sabato 17 Gennaio 2026
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Dal 18 al 22 ottobre a FieraMilano si terrà Host. Presenti 1.500 host buyer

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host 2013
Il logo di Host

MILANO – Con 1.600 aziende attese da 45 Paesi, Host 2013 — fiera milanese sui temi dell’ospitalità — punterà con forza sull’internazionalità.

Confermando così la tendenza di questo settore (come di molti altri dell’economia italiana in questo periodo) a guardare sempre più fuori dall’Italia. Verso i Paesi che conservano ancora ritmi di crescita interessanti.

Host 2013: il melting pot delle aziende

A favorire il dialogo tra le decine di lingue nazionali sarà un accurato programma di match-making tra le aziende presenti e i 1.500 hosted buyer provenienti da tutti i mercati. In particolare dai Paesi del Medio Oriente, dal Nord e Sud America, dalla Russia e dagli Stati Uniti.

L’appuntamento con il Salone

Si svilupperà su una superficie espositiva di 100mila metri quadri netti, è da venerdì 18 a martedì 22 ottobre prossimi presso il quartiere fieramilano a Rho.

Lo stesso clima cosmopolita si respira nel riconfermato accordo con Fcsi (Foodservice Consultants Society International); associazione globale che annovera tra le sua fila consulenti esperti nello sviluppo, progettazione e pianificazione.

A Host 2013 Fcsi organizzerà seminari specializzati

Che spazieranno dalla consulenza e l’utilizzo degli strumenti social media alle nuove opportunità di business dei nuovi mercati; dall’organizzazione di grandi eventi fino alla sostenibilità e la green economy. Coinvolgeranno protagonisti da tutto il mondo anche i due award organizzati da Host in collaborazione con Poli. design, consorzio per la promozione del design del Politecnico di Milano.

HOSThinking 

E’ il riconoscimento che premierà i migliori progetti in grado di esprimere l’evoluzione delle tendenze nell’ambito dell’ospitalità professionale e dei nuovi spazi ibridi di consumo e di vendita.

SMART Label 

E’il “bollino intelligente” che verrà distribuito durante Host 2013 a tutti i prodotti, servizi o progetti partecipanti alla fiera che si distingueranno per caratteristiche innovative. Selezionati secondo severi criteri di funziona-lità, tecnologie, sostenibilità ambientale, etica o risvolti sociali.

Host sta portando la presenza degli operatori direttamente sui principali mercati emergenti con Food Hospitality World. Rassegna nata dalla collaborazione con TuttoFood (il salone dell’agroalimentare di Milano). Che farà tappa in India (a Bangalore) dal 12 al 14 giugno e in Cina (a Guangzhou) dal 12 al 14 settembre prossimi.

 

Fonte: la Repubblica

Uganda – Esportazioni di caffè in crescita del 90% ad aprile. I dati Ucda

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ucda Uganda mercati
Caffè prodotto in Uganda

MILANO – Export in forte crescita in Uganda. L’Autorità per lo sviluppo del settore del caffè ( Ucda ) prevede che verranno esportati ad aprile 270mila sacchi di caffè. Un volume superiore del 91% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.

Ucda: ecco l’analisi

Buone le prospettive produttive per l’anno in corso. Il raccolto della regione di sud-ovest quindi, sarà maggiore di quello del 2012. Grazie al favorevole regime delle precipitazioni.

L’Autorità intende distribuire nei prossimi mesi oltre 20 milioni di piantine di caffè

Così da potenziare la produzione nazionale. A marzo, l’export dell’Uganda è cresciuto del 66%. Raggiungendo così i 311.290 sacchi. Per un valore di 38 milioni di dollari. Ue, Usa, Sudan, Svizzera e India i principali mercati.

Alain Ducasse adesso ha la sua fabbrica di cioccolato a Parigi

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Alain Ducasse
Alain Ducasse

Era da tempo il sogno segreto del famoso chef  francese

Oggi la Manufacture du chocolat è realtà a Parigi partendo dalla fave di cacao per arrivare alle tavolette si fabbrica il cioccolato all’antica, grazie al patissier Berger

Che ci svela qualche segreto sull'”oro nero”

PARIGI – Il paragone sembra troppo facile, ma la nuova Manufacture du chocolat che Alain Ducasse ha aperto a Parigi, fa davvero pensare alla fabbrica di cioccolato di Charlie Bucket, protagonista del romanzo di Roald Dahl.

Da un trentennio “l’oro nero” era un pallino del famoso e stellatissimo chef francese, che confessa “il cioccolato è una materia terribilmente sensuale”.

Ed è grazie a Nicolas Berger, suo chef pâtissier da quasi 15 anni, che Ducasse ha potuto creare finalmente questo “tempio del cioccolato”.

In un ex garage Renault, vicino alla Bastiglia (rue de la Roquette 40, a Parigi), la manifattura ha da poco aperto le sue porte: qui, con le fave di cacao si fanno meraviglie.

I sapori vengono da tutto il mondo, Perù, Trinidad, Ecuador, Costa d’Avorio, Vietnam, Papuasia, Sao Tome, Madagascar. Da queste diverse qualità nascono le creazioni originali dei due chef: ganaches e pralines alle spezie o alla frutta come lime, cassis, prugne all’Armagnac, Tonka e incredibili tavolette giganti, da 3 kg, di puro cioccolato.

Ci sono voluti ben quattro anni e tanta ricerca per trovare le macchine d’epoca che producono il cioccolato Ducasse: “queste apparecchiature esistono ormai solo in formato industriale, è molto difficile trovarne la versione artigianale, più piccola. Le abbiamo scovate contattando artigiani ormai in pensione e per alcune,

La Manufacture du chocolat, sogno del famoso chef francese, diventa realtà a Parigi. Ecco alcune immagini della fabbrica in rue de la Roquette 40 dove si creano incredibili dolcezze con cacao proveniente da tutto il mondo. Dalla lavorazione al prodotto finito, un viaggio nella dolcezza.

Le macchine girano, rompono, raffinano e mescolano non-stop. Ci vogliono ben sette tappe per questa fabbricazione, alcune delle quali richiedono anche 12 ore. In tutto ci vuole un’intera giornata, 24 ore, per ottenere una tavoletta.

E in una settimana, alla Manufacture, vengono prodotti 500 kg di tavolette e 200kg di cioccolatini, più della fornitura di tutti i ristoranti di Alain Ducasse.

Abbiamo chiesto a Nicolas Berger, lo chef pâtissier di quest’incredibile fabbrica, qualche segreto sul cioccolato.

Quali sono le migliori associazioni di gusto per il cioccolato e come si conserva?

Sono infinite e il segreto è uno solo: provare, assaggiare, sperimentare. Personalmente, preferisco i sapori più acidi come il lampone o il frutto della passione. Molte associazioni dipendono anche dalla purezza del cacao: noi fabbrichiamo qui un cioccolato 100% che si sposa a meraviglia con le carni, per esempio.

Per la conservazione, ci vuole un luogo fresco ma non troppo umido, ventilato, con un massimo di 17 gradi.

Qual è il migliore cioccolato?

Dipende dai gusti, ma esistono qualità rare eccezionali come il Porcelana o il Chao del Venezuela. Questi tipi di cacao vengono da piantagioni che hanno un rendimento basso e i sacchi da 60 Kg di queste varietà possono costare 1200 euro.

Perché il cioccolato piace a tutti e scatena vere e proprie passioni?

Ci sono molte ragioni diverse: il cioccolato dà conforto, ma trasmette anche gioia perché legato ai momenti di festa, è un veicolo di ricordi, spesso legati all’infanzia.

Si mangia facilmente, è dolce senza contenere dello zucchero direttamente e sta bene con tutto!

LAVAZZA – La famiglia del caffè “L’innovazione ci fa grandi”. Nuovi aromi e mix con il latte per i mercati esteri

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lavazza experience

TORINO – di Paolo Griseri. L’America della famiglia Lavazza si chiamava Torino. Cinquanta lire di prestito dal padre di Luigi, per lasciare Murisengo, sulla collina del Monferrato e andare garzone in una drogheria nel cuore della città. Quando la capitale era appena trasferita a Firenze ma non si erano perse le vecchie abitudini della politica. A cominciare dai caffè del centro.

 Famiglia Lavazza: una storia legata al lavoro

«Quelle cinquanta lire mio trisnonno le restituì tutte al padre.», racconta con orgoglio Giuseppe Lavazza di fronte al quadretto che incornicia l’assegno originario, l’inizio di tutta la storia.

A fine Ottocento il garzone avrebbe fatto carriera

Fondando nel 1895 una sua drogheria specializzata nella vendita del caffè. Erano anni di trasformazione per l’ex capitale: quattro anni dopo, in un palazzo non molto distante, una decina di nobili torinesi avrebbero fondato un’industria di automobili.

 

E’ in queste radici contadine e sabaude, concretezza e rigore, che si trova il dna della famiglia Lavazza?

O nel connubio con Armando Testa, nei 107 filmini pubblicitari girati con Nino Manfredi («più lo mandi giù e più ti tira su»); nell’ormai infinita serie del Paradiso, cominciata con Solenghi; proseguita con Bonolis e oggi approdata a Enrico Brignano?

O ancora nella «sala prototipi» della sede centrale di Settimo Torinese. Dove si sperimentano il «caviale di caffè», il «caffè solido» (giri la tazzina e rimane all’interno) e altre diavolerie destinate ad aggredire il mercato nei prossimi anni?

Il risultato è un’azienda che fattura oltre un miliardo di euro

Tosta 100.000 tonnellate di caffè per la moka e i bar e impacchetta oltre due miliardi di cialde.

Soprattutto, realizza ormai il 45 per cento del suo fatturato all’estero. E non era affatto scontato: «All’inizio- ricorda Marcello Arcangeli, ai vertici della direzione marketing – il caffè come lo conosciamo noi aveva un mercato quasi esclusivamente italiano. E ancora oggi in molte parti del mondo l’espresso in tazzina è quasi un prodotto etnico».

Il passaporto per andare nel resto del mondo si chiama latte

Dal cappuccino, al latte macchiato, ai beveroni a base di latte di soia e caffè che tanto attirano gli statunitensi: sono questi i prodotti sui quali la Lavazza sta puntando per invertire le proporzioni attuali. Per realizzare fuori dall’Italia la maggior parte del suo fatturato.

Che è anche un modo sicuro per mettere al riparo i bilanci dall’andamento non esaltante dei mercati dell’eurozona. Recentemente, l’azienda di Torino ha firmato un contratto con l’americana Green Mountain per realizzare una macchina destinata alle famiglie che produce il caffelatte del mattino.

Ma il vero segreto del successo è probabilmente nell’innovazione originaria di Luigi Lavazza: la miscela

Creare un gusto originale mischiando diversi tipi di caffè al momento della tostatura.

«Quel che conta – spiega Giuseppe Lavazza – è riuscire a mantenere il gusto della miscela costante nonostante gli alti e bassi dei raccolti in Africa, Sudamerica e Brasile.

Non esiste il caffè d’annata, come accade con il vino. Ogni anno bisogna equilibrare le diverse qualità. In modo da raggiungere sempre lo stesso gusto».

Nella sua drogheria del centro di Torino, Luigi Lavazza aveva acquistato una piccola tostatrice, la «Eureka». Con quella tostava e miscelava piccole quantità di caffè.

L’erede di quella macchinetta artigianale è lo stabilimento di torrefazione di Settimo Torinese, il più grande dei quattro italiani

I tir-cisterna con il caffè verde (in sacchi da 60 chili o già in grani) riempiono 98 silos che contengono in tutto 5.000 tonnellate di prodotto. Diviso poi secondo le diverse qualità.

Poi, la miscela la fa il computer

Impostato per i diversi prodotti, utilizza i silos come i tasti di un pianoforte decidendo quale quantità di chicchi; di quale qualità devono finire in una delle quattordici tostatrici al termine di un tortuoso percorso nei tubi di carico.

La miscela e soprattutto il profilo di cottura (le diverse temperature che raggiunge la tostatrice) sono le ricette dei prodotti finali. Dalla «Qualità oro» alla «Qualità rossa»; alla polvere per le capsule.

Questo è il cuore della produzione. Tutto il resto è studio, laboratorio, comunicazione, sperimentazione, glamour

Nel laboratorio Arcangeli narra dei «ventimila recettori tra naso e faringe» per dare un’identità all’aroma; dei quattro elementi fondamentali che compongono ogni gusto (amaro, dolce, salato e acido).

Soprattutto racconta dell’«azione protettiva della schiuma che nella tazza dell’espresso impedisce agli aromi di volatilizzarsi. In modo che si liberino solo quando, inclinando la stessa tazza, la schiuma si sposta».

Studi che hanno fatto nascere oggetti di design come la «e-cup»

La tazzina con la parete inclinata per far scivolare meglio la schiuma sotto il beccuccio della macchina da bar.

E’ in questi laboratori che vengono invitati i barman nei 51 centri di addestramento nel globo, dall’Europa all’Australia agli Usa.

Ed è sempre in questi laboratori, in fondo, che si perpetua e si difende l’identità di una delle eccellenze italiane nel mondo. «Noi possiamo fornire il prodotto migliore – spiega Arcangeli ma vogliamo essere sicuri che chi lo utilizza lo faccia al meglio. Sulla tazza c’è pur sempre il nostro logo».

 Lavazza-dati

Produzione totale Lavazza

Fatturato 1.330 milioni 2012

              1.268 milioni 2011

100.000 tonnellate di caffè torrefatto all’anno 2,2 miliardi di cialde

 

Lavazza è leader nel mercato caffè Italia

43,4 quota a volume

48,4 quota valore

 

Stabilimenti:

Verres (Aosta) Torrefazione

Gattinara (Vercelli)

Produzione cialde Blue, Espresso Point e A Modo Mio

Torino – Strada Settimo Torrefazione

Pozzilli (Isernia) Decaffeinizzazione

All’estero

Nuovo stabilimento indiano a Sri City

 

Fonte: la Repubblica

Caribou Coffee su Facebook “Non fare finta che il problema non esista”

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Caribou Coffee

MILANO – Caribou Coffee è una catena di caffetterie nata negli Stati Uniti all’inizio degli anni Novanta. In vent’anni si è espansa su tutto il territorio nazionale, costruendo un impero secondo solo al colosso Starbucks.

Ma le cose non sono andate troppo bene e nel 2012 l’azienda è stata comprata da una compagnia tedesca.

Caribou Coffee ha annunciato la chiusura di 88 store in tutti gli Stati Uniti

Con il conseguente licenziamento di quasi mille persone entro il 2014. Questo succedeva qualche settimana fa: la chiusura è stata annunciata con un comunicato stampa ufficiale il 5 aprile. Mille persone che perdono il lavoro tutte insieme sono tante. Fa paura anche solo l’annuncio.

Non è stato il comunicato stampa a far scoppiare la bomba

Probabilmente molte delle persone interessate e le rispettive famiglie lo sapevano o lo sospettavano già da qualche tempo.

E quando un’azienda annuncia tagli, il clima si fa presto bollente. Anche sui social. Lo scorso 8 aprile la pagina Facebook di Caribou Coffee inaugura la settimana con il classico “post del lunedì. Una bella foto di un bagel con l’invito ai clienti a dire la propria sul nuovo prodotto:

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Foto: SocialMediaToday.

“Avete provato la nostra colazione con il bagel? Cosa ne pensate?”

– “Il minimo che potreste fare per mostrare rispetto ai dipendenti che stanno perdendo il lavoro è smetterla con questi post. A nessuno interessano le vostre promozioni. Ci interessa degli amici che non hanno più una busta paga. Per favore, smettetela con questi update”]

I commenti negativi non finiscono qui

Tanto che l’admin della pagina decide di cancellare il post. Non serve a un granché, però. I fan di Caribou Coffee – tra cui molti parenti e amici dei futuri disoccupati – prendono d’assalto la pagina. Per esprimere tutto il proprio dissenso con le scelte aziendali.

Ancora oggi, a tre settimane di distanza dall’annuncio dei licenziamenti, ogni singolo post riceve commenti di biasimo e non solo per via dei licenziamenti.

Molti clienti, infatti, sono semplicemente scontenti del fatto che la loro caffetteria preferita non esiste più.

Ora. Tutti siamo su Facebook e il mondo è piccolo

Ognuno dei tuoi fan può potenzialmente essere un parente o un amico di uno dei tuoi esuberi.

E in un periodo di crisi come questo l’annuncio di un maxi licenziamento non può essere certo accolto da cori di cherubini. In questo caso Caribou Coffee non ha sbagliato a gestire la crisisui social.

Ha semplicemente negato di avere un problema facendo sistematicamente finta di niente e, in fin dei conti, rifiutandosi di comunicare con i propri fan.

Più il social media manager si intestardisce a pubblicare foto di cappuccini e a stimolare l’engagement dei fan, più questi continuano a esprimere tutto il proprio disagio.

L’incantesimo che fa funzionare l’idillio tra il brand e i suoi fedelissimi si è rotto

E’ rimasto un estenuante dialogo tra sordi. Dove gli obiettivi comunicativi dell’azienda e le necessità dei clienti procedono su due binari paralleli. Non solo senza mai incontrarsi ma, addirittura, tappandosi vicendevolmente la bocca.

Era inevitabile che l’annuncio della chiusura di così tanti punti vendita con il conseguente licenziamento di così tanti dipendenti si ripercuotesse anche sui social media.

Caribou Coffee avrebbe dovuto prendere in considerazione l’idea di usare i social per instaurare un vero dialogo con i propri fan e clienti,. Spiegando nei limiti dei possibile la situazione dell’azienda.

La strategia adottata, invece, è stata quella tipica dei media top-down

Dove la comunicazione è a senso unico. Peccato solo che su Facebook gli utenti abbiano la facoltà di interagire con il brand – guarda caso, è fatto apposta.

– e che questi siano riusciti a far capire forte e chiaro quale fosse l’argomento di cui volessero realmente parlare. E, purtroppo, l’argomento in questione non erano i bagel.

Lesson Learned: Azienda, cosa ci stai a fare sui social se poi non comunichi davvero?

Comunicare sui social media non significa solo pubblicare belle foto e sperare di ricevere tanti like. Ma gestire al meglio il rapporto con i tuoi clienti. Anche e soprattutto quando l’azienda sta attraversando un periodo di crisi.

Valentina Spotti

Nasce nel 1984 e vede per la prima volta una pagina web sul finire degli anni Novanta. Ci rimane male perché si immaginava chissà cosa.

Poi vennero i blog, YouTube e i social network. Nel 2009 una tesi sulla costruzione della reputazione in Rete la porta alla laurea in Scienze della Comunicazione.

Per un certo periodo si è occupata di Media Education in quel di Bruxelles, poi è tornata a Milano ed è diventata web editor.

RECORD – Un caffè con Tim Cook vale più di 600.000 dollari, pari a 462.000 €

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tim cook

MILANO – Quanto sareste disposti a spendere per un caffè in compagnia di Tim Cook all’ interno della sede di Apple.

Non c’è dubbio che tra gli utenti Apple più facoltosi ci possa essere qualcuno capace di pagare cifre folli pur di avere l’ opportunità di conoscere e scambiare le proprie opinioni con il CEO dell’ azienda di Cupertino. Ma stando ad una recente asta di beneficenza, anche parlare di follia sembrerebbe essere decisamente riduttivo.

Tim Cook messo all’asta

Si tratta di un’iniziativa avanzata dal sito di aste online ChairityBuzz che, tra le diverse proposte volte a raccogliere fondi destinati alla beneficenza, ha recentemente inserito un caffè con il numero uno di Apple all’ interno della sede di Cupertino.

Più precisamente, il vincitore dell’ asta avrà diritto ad un incontro della durata di 30-60 minuti con Tim Cook. Valido per due persone che potrà essere programmato entro un anno dalla scadenza dell’ asta.

Non è, inoltre, consentito rimettere all’ asta il diritto maturato

Appare quasi inspiegabile la cifra raggiunta in queste ore ad ancora 17 giorni dalla chiusura dell’ asta. Con ben 86 offerte al rialzo, infatti, il prezzo attualmente richiesto per l’ incontro con il Ceo di Apple ha superato l’ incredibile cifra di 600.000 $.

Quasi 462.000 euro, ma il timore, tutt’ altro che ingiustificato, è che quella raggiunta il prossimo 14 Maggio possa addirittura sforare il milione di dollari.

VIETNAM 1/ – Migliore del previsto l’export di marzo

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siccità

MILANO – Export vietnamita in ripresa durante il mese di marzo. Questo secondo i dati ufficiali diffusi dalle autorità doganali. Difatti, le esportazioni hanno raggiunto le 157.900 tonn. Pari cioè a 2,63 milioni di sacchi. Uguali a un incremento del 57,3% rispetto a febbraio.

Il Vietnam insomma, ancora una volta, può contare sul caffè per portare avanti la sua economia. Con lo sguardo rivolto sempre all’estero.

Export vietnamita in crescita rispetto alle aspettative

Infatti, si sono registrati dati nettamente superiori alle 128mila tonn inizialmente previste. Le prime stime del commercio indicano che l’export di aprile potrebbe attestarsi attorno alle 110mila tonn.

Ngon Coffee Ltd.

Affiliata vietnamita di CCL Products India, che ha inaugurato ieri uno stabilimento per la produzione di caffè solubile nel distretto di Cu Kuin, nella provincia di Dak Lak. La massima area produttiva del paese.

La struttura è costata oltre 36 milioni di euro

Finanziati per circa la metà da un contributo fornito dall’International Finance Corporation (Ifc). Membro della banca Mondiale. Avrà una capacità produttiva di 10mila tonn e darà lavoro e circa 200 persone.

POLITICA – Massimo Zanetti corre per conquistare la carica di sindaco a Treviso

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Massimo Zanetti
Massimo Zanetti

TREVISO – Massimo Zanetti, 65 anni è il patron di Segafredo Zanetti. Già senatore di Forza Italia che ha raggruppato le forze centriste del territorio. Ora, è in corsa per la carica di sindaco di Treviso per il quale si vota a fine maggio.
Zanetti concorre ad una poltrona per la quale sono in corsa sei candidati. Perché sei sono le liste che hanno presentato i propri simboli per concorrere alla carica di primo cittadino nella prossime elezioni comunali.

Massimo Zanetti in corsa per guidare Treviso

Torna l’eterno Giancarlo Gentilini, 84 anni il prossimo 3 agosto. Pronto a scendere in campo anche da solo. Ha poi raccolto l’investitura ufficiale di Lega Nord e Pdl. A sfidare lo sceriffo l’avvocato Giovanni Manildo, 43 anni. Ex segretario cittadino del Pd, che raggruppa 5 liste del centrosinistra.

Quindi l’incognita Alessandro Gnocchi, 38 anni. Candidato del Movimento Cinque Stelle. Poi l’ex assessore comunale alle Attività produttive Beppe Mauro che si presenta con la lista Grande Treviso.

Indipendenza Veneta punta invece sulla giovane Alessia Bellon. Mentre le liste associate ai candidati sono ben 18.

Nespresso: nuova sconfitta nella battaglia legale contro i produttori di capsule compatibili. Alta corte inglese dà ragione a Dualit, che potrà vendere i suoi serving NX

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nespresso
Le celebri capsule Nespresso Original

MILANO – Nespresso perde un’altra battaglia nella guerra planetaria ingaggiata contro i fabbricanti di capsule compatibili con il suo sistema domestico per il caffè espresso. Il verdetto arriva questa volta da un’alta corte di sua maestà britannica, che ha respinto un’azione promossa dal colosso svizzero, attraverso la sua affiliata Nestec, controDualit, un fabbricante inglese di casalinghi noto soprattutto per i suoi solidi tostapane dal design retrò.

L’azienda del Sussex potrà continuare a produrre e vendere le sue capsule NX, poiché esse non infrangono i brevetti di Nespresso.

Un duro colpo per la divisione Nespresso che ogni anno porta al colosso dell’alimentare Nestlè ricavi per 3,66 miliardi di euro.

Esempio paradigmatico Nel preambolo della sentenza, il tribunale inglese non ha mancato di bacchettare le parti. Osservando come le controdeduzioni di Dualit constassero di 382 capoversi, pur riferendosi a “una tecnologia relativamente semplice”, il giudice Justice Arnold ha scritto: “Questo caso costituisce l’esempio paradigmatico dell’incresciosa tendenza che si riscontra attualmente in questo paese, nelle liti sui brevetti, alla proliferazione dei problemi piuttosto che alla focalizzazione degli aspetti essenziali”. “Il risultato – si legge ancora nel giudizio – è un dispendio inutile di costi e di tempo a carico della corte”.

L’avocato ed esperto in materia Nikki Powell ha definito la sentenza, sulle colonne del Financial Times, “una vittoria del buon senso”. “A chiunque non sia un addetto ai lavori appare alquanto strana l’idea che l’acquirente di una macchina da caffè non sia libero di farla funzionare con la capsula che preferisce”.

La sentenza Dispositivo e verdetto sono contenuti in una cinquantina di pagine scritte fittamente, ricche di riferimenti giuridico-normativi e rimandi alla giurisprudenza, e corredate da schemi e disegni esemplificativi (testo inglese disponibile a questo link:http://www.eplawpatentblog.com/2013/April/Nestec%20v%20Dualit%20judgment.doc).

Le conclusioni sono riassunte schematicamente nell’ultima pagina, nella quale il giudice stabilisce, in ultima analisi, che Dualit non è incorsa, come invece sostenuto da Nestec, nella violazione delle norme della legge britannica del 1977 sulla proprietà intellettuale e della normativa internazionale connessa.

Semplificando all’estremo possiamo dire che nella sentenza di stabilisce che macchine e capsule hanno un’esistenza commerciale indipendente “non soltanto perché vengono vendute separatamente”, ma anche perché “esiste un mercato di occasione, ad esempio su Amazon e eBay.

Nel caso delle capsule è dato acquisito che non costituisca una violazione dei brevetti il fatto che il proprietario di una macchina Nespresso C100, C200, C1100 o Concept utilizzi le capsule NX.

Lo stesso vale per il proprietario di una macchina di un fabbricante terzo che utilizzil’adattatore NX ( http://www.dualit.com/products/nx-adaptor ) e per

il proprietario di una macchina Dualit”.

Inoltre “le capsule sono consumabili” e si ritiene che gli acquirenti della macchina “presumano di avere il diritto di reperire le capsule da utilizzare con la macchina da qualsiasi fonte a essi piaccia”.

Nella sentenza si legge altresì che “la capsula non incarna il concetto inventivo del brevetto”. Con riferimento alla particolare conformazione del serving, il giudice riconosce che “la flangia della capsula riveste un ruolo importante nel modo in cui l’invenzione funziona. Ciononostante rimane il fatto che l’invenzione considera la capsula in quanto tale e che la descrizione asserisce espressamente che l’invenzione può essere utilizzata con qualsiasi tipo di capsula (a patto che abbia una flangia)”.

Con specifico riferimento al modello Essenza, il Financial Times osserva come Nespresso si sia “gettata la zappa sui piedi” testando in anteprima una quarantina di queste macchine, tra giugno e dicembre del 2004, presso dei clienti selezionati in Belgio e Svizzera, fatto questo che ha avuto rilevanza quanto alla riservatezza dei brevetti.

È vero che le macchine vennero sigillate con viti antimanomissione si osserva nella sentenza, ma lo è altrettanto che chiunque dotato di sufficiente destrezza, con l’ausilio di “una chiave esagonale facilmente reperibile in un negozio di ferramenta”avrebbe potuto “smontarle e rimontarle senza danneggiarle” scoprendo così il meccanismo di inserimento delle capsule e di estrazione.

Le reazioni Opposti ovviamente i commenti delle due parti. Si festeggia in casa Dualit. “Il loro team legale sembrava una squadra di calcio o addirittura di rugby; ha dichiarato il direttore esecutivo Leslie Gort-Barten. I i loro avvocati erano cinque volte i nostri”.

È bene sottolineare, prima di pensare alla vittoria di Davide su Golia, che anche Dualit, stando a quanto ha scritto la stampa inglese, avrebbe speso circa un milione di sterline per patrocinare la propria causa.

Gort-Barten ha rivelato di essere già in trattative con alcuni big della grande distribuzione inglese. Per commercializzare su larga scala le capsule NX.

Dualit produce anche cialde Ese e capsule compatibili con il sistema Caffitaly. Nespresso si è dichiarata “delusa” della sentenza.

“Riteniamo che la decisione non sia coerente con le conclusioni dell’Ufficio europeo dei brevetti dell’aprile 2012; ha dichiarato il consulente generale di Nespresso Daniel Weston. Stiamo analizzando la sentenza e decideremo i prossimi passi a tempo debito”.

“La tutela della proprietà intellettuale è una componente importante delle nostre strategie commerciali; ha dichiarato ancora Weston. Aggiungendo che Nespresso è abituata alla concorrenza. Essendo in competizione, in tutto il mondo, con “un centinaio di sistemi a capsule. Di cui 11 nel solo Regno Unito”.

Nuovo stabilimento 

Nespresso si “consola” intanto annunciando l’inizio della costruzione del suo terzo centro di produzione, che sorgerà a Romont, nel cantone svizzero di Friburgo. Esso andrà ad affiancarsi alle due strutture già operative a Orbe eAvenches, entrambe nel cantone di Vaud.

L’inizio dei lavori è stato festeggiato ieri con la posa simbolica di un chicco gigante di caffè, opera dell’artista Jean-Marc Duvoisin, realizzato con l’alluminio di circa 800 capsule Nespresso.

Sono previsti investimenti per 300 milioni di franchi svizzeri.

I lavori (architetto: Vincent Aubert) saranno ultimati in 2 anni. E lo stabilimento si estenderà su un’area di 21mila metri quadrati. E sarà operativo entro la prima metà del 2015. Dando lavoro da subito a 200 persone (400 entro il 2016).

“Questo nuovo sito ci consentirà di far fronte alla domanda crescente dei consumatori di tutto il mondo”; ha dichiarato il vice presidente esecutivo di Nestlé SA Patrice Bula. È un investimento strategico a lungo termine. Che ci permetterà di sostenere la crescita futura di Nespresso a livello mondiale”.

“Questa posa della prima pietra è un segnale forte di fiducia; nello sviluppo economico del nostro cantone. Gli ha fatto eco il ministro cantonale degli affari economici Beat Vonlanthen. Romont e il distretto di Glâne vivono l’inizio di una nuova era. Grazie all’arrivo di Nespresso”.

IL PUNTO – Goldman Sachs ridimensiona l’outlook sui prezzi degli arabica. Previsioni in calo per la produzione del Messico

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MILANO – Cresceranno meno del previsto i prezzi degli arabica. Questa la previsione di Goldman Sachs. Che in un recente report ha ridimensionato l’outlook sulle quotazioni degli arabica alla borsa di New York.

La potente banca d’affari americana pronostica un sostanziale appiattimento verso il basso delle quotazioni del contratto “C”; con una previsione di 145 centesimi per libbra sia a 3 che a 6 e 12 mesi.

Goldma Sachs: le previsioni nel dettaglio

La precedente stima era rispettivamente di 155, 165 e 175 centesimi. A ridimensionare le aspettative di Goldman Sachs il positivo sviluppo del raccolto brasiliano.

Il favorevole regime delle precipitazioni durante il mese di marzo

Ha contribuito a migliorare ulteriormente le stime, già ottimistiche delineate nei mesi scorsi.

Ricordiamo che la prima stima ufficiale Conab prevede per il 2013/14 un raccolto compreso tra i 47 e i 50,2 milioni di sacchi; quindi in calo contenuto rispetto al dato record di 50,8 milioni di sacchi registrato per l’annata 2012/13.

Accanto alle stime

Tradizionalmente molto caute, del minagricoltura di Brasilia, vanno citate le previsioni di varie fonti indipendenti. Decisamente più ottimistiche.

Adm investors services international, ad esempio, stima il raccolto 2013/14 di 52 milioni di sacchi.

La previsione fatta a dicembre dall’autorevole analista indipendente Safras & Mercado era di 49,1-52,3 milioni di sacchi; contro una stima di 54,4 milioni per il 2012/13.

Comexim (Comissária Exportadora e Importadora)

Uno dei più importanti esportatori del Brasile, ha indicato a inizio febbraio il dato di 53,2 milioni di sacchi. Di cui 36,4 di arabica.

Il migliorato outlook per il raccolto brasiliano dovrebbe compensare il calo produttivo previsto invece in America centrale; per effetto del diffondersi epidemico della ruggine del caffè.

Risultato: “Il mercato degli arabica sarà probabilmente in lieve deficit o potrebbe addirittura rimanere in equilibrio” scrive nel report l’analista Damien Courvalin.

Ulteriori tagli alle stime produttive in America centrale potrebbero “fornire un modesto supporto ai prezzi”. Ma va anche tenuto conto delle scorte di riporto dal precedente raccolto brasiliano che “peseranno sui prezzi nei mesi a venire”. Così sostiene ancora Goldman Sachs.

Sempre secondo S&M

I produttori brasiliani avevano commercializzato, alla data del 31 marzo 2013, il 75% del raccolto. Contro l’86% alla stessa data dello scorso anno.

Previsioni sfavorevoli giungono invece dal Messico, dove fonti ufficiali del ministero dell’agricoltura prevedono, per il 2012/13. Un raccolto di 3,9 milioni di sacchi, in calo del 10% circa rispetto al dato del 2011/12.

Il direttore della divisione produttività e sviluppo tecnico del dicastero messicano Belisario Dominguez

Ha dichiarato a Reuters che tale evoluzione negativa dipende soltanto parzialmente dalla ruggine del caffè. E che tra i fattori penalizzanti vanno annoverate anche l’età avanzata delle piantagioni e la mancanza di fertilizzazione adeguata.

Il ridimensionamento è notevole

Soprattutto se si pensa che, ancora a febbraio, Città del Messico prevedeva un raccolto di 5,2 milioni di sacchi. In crescita di oltre il 20% sull’anno precedente.

Sul fronte roya

La campagna anti epidemica lanciata inizialmente in Chiapas, Veracruz, Puebla e Oaxaca è stata estesa a una dozzina di stati. Su un totale di 110mila ettari di piantagioni.

Le autorità stanno monitorando con continuità il fenomeno e valutando l’introduzione di nuove varietà resistenti alla malattia.

Il rinnovo delle piantagioni potrebbe avvenire nell’arco di un quinquennio. Ha dichiarato così Dominguez.

Intanto, i dati diffusi dall’Associazione messicana della catena produttiva del caffè (Amecafé)

Indicano che l’export ha subito in marzo un calo del 5,7% rispetto allo stesso mese del 2012. Risultando pari a 344.906 sacchi da 60 kg.

Rimane comunque ampiamente positivo l’andamento del primo semestre 2012/13, durante il quale gli imbarchi hanno raggiunto un totale di 1,62 milioni di sacchi. In crescita del 20,57% sul pari periodo dell’annata caffearia trascorsa.