Fonseca, docente di architettura.

E la coerenza sta nell’utilizzo del ladrillo , il mattone rosso che domina tanto i quartieri inizi Novecento in un sorprendente stile cottage inglese, quanto gli alti palazzi delle aree residenziali del Norte e le opere pubbliche che trovano il suo culmine negli edifici di Rogelio Salmona, il più importante progettista colombiano (ideò tra l’ altro con Le Corbusier la città di Chandrigarh).

Consiglia Cannavò: Andate a vedere l’ affascinante biblioteca Virgilio Barco, ai margini dell’ enorme parco Bolivar, che riunisce i due elementi-chiave della sua architettura sociale: la circolarità ispirata al teatro di Delfi e l’ utilizzo dell’ acqua secondo i criteri dell’ Alhambra a Granada. La rete delle biblioteche è uno dei fiori all’ occhiello della città (si calcola che vengano utilizzate da 5 milioni di abitanti)insieme con i 300 km di piste ciclabili. E la domenica i viali principali vengono chiusi al traffico, trasformandosi in 120 km di ciclovia. Fuori porta vale la pena una gita a Zipaquirà dove all’ interno di una miniera di sale è stata costruita dagli stessi lavoratori una stupefacente via crucis che si conclude con un’ enorme cattedrale. La sera è un pullulare di locali e divertimenti attorno alla zona rosa e al Parque 93.

Uno per tutti per la sua eccentrica unicità

Il ristorante Andrés, quattro piani di arredo eclettico, musica dal vellenato e la cumbia alla house, buona cucina, dove clienti e personale fanno parte dello stesso show. Medellin, il riscatto Negli ultimi anni Medellin (1500 metri di altitudine in una conca molto fertile) è diventata il fenomeno più sorprendente di trasformazione urbana non solo della Colombia ma di tutto il Sudamerica.

Ricorda Cannavò: la città che era tenuta in scacco da Pablo Escobar (il re dei narcos assassinato nel ‘ 93) ha avviato a partire dal 2000, grazie a una generazione di amministratori motivati e lontani da interessi e collusioni dei partiti politici, un poderoso programma di strutture sociali. Ecco i grandi spazi pubblici affidati ad architetti colombiani e internazionali con musei, teatri e cinema all’ aperto, ecco i parchi (splendido il giardino botanico che conserva una buona parte delle 350 specie di orchidee presenti nel Paese, un primato mondiale).

Cannavò: tutto ruota attorno alla moderna metropolitana che dai quartieri centrali penetra come il coltello in un panetto di burro nelle periferie più degradate

Zone un tempo off limits persino alle forze di polizia. Da qui partono i metro-cable, le teleferiche, che servono le favelas addossate sulle colline. Ogni stazione di metropolitana si è portata dietro aree ricreative, asili per i bambini, teatri e soprattutto i parque biblioteca, come quello imponente in cima al quartiere Moravia sorto simbolicamente nel luogo che era la prima linea della guerra tra bande criminali ed esercito. «La sfida è di offrire anche agli ultimi opere di grande qualità – spiega Isolde Maria Velez, capocronista del quotidiano El Colombiano -. Ma prima di procedere sono stati arruolati numerosi antropologi e sociologi per capire le esigenze della popolazione e spiegare che cosa si sarebbe fatto. Il risultato è che queste strutture sono ora sentite come patrimonio della comunità e vengono custodite dagli stessi cittadini». Un esempio invidiabile che dovrebbe farci riflettere sui programmi utopistici, imposti dall’ alto, realizzati in passato nelle nostre periferie.

Il nuovo sindaco di Medellin, da poco insidiatosi, ha annunciato nei suoi quattro anni di mandato investimenti in questa direzione per 400 miliardi di pesos (180 milioni di euro)

La città è ricca grazie alle industrie tessili, medicali e soprattutto energetiche che riforniscono l’ intero paese. E se il centro antico ha la sua attrazione nelle 23 sculture esterne di Botero che vengono disinvoltamente «scalate» dalla gente, la città ha creato nel quartiere del Poblado un nuovo polo con grandi alberghi e locali di design. «Siamo un po’ la Milano della Colombia – dice Andres, uno studente di comunicazione che passa le serate nei bar attorno al Parque Lleras -. Con un evidente spirito di rivalità verso la capitale».

Il mix di Cartagena visto da Cannavò

Riprendete in mano i libri di Gabriel Garcia Marquez prima di arrivare a Cartagena, soprattutto «L’ amore ai tempi del colera» e «Dell’ amore e altri demoni». Perché se la perla turistica della Colombia vuol essere un po’ Capri e un po’ Miami (non lontano dalla città murata si erge la selva di grattacieli della penisola di Bocagrande) resta innanzitutto, come quattro secoli fa, un misto seducente di cultura afro-caraibica, india e ispanica. Per questo, prima di varcare le porte antiche, varrebbe la pena di fare una passeggiata nel vicino quartiere di Getsemani (che pullula di deliziosi hotel low cost) e assimilare voci e colori delle botteghe artigianee delle case protette da grate di legno intarsiato che fanno intravvedere una serie di ambienti pomposamente arredati e di cortili ricchi di piante, ottimi rifugi contro la calura.

Cannavò descrive la realtà cittadina: ma fuori e dentro le mura è sulla strada che si svolge gran parte della vita comunitaria. Nella città antica si parte dalla Piazza dell’Orologio e ci si perde volutamente, incantati dalle case edai palazzi quasi tutti restaurati in modo egregio (il titolo Unesco di patrimonio dell’ umanità qui viene onorato) con i portoni incorniciati di pietra e i balconi ricchi di fantasie floreali. Cartagena è stata nella sua storia sempre in altalena tra gloria e miseria, un tempopolo fiorente del mercato degli schiavi, ricca di conventi e di forzieri pieni di oro e smeraldi, ma anche depredata da corsari come Francis Drake e flagellata dal colera. Infine riscoperta circa 100 anni fa in una prospettiva turistica grazie anche all’ apertura del vicino canale di Panama. Oggi le carrozze per i visitatori costeggiano il Palazzo dell’ Inquisizione fermandosi davanti alla finestra dalla quale si raccoglievano le denunce nei confronti degli eretici, al Teatro Heredia, delizioso esempio di sala all’ italiana con arredi esotici, e alla casa di Garcia Marquez di cui appaiono in molti bar le sue foto con l’ occhio nero risultato della celebre zuffa con Vargas Llosa.

Il tramonto sull’ oceano è dolcissimo, specie se vissuto con un cuba libre e la musica lounge su uno dei divani del Café del Mar, punto di ritrovo di turisti e locali sulla muraglia. E fa dimenticare gli echi sinistri dei giorni passati e di quelli tuttora presenti. *Fonte: corriere.it

 

Il caffè a Venezia? Amarissimo: berlo al tavolo costa fino a 1,80 euro

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VENEZIA – In tempo di crisi la gente guarda anche i soldi che spende per un caffè, specie se lo paga come un’ora di parcheggio in centro. Nel “salotto” di piazza Ferretto c’è chi cerca di non ritoccare all’insù il prezzo, chi invece non riesce a fare altrimenti perché tutto è più costoso, dalla materia prima agli affitti, la prima causa delle chiusure. Nella pasticceria Bido, un caffè in piedi costa 1 euro e 10, un po’ come dappertutto, ma per stare seduti assaporando l’aria di primavera, si paga 1,80 euro (un cappuccino 2,30).

Venezia, parla un gestore «Ho alzato il prezzo – spiega il titolare – perché è aumentato tutto»

Nella pasticceria Marini una tazzina sorseggiata nel plateatico costa 1,70 euro, da Goppion idem. Dalla parte opposta della piazza, invece, c’è chi resiste e cerca di non alzare. Al bar Sport un caffè si paga ancora 1,50 euro, 2 il cappuccino.

Poco più in là, allo Stendardo di Venezia, stessi prezzi. Camminando verso la chiesa si incontra il Paradiso del Gelato: le habitué sedute fuori sorseggiano il loro caffè da 1,50 euro, il cappuccino seduti lo si paga 2 euro, mentre al banco costa 1,30.

«Non abbiamo ancora ritoccato i prezzi – spiega la titolare – per la verità sono anni che non aumentiamo, non abbiamo alzato neanche il prezzo del gelato. Ma tra il costo del personale, il plateatico e l’affitto, è dura. Dopotutto siamo in centro e lavoriamo, appena fuori dalla piazza, non si vende più. Non è però solo un discorso di prezzo, si deve tenere presente anche la qualità, una miscela è diversa dall’altra».

La titolare fa notare che ultimamente i bar sono invasi da gente che chiede soldi

«Non se ne può più, ne verranno quaranta al giorno, passiamo il tempo a dire “no, grazie”». Tornando lungo il lato del Duomo, si incontra il bar Jasmine: anche qui caffè a 1,50 seduti e cappuccino a 2 euro. Gettonatissimo appena fuori dalla piazza il caffè Vergnano, all’ombra della torre.

I prezzi sono competitivi: 1,50 un caffè seduti fuori, 1,80 il cappuccino. «E il nostro – sorridono – è un caffè di qualità».

«Il prezzo giusto del caffè è un euro – spiega Oscar Bonaldo, presidente dei pasticceri mestrini aderenti alla Cgia – io lo vendo a 90 cent perché la gente va aiutata e con tutti i problemi di lavoro che ci sono bisogna venirsi incontro.

Capisco però che le attività che gravitano in piazza Ferretto abbiano affitti altissimi e dunque la necessità di ritoccare il prezzo. Il personale costa uguale per tutti, ma gli affitti no.

Per quel che riguarda il plateatico, però, si deve fare il raffronto con le piazze delle città limitrofe. Mirano e Spinea stanno battendo Mestre sui prezzi perché c’è meno concorrenza».

Sanremo: la procura ha chiesto il fallimento della Coffee Time

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Giovanni Ingrasciotta Coffee Time
Giovanni Ingrasciotta della Coffee Time

SANREMO – La Procura della Repubblica di Sanremo ha chiesto il fallimento della Coffee Time, società specializzata in distribuzione automatica e snack. Mentre il giudice Alessandro Cento si è preso un po’ di tempo per decidere, Andrea Rovere, l’avvocato di Giovanni Ingrasciotta, ex titolare della Coffee Time (ora sotto sequestro da DIA e dalla Guardia di Finanza) ha chiesto una perizia contabile sulla società.

Coffee Time in crisi profonda

Secondo gli inquirenti, all’interno della ditta sarebbero stati eseguiti passaggi societari per “bypassare” le misure antimafia e partecipare quindi ad appalti pubblici, vietati a Giovanni Ingrasciotta.

L’annuncio, Starbucks vuole crescere in fretta in Europa

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Starbucks Texas
Il logo Starbucks

MILANO – Starbucks annuncia di voler fare il salto di qualità in Europa. La catena americana di caffè, che conta più di 17 mila locali in tutto il mondo, si è posta come obiettivo quello di realizzare il 50% delle vendite al di fuori del Nord America rispetto all’attuale 30%.

L’amministratore delegato del gruppo, Howard Schultz, al timone da poco più di tre anni, vuole innanzitutto che l’offerta Starbucks si declini sulle caratteristiche di ciascun mercato e che si risponda con precisione alle esigenze dei consumatori.

Per questo occorre essere presenti un po’ ovunque: nelle città, nei centri commerciali ma anche nelle stazioni, negli aeroporti, sui treni e negli hotel

Schultz non esita a parlare di rivoluzione nelle scelte commerciali della catena. Si arriverà perfino a sperimentare distributori automatici che serviranno il caffè per strada.

Nei prossimi mesi sono previste 400 aperture fuori dai confini statunitensi, di cui un centinaio in Europa, Medio Oriente e Africa.

Per quanto riguarda in particolare la Francia, quest’anno i nuovi negozi raddoppieranno, con una ventina di inaugurazioni: di queste, dodici nelle stazioni e negli aeroporti.

Inoltre è partito un test, il primo nel settore alberghiero, in tandem con Accor: al Novotel Tour Eiffel di Parigi viene servito caffè Starbucks. Se i segnali saranno positivi, il progetto verrà sviluppato su larga scala. Sempre Oltralpe, dal 14 marzo sarà lanciato un nuovo caffè espresso più dolce.

Si tratta di un’iniziativa unicamente francese, un’anteprima mondiale, considerato anche che l’espresso rappresenta soltanto il 29% delle vendite mondiali della catena americana. In Gran Bretagna, invece, è stata aggiunta una dose di caffè al cappuccino, giudicato non abbastanza forte per il gusto degli inglesi.

La strategia è che ogni paese identifichi i suoi punti forti e le sue necessità per andare incontro alla clientela locale

Un piano che, sottolinea l’amministratore delegato di Starbucks, testimonia il forte impulso che viene dato all’internazionalizzazione.

Un po’ come avvenne nel 2008, quando 10 mila dipendenti del gruppo furono riuniti a New Orleans per rilanciare il marchio negli Stati Uniti. Ora è la volta del resto del mondo, cominciando dal Vecchio continente.

I gusti americani, invece, che continuano a premiare le scelte di Starbucks nella madrepatria, non saranno messi in discussione.

Certesens, inaugurato il nuovo centro studi su tecnologie sensoriali

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Certesens
Certesens

MILANO – Gli studi sensoriali stanno acquistando sempre maggiore importanza. È stato inaugurato a Tours, in Francia, il primo Centro di studi e ricerca sulle tecnologie sensoriali al mondo. L’obiettivo del Certesens (Centre d’Etude et de Recherche sur les Technologies du Sensoriel) è quello di fornire ai ricercatori e alle imprese degli strumenti per migliorare la qualità percepita dei loro prodotti o di crearne dei nuovi.

Tra i vari strumenti ci sono un’inedita collezione di materiali con diverse migliaia di campioni, una biblioteca dei profumi e degli odori, una «cabina dei colori» lunga 18 metri che permette di testare le percezioni di un prodotto a differenti distanze e sotto diverse luci, «unica in Francia» e nel mondo, secondo gli ideatori.

Al Certesens si formeranno decine di «testeur» capaci di valutazioni obiettive delle percezioni sensoriali

«Da noi una casa automobilistica potrà svolgere valutazioni sul rumore della chiusura della porta di una vettura o ancora un fabbricante di cioccolato potrà avere test sulla consistenza del morso di un cioccolatino», ha spiegato Chloé Domelier, responsabile sviluppo Certesens. Info: http://www.univ-tours.fr/recherche/le-certesens-207509.kjsp?RH=1179838543387

Caffè e dieta mediterranea aiutano con la memoria: lo studio Predimed

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memoria caffè predimed
La memoria migliorare se si beve il caffè

MILANO – Un’insalata di verdura fresca condita con olio extravergine d’oliva, un po’ di vino rosso, qualche noce o nocciola e un bel caffè. È la ricetta tutta mediterranea per avere un cervello sempre giovane e in forma, stando ai risultati di uno studio spagnolo su anziani ad alto rischio cardiovascolare: la dieta mediterranea e soprattutto alcuni alimenti che la caratterizzano sono infatti in grado di ridurre il rischio di deficit cognitivi e Alzheimer, migliorando memoria e capacità cerebrali.

Lo segnalano i geriatri della società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), secondo cui gli antiossidanti e soprattutto i polifenoli contenuti in olio, vino, caffè e noci sono gli alleati più preziosi per mantenere il cervello sano molto a lungo. Grazie a una prevenzione basata sulla dieta, spiegano gli esperti, si potrebbero ridurre gli enormi costi correlati all’Alzheimer, che nel nostro Paese riguarda oltre il 3.5% della popolazione con un numero di casi attesi annui di circa 500mila casi e che hanno un costo annuo di oltre 30 miliardi di euro fra costi sociali e sanitari.

Predimed (PREvencion con DIeta MEDiterranea): lo studio

Appena pubblicato sul Journal Alzheimer Deseases è stato condotto da ricercatori spagnoli dell’università di Barcellona su circa 450 uomini e donne fra i 55 e gli 80 anni, tutti ad alto rischio cardiovascolare.

I medici hanno valutato il profilo del genotipo di apolipoproteina E

Una proteina che trasporta il colesterolo e che spesso si associa a un maggior rischio di Alzheimer; quindi hanno indagato il tipo di alimenti consumati, il livello di polifenoli nelle urine e i risultati ottenuti in test neuropsicologici di valutazione della memoria e delle capacità cognitive. «Il modello alimentare mediterraneo, che prevede un largo consumo di cereali, legumi, frutta e verdura, fornisce grandi quantità di composti antiossidanti e da tempo viene considerato prezioso per ridurre il rischio di deficit cognitivo – riprende Paolisso – Questi dati confermano che è proprio così e indicano che probabilmente, seguendo una corretta dieta mediterranea che preveda un introito giornaliero di circa 1500 calorie nel paziente anziano, potremmo ridurre l’incidenza di declino cognitivo e demenza negli anziani, diminuendo anche le enormi spese che gravano sul Sistema Sanitario per la cura e l’assistenza di questi soggetti».

«Alcuni cibi sono risultati associati a una migliore funzionalità cognitiva – spiega Giuseppe Paolisso, presidente SIGG – Un paio di cucchiai di olio di oliva al giorno migliorano la memoria verbale e quella a lungo termine; due /tre tazzine di caffè al giorno si associano a un incremento della capacità di immagazzinare ricordi nel lungo periodo; un pugno di noci, nocciole o altra frutta secca migliorano la memoria di lavoro, mentre il consumo di una modica quantità di vino rosso al giorno è correlato a punteggi migliori ottenuti nel test chiamato Mini-Mental State Examination, molto attendibile nel determinare il grado di un eventuale deficit cognitivo e la progressione in condizioni di demenza». Fonte: Journal Alzheimer Deseases

Wasabi: il bar-torrefazione in via Dolci sanzionato per 5200 euro per cibi scaduti

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locali e bar multati wasabi a Milano
Locali multati a Milano

MILANO – Gli agenti di due commissariati milanesi hanno effettuato, insieme con i funzionari della polizia annonaria, una serie di controlli a bar e ristoranti – in particolare di cucina cinese e cino-giapponese – nel centro e nella zona Fiera di Milano scoprendo diverse irregolarità e arrivando, nel caso del noto ristorante Wasabi di via Ponte Vetero, a deferire il titolare per frode in commercio, dopo il sequestro di circa 40 chilogrammi di carne e pesce non a norma.

Wasabi colto in fragrante

Il commissariato Bonola ha sanzionato per 5.200 euro un bar-torrefazione in via Dolci, dopo aver trovato alimenti scaduti e constatato la mancanza di predisposizione del manuale di autocontrollo. Ha inoltre sequestrato e distrutto tre confezioni di salsa scaduta.

Due sanzioni per un totale di 15.200 euro anche per il bar Falterona in piazza Montefalterona, dove gli agenti hanno accertato la presenza di bevande scadute e la mancata informativa della presenza di telecamere ai clienti. Entrambi i locali sono di proprietà di cittadini cinesi.

Foggia: apre Tolleranza Zero, il primo locale gay

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A Foggia apre il locale gay Tolleranza Zero

FOGGIA – Tolleranza zero. Un nome che suona quasi come un controsenso per un locale diverso. In questo caso il diverso è una sigla: glbt, acronimo che sta per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali. Il locale nasce come una sfida ai pregiudizi di una città per certi versi ancora arroccata su posizioni arcaiche ma che allo stesso tempo si fregia di aver lanciato il transgender più famoso d’Italia, Vladimir Luxuria.

Tolleranza Zero: all’inaugurazione, mpegni permettendo, potrebbe essere presente Vladimir Luxuria

Sarà proprio lei, Isola dei famosi permettendo, a inaugurare «Tolleranza Zero», il club di Davide e Marta, giovane coppia eterosessuale che con un’idea audace è risultata tra i vincitori del concorso «Principi attivi. Giovani idee per una Puglia migliore», indetto nel 2010 dalla Regione Puglia.

Piazzandosi al 44° posto su 2500 partecipanti, i due fidanzati hanno incassato un finanziamento di 24mila euro

Subito investiti nella caffetteria-libreria che aprirà nel rione Martucci, alla periferia della città.

«Non un ghetto – precisano Davide e Marta – ma un luogo di incontro tra culture diverse. Chiunque entrerà nel nostro locale potrà sorseggiare un caffè e sfogliare un libro con la consapevolezza che al tavolo accanto a fare lo stesso potrebbe esserci una coppia dichiaratamente omosessuale».

Costa d’Avorio: dopo la guerra civile riparte il primo produttore di cacao

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cacao

MILANO – La Costa d’Avorio esce definitivamente dalla crisi dopo i lunghi mesi di guerra civile che hanno letteralmente messo in ginocchio la nazione, in passato tra le più stabili e meglio amministrate dell’Africa occidentale. Nel 2012, secondo gli analisti del Fondo monetario internazionale (Fmi), il Prodotto interno lordo (Pil) crescerà di oltre otto punti percentuali, a fronte della contrazione del cinque per cento registrata nel 2011 a causa, appunto, della crisi politica e socio-economica che ha sconvolto l’ex colonia francese.

Costa d’Avorio rinasce nel post guerra

Per l’Fmi la ripresa sarà sostenuta soprattutto grazie alla riforma attuata nel settore della produzione di cacao, di cui la Costa d’Avorio è il primo produttore mondiale con una quota del 40 per cento circa del totale. Buone notizie dovrebbero arrivare anche «dalla netta riduzione dell’inflazione e dal calo del debito pubblico», concludono gli esperti del Fondo monetario.

Starbucks apre il primo negozio di succhi frutta dopo l’acquisto di Evolution Fresh

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starbucks
Il logo di Starbucks

SEATTLE (Usa) – La catena di caffetterie Starbucks, la maggiore al mondo con oltre 17.000 locali di proprietà, ha deciso di andare oltre i caffè e i cappuccini e ha aperto a Bellevue, nello Stato di Washington, il primo negozio di succhi di frutta Evolution Fresh. L’annuncio è stato dato ieri con una nota dalla stessa Starbucks che, in cerca di nuovi settori in cui crescere, a novembre aveva acquistato la compagnia californiana di succhi, per 30 milioni di dollari.

Starbucks si butta sui succhi

Oltre alle spremute, i negozi Evolution Fresh venderanno focaccine arrotolate con ripieno, insalate e cibi adatti a vegani e vegetariani. Starbucks ha poi aggiunto che i succhi Evolution Fresh, già in vendita nei negozi di alimentari, saranno disponibili entro l’anno anche nelle sue caffetterie.