domenica 18 Gennaio 2026
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Lady Gaga: una tazza della cantante pagata a 38 mila euro

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lady gaga

TOKYO – È stata messa all’asta una tazza da tè, usata dalla pop star americana Lady Gaga. La regina del pop, aveva sorseggiato il tè da quella tazzina una sola volta, ma per i suoi tantissimi fans giapponesi basta che abbia appoggiato le sue labbra a quella tazzina per far salire in pochi giorni le offerte a quattro milioni di yen, pari a circa trentottomila euro.

Lady Gaga trasforma la tazza in un pezzo da collezione

La costosa tazza di porcellana, con piattino abbinato è stata usata dalla cantante durante una conferenza stampa, tenuta in Giappone dopo pochi mesi dallo tsunami che colpì il paese a marzo dello scorso anno. Durante quella conferenza stampa, Lady Gaga annunciò la sua intenzione di mettere all’asta quella tazzina e il ricavato della vendita l’avrebbe dato in beneficenza ai giovani artisti giapponesi per permettere loro di studiare negli Stati Uniti.

Una tazza preziosa

Sulla tazza, oltre l’impronta del suo rossetto, ci sono anche le firme di molti artisti internazionali e la scritta “Salviamo il Giappone“. Durante i cinque giorni della vendita on line, sono arrivate oltre cinquecento offerte e il fan che si è riuscito ad aggiudicare il cimelio, ha fatto una follia che le è costata molto cara.

Maestri espresso Junior: la video intervista della vincitrice Francesca Bagni

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maestri dell'espresso junior francesca bagni
Logo Maestri Espresso Junior

MILANO – L’edizione dello scorso anno di Maestri dell’espresso Junior, era la ventesima per la manifestazione organizzata da illy caffè e Gruppo Cimbali nella gran parte delle scuole alberghiere d’Italia per selezionare i migliori allievi di sala e bar.

Nel video che potete vedere cliccando al link sotto c’è l’intervista con Francesca Bagni dell’Istituto Orio Vergani di Ferrara che nel 2011 conquistò il primo posto.

Francesca bagni si racconta

Nama OneShow, successo per il primo evento lontano da Chicago

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MILANO – Ancora numeri da record per Nama OneShow, l’evento unico annuale del vending americano organizzato dalla National Automated Merchandising Association (Nama), che quest’anno ha lasciato Chicago, teatro delle prime due edizioni, a favore di Las Vegas. Dal 25 al 27 aprile, il Venetian/Sands Resort, nel cuore della capitale statunitense del gambling, ha ospitato 227 espositori su una superficie di quasi 6 mila metri quadrati.

Nama OneShow: i visitatori sono stati 4.500 circa, con un incremento delle presenze vicino al 10% rispetto all’edizione precedente

In mostra le più recenti soluzioni tecnologiche per la distribuzione automatica: dai sistemi di mobile payment ai touchscreen display interattivi, dalla telemetria alle più moderne soluzioni ocs. Tra i numerosi prodotti presentati, molti riflettono la nuova vena salutista che privilegia, anche nel vending, i prodotti freschi e di stagione (verdure monoporzione, terrine di riso, snack gluten-free e bevande alternative).

La manifestazione ha avuto un prologo con il Gratitude Tour, l’evento itinerante dedicato all’innovazione nel vending partito lo scorso settembre, che ha fatto tappa il 24 aprile al campus dell’università di Nevada Las Vegas (Unlv). Oltre 10 mila studenti hanno avuto la possibilità di interagire con le macchine e i sistemi presentati in anteprima dal road show di Nama, come il distributore Diji-Taste della Kraft o la nuova macchina vending di Seattle Best, funzionante con caffè fresco.

La rassegna si è aperta ufficialmente all’indomani con il taglio del nastro e la cerimonia inaugurale nel corso della quale è avvenuta anche la consegna dei premi annuali della Nama alle personalità che si sono distinte nel mondo dell’industria del vending. Nel suo indirizzo, la nuova presidente e chief executive della Nama Carla Balakgie ha delineato la vision e le strategie di crescita che ispireranno l’associazione nei prossimi anni. Balakgie, che ha assunto l’attuale carica a dicembre, proviene dalla Electronic Transactions Association (Eta). Durante il discorso ha sottolineato l’importanza della sua esperienza trascorsa, che le tornerà utile anche alla guida della Nama, dal momento che “i pagamenti cashless stanno diventando rapidamente la norma nel vending”.

Ha inoltre spiegato al folto pubblico presente (circa 1.400 persone) di avere impiegato i primi mesi del 2012 in un “Tour d’ascolto” attraverso gli States. “Il mio scopo era quello di compiere una full immersion nell’industria per cogliere gli obiettivi e le sfide di gestori, intermediari, distributori e fornitori e il Tour mi ha aiutato a tastare meglio il polso della situazione – ha dichiarato Balakgie – La Nama vi può rappresentare al meglio soltanto se è in grado comprendere voi e le vostre necessità”.

La strategia di crescita industriale varata lo scorso anno rimane la priorità chiave per far progredire l’associazione, ha sottolineato Balakgie. La sua finalità è quella di favorire l’espansione del settore rivitalizzando l’immagine del vending e dell’ocs agli occhi dei consumatori. “Gli eventi come quello ospitato da Unlv sono una vetrina per l’industria e ci aiutano a raccontare la nostra storia” ha aggiunto osservando che la campagna Vend.Love.Win., lanciata su Facebook, ha dato grandi risultati contribuendo a “far innamorare del vending” i consumatori. Positivi anche i riscontri dalla campagna televisiva, in particolare degli spot durante la trasmissione del Super Bowl.

“Ed è solo l’inizio – ha dichiarato ancora Balakgie – Raccontare la nostra storia è un viaggio che non finisce mai e continueremo a impegnarci per migliorare il posizionamento della nostra industria e favorirne la crescita”. Il consiglio direttivo ha approvato intanto un piano di crescita rivolto ai segmenti del caffè, del tè e dell’acqua minerale. Ne saranno parte integrante le attività di ricerca di mercato volte a meglio comprendere le preferenze dei consumatori, in modo da facilitare lo sviluppo di messaggi mirati. Prevista anche l’organizzazione di un Settimana nazionale del caffè, per incoraggiare i consumatori a bere caffè sul lavoro.

Ulteriori iniziative verranno annunciate nel corso della quinta edizione del Coffee, Tea & Water Show, in programma a New Orleans dal 13 al 15 novembre. Un ulteriore “missione critica” è costituita dagli interventi presso l’amministrazione federale e le amministrazioni degli stati. Balakgie ha assicurato in merito che l’associazione seguiterà a battersi a tutela degli interessi della categoria, in un momento in cui sono in dirittura d’arrivo nuove norme fiscali e in materia di etichettamento, che avranno riflessi diretti anche sul settore della distribuzione automatica.

Previsto inoltre il rafforzamento dei rapporti con tutte le altre organizzazioni, comprese quelle dell’industria dei pagamenti, che possono essere “validi partner del settore del vending”. Balakgie ha annunciato infine il varo della campagna di raccolta capitali “Positioning for Growth”, che contribuirà a finanziare l’impegno dell’associazione a migliorare il sostegno fornito ai soci nelle aree della consulenza legale, della formazione e della ricerca.

Bancone doppio attrezzato di 3 metri da 5.959€ per avviare il locale

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Al bancone per riappropriarsi delle origini

PESARO – All’interno del Centro per l’impiego di Pesaro, luogo frequentato da giovani e meno giovani alla ricerca di lavoro e di opportunità in questo momento delicato per l’economia, è stato presentato un progetto interessante per chi vuole aprire una caffetteria. Di sicuro una strada nuova tra quelle percorse sin qui e che interesserà di sicuro anche i fornitori di macchine per i necessari abbinamenti di completamento.

Il progetto, che identifica anche il prodotto, è un doppio bancone da bar della lunghezza di 3 metri, proposto nella versione basic al prezzo di 5.959 euro, compreso il trasporto. Chiamato Start up, è stato messo a punto da un’azienda leader del settore come la Ifi spa di Tavullia (Pesaro-Urbino) e si rivolge a quanti sono interessati ad aprire un bar e che non hanno a disposizione grandi cifre.

Bancone doppio: un’occasione unica per cominciare a poco prezzo

Si tratta di una proposta innovativa e, come si vede, interessante quanto accessibile nei costi. Il bancone doppio nella sua versione basic è completamente attrezzato per presentare e servire i prodotti, con doppio frigorifero e lavello, si adatta ai più diversi contesti (una via del centro, un parco, un club sportivo, un centro commerciale, ecc) ed è predisposto per l’installazione di una macchina professionale per il caffè.

È costruito con materiale di derivazione del legno (con il più basso grado di formaldeide e dunque rispettoso dell’ambiente e della salute) ed adatto a soddisfare le esigenze delle nuove generazioni che non amano chiudersi in un unico luogo ma spostarsi, costruire relazioni, trasferirsi informazioni tramite social media e nuove tecnologie.

“Abbiamo voluto lavorare non intorno ad un oggetto ma ad un progetto – ha detto alla presentazione del progetto il presidente Ifi Gianfranco Tonti –, aggregando varie figure professionali per riscrivere anche il nostro ruolo. Abbiamo sempre creduto che l’innovazione fosse importante, ma oggi è l’unica strada per un’azienda manifatturiera. Nel creare questo servizio bar abbiamo pensato soprattutto ai giovani, sia come attività da avviare in proprio, sia come fruitori. E proprio ai giovani, italiani e immigrati, vogliamo dire di non stare ad aspettare il posto fisso ma tirare fuori la propria capacità creativa”.

Per saperne di più: http://www.startupifi.it/#ifi

Info: info@startupifi.it

Guido Cattolica: il tè si coltiva anche a Lucca, ecco il progetto

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Foglie di tè verde

LUCCA – La piantagione nasce nel 1987 da un’idea maturata da Guido Cattolica, Responsabile Toscana della Società Internazionale della Camelia, in relazione alla sua coltivazione delle cultivar di camelie e delle specie afferenti. L’idea sorse in seguito al fatto che uno dei membri della famiglia di origine inglese, J.G. Ham, fu direttore di una piantagione di tè nella regione dell’Assam in India, nei primi del novecento: Guido Cattolica fu quindi tentato di utilizzare questa esperienza, e i racconti tramandati da questo personaggio, per condurre l’esperimento nell’ambito dell’area geografica del Compitese che presenta, sia per il terreno che per la qualità dell’acqua, caratteristiche idonee alle camelie, di cui il tè è una specie (Famiglia Theaceae, genere Camellia, specie Sinensis).

Guido Cattolica esperto e appassionato di tè

Furono trovati i semi, provenienti dalla Cina, attraverso l’Orto Botanico di Lucca e fatti germinare: dettero luogo a giovani piantine (circa 1000) che furono messe a dimora in filari in un terreno ubicato lungo il Rio Visona a S. Andrea di Compito. Al momento della messa in terra le piantine avevano due anni d’età ed erano state fino ad allora cresciute in serre fredde. Il terreno dove furono impiantate era stato abbondantemente concimato con stallatico bovino ben maturo.

La vallata (Valle di Botra) in cui era condotta la sperimentazione, pur trovandosi a soli 200 m. s.l.m., godeva di una forte umidità dell’aria e di una discreta ombreggiatura estiva, trovandosi al limite di un alto bosco di pini e robinie. L’irrigazione era effettuata direttamente con l’acqua sollevata dal torrente attiguo: un’acqua ideale per la coltivazione delle acidofile, essendo il Ph inferiore a 6. Dopo circa due anni dall’impianto gli esemplari di tè avevano già subito la prima potatura. Nella primavera del 1990 fu effettuato manualmente il “primo raccolto” destinato ad ottenere il tè verde non fermentato: la qualità fu in seguito perfezionata sino ad arrivare, tre anni dopo, ad un prodotto con caratteristiche tipiche dei migliori tè verdi cinesi.

L’ottima qualità consentì di utilizzare il raccolto per la lavorazione, fatta totalmente a mano da parte di alcuni Maestri Artigiani,che giunsero dalla città di Shizuoka (Giappone) Un raccolto successivo fu destinato per produrre tè semi-fermentato (Oolong): questo, sin dall’inizio, si rivelò essere il tipo migliore di tè ottenibile dall’impianto di S. Andrea di Compito. Questo tipo di tè unisce il marcato gusto, caratteristico dei tè neri, alle virtù salutari di quelli verdi. Attualmente il tè oolong Opale ( così “battezzato” dal produttore ) è stato classificato a livello internazionale come FBOP (Flowery Broken Orange Pekoe): tè a foglia spezzata con all’interno una piccola percentuale di gemme (tip). Alcuni anni dopo, nel 1995, fu condotto un esperimento volto ad ottenere anche il tè nero con ottimi risultati. Il tè nero ottenuto, secondo il parere di alcuni intenditori, ha un sapore intermedio tra l’Assam e il Darjeeling.

Riepilogando i tipi di tè dell’impianto compitese sono

(a fianco riportiamo i nomi che lo stesso Guido Cattolica ha voluto dare ai tè da lui prodotti) Tè verde POLVERE DI GIADA Tè semi-fermentato OPALE Tè nero TE’ DELLE TRE TIGRI Nella piantagione i raccolti sono annuali e la quantità di tè prodotto è minimo. L’attuale produzione, considerata ancora a livello amatoriale, in attesa di espandere la coltivazione su altri terreni, consiste in 1400 piante con una produzione massima di 3 kg. di tè. Solo nel 2000 è stato raggiunto il quantitativo eccezionale di 6 kg. di tè equivalenti a circa 25 kg. di foglia fresca raccolta. Da sottolineare il fatto che l’intera produzione dell’impianto compitese è completamente artigianale (lavorazione manuale) e biologica (esente da pesticidi).

Recentemente Guido Cattolica ha ampliato l’esperimento con altri due impianti di oltre 300 nuove piante presso il vivaio dove coltiva le camelie ornamentali ed effettua ibridazioni

Il tè è in piena terra, ma questa volta tenuto sotto tunnel ombreggiante al 70%, piantato su file a distanza regolare. La prova sperimentale è stata visitata da importanti delegazioni giapponesi, di Formosa e vietnamite. Inoltre la piantagione, fornendo la materia prima, ha consentito di calibrare un macchinario, ideato e brevettato da un importante gruppo industriale di Padova. Il procedimento consente la separazione delle foglie del tè subito dopo la raccolta, senza minimamente alterare la qualità. Anche se bisogna riconoscere che da noi non sarà mai possibile impostare delle massicce coltivazioni veramente redditizie, visto l’alto costo della mano d’opera e il solo raccolto annuale, tuttavia il “Tè di Compito” è ormai una realtà e ha consentito di rappresentare un importante argomento per almeno tre tesi universitarie. Fonte: www.teaincapannori.it

Café & Té investirà quest’anno 4,5 milioni per aprire 15 nuovi locali

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Café & Té
Café & Té logo

SPAGNA – Café & Té investirà quest’anno 4,5 milioni di euro MILANO – La catena di caffetterie spagnola Café & Té investirà quest’anno 4,5 milioni di euro per aprire 15 nuovi locali in varie città del paese e soprattutto a Madrid. Sempre nella capitale è imminente l’inaugurazione del locale numero 40, che sorgerà nella calle Montera.

Café & Té continua l’espansione

Tra i pionieri della formula del coffee shop all’americana, Café & Tè conta attualmente 136 caffetterie di cui 106 proprie e le rimanenti in franchising. La società, che ha fatturato 57 milioni di euro nel 2011, punta a portare l’Ebitda 2012 a 6,5 di euro, contro i 5,9 dell’anno trascorso.

Mercati, cresce l’interesse per il nuovo raccolto brasiliano

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La bandiera del Brasile

MILANO – Cresce l’appetito dell’industria europea per il nuovo raccolto brasiliano. Secondo fonti del commercio citate dai media finanziari, i torrefattori del vecchio continente, compresi probabilmente anche i big dei mercati, hanno manifestato un buon interesse per l’acquisto di arabica brasiliani nel secondo semestre 2012 e nel primo trimestre 2013.

A motivare tale interesse, una favorevole congiuntura data dal calo dei prezzi sui mercati a termine, dai differenziali favorevoli e dalle forti vendite degli esportatori brasiliani. Da registrare, intanto, anche un calo dei differenziali sul Colombia Excelso scesi a 28 centesimi contro i 30 della settimana precedente, che riflette forse un timido miglioramento delle aspettative di raccolto incoraggiato dalla positiva evoluzione meteo degli ultimi giorni.

Mercati in fermento

Sviluppi interessanti anche in alcune aree centro americane. In particolare in Honduras, dove i prezzi sono scesi leggermente per effetto di un’offerta superiore alle attese. Flussi di vendita più consistenti del previsto si osservano, secondo i trader, anche dal Guatemala. Vivaci infine gli imbarchi dall’Etiopia, soprattutto per le varietà di arabica naturali più economiche.

Rabobank International ha rivisto al rialzo le previsioni sulle quotazioni del Liffe nella seconda metà dell’anno solare, tenendo conto del calo delle scorte europee e della tenuta della domanda. Gli analisti del colosso finanziario olandese prevedono una media di 1.950 dollari per tonnellata nel secondo trimestre e 1.850 nel terzo, pari a 200 dollari in più rispetto ai prezzi di 1.750 e 1.650 dollari indicati nel precedente report.

Analoga la correzione attuata per il quarto trimestre, quando le quotazioni di Londra si attesteranno, secondo gli esperti di Rabobank, a 1.800 dollari. Le maggiori aspettative di prezzo sono imputate alla brusca flessione delle scorte certificate Liffe, scese il 16 aprile a 181.730 tonnellate, con un calo del 3,6% rispetto ad appena 2 settimane prima. Gli stock della borsa londinese avevano toccato il picco record di 417.420 tonnellate l’11 luglio scorso. Dall’inizio dell’anno, il Liffe ha guadagnato il 10% dopo aver perso il 14% nell’arco del 2011.

La ripresa è stata determinata anche dalle minori vendite dei produttori vietnamiti. L’attività nel paese indocinese dovrebbe comunque intensificarsi nelle prossime settimane, in coincidenza con l’entrare nel vivo della stagione di raccolta in Brasile, Indonesia e in alcuni paesi africani. I prezzi dei robusta hanno ripreso a crescere in India dove l’andamento del raccolto fa temere una produzione inferiore a quella stimata dal Coffee Board. Pessimistiche le previsioni dell’associazione dei produttori del Karnataka, che non esclude un calo sull’annata precedente superiore a quello, inizialmente pronosticato, del 5%, dovuto soprattutto al regime irregolare delle precipitazioni.

Le cose non sembrano andare meglio nel Kerala dove la locale associazione stima il raccolto di quest’anno nettamente al di sotto delle medie storiche degli ultimi anni. Sul fronte degli arabica, la cui produzione appare in linea con le cifre ipotizzate dal Coffee Board (attorno ai 104.000 tonnellate), i prezzi interni sono scesi parallelamente a quelli internazionali. L’Arabica parchment, ad esempio, hanno subito un calo del 20% passando da 10 a 8 mila rupie (circa 115 euro) per il sacco da 50 kg.

Spesa: inflazione, il caffè vola (+11,6%) ma rincara meno della benzina

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Il prezzo del caffè al bar

MILANO – L’aumento record dei prezzi spinto dal caro carburanti, a sua volta spinto dall’aumento delle accise statali dato che negli ultimi 12 mesi il prezzo del greggio è addirittura diminuito, contribuisce a far svuotare il carrello della spesa che evidenzia un calo del 2% degli acquisti dei prodotti alimentari in quantità.

Spesa media in calo: ecco i numeri

Secondo i dati di aprile divulgati dall’Istat – Istituto nazionale di statistica – i prezzi della spesa media hanno registrato un aumento del 4,7%, il più alto dal 2008, del 20,8% della benzina il massimo dal 1996 e dell’ 11,6% del caffè.

Cosa ci aspetta

Così a pesare nei prossimi mesi saranno sia l’aumento del carico fiscale sia il record raggiunto dal prezzo della benzina e del gasolio in un Paese come l`Italia dove l’88% dei trasporti commerciali avviene per strada.

“The World’s 50 best restaurants”: Lavazza presenta la ricetta di Massimo Bottura

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LONDRA – I 500 invitati – chef stellati, critici gastronomici, opinion leaders – intervenuti da tutto il mondo per partecipare all’evento organizzato da “Restaurant Magazine”, parteciperanno a un’innovativa esperienza firmata dallo chef tre stelle Michelin Massimo Bottura e realizzata con caffè Lavazza nella sua miscela ¡Tierra!.

“Come to Italy with me – Vieni in Italia con me” è il nome della ricetta firmata da Massimo Bottura che aprirà la cena di gala: non il caffè come classica conclusione del pasto, quindi, ma un espresso che, grazie alla storica versatilità di Lavazza e alla capacità innovativa di Bottura, gioca con le aspettative e i preconcetti della gente. Una rivisitazione in chiave salata della tradizionale granita siciliana con un nome che richiama il libro di Frank Schoonmaker degli anni ‘30 dal titolo “Come with me through Italy”.

La ricetta – composta dagli ingredienti caffè Lavazza Tierra!, bergamotto candito, capperi, origano, granita di mandorle, sale marino, scorze di limone e polvere di caffè –

E’ servita in tazzina Puraforma Lavazza. Lo chef agisce sulle papille gustative per stimolare una nuova esperienza con ingredienti ben noti: la ricetta di Bottura rimette così in discussione le convinzioni più comuni, essendo salata e non dolce, fredda e non calda, l’inizio di un pasto e non la sua conclusione.

Il viaggio di questa ricetta innovativa e originale proseguirà inoltre al Salone del Gusto di Torino a Ottobre e durante Identità Golose New York a metà ottobre. La collaborazione con Bottura e la partnership dell’azienda con questo evento di risonanza internazionale confermano ancora una volta che Lavazza è la firma scelta dall’alta gastronomia mondiale: da oltre trent’anni Lavazza si dedica alla sperimentazione sul prodotto, non solo attraverso il Training Center – la prima scuola dell’Espresso fondata in Italia nel 1979 e che oggi conta 50 sedi in tutto il mondo – ma anche attraverso collaborazioni eccellenti, come quelle con Slowfood, l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e con chef di fama internazionale tra cui, oltre a Bottura, il geniale Ferran Adrià, Carlo Cracco e Davide Oldani.

Il Training Center Lavazza, insieme a questi chef di rilievo mondiale, ha dato vita a nuove e inesplorate forme del caffè, inimmaginabili prima di allora. Nascono così le creazioni di Adrià, come Èspesso, il primo caffè solido della storia, Coffesphere, ovvero l’uovo di caffè, e il Caviale di Caffè. O ancora Coffee Lens, le lenti al caffè firmate da un altro chef d’eccezione come Carlo Cracco, ed E-Spoon, il cucchiaino forato progettato dallo chef Davide Oldani, che permette di mescolare lo zucchero nel caffè senza disgregare la crema e preservandone così l’aroma.

Da decenni di ricerca e sperimentazione sul caffè sono nati nuovi modi di intendere l’espresso, prodotti nuovi destinati al consumo fuori casa che hanno riscosso immediato successo di pubblico attraverso una vasta gamma di ricette sempre nuove, vere e proprie gourmandises per intenditori alla portata di tutti.

Alla notizia diffusa da Lavazza facciamo seguire due commenti apparsi ieri rispettivamente sul Corriere della sera, a firma Marisa Fumagalli, e su La Repubblica, a firma Licia Granello

di Marisa Fumagalli

Il re degli chef? A Copenhagen “Come to Italy with me – Vieni in Italia con me”, recita la ricetta di Massimo Bottura che ieri sera ha aperto la cena di gala dei 50 Best, la festa evento della gastronomia mondiale giunta alla decima edizione. Peccato che la deliziosa rivisitazione salata della granita siciliana al caffè (il supercuoco modenese è fresco testimonial di Lavazza) suoni come un minuscolo premio di consolazione a fronte della debacle subita dagli chef italiani.

Dimezzata la presenza italiana, solo tre nomi nei primi cinquanta ristoranti del mondo (come la Svezia)

Massimo Bottura, Massimiliano Alajmo e Paolo Lopriore, mentre Carlo Cracco, Nadia Santini e Davide Scabin sono usciti di classifica. Rispetto alla scorsa edizione, la classifica ha mantenuto inalterate le prime tre posizioni: per il terzo consecutivo, ovvero da quando Ferran Adrià ha annunciato la chiusura di El Bulli, il danese René Redzepi è stato confermato il primo del mondo, seguito a ruota dai fratelli Roca di Girona e da un altro spagnolo, il basco Luis Andoni.

Alle loro spalle, qualche piccolo soprassalto, solo apparentemente di poco conto, come la promozione del brasiliano Alex Atala, avanzato di tre posizioni, e dell’americano Thomas Keller, con il suo super ristorante newyorkese Per Se (l’altro ristorante di Keller, il californiano French Laundry, è inserito a quota 43). In realtà, dietro i voti degli 850 foodies che visitano ogni anno i migliori ristoranti del mondo si muovono sogni e interessi di Paesi interi. Perché la gastronomia è diventata un business straordinario, essendo allo stesso tempo linguaggio culturale e collante sociale. Così, dalla Svezia al Brasile, da San Francisco a Hong Kong, governi e istituzioni inventano nuove occasioni di intervento e supporto.

I cuochi migliori diventano ambasciatori di lifestyle: facce, storie e ricette da spendere come creazioni d’alta moda, automobili, gioielli preziosi. Fin troppo facile dire che a fronte di tanti sforzi e investimenti, l’Italia si conferma in imbarazzante retroguardia, malgrado la nostra cucina d’autore sia in gran spolvero, come forse mai prima d’ora. Dovremmo comunicare, organizzare, supportare tanto talento in espansione dal Piemonte alla Sicilia. Niente di tutto questo. I eri sera, nei saloni della Guild Hall, a fare il tifo per cuochi tailandesi e cinesi, svedesi e portoghesi erano presenti dirigenti, amministratori, presidenti di camere di commercio.

di Licia Granello

Nessuno di questi era italiano Per fortuna, la famiglia mondiale degli chef continua ad amarci, come testimonia la standing ovation tributata a Massimo Bottura. Applausi a scena aperta anche per Elena Arzak, figlia del glorioso José Maria, padre della cucina moderna di Spagna, premiata come migliore cuoca del mondo, e per Keller, insignito del Lifetime Achievement Award, una sorta di Oscar alla carriera. A brillare per assenza, invece, due grandi di Francia, Joel Robuchon e Pierre Gagnaire, e l’inglese Heston Blumenthal, a sua volta presente in classifica con due locali. Festa grande, alla fine, per Luis Andoni, che gli altri chef hanno eletto cuoco dell’anno, e per i catalani fratelli Roca. A un passo dal loro magnifico locale di Girona, il progetto di un orto dedicato al recupero delle antiche varietà vegetali gestito da ragazzi di comunità di recupero coniuga al meglio le tre stelle Michelin con il “buono, pulito e giusto” di Slow Food.

 

Ico, export mondiale in flessione (-2,3%) nei primi 6 mesi del 2011/12

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Ico export mondiale prezzi caffè robusta G7 mercati
Il logo dell'Ico

MILANO – Export mondiale in ripresa a marzo secondo i dati mensili diffusi ieri dall’Ico. Le esportazioni sono risultate pari a 9,88 milioni di sacchi, contro i 9,52 di febbraio. Negativo invece (-6,7%) il raffronto con marzo 2011, quando sono stati esportati 10,59 milioni di sacchi.

Ico fa il punto sull’export

Nel primo semestre dell’annata caffearia 2011/12 (ottobre 2011-marzo 2012), l’export totale è stato di 51,7 milioni di sacchi, in calo del 2,3% rispetto ai 52,9 milioni dei primi 6 mesi del 2010/11. Negli ultimi 12 mesi disponibili (aprile 2011-marzo 2012), le esportazioni sono state complessivamente pari a 103,3 milioni di sacchi, in crescita di circa il 2% rispetto all’analogo periodo precedente. In flessione (-3,8%) gli imbarchi di arabica, che scendono a 64,7 milioni di sacchi. Aumenta invece l’export di robusta (+13,5%), che raggiunge i 38,6 milioni.

Tutte le statistiche al link: http://www.ico.org/trade_statistics.asp