venerdì 02 Gennaio 2026
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Nestlé: Il colosso del caffe si lancia sulla medicina tradizionale cinese. Join Venture alla pari con Chi-Med, potrà usare 50.000 sostanze

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Nestlé
Chimed Nestlé

MILANO – Il gigante alimentare svizzero Nestlé si lancia sulla medicina tradizionale cinese. Ha annunciato una joint venture alla pari con la Chi-Med, società del Dragone. Potrà così contare su un armamentario di oltre 50.000 estratti e sostanze ricavati da circa 1.200 piante medicinali.

Battezzata Nutrition Science Partners Limited (Nsp), secondo quanto riferito con un comunicato la join venture si impegnerà in attività di ricerca, sviluppo e produzione di prodotti alimentari e medicine innovative derivanti dalla medicina tradizionale e dalla botanica cinesi.

Guido Musetti: “Il caffè torrefatto in Italia è un caffè mondiale”

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Musetti Guido Sicuro, figlio della Signora Lucia Musetti e presidente della Torrefazione Caffè Musetti
Guido Sicuro, figlio della Signora Lucia Musetti e presidente della Torrefazione Caffè Musetti

PIACENZA – Torrefazione Musetti. Adesso, quando a casa o al bar mi capita di bere un caffè, non riesco a non pensare, questione di attimi, alla sua storia, alla sua importanza economica, alla diffusione, alle tante notizie, curiosità, ai tanti modi di prepararlo e anche alla gente che nel caffè trova una pausa, una scusa, cercata, per conversare, ascoltare, caricarsi o scaricarsi.

Un rito spesso banalizzato dalla fretta e dall’abitudine, nemiche dei pensamenti, ma che per me, fresco di una visita alla Torrefazione Musetti di Pontenure-Piacenza, diventano ora spontanee e naturali.

Dopo una conversazione sul tema con Guido Musetti, giovane consigliere delegato, dopo uno sguardo, se pur attento, allo stabilimento e una rapida full immersion su Robusta e Arabica, le due tipologie base che vanno a formare le miscele per bar, moka… dopo le informazioni sulle loro origini e la messa al bando di alcuni luoghi comuni, dopo dunque questo seminario sul caffè, ho capito perché noi italiani, pur non avendo in casa piante e chicchi, siamo comunque famosi e affermati nel mondo, come inarrivabili dispensatori di un nettare chiamato appunto caffè.

Unitamente al suo derivato e altrettanto famoso cappuccino.

“Il motivo — spiega Guido Musetti — è che nessuno riesce a tostarlo e a miscelarlo meglio di noi. Acquistiamo sì la materia prima all’estero (in Africa, in Sud America e oggi anche in India e in Vietnam), ma la torrefazione e le combinazioni le componiamo e le scegliamo nelle nostre aziende. Siamo dei maestri e non è un caso che esportiamo caffè anche negli stessi paesi produttori. Pensi che la Musetti ha clienti sparsi in tanti paesi: in Europa, Giappone, Cina, Taiwan ma anche in Cile, Colombia e Brasile”.

E il consumo cresce, specie all’estero. Il merito è in gran parte del turismo, chiamato dal fascino dell’Italia. I visitatori diventano subito consumatori, affezionati, e tali rimangono anche a casa loro.

È un successo che ci caratterizza, è un business significativo. Di esso si può forse parlare anche in termini di cultura, e senza esagerare, di abilità vincente nel confezionare miscele, nell’interpretare i gusti delle tradizioni territoriali, e ci si può vantare di consolidate esperienze nella ricerca della qualità.

“È così. Per lavorare bene, per garantire prodotti al consumo, occorrono passione, impegno, intuizione e fantasia imprenditoriale. La nostra azienda è dal lontano ‘34 che opera nel settore.

Con quasi settant’anni di anzianità sulle spalle è in grado ormai di predisporre miscele di successo scegliendo tra le migliori varietà di caffè che comperiamo da selezionati coltivatori di oltre venti paesi.

Questa bella iniziativa l’avviò la nonna: un negozio, un piccolo commercio e poi una contenuta importazione diretta tanto per cominciare. In seguito una crescita progressiva e oggi la soddisfazione di avere clienti affezionati e di vedere allargarsi i nostri obiettivi. Il mercato tuttavia è molto competitivo. Bisogna investire su processo e prodotto”.

Parla volentieri Guido del suo mondo e del suo lavoro, mentre percorriamo l’ampio stabilimento di Pontenure, dotato di strutture e impianti d’avanguardia, più che mai necessari per garantire un prodotto finale che rispecchi la passione, la tradizione di casa e lo stretto legame tra Musetti e l’espresso italiano. Ma non solo.

“A noi fa particolarmente piacere avere un ottimo e proficuo rapporto con i nostri collaboratori, con i concessionari che vengono qui, proprio in questa stanza/laboratorio dove siamo seduti, ad imparare le tecniche indispensabili per selezionare e indovinare le miscele più idonee, per utilizzare al meglio la macchina, mezzo sempre importante per dare giusto risalto all’aroma e al sapore della “tazzina””.

Ma dall’espresso bar, la voce doc del caffè made in Italy, dove gli italiani sono i primi della classe, passiamo ad alcune variazioni e affinità della gamma Musetti.

Si tratta di decaffeinati ottenuti per via naturale, di macinati per moka o filtro, di macinati da agricoltura biologica, di caffè agli aromi naturali, al limone, fragola, menta, arancio e così via. È la linea “Mama”.

Ma c’è pure la linea “Ciock”, che fa felici gli amanti del cioccolato in tazza: una bevanda densa e cremosa a base di puro cacao olandese.

La conversazione è interessante e il suo oggetto ci prende e ci attrae per i suoi significati e le sue liturgie di preparazione.

Le domande così si susseguono, alcune immagino ovvie, ma Guido Musetti, paziente, risponde pure agli interrogativi marginali.

Impariamo così, ad esempio, che per avere meno caffeina non bisogna chiedere un caffè lungo. Il “ristretto bar” è meno forte di quello fatto in casa con la moka; impariamo ancora che la qualità Arabica, nelle sue versioni, è più delicata e dolce rispetto alla Robusta che, in armonia del resto al suo nome, è più forte e ricca di caffeina.

E ancora che il caffè va preparato a fuoco lento. Con acqua fresca. Tenendo in conto i gusti personali. Einfine, udite udite, che il caffè non è nato in Brasile come alcuni (tanti?) credono, me compreso, ma in Medio Oriente. E che in Brasile, Colombia e Costa Rica è arrivato dopo, e dall’Europa.

A questo punto Guido ci fa dono di una pubblicazione illustrata. Contenente tutto lo scibile sul caffè. Si legge e si guarda d’un fiato.

Non facciamo più domande e ci alziamo. Con la convinzione piena che la Musetti di Pontenure sia un’azienda veramente sinonimo di caffè, e di quello pregiato. Anche senza essere tecnici del mestiere lo si capisce al volo. Da ogni particolare.

Per non parlare del profumo.

                                                                                 Franco Ferrari

                                                                                        La Libertà quotidiano di Piacenza

Vending: la Confida e i consumatori dell’Adiconsum “a braccetto” per la riforma degli appalti nella distr. automatica

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MILANO – Con Distribuzione Automatica, o Vending, si indica tutta l’attività di vendita e somministrazione di prodotti, alimentari e non, per mezzo di distributore automatico. Confida rappresenta l’intera filiera della Distribuzione Automatica italiana, a tutela degli interessi delle imprese operanti nel Settore. Aderisce ed è parte integrante del sistema di rappresentanza Confcommercio – Imprese per l’Italia.

E’ socio fondatore di EVA – European Vending Association – per la promozione delle attività del Vending presso le Istituzioni europee e l’armonizzazione degli interessi alle normative tecniche e commerciali.

Adiconsum (Associazione Difesa Consumatori e Ambiente) è un’Associazione dei Consumatori costituita nel 1987 su iniziativa della Cisl, presente su tutto il territorio nazionale con oltre 250 sedi di informazione e consulenza, dislocati a livello regionale, provinciale e locale.

E’ riconosciuta come Associazione dei Consumatori rappresentativa a livello nazionale ed è componente del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti (CNCU), istituito presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

VALUTATO che l’obiettivo è di:

realizzare un sistema degli appalti, nel settore del Vending, atto a garantire elevati standard di qualità del servizio e dei prodotti erogati agli utenti, nonché ad evitare intese anticoncorrenziali e a garantire un confronto leale tra le imprese sul Mercato, prevenendo il verificarsi di pratiche commerciali scorrette suscettibili di falsare il comportamento economico delle imprese e le scelte dei consumatori;

stabilire capitolati di appalto definiti in base a regole ispirate a trasparenza e correttezza, individuando parametri e criteri idonei ad eliminare il rischio di offerte economiche distorsive della concorrenza e del Mercato – derivanti da sproporzione dei canoni di concessione e/o eccessi di ribasso –, lesive, tra l’altro, anche della qualità del servizio;

sviluppare capitolati di appalto idonei a rispondere, in maniera adeguata, alle diverse esigenze sociali, in considerazione della sempre maggiore diffusione del Vending in una molteplicità di contesti di rilievo sociale (ospedali, scuole, uffici pubblici, ecc.) e di forte impatto sui consumatori, anche appartenenti alle c.d. categorie deboli.

in data 10 novembre 2011 Confida e Adiconsum hanno sottoscritto un Protocollo d’Intesa che ha dato vita ad un Osservatorio nazionale congiunto, avente, tra gli altri, i seguenti ambiti di analisi e di proposta:

l’adozione di iniziative a tutela della trasparenza della concorrenza, della garanzia del Mercato, nonché a tutela del consumatore;

il monitoraggio dei comportamenti virtuosi delle Amministrazioni/Enti pubblici appaltanti il servizio di ristoro a mezzo distributori automatici, con riferimento al recepimento e alla valorizzazione dei parametri tecnico-qualitativi, nonché rispetto al presidio della sicurezza alimentare a tutela dei consumatori;

la proposizione di azioni congiunte presso le Istituzioni, ai diversi livelli di competenza, per favorire il processo di sviluppo economico e qualitativo del settore e, contestualmente, tutelare l’utente finale del servizio, cioè il consumatore.

Confida e Adiconsum intendono promuovere un nuovo modello di cooperazione tra Parti Sociali – imprese virtuose, consumatori e rispettive Organizzazioni di rappresentanza –  ed Autorità e Istituzioni a vario titolo coinvolte, dando vita ad un “Patto di Sistema” volto a garantire, al contempo, sostenibilità economica dell’offerta ed un’elevata qualità dei servizi, a vantaggio dell’intera collettività, tramite l’adozione di indirizzi strategici condivisi nonché di azioni di controllo e piani operativi congiunti.

CONVENGONO che:

il sistema degli appalti per il servizio di ristoro a mezzo di distributori automatici nella Pubblica Amministrazione sia improntato ai principi di seguito elencati, e sottoposto a vigilanza di apposito organismo:

centralità del ruolo della sussidiarietà e della concertazione quali principi informatori dell’agire delle Parti Sociali;

preminenza dell’offerta tecnico-qualitativa rispetto all’offerta meramente economica, allo scopo di valorizzare la qualità del servizio e dei prodotti erogati agli utenti nonché di garantire il miglior rapporto qualità/prezzo;

 misurabilità ed oggettività dei parametri dell’offerta tecnico-qualitativa, tramite uno specifico capitolato di appalto. Atto ad assicurare trasparenza e correttezza nell’esecuzione degli impegni assunti. Nonché l’assenza dei presupposti idonei a determinare fenomeni distorsivi del Mercato e della concorrenza.

Il “Capitolato Standard: appalto per il servizio di ristoro a mezzo distributori automatici” è stato condiviso da Confida e Adiconsum, improntandolo ai suesposti principi .

 l’offerta economicamente più vantaggiosa presuppone il rispetto del principio della sostenibilità economica, legata alla garanzia di qualità del servizio e dei prodotti erogati nell’appalto.

In tal senso l’offerta dovrà fare riferimento ad una forbice di prezzo

Sulla base della quale, conseguentemente, individuare il listino prezzi base dell’appalto. In modo tale da garantire la massima trasparenza. Ed evitare distorsioni della concorrenza e pratiche commerciali scorrette, proprie della pratica del massimo ribasso. 

il monitoraggio e la verifica della corrispondenza dei parametri contenuti nei bandi di gara con quelli previsti dal capitolato standard; oltre al rispetto dei conseguenti impegni contrattuali, spetterebbero ad un Organismo.

Composto in maniera paritetica dalle Organizzazioni maggiormente rappresentative delle imprese del settore del Vending e dalle Associazioni dei Consumatori – Confida Adiconsum –. Con compiti di monitoraggio, controllo e verifica. 

L’Organismo avrebbe il compito di eseguire i controlli atti a verificare l’osservanza e il rispetto di tutti gli obblighi assunti dall’aggiudicatario secondo il capitolato; con la partecipazione, in tale fase, dell’Ente appaltante e dell’impresa aggiudicataria. 

L’Organismo sarebbe finanziato, in eguale misura, dall’Ente appaltante e dall’impresa aggiudicataria dell’appalto; con una percentuale calcolata sull’ammontare complessivo del canone di concessione indicato nel bando di gara; che andrà a costituire un apposito Fondo. La cui vigilanza finanziaria/amministrativa sarebbe attribuita all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti pubblici di lavoro, servizi e forniture (AVCP).

CHIEDONO:

recepire i principi ispiratori sopra riportati, promuovendo l’adozione del capitolato standard presso gli Enti appaltanti;

riconoscere il ruolo e le funzioni del predetto Organismo; composto in maniera paritetica dalle Organizzazioni delle imprese maggiormente rappresentative del settore del Vending e dalle Associazioni dei Consumatori – Confida Adiconsum –. Accreditando lo stesso presso gli Enti appaltanti e le imprese aggiudicatarie. Relativamente  ai compiti di monitoraggio, controllo e verifica affidatigli;

prevedere la costituzione di un Fondo, per il finanziamento dell’Organismo paritetico. Da realizzarsi tramite una percentuale calcolata sull’ammontare complessivo del canone di concessione; indicato nel bando di gara. A carico, in eguale misura, dell’Ente appaltante e dell’impresa aggiudicataria dell’appalto. Con compiti di vigilanza finanziaria/amministrativa attribuita all’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici di lavoro, servizi e forniture (AVCP).

L’ocse: “Maggior calo consumi talia dal 1945”. Ma è corsa all’acquisto del caffè macinato che segna un +3%. Un dato che riporta alla sopravvivenza nei tempi di in guerra

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MILANO – Le misure di austerità varate dal governo hanno causato il maggior calo dei consumi registrato in Italia dal secondo conflitto mondiale. È quanto afferma l’Ocse nel suo outlook. Al proposito dai dati dell’Istat (Istituto centrale di statistica) la Coldiretti (il sindacato della maggioranza dei coltivatori diretti in Italia) rileva come anche la crisi cambi il menu degli italiani e la spesa si adatti a una «economia di guerra»: le famiglie hanno tagliato i consumi di carne in quantità (-5,5%) mentre è corsa all’acquisto di farina (+8,3%), uova (+5,3%) e caffe macinato (+3,3%), come in guerra.

Ad essere ridotti in quantità – sottolinea la Coldiretti – sono anche gli acquisti di pesce (-1%) e ortofrutta (-0,9%), mentre salgono quelli di pane (+1,3%) e pasta (+3,6%).

Ma con la crisi – sottolinea la Coldiretti – torna anche il «fai da te» casalingo. Con l’aumento record degli acquisti in quantità di materie prime. Come la farina, le uova, grassi come il burro ma anche del caffè macinato.

IV Convegno Nazionale Società Italiana di Scienze Sensoriali organizzato a Trieste da SISS, illy e Largo Consumo

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MILANO – Si è svolto a Trieste il IV Convegno Nazionale Società Italiana di Scienze Sensoriali – SISS: Realizzato con la collaborazione di illy e del quale Largo Consumo è media partner.

Il tema affrontato è stato: “Qual è il ruolo delle valutazioni sensoriali nella definizione dell’identità di un prodotto alimentare? Torneremo presto sul tema con gli atti dell’incontro scientifico.

Gusto e olfatto, cosa provoca le differenze di preferenze?”.

Tra i relatori: Massimo Barnabà (illycaffé), Carlo Petrini (Slow Food), Paolo Giammarco (Ferrero Spa, e Matteo Lavezzi (Campari Group).

CASTA – Il listino del bar alla Regione Sicilia. Lo scandalo del caffè e cornetto a 68 centesimi (e altro). Il prezzo di favore costa ai contribuenti 31.000 € al mese + iva

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palazzo dei normanni caffè

ROMA – Caffè e brioche: il tutto a 68 centesimi, spremuta di frutta a 90 centesimi. Calzoni, arancine, crostini e toast a 90 centesimi, ciascuno. È il listino prezzi del bar dell’Ars siciliana che Beppe Grillo posta sul suo blog. A denunciare quelli che definisce «privilegi a sbafo per gli onorevoli» è il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancellieri.

Il listino prezzi. «Leggendo questo listino prezzi si potrebbe pensare che qualcuno stia abbassando i prezzi, magari per un giorno, per rendere possibile a tutti un pasto caldo.

La realtà è molto meno romantica e ci fa piombare nelle solite storie. Questo è il listino prezzi della buvette dell’Ars», scrive Cancellieri che aggiunge: «Con meno di un euro è possibile prendere caffè e cornetto.

Con 11 circa viene servito un pranzo con antipasto, primo, secondo, frutta e caffè. Per coprire quei prezzi ribassati è prevista una quota fissa di 31.000 euro oltre Iva, pagata mensilmente». Indovinate, conclude, «chi paga la differenza».

NESTLÈ – L’energia solare triplica con l’impianto per stabilimento di Benevento del colosso mondiale

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pannelli solari Nestlé

MILANO – Nestlè è il numero 1 al mondo anche per il settore del caffè dato che ne processa oltre il 10 per cento del verde prodotto. Adesso ha reso noto che è stato attivato il nuovo impianto fotovoltaico. Che è installato presso lo stabilimento di Benevento. Realizzato con  il supporto tecnico della società Solar Green Energy e in grado di fornire tutta l’energia necessaria alla linea di confezionamento dei prodotti surgelati.

Il nuovo parco fotovoltaico si aggiunge a quelli già in funzione negli stabilimenti Nestlè di San Sisto (PERUGIA) e Ferentino (FROSINONE) – in grado a loro volta di produrre l’energia equivalente alle linee produttive dei famosi Baci e Bacetti Perugina e quella della Coppa del Nonno –  grazie al più ampio progetto «Sole Amico»,  sviluppato proprio per facilitare l’utilizzo di energia pulita nei siti produttivi del Gruppo.

L’impianto è costituito da circa 3000 moduli fotovoltaici per una superficie attiva di 5.200 mq, installati a copertura del parcheggio delle auto dei dipendenti.

Con una potenza di picco di 730kwp è in grado di produrre fino a 930000 kwh di energia. Un quantitativo pari a circa il 10% del fabbisogno energetico dello stabilimento. E l’equivalente di quanto serve per soddisfare le esigenze di circa 300  abitazioni per anno.

Il sindaco di Roma contro tavolino selvaggio in centro. Nella capitale chi non è in regola prenderà una multa poi rischio chiusura

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ROMA – Da ieri bar, caffetterie ed esercizi pubblici in generale di Roma, ma anche tutti gli esercizi commerciali che occupano in modo totalmente o parzialmente abusivo il suolo pubblico del I municipio di Roma, quello del centro storico, rischiano di chiudere. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, infatti, ha firmato un’ordinanza che stabilisce quali sono i provvedimenti da prendere nei confronti di chi non è in regola.

«Con la mia ordinanza – ha spiegato il sindaco – si possono chiudere i locali che fanno occupazione di suolo pubblico, totalmente o parzialmente». In pratica, «per le occupazioni totalmente abusive su sede stradale dopo la multa scatta la chiusura per 5 giorni e, in caso di recidiva, l’inibizione al rilascio per qualsiasi autorizzazione per i due anni successivi».

Per chi ha un’autorizzazione ma non è in regola con il permesso rilasciato: Se cioè supera i limiti di ampiezza che gli sono stati concessi; riceverà una multa e se continua chiuderà per 3 giorni.

«Fino a oggi – ha detto Alemanno – la nostra capacità di intervento non è stata efficace. Perchè spesso le multe sono inferiori all’incasso che deriva da ogni singolo tavolino.  Le multe erano tali da non dissuadere gli esercenti a mettere tavolini selvaggi. Oggi abbiamo firmato un’ordinanza che pone un deterrente davvero efficace».

 

Gardaland ospita Eurochocolate: la kermesse dolce in programma il 23 e 24 marzo prossimi

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Gardaland
Gardaland

MILANO – Ufficializzata nei giorni scorsi la collaborazione tra Eurochocolate e Gardaland, in base alla quale il 23 e 24 marzo 2013 proprio nel parco divertimenti si terrà una kermesse di due giorni in cui, agli spettacoli diGardaland, si aggiungeranno eventi di Eurochocolate con giochi ed animazioni legati al mondo del cioccolato. Stand firmati Eurochocolate saranni presenti nel parco già nelle tre fine settimana precedenti nell’ambito di Prezzemolo in Maschera, l’appuntamento di Gardaland che prevede l’apertura straordinaria delle aree e attrazioni più belle dedicate alle famiglie.

«Siamo orgogliosi di ospitare un evento di successo come Eurochocolate». Afferma, in un comunicato, Aldo Maria Vigevani, amministratore delegato di Gardaland Resort; convinto che «i nostri due mondi siano assolutamente complementari; per il coinvolgimento e le emozioni che suscitano e per la capacità di attrarre un target a 360 gradi. L’obiettivo comune è che questaprima edizione diventi un appuntamento anche per gli anni futuri».

«Eurochocolate a Gardaland – dice Eugenio Guarducci, presidente di Eurochocolate – rappresenta per noi un’occasione di straordinaria importanza. Perchè saremo in grado di esprimere al meglio l’aspetto ludico del cioccolato in un ambiente ideale e suggestivo. E questo accadrà in un anno cruciale che è quello che celebrerà i primi 20 anni di questa dolce e fortunata esperienza».

PARLA ANDREA ILLY – “Prezzi in calo, qualità migliora ma attenti alle modificazioni del clima e al riscaldamento globale che porteranno le coltivazioni del caffè sempre più in alto”

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Andrea Illy carbon free partner sachs illycaffè rigenerazione del capitale naturale Rhône Capital
Andrea Illy, presidente di illycaffè S.p.A.

MILANO – C’era Andrea Illy al convegno sul riscaldamento dell’atmosfera, che in inglese si dice global warming eità e alle altre anomalie provocate dalle modificazioni del clima. La conseguenze dei cambiamenti climatici sulla produzione di caffè a livello mondiale e gli effetti legati al consumo della bevanda sulla salute umana sono stati al centro della ventiquattresima ASIC International Conference on Coffee Science che si è svolta a San Josè, capitale del Costa Rica.

C’era Andrea Illy

I lavori sono stati avviati dal vicepresidente della piccola repubblica centroamericana, Luis Liberman. C’ereano anche il viceministro dell’Agricoltura, Xinia Chavez, da Victor Villalobos, presidente del Costa Rican Coffee Institute (ICAFE). Con Andrea Illy, presidente dell’Association for Science and Information on Coffee (ASIC). Che organizza l’evento con cadenza biennale, partecipano oltre 100 delegazioni da tutto il mondo.

Aumento del 20%

L’appuntamento costaricense sullo stato del caffè cade in un momento favorevole per il prodotto. Che ha visto aumentare il proprio valore sui mercati di oltre il 20 per cento nell’ultimo anno. In netta controtendenza rispetto ad altri prodotti dell’agroalimentare.

Prezzi in calo

«Contrariamente alle aspettative del settore, adesso i prezzi stanno calando». Annuncia Andrea Illy. «È ragionevole aspettarsi un miglioramento della qualità a livello mondiale» aggiunge.

Nel corso di una conferenza stampa il presidente di Asic ha fornito alcune spiegazioni. Per esempio che “le variabili che concorrono a determinare il prezzo del caffè non sono controllabili perché imprevedibili. Le variabili sono sostanzialmente quattro: produzione; consumi e scorte; – quelle fondamentali -; i prezzi delle altre commodities; le valute e i mercati finanziari. Ovvero, quanta massa monetaria circola a fini speculativi».

Il prezzo del petrolio pesa il 2-3% sulla tazzina servita al bar, dice Illy

Prezzo del petrolio, salito quest’anno fino a quota un dollaro e mezzo; trasporti e manodopera; futures indicizzati e collegati a energia e agricoltura; «pesano non oltre il 2-3% sulla tazzina servita al bar», ha precisato Illy.

«Quando i prezzi sono alti, in generale, la politica di alcuni operatori di mercato – spiega – è quello di orientarsi verso materie di origine meno costose. E quindi di minore qualità. Accade il contrario se invece si verifica una diminuzione dei prezzi di produzione».

Nella stagione che si sta concludendo, secondo le stime dell’International Coffee Organitation (ICO), sono stati prodotti 147 milioni di sacchi di caffè. Contro un consumo mondiale di 139 milioni di sacchi.

Questo grazie alla maggiore produzione di alcuni grandi paesi produttori, Brasile e Vietnam, in testa.

«Assistiamo a un surplus produttivo. Che per la prima volta dopo tanti anni consente di rinvigorire le scorte globali di caffè».

In prospettiva, conclude Illy, «i paesi specializzati nella produzione di alta qualità. I cosiddetti Arabica Fini e tra questi il Costa Rica, saranno stimolati a fare ancora meglio di quanto accade oggi.

Quando i prezzi aumentano i paesi produttori tendono infatti a estrarre il massimo valore aggiunto, sia in termini di produttività che in termini di qualità».