lunedì 19 Gennaio 2026
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Vinitaly: a Verona, non solo vino ma anche cioccolato e panettoni

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locandina Vinitaly

VERONA – C’è anche il lato dolce e cioccolatoso del Vinitaly. Per esempio nello stand di Dario Loison, produttore di panettoni dal 1938 a Costabissarea (Vicenza), si poteva testare in anteprima un prodotto nuovo, che presto verrà immesso sul mercato, dopo le prove con lo chef Alberto Basso del ristorante “3quarti” di Grancona (Vicenza): è una crema di panettone, da spararsi in bocca direttamente dal tubetto. E’ realizzata con crema pasticcera e dovrebbe essere pronta per Cibus a Parma, in maggio.

Vinitaly ospita anche alcune golosità

Di certo è una curiosità dell’azienda vicentina che ormai fattura 6 milioni di euro (il 45% destinato all’export) e che da anni sta cercando di de-stagionalizzare il dolce lievitato più noto del nostro Paese. “Vendo ai francesi anche d’estate – ammicca Dario Loison – perché lo consumano grigliato al forno con il foie gras…. una leccornia, da abbinare magari a un nostro muffato o a un Sauternes”. All’assaggio la crema è sorprendente, untuosa in bocca, forse un po’ troppo dolce, ma certamente manda al cervello un messaggio da “madeleine” di “panettosità” concentrata fortissimo.

E nella bolgia del Agrifood ecco due maestri cioccolatieri piemontesi, Giacomo Boidi di Giraudi (vicino ad Alessandria) e il torinese Gabriele Maiolani di Odilla Chocolat

Anche loro hanno portato al Vinitaly le loro novità, realizzate con la nocciola, vero must della tradizione subalpina. Così Giraudi presenta i suoi nuovi gianduiotti stampati (cioè “modellati” in stampi e non estrusi, uno dei tre modi nei quali si può produrre il cioccolatino nato dal matrimonio tra tonda e gentile e cacao) del peso di “sette grammi e mezzo”, tiene a precisare Giacomo: quello in carta argentata ha un 7 per cento di latte in polvere, su una base potente di un 40 per cento di nocciole.

Il fondente ha la carta marrone ed è senza latte, secondo la tradizione. Le Igp di collina del Piemonte fanno il loro lavoro, all’assaggio: sono sensuali, profonde, con un profumo intenso di nocciole e una cremosità eccezionale, perché con una percentuale così alta il gianduiotto si connota fortemente. Il primo gianduiotto di Giraudi è davvero invitante e seducente. Anche Maiolani, di Odilla, maestro cioccolatiere torinese molto conosciuto per le sue praline “alla francese” con ganache suadenti alla frutta e ai mille aromi, ha deciso di cimentarsi con le nocciole.

E’ così nato un nuovo cioccolatino, che si chiamerà forse Godò o Godo-T, presentato a Vinitaly

L’idea nasce dalla commedia di Samuel Becket, Waiting for Godot . “Ho fatto davvero tanti esperimenti con le nocciole e il cacao – racconta Gabriele Maiolani – : questa mia nuova ‘creatura’ così è nata dopo una lunga attesa, un po’ come nell’opera dell’assurdo dello scrittore irlandese. Ecco allora l’idea di questo nome…”. E’ una boule da 10 grammi, con un ripieno al 50 per cento di nocciole, un 40 per cento di zucchero e appena l’8 per cento di cacao. La copertura può essere con prevalenza di fondente oppure di cioccolato al latte. All’assaggio Godo-T si dimostra voluttuso, dal gusto pieno alla nocciola, davvero goloso e piacevole. Fonte: lastampa.it

Kasia Vermaire, la prima sommelier di tè in Olanda: “Mondo per lo più di uomini”

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cerimonia tè Kasia Vermaire tea time tuocha
Un'usanza affascinante diffusa soprattutto in Marocco

MILANO – Parla Kasia Vermaire, female Tea Sommelier Kasia Vermaire è stata la prima donna a diventare sommelier del tè in Olanda e una delle poche al mondo in questo campo. “È un mondo dominato soprattutto dagli uomini, come nel vino e nella gastromia ed è difficile, per una donna, inserirsi”, racconta la nostra sommelier, vincitrice, nel 2010, del concorso organizzato dalla Dilmah durante il Coffe&Tea Experience a Utrecht.

Kasia Vermaire: “Da quello che vedo in Olanda, però, le cose stanno cambiando. “

“Noi donne abbiamo un gusto più raffinato e riusciamo a distinguere meglio piccole differenze nei sapori e negli odori”. Ho chiesto poi a Kasia cosa significhi essere una Tea Sommelier, professione non molto conosciuta, soprattutto in Italia. “Stessa cosa del vino. Il sommelier è colui che conosce tutto del prodotto con cui lavora e sa come combinarlo o abbinarlo ai cibi e ai sapori”.

La nostra intervistata, per esempio, è esperta in tè e conosce benissimo

“da dove viene, come usarlo correttamente, come trasmettere le sue conoscenze quotidianamente a consumatori, ristoranti e caffè, in modo che il cliente possa veramente bere una buona tazza di tè”. Questa passione è una eredità della famiglia materna, di origine polacca. “Sono in parte cresciuta in Polonia e nella tradizione polacca del tè, che è molto radicata. Lì si va sempre a bere un tè tutti insieme”. (Di questo Paese vi avevo parlato nel mio mini reportage su Breslavia ma ammetto di non aver colto questo aspetto ‘teinomane’). “Quando ero piccola – continua Kasia – mia nonna mi preparava tè nero aromatizzato al bergamotto con un goccio di latte: si chiama ‘bawarka’. Lo adoro ancora oggi”. Il ricordo dell’infanzia, porta la sommelier a pensare una bellissima esperienza di qualche anno fa: la Scuola di Tè in Sri Lanka. “L’odore delle vere foglie di tè fresche mi riportava indietro alla cucina di mia nonna”.

Un’esperienza molto Proustiana

In Sri Lanka, Kasia ha trovato la massima fonte di ispirazione “guardando come il tè cresceva, come veniva trattato e, la cosa più importante, che sapore ha un buon tè”. In Sri Lanka, le foglie vengono usate in tanti modi come piatti e cocktail, “è un ingrediente multi-dimensionale”, sottolinea la sommelier. L’esperienza che più le è rimasta impressa di quel periodo orientale è l’aver visto come viene ricavato il tè. “Sono le donne che raccolgono le foglie e il bocciolo. È un lavoro davvero duro”, dice Kasia Vermaire.

“Mi sono resa conto che il tè è un prodotto con una sua storia e un suo significato. Non dovremmo dimenticarcene e non dovremmo dimenticare di controllare se il marchio che compriamo rispetta le sue raccoglitrici di tè”. Messaggio importante, soprattutto oggi, festa della donna. Sono passati anni da quella esperienza e ora Kasia Vermaire è una famosa e stimata Tea Sommelier. Non ha una preferenza, “dipende dal momento della giornata, dalla stagione e dall’umore” e crede fermamente che il tè sia proprio “quella bevanda che riesce ad adattarsi alla personalità di ognuno e all’ora del giorno”.

Ci possono essere anche tè più adatti agli uomini e altri più indicati per le donne

“In genere, gli uomini hanno bisogno di qualcosa di più forte e intenso”, spiega Kasia. “Ho notato che il Lapsang souchong è perfetto per i ‘maschietti’, servito in bicchieri da vino o da whisky con cubetti di ghiaccio oppure durante in pasti. Anche il Pu erh, un tè post fermentato può andare bene. Per le donne, ci vuole qualcosa che sia contemporaneamente dolce e amaro (siamo sempre complicate dico io ). Un tè bianco aromatizzato al lychee o un jasmin green tea. Anche infusioni a base di hibiscus o menta”. La sommelier comunque ricorda: “È questione di gusti. Ogni persona deve esplorare e capire che cosa gli è più affine”. Per sapere di più su Kasia Vermaire, date un’occhiata sul suo sito www.kasiavermaire.com Fonte: paperblog

Starbucks appoggia le nozze gay, la destra cerca di boicottare la catena

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Starbucks
Starbucks

MILANO – Come già riferito i vertici di Starbucks, la più famosa catena di caffè in America, appoggia apertamente le nozze gay. Il vicepresidente della compagnia che ha il suo quartier generale nella progressista Seattle, Kalen Holmes ha dichiarato di essere favorevole alla legge appena approvata dallo stato di Washington che autorizza il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Starbucks arcobaleno

La novità sono le reazioni scatenate dalla presa di posizione. La Human Right Organization, la più imponente organizzazione a favore de diritti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali ha applaudito la celebre casa del caffè.

Di contro la National Organization for Marriage, d’ispirazione conservatrice, ha lanciato una campagna di boicottaggio in Usa e all’estero, dal nome ‘Dump Starbucks campaign”. Assieme a Starbucks, tante altre aziende come Google, Amazon, Microsoft e Nike hanno appoggiato la legge.

Slowfood, caffè, biodiversità e progresso

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La bandiera dell'Etiopia minilik
La bandiera dell'Etiopia

TORINO – A Sant’Antonino di Susa, anche se si è appena lasciato Torino, la pianura è oramai un ricordo. Una volta passata la Sagra di San Michele, l’antico complesso benedettino che da mille anni domina la vallata da uno sperone roccioso, le montagne si fanno più minacciose, segnando il punto d’ingresso di quella che è divenuta la valle più discussa d’Italia. Roberto Messineo e Minilik dialogano sul caffè tra Italia ed Etiopia.

Minilik: lo sguardo straniero sulla Val di Susa e No Tav

“Che cosa sono tutte queste bandiere appese alle finestre?” chiede Minilik, presidente dei torrefattori etiopici e referente del Presidio del caffè selvatico della foresta di Harenna, indicando i drappi di stoffa con la scritta “NO TAV” che sventolano sotto il freddo vento marzolino.

“Sono le proteste contro la costruzione della nuova ferrovia ad alta velocità – spiega Roberto Messineo, 48 anni, torrefattore valsusino – qui una nuova ferrovia nessuno la vuole, perché in questa valle non c’è più posto: passano già due statali, un’autostrada e una ferrovia. Basterebbe piuttosto sistemare la linea esistente”.

Dall’Etiopia all’Italia

Minilik Habtu Endale ha fatto parecchia strada per venire fin quassù. Diecimila chilometri, tanta è la distanza che separa gli altopiani etiopici dalle Alpi piemontesi, da un estremo all’altro della filiera del caffè.

Dall’Etiopia, la sua culla, all’Italia, uno dei principali centri di trasformazione e consumo. Motivo della sua visita è incontrare l’amico e collega Roberto Messineo.

A distanza di un anno e mezzo dal loro primo incontro, avvenuto a Torino durante l’edizione 2010 del Salone del Gusto, i due torrefattori si sono ritrovati presso la Torrefazione della Piazza a Sant’Antonino di Susa per uno scambio di opinioni sulle tecniche di tostatura artigianale del caffè.

Il pubblico

Con Minilik, inoltre, sono arrivati in Italia i primi campioni del raccolto 2011, pronti per essere tostati e usati per far conoscere le potenzialità di questo caffè ai torrefattori e al pubblico.

“Vorrei ottenere un caffè scuro, perché nel mio Paese la gente lo apprezza così, da mescolare con il latte fresco, per fare il makkiato” dice Minilik, usando un termine lasciato in eredità dai tempi dell’occupazione coloniale italiana.

“La tostatura scura può essere ottenuta portando il caffè a temperature elevate, tenendo però sotto controllo i tempi e la distribuzione del calore, altrimenti il chicco rilascia olio, e questo conferisce al caffè un sapore troppo amaro” osserva Roberto, ricorrendo a una improbabile miscela di inglese e italiano, per spiegare al collega uno dei principali difetti del caffè tostato male.

I cambiamenti nel tempo

“In Italia fino agli anni ’80 e ’90 era consumato caffè in miscele generiche, anonime. Ciò che interessava a baristi e torrefattori era avere il giusto equilibrio tra arabica e robusta (le due principali specie di caffè consumate nel mondo), in modo da ottenere una tazza da espresso con le caratteristiche che voleva il consumatore medio.

Fino a qualche anno fa non vi era alcuna attenzione alle differenze tra i vari caffè del mondo. È da poco che si è cominciato a parlare di caffè monorigine ma l’Italia, nonostante sia considerato uno dei principali Paesi consumatori di caffè, è ancora indietro nel percorso di riconoscimento di questa diversità”.

Nel raccontare il cambiamento in atto nel mercato del caffè, Roberto spiega come fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile avere ospite un torrefattore africano, con il suo caffè proveniente da una specifica sotto-regione dell’Etiopia.

Così diversi eppure così simili

“È un onore avere Minilik e il caffè etiope qui nella mia torrefazione. Vedete, non c’è bisogno dei treni ad alta velocità per portare le merci in Val di Susa, queste arrivano lo stesso, assieme alle persone e alle loro storie” scherza Roberto.

Minilik sorride amaro perché sa di cosa si sta parlando: in Etiopia gli espropri delle terre da parte del governo e la loro consegna agli investitori stranieri sono all’ordine del giorno.

Progetti per il futuro

Prima di congedarsi e darsi appuntamento al prossimo Salone del Gusto e Terra Madre (Torino, 25-29 ottobre 2012), Minilik e Roberto si impegnano ad avviare un progetto comune: costruire un laboratorio di torrefazione mobile da portare tra i monti del Bale, nella foresta di Harenna, per dare la possibilità ai raccoglitori di imparare a tostare il proprio caffè e creare valore aggiunto in loco, senza svenderlo al peggior offerente.

Prezzi, Andrea Illy prevede un rincaro del caffè arabica

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Andrea Illy
Andrea Illy

MILANO – In questo primo scorcio di 2012 le quotazioni del caffè arabica sul mercato a termine di New York hanno perso il 21%, passando dai 226,85 cents Usa per libbra, prezzo di fine 2011, ai 178,75 cents di venerdì sera. Giovedì il future era sceso anche sotto quota 176 cents, il minimo da oltre un anno, esattamente dal 7 ottobre del 2010. Però entro fine anno vedremo un rimbalzo sopra i due dollari: parola di Andrea Illy.

Il pensiero di Andrea Illy

L’imprenditore italiano, parlando alla conferenza annuale della National Coffee Association di Charleston, in South Carolina, ha sottolineato l’importanza del progressivo calo delle scorte e della buona tenuta dei consumi, elementi a cui si aggiungono i problemi legati alle modifiche del clima.

“Gli stock mondiali sono molto bassi – ha detto – sia nei paesi produttori che presso i consumatori”, inoltre l’importantissimo raccolto brasiliano il prossimo anno sarà nella sua biennale fase di ripiegamento, contribuendo a spazzare via il moderato surplus produttivo atteso per l’anno in corso.

La Colombia

Un altro problema, che si protrae da alcuni anni, è rappresentato dalla Colombia, il secondo produttore mondiale di caffè arabica dopo il Brasile: il suo raccolto è di qualità pregiata, ma è stato ridimensionato dal maltempo e dalle operazioni di rinnovo delle piantagioni, per cui negli ultimi tre anni non ha dato segnali di ripresa.

Le difficoltà del clima sono state avvertite nettamente anche nei paesi centro-americani. “È ragionevole aspettarsi un recupero delle quotazioni”, è la conclusione di Illy, la cui società è nota nel mondo per i suoi caffè speciali, pregiati, con un marchio presente in 140 paesi.

La discesa sarà probabilmente breve

La fase di discesa dei prezzi, innescata dagli ultimi brillanti raccolti brasiliani e dalle ancor più brillanti prospettive per la produzione imminente, potrebbe quindi risultare di breve durata, anche perché, come si nota dalle statistiche, è in evidente e vivace ascesa il consumo di caffè presso gli stessi paesi produttori, Brasile in testa, dove il crescente benessere fa salire la richiesta locale in termini di quantità e di qualità.

Capsule ecologiche: comune di Capannori e centro ricerca rifiuti incontrano l’azienda produttrice dei contenitori riutilizzabili

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riciclo capsule costa rifiuti zero
Capsule per il riciclo

CAPANNORI (Lucca) – Da diverso tempo il Centro di Ricerca Rifiuti Zero del Comune ha iniziato un percorso, coinvolgendo anche aziende leader del settore, affinché si trovino alternative sostenibili alle capsule del caffè ‘usa e getta’ per le macchine da caffè domestiche. Da un ‘caso studio’ compiuto dal centro di ricerca è risultato che una parte del rifiuto indifferenziato a Capannori è costituito proprio da capsule del caffè non riciclabili: in un anno se ne consumano 750 mila, corrispondenti a 9 tonnellate di rifiuto indifferenziato.

Rifiuti zero: cosa è emerso dallo studio sulle capsule

Dallo studio è anche emerso che per realizzare un chilogrammo di capsule di caffè ‘usa e getta’ occorrono 4 kg di acqua, 2 kg di petrolio e 22 kW di energia elettrica. Dopo aver avviato un proficuo confronto con l’Aiipa (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari), che rappresenta anche alcune delle più importanti aziende italiane del caffè, per cercare di sottrarre dallo smaltimento tonnellate di capsule del caffè, ieri il centro di Ricerca Rifiuti Zero ha incontrato nella sede comunale, i responsabili della romana Centocaffè, prima azienda italiana che ha immesso sul mercato capsule riutilizzabili (www.ecocapsula.com ) e compatibili con le macchine da caffè di ogni marca.

Il sindaco di Capannori

All’incontro erano presenti il sindaco Giorgio Del Ghingaro, l’assessore all’ambiente Alessio Ciacci e Rossano Ercolini, coordinatore del Centro di ricerca Rifiuti Zero. “Il percorso di studio e di analisi intrapreso dal nostro centro di ricerca Rifiuti Zero sta dando buoni frutti”  dichiara il sindaco, Giorgio Del Ghingaro.

“Anche grazie all’attività del Centro e, naturalmente, per la politica portata avanti in questi anni sulla gestione dei rifiuti, Capannori sta divenendo ancora di più un punto di riferimento nell’innovazione in campo ambientale aggiudicandosi un ruolo sempre più importante a livello nazionale.

Un ruolo che certamente crescerà con l’apertura del polo tecnologico di Segromigno che ospiterà laboratori di ricerca sui rifiuti”.

“Il nostro Comune sta investendo da tempo non solo sulla raccolta differenziata – prosegue Alessio Ciacci –, ma anche sulla riduzione dei rifiuti, contrastando, in particolare, la diffusione dell’usa e getta, perché rappresenta uno spreco enorme di materiali e di energia.

Siamo quindi molto soddisfatti che aziende italiane stiano lavorando per trovare soluzioni alternative ed ecocompatibili come nel caso delle ecocapsule”.

Lo smaltimento delle capsule

Le ecocapsule sono ricaricabili ed è quindi possibile smaltire correttamente l’umido ad ogni utilizzo. Essendo realizzate con materiali riciclabili le capsule una volta terminato il loro ciclo di 250-300 erogazioni possono essere smaltite negli appositi contenitori per la plastica.

Le capsule ecologiche danno al consumatore la possibilità di scegliere il tipo di caffè da usare, e possono essere utilizzate anche per gustare altre bevande come tè e tisane.

Inoltre sono in grado di far risparmiare il consumatore fino all’80% rispetto alle capsule originali monouso.

Roberto Morelli (illycaffè Spa) è il nuovo presidente Consorzio E.S.E.

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Logo Consorzio Ese caffè porzionato roberto morelli
Logo Consorzio Ese caffè porzionato

MILANO – Il Consiglio di amministrazione del Consorzio E.S.E., di cui fanno parte Mario Cerutti (Luigi Lavazza SpA), Renaud Gey (Groupe Seb), Michael McCauley (Cafes Richard), Roberto Morelli (illycaffè SpA) e Franco Guzzi (Direttore Generale del Consorzio) ha eletto Presidente Roberto Morelli con voto unanime. In illycaffè Roberto Morelli ricopre il ruolo di Direttore Progetti Global Marketing e Global Business Manager Ho.Re.Ca., oltre ad essere Direttore della Fondazione Ernesto Illy e Direttore Cultura del Caffè.

Roberto Morelli alla guida del Consorzio E.S.E.

“Rendere concreta la certificazione di compostabilità e biodegradabilità della cialda in carta a standard E.S.E., anche per ulteriormente valorizzare lo standard E.S.E. ed il suo marchio, – ha dichiarato Morelli subito dopo la sua nomina – “portando a termine l’importante lavoro avviato dal mio predecessore Stefano Cuccoli. Questo è il chiaro obiettivo ampiamente condiviso con tutti i consiglieri e soci del nostro Consorzio.

“ Il Consorzio per lo Sviluppo e la Tutela dello Standard E.S.E. (Easy Serving Espresso) è l’unica organizzazione al mondo che vede l’integrazione verticale tra torrefattori, produttori di macchine per Roberto Morelli espresso e di cialdatrici ed in questi anni ha affermato a livello mondiale lo standard E.S.E. come ‘unico standard industriale aperto’ grazie alle caratteristiche tecniche che rendono ogni cialda monodose di caffè in carta E.S.E. compatibile con tutte le macchine per espresso E.S.E.. Oggi, il Consorzio si appresta ad affermare la completa eco-sostenibilità della cialda di caffè a Standard E.S.E., confermata dal positivo superamento di numerosi e approfonditi test di biodegradabilità e compostabilità; premessa per l’ottenimento della relativa certificazione.

“All’interno del mercato dei caffè espresso monodose porzionati è logico scommettere anche sulla cialda in carta” – precisa Roberto Morelli – “dato che questo comparto è l’unico nel settore alimentare che registra incrementi annuali a doppia cifra in valore e volumi sia per i torrefattori che per i produttori di macchine per espresso. È al consumatore finale che lasciamo la possibilità di scegliere l’opzione più affine ai suoi gusti e stili di vita tra i sistemi chiusi a capsule – con garanzia di gusto, design e qualità – e il sistema aperto a cialde in carta E.S.E., naturalmente predisposto alle emergenti attese di eco-sostenibilità” – conclude il Presidente del Consorzio E.S.E. Morelli.

Il Consorzio promuove un sistema di preparazione dell’espresso

Denominato appunto sistema E.S.E., che utilizza il serving, ossia monodosi di caffè pressato tra due strati di carta filtro. Il Consorzio E.S.E. aggrega 13 tra le principali aziende coinvolte nel comparto del caffè espresso. CAFES RICHARD (°) – DE LONGHI (*) – GROUPE SEB (*) – HANDPRESSO (*) – I.C.A.(•) ILLYCAFFE’ (°) – KITCHENAID (*) – KRAFT FOODS EUROPE (°) – LAVAZZA (°) – NESTLE’ HELLAS (°) – PHILIPS SAECO (*) – SARA LEE (°) – UESHIMA COFFEE CO. (°) (*) macchine per caffè espresso (°) torrefattori (•) macchine per cialde L’interesse verso il sistema E.S.E. si è concretizzato, nell’ultimo periodo, con l’adesione al Consorzio di un colosso della torrefazione giapponese come Uechima Coffee Company e la statunitense KitchenAid per il comparto del produttori di macchine per espresso. Il sistema E.S.E. è rappresentato all’interno del Consorzio dai principali torrefattori internazionali e da aziende leader nella produzione di macchine per espresso. Un forte nucleo di aziende, libere concorrenti sul mercato, accomunate dalla volontà di affermare che i prodotti a marchio E.S.E. possono completare l’ampia gamma di offerta presente sul mercato dei sistemi di caffè porzionato. Info: www.eseconsortium.com ; www.esesystem.com

Cioccolato fondente: va bene mangiarlo ma in quantità moderate

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Yumiko Saimura, 33 anni, originaria di Kobe, in Giappone, è la nuova campionessa italiana di cioccolateria.

MILANO – Un gruppo di ricercatori della San Diego State University hanno presentato al meeting dell’ Experimental Biology un lavoro di ricerca incentrato sui benefici derivanti da un consumo moderato di cioccolato fondente. Secondo questo studio un consumo moderato di cioccolato fondente può aiutare a tenere sotto controllo la glicemia e i livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto colesterolo cattivo). I ricercatori hanno selezionato 31 volontari e in maniera casuale li hanno invitati a consumare per 15 giorni, tutti i giorni, o 50 g di cioccolato fondente (contenente almeno il 70% di cacao) o cioccolato bianco (contenuto di cacao pari a zero).

Cioccolato fondente: effetti sull’organismo

Dopo 15 giorni gli studiosi hanno potuto evidenziare come i volontari che avevano consumato cioccolato fondente avevano una glicemia e valori di LDL migliori rispetto ai volontari che avevano mangiato cioccolato bianco.

Gli effetti benefici esplicati

Sembrano dovuti al contenuto di flavonoidi, sostanze dalle proprietà antinfiammatorie ed antiossidanti; è importante sottolineare come probabilmente questo prodotto fa bene alla salute, ma deve essere comunque consumato in piccole quantità per il suo contenuto calorico e per l’elevato contenuto di grassi. Fonte: HealthDay News

India, il tè sarà proclamato bevanda nazionale, caffè ridimensionato

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india

NEW DELHI – L’India ha deciso di dichiarare il tè “bevanda nazionale”, ridimensionando quindi le ’’velleità del caffè’’ di conquistare il mercato del gigante asiatico. È quanto ha dichiarato il vicepresidente della Commissione per il Piano Montek Ahluwalia, uno dei più influenti economisti del governo indiano.

India conferma la sua passione per il tè

Durante una recente visita nello stato nord orientale dell’Assam, ha annunciato che ’’il tè sarà proclamato bevanda nazionale il prossimo 17 aprile 2013’’.

Germania, boom del caffè espresso italiano

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Germania bandiera
la bandiera della Germania

BERLINO – È sempre più italiano il gusto dei tedeschi. Invece del lunghissimo caffè servito in tazza grande, quello filtrato o ricavato da solubile, in Germania si consuma sempre di più il caffè espresso.

Nel 2011 – ma la tendenza era già iniziata negli anni scorsi – il consumo di caffè espresso è cresciuto, secondo l’associazione di categoria di Amburgo, a danno di quello filtrato. In realtà i tedeschi vanno pazzi per le bevande che alla base hanno l’espresso, ha spiegato Holger Preibisch. Come il latte macchiato – ma in Germania dicono “macciato” – e il cappuccino.

Germania: i dati confermano la tendenza visibile in qualsiasi locale tedesco

Anche perché il cappuccino viene consumato anche come accompagnamento al pasto, spesso proprio al ristorante. Nel 2011 sono state vendute 59 mila tonnellate di espresso: e cioè un 10,3% in più dell’anno precedente. Complessivamente in Germania l’anno scorso sono state consumate 402 mila tonnellate di caffè tostato e 12.650 tonnellate di caffè solubile.